I GLADIATORI





I gladiatori romani, cioè combattenti con la spada romana "gladius", erano prigionieri di guerra, schiavi o condannati a morte, ma talvolta anche uomini liberi, attratti dalle ricompense e dalla gloria, chiunque scegliesse di diventare gladiatore automaticamente veniva considerato "infamis" per la legge, ma se aveva successo diventava un eroe, invitato e cercato da tutti, carico di ricompense e doni, pagato più di un generale dell'esercito.

Gli spettacoli gladiatorii furono etruschi prima che romani, usati nelle cerimonie funebri insieme a danze e banchetti in onore del morto. Non erano affatto, come si pensa, organizzati come sacrifici umani, ma per il gusto dello spettacolo, visto che la morte di un parente era per gli Etruschi la certezza che questi si fosse trasferito in un mondo migliore. Anche gli Etruschi sembra usassero gli schiavi e la festa si protraeva per una settimana e pure per due settimane, con diversi giochi gladiatori.

Livio racconta che 307 soldati romani fossero stati fatti prigionieri dagli abitanti di Tarquinia e che fu offerta loro una possibilità facendoli combattere fra loro o contro le fiere: di qui sarebbero nati i ludi gladiatori.
Nella Tomba degli Auguri e in quella delle Olimpiadi a Tarquinia in effetti possiamo trovare i piu' antichi documenti pittorici dei combattimenti con le fiere, nonchè un impari duello di un uomo con la testa avvolta in un sacco e armato d'una clava contro un feroce mastino.


I lottatori seguivano un duro addestramento nei Ludi Magni, scuole fondate da Nerone e da Cesare in cui si allenavano con dura disciplina. La diceria che venissero maltrattati è infondata. I gladiatori venivano acquistati da imprenditori che li affittavano ai circhi, un vero e proprio business, e bastava un solo gladiatore che giungesse al successo che l'imprenditore diventava ricco.

E' come se un allevatore di cavalli maltrattasse i cavalli per farli correre. Si sa che sarebbe controproducente, un gladiatore traumatizzato o picchiato, o denutrito avrebbe reso molto poco. Non risponde neppure a verità che le compagnie gladiatorie fossero dell'Imperatore se non in rari casi.

Le sfide iniziavano con una parata dove i gladiatori entravano in scena su carri o a piedi seguiti da un gruppo di suonatori; giunti sotto la tribuna dell'imperatore, lo salutavano con le parole "Ave cesare morituri te salutant" ("Ave o Cesare, coloro che si apprestano a morire ti salutano"), ma sembra che questa frase sia un'invenzione, e che il saluto si limitasse ad un "Ave Caesar" poi si dirigevano verso l'organizzatore dei giochi il quale esaminava le armi che erano diverse in base alla categoria del lottatore.

A volte gli attacchi erano simulati per mostrare varie abilità acrobatiche, ma nella maggior parte dei casi i combattimenti erano duri e sanguinosi. E' infondato però che si ordinasse da parte dell'imperatore o del pubblico la morte del gladiatore, perchè un bravo gladiatore di forgiava combattendo, e se si uccideva non diventava mai esperto. Sarebbe stato come uccidere un soldato perchè non combatteva da subito come un veterano.

Anche il pollice rivolto verso il basso o l'alto per la sentenza fu una tarda invenzione cattolica, al massimo l'imperatore poteva dichiarare libero il gladiatore bravissimo, ripagando però il suo menager.
I gladiatori uccisi in combattimento venivano avvicinati da due schiavi travestiti da Caronte e da Ermete Psicopompo: uno ne verificava il decesso toccandoli con un ferro rovente, l'altro, eventualmente, dava loro il colpo finale facendo poi segno ai "libitinarii" di portar via il corpo su una rete trascinata con un uncino.
I gladiatori feriti venivano portati via e curati dai medici, e non era raro che un gladiatore molto bravo ricevesse le cure dei medici personali di grossi personaggi, imperatore compreso.

I vincitori venivano premiati con palme d'oro, denaro e dall'immensa popolarità che gli procurava donne e inviti nelle case patrizie; se il gladiatore vincitore era uno schiavo, dopo dieci vittorie, che venivano segnate su un collare di metallo, diventava libero per legge; egli allora poteva decidere se continuare a combattere per soldi o intraprendere altre attività tipo l'istruttore nelle scuole per gladiatori.

Un altro gioco molto amato dal pubblico erano le "venationes" dove i gladiatori lottavano contro belve feroci come elefanti, ippopotami, leoni, tori, tigri, pantere, e leopardi. Le cacce potevano consistere anche in una sfida fra belve, oppure per condannati a morte che venivano costretti a combattere nell'arena. Ma questo avvenne solo sotto pochi e pazzi imperatori come Commodo (quello del film Il Gladiatore).

Erano molto apprezzate anche le "naumachie", finte battaglie navali, ma rare perchè molto costose. Si sa che sotto un paio di imperatori si fecero combattere anche le donne ma solo contro altre donne, e comunque volontarie.



L'ALIMENTAZIONE

A quanto pare la dieta dei gladiatori era prevalentemente vegetariana. Ma ricca di legumi, cereali, latticini, cipolle e aglio, semi di finocchio, frutta e fichi secchi. La carne era meno usata del solito, visto che i romani soffrivano di gotta.

Spesso prima delle competizioni mangiavano focacce d’orzo intrise d’olio e zuccheri, come cibo energetico in breve tempo, nonchè infusi di fieno greco (con proprietà anaboliche, antianemiche e stimolanti), e bevande a base di frutta fermentata e alcool, per euforizzare e avvertire meno il dolore.

























LE CATEGORIE


I combattimenti opponevano coppie di gladiatori differenti, ogni categoria di gladiatori aveva le proprie peculiarità, in materia di equipaggiamento e di colpi permessi, con vantaggi e svantaggi.

I Reziari contro i Secutores
I Traci contro i Mirmilloni

Si creavano anche scene diverse e nuove, traendo ispirazione da episodi mitologici, o con situazioni grottesche, come l'imperatore Domiziano che, nel 90 fece combattere nani contro donne.


Il Trace - Dai guerrieri della Tracia (Bulgaria), con elmo dalla calotta emisferica a tesa larga sormontato da un alto cimiero curvato in avanti e ornato da un grifone, con ai lati della calotta due forellini per inserire piume ornamentali. La visiera era a grata, o estesa, o con due aperture circolari con grate per gli occhi. L'armatura prevedeva un bracciale (armatura) sul braccio destro, un piccolo scudo rettangolare (parmula), gli schinieri, per stinchi e ginocchia, e fasce di cuoio o di metallo sulle cosce. L’ arma era la sica, breve spada con lama ricurva, che consentiva di colpire le parti posteriori dell'avversario. Il Trace insieme all’ Oplomaco erano gli avversari tipici del Mirmillone.





