LE CARICATURE ROMANE



NERONE

Come già nell'antica Grecia, anche a Roma il teatro costituisce l’occasione, lo spazio e l’ispirazione per la rappresentazione deformata della realtà. La caricatura raggiunge la massima espressività nelle maschere che gli attori di commedie e tragedie dovevano indossare per l’impossibilità di utilizzare la mimica facciale nei grandi spazi, anfiteatri e teatri nei quali si soleva rappresentare i drammi. 

Ma dal teatro emerge un’altra figura, quella del buffone scemo, che costituisce di per sé una caricatura. I Romani amavano il dileggio, da quello leggero e forbito di Orazio, a quello più caustico di marziale, a quello popolare che non guarda in faccia nessuno, nemmeno eroi o imperatori.
DA POMPEI CARICATURA DI UNO STUDIO DI PITTORI


LA REPUBBLICA

"Le caricature ai tempi degli antichi romani: anche disegni osceni tra i graffiti scoperti in Britannia.

Quattro nuovi graffiti, risalenti ai tempi dell'impero romano, sono stati scoperti dagli archeologi della Newcastle University."


CARICATURA DI UN LEGIONARIO

"Gli studiosi, in collaborazione con l'agenzia governativa Historic England, erano impegnati in questi mesi nella mappatura 3D delle iscrizioni già scoperte in passato in una cava di Gelt Wood, nota agli studiosi sin dal XVIII secolo per i graffiti che i legionari dell'epoca lasciarono sulla roccia.

Un passatempo irresistibile allora come oggi. Fra le tracce appena scoperte e finora rimaste nascoste a causa della difficile accessibilità alla cava, c'è la caricatura di quello che probabilmente era il responsabile dei lavori nei quali i legionari erano impegnati. E c'è pure un disegno osceno, che all'epoca era ritenuto di buon augurio.

Dopo le numerose incursioni dal nord degli anni precedenti, nel 207 d.c. circa, si era reso necessario ristrutturare - e in alcuni casi ricostruire - alcune parti del Vallo di Adriano, la fortificazione costruita in Britannia nella prima metà del II secolo d.c. che segnava il confine della provincia romana. Per fare questo i soldati di stanza nell'isola estrassero grandi blocchi di arenaria proprio dalla cava di Gelt Wood."

(Giornale la Repubblica)

TRATTO DA UN AFFRESCO DI UN NEGOZIO DI POMPEI


SUCCESSO = CARICATURA

Tra gli antichi romani la caricatura era d'obbligo, e tanto più il personaggio era insigne e illustre tanto più c'era gusto a farne la caricatura che tuttavia non veniva fatta solo sui muri occasionali, ma addirittura si effigiavano sulle monete, di modo che anche il soggetto ne fosse sicuramente informato.

Nemmeno l'imperatore sfuggiva all'ironia, anzi era il bersaglio preferito dei caricaturisti. Occorre tener conto che l'animo del popolo romano dell'antichità era decisamente democratico, molto lontano dalla monarchia assoluta delle terre orientali, dove il popolo non contava assolutamente nulla.

NERONE

Prova ne sia che nell'Impero Romano il senato continuò sempre a funzionare, con più o meno poteri, a seconda dell'imperatore in carica, ma senza che alcuno potesse abrogarlo. Il popolo romano era talmente democratico che la più grave accusa che si potesse fare a un cittadino era quella di avere ambizioni di farsi re.

CLAUDIO MARCELLO
Nella fig. 1 c'è la caricatura di Nerone su una moneta. Tra l'altro all'epoca di Nerone vigeva il reato di "Maiestatis" cioè di "Lesa maestà", eppure nemmeno l'imperatore poteva evitare questa berlina e imporre questo divieto di espressione al popolo, perchè a Roma l'S.P.Q.R. non era un modo di dire.

