BASILICA IULIA





LA BASILICA SEMPRONIA

La basilica Giulia sorge su un’area originariamente occupata da una delle basiliche più vecchie di Roma, la Sempronia. Quest’ultima fu eretta nel corso del 170 a.c. da Tiberio Sempronio Gracco il censore, padre dei noti Gracco e Tiberio. Livio ci racconta che per innalzare la Sempronia, Gracco dovette radere al suolo l’area occupata dall’abitazione di Scipione l’Africano ed alcuni magazzini che sorgevano nelle sue vicinanze, sul lato nord-orientale della piazza del Foro Romano, alle spalle delle tabernae veteres, i vecchi negozi.



BASILICA IULIA

La basilica Giulia, invece, fu realizzata da Giulio Cesare nel corso del 54 a.c., durante i lavori per la costruzione del Foro di Cesare, al posto della basilica Sempronia e delle antistanti tabernae veteres, e si ergeva tra il tempio di Saturno e il Tempio di Castore e Polluce. Fu inaugurata e dedicata a Iulius Caesar, da cui il nome Iulia, nel 46 a.c., quantunque non ancora terminata, due anni prima della morte di Cesare.

Per la sua prematura morte infatti fu terminata dal successore Augusto ma subì i danni dell’incendio che coinvolse questa zona di Roma durante il 12 a.c., in seguito al quale la fu nuovamente ricostruita e intitolata stavolta a Gaio e Lucio, i figli adottivi di Cesare, ma continuò ad essere conosciuta con il suo nome originario.

Nel 283 d.c. fu nuovamente rovinata da un incendio, all'epoca di Carino, ed in seguito fu risanata da Diocleziano. Basilica JuliaAlcune iscrizioni di basi di statue documentano anche un ulteriore intervento di restauro ad opera del prefetto della città, Gabinio Vettio Probano, sei anni dopo il sacco di Roma da parte dei Goti di Alarico nel 410 d.c..

Purtroppo non è sopravvissuto molto dello splendido edificio originale, come si vede nella sua ricostruzione qua sopra, a causa delle numerose depredazioni avvenute in epoca papalina.



L'USO

La basilica, di uso civile, e non religioso come oggi, serviva contemporaneamente da tribunale, da borsa di commercio, da sede per contratti commerciali, da luogo di chiacchiere e passeggiate e per gli acquisti nelle botteghe sistemate sotto ai portici, che proteggevano dal sole d'estate e dalla pioggia d'inverno.

Nella navata centrale risiedevano i Centumviri, il vecchio tribunale romano composto di 105 membri, mentre cambiavalute e banchieri si stabilivano nelle navate laterali. Le gallerie superiori collegavano uffici e archivi, ma soprattutto erano un luogo di passeggiata per gli oziosi.
La Basilica Julia fu la sede preferita, almeno per un periodo, per le attività dei cambiavalute che, in alcune iscrizioni lì rinvenute, si definivano "nummularii de basilica iulia".



DESCRIZIONE

La basilica era un grande rettangolo di 101 x 49 m, con ben cinque navate, le cui celle erano ornate da archi e semicolonne.

L’enorme area centrale di 82 x 18 m aveva sui lati due porticati e al suo interno c'era il tribunale dei centumviri. L'interno era totalmente coperto di marmi. L'esterno era in marmo e travertino.

Delle pareti in legno ed alcuni drappi la suddividevano in diversi ambienti che permettevano le diverse attività a quattro tribunali. Se la causa però era molto importante per cui coinvolgeva molta gente, visto che anche allora i tribunali erano pubblici, si occupava l'intera area della basilica.



I RESTI

Della vecchia costruzione rimane poco, a causa del riutilizzo di travertino e marmo all'epoca dei Papi. Ne resta soltanto la pedana, che sorge sulla base di alcuni scalini: sette ad est e uno a ovest, la sua pavimentazione, e i frammenti di alcuni pilastri.

La basilica Giulia confinava con due importanti strade che partendo dal Tevere raggiungevano il Foro Romano: ad ovest il Vicus Iugarius, oggi Via della Consolazione, e ad est il Vicus Tuscus. Il Vico Jugario metteva in contatto, presso il Foro Olitorio, la porta Carmentalis e il Foro Romano, passando al di sotto del Campidoglio. Il Vicus Tuscus, oggi Via San Teodoro, passando per Via del Velabro, metteva in comunicazione il Foro Boario con il Foro Romano.

Sugli scalini orientati verso il Foro Romano e sulla pavimentazione all’interno delle gallerie, erano incise le Tabulae Lusoriae, realizzate dalle persone che sostavano per lunghi periodi di tempo nella basilica, non senza una certa noia.
Si trattava di giochi da tavolo giochi da tavolo, spesso incisi o scolpiti sulle pavimentazioni degli edifici pubblici per ammazzare il tempo. Nella Basilica si trattava di una scacchiera con pedine, una specie di dama.

Sulla facciata della basilica rivolta verso il Vicus Tuscus è possibile osservare un portale metallico che sorge poco sotto il piano della strada: questo, probabilmente, era l’ingresso primario della Cloaca Maxima. Infatti un pannello in marmo nelle vicinanze riporta una citazione di Dionigi di Alicarnasso:

Tarquinio il Superbo dette inizio anche allo scavo di canali sotterranei attraverso i quali tutta l’acqua che scola dalle vie si versa nel Tevere ed è questa un’opera mirabile che supera ogni descrizione”.

Nel IX secolo, nell'area della navata sinistra, si insediò la piccola chiesa di Santa Maria in Cannapara, ma non basta, perchè nei secoli successivi il terreno circostante fu affittato con grande profitto dall'ecclesiastico Ospedale della Consolazione, per "cavare marmi e travertini". Il che la dice lunga sulla devastazione della basilica.


ROBERTO LANCIANI:

Il Fea 1. e, p. 317 dice che i calciaiuoli e i fornitori di marmi si attaccavano specialmente ai sepolcri « per il comodo che si aveva nelle proprie vigne di rovinarli senz'essere scoperti »: ma le calcare clandestine dei tempi di mezzo e del risorgimento devono credersi piuttosto strana eccezione alla regola: i materiali si ricercavano, gli edifici si demolivano, i marmi si calcinavano alla piena luce del sole, sotto l' occhio indifferente delle autorità, anzi col consenso di questa e con partecipazione degli utili.
Col documento pubblicato a p. 47, anno 1426, la Camera, concedendo ad una compagnia di calciaiuoli i travertini della basilica Giulia, si riserva la metà del prodotto, che poi cede a favore del cardinale di s. Eustachio, Giacomo Isolani. Lo stesso è avvenuto pei travertini del Colosseo, del fornice di Lentulo, del circo Massimo e di cento altri monumenti consumati in servigio della fabbrica di s. Pietro, dei palazzi di s. Marco, Riario, Farnese etc. Si tratta di centinaia di migliaia di rubbia di calce. I privati ne consumavano in proporzione.




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