Il Mirmillone - Il mirmillone (in latino: murmillo, myrmillo o mirmillo) era una delle categorie gladiatorie che si esibivano negli anfiteatri in epoca romana. Per peso, equipaggiamento e stile di lotta, questa classe di combattenti potrebbe entrare a buon merito nella cerchia dei "carri armati" della gladiatura.
Nella categoria dei mirmilloni venivano infatti arruolati i lottatori dal fisico più possente. Sul capo i mirmilloni portavano un grosso elmo che copriva interamente il volto, decorato con figure marine, dovute alla simbologia mitologica a cui ogni classe gladiatoria era legata. Erano poi equipaggiati con un largo, pesante scudo rettangolare ricurvo (simile ad una a tegola), molto simile a quello in dotazione alla fanteria romana; questo scudo schermava l'intero corpo, ad eccezione del volto e delle gambe, queste ultime protette da un solo schiniere (ocrea). Portava, come unica arma d'attacco una corta spada, il gladio. Durante la lotta, il mirmillone si teneva al riparo dietro il vasto scudo, esponendo solo volto e gambe, a loro volta corazzate, scostando lo scudo solo per brevi attacchi con il gladio. Da questo punto di vista il mirmillone era per l'avversario una fortezza inespugnabile, di fronte; l'unica possibilità, per il suo nemico, spesso il più agile trace, era trovare il modo di attaccarlo lateralmente, dove era vulnerabile, facendo affidamento sulla relativa lentezza del mirmillone.


Il Reziario - Il reziario (lat. retiarius, pl. retiarii, letteralmente "l'uomo con la rete" o "il combattente con la rete"), era una delle classi gladiatorie dell'antica Roma; combatteva con un equipaggiamento simile a quello utilizzato dai pescatori, una rete munita di pesi per avvolgere l’avversario, un tridente (la fuscina) ed un pugnale (il pugio). Lottava con un'armatura leggera, proteggendosi il braccio con una lorica manica e la spalla con un parabraccio (il galerus) e indossava un indumento di lino (il subligaculum), un sospensorio fissato alla vita mediante un ampio cinturone (il balteus). Non portava alcuna protezione alla testa, né calzature.
Il reziario apparve per la prima volta nell'arena nel I secolo e divenne in seguito un’attrazione abituale dei giochi gladiatorii. Nell’arena si confrontava di solito con il secutor, un gladiatore pesantemente armato; agile e veloce, adottava uno stile di combattimento elusivo, tendente a sfuggire agli attacchi dell’avversario, ma pronto in realtà a cogliere ogni opportunità di colpire. Questa tattica, detestata dagli spettatori, che consideravano più nobile lo scambio diretto di colpi, unita ad una percezione di effeminatezza trasmessa dalla sua figura quasi nuda, lo collocavano ad un livello basso e disonorato della gerarchia gladiatoria. D'altra parte, il fatto che gli spettatori potessero osservare i volti di questi lottatori portò gradualmente ad umanizzarli ed accrescerne la popolarità, tanto che il reziario divenne il tipo di gladiatore più famoso. In effetti, nell'arte romana e nei graffiti venuti alla luce si ritrovano riferimenti comprovanti che, al contrario di quanto si sa da altre fonti informative, questi gladiatori finirono per godere di buona reputazione, sia come combattenti che come amanti


Il Secutor - (l'inseguitore) era una delle tante categorie gladiatorie dell’antica Roma; era, assieme al mirmillone, l'avversario standard del retiarius; per questa ragione esso veniva chiamato anche contraretiarius.
Il suo equipaggiamento prevedeva: un elmo tondo a calotta liscia (galea) che non offriva appigli per la rete del retiarius; uno scudo pure stondato per il medesimo motivo che doveva offrire protezione dal ginocchio fino alla "visiera" della galea; una manica e una difesa delle spalle; la tibia era protetta da un gambale metallico posto sopra una spessa protezione di lana. L'arma del secutor è un gladio corto e resistente. Si ipotizza che il secutor ingaggiasse il retiarius incalzandolo costantemente per chiudere la distanza e deviando con lo scudo i colpi di tridente per non offrire lo spazio al retiarius di lanciare la rete. Vi era poi l'Hoplomachus, gladiatore dall'armatura pesante che per difendersi portava uno scudo circolare e come arma d'offesa una lancia, riproduncendo così il classico oplita greco. Le categorie dei Secutores e degli Hoplomachi facevano parte dei Gladiatori sanniti.

L'Oplomaco - In alternativa al confronto mirmillone contro trace c'era il confronto mirmillone contro hoplomachus. L'hoplomachus assomigliava nell'armamento e nell'abbigliamento protettivo al trace, con l'eccezione del piccolo scudo rotondo e dalla forma ricurva e di una lancia da usare nello scontro ravvicinato (l'hasta). Era in aggiunta dotato di una spada corta, il gladius. In rari casi poteva anche lottare contro il gladiatore trace.

Lo Scissor - Questo raro tipo di gladiatore poteva anche presentarsi come avversario del reziario. Indossava, esattamente come il secutor, un elmo ovale con feritoie oculari, teneva nella mano destra una spada corta e dritta, il gladius, mentre il braccio destro era protetto da una manica. La cosa particolare dello scissor era che non disponeva dello scudo (scutum), ma che sul braccio sinistro indossava un tubo a forma di tronco di cono, che ricopriva l'intero avambraccio. All'estremità di questo tubo c'era un fusto corto da cui spuntava una lama a forma di mezzaluna. Con un'arma di questo tipo poteva stracciare la rete del reziario o parare i colpi del suo tridente. Analogamente, con un colpo tagliente poteva quasi squarciare il proprio avversario. Dato che non poteva proteggere il proprio corpo con uno scudo, indossava una lorica hamata o una lorica squamata che scendevano fin oltre il ginocchio.

Il Provocator - Il provocator è conosciuto fin dalla tarda Repubblica e, come gli equites, combatteva sempre contro gladiatori della stessa classe. Tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. indossava un elmo che assomigliava a quello dei legionari. Solo nel secondo e nel terzo secolo portava un elmo senza cimiero né la celata, ma con una visiera. Era equipaggiato con uno scudo rettangolare di dimensioni medio-grandi (lo scutum), una protezione di metallo sul petto a forma di mezzaluna (il pectorale) e una spada a lama corta e dritta (il gladius). Inoltre, per proteggersi indossava uno schiniere nella gamba sinistra ed una manica nel braccio destro.

L'Eques - Gli equites aprivano con i loro combattimenti i giochi gladiatorii. Erano armati con un elmo provvisto di tesa e visiera, uno scudo piatto e rotondo, una lancia ed una spada corta, il gladius. A differenza di molti altri gladiatori che portavano un perizoma (il subligaculum), loro indossavano una tunica. Cominciavano il combattimento a cavallo, quindi smontavano e continuavano la lotta con le spade. Nelle rappresentazioni pittoriche erano raffigurati principalmente nella fase finale della battaglia, ovvero mentre combattevano con le spade dopo esser scesi da cavallo.

