PLOTINA





Nome: Pompeia PlotinaClaudia Phoebe Piso
Nascita:: 55 d.c.Nemausus (Gallia)
Morte: 121 d.c. Roma
Marito: Traiano
Figli: Adriano (adottivo)



LA DONNA

Plotina, il cui nome per intero era Pompeia Plotina Claudia Febe Pisone (Pompeia Plotina Claudia Phoebe Piso), nacque nel 55 d.c a Nemausus, in Gallia, e morì a Roma nel 121 (secondo altri  nel 123 e pure nel 129). Non era bella e neppure vivace, eppure fece il suo ingresso dalla fine del del 97 d.c. a fianco del marito Traiano, nel palazzo imperiale. Cassio Dione scrive che prima di varcare la soglia del palazzo, voltatasi ai suoi sudditi, pronunciò una storica frase:
"Io entro in questo palazzo come la donna che voglio ancora essere quando lo lascerò."

Plotina nacque da L. Pompeo ed era una donna colta, intelligente, riflessiva, ma anche schiva. Nel suo ritratto marmoreo conservato nei musei capitolini, si scorge una donna dal viso leggermente allungato, carattere che viene ulteriormente accentuato da una pettinatura alta e stretta, velato di tristezza. In un ritratto più giovane il volto austero della moglie dell'imperatore, raffigurato sempre in modo realistico, presenta una bocca sottile dal taglio diritto, gli occhi aggrottati con una ruga tra questi che non è dovuta all'età ma a una certa grinta aggressiva e un po' caparbia, sentimenti cui evidentemente abdicò trasformandoli nel tempo in triste rassegnazione.
La prima immagine però rende bene il carattere di una donna che fu la consigliera di Traiano e che seppe manovrare la successione imperiale per consegnare il potere ad Adriano, adottato dall'imperatore, o fatto adottare, in punto di morte.
Comunque la caparbietà non durò all'infinito perchè il capo leggermente inclinato verso destra, le labbra cogli angoli  piegati verso il basso e le due profonde rughe verticali che partono dalla base del naso, danno alla nobile Plotina un'aria mesta e rassegnata, che nemmeno il figlio praticamente adottato Adriano riuscì mai a sanare.



LA STATUA MUTILA

La statua è acefala, mutila del braccio destro, dell'avambraccio sinistro e dei polpacci. Il marmo presenta una coloritura a patine rossastre e una grossa fenditura che, correndo sotto il ginocchio destro fino al drappeggio retto sul braccio sinistro, taglia la statua diagonalmente in due parti probabilmente unite dopo il ritrovamento, all'epoca degli scavi. L'Imperatrice è vestita con un chitone leggero a fitte pieghe che nel drappeggio trattenuto sotto il petto da un nastrino annodato al centro, ricorda la scultura greca.

Questa bella statua, bella seppur mutila, dal corpo rilassato e dal morbido panneggio, come usava soprattutto nelle statue greche, è di Plotina, la moglie dell'imperatore Traiano, ambedue i coniugi brillarono per saggezza e onestà, come mai allora tanta furia nei confronti di una donna tanto costumata, pia e modesta? Nessuna ragione politica perchè i due coniugi imperiali restarono sempre un esempio di altruismo e buon governo, nè per moralismi, perchè Plotina fu sempre modesta e fedele. Ebbene fu abbattuta per motivi religiosi, tutto ciò che riguardava il passato era demoniaco, il mondo contava dal Cristo in poi.

La Chiesa distrusse talmente tanto e talmente abolì ogni forma di studio e di lettura e di estetica che nel medioevo vi fu un pauroso ritorno indietro, scomparvero non solo tutte le arti e la letteratura, ma pure la medicina, la chirurgia, la tecnica edilizia e ogni altra forma di conoscenza. Perfino l'arte fu giudicata pericolosa, era ammessa solo quella che glorificava Dio e la religione, il che comportò che per secoli i più grandi artisti dipinsero e scolpirono solo immagini religiose.



LA STORIA

Plotina venne sposata a Traiano, giovane militare di belle speranze, che ella seguì fedelmente per tutta la vita. Ella non brillò per la bellezza nè per l'arguzia nè per l'eleganza, ma fu una buona consigliera, sempre preoccupata per le classi meno abbienti. A Plotina e alla sua influenza sulla vita dell’illustre marito si devono molti provvedimenti che contribuirono a migliorare la vita del popolo romano, in particolare di quanti appartenevano alle fasce sociali solitamente escluse dai benefici. In riconoscimento di ciò dal senato, con l'approvazione dell'imperatore, ricevette il titolo di Augusta nel 105 d.c.

