ASPENDOS (Turchia)



TEATRO DI ASPENDOS PRESSO ANTALYA

Aspendos era un’importante e popolosa città della Panfilia, in Asia minore, secondo alcuni la più antica, a circa 40 km a est della moderna città di Antalya, in Turchia. Centro dal florido commercio, era situato sul fiume Eurymedon a 16 km dalla costa del Mar Mediterraneo, confinante con Side, città a cui era ostile.

Pregevoli infatti le serie di monete d'argento emesse fin dal V sec. a.c. Tale floridezza si mantenne a lungo (Cicerone, In Verrem, ii, 1, 20 la dice oppidum plenissimum signorum optimorum) e, sotto l'Impero, fu una della più prospere città d'Asia Minore.



LA STORIA

La città fu fondata intorno al 1000 ac. dai Greci forse provenienti da Argo, per questo la tradizione  attribuisce la sua fondazione ad Argo, un’altra da un eroe eponimo di nome Aspendos, un’altra ancora a fuggiaschi troiani.  La ricca monetazione indica che, nel V secolo ac, Aspendos era diventata la città più importante di Panfilia.

L'ACQUEDOTTO
Nel 546 ac venne conquistata dai Persiani. Il volto che la città ha continuato a battere moneta a proprio nome, tuttavia, indica che essa aveva una grande libertà anche sotto i Persiani. Purtuttavia nel 467 ac  il generale Cimone, con una flotta di 200 navi, distrusse la flotta persiana alla foce del fiume Eurymedon in un attacco a sorpresa.

I Persiani conquistarono nuovamente la città nel 411 ac ma nel 389 ac il comandante di Atene, sostò con la sua flotta al largo della costa di Aspendos. Sperando di evitare una nuova guerra, il popolo di Aspendos raccolse i soldi supplicandolo di ritirarsi senza causare danni ma i suoi uomini calpestarono tutti i raccolti nei campi. Infuriati, gli Aspendiani assassinarono il comandante ateniese nella sua tenda.

Quando Alessandro Magno marciò su Aspendos nel 333 ac dopo aver catturato Perge, i cittadini lo pregarono di non chiedere loro tasse e cavalli che avevano già precedentemente pagati come tributo al re persiano. Alessandro acconsentì, lasciando una guarnigione sulla resa della città. Si accorse però che gli Aspendians non avevano ratificato l'accordo dei loro inviati e si apprestavano a difendersi.

L'ACQUEDOTTO
Alessandro marciò verso la città con le sue truppe.
Gli Aspendians allora chiedere la pace, ma stavolta a condizioni diverse.

Gli vennero consegnati degli ostaggi, una guarnigione macedone sarebbe rimasto in città e 100 talenti d'oro e 4.000 cavalli sarebbe stata data in tasse ogni anno.

Passò poi sotto le dominazioni dei Tolomei e degli Attalidi ed infine, alla morte di Attalo III, sotto i Romani.

Nel 190 ac la città si arrese ai Romani, che in seguito saccheggiato essa dei suoi tesori artistici.
Verso la fine del periodo romano la città ha iniziato un declino che continuò per tutto il periodo bizantino.

Pur subendo gli influssi ellenici, Aspendos conservò a lungo il dialetto e i costumi indigeni: il suo nome antico era Estwediis (ciò è testimoniato dalla legenda delle monete).



DESCRIZIONE

L’abitato si trovava sulla riva destra del fiume Eurimedonte, nell’entroterra della Panfilia, adagiato su un pianoro naturale circondato da pendii molto ripidi.

L'acropoli, alta circa 60 m, è disposta su due colline, una molto più bassa dell'altra, e sembra fosse fortificata solo in corrispondenza degli accessi naturali. L'ingresso principale era a S.
La città non è stata mai scavata: esistono solo dei disegni risalenti al 1890.

I monumenti noti sono: lo stadio (in realtà un ippodromo), l’agorà trapezoidale con tabernae e un ninfeo, il bouleuterion (alle spalle dell’agorà), la basilica, il grandioso acquedotto (lungo ben 600 metri) e il teatro.



IL FORO

Era una grande piazza rettangolare con l'asse maggiore orientato nord-sud, bordata su tre lati da edifici pubblici, a ovest da Tabernae con portico, a est dalla basilica forse anch'essa con portico, a nord da un ninfeo, e a sud un ingresso monumentale.

L'ACROPOLI
Sul lato ovest si apriva il mercato, una costruzione originariamente a più piani, lunga 70 m e divisa in 15 ambienti che affacciavano su un portico a colonne. Sul lato nord, un ninfeo, lungo m 32,50 e alto 15, era decorato nella parete verso il Foro con due serie di cinque nicchie sovrapposte, con le inferiori inquadrate da colonne corinzie poste su sei basamenti rettangolari. 

Riccamente decorati con ornati floreali erano sia la trabeazione che correva continua sulle colonne e sulle nicchie più basse, sia il cornicione.
Sul lato est sorgeva una lunga basilica (m 105,48 × 26,90), a tre navate intere, più una quarta lunga 2/3 delle altre che corre sul lato della piazza fino all'altezza del ninfeo. 

Ad essa si accedeva da N, mediante tre passaggi ad arco che danno sull'asse maggiore e da un imponente vestibolo, ancora in piedi fino a 18 m di altezza All'estremità N-O dell'acropoli perviene un grandioso acquedotto che, su alte arcate, portava l'acqua ad A. dal N e del quale restano imponentissime rovine. Infine si trova il teatro.

