NEMAUSUS - NIMES (Francia)



NEMAUSUS IN EPOCA ROMANA (di Jean-Calude Golvin)

LE ORIGINI

Nimes, chiamata anticamente Nemausus, prese il nome dal Dio celtico Nemausus, il quale era venerato come patrono della città. Nemausus era infatti in precedenza la capitale dei Volsci, un antico popolo di origini indoeuropee che in parte espatriò attraverso le valli appenniniche (ad es.: la valle del Liri fra il VI ed il V sec. a.c.) raggiungendo il mar Tirreno e diventando popolo italico.

Tito Livio li definisce feroci nella rivolta e nelle battaglie: « ferocior ad rebellandum quam bellandum gens »
(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, VII, 27.7.)

Partenio di Nicea ha narrato invece una leggenda secondo cui Nemausos, figlio di Eracle, sarebbe stato il fondatore della città omonima, evidentemente un derivato del mondo greco attraverso Marsiglia. 
Secondo altri, poichè l'oppidum primitivo dove sorse la città sembra collocarsi sul monte Cavalier, importante per scopi difensivi e per la presenza di una sorgente perenne e abbondante, probabilmente si iniziò a venerarlo come luogo 'sacro' dedicato a Nemaouson, da cui deriverebbe il nome attuale. Qui si sviluppò l'agglomerato urbano, cinto da mura già dal III-II sec.a.c. ad opera dei Volsci, cui l'acqua funse da barriera naturale tutt'intorno.
Ed infatti una parte del territorio dei Volsci, dove fu particolare l'influenza di quella città, le venne aggregata da Gneo Pompeo nel 72 a.c. Inoltre le prime monete di Nemausus recano la scritta in greco (ΝΑΜΑΣΑΤ) e numerose stele sono scritte anch'esse in greco.

NIMES OGGI COL SUO ANFITEATRO

NEMAUSUS ROMANA

La colonia romana di Nemausus fu fondata nelle vicinanze di un villaggio celtico che fu presto assorbito dalla nuova città. Divenne colonia latina per il trasferimento di soldati greco-egiziani dell'esercito di Antonio, e durante l'impero di Augusto, il quale le diede il nome di Colonia Augusta Nemausus nel 27 a.c., in occasione della riorganizzazione della Gallia Narbonese, le furono aggregate nuove colonie, come Narbona e Arles. Seguì un ampio processo di romanizzazione nelle usanze e nell'acquisizione del diritto romano.
La città crebbe e fu arricchita di splendidi monumenti e fu circondata da una cinta muraria (16 a.c.), divenendo presto una delle più ricche città della Gallia raggiungendo una popolazione di 20.000 abitanti, grazie anche alla sua posizione lungo la Via Domitia, la principale strada di comunicazione tra il nord Italia e la Spagna. Il nome originale datole dai romani era: “Colonia Julia Augusta Nemausus Volcarum Aremecorum”.

Fu profondamente romanizzata e diede i natali a:

- Arria Fadilla, madre di Antonino Pio (imperatore dal 138 al 161), era originaria di Nimes ed, a quanto pare, in quel periodo il centro godette di un occhio di riguardo.

- Domizio Afro, maestro di Quintiliano, 
- e al nonno dell'imperatore Antonino Pio.

Augusto, come Agrippa suo genero, vi soggiornò più volte: dapprima nel 25 a.c., come attesta un'iscrizione della Fontana, poi nel 16-15, secondo la scritta della Porta di Augusto nella quale si ricorda che l'imperatore fece dono alla colonia delle porte e del nuovo territorio.

LA VIA DELLE GALLIE (Piemonte verso Francia)

LA VIA DELLE GALLIE

La strada consolare detta "delle Gallie", detta anche Eporedia, fu la prima opera pubblica che i Romani realizzarono in Valle d'Aosta, sostituendo i vari sentieri per giungere al di là delle Alpi. Per conquistare le terre occorrevano le strade che sostenessero esercito e carri, dove gli spostamenti erano rapidi. 

