BIBLIOTECA DI AGAPITO



CORTILE INTERNO CON I RESTI DELLA BIBLIOTECA

Il Clivo di Scauro (Clivus Scauri) è l'unica strada antica riconoscibile ancora per la maggior parte del suo percorso rimasto praticamente invariato dai tempi della Roma imperiale, anche se il primo tratto della strada, dall’arco di Dolabella al tempio di Claudio, aveva una leggera deviazione rispetto all'attuale via S. Paolo della Croce, come si legge dal frammento della Pianta Marmorea Severiana. Sul lato meridionale della piazza dei SS. Giovanni e Paolo, dove il clivo corre in piano per un piccolo tratto, vi era una grande costruzione in laterizio risalente agli inizi del III secolo d.c., di cui rimane soltanto parte del piano terreno costituito da una fila di botteghe situate dietro un porticato. 

 L’edificio, composto di almeno due piani, piegava verso ovest con una facciata secondaria, attualmente scomparsa, la quale prospettava su un viottolo che dal clivo di Scauro scendeva verso la Valle delle Camene. Scendendo lungo il clivo e superati gli archi di sostegno che scavalcano la strada, sulla sinistra sono visibili i resti di una grande aula absidata a pianta basilicale databile intorno al IV - V secolo d.c., ed ecco la biblioteca fondata dal papa Agapito (535 - 536).

La biblioteca è conosciuta attraverso uno scritto di Cassiodoro, indicata in un edificio sul Clivus Scauri, attuale Clivo di Scauro. a Roma, adiacente e pertinente al complesso di San Gregorio al Celio, e menzionata dal cosiddetto «Anonimo di Einsiedeln», un ignoto pellegrino dell’VIII secolo che ha lasciato un elenco dei monumenti romani ancora esistenti ai suoi tempi.
La biblioteca prende nome dal Papa Santo che aveva istituito un monastero dedicato a S. Andrea, uno dei più antichi di Roma.



DESCRIZIONE

Si tratta di un'aula absidata in muratura, che per tecnica dimostra una datazione molto tarda, giusto l'epoca di papa Agapito, collocata dietro l'oratorio di Sant'Andrea al Celio. Di questa biblioteca resta menzione anche in un'iscrizione dedicatoria ormai perduta ma copiata dall'Anonimo di Einsiedeln:

RESTI DELLA BIBLIOTECA
Sanctorum veneranda cohors sedet ordine
divinae legis mystica dicta docens.
Hos inter residens Agapetus iure sacerdos
codicibus pulchrum condidit arte locum.
Gratia par cunctis sanctus labor ómnibus unus

dissona verba quidem sed tamen una fides.

Un altro edificio poco più avanti sulla stessa strada, con facciata a filo della carreggiata, appartenne probabilmente allo stesso complesso della biblioteca. La biblioteca accoglieva testi ecclesiastici greci e latini, perchè erano gli unici che la chiesa cristiana ammetteva come cultura, considerando tutti i testi precedenti come pagani e demoniaci, salvandone solo alcuni che potessero con una certa fantasia preconizzare la venuta del Cristo.



PAPA AGAPITO

Agapito collaborò con Cassiodoro nel fondare a Roma una biblioteca di autori ecclesiastici in greco e latino, ed aiutò questi nel progetto del Vivarium, per la traduzione dei filosofi classici greci in latino. Re Teodato degli Ostrogoti lo inviò come ambasciatore a Costantinopoli, per placare l'Imperatore Giustiniano I a seguito della morte di Amalasunta. Mentre si trovava li, l'unica cosa che riuscì a fare fu discutere con il patriarca Antimo I sull'eresia Monofisita, ed essendone uscito vincitore, depose il patriarca e ordinò Menas come suo successore. Già anziano non resse ai disagi del viaggio e alle beghe della corte. Morì infatti subito dopo, il 22 aprile 536.

Agapito I fu Papa per soli undici mesi, dal 535 al 536. Appartenne a illustre famiglia senatoria romana, aveva il suo palazzo sul Celio, al clivo di Scauro, vicino a quello della famiglia di Gregorio Magno, alla quale quasi certamente era imparentato, ed in proprietà della quale passò il palazzo stesso con le dipendenze. Al tempo dell'antipapa Loenzo la sua famiglia parteggiò per papa Simmaco, e suo padre Gordiano, sacerdote presbitero, venne ucciso dalla fazione di Lorenzo, quando assalirono Simmaco ed il suo seguito per impedirgli di raggiungere la basilica Sessoriana (S. Croce in Gerusalemme), dov'era raccolto il concilio che doveva giudicarlo per ordine di Teoderico.

