CASA DEL CITARISTA (Pompei)



RICOSTRUZIONE DEL PERISTILIO
E' così chiamata per la bella statua bronzea di Apollo Citaredo, collocata nel peristilio della casa e ora al Museo Nazionale di Napoli. Il citarista (greco κιθαροιδός (kitharoidos), latino citharoedus), anche detto citaredo, vocabolo che deriva dal termine greco κιθἆρα, era il suonatore di cetra (o indistintamente della lira e dell'arpa), nell'antica Grecia e nella Roma antica, che spesso decantava anche versi di poesia lirica (così detta perché si accompagnava al suono della lira o della cetra). Uno dei sottogeneri della poesia lirica nell'antica Grecia era appunto la citarodia.

PLANIMETRIA DELLA VILLA (INGRANDIBILE)
Gli ingressi della villa sono da Via dell’Abbondanza e da Via Stabiana. Essa occupa gran parte dell'isolato poichè ebbe origine dalla fusione di due case nel I sec. a.c., che necessitarono di ristrutturazioni e decorazioni, per cui ha due atri e tre peristili con una superficie di 2700 mq.

Le stanze di rappresentanza e riposo si sviluppano intorno ai peristili, quelle per i servi sull'atrio, senza tablino; vi sono ambienti termali e, nel peristilio centrale, belle sculture di animali in bronzo funzionavano da getti d'acqua. 

Panificio, pasticceria e taverna connesse all'edificio sono forse dipendenze del complesso residenziale.

RICOSTRUZIONE - LA PISCINA DEL PERISTILIO

LA CASA DEL CITARISTA ED IL SUO ARREDO (Fonte)

La scelta del tema è nata dall'idea di proporre una mostra che non fosse la rappresentazione della vita quotidiana a Pompei, ma un approfondimento di un tema circoscritto: la Casa del Citarista.

Una delle più grandi e complesse abitazioni, della quale si conoscono non solo i nomi dei proprietari, ma anche il loro aspetto fisico, grazie al ritrovamento dei busti in marmo e in bronzo. 

Si tratta della casa che ha restituito i più grandi quadri di Pompei, alcuni dei quali di altissima qualità, e un ricco arredo da giardino in bronzo e in marmo che attesta ulteriormente l'alto livello economico dei proprietari.


Grazie al Bucerius Kunst Forum e alla Fondazione Ebelin e Gerd Bucerius è stato possibile restaurare, tra l'altro, i grandi affreschi:
- "Leda in vesti di sacerdotessa " ,
- "Apollo e Nettuno dinanzi a Laomedonte",
- il lungo fregio con paesaggi fluviali, il mosaico con gorgone, staccato circa venti anni addietro dal pavimento della sala LI del MANN e non più ricomposto,
- riconoscere che una statuetta di Genius, definita "d'argento" è in realtà di terracotta dipinta in blu egizio con argentature.

La ricchezza e la varietà dei soggetti raffigurati ha suggerito il titolo della esposizione "Pompeji. Goetter, Mythen, Menschen " (Pompei. Dei, Miti, Uomini).

La mostra, realizzata esclusivamente con opere del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, è stata l'occasione per approfondire lo studio di quella casa, che non è mai assurta alla notorietà di altre a causa del periodo in cui fu scoperta per volere di Carlo III di Borobone, ma in drammatici momenti.

Emerse infatti soprattutto tra il 1859 e il 1862, proprio nel momento della caduta del regno borbonico; ha permesso di re-individuare nei depositi del Museo gli elementi del suo arredo e di ricostruirne la decorazione pittorica, grazie anche ai documenti dell'Archivio Disegni della Soprintendenza e al Grande Plastico di Pompei.

RICOSTR. - PERISTILIO CON OSCILLA
Una selezione inoltre di un'altra decina di affreschi di provenienza diversa, scelti tra quelli custoditi nei depositi del museo napoletano, completa il percorso del visitatore attraverso gli "stili" pompeiani.

