ANASTASIO I




Nome completo:  Flavio Anastasio
Nascita:  Durazzo, 430 circa
Morte:  Costantinopoli, 9 luglio 518
Sepoltura:  Chiesa dei Santi Apostoli, Costantinopoli
Casa reale:  Casata di Leone
Consorte:  Ariadne
Regno: 491-518 d.c.









LE ORIGINI

Nacque a Dyrrhachium, odierna Durazzo, in Nova Epirum, nel 430 d.c., da una madre manichea. Suo zio invece, di nome Clearco, era ariano. Aveva un fratello, Paolo, una sorella di nome Cesaria, e tre nipoti, Ipazio, Pompeo e Probo.

Anastasio era alto, di bell'aspetto e, primo imperatore dopo una lunga serie, non portava la barba ma si radeva all'uso romano. La singolare caratteristica di avere un occhio nero ed uno azzurro gli guadagnò il soprannome di Dicorus (dal greco Δίκορος, "due pupille"). Nel 491, Anastasio era un ufficiale di palazzo (uno dei tre decurioni dei silentiarii) e godeva di una reputazione molto alta, ma non era ancora membro del senato.



IL TEMA RELIGIOSO

Aveva un grande interesse per la religione, da essere considerato candidato per il soglio episcopale di Antiochia alla morte di Pietro Fullo nel 488 circa; ma tra il 489 e il 491 entrò in contrasto col patriarca di Costantinopoli, Eufemio, in quanto aveva aperto una cattedra nella Grande chiesa e si era messo ad insegnare privatamente le proprie convinzioni, che seguivano quelle di Eutiche, fondatore del Monofisismo.

Il racconto del suo esilio in Egitto ordinato da Zenone è considerato falso dagli storici, ma effettivamente pare abbia fatto naufragio e poi abbia visitato la provincia, dove avrebbe conosciuto il vescovo Giovanni Tabennesiota. Alla morte di Zenone, fu elevato al trono dell'Impero romano d'Oriente per volere di Ariadne, la vedova dell'imperatore, che lo conosceva bene.



L'IMPERATORE

Prima dell'incoronazione, avvenuta l'11 aprile per mano di Eufemio, Anastasio dovette firmare un documento in cui dichiarava la propria ortodossia. Il 20 maggio di quello stesso anno rafforzò il proprio potere sposando Ariadne. Il suo regno, anche se in seguito fu turbato da guerre esterne ed intestine e da questioni religiose, cominciò sotto buoni auspici. Anastasio ottenne il favore popolare con una giudiziosa riduzione della tassazione, e mostrò grande vigore ed energia nell'amministrazione degli affari dell'impero.



ARIADNE

Figlia dell'imperatore Leone I (457-474) e di sua moglie Elia Verina, sorella di Leonzia. Sposò l'isaurico Tarasis, che prese il nome greco di Zenone e fu a sua volta imperatore (474-491) dopo il suocero e il figlio Leone II (474).

Dopo la morte del marito Zenone, influì sul Senato, i dignitari e l'esercito, affinché la scelta del successore cadesse sul silentiarius Anastasio (491-518) che sposò una volta salito al trono. Un ritratto di questa imperatrice, uno dei rari esempi della scultura ufficiale della prima età bizantina è conservato ai Musei Vaticani.

La scultura, in epoca rinascimentale, si trovava nella navata sinistra di San Giovanni in Laterano, identificato erroneamente come ritratto di Elena, madre di Costantino. Il ritratto, in marmo bianco, era arricchito da pietre nere incastonate al posto delle pupille e dal colore rosso del copricapo, con decorazioni in foglia d'oro. L'immagine a fianco è invece in avorio dittico.



