LE MONETE ROMANE



AES SIGNATUM

L'INIZIO

All'inizio, come in diverse parti del mondo a Roma si facevano transazioni commerciali attraverso il baratto, ma pure pagando con le pecore, molto in uso tra i pastori romani (non a caso il termine "pecunia" viene da "pecus" pecora, anche se alcuni lo negano) e pure con i metalli.

Pecunia infatti è il nome più antico della moneta perchè nei tempi arcaici dell'età pastorale si usava esprimere il valore delle cose confrontandolo a quello delle pecore, che fungevano anche da mezzo di pagamento attraverso il baratto, il termine passò poi ad indicare la successiva moneta metallica.

Soldo è un nome antico ma più recente derivante da una prestigiosa moneta aurea, il Solidum, che da Costantino, nell'anno 312 fu posta alla base del sistema monetario romano; successivamente il nome si deformò prima in Solido e poi in Soldo.

Questa moneta dominò la grande economia fino alla caduta dell'impero e si protrasse nella monetazione bizantina e barbarica. Con i Soldi si pagarono i militari che perciò vennero detti assoldati e in seguito soldati.

AES RUDE

AES RUDE   

Dalla fondazione di Roma (21 aprile 753 a.c.) a tutto il periodo monarchico (753-509 a.c.) e parte del periodo repubblicano, fino al III secolo a.c., il commercio non si basava sull'uso della moneta, ma su una specie di baratto o di pseudo monetazione per cui il mezzo di scambio erano gli scarti di lavorazione di bronzo (aes rude), in base al valore del metallo e quindi del suo peso.

Questa lingotti irregolari e privi di qualsiasi segno di riconoscimento, visto il loro considerevole peso, avevano più funzione di tesaurizzazione che di un uso commerciale giornaliero. La forma più usata era il baratto, farina in cambio di uova, di legna in cambio di pellicce, oppure per le spese più consistenti un pezzo di bronzo tagliato e pesato.
AES SIGNATUM

AES SIGNATUM

 Plinio:
 "Il re Servio Tullio per primo impresse il rame (aes signum). Prima, come racconta Timeo, era in uso il rame grezzo. Il sigillo impresso rappresentava una pecora, ecco perché la moneta venne chiamata pecunia. L’argento fu coniato come moneta nell’anno 485 a. u. c. (286 a,c.) sotto il consolato di Quinto Ogulnio e Caio Fabio, cinque anni prima della I guerra punica. 
E si stabilì che:
- un Denario valesse dieci libbre di bronzo, 
- il quinario cinque, 
- il Sesterzio un dupondio e un semisse. 
Il crimine successivo fu di colui che per primo coniò moneta d’oro, anche questo crimine è rimasto occulto perché ne è incerto l’autore. Il popolo romano non si servì dell’argento monetato prima della sconfitta del Re Pirro."

 - L'Aes signatum, (segnato), era una barretta (o lingotto) di bronzo fuso  con impresso un sigillo a garanzia del peso e del materiale, usato nell'Italia centrale prima dell'aes grave e dopo l'aes rude. Venne prodotto in età regia, nel IV sec. a.c. ed ebbe la scritta Romanom e il sistema monetario fu di bronzo e talvolta in argento. Quello propriamente romano era in bronzo, quello d'argento era romano-campano, di derivazione greca.

Il peso delle barre era tra i 1,150 e i 1,850 kg: circa 5 libbre romane e pertanto di 5 assi. Non avevano un valore facciale e quindi non avevano tipi fissi, ma valevano quanto pesavano e venivano tagliati in base alle necessità.

 Il sigillo fu prima un ramo senza foglie poi animali vari: un' aquila che tiene un fulmine tra gli artigli su un lato e un Pegaso in volo dall'altro; una spada e una guaina; lato esterno e lato interno di uno scudo; elefante e maiale. La datazione è del 275 a.c.  L'aes signatum venne soppiantato dall'aes grave.