Il Catalogo curato da Andreas Hoffmann vede tra gli altri i contributi di A. Wallace Hadrill, Bettina Bergmann, Caroll Mattusch, S. De Caro, V. Sampaolo. Con il patrocinio della Presidenza della Repubblica Italiana

La parte più antica è quella inferiore, che si affaccia su via Stabiana, con atrio tuscanico e due peristili aggiunti in sostituzione di case abbattute.

Nel cortile centrale provvisto di un portico, animali di bronzo, collocati sull’orlo della vasca semicircolare rivestita di marmo, funzionavano da tubature per e facevano zampillare getti d’acqua.
Aveva anche le terme e persino un panificio, una pasticceria e una taverna.

L'edificio apparterrebbe a membri del ramo d'origine servile della famiglia dei Popidii, una delle più cospique e antiche famiglie di Pompei, cui si riferiscono 3 graffiti e 2 scritte elettorali sulla casa, 45 programmi sulla loro candidatura lungo via dell'Abbondanza e ritratti rinvenuti nell'abitazione.

RICOSTRUZIONE CORRIDOIO DEL PERISTILIO
La casa fu scavata tra il 1853-61, nel 1868, nel 1872 e nel 1929. E' collocata nella Strada Stabiana 110. Essa è in realtà una delle più grandi case di Pompei famosa sia per l' "Apollo del Citarista" che per il bellissimo mosaico del "Cinghiale assalito dai cani".

Nell'ala sinistra dell'atrio vennero trovati due ritratti in bronzo del padrone di casa e della moglie; un altro ritratto femminile, di marmo, era nel peristilio; i due ritratti maschili di marmo rinvenuti al piano superiore raffigurano probabilmente di Marcello (patrono della colonia) e qualche altro personaggio di rango legato alla casa imperiale. I ritratti dovevano evidenziare il lealismo dei Popidii e i loro legami con la corte.

Animali di bronzo, collocati sull'orlo della vasca di marmo producevano salienti getti d'acqua, tra questi vi era il noto gruppo del cinghiale addentato da due cani da caccia, oltre a un leone galoppante, un cervo in fuga e un serpente (tutti al M.A.N. di Napoli).

Nonostante lo scadente stato di conservazione, la casa fa intuire la magnificenza dell'architettura degli interni e la ricchezza delle decorazioni. Infatti sono di grande effetto spettacolare sono i tre peristili sovrapposti.


Nell'ala sinistra dell'atrio vennero trovati due ritratti in bronzo del padrone di casa e della moglie; un altro busto femminile di marmo, di personaggio sconosciuto si trovava nel peristilio.
Al piano superiore invece due ritratti maschili sempre in marmo, raffiguranti probabilmente Marcello, il patrono della colonia, e un altro personaggio importante legato alla casa imperiale.

Animali di bronzo posti sull'orlo della vasca di marmo gettavano zampilli d'acqua, tra questi il gruppo del cinghiale addentato da due cani da caccia, un leone in corsa, un cervo in fuga e un serpente, conservati al Museo archeologico di Napoli.

Al centro della parete est, rimane invece un quadro con Apollo Citaredo, in un trompe l'oeil che dilatata artatamente la prospettiva, forse per richiamare l'Apollo citaredo in bronzo.

I RESTI DELLA VILLA

CROLLI E DENUNCE 
(Fonte)

Crolla un muretto della Casa del Pressorio di Terracotta, negli scavi di Pompei. Una Domus chiusa al pubblico in via dell'Abbondanza al civico 22 (Regio I).

Frammenti subito recuperati ed un crollo che il direttore generale della Sovrintendenza di Pompei, Massimo Osanna, definisce fisiologico. 

Ma in un clima, teso, tra i sindacati e Osanna, il cedimento ha fatto scattare polemiche.

ENEA E DIDONE
Sono stati i custodi degli Scavi a scoprire il crollo durante il solito giro di perlustrazione. Il cedimento ha riguardato una porzione di circa un metro e mezzo quadrato di muretto di delimitazione di un cubicolo della Domus, per altro non affrescata. 