La Via delle Gallie venne tracciata per efficienti e rapidi collegamenti con la Gallia e la Germania, attraverso la via che conduceva al valico del Piccolo San Bernardo (Alpis Graia) e quella per il valico del Gran San Bernardo (Alpis Pœnina). Qui sorsero le mutationes (stazioni per il cambio delle bestie da soma) e le mansiones (edifici attrezzati per la sosta prolungata e il ricovero di uomini e animali).

GALLERIE SOTTO NIMES
La via delle Gallie fu la strada consolare di epoca romana che consentì la conquista di tutte le Gallie. Detta anche Strada delle Gallie (Strada da strata, cioè via costruita a strati), fu costruita da Ottaviano Augusto sulla traccia di sentieri preesistenti, per mettere in collegamento Roma con la valle del fiume Po, e pure le regioni mediterranee con quelle alpine.

La via delle Gallie traversava la Lombardia, il Piemonte, la Svizzera e la Francia, e in epoca medievale vi fu sovrapposta la famosa via Francigena.

Nimes era collegata al nord (Susa) e poi alla Spagna dalla via Domitia. Oltre che negli itinerari antoniniani ed in quelli della Tavola Peutingeriana, la tappa di Nimes è rappresentata, fra Ambrussum ed Urgenum, anche nei più antichi bicchieri d'argento di Vicariello (località presso Bracciano). Chi volesse percorrere un tratto di quest'antica strada può raggiungere, poco a sud, Villetelle (antica Ambrussum), dove sono visibili tratti dell'antico percorso ed anche il bel Pont Ambroix, la costruzione romana che venne ritratta dal pittore Gustave Courbet. 

Nimes è stata poi soprannominata la "Roma francese", per i suoi monumenti romani ottimamente conservati, la "Casa delle Arene" per il suo magnifico anfiteatro tutt'oggi funzionante, la "Casa Quadrata" per il suo splendido tempio esastilo,e la "Grande Torre Quadrata dell'Arte" per la torre romana che è divenuta un museo d'arte.

IL MOSAICO DI PENTEO

LA STORIA

Nel 25 a.c. dunque divenne colonia romana con il nome di " Colonia Agusta Nemausensis " ovvero di Nemausus. Successivamente fu anche capoluogo. La romana Nemausus, che si trova nel dipartimento del Gard, venne popolata dai legionari reduci dalla guerra in Egitto a fianco di Cesare e per questo ancora oggi un coccodrillo incatenato ad una palma è il simbolo della città.

Nel II sec. la città ebbe un grande sviluppo che proseguì anche in epoca cristiana. A Nimes nel 396, ad esempio, facevano capo 21 vescovi ed erano ancora abbastanza importanti le circostanti zone rurali.

Nel IV sec. Nimes, come buona parte delle Gallie Meridionali e fino al 407-408 circa, rimase al riparo delle invasioni barbariche. Alla fine però arrivarono comunque i Visigoti e nel 710 circa anche i Mori. In questa zona le invasioni barbariche, almeno fino alla prima metà del VI sec., non implicarono il totale abbandono degli edifici romani. Ed infatti a Nimes sono ancora visibili numerosi monumenti. Fra questi : le "arènes" (anfiteatro), la "maison carrè" (tempio quadrangolare costruito all'epoca di Augusto), la "tour magne", il "castellum", il Tempio di Diana ed altro ancora.

MONETA DEL COCCODRILLO CON LA PALMA EMBLEMA DELLA CITTA'

IL SIMBOLO DELLA CITTA'

A Nimes furono occasionalmente coniate le monete dette "Nimes Dupondius" e i collezionisti amano particolarmente una moneta, emessa ai tempi di Augusto, che riproduce un coccodrillo, riferita ai legionari romani che si erano impegnati nella costruzione della città ma che in precedenza avevano combattuto in Egitto. 

Questi legionari erano in parte greci e in parte egiziani e avevano combattuto per Merco Antonio governatore dell'Egitto, ma poi combatterono contro Roma, passando però poi al servizio di Ottaviano Augusto.

Infatti chi edificò Nemausus furono i legionari che, come si sa, sapevano fare di tutto, dai mattoni alla malta, dalle strade ai ponti, dalle fondamenta ai tetti, dagli acquedotti ai sistemi fognari. Insomma Nemausus fu interamente romana.

