ANTEMIO




Nome completo: Anthemius Procopius
Nascita: Costantinopoli, 420 circa
Morte: Roma, 11 luglio 472
Predecessore: Libio Severo
Successore: Anicio Olibrio
Consorte: Elia Marcia Eufemia
Figli: Antemiolo, Flavio Marciano, Procopio Antemio,
Romolo, Alipia
Dinastia: casata di Leone
Padre: Procopio
Madre: figlia di Flavio Antemio
Regno: 467-472 d.c.


LE ORIGINI

Antemio Procopio nacque a Costantinopoli, nel 420 d.c. da illustre famiglia patrizia. La madre era figlia di Flavio Filippo, prefetto del pretorio nel 346, e nipote di Flavio Antemio, prefetto e console nel 405; suo padre Procopio era stato magister militum in Oriente, e discendeva da Procopio, nipote di Costantino I e usurpatore contro Valente.

Studiò presso il filosofo neoplatonico Proclo, ad Alessandria d'Egitto, ed ebbe a compagni di studio Marcellino (magister militum e governatore della Dalmazia), Flavio Illustrio Puseo (prefetto del pretorio in Oriente e console del 467), Flavio Messio Febo Severo (console nel 470 e praefectus urbi) e Pamprepio.

Nel 453 sposò Elia Marcia Eufemia, figlia dell'imperatore d'Oriente Marciano, guadagnando il rango di comes e l'incarico di ricostituire le difese alla frontiera danubiana. Nel 454 fu nominato patricius e divenne uno dei due magistri militum d'Oriente. Nel 455 esercitò il consolato come prescelto dell'Impero d'Oriente, con l'imperatore d'Occidente Valentiniano III come collega.

Nel 456 morì l'imperatore d'Occidente Avito, ma il suocero di Antemio morì poco dopo, prima di scegliere il proprio collega, che a buon ragione sarebbe stato il genero. Così entrambi gli imperi si trovarono senza imperatori, con prospettive diverse. In Occidente comandava il magister militum Ricimero, di origine germanica, e in Oriente l'altro magister militum, l'alano Ardaburio Aspare, quindi ambedue barbari.

Aspare si comportò come Ricimero, non potendo ottenere il trono, volle metterci un uomo da controllare, e disperando di poter sottomettere il patrizio Antemio di ottenere il trono, scelse come nuovo imperatore d'Oriente un semplice tribuno, il militare di carriera Leone I. Sul trono d'Occidente salì invece Maggioriano.




LE BATTAGLIE

Antemio come magister militum combattè e vinse, in Illyricum nel 460, gli Ostrogoti al comando di Valamiro. Poi sconfisse un gruppo di Unni, comandati da Hormidac, che
stavano depredando la Dacia e avevano preso la città di Serdica. Antemio li assediò, ma quando i barbari accettarono lo scontro frontale, il comandante della cavalleria di Antemio, passò al nemico. Antemio vinse la battaglia con la sola fanteria, ma per far pace con Hormidac, pretese che il traditore gli fosse consegnato.



ASCESA AL TRONO

Genserico, re dei Vandali, volle che la porpora fosse data ad Anicio Olibrio, marito di Placidia, figlia di Valentiniano III. In realtà sperava di controllarlo, dato che suo figlio aveva sposato la sorella di Placidia. Leone però temporeggiava e Genserico portò gli attacchi, non solo in Sicilia e suolo italico, ma pure in Oriente contro lIllyricum, Peloponneso e Grecia.

Allora Leone propose di mettere sul trono Antemio, ma occorreva il beneplacito di Rimicero, il potente dell'Occidente e Romicerio accetta, a patto che gli si dia aiuto per dominare Genserico in Africa. Invita così i bizantini a organizzare una grande spedizione contro i Vandali, già anni prima lui stesso ci aveva provato, ma era stati fermato dalla sconfitta a Cartegena.

A Leone la proposta piace, così, mettendo a capo della spedizione il cognato Basilisco, il generale Marcellino e Antemio, si prende l'onore della spedizione e i due imperi diventeranno suoi. Bastava poi eliminare Rimicero.
Anche Rimicero è soddisfatto, così Antemio e Leone lo aiuteranno ad eliminare Genserico, poi li eliminerà ambedue, e regnerà sui due imperi e sull'Africa.