All'epoca i mariti non si sceglievano, erano i genitori a farlo per i figli, mossi ovviamente da ragioni di opportunità. Plotina venne fatta sposare a Traiano quando questi era solo un militare di belle speranze, che però aveva dimostrato in guerra di saper condurre un esercito. Di certo Plotina, donna istruita e intelligente, avrebbe preferito uno studioso piuttosto che un generale quasi sempre in guerra o preso da affari di stato. Inoltre Traiano e Plotina non ebbero mai figli, ma c'è dell'altro. Scrive Cassio Dione:

".......Io naturalmente so che gli piacevano i ragazzi e che era dedito al bere, ma non esiste nessun fatto che possa indicare che abbia dato scandalo per questo: beveva infatti tutto il vino che gli piaceva senza ubriacarsi e nelle sue relazioni con i ragazzi non danneggiò mai nessuno di loro......".
Che a Plotina potesse dispiacere neppure un sospetto. Elio Sparziano narra che l'imperatore manteneva un piccolo harem di giovanetti che faceva sorvegliare da ben scelti pedagoghi. Si sospetta inoltre che Traiano non fosse bisessuale ma solo omosessuale.

Pertanto Plotina fu frustrata come studiosa, come donna, come moglie e pure come madre. Traiano non si separò mai da lei, in parte perchè la stimava, in parte perchè qualsiasi altra donna avrebbe accampato le sue esigenze, creandosi una vita propria e facendosi degli amanti. Invece i cattolici fecero a pezzi la sua statua, unicamente colpevole di essere nata " ai tempi degli Dei falsi e bugiardi", come ebbe a dire Dante per incensare la chiesa che l'aveva condannato quale nemico.

Così Plotina restò sempre accanto al marito con la sua corte di giovinetti, e gli fu accanto pure nel giorno in cui Traiano, parzialmente paralizzato ed idropico, morì in Cilicia, a Selino, città poi chiamata Traianopoli da Adriano. Erano passati 19 anni, 6 mesi e 15 giorni da quando, mentre seguiva il marito che aveva assunto il supremo potere, Plotina si era voltata al popolo per pronunciare la sua dichiarazione, ed ora, nel 117, riportava a Roma le ceneri di Traiano, rinchiuse in un'urna d'oro e le deponeva nella base della colonna traianea. 

Non si sa come mai molto si scrisse sull'omosessualità di Adriano ma nulla su quella di  Traiano. Si sa che Sabina, la moglie di Adriano, di figli non ne voleva, ma forse Plotina aveva un desiderio di maternità, in parte colmato da Adriano che decenne, alla morte del padre e già orfano della madre, venne affidato alla tutela del cugino Traiano. Era un bambino lontano dalla sua terra e dai suoi parenti ed ella se ne prese cura come fosse un figlio suo. Tra i due nacque un legame fortissimo che Adriano non dimenticò mai, Plotina gli fece da madre e da consigliera, lo protesse e lo preparò all'impero.

Sin dalla gioventù Adriano fu da sempre devoto alla cultura greca tanto da vedersi attribuito l'epiteto poco gentile di Graeculus, ed è noto un suo viaggio ad Atene ancor prima di diventare imperatore. Tutto questo sicuramente gli derivò da Plotina, istruita, riflessiva e saggia, ma soprattutto amante della filosofia greca, nonchè seguace dell'epicureismo..

Fu sempre Plotina che, pur sapendo che non avrebbe mai funzionato, gli fece sposare Sabina, la figlia di Matidia, sorella di Traiano. Traiano, che probabilmente avrebbe preferito vedere la nipote sposata con un vero marito, si opponeva, ma fu Plotina, che, per quanto dolce e modesta, doveva avere una carattere molto forte, quella che ne ebbe ragione. Sapeva che ad Adriano occorreva una moglie collegata a Traiano e sapeva che, anche se Adriano di una moglie in quanto tale non sapeva proprio che farsene, essa come consorte imperiale gli era indispensabile. Inoltre Vibia era anche lei intelligente, di carattere forte e dignitosa, forse un po' ci si rivide. Era comunque importante che i Romani vedessero a fianco dell'imperatore un'imperatrice per l'immagine della coppia perfetta.