RICOSTRUZIONE DELL'ARCO DI TRIONFO (di Jean-Calude Golvin)
L'ARCO DI TRIONFO

Purtroppo ne abbiamo solo una ricostruzione che a quanto sembra, somiglia parecchio a quello di Orange, anzi se ne direbbe la copia perfetta. come l'altro è edificato in opera quadrata di blocchi di pietra locale

Sui lati maggiori fra i fornici e agli angoli sono presenti semicolonne corinzie rialzate su piedistalli che sorreggono la trabeazione principale sui quattro lati. Al di sopra di questa si trova un doppio attico, che sporge nella parte centrale, dove lo spazio dell'attico inferiore è occupato da un frontone. 

ARCO DI TRIONFO DI ORANGE
L'attico superiore era destinato a fungere da basamento per delle statue monumentali oggi scomparse.
Si pensa che il gruppo statuario centrale fosse in bronzo dorato e riguardasse la statua di Augusto alla guida di un carro trainato da quattro cavalli, il che allude ad Augusto come Elios, cioè come Dio del Sole. I lati corti dell'arco erano decorati con quattro semicolonne (comprese quelle angolari) che sorreggono la trabeazione e un frontone con arco centrale, che occupa lo spazio dell'attico inferiore.

L'iscrizione di Orange era:
"All'imperatore Caio Giulio Cesare Augusto, figlio del divo Giulio, che ha esercitato per l'XI volta la potestà tribunizia, la XXXIII coorte dei volontari e la colonia di Arausio Giulia dei Secundani, in ricordo dell'Egitto, della Gallia comata sottoposta a tributo e della Germania vinta, dedica a nome di tutti quest'arco."

Secondo Pierre Herbert l'iscrizione avrebbe dunque indicato chiaramente l'erezione dell'arco nel 12 a.c.. La città è indicata come una colonia romana fondata dai veterani della legione cesariana. Le vittorie a cui l'iscrizione si riferisce sarebbero la battaglia di Azio nel 31 a.c. (Egitto) e le vittorie di Druso sui Germani nel 12 a.c.

Ora supponiamo che l'arco di Nimes fosse anch'esso dedicato ad Ottaviano più o meno per le stesse vittorie, e magari ridedicato a Tiberio come accadde per quello di Orange. Del resto Augusto non avrebbe fatto erigere il doppione di un arco di trionfo dedicato ad un altro vincitore.




LE MURA

La sua cinta muraria fu costruita in epoca augustea, negli anni 16-15 a.c., e si estendeva per un perimetro di quasi 7 km, circondando un’area di circa 220 ettari. La cinta era alta 9 m e larga 2 m, e contava una decina di porte con circa 80 torri, tra cui la Torre Magna. Oggi ne sono rimaste solo poche vestigia: la porta Augusta, la porta di Francia, e una torre, la così detta Tour Magne.



LE PORTE

L’Imperatore Augusto fece edificare a Nemausus una delle più vaste cinte murarie della Gallia romana, con diverse porte anche monumentali. La Porta di Augusto, con Porta di Francia, sono le uniche porte ancora visibili.

RICOSTRUZIONE DELLA PORTA AUGUSTA (di Jean-Calude Golvin)

PORTA AUGUSTA

La porta Augusta (o porta d’Arles) era uno degli accessi principali all’antica città. Era attraversata dall’antica via Domizia, che portava dalla Francia alla Spagna, e i cui resti di pavimentazione sono visibili presso di essa. La Porta era di passaggio per coloro che, transitando sulla citata via, superavano le mura di Nemausus.

La struttura è costituita da due archi centrali, per il passaggio dei carri, affiancati da due archi più piccoli, per i pedoni; probabilmente era originariamente affiancata da due torri. Una scritta sulla Porta di Augusto ricorda che l'imperatore fece dono alla colonia delle porte e del nuovo territorio annesso.

PORTA AUGUSTA, I RESTI
Venne costruito dai romani nel I sec. a.c.. ed è locata nella parte est delle mura di Nimes. Era la porta principale della città ed era anche il passaggio per i viaggiatori che avevano seguito la via Domiziana che dal suolo italico raggiungeva l'Hispania. L'arco consta di due grandi ingressi posti al centro della stessa, che consentivano il movimento di merci e carri.