Questa è la caricatura di Claudio Mercello, vissuto nel III secolo a.c. e che combattè valorosamente durante le II Guerra Punica, accanto a lui il simbolo della Trinacria. La sua foto qua sotto fa già capire quanto i suoi tratti siano stati esagerati, anzitutto nella magrezza, nel volto allungato, nella grandezza esagerata delle labbra e nel naso lungo e gibboso.

Non  che Claudio Marcello fosse bellissimo, ma certamente il volto qua sopra gli rende un po' più giustizia. Ma Claudio Marcello venne eletto Console per cinque volte, la folla lo adorava e lo chiamava "La spada di Roma", a fargli la caricatura c'era un gran gusto, un gusto dolce amaro che gli abitanti di Roma hanno sempre conservato.

SCIPIONE L'AFRICANO CON ELMO


CORNELIO SCIPIONE AFRICANO MAGGIORE

La moneta che raffigura Scipione Africano Maggiore, in grande eroe che sconfisse Annibale dopo tanti anni di paure e sofferenze, più che una caricatura è un oltraggio, ma un oltraggio sorridente. A calcare la mano su cotale eroe che aveva salvato Roma da Cartagine e che tutti guardavano come un Dio c'era un gran gusto, almeno per ricordargli che era solo un uomo mortale.

GIULIO CESARE


GAIO GIULIO CESARE

Lo scotto che si pagava era quello dell'ironia derisoria, seppure benevola e quella di apparire in immagine caricaturale sulle monete. Ne fanno fede le canzoncine riservate a Giulio Cesare, adorato dai suoi soldati e pertanto preso di mira sui suoi punti deboli. Tipo:

"Uomini attenti, chiudete in casa le vostre donne perchè arriva il calvo!" gridavano i suoi legionari durante le sfilate dei suoi trionfi. Si sa che Cesare aveva una vera ossessione sulla sua incipiente calvizie si che si manovrava i capelli lasciandoli crescere portandoli a coprire la sua notevole stempiatura.

GIULIO CESARE VECCHIO E RUGOSO
Ma c'era di più. A Roma era giunto l'uso greco della pederastia, e cioè una forma omosessuale di adulti con maschi adolescenti e nessuno ci trovava nulla di riprovevole, al contrario di oggi in cui farebbe giustamente orrore. 

Ma c'era invece una vera condanna verso l'omosessualità tra adulti, su cui invece oggi non troveremmo nulla da ridire, perchè il sesso è da condannare solo quando c'è sopraffazione, dovuta al ruolo o alla differenza di età.

Ebbene Giulio Cesare era un fervido amante, sia di uomini che di donne, e si seppe che ebbe una lunga relazione con il re di Bitinia, cosa che fece scandalizzare alcuni, tra cui Catullo che lo definì pervertito e invertito.

Il giovane Giulio Cesare fu ambasciatore presso il re di Bitinia, incaricato dal propretore d'Asia di sollecitare Nicomede a inviare la promessa flotta ai romani per l'assedio del porto di Mitilene. Nicomede riconobbe subito il genio e la sicurezza del giovane ambasciatore e ne restò affascinato.

Dunque il re mostrò da subito un debole per il giovane ufficiale e gli concesse senza discutere la flotta, così Cesare, consegnate le navi, tornò immediatamente da Nicomede, e così si disse che Cesare avesse ottenuto così facilmente le navi per un rapporto amoroso col re, dosa estremamente probabile e di cui lui non mostrava alcuna vergogna, e venne pertanto chiamato "la regina di Bitinia”.

Cesare venne anche definito dai suoi nemici:
- “rivale della regina di Bitinia”, 
- “stalla di Nicomede”, 
- “bordello di Bitinia”. 