Con la riduzione del peso della moneta, le monete di bronzo, durante la Repubblica romana, non furono solo fuse, ma battute con martelli vari, una specie di stampo su un rondello, cioè la coniazione.

AES GRAVE

AES GRAVE 

 - L’Aes Grave, introdotta nei primi tempi della Repubblica, spesso veniva fuso per ricavarne il bronzo, fin quando il suo valore nominale non superò il valore del metallo. Fiorì con la nascita dei commerci per mare intorno al 335 a.c., sotto i consoli Marco Valerio Corvo IV, e Marco Atilio Regolo Caleno.

L'aes grave  andò dal IV e III secolo a.c. emessa nell'Italia centrale da diverse popolazioni, il suo standard era il peso di una libra che poteva essere di 272, 327 o 341 grammi. Il termine che serviva ad indicare l'Aes era "Æ".

Le prime monete battute emesse da Roma furono alcuni didracmi d'argento e alcune monete frazionarie collegate sia in argento che in bronzo. Queste monete vengono indicate come romano-campane, in quanto furono molto probabilmente coniate, sullo stile di quelle greche, in Campania nel III secolo a.c., allo scopo di facilitare il commercio con le colonie greche del sud Italia.
MONETA EPOCA MONARCHICA (TITO TAZIO)

 ASSE

All'Aes Grave successe la moneta garantita dallo Stato: l'Asse (in latino as, assis), una moneta di bronzo (in seguito sostituito dal rame) in uso durante la Repubblica e pure durante l'Impero Romano.
Essa venne in uso durante il IV sec. a.c. come una grande moneta fusa di bronzo. Il termine as indicava un'unità di misura di peso, cioè 327 g. La moneta ebbe le sue frazioni e i suoi multipli.

Quando si passò dalla monetazione fusa alla monetazione a martello, prodotte da un dischetto liscio di metallo (un tondello) colpito da un martello per produrre l'immagine su entrambi i lati, ebbe valore costante, e funzionò per tutta la repubblica.

MONETA REPUBBLICANA (ATILIO NOMENTANO 141 A.C.)

LE IMMAGINI SULLE MONETE

Una grossa innovazione sulle monete fu portata da Giulio Cesare ponendovi il proprio ritratto, invece di quello dei propri antenati. L'esempio fu seguito anche nel periodo imperiale, con l'immagine del capo del governo utilizzata per rafforzare l'immagine dell'imperatore dello stato e delle sue regole.

Successivamente, l'immagine dell'imperatore venne associata a quella delle divinità. Nella campagna contro Pompeo, Cesare emise monete con anche immagini di Venere ed Enea, per propagandare una sua discendenza divina. Commodo addirittura proclamò il suo stato divino emettendo nel 192 una moneta che raffigurava sul dritto il suo busto coperto da una pelle di leone, e sul rovescio un'iscrizione lo proclamava reincarnazione di Ercole. 

Dal tempo di Augusto fino alla fine dell'impero, infatti, la rappresentazione di antenati venne sostituita da quella dei familiari e degli eredi dell'imperatore, rafforzando l'immagine pubblica di quelli che si voleva venissero considerati all'altezza dell'imperatore stesso e quindi legittimi successori al trono



MONETAZIONE IMPERATORIALE

Negli ultimi anni della Repubblica romana, poco prima della nascita del principato, in un periodo dilaniato dalle guerre civili, le monete venivano emesse a nome dei generali che si combattevano tra loro in virtù del loro imperium.

Questo tipo di monetazione venne detto Imperatoriale. Dette monete vennero emesse da Pompeo, Giulio Cesare, Bruto, Cassio, Labieno, Sesto Pompeo, Lepido, Marco Antonio ed Ottaviano da soli o assieme tra loro o con altre persone. Spesso dette monete avevano alti contenuti propagandistici.