Il Pontarius - Il pontarius era una variante del reziario. Difendeva un piccolo ponte (il pons) avente due rampe d'accesso. Da entrambi i lati un secutor attaccava e cercava di salire su questa piattaforma. In aggiunta al suo equipaggiamento abituale, ovvero il paraspalla galerus e il parabraccio lorica manica indossata sul braccio sinistro, il pontarius possedeva un grosso quantitativo di proiettili, presumibilmente pietre di media dimensione.

L'Essedarius - L'essedarius era un altro tipo di gladiatore che combatteva solo contro gladiatori della stessa classe. Il nome deriva da essedum, termine che indicava un carro celtico. Si suppone che gli essedarii aprissero il combattimento sul carro e quindi, analogamente agli equites, scendessero e continuassero a combattere a piedi. L'essedarius era equipaggiato con una manica nel braccio che brandiva la spada a lama corta, il gladius, uose o fasciature corte su entrambe le gambe. Indossava inoltre un elmo che nei primi tempi assomigliava a quello del legionario e successivamente a quello del secutor.

Il Dimachaerus - Il dimachaerus combatteva con due pugnali e portava una protezione del corpo, fasciature sul braccio ove teneva il pugnale e nelle gambe, talvolta anche schinieri, ma nessun elmo. Il resto del suo equipaggiamento come la sua stessa esistenza non sono certe, dato che è riportato solamente su due iscrizioni.

L'Andabata - L'andabata è nominato da Cicerone ma non compare più nel periodo imperiale. Non è chiaro se si trattasse di una figura gladiatoria a sé stante o se fosse una delle figure esistenti i cui occhi fossero stati in qualche modo bendati, sia tramite una fascia sugli occhi o tramite un elmo privo delle fessure oculari. Questo gladiatore era fortemente vincolato al suo udito, poiché le possibili reazioni del pubblico o il rumore del respiro potevano dargli una indicazione sulla posizione del suo avversario.

L'Aquerius - Il laquearius (il combattente con il lazo), che catturava coloro che fuggivano con un lazo, è menzionato unicamente da Isidoro di Siviglia. Tuttavia, era ritenuto più un inserviente dell'arena durante le esecuzioni capitali che nelle lotte gladiatorie.

Il Saggittarius - Il sagittarius (ovvero l'arciere) è rappresentato solamente su di un rilievo a Firenze dove due sagittarii corazzati e provvisti di elmo combattono tra di loro in un'arena.

La Gladiatrix - C'erano anche donne isolate che hanno combattuto nell'arena non appena si cominciarono a diffondere i combattimenti. Con quale equipaggiamento combattessero è rappresentato solo per immagini su di un bassorilievo di Alicarnasso (a Bodrum, in Turchia). Potrebbero aver combattuto secondo una qualsiasi delle classi gladiatorie, ma entrambe le gladiatrices rappresentate indossavano un equipaggiamento da provocator.

Il Veles - Il veles era invece un gladiatore la cui menzione si ritrova solo in Isidoro di Siviglia, e in alcune iscrizioni riportanti l'abbreviazione VEL. Il nome ha origine da quello dei soldati romani dall'equipaggiamento minimo o assente, i velites al tempo delle guerre puniche, e si suppone che il loro modo di combattere corrisponda a quello di questi soldati.

Il Paegniarius - Di questa figura gladiatoria si sa molto poco. Il paegniarius non era equipaggiato con armi mortali. Una scena in un mosaico di Nennig, in Germania, viene spesso interpretata come una rappresentazione di tale gladiatore. I combattenti portano una frusta nella mano destra e una tavola di legno allacciata sul braccio sinistro. In un racconto di Svetonio l'imperatore Caligola, a mo' di divertimento, lasciò comparire nell'arena come gladiatori dei padri di famiglia che avevano una menomazione fisica. Vista l'esistenza di rappresentazioni romane con gladiatori di piccola taglia dalle armi più disparate, questi appaiono probabilmente anche come paegniarii con armi spuntate per l'intrattenimento. Probabilmente i paegniarii apparivano durante la fase pre-combattimento (prolusio) e durante le venationes.

Il Crupellarius - Il crupellarius è menzionato da Tacito come un combattente gallico. Una statuetta di bronzo proveniente dalla Francia potrebbe rappresentare uno di questi combattenti pesantemente armati.
Nel 21 d.c. ,in Gallia, durante la rivolta di Giulio Floro e Giulio Sacroviro (Capo della tribù degli Edui) oltre ai normali combattenti Gallici poveramente armati, vennero impiegati contro le legioni di Giulio Indo dei Guerrieri gladiatori pesantemente corazzati secondo le loro usanze, i Crupellarii, di cui Tacito ne dà una coloratissima descrizione dello scontro :
gli schiavi destinati al mestiere di gladiatore, che avevano, secondo la pratica di quella gente, un'armatura completa: li chiamano Crupellarii, poco adatti a menar colpi, ma impenetrabili a quelli degli avversari.”
Questi combattenti risultavano a causa della loro pesantezza poco efficaci a livello offensivo, mentre in formazione di difesa si dimostravano vere e proprie fortezze inespugnabili, tanto che i Legionari Romani dopo aver spazzato via la maggior parte dell’esercito dei Galli ribelli, presero alla lettera il concetto, avendo trovato serie difficoltà contro i Crupellarii, specie negli scontri frontali, dove le armi convenzionali risultavano poco efficaci, riuscirono a prevalere e a far strage di loro utilizzando scuri e picconi come per demolire un muro...
“… ma i soldati, impugnati scuri e picconi, come per sfondare una muraglia, facevano a pezzi armature e corpi; alcuni con pertiche e forche abbattevano quelle masse inerti che, prostrate a terra, incapaci d'un minimo sforzo per rialzarsi, erano abbandonate lì come morte.
Giulio Floro ormai sconfitto si suicidò per non cadere nelle mani delle legioni di Giulio Indo. Negli anni seguenti, come consuetudine Romana, “Il Crupellarius “ venne inserita negli spettacoli gladiatorii come tutte le figure guerriere sconfitte, che in passato avevano sfidato il potere di Roma. Tuttavia questa figura per totale mancanza di mosaici o reperti, doveva essere poco conosciuta nell’Impero, unica testimonianza una statuetta rinvenuta a Versigny in Francia.

Il Venator - Il venator combatteva contro gli animali selvatici, tuttavia non apparteneva alle vere e proprie classi di gladiatori.


Secondo le varie epoche, in realtà ci furono tanti stili:

  1. Traci;
  2. Sanniti;
  3. Retiarii;
  4. Mirmilloni;
  5. Oplomachi;
  6. Essedarii;
  7. Andabati;
  8. Dimacheri;
  9. Ventilatori;
  10. Sestertiarii;
  11. Terziarii;
  12. Postulaticii;
  13. Carevarii;
  14. Meridiani;
  15. Laqueatores;
  16. Catafratti;
  17. Rudiarii;
  18. Cubicularii;
  19. Caesariani;
  20. Aulici;
  21. Provocatores;
  22. Pegmarii;
  23. Paegnaria;
  24. Nobiles;
  25. Foeminae.