Sopra ogni arco si può vedere una chiave di volta su cui era raffigurata una testa di toro, purtroppo entrambe sono gravemente degradate. Alle due estremità ci sono altri archi più piccoli, che venivano usati dai pedoni. A terra sul marciapiede si può vedere un cerchio di pavimentazione nera, che simboleggia la posizione delle due torri che si affacciavano sulla porta. Sullo sfondo dietro la porta c'è una statua di Augusto.



PORTA DI FRANCIA

PORTA DI FRANCIA OGGI
La porta di Francia (o porta di Spagna), invece, è più piccola ed è formata da un solo arco, da qui usciva la via Domizia in direzione della Spagna. La costruzione risale al I secolo a.c.. ed era parte della lunga cinta romana di Nimes. Questo porta non era così importante come i due ingressi principali (ovvero la porta di Augusto e porta Cadereau), ma è nota per essere miracolosamente sopravvissuta. 

Anche se era una piccola porta era ancora dotata di un attico. La porta è dotata di un semplice passaggio arco semicircolare. La parte superiore, l'attico,  contiene i resti di quattro pilastri e una cornice. Contrariamente a quanto si pensava prima della scoperta dell'esistenza della porta Cadereau, questa non ha servito il passaggio dalla via Domiziano verso l'Hispania, ma un percorso secondario. 

Ci sono state probabilmente diverse porte di questo tipo in città. Tuttavia, è l'unica che si è mantenuta. Oggi si dà il nome alla strada che attraversa di "rue Porte de France". E' classificata come come monumento storico.

RICOSTRUZIONE DELLA GRANDE TORRE O TORRE MAGNA (di Jean-Calude Golvin)

LE TORRI

LA TOUR MAGNE

La Tour Magne, la Grande Torre, che è l’unica delle numerose torri che si ergevano a intervalli sulla potente cinta muraria che si è conservata nel tempo e si erge sul monte Cavalier, nel punto più alto della città. Infatti essa è visitabile e dalla sua cima si gode di un'ottima visuale di Nimes.

LA TORRE GRANDE OGGI
Trattasi di un edificio gallo-romano  costituito da due edifici sovrapposti: uno in pietra a secco completamente rovinato detto torre pre-romana e l'altra costruita su e intorno alla muratura di base che è romana. I resti della torre pre-romana sono visibili all'interno. La sua prima costruzione risale al III secolo a.c., quando misurava 18 m d’altezza

In età romana raggiunse i 36 m e oggi ne misura circa 32. Nella sua prima fase la torre venne costruita su una base ottagonale con pietra a secco, questa struttura venne inglobata nella successiva costruzione romana, come si evince dalla sua irregolarità.

E' un pan di zucchero di m 12.70 x 17.20, di forma circolare alla base e con un'altezza massima di 18 m. Venne inclusa nella costruzione delle mura romane (ben 7 Km di mura perimetrali attorno a uno spazio di 220 ha. per un'altezza di 9 m ed una larghezza di 2 m, aveva dieci porte e 80 torri, tra cui la Tour Magne.). Mura e torri sono state distrutte, ma la Torre magna è stata mantenuta come un nucleo centrale. elemento di architettura militare, segno indelebile della dominazione romana.

TOR DI RUE ALEXANDRE DUCROS

LA TORRE DI RUE ALEXANDRE-DUCROS

Nel 1908,durante la costruzione d'un grande hangar nel giardino delle Sœurs de l'Hospice, Sorelle dell'Ospizio, nel cortile dell'antico Polyclinique St Joseph. F. Mazauric vide, a 2 m di profondità, un troncone di un reperto augusteo. 

La parete qui era larga 2,75 m; consisteva di blocchi uniti di grandezza media. Ma una ricerca condotta pochi metri più lontano ma nella stessa direzione ad est, non ha portato alla luce alcunchè.



TORRE DELL'ANFITEATRO

In questa zona della città antica è stata rinvenuta, su una sezione di muro scavato per circa 79 m (est-ovest) la base di una torre situata vicino all'anfiteatro, alla distanza di solo 7,80 m. Le torri dell'anfiteatro erano due.