DENARIO DI AUGUSTO

RIFORMA DI AUGUSTO

Con la riforma monetaria di Augusto nel 23 a.c.,
- l'asse fu battuta su rame puro rosso
- il sesterzio (4 assi) e il dupondio (2 assi) su una lega color oro detta oricalco (lega di rame e zinco).
Sul dritto era riportato il ritratto dell'Imperatore. Mentre il diritto di coniazione delle monete in argento era riservato al Princeps, l'asse e le altre monete di bronzo venivano coniate su deliberazione del Senato indicato al rovescio con le lettere 'SC', Senatus consultum (delibera del senato).
- L'asse venne prodotta fino al III sec., la moneta di valore più basso prodotta con regolarità durante l'Impero Romano
- i semissi e i quadranti erano meno frequenti e cessarono sotto Marco Aurelio.


Il calo del peso dell'asse

Nella II metà del III sec. a.c., il peso dell'asse diminuì a mezza libbra, ma non venne più presa come unità di misura la libbra latina di 273 g., bensì la libbra romana di 327 g che divenne l'unità di misura fissa.

Pertanto un asse pesava mezza libbra romana: 163,5 g, e i sottomultipli vennero adeguati a questo peso. In questa serie le monete sono fuse tranne il sestante e l'oncia che sono coniate. Pertanto:
Asse - 12 once - 163,5 g
Semisse - 1/2 asse - 121 g
Triente - 1/3 asse - 54,5 g
Quadrante - 1/4 asse - 40,8 g
Sestante - 1/6 asse - 27,25 g
Oncia - 1/12 asse - 13,6 g

Le sue frazioni:
- bes (2/3), - dodrante (3/4) - semisse (1/2), 136,5 g - quincuncia (5/12), - triente (1/3), 91 g - quadrante (1/4), 68,25 g - sestante (1/6), 45,5 g - oncia (1/12), 22,75 g - semioncia (1/24) 11, 37

I suoi multipli:
- dupondio (2), - tresse o tripondio (3), - quadrusse (4), - quinquesse (5), - decusse (10).


DODRANTE - Il Dodrante, forse derivato da quadrans con un de privativo, venne emesso insieme al Bes, ed era una moneta pari a tre quarti dell'asse (cioè 9 once). Venne emesso durante la repubblica romana, ma solo due volte: nel 127 a.c. da Marco Cecilio Metello, e l'anno dopo da Caio Cassio che emise anche il bes, pari a due terzi dell'asse, cioè otto once.

BES - Il Bes presenta al dritto la testa del Dio italico Libero volta a destra con una corona di vite, dietro il segno del valore: S ••. Al rovescio c'è la prua di nave tipica della monetazione romana in bronzo con l'indicazione: - del magistrato monetario Caius CASSI sopra, - ROMA sotto, e la stessa indicazione del valore davanti. Oltre al bes ed al dodrante, vennero emessi anche un denario ed un quadrante. Di quest'ultima moneta è noto un solo esemplare nella collezione capitolina. 

SEMISSE - Semisse (lat. semis semisses - la metà) una piccola moneta di bronzo che valeva la metà di un asse. Durante la Repubblica era distinto da un "S" o da 6 globuli (per 6 once). Aveva l'immagine del Dio Saturno sul dritto e della prora di nave sul rovescio. Inizialmente venne fusa, come tutti i bronzi romani repubblicani; venne invece battuta poco prima della II guerra punica (218-204 a.c.). La moneta è stata emessa raramente durante l'impero romano ed è cessata sotto Adriano (117-138 d.c.).

SEMISSE ORO Il semisse viene reintrodotto da Costantino I ma come moneta d'oro, del valore di mezzo solido (quindi 2,27 grammi).

TRAIANO

MONETE IN FUSIONE

Tutte le monete legate come unità di peso alla libbra vennero eseguite per fusione, colando il metallo fuso in matrici refrattarie (argilla cotta) coll'immagine al negativo, cioè scavata. La matrice era unica ma aveva incavi per varie monete con un canaletto comunicante molto sottile per cui il metallo scorreva in tutti gli incavi producendo più monete in una colata.