Molte specialità nacquero da invenzioni e sperimentazioni, dato che alcune di esse perdevano importanza per mancanza d'interesse. Si veniva così incontro al gusto del pubblico che cambiava e chiedeva sempre nuovi tipi di spettacoli gladiatori.



ARMI ED ARMATURE


Spade
  • Il rudis gladio in legno, usato in allenamento, per non i ferirsi gravemente nell’ars dimicandi (arte del combattere); o in fase di riscaldamento prima di impiegare i gladi in ferro. Durante gli allenamenti venivano usate anche armi di peso superiore a quelle con cui si combatteva; per abituare il braccio ad un peso maggiore e quindi rinforzarlo.
  • Il gladio era l’ arma tipica dei gladiatori, dalla quale presero il nome.
  • La sica, del tipico guerriero della Tracia, che la adoperava in combattimento.
  • Il pugio (pugnale) usato dal Reziario come seconda arma e dal Dimachero, che combatteva con due pugi.


Elmi

Combattere con un elmo non era necessariamente un vantaggio, nonostante attutisse i colpi in testa, dovendo fare un forte sforzo dei muscoli del collo; inoltre, la visibilità era molto limitata. Alcuni elmi avevano un'unica grata all’altezza degli occhi, altri solo dei piccoli fori; inoltre aderivano perfettamente alla testa del gladiatore limitando la capacità respiratoria. Era interesse del gladiatore finire l’incontro prima che la respirazione ne soffrisse.



Schinieri

Gli schinieri erano le protezioni del lato anteriore della gamba, in metallo o in cuoio. Quelli usati dai gladiatori risultano di due tipi:
  • I cnemides molto alti e fin sopra il ginocchio. Avevano una conformazione ad incavo all’ altezza del ginocchio, per consentire un comodo alloggio nella rientranza e quindi dare libertà di movimento in trazione.
  • Le ocreae più corte, col ginocchio libero e presentavano un incavo in basso per il piede.

Gli schinieri erano fissati ai polpacci tramite corregge infilate in piccoli anelli posteriori. Sotto gli schinieri erano portate fasce di stoffa o di cuoio, che avvolgevano le gambe. L’ uso degli schinieri riduceva la mobilità dei gladiatori.



Braccia

La manica era formata da piastre articolate o scaglie metalliche, o, talvolta, da una stretta fasciatura di stoffa e cuoio. Serviva a proteggere il braccio dai colpi dell’ avversario e solitamente veniva indossata sul braccio in cui il Gladiatore impugnava l’ arma d’ offesa, più esposta ai colpi, in quanto l’altro braccio aveva lo scudo. I movimenti del braccio ne risultavano leggermente limitati.

Portavano la manica di protezione sul braccio sinistro, con cui impugnavano il tridente, che non soffriva limitazioni. La mano destra per far volteggiare la rete, non aveva manica che limitasse il gesto.

La placca metallica rettangolare fissata alla spalla del lato in cui utilizzava il tridente, proteggeva la parte più esposta ai colpi dell’ avversario. Sii alzava infatti al di sopra della spalla di 13 centimetri per proteggere la gola e testa, in quanto il Reziario era privo di elmo.



Mani

La protezione della mano del gladiatore, che impugnava l’ arma, era costituita da un guanto, di cuoio, o di fasce sovrapposte di cuoio, o di cuoio con piastre metalliche sopra applicate.
Diversi gladiatori ricorrevano a delle protezioni che avvolgevano completamente la mano che impugnava il gladio.




