VILLA DI PUBLIO FANNIO SINISTORE (Boscoreale)



FIG. 1

GLI SCAVI

Gli scavi archeologici di Boscoreale hanno fatto riemergere una serie di ville romane, per lo più rustiche, soprattutto nella zona che secondo alcuni studiosi ricondurrebbe al "Pagus Augustus Felix Suburbanus", ossia un sobborgo pompeiano, compreso oggi nel territorio comunale di Boscoreale e in parte in quello di Boscotrecase e Terzigno, dove si evidenziano attività legate alla pastorizia e alle coltivazioni, soprattutto di viti e cereali.

I primi scavi tenuti a Boscoreale risalgono alla metà del 1700, come riportato da una relazione dello studioso svizzero Karl Jakob Weber (1712 - 1764), che narra di un'esplorazione nella zona, voluta da Carlo di Borbone, dopo alcuni ritrovamenti di oggetti e mura romane durante la costruzione di una strada per Torre Annunziata.

Lo scavo dura poco perchè poco fruttuoso, però ne segue un altro nel 1760 in quanto sono state scoperte alcune stanze e alcune monete d'oro e d'argento. Naturalmente gli scavi non hanno la moderna tecnica di rilievo e accortezze che registra ogni strato raccogliendo dati preziosi sulla vita dell'epoca. Si tratta di un mero guadagno di reperti che vengono venduti in ogni dove snaturando il contesto originale.

Lo scavo si interrompe di nuovo per riprendere nel 14 maggio 1774, quando durante dei lavori per la raccolta di lapilli fu rinvenuta una statua in bronzo e delle iscrizioni. Questa volta lo scavo fu più fruttuoso per cui durò diversi mesi, precisamente fino al 2 luglio 1774, e venne rinvenuta una grossa quantità di reperti.

Nel 1964 si iniziò a scavare ad Oplontis, a Torre Annunziata, vicino Napoli. Qui gli scavi hanno messo in luce la scuola di pittura cui sono dovuti anche gli affreschi della villa di Fannius a Boscoreale. Infatti gli affreschi di Oplontis, coi fantastici colonnati, improbabili e sottili architetture, esserini alati, fregi aerei e sottili e schemi decorativi, ricordano molto quelli di Boscoreale.

Una delle più belle abitazioni signorili è la villa di Publius Fannius Synistor, rinvenuta a Boscoreale, nota per le celebri pitture parietali di II stile, del 50-40 a.c., che ornavano le pareti con vedute prospettiche, soggetti mitico-storici e immagini di divinità.

FIG. 2 (SIMILE ALLA 1 MA DIVERSA)
Venne scavata sempre da Vincenzo De Prisco, sulla proprietà di Francesco Vana, e come al solito fece asportare i numerosi affreschi, facendoli incorniciare per poi venderli all'asta, oggi esposti:

- in parte al Metropolitan Museum di New York:
- tratti dall'esedra,
- dal cubicolo diurno
- dal grande triclinio;

in parte al Museo archeologico nazionale di Napoli:
- dal triclinio
- dal grande triclinio;

in parte al Louvre di Parigi,
- dal triclinio,

in parte al Musée royal di Morlanwelz, in Belgio:
- dal triclinio e da altri ambienti.

Insomma solo una minima parte è restata nella sua terra d'origine. Come al solito i reperti romani alimentano i musei di tutto in mondo mentre i nostri in Italia stanno perlopiù nei magazzini dei musei.

(Nel cubiculum ogni parete è suddivisa in quattro sezioni da un pilastro che definisce l'area del divano e da due colonne ornate. I dipinti raffigurano cortili chiusi in cui scorgiamo cime di statue, rotonde e tralicci e vegetazione. Questi recinti si alternano a paesaggi urbani che combinano edifici colonnati e terrazze sporgenti).

UN CUBICULUM

LA VILLA

La Villa di Publio Fannio Sinistore venne così chiamata per la presenza di questo nome su un vaso, anche se con molta probabilità era di proprietà di Lucius Herius Florus, come testimoniato dal ritrovamento di un sigillo.