L'INCORONAZIONE

Prima di salire al trono, Anastasio I era stato un abile funzionario di stato e del sistema amministrativo. L'elezione di Anastasio I è un esempio della procedura usata quando quando non c'erano successori di sangue, come dopo la morte di Zenone. La decisione fu rimessa ad Ariadne, in qualità di Augusta e vedova del morto imperatore. Era l'unica influenza concessa a un'imperatrice di Bisanzio, che viceversa poco contava nella vita pubblica. La cerimonia di inaugurazione ebbe luogo all'ippodromo di Costantinopoli l'11 aprile del 491. La narra Pietro Patrizio, ministro di Giustiniano I e scrittore:

- Anastasio di pia sorte fu proclamato in questo modo all'ippodromo. La notte seguente la morte di Zenone, i dignitari, i senatori e il vescovo si riunirono nel portico dinanzi al grande triklinos, il popolo nell'ippodromo nei posti a questo destinati e i soldati ugualmente all'ippodromo nello stama. Quando si furono riuniti gridarono tutti a gran voce mentre la salma era ancora esposta. I dignitari convennero perciò che l'augusta Ariadne dovesse recarsi all'ippodromo e parlare al popolo.
Essa vi andò vestita con la clamide e accompagnata dal magister, dal kastrésios, dal questore e da tutti gli altri che sono soliti seguire l'imperatore quando si reca ad assistere agli spettacoli dell'ippodromo. Andarono con lei all'ippodromo anche alcuni cubiculari della sua casa e l'arcivescovo di Costantinopoli Eufemio. Gli altri dignitari stettero dinanzi a lei al cancello e sui gradini secondo l'etichetta, i civili a destra e i militari a sinistra. Quando l'Augusta si mostrò in piedi al popolo, tutti gridarono:
"Ariadne augusta, vinci! o Signore santo, concedile lunga vita! Kyrie eleison, molti anni all'augusta! Da' un sovrano ortodosso all'impero!"

L'augusta rispose loro tramite i libellenses che stavano sugli stessi gradini. Il libellensis disposto sui gradini all'altezza del cancello, dinanzi al trono, così parlò:
"La vostra generosità ha mostrato anche in questa circostanza un comportamento conforme alla fedeltà all'impero e ha rafforzato il buon ordine manifestando gli onori dovuti alla maestà imperiale…"
Tutti gridarono: "Noi siamo servi dell'augusta. O Signore santo, concedi a lei vita! Molti anni all'augusta Ariadne! Ariadne augusta, vinci! Un imperatore romano al mondo!"

Risposta: "Prevenendo le vostre richieste abbiamo ordinato agli illustri dignitari e al sacro senato di eleggere con il concorso dei valorosissimi soldati un uomo cristiano, di stirpe romana, dotato di ogni virtù propria di un sovrano, in modo che non sia avido di ricchezze o soggetto ad alcuna altra umana passione per quanto ciò è possibile tra i viventi…"
Tutti gridarono: "Molti anni all'augusta! Ariadne augusta, vinci! Molti anni all'imperatrice amante del Cristo! Kyrie eleison. O imperatore celeste, da' a noi un imperatore terrestre non avido di denaro che regga il mondo!"

Risposta: "Affinché poi l'elezione sia regolare e gradita a Dio abbiamo ordinato agli illustrissimi dignitari e al sacro senato, ai quali si deve unire anche il voto dei fortissimi eserciti, di fare la scelta dinanzi ai santi Vangeli alla presenza del santissimo e venerabilissimo patriarca di questa città imperiale e alla presenza dei santi scrittori in modo che nessuno scelga in base all'amicizia o all'odio o con qualche scopo o in base alla parentela o con qualche altro interesse privato, ma con l'animo puro e rivolto soltanto al Signore Iddio. Poiché dunque, come vede anche la vostra devozione, la cosa è importante e si tratta della salvezza dell'intero mondo, conviene che la vostra devozione attenda ancora un po' così che vengano compiute in modo conveniente le esequie di Zenone di divina sorte e non ci si debba poi pentire di un'elezione affrettata."