NOMI DI GLADIATORI FAMOSI E NON
  • Aemilius
  • Asbolas
  • Achillea - gladiatrice, dal rilievo di Alicarnasso custodito al British Museum di Londra. Provocatrice, combattè con Amazon conquistando la Mission, cioè la fine del combattimento perchè avevano ben combattuto. Indossava il subligaculum e l'equipaggiamento tradizionale dei gladiatori, come schinieri e manica, armata di una spada e uno scudo, ma non indossa né l'elmo né una tunica, bensì era a seno nudo come un'amazzone.
  • Achilles - Sannita che meritò l’appellativo di invictus.
  • Actius - mirmillone, 6 vittorie, morto a 21 anni.
  • Aelius Marcius - doctor, ex gladiatore
  • Alipus - morto a 30 anni
  • Alumnus - ritratto nel mosaico dei più famosi gladiatori, verso il 320 d.c., esposto alla Galleria Borghese.
  • Amabilis - 30 anni, gallo.
  • Amandus - trace, scuola neroniana, 16 vittorie, schiavo d'origine, morto a 22 anni.
  • Amarantus
  • Amazon - gladiatrice, dal rilievo di Alicarnasso custodito al British Museum di Londra. Provocatrice, combattè con Achilia conquistando la Mission, cioè la fine del combattimento perchè avevano ben combattuto. Indossava il subligaculum e l'equipaggiamento tradizionale dei gladiatori, come schinieri e manica, armata di una spada e uno scudo, ma non indossa né l'elmo né una tunica, bensì era a seno nudo come un'amazzone.
  • Ametystus - soprannome, prezioso come l'ametista.
  • Amonius - da un graffito di Pompei.
  • Ampliatus - mirmillone, siriano, 33 combattimenti, morto a 30 anni.
  • Anartus - da un graffito di Pompei.
  • Anicetus - provocator spatharius
  • Anticonus - reziario, campione in tanti incontri.
  • Antus
  • Aristobulus - schiavo d’Hispanius, 22 vittorie, d’origine graca, morto a 21 anni.
  • Asiaticus - liberto ex gladiatore divenuto coppiere, fu da Vitellio, divenuto imperatore, nominato Asiatico capo consigliere. Svetonio racconta: "Tuttavia Asiatico si comportò così solennemente che Vitellio lo vendette a un allenatore di gladiatori ambulante, ma impulsivamente lo acquistò di nuovo proprio quando stava per avere inizio l’incontro finale in una competizione gladiatoria”. Poco tempo dopo Asiatico fu presentato dall’imperatore con l’anello d’oro simboleggiante l’appartenenza all’ordine equestre.
  • Assicius - mirmillone.
  • Astacius - gambero, per l'abilità di arretrare e giocare di gambe.
  • Asteropaeus - scuola neroniana, ben 107 vittorie. Su una delle colonne del peristilio della casa del Labirinto (Pompei) è graffito un gladiatore che imbraccia lo scudo con la destra e l’arma con la sinistra. Oceanus, graziato dopo aver perso l’incontro con il neroniano Asteropaeus, evidentemente si era battuto bene.
  • Astiuus - ritratto nel mosaico dei più famosi gladiatori, verso il 320 d.c., esposto alla Galleria Borghese.
  • Atticus - oplomaco, scuola giulia, 14 vittorie, risparmiato
  • Auctus - 50 vittorie.
  • Auletes - soprannome, come Ulisse.
  • Aureolus - soprannome, d'oro.
  • Aurius - ritratto nel mosaico dei più famosi gladiatori, verso il 320 d.c., esposto alla Galleria Borghese.
  • Baccibus
  • Barosus - si batteva contro i reziarii.
  • Bassus - liberato, mirmillone, 1 corona, 1 vittoria.
  • Bato - da Cassio Dione: "Ma cosa fa l’imperatore? Lo fa combattere ancora? E’ il terzo avversario che gli mettono davanti a quel disgraziato di Bato! Guardate com’è stanco! Non ce la può fare. Ecco, lo sapevo: è caduto a terra. Niente grazia? Incredibile, dopo tutto il coraggio che ci ha mostrato! Ecco l’hanno fatto uccidere. Così non potremo più vederlo combattere. Ora l’imperatore fa sapere al pubblico che sarà sepolto con tutti gli onori."
  • Bellerofons - ritratto nel mosaico dei più famosi gladiatori, verso il 320 d.c., esposto alla Galleria Borghese.
  • Beryllus - soprannome, prezioso come un berillo.
  • Boristhenes
  • Caeruleus - secutor retiarius, morto combattendo per il munerarius Constantius.
  • Caladus
  • Callistenes
  • Calildus - detto Callidus Neronianus, della scuola neroniana.
  • Callimorius - ritratto nel mosaico dei più famosi gladiatori, verso il 320 d.c., esposto alla Galleria Borghese.
  • Capreolus - soprannome, perchè agile e leggero.
  • Carpoforus - Da Marziale: "Che campione questo Carpoforus! Viene da una città del polo artico. Avete visto come ha passato da parte a parte con la spada quell’orso che lo stava affrontando a testa bassa? Poi ha ammazzato un leone di una grandezza spettacolare e adesso con un colpo di lancia ti va ad abbattere quel leopardo per aria, proprio nell’attimo che gli stava saltando addosso! Che forza! Quando gli hanno dato i premi ha detto che era pronto a combattere ancora". Carpophorus nell'inaugurazione del Colosseo uccise 20 fiere e per questo fu definito pari ad Ercole.
  • Castor
  • Casuntis
  • Celadus - trace, definito: “sospiro delle fanciulle” o “orgoglio delle fanciulle”. Infatti su alcune scritte a Pompei si legge: suspirium puellarum tr(aex) Celadus (Celadus, il trace che fa battere forte il cuore delle ragazze)
  • Celtus - schiavo già di M. Iunius Silanus, console del 46 d.c., sepolcro dei Giunii Silani.
  • Cerinthus - mirmillone, scuola neroniana, graco, due combattimenti, morto a Roma a 22 anni.
  • Cienus - oplomaco, scuola giulia, 8 vittorie, risparmiato
  • Clacea - di Stabia
  • Columbus di Nemausus - (Nimes) famoso gladiatore che Caligola fece avvelenare. Era un mirmillone così forte e valoroso che vinse ugualmente riportando solo lievi danni.
  • Però Caligola lo fece assassinare versando sulle sue ferite, anziché un balsamo, un veleno di sua invenzione, che da allora chiamò Colombinum. Aveva accumulato 88 vittorie.
  • Columbus Serenianus - mirmillone, eduo, 25 vittorie.
  • Crescent- reziario, in un graffito pompeiano si autoproclamò “signore delle ragazze” e addirittura “medico delle bambole notturne, mattutine…e delle altre”
  • Cresces - su un muro di Pompei è scitto che "Cresces reti (arius) puparum noctumarum" (Cresces, che di notte col suo tridente cattura nella rete le ragazze)
  • Crispus - provocator
  • Crixus - Morto in Apulia nel 72 a.c., uno dei capi della ribellione degli schiavi durante la III Guerra Servile assieme a Spartaco ed Enomao. Di origini galliche, del popolo degli Allobrogi, fu sconfitto in battaglia e reso schiavo. Anch'egli si allenò per diventare gladiatore nella scuola di Capua di proprietà di Lentulo Batiato. Crixo si separò da Spartaco, quando questi voleva raggiungere la Gallia e i Balcani, mentre Crixus era intento a saccheggiare, come fece, l'Italia meridionale. Nel 72 a.c. uno dei due consoli inviati a reprimere la ribellione, Lucio Gellio Publicola, raggiunse Crixo e i suoi uomini, per lo più Celti e capi tribù germanici, nell'Apulia. Nella battaglia Crixo fu ucciso ed i suoi 30.000 soldati sconfitti. Alla maniera degli aristocratici romani, Spartaco onorò la memoria dell'ex-gladiatore con giochi funebri nei quali 300 romani prigionieri di guerra furono costretti a combattere sino alla morte come i gladiatori.
  • Cupidus - reziario
  • Cursor - doctor retiarorum
  • Danaos - trace
  • Dardanus
  • Daunus
  • Decoratus - morto combattendo per il munerarius Constantius.
  • Delicatus - pseudonimo: raffinato.
  • Delphinos - secutor
  • Demetrius
  • Demosthenes
  • Diodoro - gladiatore che nell'epigrafe rimpiange la sua generosità: “nel suo ultimo combattimento egli aveva disarmato l’avversario e credeva di essersi così assicurato la vittoria L’arbitro invece decise diversamente e fece proseguire l’incontro e così Diodoro venne ucciso."
  • Ellius - citato come valente gladiatore nello spettacolo allestito per il quinquennale Alleio Nigido Maio.