Così nel 467, l'imperatore d'Oriente nominò Antemio imperatore d'Occidente, inviandolo in Italia con un esercito comandato dal magister militum per Illyricum Marcellino. Antemio fu proclamato imperatore con celebrazione a Costantinopoli.

I legami tra Occidente e Oriente rafforzati dal matrimonio tra Flavio Marciano, figlio di Antemio, e Leonzia, figlia di Leone I, nel 471. Anche la scelta dei consoli fu concorde, e Antemio ebbe il consolato sine collega nel 468, come aveva fatto Leone nel 466. Per accordarsi con Rimicerio Antemio gli dette in sposa in sposa l'unica figlia, Alipia.



LA GUERRA CONTRO I VANDALI

La prima spedizione fu comandata dal comes dell'Illiria Marcellino, ma la flotta tornò indietro a causa del maltempo.

Nel 468 ci fu la seconda spedizione affidata al genero di Leone, Basilisco, ma anche qui fallì con gravi perdite di uomini e navi, e la morte di Marcellino. Leone decise allora di accordarsi separatamente con Genserico.

Antemio, rimasto da solo e con le finanze in dissesto per la costosa campagna infruttuosa, rinunciò a riprendere l'Africa, e si rivolse ai Visigoti.



LA GUERRA CONTRO I VISIGOTI

Dopo il disastro in Africa, Antemio tentò di riconquistare la Gallia. Assoldò i Bretoni stanziati in Armorica, che sotto il comando di re Riotamo occuparono la città di Bourges con dodicimila uomini. Poi i Bretoni attaccarono il territorio visigoto, ma furono sconfitti e Riotamo fu costretto a rifugiarsi presso i Burgundi, alleati dei Romani.

Nel 471 decise di affrontare direttamente i Visigoti. Raccolse un esercito sotto il comando nominale del figlio Antemiolo ed effettivo dei generali Torisario, Everdingo ed Ermiano. Antemiolo si mosse da Arelate, passando il Reno; Eurico affrontò l'esercito romano sconfiggendolo e uccidendone i generali, devastando poi la zona. Era la fine della gloria di Antemio che inutilmente, per ottenere il sostegno dell'aristocrazia senatoriale, distribuì copiosamente titoli di patriziato a Romani e a Galli.



MORTE

La rottura tra Antemio e Ricimero avvenne nel 470, quando il patrizio e senatore italico Romano, uomo di Ricimero, fu giustiziato dall'imperatore con l'accusa di aver tentato l'usurpazione del trono. Ricimero radunò i 6000 uomini che aveva raccolto per la guerra contro i Vandali e si ritirò a nord, a Milano, lasciando Antemio a Roma. Iniziarono degli scontri tra i partigiani dei due contendenti, ma Ricimero e Antemio firmarono una tregua di un anno, grazie alla mediazione del vescovo di Pavia Epifanio.

Lo scontro si riaccese nel 472, mentre a Roma infuriava pestilenza e carestia, con Antemio che fingendosi ammalato si rifugiò nella Basilica di San Pietro in Vaticano per sfuggire ai sostenitori di Ricimero. Leone I inviò Anicio Olibrio per mettere pace tra Ricimero e Antemio e di trattare col re dei Vandali Genserico, il cui figlio aveva sposato la sorella di Olibrio. Era un modo di sbarazzarsi di Olibrio, che credeva in combutta coi Vandali, e di Ricimero: inviò infatti ad Antemio un secondo messaggero con l'ordine di uccidere Ricimero e Olibrio, ma il messaggio indirizzato all'imperatore d'Occidente cadde nelle mani del capo goto, che le mostrò a Olibrio.

La conseguenza fu che Ricimero proclamò Olibrio imperatore e assediò Antemio a Roma. Antemio era sostenuto dall'aristocrazia e dal popolo, mentre Ricimero aveva l'esercito barbarico. Antemio nominò rector Galliarum Bilimero, il quale scese in Italia, ma fu sconfitto e ucciso. Ricimero coi suoi barbari invade Roma e avviene quello che fu ricordato come il Terzo sacco di Roma. Antemio tentò allora un ultimo assalto, ma i suoi uomini furono sterminati. L'imperatore fuggì nuovamente in San Pietro ma fu catturato e decapitato, secondo alcuni da Gundobado, secondo altri da Ricimero stesso nel 472.




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