Tutti gridarono: "Una bella festa al mondo, ordine e prosperità alla città! Molti anni all'augusta! Rimuovi quel prefetto cittadino che è un ladro. Molti anni all'imperatrice! O Signore, dalle vita! Ogni bene sarà sotto di te, o Romana, se nessuno straniero aumenterà il numero dei Romani. L'impero è tuo, Ariadne augusta, vinci!"
Risposta: "Rendiamo grazie al Signore Iddio poiché prima delle vostre richieste induce nella nostra mente e fa sì che sia compiuto quanto è utile e desiderato da voi. E infatti prima di venire qui, rendendoci conto che alla vostra devozione necessitava un uomo prudente e sollecito del vostro benessere, abbiamo promosso con l'aiuto di Dio l'illustrissimo Giuliano alla carica di prefetto prevenendo e anticipando le vostre richieste."
Tutti gridarorono: "Questa è una buona magistratura. Molti anni all'augusta, molti anni ai magistrati!"

Risposta: "È dunque proprio della vostra devozione mantenervi disciplinati anche in questa circostanza come sempre vi siete mantenuti. Al vostro benessere e a tutto ciò che vi è utile dapprima il Signore Iddio, poi noi abbiamo pensato in modo adeguato e immediatamente, deliberando con gli illustri dignitari e il sacro senato, cui si aggiunge anche il consenso dei valorosissimi eserciti, sceglieremo per l'impero un uomo ortodosso e puro. Sia assente l'invidia da questa bellissima deliberazione e dall'impero."

Terminata questa allocuzione l'augusta e i dignitari del suo seguito se ne andarono. L'augusta si recò all' Augusteo mentre i dignitari si sedettero su sgabelli posti dinanzi al Delphax e cominciarono a deliberare sulla scelta. Ma essi si trovarono in forte contesa. Il preposito Urbicio suggerì loro in modo più opportuno: "Fareste bene concedendo all'augusta la piena facoltà di scegliere chi vuole."

Il senato pregò pertanto il vescovo di recarsi da lei e di pregarla di scegliere chi volesse. Essa scelse il silenziario Anastasio. I dignitari, quando lo seppero, ne furono lieti e subito incaricarono il magister di inviare a casa di Anastasio alcuni conti dei protettori e dei domestici. Essi lo condussero a Palazzo e qui si trattenne nel Concistoro. Nel frattempo si svolsero le esequie di Zenone di divina sorte.
Nel corso dello stesso giorno gli addetti alla veste imperiale, i pittori e i monetari fecero quanto previsto dalla consuetudine e a sera vennero inviate le convocazioni. Il giorno seguente arrivarono tutti con indosso i mantelli bianchi e vennero ricevuti in Concistoro.

Qui, non all' Arma, ricevettero il saluto. Venne anche l'arcivescovo passando, come di consueto, attraverso le terme e, dopo che tutti si furono riuniti secondo l'uso, Anastasio si recò nel portico davanti al grande Triklinos e si fermò in mezzo a questo. Tutti i dignitari e i senatori si recarono da lui e gli chiesero che giurasse di non recare danno a nessuno di coloro con cui avesse rapporti e di governare l'impero con animo retto.

Quando ebbe fatto il giuramento, si recò all'ippodromo ed entrò nella sala in cui i senatori rendono omaggio al sovrano in occasione dei giochi equestri. Qui indossò la tunica divitision a banda d'oro, la cintura, le brache e i calzari imperiali e andò nel Kathisma senza le insegne. I soldati stavano di fronte, nello stama, con le aste e le insegne piegate verso terra. Il popolo stava sui gradini e acclamava. Fu quindi sollevato in piedi sullo scudo e un campiductor dei Lanciarii, salitovi, gli pose in capo il proprio maniakis. A questo punto le insegne vennero sollevate e i soldati assieme al popolo lo acclamarono.

Dopo di ciò scese dallo scudo e rientrò nella sala dove vestì le insegne imperiali. Qui il vescovo recitò una preghiera e fu pronunciato il Kyrie eleison. Il vescovo lo rivestì quindi della clamide e della corona gemmata. E di nuovo tornò sul Kathisma e salutò il popolo. Tutti gridarono: "Auguste! sevasté!" Egli parlò ai soldati e al popolo. Gli fu consegnato infatti il libellaris ed egli lo diede al libellesios e questi, stando in piedi sul Tribunale, parlò loro e promise di dare a ognuno come augustiatika cinque monete d'oro e una libbra d'argento.