  • Eleutherus
  • Enomao - combattente e poi schiavo gallo, morto in Campania, fu uno dei tre capi ribelli della III Guerra Servile. Guidò gli schiavi contro l'esercito romano comandato dal pretore Gaio Claudio Glabro e vinse presso il Vesuvio. Morì probabilmente nel 72 a.c., mentre gli schiavi ribelli iniziavano incursioni e saccheggi in tutto il sud Italia: da quel momento, infatti, le fonti non riportano più sue notizie.
  • Epiptas - della tracia, evidentemente dalla sua abilità nel colpire l’avversario soprannominato: colui che colpisce, attacca.
  • Eros
  • Euprepes
  • Euthales - liberto.
  • Exochus - essedario, cimbro.
  • Faustus - mirmillone specializzato contro il reziario, scuola neroniana, 12 vittorie, schiavo d’origine, Alessandrino, morto a 35 anni.
  • Faustus - essadario, morto a Nemausus, aveva ottenuto ben 37 vittorie.
  • Felix - In un graffito pompeiano fu annunciato uno spettacolo di caccia con la presenza di Felix che avrebbe combattuto contro gli orsi.
  • Ferox - soprannome, per indicare ferocia.
  • Firmus - da un graffito di Pompei.
  • Flamma - soprannome: la fiamma, secutor, siriano, morto in campo a 30 anni nella 35° sfida, 34 combattimenti, 21 vittorie, ha reso nulli 4 incontri, è stato graziato 4 volte.
  • Flavius Sigerus - a Cesarea in Mauritania, morì all’età di sessant’anni insignito della spada d’onore (segno che aveva concluso una brillante carriera e poi vissuto da uomo libero)
  • Filemazione - originario di Colonia Agrippinense, visse trenta anni, reziario di quindici combattimenti, scuola gladiatoria imperiale.
  • Floronius - "Floronius hic fuit neque mulieres scierunt nisi paucae et se dederunt" è scritto in un graffito di Pompei, cioè: È stato qui Floronio e le donne non seppero (resistergli) e, tranne poche, gli si donarono. Insomma uno sciupafemmine.
  • Florus - da un graffito si apprende che i gladiatori spesso effettuavano trasferte. Infatti egli fu vittorioso a Nocera il 28 luglio e vinse nuovamente il 15 agosto nell’arena di Ercolano gli essedari Auriolus, Philippus e il temibile Amarantus.
  • Fortunatus - da un graffito di Pompei.
  • Gaius Sempronius - mirmillone, scuola giulia.
  • Gallicianus - essedario, uomo libero, 25 anni, alto 12 palmi, d’origine germanica.
  • Gallico - Dall’anfiteatro di Cartagine proviene questa tremenda richiesta: “Uccidete, eliminate, ferite Gallico generato da Prima, in quest’ora stessa entro la cinta dell’anfiteatro. Legategli i piedi, le membra, i sensi, il midollo. Bloccate Gallico figlio di Prima, perché non possa uccidere l’orso e il toro né con un sol colpo, né con due, né con tre colpi. In nome del dio vivo e onnipotente, esauditemi, adesso, adesso, presto, presto. Che l’orso lo urti e lo ferisca!”.
  • Gamos
  • Generosus - reziario
  • Germanius Victor - dottore
  • Germanus - samnita, scuola giuliana, 14 vittorie, morto a 30 anni.
  • Glaucus - modenese di origine. Combatté sette volte, l'ottava morì. Visse ventitré anni e cinque giorni.
  • Graccus - aristocratico, volle scendere in arena come reziario, quindi a viso scoperto. All’epoca considerato disonorevole come poi scrisse Giovenale considerandolo vergogna di Roma, disprezzandolo e addirittura parlando dell’avversario che fu costretto a combattere contro di lui e a sopportare l’ignominia peggiore di ogni altra ferita.
  • Hablis - soprannome, colui che è agile, fu un gladiatore tunicato che combatteva con lunghe spade affilate ma senza punta.
  • Herachintus - mirmillone.
  • Herculanus - reziario.
  • Herennius
  • Hermes - detto il guerriero delle tre armi (lancia, tridente e gladio), di cui scrisse Marziale: 
  • Hermes piacere guerresco di questo secolo
  • Hermes capace di maneggiare ogni tipodi arma
  • Hermes gladiatore e itruttore
  • Hermes che mette scompiglio e paura nei suoi allievi
  • Hermes il solo temuto da Elio
  • Hermes il solo che fa cadere Aduolante
  • Hermes abile nel vincere senza ferire
  • Hermes sostituibile solo con se stesso
  • Hermes ricchezza dei noleggiatori dei posti a sedere
  • Hermes tormento e angoscia delle donne
  • Hermes che brandisce fieramente la lancia guerriera
  • Hermes infallibile con il tridente marino
  • Hermes che fa tremare sotto l'elmo dalla criniera spiovente
  • Hermes gloria di Marte in ogni tipo di lotta
  • Hermes uno e trino.
  • Hermias
  • Hyacintus - doctor oplomachorum.
  • Hierocles
  • Hilarus - il più famoso dei gladiatori Neroniani, definito Princeps Neronianus, che combattè anche a pompei dove ne resta un rilievo.
  • Hippolytus
  • Hylas - dimachaerus e assidiarius, 7 combattimenti, liberato e congedato.
  • Hyllus
  • Kallimorphos - greco
  • Kritos - greco, reziario
  • Iaculator - un soprannome che è tutto un programma, ritratto nel mosaico dei più famosi gladiatori, verso il 320 d.c., esposto alla Galleria Borghese.
  • Iantinus - morto a 24 anni dopo 5 combattimenti e 5 anni di matrimonio.
  • Icarus
  • Incitatus - secutor, visse 27 anni sostenendo 16 combattimenti e divenne primus palus, quindi il più esperto e preparato nella categoria che rappresentava.
  • Incitatus - un altro che ebbe 80 vittorie, diventato libero infatti seguitò a combattere accumulando grande fortuna.
  • Ispanus - dai graffiti di Stabia.
  • Itotagus - da un graffito di Pompei.
  • Iucunda - donna, mirmillone, scuola neroniana.
  • Iulium
  • Iutto - barbaro, dai graffiti di Stabia.
  • Leo - soprannome, della forza di un leone.
  • Licentious - soprannome: il licenzioso, il che è tutto un programma, ritratto nel mosaico dei più famosi gladiatori, verso il 320 d.c., esposto alla Galleria Borghese.
  • Lucilio I di Isernia - In una delle principali scuole di gladiatura, la famosa Capua, vi era uno dei gladiatori sanniti più famosi, Lucilio I di Isernia, detto l'Aesernino, che alla fine della carriera divenne "Doctor" cioè addestratore di gladiatori. Le sue gesta nell'arena risalgono al periodo dopo la "Guerra Sociale" cioè intorno alla metà del I sec. a.c. Per concomitanza di tempi e luoghi, potrebbe aver addestrato Spartaco. “C’era, durante i giuochi offerti dai Flacchi, un Esernino Sannita, uomo sanguinario, degno di quella vita e di quella condizione. Viene appaiato con Pacideiano, che fu il miglior gladiatore da che mondo è mondo; però anche Esernino non era un uomo da nulla, per quanto lo stesso Sannita fosse valente nella lotta e desse abbastanza da fare ad ogni avversario…”
  • Lucius Annius Valens - mirmillon, morto nell'arena a 20 anni.
  • Lucius Asicius - su di lui si legge una pesante presa in giro firmata da un tal Jesus che giocando sul ruolo di mirmillone di Asicius lo associa ad una salsa di pesce economica (muriola) e lo accusa di essere un “pesciolino”, cioè un combattente codardo e poco virile
  • Lucius Raecius Felix - 12 volte vincitore, con 12 corone, da un graffito di Pompei.
  • Lucius Pompeius - reziario, 8 corone, originario di Vienne (Gallia).
  • Macinizus - ritratto nel mosaico dei più famosi gladiatori, verso il 320 d.c., esposto alla Galleria Borghese.
  • Mansuetus - provocator, fece voto a Venere di offrire in dono lo scudo se avesse vinto il combattimento.
  • Martianus
  • Marcus Attilius - Su una tomba fuori Porta Nocera (Pompei) vi è un graffito ove un tifoso raffigurò uno spettacolo tenutosi a Nola con la lotta tra un gladiatore liberto, appunto Marcus Attilis, che era al suo primo incontro, contro l’esperto Hilarus che aveva al suo attivo 14 combattimenti e 12 vittorie. Vinse però Marcus Attilius, che vinse anche Lucius Raecius Felix, 12 volte vincitore, con 12 corone.
  • Mariscos - secutor, graco.
