GRADI E ONORIFICENZE




I GRADI MILITARI
  • Il supremo potere militare - o imperium militiae, era detenuto dai consoli, dai pretori e dal dittatore, quest’ultimo con un comandante in seconda, il magister equitum. In età imperiale sarà il principe ad avere il comando supremo, esercitato per mezzo di delegati, i legati Augusti, di rango e grado diverso in base all'importanza del dislocamento della legione.
  • Legatus legionis (comandante di legione) - In età Repubblicana, il legatus era comandante delegato da un console o proconsole. Cesare ne fece largo uso durante la campagna delle Gallie. A partire da Augusto venne concesso ai comandanti senatorii in una provincia con una stanziamento di più legioni, tranne che in Egitto e in Mesopotamia dove le legioni erano comandate da un praefectus legionis di rango equestre. Il legatus legionis era sottoposto al comando del legatus Augusti pro praetore di rango senatorio. Qualora la provincia fosse difesa da un sola legione, il legatus Augusti aveva anche il comando della legione. Il legatus legionis di rango senatorio scomparve con Gallieno, il quale affidò le legioni a duces scelti nell'ordine equestre con lunga carriera militare.


GLI UFFICIALI
  • Tribunus militum e Tribunus angusticlaviu: erano 6, di cui uno di rango senatorio, detto Tribunus laticlavius, dall'ampia striscia di porpora (clavus) che orlava la sua tunica, e cinque di rango equestre, detti Tribuni angusticlavi. Essi in coppia comandavano la legione per due mesi, tenendo il comando un giorno per uno o un mese per uno.
  • Legati: ufficiali aggiunti, di solito nominati dal Senato in seguito alle proposte del comandante, che affiancavano ed assistevano.
  • Il centurione: Il grado più elevato fra i centuriones priores era tenuto dal centurione del primo manipolo dei triarii, detto primus pilus. Il centurione era a diretto contatto con i legionari. Il suo armamento era simile ai legionari della propria legione, ma in battaglia poneva una cresta di piume per essere più riconoscibile. Contrariamente ai semplici legionari il suo gladio era agganciato sul balteus nella parte sinistra. Spesso portava sul petto le phalerae: dischi in metallo utilizzati per decorazione, sui quali potevano esserci figure in rilievo. Il segno del suo comando era rappresentato da un bastone di vite, con il quale poteva infliggere punizioni corporali ai suoi legionari. I centurioni erano 60: comandanti delle centurie, nominati dai tribuni e provenienti dalle truppe, erano ufficiali subalterni (duces minores). Ogni manipolo ne contava due: il centurione che comandava la centuria di destra, centurio prior, comandava tutto il manipolo e quindi aveva ai suoi ordini il centurione della centuria di sinistra, centurio posterior.
  • Gli hastati erano agli ordini di 10 centuriones priores e 10 centuriones posteriores, e così i principes ed i triarii.
  • Optiones: in numero di 60, comandanti in seconda della centuria. In ogni turma dì 30 cavalieri c'erano 3 decurioni, dei quali il più anziano comandava la turma. Erano in tutto 30.
  • I 12 praefecti alae: alti ufficiali romani, 6 per ognuna delle due alae (ala dextra, ala sinistra), in cui erano aggregati i contingenti degli alleati, inquadrati in cohortes di fanteria e in turmae di cavalleria.
  • Il legionario: E' il soldato semplice, l’ossatura di ogni legione, uomini solidi, disciplinati e terribilmente determinati. Addestrati a combattere in formazione, sono in grado di fronteggiare ogni tipo di nemico con grande sicurezza ed affidabilità, supportati da un equipaggiamento superiore e da un superiore addestramento, un morale incrollabile ed una ferrea disciplina. Sanno fare di tutto, dalle armi da assedio a macchine da guerra, a costruire palizzate e torri, a scavare trincee, a costruire ponti, a deviare fiumi.



LA LEGIONE

La legione che conquistò il mondo fu soprattutto quella del primo periodo imperiale.

