TEMPIO DI GIOVE FERETRIO



AULO CORNELIO COSSO OFFRE LA SPOGLIA OPIMA AL TEMPIO DI GIOVE FERETRIO

Il tempio di Giove Feretrio fu il primo tempio costruito a Roma (il secondo dedicato a Giove è di origine etrusca, vale a dire il tempio di Giove Ottimo Massimo).

L'origine del termine Feretrius alcuni lo attribuirono al verbo latino "ferire" (colpire), ponendolo in relazione al fatto che le spoglie del capo nemico caduto in battaglia (spolia opima) erano poi offerte a Giove Feretrio ("che colpisce") sul Campidoglio.
Altri autori invece lo identificarono con il verbo latino "ferre" (portare), in quanto chi otteneva le spoliae opimae le portava in dono a Giove Feretrio.

Il tempio venne fondato, secondo la tradizione, da Romolo dopo aver sconfitto in battaglia il capo dei Ceninensi, un certo Acrone, nel 752-751 a.c. come ricordano anche i Fasti triumphales.
«Romolo, figlio di Marte, re, trionfò sul popolo dei Ceninensi (Caeniensi), calende di marzo (1º marzo).» (Fasti triumphales, 2 anni dalla fondazione di Roma)

"Esultante per il prospero evento taglia Romolo un grosso ramo di quercia e appende sul medesimo le spoglie del vinto Re. Quindi ricopertosi di veste purpurea e cinto il crine di corona d'alloro erge di propria mano il trofeo della vittoria e sfilando l'esercito in ordine di battaglia marciava trionfante a Roma fra i canti d inni e di rozzi versi militari. Questa fu l'origine dei trionfi magnifici dei Romani.

Per eternare una si lieta giornata salì Romolo il vicino Monte Saturno detto Campidoglio disegnò un luogo per innalzarvi un Tempio a Giove sotto il titolo di Feretrio onde collocarvi le spoglie di Acroiie siccome poi avvenne e le altre che riportate avessero i suoi Successori i quali di propria mano uccidessero un Re o Generale nemico."

(ANNALI DI ROMA - 1836)

TIPOLOGIA DI UN TEMPIO DELL'EPOCA MONARCHICA
Dionigi testimonia che fu il primo tempio costruito nella Roma antica, un edificio che misurava solo 15 piedi sul lato più lungo e sicuramente, come suppone Carandini, doveva essere una capanna. l'attributo di Giove Feretrio era una pietra dura custodita al suo interno, che Andrea Carandini identifica con il lapis silex, probabilmente un'ascia preistorica che rappresentava il fulmine, e con la quale, alla fine della processione sulla Via Sacra, si effettuava il sacrificio di una scrofa al termine della ovatio.


Su questo abbiamo qualche dubbio, la pietra dura di selce dovrebbe essere adorato come manufatto molto antico, spesso la pietra dell'antica Dea aniconica (anche la dea Cibele era dorata come pietra), ce lo fa pensare anche il sacrificio della scrofa che era sempre offerto a una Grande Madre, tanto è vero che l'ovazione non riguardava la scrofa ma il sacrificio di una pecora "ovis", da cui il nome. Ma anche l'ascia fa venire dei dubbi perchè, come emblema o "signum" non fu mai romana ma nordica, a parte l'Ascia Bipenne etrusca derivante da quella cretese, anche queste di retaggio Dea Madre.

Il lapis silex (siliceo) poteva essere il retaggio dell'antica Dea trasferito a Giove, tanto è vero che su di essa i Romani facevano giuramenti di carattere sia pubblico (foedus) che privato. Anticamente si giurava su una Dea che accoglieva in sè il compito della giustizia, infatti in Grecia si giurava su Themis, Dea della Giustizia, che venne poi ingoiata da Zeus, il corrispondente di Giove.

Un primo restauro fu effettuato da Anco Marzio. Poi nel 426 a.c. nel tempio furono poste anche le spoliae opimae del re di Veio, Lars Tolumnio, sconfitto durante la battaglia di Fidene, da Aulo Cornelio Cosso. Le spoglie opime erano la più alta onorificenza romana, che veniva rilasciata solo ai comandanti che uccidevano in battaglia il comandante nemico.

Durante la guerra civile tra Antonio e Ottaviano, Augusto decise, dietro suggerimento di Tito Pomponio Attico, di promuovere un rifacimento completo del tempietto ormai rovinoso e ignorato da tempo immemorabile. Ottaviano, uomo religiosamente tradizionalista e pio, ordinò la ristrutturazione del tempio, come di tanti altri ormai obsoleti.

BATTAGLIA DI CLASTIDIUM DOVE M. CLAUDIO MARCELLO OFFRE LA III SPOLIA OPIMA
Il sito del tempio è attualmente dibattuto. Sappiamo, secondo quanto ci tramanda Tito Livio, che si trovava sul Campidoglio:
 «Portando le spoglie del comandante nemico ucciso... Romolo salì sul Campidoglio. Lì, dopo averle poste sotto una quercia sacra ai pastori, insieme con un dono, tracciò i confini del tempio di Giove e aggiunse al dio un cognome: 
"Io Romolo, re vittorioso, offro a te, Giove Feretrio, queste armi regie, e dedico il tempio tra questi confini... in modo che sia dedicato alle spolie opime, che a coloro che verranno dopo di me porteranno qui dopo averle sottratte a re e comandanti uccisi in battaglia".»

«Questa è l'origine del primo tempio consacrato a Roma.» ci informa Tito Livio.
 (Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 10.)

Secondo il Carandini si trattava di un tempio che in origine doveva essere una capanna, con di fronte un'ara. Intorno al tempio un recinto, al cui interno vi era una quercia sacra, che del resto era sacra a Giove. Il possibile sito viene identificato, sempre dal Carandini, con la Promoteca capitolina sotto a cui durante gli scavi sul colle Capitolino, è stato rivenuto il culto di Giove Feretrio per i materiali votivi databili alla II meta dell’VIII secolo a.c. comprendenti in particolare dei vasetti miniaturistici.





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