IL MISTERO DELL'ADOZIONE

Quando Traiano stava morendo in Cilicia Adriano non era ancora stato adottato, e si dice pure che Traiano non lo avrebbe mai fatto. Si dice che, dopo la morte del marito spirato senza designare chi dovesse prendere il suo posto, la moglie, Plotina, tenne nascosto il decesso creando il nuovo imperatore con il complice aiuto di Attiano, l'altro tutore di Adriano. Questi, avvoltosi in pesanti coperte nel buio della camera del defunto imperatore, si spacciò per lui e, parlando con voce fievole e rotta, affermò di prendere Adriano come figlio e successore. Le lettere con le quali Traiano comunicava al Senato questi fatti non furono firmate da lui, ma da Plotina, cosa molto irregolare e soprattutto cosa che essa non aveva mai fatto prima.
Dione sospettò pure che tutto questo Plotina lo avesse fatto perchè era innamorata di Adriano, ma basta guardare il suo ritratto e seguire la sua vita per capire che era impossibile
Plotina morì nel 122 o 123 d.c. e Adriano ne fu molto addolorato. Ad essa tributò tutti gli onori dovuti ad una madre. Portò per lei il lutto vestendosi per nove giorni con vesti nere, costruì un tempio alla sua memoria e compose inni in suo onore.
MONETA RAFFIGURANTE SU UN LATO IL FIGLIO ADRIANO E SULL'ALTRO
TRAIANO E PLOTINA



IL TEMPIO DI TRAIANO E PLOTINA

LA REPUBBLICA

Al cospetto della Colonna di Traiano, sul perfetto asse nord-ovest, nell’estremità del Foro di Traiano. È qui che si innalzava il Tempio dedicato all’imperatore Traiano e a sua moglie Plotina, fatto erigere da Adriano nella prima metà del II secolo d.c. come estremo omaggio ai suoi illustri genitori “divinizzati”, che lo avevano adottato.

La fronte avrebbe avuto sei colonne monumentali impostate su un alto podio, una soluzione architettonica che avrebbe fatto scuola, diventando modello per il successivo tempio di Antonino e Faustina al Foro Romano. Per la prima volta, infatti, viene identificato il luogo esatto in cui fu eretto il Tempio dei Divi Traiano e Plotina, un tassello del puzzle dei Fori Imperiali che ancora mancava all’appello.

A darne le precise coordinate è un team di illustri archeologi, Fabio Cavallaro, Paolo Carafa ordinario di archeologia e storia dell’arte greca e romana all’università La Sapienza, e Andrea Carandini emerito di archeologia classica all’università La Sapienza, che hanno annunciato la notizia nel nuovo fascicolo della rivista “Archeologia Viva” (Giunti editore) da oggi in edicola.

Si tratta di un’ipotesi, che però è supportata da lunghe ricerche certosine scortate anche dall’uso di tecnologie informatiche all’avanguardia, che hanno consentito, a detta dei tre studiosi, di individuare il punto esatto del famoso edificio di culto e di effettuarne una ricostruzione virtuale.


PROBABILI RESTI DEL TEMPIO DI TRAIANO E PLOTINA SOTTO IL PALAZZO VALENTINI

Con l’esatta localizzazione del dell’area sacra nel Foro di Traiano “cambia moltissimo l’intepretazione del sito – dichiara Andrea Carandini – Il Tempio di Traiano e Plotina completa, colmando uno spazio vuoto, l’architettura di Apollodoro di Damasco”. Il famoso architetto era il favorito di Traiano: al suo estro da autentica archi-star dell’epoca si devono il Foro, i Mercati e la Colonna di Traiano, ma come racconta lo storico Cassio Dione cadde in disgrazia per aver offeso il nuovo imperatore Adriano commentandone in senso negativo le ambizioni da architetto.

“Apollodoro di Damasco ha comunque lavorato anche per Adriano, prima che litigassero. Il Tempio risale indubbiamente alla prima fase del loro rapporto, quando l’architetto era al servizio del nuovo imperatore. Per questo, il Tempio a mio avviso è opera di Apollodoro”.

