GIUSTINIANO I




Nome completo: Flavius Petrus Sabbatius Iustinianus
Nascita: Tauresium, 11 maggio 482
Morte: Costantinopoli, 14 novembre 565
Dinastia: Giustinianea
Consorte: Teodora
Incoronazione: 527
Predecessore: Giustino I
Successore: Giustino II
Regno: 527-565 d.c.











LE ORIGINI

Capostipite della dinastia giustinianea, Flavio Pietro Sabbazio Giustiniano, o Flavius Petrus Sabbatius Iustinianus, passato alla storia come Giustiniano I, nacque a Dyraho (Durazzo), nell'Illiria, nel 482, da Vigilantia, sorella del generale Giustino, futuro imperatore e da certo Sabbazio.

Suo zio lo adottò dandogli una buona educazione per l'epoca, di giurisprudenza e filosofia, per quanto la filosofia consentita fosse all'epoca molto limitata, ormai i classici testi della cultura romana e greca erano tramontati, perchè si poteva leggere solo ciò che non dispiaceva al cristianesimo. Visse pertanto l'infanzia alla corte di Costantinopoli.

La sua carriera militare fu segnata da rapidi avanzamenti, e quando, nel 518, suo zio Giustino divenne imperatore, tutti pensarono a lui come possibile erede. Giustiniano venne nominato console nel 521, e più tardi comandante dell'esercito d'oriente. Funse da reggente virtuale molto prima che Giustino lo rendesse imperatore associato quasi in estremis, il 1º aprile 527.



TEODORA

Nel 521 Giustiniano divenne dunque console e la persona più influente dell’Impero; iniziò a proteggere gli Azzurri che causarono tumulti non solo a Bisanzio ma in ogni città dell’Impero che avesse un ippodromo. In questo periodo fece la conoscenza di Teodora, un'ex attrice.
Secondo Procopio la donna era una viziosa prostituta : “Pur lavorando con ben tre orifizi, rimproverava stizzita alla natura di non aver provveduto il suo seno di un’apertura più ampia, sì da poter escogitare anche in tal sede un’altra forma di copula”.

Comunque Teodora conobbe Giustiniano che se ne innamorò perdutamente e ci convisse. In realtà avrebbe voluto sposarla ma la legge, emanata da Costantino I, affermava esplicitamente: “I senatori, o prefetti, o quelli che nella città godono la dignità di duumviri, o quelli decorati degli ornamenti del sacerdozio, cioè della Fenimarchia o Siriarchia, a noi piace che subiscano la macchia d’infamia e siano fuori delle leggi romane se abbiano voluto avere come legittimi figli nati loro da ancella o da figlia di ancella, da liberta o da figlia di liberta, da scenica o da figlia di scenica, da taverniera o figlia di taverniera, o da vile o abietta persona, o da figlia di lenone o d’arenario o che pubblicamente presiedette a mercimoni

Giustiniano convinse lo zio Giustino a mutare la legge ed a promulgare l’editto De nuptiis: “Concediamo loro alle donne un tempo dedite ai giochi del teatro, con questo editto dettato dalla clemenza, la benevolenza imperiale, a condizione che rinuncino a questa infame condizione e si dedichino ad una vita decorosa ed onesta. Che venga loro concesso di supplicare la Nostra Maestà di dar loro i permessi imperiali per contrarre un matrimonio legittimo” . Lo zio acconsentì anche perchè anch'eglia aveva un'attrice come amante che voleva sposare. Così Teodora nel 523 ottenne il rango di patrizia e sposò il futuro imperatore.

Teodora sarebbe divenuta molto influente nella politica dell'impero, e gli imperatori successivi avrebbero seguito l'esempio di Giustiniano sposandosi al di fuori della classe aristocratica.



L'IMPERATORE

COLOSSO DI BARLETTA
Nel 525 i senatori spinsero Giustino a conferire a Giustiniano il titolo di Cesare, il sovrano cedette. Dopo il matrimonio Teodora protesse il clero monofisita crebbe, mentre il governo, guidato da suo marito, perseguitava ed esiliava tutti i seguaci del monofisismo.
Con l’aggravarsi delle condizioni di salute del vecchio imperatore, Giustiniano nel 526 fu elevato dal Senato al rango di nobilissimus (creato appositamente per lui) e chiese all’imperatore di ratificare la scelta, Giustino, anche questa volta, a malincuore accettò.