Bibulo, collega di Cesare nel consolato del 59, affermò: “Questa regina, una volta aveva voluto un re, ora vuole un regno”, ma bisogna capirlo, durante il consolato tutte le decisioni le aveva prese Cesare esautorando di fatto il consolato del collega. I legionari, il giorno del trionfo di Cesare sui Galli, seguendo il costume ironico e satirico, cantarono:

«Gallias Caesar subegit, Nicomedes Caesarem: ecce Caesar nunc triumphat qui subegit Gallias, Nicomedes non triumphat qui subegit Caesarem»
«Cesare ha sottomesso le Gallie, ma Nicomede ha messo sotto lui. Oggi trionfa Cesare che le Gallie ha sottomesso, non trionfa Nicomede che ha messo sotto lui

(Svetonio, Vita di Cesare.)

ANTONIO E OTTAVIANO


ANTONIO E OTTAVIANO  

I presunti eredi di Giulio Cesare, dove si mostra un adolescente Ottaviano che ancora si lascia crescere la barba. "Tutta la città, nel settembre del 39 a.c. venne informata del fatto che Ottaviano Augusto si era fatta la prima barba ". Dato che Ottaviano era nato il 63 a.c. ne deriva che si fece la prima barba a 24 anni, un'età molto tarda per l'epoca, dove i ragazzi dedicavano la prima barba a 16 - 17 anni.

Però una realtà ci doveva essere, perchè nel 43 a.c. Ottaviano siglò il II triunvirato con Marco Antonio, all'età di 20 anni, un giovane molto in gamba con la barba ancora intonsa, così come si vede nella moneta della fig. 13 qua sopra, un'immagine con evidenza caricaturale, dove Antonio appare con naso e mento incurvati e Ottaviano con la barba a riccioli.

MONETA CON IMMAGINE DI AUGUSTO NON CARICATURALE

L'immagine di cui sopra è il vero Ottaviano Augusto, con un viso piuttosto regolare come si vede nelle sue statue. Il successore di Cesare era dunque un bel ragazzo, iniziò la sua conquista come erede di Cesare a soli 18 anni. 

Fu un bel ragazzo e poi un bell'uomo, tanto è vero che in un banchetto privato che fece scandalo a Roma si vestì da Apollo, probabilmente in onore alla bellezza del Dio che sentiva, con una certa esaltazione, un po' simile alla sua.
AUGUSTO GIOVANE

Augusto fu una delle figure più amate, forse la più amata, visto che il di lui culto permase anche durante il cristianesimo che non osò pertanto demonizzarlo come aveva fatto per quasi tutti gli imperatori. Così ci investì sopra una storiella in cui l'imperatore avrebbe avuto una visione della Madonna col suo divino figliolo. Dunque non cristiano ma quasi.

Molte delle immagini del giovanissimo Augusto però non brillano per somiglianza, gli danno un naso prominente, un collo troppo lungo e un'immagine a dir poco infantile. E' evidente l'intento caricaturale, ma come si è detto si faceva anche come gioco per una persona molto in vista.

CALIGOLA E AUGUSTO

La caricature che troviamo nelle sue monete possono essere infatti anche un segno affettivo, Augusto incontrava la simpatia del popolo, del senato e pure dell'esercito che vedeva in lui l'erede del grande Cesare. Sappiamo che lo stile romano del ritratto, al contrario di quello greco che era piuttosto idealizzato, era fedele all'originale fino ad essere impietoso, ma spesso sconfinava nel caricaturale.
Il ritratto di Caligola ed Augusto che sembra un po' si somigliassero non è qui espresso al meglio, ma con una vena di ironia.

CARICATURA DI MARCO ANTONIO


MARCO ANTONIO

Prima alleato di Ottaviano e poi nemico, si dice fosse un bellissimo uomo, tanto è vero che ancora oggi di un tipo in forma si dice che è "un pezzo di Marcantonio". In effetti fu molto amato dalle donne, a cominciare dalla sua prima moglie che allevò, seppure ripudiata, non solo i figli avuti con lui ma pure quelli da lui avuti con altre donne.

