CATACOMBE DI COMMODILLA



CUBICULUM LEONIS
Queste catacombe sono poste in via delle Sette Chiese, non molto lontano dalla via Ostiense, nel quartiere Ostiense, e traggono il nome dalla fondatrice o dalla donatrice del terreno su cui venne scavato il complesso cimiteriale sotterraneo, peraltro conosciuto anche col nome dei due principali martiri secondo la tradizione qui sepolti, Felice e Adautto.

Felice e Adautto vennero uccisi forse durante le persecuzioni di Diocleziano che durarono dal 303 al 305 con:

a) il rogo dei libri sacri, la confisca dei beni delle chiese e la loro distruzione;
b) il divieto per i Cristiani di riunirsi e di tentare qualunque tipo di difesa in azioni giuridiche;
c) la perdita di carica e privilegi per i cristiani di alto rango, l'impossibilità di raggiungere onori ed impieghi per i nati liberi, e di poter ottenere la libertà per gli schiavi.
d) l'arresto di alcuni funzionari statali.

Molto più violenta fu la persecuzione di Diocleziano contro i Manichei, religione del profeta iraniano Mani all'interno dell'Impero sasanide, dove i seguaci vennero messi al rogo insieme ai loro libri, ma questi non produssero santi.

Il culto di Felice a Adautto come santi risale al IV secolo, documentato da un carme loro dedicato da papa Damaso I (366 - 384) che, con la collaborazione del prete Vero, curò la monumentalizzazione dei loro sepolcri nelle catacombe di Commodilla.

Stranamente Commodilla è consideta una santa ed ha l'aureola, tuttavia la catacomba è di Commodilla, non di santa Commodilla.

MADONNA,  FELICE, ADAUTTO E COMMODILLA
Papa Damaso I dovette affrontare papa Ursino per conquistare il soglio pontificio, questo accadeva spesso e chi perdeva diventava antipapa:

«L'ardore di Damaso e Ursino per occupare la sede vescovile superava qualsiasi ambizione umana. Finirono per affrontarsi come due partiti politici, arrivando allo scontro armato, con morti e feriti; il prefetto, non essendo in grado di impedire i disordini, preferì non intervenire. Ebbe la meglio Damaso, dopo molti scontri; nella basilica di Sicinnio, dove i cristiani erano riuniti, si contarono 137 morti e dovette passare molto tempo prima che si calmassero gli animi. Non c'è da stupirsi, se si considera lo splendore della città di Roma, che un premio tanto ambito accendesse l'ambizione di uomini maliziosi, determinando lotte feroci e ostinate. Infatti, una volta raggiunto quel posto, si gode in santa pace una fortuna garantita dalle donazioni delle matrone, si va in giro su di un cocchio elegantemente vestiti e si partecipa a banchetti con un lusso superiore a quello imperiale.»

(Ammiano Marcellino - Res Gestae, XXVII, 12-14)

Il prefetto di Roma, di cui parlava Ammiano Marcellino, attese che si concludessero i disordini e una volta accertata la vittoria del partito di Damaso, esiliò da Roma Ursino. Ma i suoi seguaci non vollero accettare la sconfitta e si rifugiarono nella basilica di Santa Maria Maggiore che i damasiani il 26 ottobre assalirono: si accese una battaglia, con morti e feriti.

CATACOMBE DI COMODILLA
Riammesso l'anno seguente a Roma, Ursino cercò nuovamente di prendere il posto di Damaso, dando vita ad altri disordini e ricavandone un nuovo esilio. Dalla Gallia e da Milano, Ursino nel 370 fece accusare Damaso di gravi delitti. Fu celebrato un processo che nel 372 assolse il vescovo di Roma, e Ursino fu definitivamente esiliato a Colonia.

Questi contrasti si rifletterono non solo sulla reputazione di Damaso ma anche su quella della Chiesa romana. Molti, sia nella società pagana che in quella cristiana, videro in Damaso un uomo le cui ambizioni terrene erano superiori alle preoccupazioni pastorali.

