CULTO DELLA DEA HORTA



HORTA - DEMETRA
Horta (Orte), era la città latina (o forse di origine etrusca ma conquistata dai romani ed elevata a municipio nel I° sec. a.c.) dedicata a Horta Dea degli orti, che ad Orte aveva appunto un santuario, dove le sue sacerdotesse piantavano ogni anno un chiodo per misurare il tempo, un primitivo calendario.
Era venerata in particolare dal popolino, e veniva festeggiata nel mese di aprile. Dal suo nome deriva quello dell'odierna Orte, centro della Tuscia Viterbese, nell'alto Lazio. Secondo alcuni è di origine etrusca, e sarebbe stata una divinità dell'agricoltura, equivalente alla romana Cerere.

Secondo altri ha invece origini latine e il suo nome proverrebbe da orior, (orieris, ortus sum, orieri) che allude al nascere e al sorgere, in particolare a quello del sole. Horta potrebbe derivare dunque da "Luce Horta" (lat. = all'alba). A parer nostro Horta è nome latino, vedi Hortus, per i romani il piccolo appezzamento di terreno dove si coltivavano gli ortaggi destinati alle necessità alimentari della famiglia.

In seguito l'Hortus diventa il podere coltivabile e pure la ricca villa con terreno dei patrizi romani che abbinavano lusso e necessità. Horta era pertanto l'aspetto della Dea per mezzo della quale gli umani si nutrivano, pertanto quella della vegetazione annuale e delle piante e alberi da frutto che fornivano frutti annuali, inclusi la vite e l'ulivo. 

Insomma Horta è la Dea degli Horti e dei campi coltivati, pertanto è la natura, ovvero la Dea Natura che provvede al sostentamento di uomini, animali e piante. E' la natura provvida. Non ci si deve dunque meravigliare se le sue sacerdotesse contassero gli anni, perchè la natura è appunto soggetta a l tempo, e l'uomo con lei.

I campi muoiono e rinascono ogni anno, ma pure gli animali, come gli uomini hanno un periodo di vita destinato ad estinguersi. Il rito della conta degli anni è stato da sempre un compito precipuo delle sacerdotesse, ponendo dei nastri sugli alberi, o nei templi, o conficcando chiodi nella superficie degli stessi.

ORTE ROMANA - SOTTERRANEI

HORTA O HORTIA

C'è chi la ricollega a Hortia, o Ortia, ovvero ad Artemide Ortia di origine spartana, ma gli Etruschi erano molto lontani nei costumi dagli spartani, e poi c'è chi la riconduceva alla Dea Orsa.

Ad Artemide però era sacra l'orsa perché in origine, è essa stessa un'orsa, è la temibile "Signora delle belve" (Potnia theron) detta anche Ortia e forse Nortia. Infatti un attributo di Nortia era un chiodo che veniva conficcato nella parete del tempio di Volsinii per marcare ogni anno il Nuovo Anno.
Tito Livio (7,3,7) riporta che secondo lo storico Cincio, a Volsinii nel tempio della Dea etrusca Nortia si potevano ancora vedere dei chiodi piantati per indicare il numero degli anni.

La Dea orsa, come appunto l'orsa, è selvaggia, pericolosa, aggressiva, però affettuosissima con i piccoli per la cui difesa è disposta a dare la vita. Inoltre alleva i piccoli completamente da sola, perchè non fa coppia col maschio, che deve anche sfuggire onde non abbia da far male ai piccoli.

Nortia, come Ortia, è la Dea Natura, senza marito ma intensamente Madre. E Nortia era luna in cielo, orsa sulla terra e infera nel mondo dei morti, e nessun mondo era superiore o inferiore agli altri due.



GLI DEI CELESTI

Gli Dei celesti, vedi quelli dell'Olimpo stavano aldisopra degli uomini ed erano praticamente intaccati dalle loro vicende, mentre le Grandi Dee erano in cielo, in terra e negli inferi, molto più vicine alla vita e alla morte degli uomini, e pertanto alle loro vicende.

Basta capire che per i romani, e pure per gli italici, gli Dei non stavano in cielo nè tantomeno sull'Olimpo, ma stavano nei templi, da cui uscivano per le processioni o per i lectisternia dove stavano allungati come su un triclinio (e infatti venivano posti su triclinii), oppure stavano seduti su degli scranni a godersi i Ludi romani.

Pertanto Horta era Dea triplice, di cielo, terra e inferi, ma incarnava nella venerazione dei suoi fedeli, soprattutto il lato terrestre di nutrice dei viventi, come terra prolifica.



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