«Una dominatrice, una donna che non voleva solo comandare su un marito, ma un grande comandante di eserciti». Così lo storico greco Plutarco descrive Fulvia, la terza moglie di Marco Antonio, ma lei non lo dominò affatto perchè Antonio preferì a lei la seducente Cleopatra, ex amante di Cesare.

Da notare che Antonio di mogli ne ebbe quattro e non fu mai abbandonato, e tutte e quattro lo amarono, ma tutte furono abbandonate da lui,  meno l'ultima di esse, Cleopatra, che sapendolo morto si suicidò, sembra facendosi mordere il seno da un aspide.

LA COPPIA PERICOLOSA, MARCO ANTONIO E CLEOPATRA

Cleopatra fu amata sia da Cesare che da Antonio, ma Cesare, al contrario dell'altro, non perse la testa, se la portò a Roma per farne la sua amante ma giammai lasciò sua moglie per lei, sapeva che i romani non glielo avrebbero perdonato.

Per quanto simpatica. colta e alla moda, per i romani lei era una straniera, affascinante si e pure regina ma straniera e finchè Cesare la teneva in disparte il popolo non aveva nulla da ridire. Trovò invece molto da dire su Antonio che se la sposò ripudiando la moglie romana, Ottavia Minore sorella di Ottaviano.

TIBERIO


TIBERIO

Il popolo era costituito a Roma da una cifra di persone che oscillava dal milione al milione e mezzo e se solo un terzo scendeva in piazza era già un disastro. Ne fa testo l'episodio di Tiberio che non amava molto la popolazione si che abbandonò Roma e si recò a governare, si fa per dire, da Capri, ma che quando ancora era nella reggia romana osò togliere dai giardini pubblici dei romani una statua per portarla al suo palazzo. 

Il popolo indignato, ogni volta che l'imperatore compariva in un teatro o in una qualsiasi cerimonia ufficiale, gli urlava di rimettere la statua al suo posto, finché Tiberio dovette cedere e far riporre al suo posto il capolavoro. 

TIBERIO

Vero è che se Tiberio non amava il popolo, il popolo non amava Tiberio, ed ecco qua nella fig. 4 la caricatura di Tiberio con un naso decisamente esagerato. ma non si deve pensare che la caricatura fosse solo un moto di antipatia, perchè il romano era persona di spirito e ironizzava su tutto, anche sulle persone che amava, purché fossero un po' mitizzate, o potenti, o celebri, perchè la caricatura smitizza e se non c'è mito non c'è nulla da smitizzare.

Tale spirito burlesco si rivelava anche durante le solenni cerimonie dei "Trionfi". Tenuto conto che la cerimonia poteva dare alla testa il festeggiato, questi aveva dietro di sé un soldato che gli teneva alta sul capo la ghirlanda di lauro (da cui la parola laureato) e che gli diceva a voce alta (il chiasso e l'esaltazione era alle stelle):"Ricordati che sei solo un uomo".

TIBERIO

Ma soprattutto quello che poteva riportare con i piedi per terra il festeggiato, che naturalmente era un generale vittorioso (o un imperatore vittorioso), era il canto dei suoi stessi soldati che gli sfilavano dietro tra il plauso del pubblico, perchè i mercenari erano soliti prendere in giro i propri generali, chiunque fossero, imperatore compreso.

Da qui si capisce che questo spirito si estese anche alla raffigurazione delle monete, che erano il massimo della propaganda all'epoca, sia per gli imperatori sia per i generali o per gente famosa e ricca che aveva interesse o piacere di farsi pubblicità.

IMPERATORE CLAUDIO


IMPERATORE CLAUDIO

Non venne risparmiato nemmeno l'imperatore claudicante, che tuttavia non venne giudicato un cattivo imperatore. Ma gli fecero in questo caso un collo da toro, la fronte bassissima, il naso a punta, un sottogola prominente e due orecchie gigantesche.