Dieci anni prima l'elezione di Felice IV era stata imposta dall'imperatore Teoderico, in violazione del Constitutum per cui era il Papa a designare i propri successori, mentre volevano essere popolo e senato uniti a designarlo ogni volta. Così Felice IV designò a succedergli Bonifacio II, sollevando lo sdegno del senato del popolo e del clero che si contendevano la votazione.

Quando, alla morte di Giovanni II Agapito fu eletto, diede alle fiamme in chiesa il testo dell'anatema con cui era stato colpito Dioscoro per essersi lasciato eleggere e consacrare nonostante la designazione di Felice IV in favore di Bonifacio II.
Il re Teodato poi intimò al papa ed al Senato che s'interponessero per ottenere da Giustiniano il richiamo delle sue truppe dalla Dalmazia e dalla Sicilia, minacciando, se non lo avessero fatto, di passare a fil di spada tutti i senatori e le loro famiglie.

Agapito obbedì purchè le spese della missione non gravassero sulla Chiesa di Roma. Teodato fece si che l'erario regio anticipasse l'oro al papa, chiedendo in garanzia del rimborso gli ori del Vaticano come pegno ai cassieri della Prefettura del pretorio d'Italia. Evidentemente non aveva grande fiducia non sulla solvibilità della Chiesa che già a quei tempi era straordinariamente ricca, ma dell'intenzione del Papa di restituire l'oro. Ma Cassiodoro, amico di Agapito, glieli fece restituire considerando ugualmente estinto ogni debito. Cambiano i tempi ma non i modi, e due forti poteri si mettono sempre d'accordo perchè conviene ad entrambi.

Poco dopo il suo arrivo, sostenuto da molti vescovi e monaci orientali, poté vincere l'influenza esercitata su Giustiniano dai filomonofisiti e dalla sua consorte, loro protettrice. Col pieno consenso dell'imperatore, il 13 marzo 536, nella basilica di S. Maria, consacrò patriarca di Costantinopoli Mena, in luogo di Antimo, da lui sospeso come eretico dalla comunione dei fedeli. Ad Agapito, perché lo approvasse, presentarono professioni di fede difisite così il nuovo patriarca come l'imperatore. Sembra però che le cose non andarono così, perchè fu S. Sabino di
ALTRI RESTI
Puglia che fu inviato come capo di una commissione di vescovi, nel 535 a Costantinopoli, su invito dell’imperatore Giustiniano, per constatare, dibattere e condannare l’eresia monofisita del patriarca Antimo, la sua rimozione e la sostituzione con il nuovo patriarca Mena.

Presso la chiesa dei SS. Giovanni e Paolo al Celio, lungo il lato meridionale del clivo di Scauro, sono visibili i resti di un edificio, identificato come la "bibliotheca sancti Gregorii", menzionata dall'Itinerarium Einsiedlense, nella quale si conservava una raccolta di testi sacri voluta da Agapito. La notizia della fondazione di una prima biblioteca cristiana a Roma da parte di Agapito è riportata anche da Cassiodoro (cfr. P.L., LXX, coll. 1105 ss.). Dall'analisi delle strutture murarie la costruzione sembra in realtà databile al pieno IV secolo e riferibile verosimilmente ad una ricca "domus urbana"; è possibile d'altra parte che Agapito abbia riutilizzato questi ambienti, preesistenti, come sede della biblioteca da lui fondata, inserita successivamente da Gregorio Magno nel monastero di S. Andrea.

In una silloge epigrafica, l'Einsiedlense, del tempo di Carlomagno, ci è conservata l'iscrizione dedicatoria di grande interesse (Inscriptiones Christianae urbis Romae septimo saeculo antiquiores, a cura di G.B. de Rossi, II, Romae 1888, p. 28, nr. 55; Inscriptiones latinae christianae veteres, nr. 1898). Attesta infatti non soltanto che nella biblioteca era raffigurata "Sanctorum veneranda cohors", ma che in essa A. aveva raccolto opere le quali esprimevano la stessa unica fede in lingue diverse ("dissona verba quidem, sed tamen una fides"), le opere, cioè, dei Padri così latini come greci, ma solo rigorosamente cattolici.