Procopio ci fornisce la fonte principale della storia di Giustiniano, coadiuvata dalle cronache di Giovanni da Efeso, entrambi però molto aspri nei confronti di Giustiniano e Teodora. A fianco della sua opera principale, Procopio scrisse anche una Storia Segreta, coi molti scandali della corte di Giustiniano. Ciò che scandalizzò gli storici non furono però le persecuzioni, le torture e i massacri perpetrati dall'imperatore in nome della fede, ma il fatto che una donna di facili costumi anzichè essere punita venisse fatta salire al soglio imperiale.

Teodora morì nel 548; Giustiniano le sopravvisse per quasi 20 anni e il suo carattere, non più mitigato da una certa tolleranza della moglie si dette ad ogni eccesso nella persecuzione dei non cattolici.



IL LEGISLATORE

Giustiniano apportò secondo alcuni una rivoluzione giuridica, che organizzò il diritto romano in uno schema ancor oggi ancora valido, lo schema, non le leggi, che per molti versi furono un regressione rispetto al diritto romano che dava, rispetto al popolo e ai senatori, parecchio più potere. I sovrani bizantini instaurarono una monarchia assoluta all'uso orientale e come l'impero romano non si sognava, e ci vorranno molti secoli per una monarchia più democratica.

La sua attività legislativa si suddivide in tre periodi. Il primo periodo, dal 528 al 534, riguardò:
  • Il primo Codice (Novus Iustinianus Codex), dal 528 al 529,
  • Il Digesto, o Pandette (Digestum, seu Pandectae), dal 530 al 533, una raccolta di iura (opere di giuristi presieduti da Triboniano)
  • Le Istituzioni (Institutiones Iustiniani sive Elementa), 533, destinate all'insegnamento del diritto nelle scuole
  • Il secondo Codice (Codex repetitae praelectionis), 534, ossia il Codice vero e proprio con la raccolta delle leges imperiali.
Il secondo periodo, dal 535 al 541-545 circa, fu caratterizzato da un'intensa legislazione "corrente" (per mezzo delle Novellae constitutiones, che raccolsero i frutti dell'intensa stagione legislativa tra il 535 e il 545).

Il terzo periodo, dal 546 al 565, forse per la peggiore qualità dei collaboratori, che vide l'attività legislativa (sempre per mezzo di Novellae) farsi sempre più scarsa e scadente.

Il Corpus Iuris Civilis nel primo periodo fu scritto in latino, lingua ufficiale dell'impero ma scarsamente conosciuto dai cittadini delle province orientali, anche se lo stesso Giustiniano era di lingua, cultura e mentalità latine e parlava con difficoltà il greco, lingua che i colti romani conoscevano e parlavano come seconda lingua (vedi Giulio Cesare).

Il latino infatti era la lingua dell'amministrazione, della giustizia e dell'esercito, mentre le principali lingue d'uso erano il greco, il copto, l'aramaico e l'armeno. Se il dominio romano era riuscito ad imporre con successo il proprio diritto e le proprie istituzioni politiche e militari, le province orientali dell'impero adottarono lingua e istituzioni greche. Per questo dalle Novellae in poi le leggi vennero redatte in greco.

Il Corpus forma la base della giurisprudenza latina (compreso il diritto canonico: ecclesia vivit lege romana). Raccoglie le leggi vere e proprie, senatoconsulti (senatusconsulta), decreti imperiali, rescritti, opinioni e interpretazioni dei giuristi (responsa prudentium). Il Corpus viene definito un "monumento alla sapienza giuridica di Roma" e fu alla base della rinascita degli studi giuridici e delle istituzioni politiche in Europa, tanto che ancora oggi costituisce il fondamento di molti sistemi giuridici nazionali nel mondo.