  • Il contubernum è un piccolo gruppo di commilitoni (di solito 8) che condividono la stessa tenda, il più anziano tra loro è il Decano e fa da capo squadra.
  • La Centuria è di circa 80 uomini ed è comandata da un Centurione, assistito da un Optio. Altri ufficiali presenti sono il Signifer, che porta l’insegna della centuria, il Cornicem, che trasmette i segnali acustici, il Tesserarius, responsabile della guardia.
  • Due centurie sono raggruppate in un Manipolo, comandato dal centurione della I^ centuria.
  • Tre manipoli costituiscono la Coorte, comandata dal centurione della I^ centuria del I° manipolo, oppure da un ufficiale superiore. Le coorti ordinarie sono definite Quingenarie ed hanno un pieno organico di circa 480 uomini (6 centurie), ci sono poi coorti che hanno un numero doppio di uomini e sono definite Milliarie. La I^ Coorte è tipicamente una coorte miliaria (con organico doppio) ed è comandata dal centurione Primus Pilus; un ufficiale di grande anzianità e di grandissimo prestigio.
  • Dieci coorti con un distaccamento di cavalleria costituiscono una Legione a pieno organico.
  • La legione è guidata da un Legato che ha sotto di se diversi ufficiali: Tribuni (Augusticlavi se di rango senatorio o Laticlavi se di rango equestre), un Prefetto di Campo, Prefetti, ecc.



LE QUALIFICHE

Diploma militare - una copia autenticata di un originale in bronzo rilasciato dall'imperatore di Roma, la concessione della cittadinanza romana ai veterani stranieri che avevano servito per 25 anni o più in forze ausiliarie romane o nelle flotte Pretorio.



ONORIFICENZE

I "dona" militari erano ricompense, oltre al denaro e alle promozioni. con cui venivano decorati i soldati e la cui importanza è testimoniata dalle fonti e dalle steli funebri in cui venivano raffigurate.
Altra ricompensa, prevista per gli ausiliari, era la concessione della cittadinanza romana prima del congedo: con l'onorificenza assegnata a tutto il reparto, l'appellatico "civium Romanorum" rimaneva quale titolo di reparto anche dopo il congedo dei soldati. Alcune decorazioni assegnate a singoli soldati, davano il titolo al reparto di appartenenza o potevano essere conferite ad un intero reparto (es. "torquata")

UN CENTURIONE ESPONE LE SUE ONORIFICENZE
Una citazione a parte meritano le CORONE:

Le corone venivano normalmente conferite, unitamente ad altri premi, pecuniari o in natura, nella ripartizione del bottino, dal Comandante in Capo vittorioso, a coloro che si erano maggiormente distinti nell'azione. Se si trattava di premiare la massima autorità militare, la decisione spettava invece al Senato.

Sebbene gli insigniti fossero spesso dei militari semplici, quelle corone venivano considerate un premio ambitissimo anche ai massimi livelli: Scipione Emiliano fu particolarmente ammirato per aver ottenuto sul campo la corona murale e quella civica, e perfino l'imperatore Augusto venne ritenuto altamente onorato allorquando gli venne conferita la corona civica (per le vite dei concittadini ch'egli salvò nel porre fine alle guerre civili).

Ma una posizione di ben più elevato spicco era riservato alla corona navalis.
Dallo scrittore romano Aulo Gellio, erudito del II secolo d.C., sappiamo che tale corona era d'oro ed ornata con la riproduzione di rostri. Concepita per colui che, nella fase di arrembaggio di una battaglia navale, saltava per primo a bordo di una nave nemica, non fu, tale motivazione ritenuta sufficiente: con estrema rarità fu infatti conferita la corona navale (a fronte dell'elevatissimo numero di battaglie navali vinte dai Romani, soprattutto grazie agli arrembaggi).

La prima corona navale venne assegnata al console Caio Attilio Regolo durante la I guerra punica, come risulta da un breve frammento del Bellum Poenicum di Gneo Nevio, epico del III secolo a.c.: in quella guerra, Roma osò sfidare, sul mare, la fortissima Cartagine, che era allora la maggiore potenza navale del Mediterraneo. Nel 257 a.c., Caio Attilio Regolo, al comando di una flotta di 200 quinqueremi alla fonda nelle acque di Tindari, avendo avvistato una flotta cartaginese di 80 navi che si sarebbe subito disimpegnata data la disparità di forze, la costrinse al combattimento portandosi temerariamente contro il nemico con sole dieci unità e facendosi seguire, a distanza, dalla metà della sua flotta. 

Così, perdendo solo 9 unità, ne distrusse 18 ai Cartaginesi, che non osarono ripresentarsi fino all'anno dopo, quando la flotta punica, forte di 350 navi, impegnò al largo di Ecnomo quella romana, di 330 unità, comandata dal console Marco Attilio Regolo.
Nella più grande delle battaglie navali mai registrate dalla storia, sia per numero di navi partecipanti (680), sia per numero di uomini imbarcati (290 mila), Attilio Regolo riportò una splendida vittoria, compiendo il primo sbarco navale di forze romane in Africa, altra brillante operazione marittima che sfociò, tuttavia, in un insuccesso terrestre e nel sacrificio dello stesso Regolo.