Si tratta di una villa rustica, seppure di gran lusso, piuttosto grande, la maggior parte della villa serviva da residenza per il proprietario mentre solo una piccola parte funzionava come una fattoria.
Gli affreschi presenti, tutti risalenti al 40-30 a.c. ed oggi conservati in diversi musei come il Metropolitan Museum di New York, al Museo archeologico nazionale di Napoli, al Louvre di Parigi e al Musée Royal de Mariemont a Morlanwelz, in Belgio. 

Alcuni affreschi, probabilmente della prima fase, sono in I stile pompeiano, con le caratteristiche imitazioni di marmi e i pannelli sontuosamente figurati. La maggior parte sono però in II stile con architetture fantastiche che espandono illusionisticamente gli ambienti.

Le deliziose pitture, di grande valore sia storico che artistico, staccate e vendute dai privati, sono purtroppo attualmente esposte nei vari musei del mondo. Come tutti quelli dell'epoca, questi scavi lasciarono molto a desiderare, depredando un patrimonio italiano che venne sparso ai quattro angoli della terra.



I PROPRIETARI

Un graffito della villa indica che la sua prima asta della villa fu fatta il 9 maggio dell'anno 12, con almeno due proprietari nel corso del I secolo d.c. Uno era Publio Fannius Synistor, come risulta da un'iscrizione su una nave in bronzo trovata in loco.

L'altro proprietario portava il nome di Lucio Erennio Floro, come da timbro in bronzo trovato nella villa ed ora nel Museo Metropolitan. Non conosciamo però il nome del primo proprietario o dell'uomo che commissionò gli affreschi. La villa è di solito denominata Villa di Fannius.

I dipinti superstiti sono per lo più raffinati esempi della fine II Stile, l'esempio più famoso dei quali è la Villa dei Misteri a Pompei. La decorazione della villa, che risale a circa il 40-30 a.c. , attesta il buon gusto del proprietario originale.

Il fatto che questa decorazione non sia stata sostituita da un altra, più contemporanea, decorazione nel primo secolo d.c., è una chiara indicazione che c'era già una consapevolezza della qualità degli affreschi della villa.

La villa, costruita intorno al 40-30 a.c., venne già venduta all'asta nel 12 d.c. e al momento dell'eruzione apparteneva a Lucio Erennio Floro.

(Il genio alato fu acquistato nel 1903 dal Louvre di Parigi e proviene dal lato sinistro dell’accesso al grande triclinio, mentre un altro, posto sul lato destro dell’ingresso alla sala, è oggi conservato all’Allard Pierson Museum di Amsterdam).

IL GENIO ALATO - LOUVRE

GLI AFFRESCHI

Gli affreschi hanno una fantasiosa ambiguità visiva, ad esempio nei dettagli architettonici che sembrano reali, come il bugnato in muratura, o pilastri e colonne che proiettano ombre nello spazio dello spettatore, accanto al più convenzionale trompe l'oeil di paesaggi lontani.

Dentro e intorno la camera da letto gli oggetti sono rappresentati così meticolosamente, con ombre, trasparenze e riflessi, da sembrare reali, con vasi di vetro e metallo sugli scaffali e sui tavoli che sembrano sporgere dalla parete.

Tra i dipinti più rappresentativi una veduta di una città, presente in un cubicolo, una Venere con Eros con alla destra Dioniso ed Arianna e sulla sinistra le Tre Grazie, raffigurati invece sulla parete di un oecus ed ancora nello stesso ambiente sovrani macedoni ed ellenistici oltre a figure alate. Le opere di maggiori importanza sono rappresentate però da diverse megalografie, ossia affreschi a grandezza naturale


IL PAGUS

Questa piccola cittadina alle pendici del Vesuvio secondo alcuni autori si sarebbe chiamata Pagus Augustus Felix Suburbanus. I Pagus, da cui il termine "pagano" (usato dai cristiani in senso spregiativo per i seguaci della religione romana), era un territorio rurale con diverse ville, che divenne però un sobborgo (suburbius = sub urbis) della vicina Pompei in età augustea (27 a.c. – 14 d.c.)

- Tra la fine dell’Ottocento 1894-1895 e gli inizi del Novecento in questo territorio vennero scoperte una trentina di ville rustiche di piccole e medie dimensioni a conduzione familiare o gestite da schiavi, insieme però a sontuose ville residenziali.