A prodotto freddato si staccavano le barrette sottili che univano le monete tra loro. Successivamente solo le monete maggiori vennero fuse, mentre le minori vennero coniate. Con la riforma di Augusto nel 23 a.c., l'Asse fu battuta su rame anziché su bronzo, mentre il Sesterzio (4 Assi) e il Dupondio (2 Assi) erano in lega di rame e zinco (oricalco).

Le principali monete divennero poi:
l'as - di rame,
il sestertius, il quinarius, il denarius, - d'argento;
l'aureus, - d'oro.

Con il passaggio alla monetazione al martello, l'asse diventò una moneta fiduciaria, il cui valore non era cioè più legato al contenuto in metallo. In origine l'as conteneva una libbra di rame, ma col tempo diminuì fino a 1/24 di libbra. L'as si divideva in 12 unciae, tanto che uncia significava in genere un dodicesimo. Il semis (mezzo asse) era la metà di questo as diviso in dodici parti.

ASSE I 272 gr.
SEMIS S 136 gr. 1/2
TRIENTE °°°° 90 gr. 1/4
QUADRANTE °°° 45 gr. 1/6
SESTANTE °° 22 gr. 1/12
ONCIA ° 22 gr. 1/12
SEMIONCIA S 11 gr. 1/24

DUPONDIO II . 2 (assi)
TRESSIS III . 3
QUINCUSSIS V . 5
DECUSSIS X . 10

- Il semis era la metà dell'as diviso in dodici parti.
- Il sestertius conteneva 2 as e 1/2 ,
- il quinarius 5 as,
- il denarius 10 as.



IL DENARIO

La moneta d'argento che costituì la base dell'economia romana fu il denario, battuto per la prima volta a Roma intorno al 211 a.c., una piccola moneta d'argento del valore di 10 assi, come indicato dal segno X presente nelle prime emissioni e venne battuta durante la Seconda guerra punica. Le immagini dei primi denari consistevano di solito nel busto di Roma sul dritto e di una divinità alla guida di una biga o di una quadriga al rovescio.

I primi denari pesavano 4,55 g, 1/72 di libbra romana, e presentavano al dritto la testa di Roma elmata e al rovescio i Dioscuri a cavallo con legenda ROMA. Poi il peso fu abbassato a 3,9 g. Verso il 142 a.c. il suo valore fu posto a 16 assi e il simbolo da X divenne XVI, prima in esteso poi in monogramma.

I nuovi denari, dal peso di 3,9 g, presentano al dritto la testa di Roma, mentre al rovescio la lupa con Romolo e Remo lattanti; dietro un albero di fico, in esergo la legenda ROMA. Ad esempio i denari coniati da Marco Antonio durante la sua guerra con Ottaviano erano di diametro leggermente più piccolo e con un titolo considerevolmente inferiore: il dritto raffigurava una galea ed il nome di Antonio, mentre il rovescio presentava il nome della particolare legione per la quale la moneta era stata emessa.

Da notare che queste monete rimasero in circolazione per più di 200 anni a causa della carenza di metallo prezioso. Comunque il peso rimase pressoché invariato fino alla riforma di Nerone del 64 d.c., che lo abbassò a 3,4 g.

Sotto Marco Aurelio il peso fu portato a 2,36 g, e sotto Settimio Severo a 1,7 g. Dopo il 250 il suo peso era di 0,17 g, dopo di che Aureliano introdusse il nummo (equivalente a 5 denarii). Verso il 300 il cambio del denario con l'aureo era di 1.600 denari per un aureo, dopo di che sotto Costantino i denari non furono più coniati.



L'AUREO

La produzione di monete in oro (aureo) fu molto sporadica prima della conquista della Gallia (e delle sue miniere) da parte di Giulio Cesare. Le prime emissioni di aurei, ricalcando il sistema monetario greco per facilitare gli scambi con il sud dell'Italia e con l'Oriente, si ebbero nel 286 a.c. (con un peso per l'aureo di 6,81g) e nel 209 a.c. (con un peso di 3,41 g).