NERONE

NERONE

Il massimo della satira venne raggiunta con Nerone, e non venne tralasciata nemmeno la bellissima Poppea che dalle monete non viene in evidenza la sua bellezza, anzi viene fuori una grassa contadinotta.
Nerone inoltre compare con la corona di Elios, che aveva posto sulla sua enorme statua chiamata il Colosso da cui poi il nome all'anfiteatro Flavio detto il Colosseo.

Con Nerone la caricatura era facile e forse anche per questo i coniatori di monete si accanirono. Il collo era enorme, il mento e il naso molto prominenti e pure le lebbra prominenti ma quasi ingoiate dalla sporgenza di naso e mento.

Per giunta Nerone lasciava incolti i capelli e la barba ad imitazione dei costumi greci, che egli amava in quanto estimatore della poesia e della musica greca, di cui si riteneva un ottimo rappresentante, pur essendo romano.

VESPASIANO


VESPASIANO E TITO

Fu un ottimo imperatore che risollevò le sorti dello stato, sia da Nerone che dall'anno di sangue dei quattro imperatori. Il popolo lo apprezzò e lo amò, e altrettanto il senato. Naturalmente la satira non lo risparmiò, non era un nobile e lo dimostrava nei suoi tratti piuttosto rozzi, ma era un ottimo generale, e per i romani era tutto.

I conii delle monete dell'epoca fecero a gara per mostrare i lineamenti che a prima vista potevano appartenere a un salumiere o ad un macellaio. Fortunatamente i romani non erano razzisti e le persone le valutavano per ciò che erano, ovvero per ciò che facevano per Roma.

TITO

Già di suo l'imperatore non era una bellezza, ma nelle monete lo caricaturarono al massimo, sia lui che suo figlio Tito, forse ancora più amato, tanto che venne definito in senato "delizia dell'umanità". In questa moneta è ancora più brutto di vespasiano, che è tutto dire.

La mano dei coniatori di monete ci andò pesante anche con Marco Aurelio, anche se è da tener conto che l'arte a Roma è già scivolata un po' in basso, il cristianesimo, la nuova religione emergente, non le giovò, il divertimento venne bandito e pure l'arte divenne un piacere non gradito al nuovo Dio unico e solo..

DOMIZIANO

DOMIZIANO

Ma anche Domiziano, il figlio di vespasiano, nonchè fratello di Tito, sfuggì alla caricatura. Fu un po' la pecora nera della famiglia, molto ambizioso ma poco capace e piuttosto crudele si che venne eliminato attraverso una congiura di palazzo, cosa non infrequente per gli imperatori romani.

MARCO AURELIO


MARCO AURELIO 

Marco Aurelio è il perfetto filosofo, pagano ma con un certo spirito cristiano, privo però di quell'esaltazione un po' masochista che animava la nuova religione. 

CARACALLA

CARACALLA

Visse tra la fine del II e l'inizio del III secolo. Che si tratti di una caricatura è molto probabile perchè l'uso ancora vigeva, ma qualche dubbio c'è visto che l'imperatore non era un Adone. Diciamo col volto più corto e schiacciato, ma più largo e tozzo di come fosse in realtà.

Poi la caricatura decadde, le effigi degli imperatori vennero impresse sulle monete con aspetti anche peggiori, ma non per caricature ma perchè l'arte del conio era andata perduta, insieme alla pittura e la scultura, si era ormai nell'evo oscuro. Gli Dei, come l'arguto e intelligente spirito romano erano morti per sempre.


BIBLIO

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- William Boyne - A Manual of Roman Coins: from the earliest period to the extinction of the empire - W. H. Johnston - 1865 -
- Cassio Dione Cocceiano - Storia romana - LV -
- Adriano Savio - Monete romane - 155 -
- Gian Guido Belloni - La moneta romana -
- Tulane University - Roman Currency of the Principate -
- Gian Guido Belloni - La moneta romana -


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