- Nel 1900 riemerse la Villa di Publio Fannius Sinistore scavata nel Fondo Vona in Via Grotta a Boscoreale, con i suoi splendidi affreschi di tardo II Stile e megalografie simili a quella della Villa dei Misteri a Pompei.

Nel corso del I secolo appartenne a due proprietari tra cui Publius Fannius Synistor come risulta da un’iscrizione trovata in loco, ma cambiò proprietari nella sua fase terminale; non conosciamo però il nome di colui che la edificò e di chi commissionò gli affreschi.

Il proprietario della villa è stato identificato come Publius Fannius Coepio, personaggio del seguito di Augusto ma si sa pure, grazie ad un sigillo rinvenuto, che negli ultimi tempi la casa dovette essere abitata da un certo Lucius Herius Florius.

CUBICOLO - METROPOLITAN MUSEUM DI NEW YORK
La villa fu costruita intorno al 40-30 a.c, successivamente venduta all’asta nel 12 d.c..
Sappiamo che il rinvenimento della Villa fu dovuto a Vincenzo de Prisco, funzionario del Ministero delle Finanze ed archeologo dilettante, motivato soprattutto dall’introito che poteva ricavare dalla vendita illegale di queste opere; una per tutte la vendita del Tesoro di Boscoreale al Louvre.

Infatti gli affreschi della Villa di Fannius furono subito staccati, smembrati e venduti; oggi sono sparsi in tutto il mondo: da Napoli, a NewYork, a Parigi, ma anche in Belgio ed Olanda.

La villa era divisa in due parti: un sontuoso quartiere residenziale con al centro un grande peristilio e un quartiere rustico con magazzini, stalle, sotterranei, cucina e alloggi servili. Il Metropolitan Museum di New York, acquistò all’inizio del XX secolo gli affreschi staccati dal cubiculum M e ricostruì la stanza da letto integrandola con i pezzi originali. La stanza presenta composizioni architettoniche con vedute prospettiche di vari edifici, recinti sacri, ma anche mura, propilei, torri, balconi e grotte.

Nel recinto superiore ci sono decorazioni di un recinto religioso con una statua di Ecate. Gli oggetti sono rappresentati così meticolosamente da sembrare reali; tra le colonne, sul lato sinistro, si scorge un santuario noto come syzygia (manifestazione complessa di un insieme divino) con una trabeazione sostenuta da due pilastri. Al centro del santuario la figura di una Dea con una fiaccola accesa in ogni mano. L’architettura magnificamente dipinta va “illusoriamente” ed oltre misura, al di fuori dello spazio occupato dalla stanza stessa, in un mondo favoloso e fantastico abitato da divinità, satiri, pescatori.



LA COMPOSIZIONE

Una grande scalinata portava dal punto di ingresso principale della villa (a) a un vestibolo porticato (b). Diverse stanze si aprivano su questo vestibolo, le stanze sul lato nord (d e c) che conducevano ad un grande peristilio (e) che aveva stanze tutte tranne il lato ovest.

Sebbene ci fossero molte stanze fuori dal peristilio, sono le stanze che si trovano sul lato nord che sono di particolare interesse in quanto queste stanze erano la fonte dei notevoli affreschi della villa. 
Come per molti scavi del periodo, il lavoro è stato svolto in modo predatorio e tutt'altro che scientifico. 

Gli affreschi sono stati spogliati dalle pareti e messi all'asta al miglior offerente. La maggior parte degli affreschi sono andati al Metropolitan Museum di New York, mentre altri sono rimasti a Napoli e altri sono andati in musei in Francia, Belgio e Paesi Bassi.

La grande sala (g) nell'angolo nord est della villa era probabilmente un secondo triclinium. Era riccamente decorato, per lo più in rosso e blu, con immagini architettoniche che mostravano ambiguità visive. Questo particolare affresco risiede ora nel Musée Royal de Mariemont, in Belgio. 

Il triclinio principale della villa (h) era accessibile dall'angolo nord est del peristilio. Era una stanza piuttosto quadrata decorata con una serie di otto scene principali separate da colonne. Sulla parete ovest, seguendo l'immagine di un portale decorativo, c'era la scena di un uomo anziano con un bastone da passeggio (Museo Archeologico Nazionale di Napoli).

Nella sala grande, di 25 mq, la decorazione è composta da otto  scene, con figure o gruppi di figure. Ogni scena è separata dalla successiva da una colonna che fa praticamente da cornice.