Nel 378, alla corte imperiale, fu mossa contro Damaso anche un'accusa di adulterio, dalla quale fu scagionato prima dall'Imperatore Graziano e, poco dopo, da un sinodo romano di quarantaquattro
vescovi, che scomunicò i suoi accusatori.

L'elogio di Damaso dice Felice e Adautto fratelli; secondo una leggendaria passio tarda del VII secolo, invece, Felice era un prete condannato a morte per essersi rifiutato di sacrificare agli idoli e, mentre veniva condotto al luogo del supplizio, un altro cristiano confessò la sua fede e subì la stessa condanna. Poiché dell'altro martire si ignorava il nome, venne chiamato "adauctus" (da adiuctus), ovvero "aggiunto".

La basilica ipogea dei Santi Felice e Adautto nel cimitero di Commodilla fu edificata sotto il pontificato di Giovanni I e fu riscoperta da Orazio Marucchi grazie agli scavi eseguiti tra il 1903 e il 1905 dalla Pontificia commissione di archeologia sacra.



LA DESCRIZIONE

La Catacomba si sviluppa su tre livelli di cui quello mediano è ricavato in un'antica cava di pozzolana, dove si trovano le sepolture dei martiri, in una piccola basilica ipogea, E' proprio da questa cava che si è sviluppato il resto delle catacombe. Nel sopraterra non esistono monumenti connessi con le catacombe.

Dai reperti ritrovati le catacombe si datano tra la metà e gli inizi del IV secolo, e la passio data il martirio di Felice ed Adautto negli ultimi anni di vita dell'imperatore Diocleziano (284-305). Ciò è stato spiegato come se la cava fosse stata utilizzata per la sepoltura quando ancora era funzionante, cioè nella seconda metà del IV secolo e fino alla fine del secolo, perchè nel V e nel VI secolo vengono utilizzate solo a scopo devozionale.

La catacomba è ricca di affreschi, da quello di San Luca del VII sec. raffigurato con i ferri del mestiere di chirurgo nella tomba di Tortura del VI sec., a quello della consegna delle chiavi a Pietro del VI sec.

Dalla cripta completamente affrescata del cosiddetto cubicolo di Leone, ufficiale romano prefetto dell’annona della metà del IV sec., alla cripta o basilichetta del VI secolo dedicata ai santi martiri Felice e Adàutto, che custodisce anche la più antica attestazione nota di scritto in volgare, risalente alla prima metà del IX secolo, "non dicere ille secrita a boce" … "non dire i segreti a voce (alta)".
L'indicazione si riferisce ai mysteria, o orazioni segrete, che secondo le indicazioni dello scrivente andavano pronunciate a bassa voce.

FACCIA DEL CRISTO
In seguito, come per le altre catacombe, essa fu trasformata in un luogo di culto martiriale: la basilica venne restaurata dai papi fino al IX secolo, come luogo di pellegrinaggio di devoti cristiani. Vi sono state rinvenute anche monete con l'effigie di papa Gregorio IV (827-844). Papa Leone IV (847-855) invece donò le reliquie dei martiri Felice ed Adautto alla moglie dell'imperatore Lotario, riconosciuto venerabile per la sua condotta a favore della Chiesa, tanto che gli fu iniziato un processo di beatificazione mai portato a termine.

In seguito la catacomba venne abbandonata e dimenticata.

Fu scoperta nel 1595 dall'archeologo Antonio Bosio, ma chi la identificò come quella di Commodilla fu, nell'Ottocento, Giovanni Battista de Rossi.

Campagne di restauro furono eseguite all'inizio del XX secolo e portarono allo scavo completo del secondo livello cimiteriale, cioè all'antica cava di pozzolana.

Nella catacomba vi sono particolari sepolture dette a pozzo: si tratta di fosse profonde, ove si contano fino a 20 loculi disposti nelle pareti della fossa e sovrapposti l'uno all'altro. 