Una vicenda, quella di oggi, che si innesta nella forte polemica tra i sindacati autonomi Flp e Unsa dei Beni culturali e il Soprintendente.

IFIGENIA IN TAURIDE
Proprio ieri i sindacati hanno denunciato il professor Massimo Osanna ai carabinieri, accusato di gestire con «superficialità» gli Scavi.
E, di rimando, il Dg della Soprintendenza ha rilasciato dichiarazioni stampa su presunti «ricatti» subiti dai sindacati che lo hanno denunciato. 

Intanto, il muretto crollato ha riportato i carabinieri nel sito archeologico. «Un episodio del genere, nonostante sia circoscritto a un'area da sottoporre a intervento e dunque di per sé fragile - spiega Osanna - rischia, come nel passato, di ridimensionare di gran lunga l'immenso lavoro finora portato a compimento e ancora in corso in tutta l'area archeologica.

Tutti gli episodi di cedimento che sono stati registrati negli ultimi anni si sono verificati sempre in aree nelle quali nessun intervento era ancora partito, quindi in maniera del tutto fisiologica».

Il Dg della Soprintendenza di Pompei ci tiene a rassicurare tutti:
«È prioritario chiarire l'importanza delle attività di messa in sicurezza in generale e che dovranno interessare l'area. L'episodio di questa mattina ha riguardato un'area chiusa al pubblico e nella quale deve partire la messa in sicurezza, sospesa al momento per un ricorso al Tar».

Il ricorso al Tar è quello presentato circa un anno fa da un'azienda che aveva partecipato al bando per l'assegnazione dei lavori, ma ne era risultata esclusa per delle imperfezioni del materiale presentato.

ANTIOPE E THYIAS
Pertanto, la Soprintendenza non può dare l'ok all'apertura del cantiere finché il Tribunale regionale della Campania non avrà sentenziato in merito. 

Osanna ricorda che nella Regio I e Regio II sono programmati «interventi che riguardano il ristabilimento delle capacità statiche e l'integrazione delle murature, il ripristino di creste murarie, la manutenzione o sostituzione di architravi degradati, il preconsolidamento degli apparati decorativi parietali e pavimentali (come lacertini lungo i margini dei frammenti conservati di affreschi e mosaici)».

E ribadisce: «Ad oggi Pompei ha portato a termine la messa in sicurezza in quasi tutte le regiones di Pompei, ad eccezione della Regio I e Regio II».

IO, ARGO ED HERMES

I MAGNIFICI AFFRESCHI

La casa era dotata di magnifici affreschi, perlopiù staccati onde preservarli e collocati nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Tre questi ricordiamo:
- Ifigenia in Aulide (nella foto il particolare di Oreste e Pilade)
- Marte e Venere
- Antiope e Thyilas
- Enea e Didone

La squisita fattura degli affreschi fa pensare alla mano d'opera di artitsti affermati e pertanto costosi, il che conferma la ricchezza dei proprietari e conseguentemente della casa.
La maggior parte dei dipinti ornavano i cubicoli.

BUSTO DI DONNA - FORSE LA PADRONA DI CASA


I MAGNIFICI BRONZI

Stupendi anche i bronzi con cui la famiglia dei popidii ornò i suoi splendidi giardini, in particolare l'Apollo Citaredo, e il cinghiale circondato dai cani da caccia, animali in drammatico movimento con movenze ed espressioni incredibili.

A parte lo splendido serpente, anch'esso di bronzo, eretto minacciosamente che teoricamente sembra estraneo alla scena ma in realtà funge da tubo del sistema idraulico e da erogatore dell'acqua, insomma da fontana.

Tutto questo anche a baneficio della vista del triclinium illustrato qui sotto che si beava del giardino, della piscina, dei vari animali e statue in bronzo e dell'ombra fresca del pergolato nelle assolate giornate estive.






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