La fine è nota: Adriano poi lo esiliò e lo fece uccidere. Secondo gli studiosi Adriano completò il progetto urbanistico dei Fori Imperiali: l’area compresa tra le aule e le domus alle pendici del Quirinale venne recinta da un alto muro soretto da una delle fondazioni individuate dai recenti carotaggi. Al centro di questo spazio, con la fronte rivolta verso l’ingresso del Foro di Traiano, venne costruito il Tempio di Traiano e Plotina. “Il Tempio comunque doveva essere un progetto già previsto da Traiano – avverte Carandini – Adriano non ha fatto altro che completare il programma”.

Come osservano gli archeologi, gli scavi per la linea C della metropolitana hanno riportato alla luce una grande porzione di strutture dell’epoca di Adriano proprio nell’area nord della Colonna di Traiano. Strategica la possibile lettura del “ventre” del Tempio: “Possiamo immaginare il podio del Tempio – spiega Cavallero – composto da sette ambienti ambienti racchiusi da una fodera di blocchi necessaria a sorreggere il colonnato del pronao e i muri della cella”.

Recenti scavi hanno infatti svelato che anche il podio del Tempio di Antonino e Faustina conteneva camere simili a quelle interpretate come nucleo del Tempio di Traiano e Plotina. “Lungo il grande muro che recingeva l’area del Tempio – continua l’archeologo Cavallero – possiamo immaginare colonne aggettanti su un alto plinto che decoravano la nuova area sacra e inquadravano l’ingresso di età traianea sull’esempio della biblioteca di Atene voluta dallo stesso Adriano”.

Una sfida, per Carandini, sarebbe quella di recuperare l’area e aprirla al pubblico: “Per farlo vedere serve l’intesa di Stato, Comune e Provincia, e forse anche dell’Università, per creare un percorso che è possibile realizzare, che vada da Palazzo Valentini alla Colonna Traiana e da questa alle aule scavate a Palazzo Venezia”.


Martina Calogero

- Gli ultimi ritrovamenti archeologici, restituiti dalle ricerche sotto Palazzo Valentini, sede della Provincia situata nel centro di Roma, confermerebbero un’idea suggestiva: la collocazione del Tempio dei divi Traiano e Plotina sotto al Palazzo. Ma, per aver individuare il Tempio, ha spiegato l’archeologo Eugenio La Rocca, che ha diretto gli scavi, saranno indispensabili altre indagini, benché le scoperte emerse fino ad ora siano eccezionali: le strutture colossali sono in asse con la colonna Traiana e sono stati identificati resti di colonne di granito grigio egiziano, che indicano l’importanza straordinaria del monumento che sta emergendo.

Si tratta di una costruzione elevata su un podio alto, il cui nucleo era articolato in una serie di stanze voltate, seminterrate, che comunicavano tra loro, parzialmente ancora conservate, costituite da strutture murarie di livello esecutivo eccellente e di ragguardevole consistenza. Il podio era sorretto da una platea possente, in opera cementizia, orientata perfettamente con le strutture del Foro di Traiano. Che questi resti appartengano al Tempio del divo Traiano e della diva Plotina sembra quindi molto probabile, ma dovremmo aspettare i risultati dei prossimi scavi pe averne conferma definitiva. -



L'EPICUREISMO

Plotina fu seguace della scuola epicurea e ne favorì il rilancio a Roma proteggendo i giovani filosofi sia romani che greci, aprendo un saloto letterario nel palazzo imperiale e trasformandolo in una elite culturale che diffuse speculazioni e libri, a Roma prima e in tutto l'impero poi..

Il termine epicureismo sta ad indicare tanto "il pensiero di Epicuro", quanto "la storia del pensiero dei seguaci di Epicuro dal IV sec. a.c. in poi". La dottrina epicurea «subordina tutta la ricerca filosofica all'esigenza di garantire all'uomo la tranquillità dello spirito».  Epicuro aveva tre principi:

- l'atomismo per il quale Epicuro spiegava la formazione e il mutamento delle cose mediante l'unirsi e il disunirsi degli atomi e la nascita delle sensazioni come l'azione di strati di atomi, provenienti dalle cose, sugli atomi dell'anima;
- il semi-ateismo per il quale Epicuro riteneva che gli dèi esistono sì, ma non hanno alcuna parte nella formazione e nel governo del mondo.»