Già i criteri cui si era informato nel creare la sua biblioteca dimostravano che il futuro papa, volesse fare della città sede del vicario di s. Pietro un centro di cultura religiosa atto a combattere sul terreno speculativo le deviazioni dottrinali di Bisanzio e non solo (le eresie del cristianesimo furono più o meno 600, tutte demolite con sistemi un po' violenti, soprattutto torturando e bruciacchiando).
L'insegnamento superiore a Roma s'atteneva ancora agli studi tradizionali della cultura profana classica d'impronta pagana, si che, allarmatissimo, Benedetto di Norcia aveva subito abbandonato la città perché temeva, come scrisse di lui Gregorio Magno, di finire in un immane precipizio se appena avesse toccato di quella scienza. Insomma i testi classici latini e greci erano la perdizione e dovevano essere proibiti e sostituiti in toto dai tesi religiosi.

Agapito, avvertendo il contrasto fra la conoscenza diffusa in Roma degli autori profani e la generale ignoranza dei testi sacri per la mancanza di scuole pubbliche, pensò bene di istituire a Roma una scuola superiore ma solo di studi religiosi, insomma dei seminari per i preti, l'unica scuola ammessa dalla chiesa.

Di Antimo narrano i testi cristiani che facesse magie, incantesimi, che rubasse le suppellettili d'oro e d'argento, che avvelenasse i vescovi, che avesse fatto trucidare trecento monaci gettando poi i loro corpi ai cani e che bestemmiasse talmente tanto che l'imperatore ordinò di mozzargli la lingua. In realtà Antimo era monofisita, cioè credeva nella natura divina del Cristo e ne escludeva quella umana che non comprendeva come potesse coesistere, mentre la chiesa di Roma era bifisita, cioè che Cristo avesse due nature il che naturalmente fece chiacchiere su quando e come si fossero espresse le due nature, se avesse provato dolore nella crocefissione ecc. ecc.

ANTICA STAMPA CHE RAFFIGURA  L'ENTRATA ALL'AREA DELLA BIBLIOTECA


SCAVI NELLA BIBLIOTECA DI AGAPETO

1576, 20 giugno. Nell'orto Ciecoini.
« Emptio prò R, p. d. Claudio Cicholino Custode Cancellarle.
In nomine Dai Amen, Anno 1576 Indictione quarta, Die vero vigesima lunij Coram test. Dominicus de Dominis Romanus regionis S. Angeli sponte. 
Terrenum sive sodum Terre quantitatis trium petiarum vel trium petiarum cum dimidio positum Romae in Monte Celio sive Scauro retro e ecclesiam S. Gregorij, et ante ecclesiam seu Monasterium S. Ioannis et Pauli, 
Quod Terrenum sive sodum conflnatum est ab uno latore a dieta ecclesia S. Gregorij, et ab alio latere, et retro a vinea Dni Adriani, et dni Scipij, et Dfii Vincentij fratrum de Marcolis Romanorum, et a latere anteriori adest via publica cum Introitibus muris, et rebus tam apparentibus quam subterraneis et occultis et omnia que, modo reperiuntur et reperiri poterunt cum muris cementis et lapidibus etiam separatis a muris et ibi sparsis. vendidit R. Patri Dno Claudio Ciccolino nobili Maceratensi Custodi Cancellariae et Referendario apostolico prò pretio scutor: 250 monete de juliis decem pròscuto, 
Hanc autem venditionem D. Dominicus fecit, et facit prò pretio scutorum 250 ad lulios 10 prò quolibet scuto. Actum Romae in regione Pontis in Domo mei Notarij ". (Not. Prospero Campano, prot, 434, e. 489-491).


LO STESSO PORTALE DI ACCESSO SULLA STAMPA, OGGI
Le ricerche di antichità incominciarono non appena il Ciccolini prese possesso del sito (orto triangolare, chiuso da antiche grandiose rovine, tra le chiese di s. Gregorio e dei ss. Giovanni e Paolo, confinante coi nn. 955, 956, 958 della pianta del Nolli).

1577, 4 febbraio.
« Conventiones Inter R. P. D. Claudium Ciecolinum ex una et Maximianum alias il Napoli ex altera partibus . . . Che Mons.Claudio Ceccolini concede licenza a Massimiano cavare nelli suoi giardini à S. Apostolo et nel suo luogo in Monte Celio o vero Scauro pietra, pozzolana tegole et scaglie et altro che se trovarà, et in monte Celio promette di più rompere quelle muraglie et massicci che ci sono che saranno a commodo della Cava secondo che d. Mon. gli dira et comanderà, et di tutte cose trovate in ciascheduno di detti luoghi (levato quella roba che a S. Apostolo è cavata sino al presente giorno quale è tutta di d. Mons. ) un terzo sia di d. Mons. li due altri terzi di d. Napoli e del Compagno.
Delle pietre grosse Statue, Colonne che si trovaranno et altre cose di qualunque sorte siano tenuti (Napoli et compagno) a venderle a Mons. per quel prezzo che da altri se ne trovara o vero a stima ma quando non le vogli se vendino ad altri. 

Actum Rome in Domo pred.' R.D. Claudi in Platea S. Apostolorum posita pntibus Dno Boetio lanneti de Montenovo Senogalliensis Diecesis et D. Propertio Riccio Pientino Testibus ". (Atti di Prospero Campano, protoc. 487, f. 158).

SCAVI NELLA BIBLIOTECA DI AGAPETO.

Vacca

1576, 20 giugno. Nell'orto Ciecolini.
« Emptio prò R, p. d. Claudio Cicholino Custode Cancellarle ap.. In nomine ARCVS CAELE MONTANI. È noto come l'acquedotto neroniano-celimontano. nell' attraversare le strade del quartiere, prendesse forma monumentale, e come tali fornici di passaggio fossero costruiti in travertino, e ornati con cornici e con grandi iscrizioni sull'una e l'altra faccia dell'attico. Vedi CIL. VI, 1259; Lanciani, AqiiecL, p. 154. Due di questi fornici perirono nella seconda metà del secolo, quello di Basilide, di prospetto all'ospedale lateranense, e quello della Navicella. « Al a. 20 nell'armario I, mazzo 111, n. 17, ritrovasi una condonazione fatta ai 28 giugno 1604 da... guardiani della... Compagnia (del ss. Salvatore ad ss.) al popolo romano del prezzo di alcune pietre del Colosseo, condotte in Campidoglio per la fabbrica del nuovo palagio, in ricompensa che il pò. ro. donato aveva allo spedale della Compagnia a s. Giovanni in Lateranno un'arco antico situato incontro all'abitazione del medesimo spedale "

Del fornice alla Navicella ragiona il Vacca a questo modo, Mem. HO:
"Accanto la chiesa di s. Maria della Navicella si trovarono molti travertini : non sono in opera ma scomposti; e perchè l'acquedotto, che passa innanzi s. Gio: in laterno accenna andare al detto luogo, però credo che vi facesse un'angolo, il quale dividendo l'acqua partorisse due acquedotti... Bisogna clie ivi l'acquedotto traversasse una strada, e per farla ampia e spaziosa... fabbricavano di travertini con buoni fianchi, come al presente ne vediamo un'altro dinnanzi all'ospedale di s. Giovanni nel medesimo acquedotto ".

Gli archi celimontani mettevano capo al gigantesco serbatoio delle « Stagna Neronis » sul sito del quale fu più tardi eretto il tempio di Claudio.

Egli è forse in seguito dell'abbandono di tale serbatoio, clie un nuovo ne fu costruito alla Xavicolla. accanto all'ospedale di s. Tommaso in Formis, Pirro Ligorio la scoperta di un tubo di piombo con iscrizione, fatta da queste parti l'anno 1588.

Sallustio Peruzzi ha delineato nella Seh. jìor. 655:
"la pianta di un elegante ninfeo semicircolare, decorato all'iiigiro con - colonne di mistio bellissimo - il l'ui sito è determinato dalla seguente postilla: andiue a sau Giovauui laterauo la prima vigna a la mau destra ".

È possibile che si tratti del « nymphium sordium squalore foedatiim et màrmorum niiditate deforme » che Flavio Filippo prefetto della città « ad cultiim pristinum revocavit » sulla prima metà del secolo quinto. L'anonimo Einsiedlense dice di averne veduta l'iscrizione « intus Romae ": ma il Suarez ne ritrovò un frammento ai Ss. Giovanni e Paolo cioè nel sito istesso dove Sallustio Peruzzi dichiara aver tolta la pianta del ninfeo. 1575.



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