BELISARIO

Nel 524 Giustiniano s’ammalò gravemente e gli Azzurri scatenarono tumulti, per cui Giustino incaricò il prefetto Teodoto di reprimere i disordini, il prefetto fece giustiziare tra gli altri un certo Teodoro, ricchissimo patrizio. Giustino allora destituì il prefetto e lo mandò in esilio, al suo posto fu chiamato l’ex prefetto Teganiste che riuscì a ristabilire l’ordine non solo a Bisanzio ma in tutto l’Oriente: le sommosse dei partiti dell’Ippodromo furono sotto controllo fino alla Rivolta di Nika.
In quest'occasione Giustiniano considerò l'idea di abbandonare la capitale, ma rimase in città su consiglio di Teodora, e Belisario giunse per schiacciare la rivolta pochi giorni dopo, chiudendo le porte dell'ippodromo e uccidendo una per una ben 7000 persone a colpi di freccia.

Giustiniano si impegnò in guerra contro la Persia della dinastia Sassanide, lasciando il compito però al generale Belisario, meritevole di aver sedato la rivolta di Nika, a Costantinopoli, nel gennaio del 532, nella quale degli oppositiri avevano costretto Giustiniano a dimettere l'impopolare Triboniano, ed avevano tentato di rovesciare l'imperatore stesso. Il tempo degli imperatori romani che guidavano gli eserciti aggiudicandosi i trionfi era tramontato da un pezzo.

Nel 533 Belisario riconquistò il Nord Africa ai Vandali, dopo la Battaglia di Ad Decimum, vicino a Cartagine, poi avanzò quindi in Sicilia ed Italia, riconquistano Roma, l'antica capitale dell'Impero (536) e la capitale degli Ostrogoti, Ravenna (540).

Mentre Giustiniano voleva lasciare che gli Ostrogoti governassero uno stato tributario, Belisario voleva far tornare l'Italia territorio imperiale romano. Per questo disaccordo con Belisario, Giustiniano lo inviò in oriente contro i Persiani. Dopo aver stabilito una nuova pace ad est nel 545,

Belisario fece ritorno in Italia, dove gli Ostrogoti avevano riconquistato Roma. Il generale eunuco Narsete strappò il comando a Belisario, e lo storico Procopio, ex ufficiale dell'esercito di Belisario, accusò Narsete di tradimento. Narsete riuscì a sconfiggere definitivamente i Goti, e a conquistare tutta l'Italia, e a respingere le scorrerie degli Alammanni nell'Italia del Nord.

Belisario venne imprigionato ma Giustiniano lo perdonò e gli ridette il comando perchè era il più bravo generale che aveva, ed infatti questi sconfisse i Bulgari quando questi comparvero per la prima volta sul Danubio nel 549. Nel 551, le forze bizantine conquistarono parte della Spagna meridionale ai Visigoti. Le conquiste di Narsete non furono però durature ed a causa dello spopolamento e delle frequenti razzie di Franchi e Alamanni non si ebbe mai una buona gestione dei territori recuperati.

Lo squilibrio creato a oriente dalle campagne in Europa occidentale fu subito colto dai Persiani, che tra il 540 e il 562 invasero l'Armenia e la Siria, conquistando anche la metropoli di Antiochia.