Al centro della parete nord spicca un'immagine di Afrodite con una figura minuta di Eros, a sinistra Dioniso poggiato alle ginocchia di Arianna, e sulla destra si manifestano le Tre Grazie in posa classica. Era usanza delle ville campane di decorare il peristilio con copie di statuaria classica, e si può supporre che questa villa non abbia fatto eccezione.

Purtroppo nei numerosi trafugamenti nulla si è salvato di questa sezione. La ricostruzione illustrata della stanza, effettuato per una mostra ad Essen in Germania, nella Villa Hugel già appartenente alla famiglia Krupp, dà un'idea della bellezza degli scenari.


SALVATORE DI GIACOMO
(poeta, drammaturgo e saggista)

Nell’agosto del 1894, seppi dall’avvocato Pietro De Prisco, a Boscoreale, la storia degli scavi intrapresi da suo fratello Vincenzo.

Voi conoscete certamente, caro signore, la favola posta in giro, da questi superstiziosi contadini, sulla scoperta che abbiamo fatto e sulla sontuosa villa pompeiana che i nostri scavi hanno rimesso alla luce. Si è detto che un nostro zio prete ci abbia indicato il pezzo di terra sotto il quale avremmo rinvenuto un tesoro: si è detto ch’egli, morendo, ci abbia raccomandato di scavare sotto le nostre viti e che seguendo il suo consiglio, noi ci siamo arricchiti con la suppellettile dei nostri padri antichi. Vi dirò, invece come sono andati i fatti.

Siamo quattro fratelli. Mio padre possedeva un pezzo di terra limitrofo a quello che apparteneva a un signor Pulzella. Il Pulzella scopre un avanzo di fabbrica remota. Continua lo scavo, penetra in una piccola stanzuccia sotterranea e s’inoltra in un secondo cubicolo. 

Ma qui, siccome egli era penetrato nella nostra proprietà, si dovette arrestare. E per venti anni ci tenne nascosta la sua scoperta. Intanto, morto nostro padre, nel 1888, toccò in sorte a mio fratello Vincenzo il terreno sotto il quale era penetrato il vicino. 

Mio fratello appura del tentativo del Pulzella, sospetta di aver sotto le sue viti qualche casa pompeiana, raccoglie un po’ di denaro e coraggiosamente continua lo scavo.Mio fratello scoperse subito un secondo e un terzo cubicolo. Tutte e due queste camere, comunicanti fra loro e con quella che aveva esplorato il Pulzella, facevano parte del bagno.

L’ultima di esse, il calidarium, aveva la sua vasca rettangolare rimpetto a una nicchia ornata e rivestita di stucco a spicchi. La precedeva il frigidarium col suo spogliatoio, e il così detto apoditerium precedeva tutte.

Si scava ancora, si va avanti ed ecco il serbatoio dell’acqua, ed ecco venir fuori la caldaia che presenta un sistema riscaldatore affatto nuovo. Ed ecco vasi, anfore, utensili da cucina, utensili campestri; vetri, anelli, monete…"

"E infine quel tesoro d’argenti lavorati al quale vostro fratello ha fatto pigliare tranquillamente la via di Francia".
È vero. Ma sono seguite, in Italia, tali circostanze, riguardo al fatto degli argenti, che mio fratello non ha potuto far a meno di avviarli per la via d’oltr’Alpi."

Il cagnuolo dell’avvocato, che ci aspettava nel cortile, ci precedette, scodinzolando allegramente, fino allo scavo e si mise, a un tratto, ad abbaiare davanti a una porta.

La porta s’aperse di dentro in una specie di fossato quadrato ov’ erano ancora in piedi le mura e si vedevano stanze delle quali alcune avevano un leggiadro pavimento a mosaico. Riconobbi la parte rustica della villa, con la sua cucina che aveva nel centro il suo focolare di mattoni e nella parte nord-est l’impronta d’una grande scansia di legno. 

Ecco il larario, la cella vinaria, la stanza rurale ove Vitruvio raccomandava che si tenessero le vanghe, le forcine, le falci, le zappe, strumenti che furon qui tutti rinvenuti sul posto e che ora fanno parte del bel piccolo Museo De Prisco a Pompei. 