La seconda corona navale venne conferita a Marco Terenzio Varrone circa un secolo più tardi: ce ne parla nella sua Storia Naturale Plinio il Vecchio, studioso enciclopedico romano del I secolo d.C., che fu peraltro l'Ammiraglio della flotta di Miseno all'epoca dell'eruzione del Vesuvio (79 d.c.) che distrusse Pompei.
Varrone conquistò la corona navale per essersi particolarmente distinto, nell'estate del 67 a.c., durante la guerra Piratica che venne condotta, sotto l'alto comando di Pompeo Magno, con straordinaria celerità ed efficacia e che consentì la completa bonifica del Mediterraneo dalla piaga della pirateria: si trattò, per i Romani, di un successo navale di eccezionale rilevanza visto che la pirateria, in quegli anni, aveva praticamente paralizzato i traffici marittimi vitali dell'Urbe.

La terza corona navale toccò a Marco Vipsanio Agrippa e, dopo di lui, di quel prestigioso emblema volle avvalersi perfino l'Imperatore Claudio al rientro dalla sua vittoriosa spedizione navale in Britannia (43 d.c.) per l'avvio del conquista di quella provincia.
Svetonio narra che "varcato e quasi domato l'Oceano", fece sistemare una corona navale sul frontone del palazzo imperiale sul Palatino. La corona navale, in definitiva, conferita solo a tre valentissimi comandanti di flotte romane e adottata anche da un Imperatore di Roma, va considerata lo splendido simbolo delle più elevate capacità di condotta delle operazioni marittime.



DONA MAIORA
  • Corona graminea - fatta di erbe intrecciate, raccolte sul posto dell'atto eroico, Per un generale o comandante che avesse salvato l'intero esercito da un pericolo. La più alta onoreficenza insieme alla corona obdionalis.
  • Corona obsidionalis - fatta di erbe intrecciate, a chi aveva salvato una città o una guarnigione assediata. Per un generale o comandante che abbia rotto il blocco di un esercito romano assediato. La più alta onoreficenza insieme alla corona graminea. Le corone graminea e obsidionalis costituivano il requisito di base per la procedura del riconoscimento dell' Imperium e del Triumphus/Ovatio. Da qui si accedeva alla:
  • Corona trionfale - La corona triumphalis era assegnata al generale vittorioso acclamato imperator. Fatta d'alloro intrecciato, nel corso della cerimonia trionfale era rappresentata da una corona d'oro fatta in forma di foglie d'alloro sorretta sul capo del generale trionfante da uno schiavo. Per la sua caratteristica di corona propria del generale imperator, la corona d'alloro era anche in epoca imperiale attributo proprio dell'Imperatore.
  • Corona vallaris - al primo soldato che saliva sul bastione nemico o che apriva un varco in un accampamento nemico. Era d'oro e decorata con i montanti (Valli) di una trincea o torrette di una città.
  • Corona muralis - corona in oro, o un cerchio d'oro, simile a una merlatura, al primo soldato che saliva su una piazzaforte o cittadella nemica assediata.
  • Corona civica - la decorazione più antica, intrecciata con foglie di quercia, a chi avesse salvato la vita di un cittadino romano in un combattimento. Durante la Repubblica romana, e il Principato successivi, è stata considerata come la seconda più alta decorazione militare cui un cittadino potesse aspirare.
  • Corona aurea - di foglie d'alloro, e ornata da un nastro. Dai centuroni in su, per aver ucciso un nemico in combattimento unico e mantenendo il terreno fino alla fine della battaglia.
  • Corona navalis o rostrata - per atti di valore compiuti in marina, o al primo uomo che salì una nave nemica, durante una battaglia. Per il generale la corona è fatta d'oro e sormontato con i becchi delle navi, se ha vinto una battaglia in mare. Talvolta indicata come corona rostrata (per la sua foggia) o corona classica (perché veniva attribuita al Comandante di una flotta (classis).
  • Corona castrensis - corona d'oro con le palizzate utilizzate nel formare una trincea.
  • Corona protectoris - a "coloro che hanno protetto e salvato cittadini o alleati" - Polibio riferisce che la corona è presentata da tutti i civili salvati da un soldato e che "l'uomo così preservato deve riverire il suo salvatore come un padre per tutta la vita, e trattarlo come un genitore."
  • Hastae purae - piccole lance d'argento a chi uccideva o feriva un nemico, dopo essersi esposto spontaneamente.
  • Vexillum - una piccola replica d'argento del vessillo a chi per primo lo avesse piantato sulle mura nemiche.