PROCOPIO - STORIE SEGRETE

"Ch'egli non fosse un uomo, ma una sorta di demone in forma umana, lo può provare chi valuti la dimensione del danno da lui inflitto all'umanità; è dalla dismisura dei fatti che si chiarisce la potenza del loro responsabile. Nessuno, mi pare, se non Dio, potrebbe riferire con esattezza l'ammontare delle vittime sue: si conterebbe prima quanti granelli ha la sabbia, che non le vittime di questo imperatore.
A una considerazione sommaria della terra ch'egli lasciò deserta d'abitanti, direi che siano morti milioni e milioni di persone. La sconfinata Libia si era svuotata a tal punto, che anche affrontando un lungo cammino era arduo imbattersi in anima viva. Eppure erano 80000 i Vandali che non molto prima avevano costì prese le armi; e chi potrebbe avanzare un numero per le loro donne, i bambini, i servi?
Ed è rimasto sulla terra qualcuno che sappia valutare quanti erano in Libia un tempo residenti in città, quanti coltivavano la terra, quanti attendevano ai commerci marittimi? Eppure io potei vederli, con questi miei occhi. E di gran lunga superiore era il numero dei Mauritani laggiù residenti, spariti tutti, con le loro donne e la figliolanza. E proprio quella terra occultò in sé molti soldati romani e quanti da Bisanzio li avevano seguiti. Insomma, a stimar 5 milioni i morti in Libia, non si sarebbe ancora al livello dei fatti.
E il motivo è che dopo la repentina sconfitta dei Vandali, Giustiniano trascurò di rafforzare il controllo sul territorio, né si premurò che la salvaguardia dei beni fosse assicurata dalla buona disposizione dei sudditi; al contrario, non ebbe indugi a richiamare indietro Belisario, accusandolo di comportamenti dispotici a lui affatto alieni: così avrebbe potuto governare la Libia a suo piacimento, depredarla, fagocitandola in un solo boccone.
Subito inviò ispettori territoriali e impose nuove, pesantissime, tasse; requisì la parte migliore dei terreni; vietò agli ariani di celebrare i loro riti. Ritardava i pagamenti ai militari, rendendosi loro insopportabile per questa e altre ragioni, che diedero luogo a torbidi, forieri di gran danni.
Incapace di lasciare le cose come stavano, era nato per rovesciare tutto nel caos. L'Italia, che è almeno tre volte la Libia, divenne ovunque un deserto, ancor peggio dell'altra. Può pertanto valutarsi con una certa esattezza il numero delle persone morte laggiù. Anche là si ripeterono tutti gli errori commessi in Libia. Avere inviato i cosiddetti ‘logoteti’ fu ragione di subitanea rovina e caos generale.
Prima della guerra, il regno dei Goti andava dalla Gallia ai confini della Dacia, dove si trova la città di Sirmio; quando l'esercito romano giunse in Italia, erano i Germani a detenere la maggior parte e della Gallia e del territorio dei Veneti; quanto a Sirmio e ai suoi dintorni, è nelle mani dei Gepidi; ma tutto, a dirla in breve, è un assoluto deserto.
Alcuni erano stati uccisi dalla guerra, altri dalla malattia e dalla fame, consueto corredo della guerra. Dacché Giustiniano ascese al trono, l'Illiria con la Tracia tutta subì pressoché annualmente le scorrerie di Unni, Sclaveni e Anti: alla popolazione furono inflitti scempi fatali.
Ritengo che ad ogni loro invasione fossero più di duecentomila i Romani che finivano per morire, o in schiavitù. Il risultato fu che tutta quella regione divenne una vera desolazione scitica. Tali gli esiti della guerra in Libia e in Europa. In tutto questo periodo, i Saraceni compirono continue scorrerie contro i Romani in Oriente, dall'Egitto ai confini della Persia; scorrerie tanto devastanti che tutta quell'area ne restò pressoché spopolata.
Né ritengo sia possibile, a chiunque indaghi, appurare il numero di quanti così persero la vita. I Persiani, con Cosroe, attaccarono per tre volte le altre zone dell'impero; distrussero le città e dei prigionieri catturati nelle città conquistate e nelle restanti aree, parte ne uccisero, parte ne portarono via con sé. In qualunque terra facessero irruzione, la lasciavano spopolata.
Dacché invasero la Colchide fino ad oggi, è stato sterminio continuo di Colchi, Lazi, Romani. A contare, poi, le conseguenze delle sedizioni in Bisanzio e in ogni altra città, riterrei che abbiano causato non minore strage di uomini che la guerra. Nella totale assenza di giustizia, e della conseguente punizione dei colpevoli entrambe le parti erano inquiete, l'una perché in condizioni d'inferiorità, l'altra invece per sfrontatezza; e sempre perseguivano gesti disperati e inconsulti.
Ora si attaccavano in massa, ora combattevano a piccoli gruppi, e capitava che tendessero agguati individuali. Per 32 anni, senza posa, s'inflissero reciproche atrocità, tanto che spesso vennero messi a morte dalla magistratura preposta al popolo. La punizione per le illegalità commesse di solito ricadeva sui Verdi; ma la violenza omicida si diffuse sull'impero romano anche a causa delle persecuzioni dei Samaritani e dei cosiddetti eretici.
Tutto questo toccò all'umana stirpe sotto quel demonio incarnato, in veste d'imperatore; il responsabile ne fu lui. Infatti, mentre egli reggeva lo Stato romano, molte altre calamità sopravvennero; alcuni sostengono che siano accadute per presenza e macchinazione di quel demonio maligno; per altri, invece, quel che s'è qui compiuto risale all'odio divino per le azioni sue, onde Iddio, volte le spalle all'impero romano, avrebbe affidato queste terre ai demoni della violenza."