Un vasto locale, pur a pianterreno, era serbato per i dolia, ne’ quali il ricco proprietario poneva il vino, il grano, la carne salata, perfino il miglio che occorreva a’ suoi uccelli. Ecco la cameretta del portinaio, che rimase asfissiato mentre fuggiva e cadde colla mano sulla bocca: l’impronta di gesso del suo cadavere è lì, nello stesso Museo De Prisco.

Vidi ancor la caldaia, vidi il bagno, col suo bel pavimento a mosaico, diverso in ogni stanzetta del bagno stesso. In una camera vicina il De Prisco aveva raccolto: una svariata collezione di lampade, le tegole e le grondaie del tetto, i dadi, o tesserae, con cui giocavan gli schiavi, le anfore pel vino, alcune delle quali, dette litteratae, avevano sulla pancia, inciso, il nome del vino o quello del suo fabbricante. Su di una leggo:

G. F. SCOMBR
SCAVRI
EX OFFICINA SCAVRI

e su di un’altra:
GEMINIAN - T. T. H.

In una scodella sono monete d’oro, d’argento, di bronzo, pietre preziose, anelli, monili, amuleti: in un coccio di vetro è del vino quasi pietrificato, ma che, soffregato, odora ancor forte. E lì, su un’altra tavola, accanto alla forma del villicus o portinaio, è il gesso del mezzo busto d’un cadavere femminile, il cadavere d’una vecchia, la quale ha sulla bocca un panno che le si rannoda dietro, sopra la nuca..
CUBICULUM
(Sulla parete ovest del cubicolo c'è una falsa porta, un anziano con la barba appoggiato a un bastone, e un paio di figure, una seduta e una in piedi, con uno scudo tra loro) 

Per sei anni non si parlò, né a Napoli né fuori di Napoli, del tesoro di Boscoreale. Il silenzio era stato interrotto soltanto quando i giornali francesi avevano annunziato la compera che aveva fatto il Rothschild dell’argenteria preziosa rinvenuta nel pozzo della villa pompeiana e il dono che, dallo stesso Rothschild, era venuto al Louvre di quella splendida, forse unica collezione di coppe, di vasi, d’anfore e piatti lavorati a sbalzo da’ più aristocratici e squisiti artefici greci. 
Poi tutto tacque e il nostro Governo si consolò della perdita con l’acquisto d’un interessante mosaico scavato a Torre Annunziata e rappresentante Platone in mezzo a’ suoi discepoli.

(Si tratta del mosaico rinvenuto il 14 luglio 1897 nel fondo della Signora Giuditta Masucci-d’Aquino sito in contrada Civita del comune di Torre Annunziata. In tale fondo fu scavata una villa rustica dal 31 maggio 1897 al 12 novembre 1898)

Una nuova casa, assai più vasta della prima che fu scoperta nel 1894, è venuta a luce a un tiro di fucile da quella, e Vincenzo De Prisco, che aveva comprati altri terreni intorno al campicello. Nella nuova casa il De Prisco non trova argenti, non utensili degli usi domestici o campagnoli, non monete, non impronta di cadaveri d’uomini o bestie. 
Ma le antiche pareti rimaste in piedi hanno svelato alla meraviglia e all’ammirazione nostre i più interessanti affreschi i quali, fin ad oggi, si siano rinvenuti in queste esplorazioni pazienti del vasto territorio pompeiano.

Un pagus abbastanza folto di ville e di villette, d’uno stile architettonico la cui fisionomia rivelatrice scombussola un tantino la teoria archeologica de’ così detti quattro stili vitruviani. Prima maniera de’ decoratori antichi fu, come si legge nello scrittore romano, d’imitare le varie combinazioni che si fanno con incrostazioni di marmo.
Seguirono cornici con riquadrature di giallo e di rosso; edifici coi rilievi delle colonne e dei frontespizi, scene tragiche o comiche, paesaggi nei corridoi e, in alcuni luoghi, anche quadri con figure, rappresentanti immagini di Dei, o favole, o fatti di guerre di Troia, o viaggi di Ulisse.

DONNA CON SCUDO - METROPOLITAN DI NEW YORK

(Il muro est ha tre dipinti ora giacenti nel museo Metropolitan di New York: un citaredo e una ragazza, un uomo e una donna seduti, e un'immagine di donna che reca uno scudo.)