L'allocuzione fu la seguente:
L'imperatore cesare augusto: "È chiaro che la potenza umana dipende dal cenno della gloria suprema."
Grida di tutti: "Abbondanza di beni al mondo! Come hai vissuto, così regna! Governanti onesti al mondo!" e altre cose del genere.
L'imperatore cesare augusto: "Poiché la serenissima augusta Ariadne per sua decisione, l'elezione del gloriosissimo senato e degli illustrissimi dignitari, il consenso dei potenti eserciti e del devoto popolo, previa la clemenza della santa Trinità, hanno scelto me per reggere l'impero dei Romani, sebbene non volessi ed esitassi…"

Grida di tutti: "Kyrie eleison. Figlio di Dio, abbi pietà di lui! Anastasio augusto, vinci! Dio conserverà un pio imperatore. Dio ti ha dato, Dio ti conserverà." e altre cose del gene re.
L'imperatore cesare augusto: "Non ignoro quale peso mi è stato dato per la salvezza comune di tutti…"
Grida di tutti: "Degno dell'impero, degno della Trinità, degno della città! Allontana i delatori!" e altre cose del genere.
L'imperatore cesare augusto: "ma supplico Dio onnipotente che mi conosciate dalle azioni quale avete sperato che fossi in questa comune elezione."

Grida di tutti: "Colui nel quale hai fede ti salverà. Come hai vissuto, così regna! Hai vissuto piamente, piamente regna! Ariadne, vinci! Molti anni all'augusta! Solleva gli eserciti, abbi pietà dei tuoi servi! Come ha regnato Marciano, così regna!" e molte altre cose del genere.
L'imperatore cesare augusto: "Per celebrare il nostro felice impero darò a ognuno di voi cinque monete d'oro e una libbra d'argento."

Grida di tutti: "Dio custodirà l'imperatore cristiano. Questi sono i voti comuni, queste le preghiere del mondo, O Signore, conserva il pio! O santo Signore, solleva il tuo mondo! Vinca la fortuna dei Romani! Anastasio Augusto, vinci! Ariadne augusta, vinci! Dio vi ha dato, Dio vi conserverà."
L'imperatore augusto: "Dio sia con voi!"

Dopo aver parlato loro se ne andò in processione alla chiesa. Entrò attraverso il nartece lasciando dapprima la corona nel mutatorio. Il preposito la prese e gliela diede ed egli la depositò sull'altare. Il sovrano offrì i doni ed entrò nel mutatorio, prese la corona e se la mise in capo. Tornato indietro, promosse solennemente il prefetto, diede congedo all'assemblea e trattenne a convito i dignitari. -



LE GUERRE

Anastasio fu coinvolto nella guerra isaurica e nella guerra persiana. La prima (492-496) venne scatenata dai sostenitori di Longino, il fratello di Zenone che Anastasio aveva esiliato nella Tebaide, in Egitto, espellendo pure tutti gli isaurici dalla capitale. La vittoria di Cotieo nel 493 domò la rivolta, ma la guerriglia continuò sulle montagne isauriche per anni.

Nella guerra con la Persia (502-506), Teodosiopoli e Amida vennero catturate dal nemico, ma anche le province persiane soffrirono gravemente e i romani recuperarono Amida. Entrambi gli avversari erano esausti quando venne stabilita la pace nel 506, ripristinando i confini ante guerra.