INTERNO DEL TEATRO

IL TEATRO

Aspendos è nota per avere il teatro meglio conservato dell'antichità, costruito a spese di A. Curzio Crispino Arrunziano e di A. Curzio Auspicato Titinniano (C. I. L., iii, 231 a-B;C. I. G., 4342 d; e 4342 d 2-3-4).

Con un diametro di 96 m, il teatro, incassato nella roccia delle pendici orientali dell'acropoli, è fornito di posti a sedere per 7.000 persone.

Altri sostengono che i posti a sedere siano 15000. Il teatro, dell'età di Antonino Pio, fu costruito nel 155 dall'architetto Zenon greco, nativo della città. 

E 'stato periodicamente riparato dai Selgiuchidi, che lo usavano come un caravanserraglio, e nel XIII sec. fu trasformato in palcoscenico dai Selgiuchidi di Rum. 

PARTICOLARE DEI DECORI DEL TEATRO
Il caravanserraglio era un edificio costituito in genere da un muro che racchiudeva un ampio cortile ed un porticato, che veniva usato per la sosta delle carovane che attraversavano il deserto, ma che poteva anche includere stanze per i viandanti.

Per mantenere le tradizioni ellenistiche, una piccola parte del teatro è stato costruito in modo che si appoggi alla collina dove si eresse la Cittadella (Acropoli), mentre il resto è stato costruito su archi a volta.

Il palcoscenico alto isolava apparentemente il pubblico dal resto del mondo. Il  fondale della scena è rimasto intatto.

Il soffitto in legno sopra il palco, in pendenza e alto 8,1 metro (27 piedi) è andato perduto. Buche di inserimento per 58 pali si trovano nel livello superiore del teatro. Questi pali sostenevano un velario o una tenda che veniva tirata sopra il pubblico per fornire ombra.

Fino a poco tempo il teatro era ancora in uso per concerti, festival ed eventi. A causa dei danni causati dal montaggio di attrezzature teatrali moderne le autorità turche hanno sospeso ulteriori spettacoli. Una nuova struttura moderna nota come Aspendos Arena è stata costruita nei pressi a continuare la tradizione del teatro all'aperto di Aspendos.


La leggenda

Sul teatro c'è una leggenda il re Aspendos ha una figlia bellissima. Il re annuncia “farò sposare la mia figlia con chi realizza i servizi più utili alla mia popolazione.

PONTE EURYMEDON
Dopo aver sentito questo annuncio, due gemelli che fanno l’achitettura costruiscono due edifici magnifici. Uno di loro è il grandioso acquedotto con la capacità di trasportare l’acqua passando le vie molto complicate, l’altro invece il teatro di Aspendos. Il re dopo aver visto il grandioso acquedotto, vuole far sposare la sua figlia con questo architetto.

Pero’ la figlia, appassionata dell’arte, dice “Padre, per favore decidi vedendo ancora una volta il teatro”. Padre e figlia vanno a rivedere il teatro. E cominciarono a discutere. Nella discussione coinvolgono anche gli abitanti di Aspendos. Il popolo si divide in due. Da un lato il magnifico teatro, dall’altro lato il grandioso acquedotto. Il re si trovava di fronte a una dilemma.

Nel frattempo l’architetto del teatro mormorave tra se’ “la figlia del re dovrebbe essere la mia, la figlia del re dovrebbe essere la mia” sulla scena del teatro, senza accorgersi la presenza del re e sua figlia. Il re e la figlia sentirono la voce dell’architetto dall’altra parte del teatro. 
Il re riusci a concepire l’eccellenza dell’opera realizzata dall’architetto. Il re di fronte a questa magnifica opera decise di dividere in due la sua figlia. Pero’ l’architetto del teatro si oppose dicendo “non vorrei che la principessa muoia, io rinununcio a sposare con lei”. Il re vedendo l’amore sincera dell’architetto, gli permette di sposarsi con la sua figlia.

La leggenda sarebbe pure carina, se non somigliasse troppo al Giudizio di Salomone.

Nelle vicinanze si trovano i resti di una basilica, agorà, ninfeo e di 15 chilometri (9.3 miglia) di un acquedotto romano. Il Eurymedon Ponte Romano, ricostruita nel XIII secolo, è anche nelle vicinanze.



L'ACQUEDOTTO

Sappiamo che fu eretto per la munificenza e l'evergetism di un Ti. Claudio Erymneo (Bull. Corr. Hell., x, p. 160, 8) ed è databile al I sec. d.c.

LA BASILICA


LE TERME

A sud del teatro sono ancora da ricordare due edifici termali che facevano parte della città bassa, gli avanzi della quale sembrano anch'essi tutti di età imperiale.



LA MONETAZIONE

SARCOFAGO ROMANO RINVENUTO AD ASPENDOS
Aspendos è stata una delle prime città a coniare monete. La monetazione iniziò intorno al 500 ac, primi Staters e successive dracme, "l'oplita sul dritto rappresenta il militare per cui Aspendus era famosa nell'antichità," il rovescio raffigura spesso un Triskelion.

La leggenda appare sulle prime monete come l'abbreviazione ΕΣ o ΕΣΤ Ϝ Ε; dopo conio ha ΕΣΤ Ϝ ΕΔΙΙΥΣ, l'aggettivo da ΕΣΤ Ϝ ΕΔΥΣ (Estwedus), che era il nome della città nella lingua Pamphylian locale. La storia numismatica della città si estende dal greco arcaico alla tarda epoca romana. Infatti batté moneta fino all'età di Gallieno.






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