"Ma" soggiunge "Vitruvio "queste pitture, che gli antichi copiavano da cose vere e possibili, sono adesso, per depravato costume, disusate in tutto. Gl’intonachi offrono allo sguardo confuso non creature ma mostri. Scambio di colonne son canne sulle pareti: invece di frontespizi son pur lì arabeschi ornati da foglie ricce, o da viticci o da candelabri che reggono figure: sui teneri gambi di fiori ipotetici stanno altre figure sedute!"
Ottant’anni dopo la morte di Vitruvio, la storia delle decorazioni pompeiane diventa, da quel tempo fino alla catastrofe del 79, ancor più confusa, e agli archeologi e agli studiosi delle vicende dell’arte riesce sempre più difficile la conoscenza dell’aspetto esterno della casa romana.

Nella penombra di un vasto locale ove il De Prisco conserva adesso, staccati da’ muri, que’ magnifici quadri, io son rimasto lungamente a contemplarli, mentre la memoria degli occhi miei s’andava, a mano a mano, risovvenendo di analoghe rappresentanze, intravedute, or qua or là, nelle riproduzioni di scenari architettonici dipinti in anni più assai vicini a noi".

Conclude il suo racconto Di Giacomo, da quel fine poeta che era: "Al lume roseo del tramonto lessi: Flora. E mi venne da quella dolce testina sorridente e da quel nome una certa poesia dentro, una certa lieve malinconia, un non so che, infine che m’accompagnò, quasi sognante fino a Napoli‛.

AFFRESCO DEL CUBICOLUM
(L'AFFRESCO DEL CUBICULUM sta nella camera da letto, che aveva un salotto, diurnum cubiculum, a sud, è eccezionale per il dettaglio delle scene, che si combinano col soffitto a stucco e con le effettive caratteristiche architettoniche della stanza creando un'atmosfera molto stravagante e piacevole. Le rosse colonne corinzie, con avvolte sinuose viti floreali, sostengono la trabeazione decorata con scudi a emblemi vari, suddividendo le pareti est ed ovest.

Tra le colonne, sul lato sinistro, un santuario noto come syzygia, che significa manifestazione complessa di un insieme divino, che consiste in una trabeazione sostenuta da due pilastri: al centro del santuario, in parte avvolto da una tenda scura, una Dea con una fiaccola accesa in ogni mano. Come dire una divinità luminosa che esce dall'ombra.

Il portale centrale, con doppia porta, è decorato a intarsi in tartaruga. L'architettura dipinta va illusoriamente oltre la stanza, nell'esterno favolistico, mostrando balconi, torri e palazzi che dilatano la parete in un aldifuori fantastico.

Immagini di divinità, satiri, e pescatori si susseguono con un fine paesaggistico che poco ha di religioso. E' da tener conto che i Romani in genere erano più superstiziosi che non religiosi, il che evitava il fanatismo, per cui i dipinti sono una mostra di erudizione mitica e di amore del bello, piuttosto che una devozione al culto.)

EROE SEDUTO CHE NARRA LE SUE GESTA E DONNA CHE ASCOLTA 
"In qualcuna di codeste romane architetture mi è parso di ritrovare il motivo germinatore di quegli sfondi quattrocenteschi su’ quali or si agitano le figure suggestionanti della Torre di Babele di Benozzo Gozzoli, or quelle bizzarre e tenere del Botticelli, o tra una folla di cavalli e di armati, le guerresche figure del Carpaccio.

Ecco gli stessi pensili balconcelli sporgenti, ecco le travi quadrate e rosse che ne reggono il peso e vengon fuori simmetricamente dal muro, ecco torricelle quadrangolari sormontate da piccoli tetti a scaglioni e, più in su, colonnati che non sono fantastici e che quasi terminano più severamente e più sontuosamente la fabbrica assorgente.