  • Marius - da un graffito di Pompei.
  • Maternus - fu un gladiatore tunicato che combatteva con lunghe spade affilate ma senza punta.
  • Matutinus - gladiatore Sannita, vincitore di 32 incontri con altrettante corone di palme.
  • Maximus - del ludus imperiale di Capua, I sec. d.c., 40 vittorie con ben 36 corone.
  • Meleager
  • Meliio - bestiario o venator, che col venabulum infilzò e vinse contro una pantera.
  • Memnus - secutor
  • Mevia - si conosce tramite Giovenale, gladiatrice che con seno nudo e lo spiedo in mano cacciava cinghiali nell’arena.
  • Mucrus
  • Murranus
  • Miletus
  • Montanus - soprannome: che viene dalla montagna.
  • Myrtilus
  • Mucrus (da epigrafe sepolcrale)
  • Murranus - trace, scuola neroniana, 3 vittorie, morì in combattimento.
  • Muscolosus - noto come “Ercole” e anche auriga vincitore di trecento corse nella corsa dei cocchi.
  • Nasica - 60 vittorie.
  • Oceanus
  • Ocheanius - Su una delle colonne del peristilio della casa del Labirinto (Pompei) è graffito un gladiatore che imbraccia lo scudo con la destra e l’arma con la sinistra. Oceanus, graziato dopo aver perso l’incontro con il neroniano Asteropaeus, evidentemente si era battuto bene.
  • Officioso - su un muro di Pompei si dice di lui che “fuggì a otto giorni dalle Idi di novembre, sotto il consolato di Druso Cesare e M. Giunio Silano”.
  • Olympus - specializzato contro il reziario, della scuola imperiale, combattè per 20 anni ottenendo 105 vittorie, fu graziato 19 volte, non fu mai vinto, ottenne la libertà e morì di morte naturale.
  • Orpheus - detto: damnatus ad bestias, cioè specializzato ed abile nella lotta con le fiere.
  • Ostoriius
  • Palumbus - combattente vittorioso, nella stele con una mano stringe la palma e l’altra è poggiata sull’elmo e il grande scudo.
  • Pampineus - ritratto nel mosaico dei più famosi gladiatori, verso il 320 d.c., esposto alla Galleria Borghese.
  • Pamphilus
  • Pampineus - secutor
  • Pando - vincitore di 10 scontri e che, come recita l’epigrafe, uccise un avversario come se fosse un asino, pur avendo il sole negli occhi che lo accecava.
  • Paratus - mirmillo.
  • Pardus - il leopardo
  • Passer - retiarius
  • Pertinax - pertinace
  • Philargyrus
  • Philodamus
  • Philomusus
  • Pinna - soprannome, forse combatteva con un elmo dall’alto piumaggio.
  • Plotium
  • Primigenius - gladiatore raffigurato su di un pilastro in una casa pompeiana.
  • Priscus - scuola neroniana.
  • Probus - liberato da Publius Volumnius Vitalis, germano, mirmillone speccializzato nel combattimento contro il reziario, 99 vittorie,
  • Proshodus - di Pompei
  • Publius Ostorius - essediario, di Pompei, 51 vittorie in arena e dopo essersi guadagnato la libertà con la spada aveva continuato a combattere volontariamente.
  • Pudens - liberto, mirmillone.
  • Pugnax - trace, soprannome, scuola neroniana, 3 vittorie, terminò vincendo.
  • Purpurione - reziario, greco, scuola gladiatoria imperiale. ucciso da un Mormillone all'11° combattimento.
  • Quinto Sossio Albio - mirmillone
  • Quintus Octavius - secutor, morto a 23 anni.
  • Quintus Vettius Gracilis - trace, d’origine spagnola, morto a 25 anni, del resto il nome non prometteva bene.
  • Quintus Vitellius - Cassio Dione narra che Quinto Vitellio, senatore di Roma, si battè di sua iniziativa durante uno spettacolo organizzato da Ottaviano in occasione della consacrazione del tempio in onore di suo padre, il divo Iulio.
  • Raecius Felix
  • Rusticum Cnea - da un graffito di Pompei.
  • Rutuba
  • Rutumannus - retiario, 23 battaglie, invitto.
  • Sabinus - gladiatore che amava le donne e una in particolare, una certa Licisca, che in incognito “lavorava” in un lupanare. Altri non era che Messalina, terza moglie dell’imperatore Claudio. Quando Sabino fu sconfitto in arena fu difeso da una convincente arringa di Messalina che riuscì a salvarlo.
  • Sabinus - trace, l’imperatore Caligola lo mise a capo della sua guardia del corpo.
  • Satornilus - trace di Smirne, II e III sec. d.c. La sua lapide fu eretta dalla familia gladiatoria a cui apparteneva.
  • Satur - mirmillone, scuola giuliana, 13 vittorie.
  • Scava - barbaro, dai graffiti di Stabia.
  • Scilace - essedario, scuola giulia, 26 vittorie
  • Secundus
  • Sergiolus - (Sergiuccio), con spiacevole aspetto per sfregi e cicatrici. Ma Giovenale mastica amaro: "Era però gladiatore: e questo è titolo per far di lor Giacinti… Amano queste donne la violenza"
  • Serpeniius - Nel Mosaico con scena di Venatio, conservato alla Galleria Borghese, l’agile bestiario affronta una pantera e la infilza la fiera con la sua lancia acuminata.
  • Sextus Karius Felix - affrancato da Sextus, reziario.
  • Sextus Karius Rufus - figlio di Marcus, reziario, 4 vittorie..
  • Sedulatus - da un graffito di Pompei.
  • Serpentius
  • Servilius - da un graffito di Pompei.
  • Sextius - da un graffito di Pompei.
  • Sequanus - da un graffito di Pompei.
  • Siicun - da graffiti di Stabia
  • Siidlatis - da graffiti di Stabia
  • Sisinne - sciita, come narra luciano, entrò nella scuola gladiatori di Arnastride, sul Mar Nero, nella speranza di guadagnare combattendo le diecimila dracme che servivano per comprare la libertà di un suo amico e vi riuscì.
  • Sitio - da graffiti di stabia
  • Smaragdus - mirmillone hoplomaco, originario di Gadès.
  • Smargidus - soprannome, smeraldo
  • Spartacus - nato in Tracia nel 109 a.c. e morto in Lucania nel 71 a.c., capeggiò la rivolta degli schiavi nella III Guerra Servile mettendo Roma in seria difficoltà. Combattè in Macedonia col grado di milite ausiliario, ma disertò. Fu catturato e condannato, scampò alla morte dei disertori, cioè la fustigazione estrema, forse perchè bravo combattente, ma fu ridotto in schiavitù e destinato a fare il gladiatore nella scuola di Capua del lanista Lentulo Battiato. Capeggiò la rivolta dei gladiatori fuggendo con un gruppo fino al Vesuvio, dove fu nominato, insieme ai galli Enomao e Crixus, capo dei ribelli. Vinse diverse battaglie contro le legioni romani, finchè presso il fiume Sele fu sconfitto. Nella battaglia morirono 60.000 schiavi mentre i romani persero solo 1.000 uomini e fecero 6.000 prigionieri. Crasso fece crocifiggere lungo la via Appia da Capua a Roma tutti i prigionieri.
  • Spiculus - A Pompei è ricordato questo gladiatore famoso come preferito di Nerone la cui figura fu graffita nell'ingresso della casa del Fauno. Nerone gli regalò patrimoni e palazzi come un vero trionfatore (parte dei beni confiscati a senatori caduti in disgrazia). Addirittura l’imperatore, nel momento della sua rovina, cercò, senza successo, proprio Spiculo per farsi uccidere.
  • Sux - dai graffiti di Stabia.
  • Talamonius - ritratto nel mosaico dei più famosi gladiatori, verso il 320 d.c., esposto alla Galleria Borghese.
  • Telephus - meritò il rudis (spada di legno) simbolo del congedo e successivamente fu ingaggiato come istruttore.
  • Thelonicus - reziario, pagano, liberato dalla pietà del popolo.
  • Tetraides Scilace
  • Tigris - soprannome, che ha la ferocia di una tigre.
  • Triumphus - soprannome, colui che trionfa.
  • Urbico - III sec. d.c., secutor cioè inseguitore di prima fila, primo palo, cioè primo aiutante dell’addestratore dei gladiatori, fiorentino di origine, che combatté 13 volte, visse 22 anni.
  • Valentius - reziario - della Legio XXX.
  • Valerius - da un graffito di Pompei.
  • Velox
  • Veriotal - da un graffito di Pompei.
  • Verus
  • Vervicius
  • Vetius
  • Victorinus - soprannome: colui che vince.
  • Viridea - da un graffito di Pompei.
  • Virodius - da un graffito di Pompei.
  • Vitulus
  • Zosimus