I primi aurei realmente romani vennero coniati nell'87 a.c. da parte di Silla (valore di 1/30 di libbra, 9,11 g), seguiti da emissioni nel 61 a.c. da parte di Pompeo (valore di 1/36 di libbra, 9,06 g), nel 48 a.c. da parte di Cesare (valore di 1/38 di libbra, 8,55 g) e nel 48 a.c., sempre da parte di Cesare (con un valore di 1/40 di libbra, 8,02 g).

ADRIANO

CALCOLO DEL DENARO

1) Nel calcolo del denaro l'unità era il sesterzio, detto anche nummus;

a) le unità, decine e centinaia sono scritte con sestertii ed il  numero cardinale:
quinque sestertii = 5 sesterzi;
viginti sestertii = 20 sesterzi;
ducenti sestertii = 200 sesterzi.

b) Mille sesterzi = mille sestertii, o mille sestertium.

c) Fino a 1.000.000 di sesterzi, le migliaia sono scritte:
(1) milia sestertium (gen. plur.),
(2) con sestertia: duo milia sestertium, or duo sestertia = 2,000 sesterzi;
quinque milia sestertium, o quinque sestertia = 5,000 sesterzi.

d) Per uno o più milioni di sesterzi: sestertium, col valore di 100,000 sesterzi si usa l'avverbio numerale, decies, vicies, etc.
decies sestertium = 1,000,000 (10 x 100,000) sesterzi;
vicies sestertium, 2,000,000 (20 x 100,000) sesterzi.
Per 1,000,000 di sesterzi "decies centena milia sestertium".
Le parole centena milia venivano omesse, per cui sestertium diventò un sostantivo declinabile.
2) Talvolta sestertium è omesso, e si lascia solo l'avverbio numerale: decies = 1,000,000 sesterces.
3) Il segno HS è spesso usato per sestertii, o per sestertia, o per sestertium:
decem HS = 10 sesterzi (HS = sestertii).
dena HS = l0,000 sesterzi (HS = sestertia).
decies HS = 1,000,000 sesterzi (HS = sestertium).

Il sestertius diventò la moneta più usata. Il termine deriva da semis-tertius = 2 1/2. Come aureus, denarius ecc., il nome era in origine un aggettivo che modificava la moneta.



MONETAZIONE PROVINCIALE

Nell'impero romano alcune città conservarono il diritto di emettere monete proprie. Queste monete erano servivano anzitutto ai commerci interni di una città o di un'area limitata. Di conseguenza le emissioni furono molto più limitate e meno regolari. Inoltre i tipi utilizzati riflettevano temi locali. Questa monetazione è stata preziosa avendo rivelato particolari della vita del mondo romano altrimenti poco conosciuti.



LE TRUFFE

Con la monetazione si diffusero falsari e truffe:
- monete in metallo prezioso con lega a basso titolo,
- quelle d'oro se strofinate macchiavano, segno che erano in lega;
-  monete di rame laminate d’oro o d’argento, si saggiavano coi denti per la durezza;
- le monete venivano limate per ridurne il peso, pertanto entrarono in uso monete col bordo dentellato.