Dispone di un'architettura architettonica, epigrafica e iconografica con rari cubicoli e arcosoli, e spesso le iscrizioni marmoree contengono errori di ortografia.

Notevole invece la piccola basilica dei santi Felice e Adautto; ricavata dall'antica cava di pozzolana (al secondo livello), che fu chiusa ed allargata per le esigenze di culto.

Altre tombe:

- la cosiddetta tomba di Turtura (metà del VI secolo): sepolta dal figlio con una tomba arricchita da un affresco che raffigura la Madonna, con in braccio Gesù, accanto alle figure dei santi Felice, Adautto e Turtura; un'epigrafe, recita: “Il tuo nome è Turtura, e tu fosti una vera tortora”;
- l'affresco di san Luca, della seconda metà del VII secolo, in cui il santo ha con sé una piccola borsa con gli strumenti da chirurgo;
- l'affresco della consegna delle chiavi a Pietro (VI secolo): dove Cristo seduto su un globo consegna le chiavi a Pietro; con i santi: Adautto, Merita, l'apostolo Paolo, Felice, Stefano protomartire.
- Notevole anche il cubicolo di Leone, ufficiale romano prefetto dell'annona (seconda metà del IV secolo), che commissionò la cripta per sé e la sua famiglia, completamente dipinta con scene bibliche.

PRIMA CHE IL GALLO CANTI

I MARTIRI

Oltre a Felice ed Adautto: il carme di papa Damaso, andato perduto ma di cui si conserva una copia  altomedievale, narra che i due martiri erano fratelli ed entrambi presbiteri.

La passio leggendaria del VII secolo narra invece che, durante il martirio di Felice, uno sconosciuto uscì dalla folla e, confessando di essere cristiano, chiese di morire con Felice: di lui non si conosceva il nome, per cui passò alla storia col nome di l'aggiunto. Di questi due santi sarebbero state trovate le tombe.

Per altri martiri e santi:

- una santa di nome Merita, il cui nome si legge in un affresco vicino alla sepoltura di Felice e Adautto ma le fonti liturgiche non dicono nulla di lei, mentre scrivono di due sorelle martiri, Degna e Merita, vennero sepolte in Commodilla; ma di Degna non c'è traccia nelle catacombe. I nomi sembrano ricavati dalla fede popolare sulla base di iscrizioni funerarie. I loro corpi e le rispettive lapidi furono infatti recuperate nelle catacombe di Commodilla senza altra indicazione sulle loro vicende terrene. I suoi resti insieme a quelli di Merita vennero traslati nella chiesa di San Marcello al Corso durante il pontificato di papa Paolo I.

- il Martirologio geronimiano, alla data del 29 agosto, accanto a Felice ed Adautto, nomina una certa Gaudenzia, di cui non c'è traccia nella catacomba;

- infine le guide per pellegrini dell'alto medioevo parlano di un altro martire, Nemesio, che però non risulta da nessuna parte.



CODICE TEODOSIANO

 «È nostra volontà che tutti i popoli che sono governati dalla nostra moderazione e clemenza aderiscano fermamente alla religione insegnata da s. Pietro ai Romani, conservata dalla vera tradizione e ora professata dal pontefice Damaso e da Pietro, vescovo di Alessandria, uomo di apostolica santità. Secondo la disciplina degli Apostoli e la dottrina del Vangelo, crediamo nella sola divinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, sotto un'uguale maestà e una pia Trinità. Autorizziamo i seguaci di questa dottrina ad assumere il titolo di cristiani cattolici, e siccome riteniamo che tutti gli altri siano dei pazzi stravaganti, li bolliamo col nome infame di eretici, e dichiariamo che le loro conventicole non dovranno più usurpare la rispettabile denominazione di chiese. Oltre alla condanna della divina giustizia, essi debbono prepararsi a soffrire le severe pene che la nostra autorità guidata da celeste sapienza, crederà d'infliggere loro.» 
(Codex Theodosianus, libro XVI, titolo I, legge 2).





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