GIUSTINIANO E TEODORA


LE PERSECUZIONI DEI NON CRISTIANI

Giustiniano I ricostruì in modo grandioso la basilica di Santa Sofia, facendola diventare la più grande chiesa della cristianità, egli dopo dirà: "Salomone ti ho superato". La politica religiosa di Giustiniano prevedeva che l'unità dell'impero presupponesse un'unità di fede, credendo che questa fede potesse essere solo l'ortodossia.

Si sa che quando coincidono potere temporale e monoteismo cominciano le persecuzioni e la violenza, la storia l'insegna. Il Codice Giustiniano conteneva due statuti che decretavano uno dei più orrendi crimini per la storia: la totale distruzione dell'Ellenismo, anche nella vita civile, e così fu fatto. Le fonti contemporanee (Giovanni Malala, Teofane Confessore, Giovanni di Efeso) ci parlano di gravi persecuzioni, anche di importanti e colti personaggi.



L'ACCADEMIA DI ATENE

Fra i tanti interventi di crudeltà e intolleranza, quello più ignobile avvenne nel 529, quando gli insegnamenti dell'Accademia di Atene di Platone vennero posti sotto il controllo dello stato per ordine di Giustiniano, sopprimendo in pratica la scuola, la libertà e la cultura ellenica. L'Accademia fondata da Platone era vissuta per un arco di quasi nove secoli, dalla sua fondazione nel 387 a.c. alla sua chiusura nel 529. Già nel 415 era stata torturata e uccisa Ipazia, la maestra della scuola di Alessandria, ossequiata dai capi della città e dai più grandi studiosi dell'epoca, ed era stata distrutta, sempre per motivi religiosi, l'Accademia di Alessandria di Egitto.

Dopo la comparsa del Cristianesimo, l'Accademia di Atene era diventata il centro della cultura pagana dell'impero, cioè scienza fisica, matematica, di geometria, di medicina, astronomica, sperimentale, filosofica e speculativa, divenendo poi uno dei principali centri di sviluppo del neoplatonismo, soprattutto in seguito a maestri colti e illuminati come Siriano, Plutarco di Atene e Proclo. Dopo la chiusura decretata nel 529 da Giustiniano, un gruppo di sette filosofi, (si pensa quelli rappresentati a Ostia Antica, i cosiddetti 7 Sapienti) che comprendeva l'ultimo capo dell'Accademia, Damascio, si recò in Persia, presso il re Cosroe I, e cercò di rifondare in oriente una nuova scuola platonica, ma senza successo.

I libri e il sapere ellenico vennero banditi in quanto pagani e il nuovo insegnamento poteva riguardare solo la religione cristiana, perchè anche la scienza era pagana e si poteva accettare solo quanto detto dalla Bibbia o dai Vangeli. Il solo mettere in discussione che il mondo fosse stato creato in sette giorni costava eresia e rogo.

L'Accademia dunque fu perduta per sempre, e per tutto il medioevo regnò l'ignoranza suprema, perchè anche l'arte era proibita se non a favore della propaganda religiosa. Solo nel Rinascimento, a causa dei ritrovamenti romani, molti artisti si dedicarono all'arte ispirata dagli antichi greci e romani.

Un vero fondamentalismo. Il Paganesimo venne soppresso con le confische dei beni, le torture e i roghi, il che comportò una conversione forzata di massa, solo in Asia Minore, Giovanni di Efeso sostenne di aver convertito 70.000 pagani. Altre popolazioni si piegarono alla cristianità: gli Eruli, gli Unni che dimoravano nei pressi del Don, gli Abasgi e gli Tzani in Caucasia.

L'adorazione di Amon ad Augila, nel deserto libico, venne proibita pena la morte, i templi e le statue vennero distrutti, i libri bruciati, come i resti del culto di Iside sull'isola di Philae sul Nilo. Il Presbitero Giuliano e il Vescovo Longino condussero una missione tra i Nabatei, e Giustiniano tentò di rafforzare la cristianità nello Yemen inviandovi un ecclesiastico dall'Egitto.