MARCO AURELIO

IL VALORE DEL DENARO

- Al tempo di Augusto un uomo poteva appartenere agli equites (cavalieri) se possedeva una proprietà di almeno 400,000 sesterzi (100,000 denarii).
- Un senatore doveva possedere proprietà per 1,000,000 sesterzi (250,000 denarii).
- Un soldato semplice sotto Augusto e Tiberio (ca. 15 d.c.) guadagnava  10 assi al giorno o  900 sesterzi all'anno. Sotto Domiziano (ca. 85 d.c.) era aumentato solo a 1.200 sesterzi all'anno.
- I legionari pretoriani sotto Augusto ricevevano 2 denarii al giorno, o circa 730 all'anno.
- I centurioni ricevevano 3750 denarii all'anno sotto Augusto e 5000 sotto Domiziano.
- Un avvocato sotto Claudio (ca. 50 d.c.) poteva chiedere ai clienti sino a 10,000 sesterzi per la sua difesa.
- Giovenale (ca. 100 d.c.) si lamentava dei campioni del circo, che guadagnavano 100 volte quello che guadagnava un avvocato - da 15,000 a 60,000 sesterzi per una vittoria.
- Marziale, II metà I sec. d.c., raccontava dell'auriga Scorpus che vinse 15 borse d'oro in un'ora, e che uno schiavo, che costava 10.000 sesterzi, rideva dei padroni che potevano donare solo 100 quadrantes (6 1/4 sesterzi) al giorno ai loro clientes.
- Di un'altro auriga, sotto Adriano e Antonino Pio (140 d.c.), si narrava avesse accumulato 35,863,120 sesterzi.
- Nel I sec. d.c., l'olio d'oliva costava 2 o 3 sesterzi al l., e il vino da 1 e 4 assi per 1/2 l.
- Un ingresso alle terme costava 1 quadrans per un uomo e 2 quadrantes per una donna, mentre i bambini non pagavano.
- A Pompei un uomo pagò un denarius per una prostituta.
- Una casa in città a Roma poteva costare tra 500.000 (125.000 den.) e 2.500.000 sesterzi (625.000 den.), e uno iugerum (2.400 mq) di terra costava tra 1.000 (250 den.) e 12.000 sesterzi (3.000 den.).



VALORI DELLE MONETE ROMANE NEI TEMPI

Nel 218 a.c., prima della II guerra punica il sestertius valeva 2 assi e 1/2; 
All'inizio della II guerra, valeva 4 assi = 1 sestertius, quindi 16 assi = 1 denarius.

- All'inizio un asse romano pesava 273 grammi (una libbra latina) o 327 g (una libbra romana), 
- passò a mezza libbra romana cioè 163,5 g già nella seconda metà del III sec. a.c., 
- passò poi a 54,5 g dopo la riforma del 214 a.c., 
- nel 209 a.c. pesava 27, 25 g.

COSTANTINO

TEMPI DI AUGUSTO (27 a.c. - 14 d.c.)

Aureus - 1 - 2 - 25 - 50 - 100 - 200 - 400 - 1600
Quinarius 
Aureus - 1/2 - 1 - 12 - 25 - 50 - 100 - 200 - 800
Denarius - 1/25 - 2/25 - 12/48 - 16/64
Quinarius Argenteus - 1/50 - 1/25 - 1/2 1 - 2/4 - 8/32
Sestertius - 1/1 - 1/50 - 1/4 - 1/21 - 2/4 - 16
Dupondius - 1/200 - 1/100 - 1/8 - 1/4 - 1/2 1 - 2/8
As - 1/400 - 1/200 - 1/16 - 1/8 - 1/4 - 1/2 - 1 4
Quadrans - 1/1600 - 1/800 - 1/64 - 1/32 - 1/16 - 1/8 - 1/4 1


Augusto, per evitare gli sbalzi di valore e le truffe, nel 23 a.c. riordinò il sistema monetario ampliandone l’oro e l’argento e cercò di riportarne il valore intrinseco al valore nominale:


metallo - tipo monetario - valore - peso

Oro - Aureo - 25 Denari e 100 Sesterzi - g. 7,80
Oro - Quinario ½ Aureo - g. 3,89
Argento - Denario - g. 3,90 -  4 sesterzi
Argento - Quinario - ½ Denario - g. 1,95
Bronzo - Sesterzio - ¼ Denario = 4 Assi - g. 27,00
Bronzo - Dupondio 2 Assi - g. 13,65
Bronzo - Asse - g. 10,90
Bronzo - Quadrante - ¼ Asse - g. 3,24



RIFORMA DI NERONE

Fece coniare piccoli nominali in oricalco, e ridurre di peso le monete d'oro e d'argento.
oro  -       1 aureus (1/45 lb.)    = 25 denarii
argento - 1 denarius (1/96 lb.) = 4 sestertii