La torre orientale (la I dell'anfiteatro) è quella con vestigia più definite e con ancora alcuni resti di elevazione, è tangente alle mura e di forma circolare. La II torre, situata ad ovest, è stata solo in parte scavata lungo il suo rivestimento esterno. Ai piedi delle due torri che erano larghe circa 10,50 m ciascuna, la ricerca ha rivelato un percorso pavimentato parallelo alle mura. 

Questo asse viario sarebbe fuori almeno per 3,50 m, limitato a sud da un fossato, e recuperato più a ovest. Questa arteria che collegava la porta di Augusto alla porta della Francia poteva servire ad evitare la congestione del centro. 


IL COLLETTORE

In questa ricerca è emersa una porzione di fogna ad anello che svuotava l'area intorno al anfiteatro e la sua uscita passa sotto le mura. La sezione del tubo anulare esplorato, usato ancora oggi (1996), era a volta e aveva un percorso in linea arrotondata. Le dimensioni interne erano di oltre 2 m; larghe 0.90 m. Tutte le sue acque venivano evacuati fuori città da un tubo perpendicolare alla cortina che attraversavano le fondamenta. Questo collettore pavimentato, che poggia su due pilastri, è stato riconosciuto una trentina di metri prima per il moderno passaggio fognario sotto il viale della Liberazione.

TORRE DELLA PORTA DI FRANCIA

TORRE DELLA PORTA DI FRANCIA

Come si nota in questa immagine ottocentesca la Porta di Francia aveva sul suo lato sinistro, per chi guarda, una torre circolare, di cui però non è rimasta traccia.


TORRE DELLA COLLINA MONTAURY

Gli scavi a ridosso delle mura della città romana a Nimes hanno restituito due nuove torri sulla collina Montaury. Dalla strada si può vedere vicino al muro, la base del fondo della torre, per la difesa della città antica.

Sul sito lavorano studenti di archeologia provenienti da varie regioni della Francia: Strasburgo, Montpellier, Nimes ecc. Difficile lavorare, in estate, sotto un sole cocente,  spostare le pietre, rimuovere tronchi d'albero che ostacolano il progresso di scavi, fare registrazioni accurate e dettagliate.

Al di fuori la torre ha pietre irregolari, ma dentro un costante e meticoloso allineamento delle pietre. la precisione e l'abilità dei romani nelle costruzioni è proverbiale..

L'ANFITEATRO
L'ANFITEATRO

L'Arena, o anfiteatro, datata alla fine del II sec. d.c. è di notevoli dimensioni, vale a dire 133 m di lunghezza e 110 di larghezza, con una pista di 68 m per 38 m. Nei posti a sedere poteva ospitare 24.000 persone.

L'anfiteatro dispone di 34 scalinate per gli spettatori nella sua parte interna e la sua parte esterna presenta 60 archi che si ripetono su due livelli. Un tempo aveva un attico, parzialmente scomparso, e nei secoli venne eretto anche un castello sulla sommità. E' in buono stato conservativo e vi si svolgono ancora spettacoli, in ogni periodo dell'anno,essendo stata dotata di un dispositivo d'isolamento, dal 1989, che permette di sfruttarla anche in inverno (la parte centrale della cavea viene così utilizzata, anche se i posti a sedere diminuiscono, ovviamente).

L'arena di Nîmes è uno dei maggiori anfiteatri della Francia e anche uno tra i meglio conservati. 
Venne costruita al la fine del I secolo per far divertire la popolazione della città e dei dintorni, tanto è vero che era edificata al di fuori di essa, e vi si riproducevano gli spettacoli tipicamente romani come le corse dei cavalli e i combattimenti di gladiatori. 

Per tre giorni l'anno Nimes torna ad essere Nemausus, e vi si svolgono spettacoli di ludi gladiatori. 
Nell’arena le tecniche di combattimento, i costumi indossati e le armi dei gladiatori, dei legionari romani e dei combattenti celti sono praticamente identici a quelli dell’epoca. Durante l’evento, tutta Nîmes torna a essere un’antica colonia Romana. In città sorgono bivacchi, tende, si svolgono eventi, danze, visite guidate e mostre a tema.