DONA MINORA (medaglie)

Polibio scrive che "dopo una battaglia in cui alcuni di loro si sono distinti, il generale chiede un'assemblea delle truppe, e rende noti quelli che egli ritiene di valoroso c, prima di tutto parla in termini elogiativi degli atti coraggiosi di ciascuno e di ogni altra cosa che merita lode. "

Solo dopo questo sono le decorazioni militari presentati:
  • Torques - collari ritorti e aperti da portare appesi alle spalle con strisce di cuoio.
  • Armillae - bracciali in oro argento o bronzo, senza chiusura.
  • Phalerae - in oro, argento, bronzo o dischi scolpiti indossate sul pettorale durante parate. Una sorta di medaglioni o borchie metalliche “conferite” per atti di valore in battaglia o speciali meriti militari conseguiti da legionari, orgogliosamente indossate sulle corazze dai militari insigniti o appese sulle insegne del reparto decorato.
  • La coppa - a un soldato di fanteria "che ha ucciso e spogliato un nemico" non nella mischia normale di battaglia, ma volontariamente in singolar tenzone.
  • Bardature di cavallo - a un cavaliere "che ha ucciso e spogliato un nemico" non nella mischia normale di battaglia, ma volontariamente in singolar tenzone.


PREMI FINANZIARI

bonus monetae - parte del bottino e bottino dopo una conquista, schiavi compresi.



PREMI DI SERVIZIO

missio honesta - per aver prestato un buon servizio nell'esercito, in genere il regalo di una terra di proprietà.

piatto di largizione - venivano distribuiti dagli imperatori in occasione di anniversari del loro regno, per garantirsi la fedeltà degli ufficiali; talvolta decorati interamente da raffigurazioni di propaganda imperiale.

Piatti più semplici recano la sola immagine imperiale al centro come un piccolo medaglione. Essendo in oro o argento quel che contava di più non era la decorazione ma il peso.



TITOLI IMPERIALI

Titoli imperiali per vittorie riportate.
Inseriti come cognomina latini, corrispondevano di solito al nemico sconfitto dal comandante. Quindi nomi come Africano, Numidico, Isaurico, Parthicus ecc. indicavano il nemico su cui si aveva riportato vittoria.
Il più famoso titolo di vittoria repubblicana fu Publio Cornelio Scipione, che per le sue grandi vittorie nella seconda guerra punica ricevette dal Senato il titolo di "Africano" passando alla storia come "Scipione l'Africano".
Alcuni imperatori vi aggiunsero il titolo di Maximus, come Parthicus Maximus ecc.



CELEBRAZIONE IMPERIALE

Ovazione - una forma meno onorata del trionfo romano. Ovazioni sono state concesse, quando la guerra non era stato dichiarata tra i due Stati, quando un nemico è stato considerato inferiore (schiavi, pirati), e quando il conflitto è stato risolto con poco o nessun spargimento di sangue o di pericolo per l'esercito stesso.

Trionfo - cerimonia civile e rito religioso insieme, in cui si onora pubblicamente il comandante militare (dux) di una guerra, un grande successo in campagna militare o per decantare le glorie della vittoria romana.



PUNIZIONI E PENE

Il soldato romano iscritto al servizio dello stato giurava con un "sacramentum": originariamente per il Senato e Popolo Romano, in seguito al generale e all'imperatore.

Nel sacramentum dichiarava fedeltà al compito prevedendo le punizioni in caso di non ottemperanza o tradimento, fino alla morte. La disciplina era estremamente rigorosa e il generale aveva il potere di eseguire qualsiasi pena, fosse pure la condanna a morte.

Polibio divide le punizioni inflitte da un comandante in pene per i reati militari, e punizioni per "atti poco virili".