LA REPRESSIONE EBRAICA

Anche gli Ebrei soffrirono; non solo le autorità restrinsero i loro diritti civili e tolsero i loro privilegi religiosi; ma l'imperatore interferì negli affari interni della sinagoga, vietando ad esempio l'uso della lingua ebraica nel culto. I recalcitranti subirono bastonature, esilio, confisca dei beni e morte, per lo più sui roghi. Gli ebrei di Borium, non lontano dalla Syrtis Major, che resistettero a Belisario nella sua campagna contro i Vandali, dovettero abbracciare la cristianità o morire e la loro sinagoga fu trasformata in chiesa cattolica.

La cosa curiosa è che tanto il grande assassino e torturatore Cirillo, che fece fare a pezzi Ipazia, quanto il grande assassino e torturatore Giustiniano I, sono stati fatti Santi dalla Chiesa Cattolica. I libri non raccontano mai lo sterminio degli Ebrei da parte della Chiesa Cattolica che li perseguitò e briuciò sui roghi o linciò aizzando la folla narrando infamie sul loro conto. Solo le biblioteche ebraiche ne conservano i documenti.

La conversione del mondo al cattolicesimo non fu libera scelta ma obbligato, e le vittime opearate dalla Chiesa furono infinitamente maggiori delle persecuzioni operate dai pagani, e durarono fino ai primi del 1900. Molto prima delle leggi razziali di Mussolini, gli ebrei a Roma venivano chiusi ogni sera nel ghetto con porte di ferro e catene, perchè di sera non potevano uscire, e non potevano acquistare beni nè merci, per cui divennero usurai o straccivendoli.



LO STERMINIO DEI SAMARITANI

L'imperatore ebbe problemi con i Samaritani, assolutamente refrattari al cristianesimo, e se costretti si ribellavano. Nel VI sec. questa etnia era diventata dominante in Samaria, avversata tanto dai cristiani quanto dagli Ebrei. L'imperatore tolse loro anche il diritto di acquistare proprietà, finchè scoppiò una rivolta nel 529, repressa nel sangue da Giustino I, zio di Giustiniano. Quest'ultimo, che alla morte della moglie Teodora non aveva più ostacoli alla sua violenza religiosa, emise leggi contro di loro che gli impedivano di essere assunti per qualsiasi lavoro.

Nel 556 scoppiò così una seconda rivolta samaritana in Cesarea, stavolta alleati con gli Ebrei. Così di nuovo vennero sterminati e bruciati sui roghi. I Samaritani rimasti vennero definitivamente annientati dal successore di Giustiniano, Giustino II, che estinse il problema Samaritano portando a termine il genocidio di questo popolo, ma neppure di questo parla la storia, nonostante i documenti ci siano.



IL MASSACRO DEI MANICHEI

Rei di credere nel sommo bene e nel sommo male che governano il mondo (un po' come Dio e il Diavolo, ma senza la supremazia del bene), vennero perseguitati prima esiliandoli e confiscando i loro beni, un sistema molto usato che portò grandi ricchezze alla Chiesa cattolica che se ne appropriava, poi vennero epurati soprattutto a Costantinopoli, in parte affogati e in parte arsi sui roghi, perchè l'acqua e il fuoco erano il battesimo di Cristo per i recalcitranti.



IL CREDO DELL'IMPERATORE

Agli inizi del suo regno Giustiniano promulgò come legge il suo credo nella Trinità e nell'Incarnazione, per cui chi non ci credeva era punibile con la morte e non era necessario neppure il processo. Così bastava un'accusa per mandare sul rogo un avversario politico, o qualcuno di cui si desiderasse i beni.

AYA SOFYA
Giustiniano rese il credo Niceno-Costantinopoliano l'unico valido della Chiesa, e concesse valore legale ai quattro concili ecumenici. I vescovi che parteciparono al Secondo concilio di Costantinopoli del 553, riconobbero che la Chiesa era agli ordini dell'imperatore che però in cambio le dette immensi privilegi e ricchezze.

Infatti redasse il Codex e le Novellae con molti decreti su donazioni, fondazioni, privilegi e amministrazione della proprietà ecclesiastica; elezioni e diritti di vescovi, sacerdoti ed abati; vita monastica, obblighi residenziali del clero, condotta del servizio divino, giurisdizione episcopale, ecc. Il tutto fu la premessa al potere temporale della Chiesa.