Nella parte bassa ella ha una porta dal cui disegno armonioso non si scostano quelli della nostra Rinascenza: le riquadrature, gli ornati, la elegante cimasa sull’architrave, lo stile de’ battenti degli usci, che alla mano del visitatore offrono un mascherone il quale addenta un largo anello, le colonnine laterali a capitello jonico, tutto questo è stato evidentemente imitato nel nostro bel Cinquecento: due secoli hanno più da vicino profittato degli elementi svariati che forniva loro l’arte antica.
Gli affreschi architettonici rinvenuti dal De Prisco non appartengono ad alcuno di quelli additati dal Vitruvio come arbitrari: un sentimento ragionevole ha guidato la mano del pittore e l’ha fatta obbedire alle leggi comuni della prospettiva e della statica. 
CITAREDA - METROPOLITAN MUSEUM DI NEW YORK
(L’affresco della cosiddetta “citareda” è anch’esso al Metropolitan Museum di New York e proviene dal grande “triclinio” o “sala di Afrodite” con il fregio a figure megalografiche).

"Ma chi, visitando Pompei e scendendo dal Foro verso le Terme private, si mette dietro la Basilica, vede una parte della città costruita a scaglioni sul posto delle demolite mura di cinta.

Così si fece, quando, sotto la dominazione romana, la ridente colonia venerea vide assicurata la sua pace. Così a un punto del vasto anfiteatro di Napoli noi vediamo, affacciantisi nelle acque azzurrine del golfo, le ville di Mergellina e di Posillipo, incantevoli presepi popolati di torri, di colonnati biancheggianti e di terrazze.
Guardate la suonatrice di cetra: ella, fra tante filarmoniche ritrovate in effigie a Pompei, ha una fisionomia più viva, più espressiva, più reale. Chi ha posato per questo quadro simpatico e vivace? Si direbbe quasi che sia stata la padrona di casa. 
E quella piccina che le sta accanto ed ora fissa i grandi occhi neri maliziosi nello spettatore come dovette, nel momento in cui fu ritratta, affissarli nel pittore che le aveva forse detto di rimanersene lì per conferire maggior verità al dipinto, quella piccina non è forse una qualche servetta? 

La casa scavata ultimamente dal De Prisco è disposta su due livelli. Vi si accede dal più basso. Il vano di accesso non è ancora stato scoperto, ma esso era certamente posto nella parte bassa, la quale, più che ad atrio, è configurata a peristilio. Una stalla assai vasta e un lararium si son trovati a levante di questa parte della villa; ad occidente era la cella vinaria. 
Nella parte alta è un peristilio esastilo in tutti i quattro lati e sul lato destro del peristilio sono le camere da letto, il bagno e la latrina: di rimpetto stanno due triclini, uno estivo, l’altro invernale. La figurina di genietto riprodotta in questo articolo era sulla parete di entrata al triclinio invernale. Gli affreschi – più di cento – si son trovati sparsi qua e là sulle pareti del portico del secondo peristilio.

Il Ministero della Pubblica Istruzione ha incaricato un’apposita Commissione per gli studi sulla nuova casa e sulle sue pitture. Aspettiamo con viva impazienza questo giudizio. La pubblicazione officiale sarà, a quanto si dice, sontuosa."
METROPOLITAN MUSEUM DI NEW YORK
SALVATORE DI GIACOMO:

"Sei anni passarono da quella giornata d’agosto che lasciarono in me un ricordo incancellabile. Per sei anni non si parlò più né a Napoli, né fuori Napoli, del tesoro di Boscoreale. Il silenzio era stato interrotto soltanto quando i giornali francesi avevano annunziato la compera che aveva fatto il Rothschild dell’argenteria preziosa rinvenuta nel torculario della villa pompeiana e il dono, che egli aveva fatto al Museo del Louvre di quelle coppe lavorate a sbalzo dai migliori artisti greci.

Poi tutto tacque ed il nostro Governo si consolò della perdita con l’acquisto di un interessante mosaico scavato a Torre Annunziata e rappresentante Platone in mezzo Sylva Mala - 9 Alcuni pezzi del Tesoro d’argenterie di Boscoreale, oggi al Louvre di Parigi. ai suoi discepoli.

Però da qualche mese a questa parte i De Prisco e Boscoreale tornano a raccogliere l’attenzione dello stato italiano, degli archeologi e … dei giornali illustrati. Una nuova casa, assai più vasta della prima scoperta nel 1894, è venuta alla luce ad un tiro di fucile da quella, e Vincenzo de Prisco che aveva comprato, a poco a poco, altri terreni intorno al campicello che gli era stato così generoso, si è visto adesso favorito da una fortuna che forse egli non aveva sperato.

Nella nuova casa, che poi dal ritrovamento di alcuni suggelli sarà chiamata di Fannio Sinistore o di Herennio Floro il de Prisco non trova vasi di argento, non utensili della vita campagnola o domestica, non monete, non impronta di cadaveri umani o di bestie. Ma quello che i padroni di casa non hanno potuto portar via, e che per il momento, è un documento parlante della loro signorilità e del loro buon gusto il felice scavatore ha ben ritrovato al suo posto.

Le antiche pareti rimaste in piedi hanno svelato alla meraviglia e all’ammirazione dei nostri contemporanei i più interessanti affreschi i quali, fino ad oggi, si siano rinvenuti in queste esplorazioni del vasto territorio pompeiano. Siamo, evidentemente, al cospetto di un pagus, di un quartiere residenziale per dirla alla moderna, abbastanza folto di ville e di villette, di uno di quei aggregati di case campagnole che la scienza archeologica non ha ben definito quanto alla loro importanza e al loro numero, ma che certamente con gli scavi di Boscoreale offriranno agli studiosi della materia un importante contributo.

Ed in una parte di questo pagus, soggiorno di amena villeggiatura per i ricchi, ecco esemplari di uno stile architettonico la cui fisionomia scombussola, io credo, un tantino la teoria archeologica dei quattro stili pompeiani. E qui il Di Giacomo incomincia a discutere sulla pittura romana, che non è l’argomento di questa breve relazione. Poi il Di Giacomo rientra ad esaminare gli affreschi di Boscoreale e dice: Se agli studiosi dell’arte riesce sempre più difficile la conoscenza precisa dell’aspetto esterno della casa romana, avrebbero mai gli affreschi di Boscoreale risoluto almeno in parte questo problema?

Di certo gli esemplari più importanti della nuova raccolta del De Prisco sono, a parer mio, quelli che presentano una forma di caseggiato fin qua non apparsa mai nelle precedenti pitture murali rinvenute a Pompei. Sono fantastici o sono reali i soggetti dipinti negli affreschi del De Prisco? Per me, dice il Di Giacomo, rappresentano vere scene tale e quali noi vediamo le ville di Mergellina e di Posillipo simili ad incantevoli presepi popolati di torri, di colonnati biancheggianti e di terrazze.

E poi chiude in questo modo l’articolo: "Nella penombra di un vasto locale, ove il De Prisco conserva, adesso, staccati dai muri, quei magnifici quadri, io sono rimasto lungamente a contemplarli, mentre la memoria dei miei occhi andava a mano a mano ricordando uguali rappresentazioni nei dipinti dei maestri del medioevo e del rinascimento.
I legami dell’arte antica all’arte moderna mi si sono in quel punto riaffermati meglio nella memoria. E così in quelle romane architetture mi è sembrato di ritrovare il motivo degli sfondi quattrocenteschi sui quali si muovono le figure suggestionanti di Bernardo Gozzoli, o quelle tenere del Botticelli, o quelle guerresche del Carpaccio.
Vedendo ora gli affreschi di Boscoreale posso comprendere come nei liberi comuni dell’Italia tutta la cultura letteraria, artistica, architettonica s’era formata con un ritorno all’antico".


IL SEGUITO
La commissione citata dall’Autore era stata eletta nell’agosto 1900 dal Ministro della Pubblica Istruzione on. Niccolò Gallo e doveva riferire al ministro circa l’importanza o meno dei dipinti e se quindi essi dovessero essere conservati allo Stato impedendosene l’esportazione all’estero. 
La commissione, riunitasi più volte, stabilì all’unanimità la grande importanza degli affreschi ed espresse il parere che tutti dovessero essere acquistati dallo Stato, perché di enorme interesse artistico. Ma le raccomandazioni caddero nel vuoto. 
Nel 1903 infatti gli affreschi della villa furono messi all’asta e il Governo Italiano acquistò solo pochi pezzi, determinando così la dispersione del gruppo di opere. (viene solo da piangere!)

Di Giacomo si riferisce agli affreschi del cubicolo o stanza da letto dell’appartamento nobile. Tali affreschi sono oggi conservati al Metropolitan Museum di New York. Essi furono venduti al museo statunitense dagli antiquari Canessa di Napoli nell’agosto 1903.






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