PENE
  • Fustuarium o bastonatura - A seguito di una sentenza di corte marziale per diserzione o inosservanza dei doveri, il soldato sarebbe stato lapidato, o picchiato a morte da bastoni, di fronte alle truppe, dai suoi commilitoni, le cui vite erano state poste in pericolo. Soldati con sentenza di Fustuarium scampati alla morte non venivano perseguitati, ma esiliati da Roma. Polibio scrive che la Fustuarium è "anche inflitto a coloro che rubano dal campo; che danno false prove; su uomini che abbiano abusato di giovani e donne, e su chi è stato punito per tre volte lo stesso reato."
  • Per alto tradimento - la pena era di essere chiusi in un sacco di serpenti e gettato in un fiume o un lago.
  • Decimatio - una forma di estrema disciplina militare utilizzato da ufficiali dell'esercito romano per punire soldati ribelli o vili, in casi eccezionali. Un gruppo selezionato di punizione veniva diviso in gruppi di dieci, tra questi si estraeva a sorte un soldato che doveva essere giustiziato dai suoi nove compagni, per lapidazione o bastonatura. I soldati restanti avrebbero ricevuto razioni di orzo al posto del grano e costretti a dormire fuori l'accampamento romano. Questa punizione dell'età regia decadde nella Repubblica, a eccezione della punizione effettuata da Marco Crasso durante la ribellione del gladiatore Spartacus in 72 a.c., quando due delle sue legioni, disobbedendo ai suoi ordini di combattere, gli procurarono una terribile sconfitta. Crasso riunì le due legioni e tirò fuori un uomo ogni 10 per farlo picchiare a morte dai suoi nove compagni. Alcuni studiosi dicono che Giulio Cesare si fosse ispirato a queste due legioni per formare la sua leggendaria "Legio X Equitata". Però Cesare fu famoso per non aver mai fatto ricorso alla forza, perchè i suoi uomini lo adoravano, riconoscenti per quanto lui li amava, proteggeva, rispettava e pure pagava. Seppur guidando gli uomini in battaglie dove il nemico era sempre numericamente maggiore, non ci fu mai una ribellione a Cesare, che per combattere chiedeva il consenso dei soldati, consenso che ottenne sempre. (vedi Giulio Cesare)
  • Un'altra punizione militare romana si applicava solo alle persone coinvolte nel sistema carcerario, questa regola era che se un prigioniero moriva a causa della punizione inflitta da legionari romani, a meno che non fosse stata data la pena di morte, al capo delle truppe sarebbe stata data la stessa pena.
  • Fustigazione pubblica - di coorte o legione, con un numero prestabilito di frustate che non compromettesse l'integrità fisica del soldato.
  • Supplicium - pena capitale talvolta preceduta da tortura (Valerio Massimo, II, 7, 11; Historia Augusta, Vit. Aurel., 6; Codice Teodosiano, VII, 1, 1). Originariamente il diritto a decretarla apparteneva al comandante in capo dell'esercito. Il Digesto elenca tutti i casi in cui applicarla: abbandono di posto, disobbedienza, colpe gravi e dolose durante il servizio, insubordinazione e tradimento. L'esecuzione era un deterrente, raramente usato, contro la diserzione, l'ammutinamento o l'insubordinazione. Comunque in pratica era una punizione rara: nel caso venivano tenuti presenti fattori quali l'anzianità di servizio, il grado, la precedente condotta, l'età, ecc. Una considerazione particolare era riservata anche ai giovani soldati. Se la colpa era commessa da un intero reparto a volte si procedeva alla decimazione.
  • Ignominiosa missio - congedo per indegnità, detta anche militia reici (espulsione dall'esercito).
  • Cingulo solvi (allontanamento dal servizio militare. Codice Teodosiano).
  • Matricula eximi (cancellazione dagli elenchi).
  • Exautoratio (congedo ignominioso) - Vi potevano incorrere soldati, ufficiali ed interi reparti. Se il castigo era meritato da un'intera legione, il suo nome veniva radiato dai quadri dell'esercito, cancellato da tutti i monumenti ed i suoi soldati erano trasferiti ad altri reparti.
  • Scioglimento di un intera legione - poteva essere sciolta senza dare né appezzamenti di terreno né pensione ai legionari. Ciò accadde molto raramente ed era un mezzo con cui punire le truppe ammutinate, ma soprattutto come deterrente per le legioni che potevano essere fedeli ad un oppositore o gruppo politico avversario. Un esempio di legione sciolta fu la I Macriana Liberatrix, formata nel 68 da Lucio Clodio Macer, governatore ribelle della provincia d'Africa, che si era opposto a Nerone. A metà dello stesso anno, Galba, diffidando di Macer, ordinò l'esecuzione degli ufficiali e lo scioglimento della legione, rimossa dal servizio senza esser mai entrata in azione.


PUNIZIONI
  • Multa Pecunaria - si applicava sia ai soldati che agli ufficiali e consisteva sia nel pagamento diretto dell'ammenda sia nella ritenuta di una parte o di tutto il soldo. Non era rara.
  • Munerum indictio - imposizione a soldati ed ufficiali di servizi pesanti, faticosi, rischiosi, non consoni alla carica rivestita.
  • Militiae mutatio - trasferimento di corpo, soprattutto per ubriachezza e insubordinazione. Il colpevole era trasferito in un corpo di truppa considerato inferiore (da cavaliere a fante, da legionario ad ausiliario).
  • Gradus deiectio - La degradazione.



ARTICOLI CORRELATI



1 comment:

legatus legionis ha detto...

io consiglierei un capitolo dedicato alle tattiche di guerra romane

Posta un commento

Post più popolari

 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero