AULO PLAUZIO





Nome: Aulus Plautius
Nascita: ?
Morte: ?
Professione: Generale Romano


LE ORIGINI

Aulus Plautius fu un politico e generale romano durante la metà del I sec. dc. e condusse la conquista romana della Britannia nel 43, di cui fu il primo governatore, dal 43 al 47.

Plauzio era di ricca e patrizia famiglia romana, la Gens Plautia era infatti tra le prime quaranta gens di Roma, e Caius Plautius Proculus fu il primo di questa gens a raggiungere il consolato nel 358 a.c.
Tra l'altro Aulus era un lontano parente della prima moglie di Claudio, Plauzia Urgulanilla, e fu suo fratello minore Quinto Plauzio, eletto console nel 36.

Sua sorella sposò Publio Petronio: loro figlio (forse adottivo), che fu poi console e governatore di Britannia.

Plauzio probabilmente fu lo zio il cui "onorato servizio" aveva salvato Plauzio Laterano dalla pena di morte nel 48, dopo la sua relazione con Messalina. Ma il Laterano fu infine giustiziato, nel 65 per la sua parte nella congiura contro Nerone, quando suo zio era probabilmente morto e non poteva più aiutarlo

Si sa poco sugli inizi della carriera di Aulo. Da un'iscrizione si viene a sapere che ebbe a che fare, per conto dello stato, nella soppressione di una rivolta di schiavi nell'Apulia, forse nel 24, insieme a Marco Elio Celere.
Fu console suffetto nella seconda metà del 29 e fu governatore, forse della provincia della Pannonia nei primi anni del regno di Claudio. Un'altra inscrizione lo mostra supervisore della costruzione di una strada tra Trieste e Fiume.

LE CONQUISTE DI AULUS PLUTIUS SGOMINANDO 8 POPOLAZIONI AUTOCTONE


CONQUISTATORE DELLA BRITANNIA

Claudio gli affidò il compito di condurre l'invasione della Britannia nel 43, in supporto di Verica, re degli Atrebati e alleato di Roma, che era stato deposto dai Catuvellauni. Aulo ebbe così il comando di ben quattro legioni: la IX Hispana, la II Augusta, la XIV Gemina e la XX Valeria Victrix, oltre a circa 20.000 ausiliari, compresi Traci e Batavi. Questo dimostra quanto rispetto e gloria si fosse già conquistato come generale per ottenere il comando generale di 4 regioni e in territorio così impervio e lontano.

La II Augusta era sotto il comando del futuro imperatore Tito Flavio Vespasiano. Gli altri comandanti erano: il fratello di Vespasiano, Tito Flavio Sabino, e Gneo Osidio Geta (di cui parla Cassio Dione). Gneo Senzio Saturnino, che è menzionato da Eutropio, potrebbe, in realtà, avere soltanto accompagnato in seguito Claudio.

Sulle coste settentrionali della Gallia Plauzio fece fronte ad un ammutinamento delle sue truppe, riluttanti ad attraversare l'Oceano e andare a combattere oltre al mondo conosciuto. Vennero persuasi dal liberto di Claudio e segretario Narcisso  che li guidò. Al che vedendo che li comandava uno schiavo gridarono "Saturnalia!" (la festa in cui i padroni servivano e i servi comandavano). 

I GENERALI CHE CONQUISTARONO L'INGHILTERRA
Rientrato l'allarme, i romani approdarono a Richborough, nel Kent. I britanni, guidati da Togodumno e Carataco dei Catuvellauni, erano riluttanti ad affrontare in campo aperto i romani, preferendo la guerriglia.

Tuttavia, Plauzio sconfisse prima Carataco e poi Togodumno sui fiumi Medway e Tamigi. Togodumno morì poco dopo, mentre Carataco, che era sopravvissuto, continuò ad essere una spina nel fianco per gli invasori finchè nel 51, sconfitto da Publio Ostorio Scapula, si rifugiò presso i briganti, ma venne fatto prigioniero dalla loro regina, Cartimandua, alleata di Roma.

Dopo aver raggiunto il Tamigi, Plauzio si fermò e mandò all'imperatore Claudio il messaggio di essere giunto con gli elefanti e l'artiglieria pesante marciando sulla capitale Catuvellaunian, e poi su Camulodunum (Colchester).

Il territorio conquistato divenne provincia romana, e vennero fatte alleanze fatte con le nazioni fuori del controllo diretto romano. Plauzio divenne governatore della nuova provincia, fino al 47, quando è stato sostituito da Publio Ostorius scapola.

Al suo ritorno a Roma a Plauzio venne concessa una Ovazione, durante il quale l'imperatore stesso camminò al suo fianco verso il Campidoglio.



POMPONIA GRECINA

Valendosi della sua patria potestà nel 57 Aulo Plauzio sottopose la moglie Pomponia Grecina a giudizio di fronte a tutto il parentado perché accusata di essere seguace, non di un «culto estraneo» come venne riportato, ma di «superstitionis externae rea» e la superstizione esterna in genere era la magia.

Molti scritti romani ne parlano, da Orazio che ci racconta un intero rituale della strega Canidia, alle opere di Plinio il Vecchio che ci documenta un ampio repertorio su rituali magici, dall’Asino d’oro di Apuleio a molte opere di Luciano, ci svelano la diffusa credenza nella magia del mondo romano, credenza che andava dall'assicurarsi un amore o i soldi alla stregoneria che poteva nuocere e uccidere.

LO SBARCO DELLE LEGIONI ROMANE
Talvolta venne usata questa accusa per mandare a morte dei romani dei quali si volevano espropriare dei beni, tanto era forte questa accusa che prevedeva addirittura la morte.

I Romani, nonostante così pragmatici e concreti, indulgevano volentieri al magico, all'occulto, il mistero ed erano pure abbastanza superstiziosi. Nel calendario romano c'erano i giorni favorevoli (dies fasti) e quelli sfavorevoli (dies nefasti) per compiere atti pubblici, amministrare la giustizia, concludere affari, seminare, partire per un viaggio ecc.

Tuttavia la magia, che Plinio definisce "scienza temibile e perversa", per quanto notevolmente praticata, era condannata dalla legge romana. Fin dalle Dodici Tavole (451-450 a.c.) si prevedevano sanzioni per chi recitava incantesimi per procurare male a qualcuno (malum carmen incantassit). Non era proibito ottenere un filtro d'amore, ma era proibita la cosiddetta magia nera.

La "Lex Cornelia de sicariis et veneficiis", opera del dittatore Silla (81 a.c.), prevedeva addirittura la pena di morte per gli omicidi e per chi praticava riti malefici (mala sacrificia).

Infatti Catullo, innamorato di Clodia, in uno dei più celebri inni all’amore dell’antichità, conclude con una formula di scongiuro, nella speranza che nessun invidioso voglia lanciare il malocchio su di loro per invidia alla loro felicità.

Ora verso i Cristiani la politica religiosa di Claudio si mostrò aperta, e la Lettera ai Romani 16,11 attesta la diffusione della nuova religione all'interno della casa di Narciso, che era uno dei più importanti liberti imperiali, che poteva dunque esprimere liberamente la sua fede.

I ciristiani dunque erano fuori da queste accuse, in quanto aborrivano la magia e per quanto poco simpatici come tutti i fanatici, non vennero tuttavia mai incriminati fin quando Nerone, come riporta anche Tacito, accusò i cristiani di avere appiccato il Grande incendio di Roma che distrusse gran parte della città di Roma. Ma l'incendio è del 64 d.c., mentre il processo familiare fu del 57 d.c., cioè 7 anni prima.

MAUSOLEO DI POMPONIO GRECINO
Ora il fatto che Aulus volle in realtà stornare qualsiasi sospetto dalla moglie non poteva riguardare nè il cristianesimo perchè non era stato ancora proibito, nè il culto di Iside che ebbe alternante fortuna, ma che in quel periodo era ancora in auge.

Poteva invece più facilmente trattarsi di qualche accusa di magia (probabilmente di magia tessalica-greca, una delle più usate) da cui il marito teneva a sviare i sospetti pena la morte della moglie, e c'era quindi una seria ragione perchè lo facesse.

Infatti Pomponia Grecina, dopo l'esecuzione della sua amata cugina Julia Drusi Caesaris, nel 43, da parte di Claudio e Messalina, rimase apertamente in lutto per ben 40 anni in aperto ed impunito conflitto, sfidando l'imperatore.

Guarda caso nel 55, solo due anni prima, si era tolto la vita Tito Statilio Tauro, console nel 44 d.c. di cui Tacito negli Annales scrisse che per colpa di Agrippina minore, moglie dell'Imperatore Claudio e madre di Nerone, che voleva entrare in possesso degli Horti Tauriani, venne accusato di praticare magia per cui si suicidò, prima della sentenza del senato.
La stessa cosa accadde ad Apuleio che subì il processo di stregoneria da cui fu assolto grazie alla sua personale e validissima difesa.

E c'è un altro aneddoto che mostra quanto fosse severa la legge contro la magia:
"il pretore Marcus Plautius Silvanus, nel 24 d.c., venne trascinato davanti all'imperatore dal suocero Lucio Apronio con l'accusa di aver gettato la moglie Apronia dalla finestra. Plauzio volle far credere che era addormentato in un sonno profondo e che la moglie si era suicidata. Ma Tiberio si recò immediatamente a casa di Plauzio ed esaminò la camera da letto, in cui apparivano tracce di resistenza e di violenza. Urgulania allora, nonna di Silvano, mandò al nipote un pugnale, gesto che si pensò suggerito dall'imperatore, per l'amicizia dell'Augusta verso Urgulania.
L'imputato, dopo vani tentativi di colpirsi con l'arma, si fece tagliare le vene. In seguito venne accertata l'innocenza di Numantina, sua prima moglie, accusata di avere sconvolto la mente del marito con incantesimi e filtri magici.
"

Numantina aveva pagato con la vita l'accusa di aver fatto magia contro il marito.

MONETA INTITOLATA AD AULUS PLAUTIUS

E' ancora Tacito (Annales 1, XIII, 32) a descrivere l'evento di Pomponia: 
«Pomponia Grecina, nobile matrona romana, andata sposa a Plauzio, al suo ritorno dal governatorato della Britannia con gli onori del trionfo, poiché era stata accusata di superstizione straniera («superstitionis externae rea»), fu sottoposta al giudizio del marito. E questi, secondo l’antico costume («prisco instituto»), istruì il processo sulla vita e sull’onore della moglie alla presenza di tutti i congiunti, e la proclamò innocente («propinquis coram de capite famaque coniugis cognovit et insontem nuntiavit»). Questa Pomponia ebbe poi lunga vita in continua tristezza («continua tristitia fuit»). Infatti dopo l’uccisione di Giulia, figlia di Druso, voluta con inganno da Messalina («dolo Messalinae interfectam»), per quarant’anni vestì a lutto, e sempre triste in cuore; per lei tutto ciò passò impunemente durante il regno di Claudio («imperitante Claudio»), poi le fu motivo di gloria («mox ad gloriam vertit»)».

Tutti i fantasiosi scritti dei posteri sulla sua cristianità furono pertanto mera invenzione, e la Chiesa ci sguazzò parecchio.

Aulo Plauzio e Pomponia Grecina divennero, ad esempio, due personaggi del romanzo ottocentesco Quo vadis? di Henryk Sienkiewicz, un racconto colmo di errori storici e inneggiante con pessima aulicità e moralismo alla religione cristiana.

Giovanni Pascoli vinse la medaglia d'oro al Certamen Hoeufftianum nel 1910, con un orribile poema che fece di Pomponia Grecina l'esempio della virtù femminile cristiana. Nel suo "Pomponia Graecina" il marito l'avrebbe posta di fronte all'alternativa di sacrificare agli dei, o separarsi dal figlio.

''Decisamente evitava spettacoli, gare, pubbliche cerimonie; non mai atterrirono il suo cuore con i loro ruggiti i leoni, quando mangiavano nel circo, non mai si dilettò a guardar le braccia flessuose d’un mimo danzante, né l’azzurro auriga alle briglie legato strettamente, mai ritta su un carro sferzò i cavalli con cuore esultante, mai un gladiatore morituro vide Grecina in un palco dorato tendere il pollice verso.''

Naturalmente finisce in tragedia e naturalmente la chiesa ne fu contentissima, ma sarebbe bello che ogni tanto si restituisse alla storia un po' di verità.



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