ALTRI

Da un bassorilievo ritrovato a Venafro (IS) compare una “sfida” nell’anfiteatro cittadino tra un gruppo di gladiatori della familia di un tal Cassio, contrapposti a quella della familia dei gladiatori Iuliani Sono rappresentati: il gladiatore di nome Sereno, della famiglia gladiatoria di Cassio, che sconfisse Incitatus, e di Aster che sconfitto, piegando il ginocchio a terra, appoggia il braccio sinistro allo scudo come per dichiarare di non voler/poter più combattere. Il suo avversario è Blastus. poi c'è Euthicus mentre sta per infliggere il colpo di grazia a Niger e Basso, gladiatore imperiale della familia Iuliana, dominante sullo sconfitto Chrestus.

Un graffito figurato a Pompei mostra il duello tra Severus, lo sconfitto, e Albanus, il vincitore.

Nel mosaico di Smirat (Turchia), detto del “banchetto in maschera” sono raffigurati 4 gladiatori cacciatori Mamertinus, Soittara, Bullarius e Hilarinus che stanno uccidendo 4 leopardi, identificati anche loro con dei nomi Crispinus, Victor, Romanus e Luxurius.

Svetonio (Vitae Caesarum) racconta che si batterono in combattimento gladiatorio anche nobili di famiglie bene in vista. Infatti nel 46 a.c., durante il grande spettacolo organizzato da Cesare nel Foro Romano, si affrontarono Furius Leptinus di famiglia pretoria contro Quintus Capenus avvocato ed ex senatore.

In Turchia a Smirne, due fratelli gladiatori assunsero i nomi di Eteocle e Polinice per suggerire al pubblico l’idea della durezza dei combattimenti, evocando i personaggi del ciclo mitologico tebano.

Sulle colonne del peristilio della caserma dei gladiatori di Pompei vennero scoperti un centinaio di graffiti tra cui in cui si rivela che il murmillo Samus, abitò in quella casa

Nell’inaugurazione del Colosseo l’imperatore Tito graziò con tutti gli onori i gladiatori Myrinus e Trionphus.

In un sepolcro dei Gladiatori del I. sec. a.c., oggi al Museo nazionale Romano, c'è un combattimento tra due gladiatori “provocatores”, con un terzo combattente in lotta con una quarta figura incompleta. L’iscrizione cita il nome del provocator Iulius che vinse cinque volte. L’atro provocator è Clemens. Già in epoca republicana, i provocatores combattevano con cardiophilax, una piastra o corazza-scudo, tenuta da due fasce incrociate e fermate dietro la schiena da una borchia. Il simbolo del provocator di sinistra è una testa di gorgone. Essendo nel I sec. a.c. gli elmi sono aperti, corredati solo dai paragnatides.

A Pompei due gladiatori mirmilloni, Tetraites e Prudes, dovevano essere abbastanza famosi all'epoca, visto che i loro nomi compaiono su alcuni vasi di vetro ritrovati in Francia, Inghilterra e Ungheria I sec. d.c. Vi si leggono anche i nomi di altri due gladiatori: Ories e Calamus.

Di Marco Valerio Marziale
Quei due gladiatori, Priscus e Verus, sono davvero valorosi! Adesso tutto il pubblico si è alzato in piedi e sta gridando a gran voce di fare terminare lo spettacolo, tanto si è capito che il valore dei due è tale, che nessuno dei due può soccombere. Ma ecco finalmente intervenire l’imperatore. Ha dato ordine di togliere ai due combattenti gli scudi. Vuole farli lottare a mani nude, fino a quando uno dei due non alzerà il dito per indicare la resa. Per ora li fa riposare un momento e manda a tutti e due cibi e doni. Ecco stanno ricominciando. Niente da fare: sono caduti tutte e due insieme a terra stremati. All’imperatore il combattimento di questi due schiavi deve essere molto piaciuto perché sta facendo mandare a tutti e due la palma della vittoria. Li ha anche resi uomini liberi per il loro ingegno ed il loro valore. Non si era mai visto uno spettacolo di gladiatori finire in questo modo. Tutti e due i combattenti hanno vinto!"



IMPERATORI GLADIATORI

Si racconta che una volta l’imperatore CALIGOLA si sia esibito come gladiatore.

L'imperatore COMMODO era definito "Ercole Romano" perché affrontava animali e come il suo eroe si vestiva con pelle leonina e clava. La sua passione per le cacce lo portò ad uccidere elefanti, rinoceronti, ippopotami, giraffe, tigri, leoni e orsi. Con gli struzzi si divertiva a colpirli con l’arco. Contro gli uomini preferiva vestirsi da Secutor (sembra che i reziari gli stessero antipatici). Si dice che abbia preso parte a 735 combattimenti e riportato un migliaio di vittorie. Aveva una stanza al Ludus Magnus e inoltre era solito abitare nella caserma dei venatores esercitandosi con essi (Lampridio, Commodo, 2,9 e 5,5). Alla sua morte fu fatta un’asta pubblica del suo equipaggiamento da gladiatore. Furono messi in vendita armamenti tempestati di pietre preziose e inserti d’oro.

L’imperatore CLAUDIO era appassionato di combattimenti di massa e nel 44 d.c. organizzò al Campo Marzio la simulazione dell’assalto a una città britannica, che condusse egli stesso.

Anche TITO, ADRIANO, LUCIO VERO e DIDIO GIULIANO non sdegnarono il combattimento.


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