L'epicureismo, o filosofia del "giardino" cioè il luogo, una casa con giardino appena fuori da Atene, dove egli dal 306 a.c. impartiva lezioni ai suoi discepoli, si basa sull'atomismo pur discostandosi da Democrito e sull'eudemonismo intendendo con ciò la ricerca del piacere in modo diverso da come la concepiva Aristippo, allievo di Socrate.

Egli riprende la teoria degli atomi traendone conclusioni capaci di liberare l'uomo dalla paura della morte. Ritiene che il criterio della verità sia la conoscenza sensibile, «il sensismo, cioè il principio per il quale la sensazione è il criterio della verità e il criterio del bene (il quale ultimo s'identifica perciò col piacere); ovvero solo i sensi sono veri ed infallibili. Grazie alle impronte che le cose sensibili lasciano nell'anima l'uomo è in grado di formulare dei pregiudizi che però non sempre corrispondono alla verità. L'Epicureismo sembrava dunque la via d'accesso alla felicità, con la liberazione dalle paure e dai turbamenti, e il raggiungimento del piacere.

Così si costutuì la filosofia dei quattro farmaci (tetrafarmaco):

CAMEO RAFFIGURANTE TRAIANO
E PLOTINA
 - Liberare gli uomini dal timore degli Dei, dimostrando che per la loro natura perfetta, essi non si curino delle faccende degli uomini (esseri imperfetti)
 - Liberare gli uomini dal timore della morte dimostrando che essa non è nulla per l’uomo dal momento che "quando ci siamo noi, non c’è la morte, quando c’è la morte non ci siamo noi"
 - Dimostrare l’accessibilità del limite del piacere, ossia la facile raggiungibilità del piacere stesso;
 - Dimostrare la lontananza del limite del male, cioè la provvisorietà e la brevità del dolore. Epicuro infatti divide il dolore in due tipi: quello sordo, con cui si convive, e quello acuto, che passa in fretta.

Unione di corpi è la vita, disgregazione di corpi è la morte. L'universo è accidentale e casuale, ma c'è il clinamen, la possibilità degli atomi di deviare la direzione della loro caduta, dando vita così a nuove combinazioni; il clinamen motiva lo scontro tra atomi, che altrimenti non avverrebbe mai.

Altro principio fondamentale degli epicurei è la convinzione che gli Dei esistano, ma non si preoccupino minimamente dell'andamento delle cose terrene, si trovano negli intermundia, gli spazi  tra i molti mondi esistenti, ma esistono certamente, poiché l'uomo ne ha l'immagine mentale, inoltre sono antropomorfi, perché la forma dell'uomo è la più perfetta e razionale. In questa posizione, l'anima si trova ad essere un composto materiale di atomi che si diffondono nel corpo. Gli atomi dell'anima hanno una forma differente dagli altri, più sottili e rotondi.

Per gli epicurei la felicità è piacere e il piacere può essere in movimento (gioia) o stabile (assenza di dolore). Soltanto la totale assenza di dolore (aponia) e di turbamento (atarassia) sono eticamente accettabili e dunque costituiscono la vera felicità. Queste si raggiungono solo se si seguono quelli che gli epicurei definiscono "bisogni naturali" (per esempio, il nutrirsi). La limitazione qualitativa e quantitativa dei piaceri è il problema stesso della virtù etica, in quanto segno evidente della condizione umana. Proprio per questo i piaceri si dividono in naturali necessari (come, per esempio, il mangiare), naturali non necessari (come il mangiare troppo) e vani, cioè né naturali né necessari (ad esempio, l'arricchirsi): i primi devono essere assecondati, i secondi possono essere concessi ogni tanto, mentre i terzi devono essere assolutamente evitati.

Chiariti i principi epicurei viene da chiedersi come mai Plotina fosse tanto incline a questa filosofia. Di certo non creava illusioni sul dopo morte, nè prometteva piaceri folli. Essa serviva a trovare un equilibrio mentale, ovviamente solo mentale, che a Plotina serviva parecchio, poichè non essendo ambiziosa nè pettegola, quella gabbia dorata dovè pesare parecchio. Così trasmise ad Adriano il culto del bello e dell'estetico fine a se stesso, cioè al piacere degli occhi, e Adriano lo accolse in pieno, visto che costruì splendidi edifici e statue per tutto l'impero, ma soprattutto nella splendida villa di Tivoli. Plotina l'avrebbe apprezzata molto.





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