Cambiarono anche le relazioni del valore dei metalli:

oro : argento        = 1 : 12
argento : oricalco = 1 : 32
argento : rame      = 1 : 51
oricalco : rame     = 5 : 8



RIFORMA DI CARACALLA

Il denario rimase la moneta più importante del sistema monetario romano fino alla riforma monetaria di Caracalla, all'inizio del III secolo, quando fu di fatto sostituito dall'antoniniano, che aveva il valore di 2 denari. Venne introdotta per arginare la svalutazione, all'inizio era d'argento, ma gradualmente fu svalutata fino a divenire una di bronzo.

Venne anche coniata un'altra moneta d'argento, il vittoriato con un valore pari a 3 sesterzi, di scarsa diffusione e usata quasi esclusivamente nei commerci con i Greci dell'Italia meridionale prima, e con le Gallie dopo.



TEMPI DI COSTANTINO

Solidus -   1 - 24 - 2000
Siliqua -    1/24 - 1/83 - 1/3
Denarius - 1/2000 - 3/250 - 1
Le monete in argento e in bronzo divennero sempre più piccole e leggere con valori minimi nel V sec..



TEMPI DI COSTANZO SECONDO

Solidus      - 1 - 12 - 24
Miliarense - 1/12 - 1 - 2

Siliqua       - 1/24 - 1/2 - 1


GIUSTINIANO II

IL COSTO DELLA VITA

In epoca augustea un centurione veterano percepiva circa un denario al giorno, ma erano previste elargizioni in natura e una buona pensione, con lascito e spartizione di terre per chi finiva vivo i 25 ani di militare; un insegnante guadagnava poco più della metà di un soldato, ma spesso anche lui riceveva pagamenti in natura.

Nel I sec. d.c. con un asse si potevano acquistare 542 grammi di grano, due chili di lupini, un quarto di vino comune, mezzo chilo di pane, o entrare alle terme. Per un pranzo Lucullo, uno straricco dell’epoca, poteva spendere fino a 1 milione di sesterzi.

Alla fine del III secolo d.c. per comprare 6,5 kg di grano occorrevano 240 sesterzi perchè a causa dell'inflazione il sesterzio si era svalutato di 80 volte: approssimativamente il suo valore potrebbe essere calcolato a poco più di due centesimi di €.

Crasso, uno degli uomini più ricchi di fine Repubblica, aveva un patrimonio di 192 milioni di sesterzi, ma Giulio Cesare, nei nove anni di campagna in Gallia, fece oltre un milione di prigionieri che vennero venduti come schiavi a Roma ed ai popoli vicini. Se pensiamo che a tutta la Gallia Cesare impose un tributo annuo di 40 milioni di sesterzi, che in nove anni portò a Roma 360 milioni, dovette ricavare circa 2000 milioni di sesterzi con la vendita degli schiavi.

Nel listino di una Taberna pompeiana, fissati sul muro dal calore dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.c. apprendiamo che un Kg di pane costava 2 assi, come un litro di vino; un piatto di legumi o verdure costava 1 asse; una prostituta nel “lupanare” costava 1 sesterzio, una tunica 12 sesterzi; uno schiavo generico, costava 625 denari, 2500 sesterzi.

La borghesia più bassa aveva circa 5.000 sesterzi di rendita annuale, mentre quella dell'ordine equestre partiva da un censo minimo di 400.000 sesterzi: un senatore almeno un milione di sesterzi.
Ma ai tempi di Traiano 20.000 sesterzi di rendita erano appena sufficienti per un piccolo borghese.

Il poeta Giovenale limita a 400.000 sesterzi il capitale di un uomo equilibrato che sappia accontentarsi di 20.000 sesterzi di rendita, al di sotto della quale regnava l'indigenza. Plinio il Giovane possedeva venti milioni di sesterzi, eppure si dichiarava costretto a vivere di vita frugale.

