HORREA AGRIPPINA



RICOSTRUZIONE

Erano, nell'antica Roma, magazzini pubblici o privati per il deposito di grano, derrate alimentari o altri generi di consumo (horrea piperitaria per le droghe, chartaria per la carta, candelaria per la cera, ecc.). A Roma si ricordano, tra gli altri, gli horrea Galbana situati presso il porto fluviale del Tevere, gli horrea Agrippiana, Seiana, Lolliana, ecc., molti dei quali riconoscibili nella pianta marmorea della Forma Urbis.

Erano robusti edifici di pietra e mattoni, comprendenti una serie di camere allineate oppure varie camere disposte, su uno o due piani, attorno a vasti cortili centrali che venivano utilizzati dai carri per il carico e lo scarico delle merci.

Gli Horrea Agrippiana, cioè i magazzini di Agrippa, erano un grande edificio posto nei pressi del Foro Romano, dove il Vicus Tuscus volgeva verso il Velabro, giusto alle pendici del colle Palatino.

Il grande edificio, contiguo alla chiesa di Santa Maria Antiqua ed al gruppo di edifici domizianei, fungeva soprattutto da deposito del grano, ideato dal genio dell'architetto e generale Vipsanio Agrippa come edificio antesignano delle nostre stalle.

Un'iscrizione ricorda la dedica di tre mercanti ad Agrippa stesso e al suo genio. L'edificio si articolava attorno a un grande cortile e sulla via era circondato dalle tabernae  in una zona  ricchissima di botteghe e imprese commerciali di ogni genere.

Si tratta di una gigantesca costruzione a due piani formata da grandi ambienti di forma quadrata e in blocchi di tufo che si aprono su un vasto cortile in parte con porticato e occupato in seguito da altri ambienti più piccoli costruiti in laterizio.

Situato a fianco dell'aula in opera laterizia, si può vedere un gruppo di ambienti disposti intorno a un grande cortile. Grazie a una iscrizione dedicata al Genius horreorum, posta nel piccolo ambiente situato al centro e protetto da una tettoia (in questo luogo vi è ancora un pavimento con mosaico in bianco e nero), l'area è stata identificata come gli Horrea Agrippiana, magazzini per il deposito del grano fatti costruire negli ultimi anni del I secolo a.c. da Marco Vipsanio Agrippa, il genero di Augusto, intitolandolo alla figlia Vipsania Agrippina, che divenne poi la prima moglie dell'imperatore Tiberio.

RICOSTRUZIONE




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