Giustiniano inoltre ricostruì la Chiesa di Hagia Sophia, già distrutta durante la rivolta Nika. La nuova Hagia Sophia, con le sue numerose cappelle e sacrari, la cupola ottagonale dorata, e i mosaici, divenne il monumento più importante dell'Ortodossia Orientale a Costantinopoli.



LA SUPREMAZIA RELIGIOSA

La lettera di Papa Leone I a Flaviano di Costantinopoli, ad oriente era considerata diabolica, quindi la Chiesa di Roma non aveva seguito. Ma Giustiniano doveva preservare l'unione tra Oriente ed Occidente, per cui non doveva scostarsi dalla linea definita a Calcedonia. Ma i gruppi dissidenti ad Oriente, erano più del partito che appoggiava Calcedonia, anche in abilità intellettuale. Così chi sceglieva Roma e Roma doveva rinunciare a Bisanzio e viceversa.

Ciò non tolse che l'imperatore dominasse i papi Silverio e Vigilio, giungendo a imprigionare quest'ultimo nel 548, quando si rifiutò di legittimare l'editto dei Tre Capitoli in condanna ad alcune opere teologiche. Una prova di ciò fu il suo atteggiamento nella controversia teopaschita, una dottrina cristiana ma eretica che proclamava che Cristo ha sofferto come Dio oltre che come uomo.

All'inizio la questione del teopaschismo sembrava poco importante, ma pur non essendo ortodossa, poteva servire da conciliazione con i monofisiti, per cui giustiniano la usò nella conferenza religiosa con i seguaci di Severo di Antiochia, nel 533, ma senza ottenere alcun risultato.

Un altro tentativo Giustiniano si presentò con l'approvazione nell'editto religioso del 15 marzo 533, e stavolta con un certo successo, poiché Papa Giovanni II aveva ammesso l'ortodossia della confessione imperiale. Egli voleva in realtà debellare i monofisiti, ma senza doversi arrendere alla fede calcedoniana.
Nella condanna dei tre capitoli Giustiniano cercò di soddisfare sia l'Oriente che l'Occidente, ma non soddisfece nessuno. Anche se il Papa consentì alla condanna, l'Occidente ritenne l'imperatore disobbediente ai decreti di Calcedonia.



GLI SCRITTI RELIGIOSI
  • L'editto sulle eterodossie di Origene, del 543 o 544.
  • Richiami ai vescovi riuniti a Costantinopoli per il concilio del 553, sugli errori dei seguaci monastici di Origene (Origenisti) a Gerusalemme.
  • Editto sulla controversia dei Tre Capitoli, forse nel 551.
  • Discorso al concilio del 553, sulla teologia antiochena.
  • Documento, probabilmente antedatato al 550, indirizzato ai difensori dei tre capitoli.
  • Scomunica contro Antimo, Severo e compagni.
  • Appello ai monaci egiziani, con una confutazione degli errori monofisiti.
  • Lettere ai Papi Ormisda, Giovanni II, Agapito I, e Vigilio.
  • Documento inviato al Patriarca Zoilo di Alessandria, di cui resta solo un frammento.
La sua teologia concordava, in generale, con quella di Leonzio II di Bisanzio mirando a risolvere il problema, interpretando il simbolo calcedoniano in termini della teologia di Cirillo di Alessandria, quello che aveva fatto linciare Ipazia strappandole prima gli occhi.



LA MORTE

Evagrio riporta che al termine dei suoi giorni l'imperatore si convertì all'Aftartodocetismo, dottrina promulgata da editto per cui si dichiarava che il corpo di Cristo era incorruttibile e non suscettibile di sofferenza naturale, pur non negando la natura umana di Cristo.

Morì il 13 o il 14 novembre del 565 a Costantinopoli, sembra di vecchiaia.

La peste che colpì l'impero al termine della vita di Giustiniano segnò la fine di un'epoca di ripresa dell'impero bizantino che non sarebbe più tornata, soprattutto per la mancanza di bravi generali e per le fazioni religiose nell'ambito dello stesso cristianesimo.




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