Nel III secolo d.c. l’economia e la politica romane precipitarono portando a svalutazione e inflazione dei prezzi, con la scomparsa delle monete di metallo pregiato. Si cercò rimedio aumentando la produzione dell’oro e imponendo il blocco dei prezzi come fece Diocleziano, ma le monete persero gran parte del valore reale conservando solo quello nominale stabilito dalla legge.

L’imperatore Costantino cercò, agli inizi del III secolo, di riorganizzare il sistema monetario dando maggiore importanza all’oro con una prestigiosa moneta: il solido, che durò a Roma fino al V secolo e si protrasse nell’oriente bizantino.

Le monete in argento e in bronzo di Costantino degenerarono invece in pezzi sempre più piccoli e leggeri arrivando infine nel V secolo a valori minimi.

LEONE III

I TRIUMVIRI MONETALI

La moneta come mezzo maneggevole, prodotta e garantita da un’entità politica internazionalmente riconosciuta, per assicurare in modo rapido l’acquisizione di beni e la fruizione di servizi all’interno del proprio territorio, fu adottata da Roma abbastanza presto.

I tresviri (o triumviri) monetales erano tre giovani magistrati incaricati di controllare e far funzionare la zecca, posta sul Campidoglio, nei pressi del tempio di Giunone Moneta. Il tempio sorgeva sul luogo da cui era partito l'allarme per l'assalto notturno dei Galli, allarme che aveva permesso di salvare la città. In memoria di questo episodio era stato elevato un tempio a Giunone detta "Moneta", cioè "colei che avverte" (da monere).

La denominazione ufficiale era "IIIviri monetales aere argento auro flando feriundo" (III VIR AAAFF), cioè triumviri monetari per fondere (flando) e battere (feriundo) bronzo (aere), argento ed oro (auro). Su un denario di Manio Aquilio, senatore nel 74 a.c., troviamo al dritto l'iscrizione "III VIR"; la stessa scritta la troviamo sul retro di diversi bronzi di Augusto.

Essi erano responsabili della fusione dei lingotti d'oro, della lega, del peso e dell'incisione delle monete battute, nonché dei conti della zecca e pertanto le monete emesse venivano da loro firmate. Ma esistono anche monete emesse da consoli, pretori, questori o dagli edili. Le emissioni straordinarie erano in qualche modo identificate, ad esempio con la sigla SC (Senatus Consultum).

Essi potevano essere:

- “monetali ordinari“, che ebbero l’incarico della zecca a Roma, o furono delegati soprattutto dal Senato a esercitare simili funzioni fuori Roma in vari centri, o in alcuni distretti, ma comunque dentro il confine dell’Italia;
- “monetali speciali“: investiti dal Senato, mediante speciali provvedimenti, dell’autorità di dar corso ad emissioni straordinarie. Le emissioni di questi “monetali speciali”si distinguono dalle emissioni ordinarie per particolari sigle (per esempio S.C., giacchè l’autorizzazione era spesso fornita da un senatus consulto) o per il titolo differente del magistrato, o per le due indicazioni combinate.
- “monetali militari“: al seguito dell’esercito soprattutto nelle province. Questi potevano essere questori, legati e prefetti agli ordini dei generali in comando.



IL POPOLO ROMANO

Sembra strano oggi, ma era il popolo riunito nei comitia a decretare tutte le caratteristiche della moneta, stabilire di quale metallo dovesse essere costituita, nonchè la tipologia e il peso. Il Senato doveva poi accertarsi che quei decreti venissero eseguiti debitamente e assegnare particolari funzionari a tal fine. Soprattutto i consoli, che, in virtù del loro imperium, esercitavano la loro autorità sull’esecuzione.

Essi avrebbero esercitato il controllo generale, il tempo di emissione, il peso, la grandezze e il valore delle monete. La loro autorità era di carattere pubblico, per cui sulle prime emissioni di bronzo si incontrano solo rappresentazioni di divinità tutelari di Roma sul D/ e la prua di nave al R/.



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