Anastasio successivamente fece costruire la potente fortezza di Daras per tenere in scacco Nisibis. Le province balcaniche vennero devastate dalle invasioni degli Slavi e dei Bulgari; per proteggere Costantinopoli fu costruito il "Muro anastasiano" che si estendeva dal Propontide al Mar Nero.
Nel 513 scoppiò la rivolta di Vitaliano, comes foederatorum (comandante dei contingenti alleati). Vitaliano attaccò la Tracia e la Moesia, devastando le città del luogo. Nel 514 si diresse col proprio esercito di 60.000 uomini contro Costantinopoli; Anastasio gli mandò contro un esercito guidato da Ipazio, il quale fu catturato da Vitaliano per il tradimento dei propri uomini. Il comando delle truppe romane furono allora affidate a Cirillo, il quale, dopo alterne vicende, fu sconfitto e catturato da Vitaliano, ancora una volta a causa del tradimento dei soldati romani, mentre si trovava nel proprio letto con due concubine.

Nel 515 Vitaliano si diresse allora su Costantinopoli per occuparla e prendere il potere, ma, accampatosi a Sycae, di fronte alla città, accettò di recedere e rilasciare Ipazio in cambio di un tributo in oro e del titolo di magister militum per Thracias.
Nel 516 Vitaliano tornò all'attacco e Anastasio ordinò allora a Marino il Siriano di attaccare gli invasori via mare: Vitaliano accettò lo scontro, ma fu sconfitto nei pressi di Bytharia, perdendo gran parte della flotta.



IL GOVERNO

L'imperatore fu un convinto monofisita, ma la sua politica ecclesiastica fu moderata; si impegnò a mantenere i principi dell'Henotikon di Zenone e la pace nella Chiesa. Per l'intransigenza degli estremisti ortodossi, e le ribellioni della popolazione, nel 512 mutò l'atteggiamento attuando un programma monofisita. L'impopolarità che gliene derivò nelle province europee venne sfruttata da Vitaliano, per organizzare una ribellione, insieme a un'orda di Unni (514-515), che venne infine repressa tramite la vittoria navale del Generale Marinus.
La politica finanziaria di Anastasio fu così prudente e volta al risparmio che fu tacciato di avarizia. Giovanni Lido invece ne loda la generosità e lo descrive intelligente, acculturato, attivo e lento all'ira.

Tuttavia ebbe un disaccordo con Papa Simmaco eletto dal concistoro romano, mentre i preleti bizantini avevano eletto l'arciprete Lorenzo. I bizantini e Anastasio speravano di avere un papa che firmasse l'Henotikon, l'editto di fede dell'imperatore Zenone di Bisanzio.

Il papa, accusato di manicheismo, così rispose: "Io non posso dissimulare le tue ingiurie, esse mi onorano, ma ti rendono troppo colpevole davanti a Dio. Tu dici essermi fatto manicheo, ma tutta Roma è testimone della purità della mia fede, e i suoi archivi potrebbvero risponderne al riguardo. Sia pure accusato o confuso, s'io mi sono mai allontanato di un punto dalla dottrina cattolica che io ho ricevuto dalla Cattedra del Beato Pietro. Ma le ingiurie non sono prove e le calunnie non sono ragioni. Ignoro su qual fondamento tu possa affermare non essere io stato canonicamente eletto. Dio ha già giudicato. Chi sei tu che resisti alla suprema sentenza?"



LA MORTE

Morì il 9 luglio 518 e fu sepolto assieme ad Ariadne nella chiesa dei Santi Apostoli.

Esiste una storia riguardante la scelta del suo successore: Anastasio non riusciva a decidere quale dei suoi tre nipoti gli avrebbe succeduto, così mise un messaggio sotto un divano e fece prendere posto ai nipoti nella stanza, dove c'erano altri due divani; egli riteneva che il nipote che si fosse seduto sulla poltrona col messaggio sarebbe stato il suo erede. Comunque, due dei suoi nipoti si sedettero sullo stesso divano (una storia vuole che fossero amanti incestuosi), e il divano con il messaggio rimase vuoto. Quindi, dopo aver chiesto consiglio a Dio in preghiera, determinò che la prima persona ed entrare nella stanza il mattino seguente sarebbe stata il prossimo imperatore, e quella persona fu Giustino, il capo della sua guardia. In realtà, Anastasio probabilmente non pensò mai a Giustino come suo successore, ma la scelta venne fatta per lui dopo la sua morte.


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