La Storia dell'Arena

L'imperatore Adriano fu il primo architetto dell'anfiteatro di Nimes nell'anno 119 e Antonino ne continuò l'opera; la sua apertura può essere fissata per l'anno 138. Vi si svolsero lungamente i giochi pubblici per poi venire abbandonati dalle invasioni di ogni tipo dei primi anni d.c., Wamba, re dei Visigoti assediò Nîmes e s'impadronì dell'Arena.

Nel 472, i Visigoti divennero i padroni della Narbonne circondando l'anfiteatro di un ampio fossato per farne una fortezza in cui costruirono alcune case; eressero poi dalla parte della Porta orientale due torri quadrate che vennero demolite nel 1809, quando ancora si chiamavano torri visigote. la più bassa servì da cappella sotto l'invocazione di San Martino. Questa nuova cittadella venne chiamata Castrum arenarum.

I Saraceni presero possesso del paese nel 737, e Carlo Martello li assediò cercando di bruciare il monumento; il colore nero che si nota sul lato nord sembra derivi da questo tentativo. Nel 1100, la custodia di Arenas venne affidata ai cavalieri che formarono un ordine speciale con i suoi consoli e privilegi speciali.

Nel 1278, il fossato che circondava l'Arena venne riempito per ordine di Filippo l'Ardito, ma i Cavalieri mantennero la custodia di Arenas fino alla fine del XIV sec., quando Carlo VII costruì un nuovo castello alla Porta Augusto nel 1391. I Cavalieri abbandonarono le loro case, e vi subentrarono altre persone facendo dell'anfiteatro un paese la cui popolazione era non meno di 2.000 anime.

Queste abitazioni che formarono "il quartiere di Arenas", esistevano ancora nel 1809, quando il signor Alfonso, prefetto del Gard, operò l'intero popolamento dell'anfiteatro. Edmond Foulc fece omaggio alla città di una serie di pietre dalla Cappella delle Arenes; queste pietre scolpite riportavano iscrizioni con stemmi e scene della passione. Questa cappella era servita da un sacerdote che si faceva chiamare Prieur; la sua proprietà consisteva in una casa all'interno del monumento.

Dopo che l'Arena era stata riempita, le case erano raggruppate così strettamente da diventare una baraccopoli traboccante di malavita. Oggi tutto è stato ripulito, e una grande viale e una grande piazza circondano il monumento, permettendogli di emergere in tutto il suo splendore. Gli unici anfiteatri di cui ci sono ancora resti, dopo Nîmes. sono quelli di Pozzuoli , il Colosseo a Roma, Capua, Verona, Pola, Arles, Pompei, El Jem e Taragone; quello di Nîmes è senza dubbio il meglio conservato.

RICOSTRUZIONE DEL FORO CHE RACCHIUDEVA IL TEMPIO DI CAIO E LUCIO CESARE,
OGGI NOMINATO MAISON CARREE (di Jean-Calude Golvin) 

LA MAISON CARREE

La Maison Carrée, fu un tempio di epoca imperiale, una volta posto al centro del foro della città romana. Fu eretto in memoria di due nipoti di Augusto, Caio e Lucio Cesare. Venne costruito tra il 19 e il 16 a.c. da Marco Vipsanio Agrippa e venne dedicato ai figli dello stesso Agrippa e di Giulia, figlia di Augusto, Gaio e Lucio Cesare, adottati dal nonno come propri eredi e che morirono entrambi in giovane età. 

Caio si chiamava Lucius Vipsanius Agrippa, ma quando fu adottato dall'imperatore Ottaviano Augusto, il suo nome cambiò in Lucius Iulius Caesar Vipsanianus. L'anno della morte di suo padre (12 a.c.), suo nonno materno, Augusto lo adottò insieme al fratello Gaio Cesare. Essi crebbero e furono educati dai nonni.

Dal momento che Lucio e Gaio erano i soli eredi di Augusto, avevano avuto una florida carriera militare e politica, ma Lucio morì a Massilia (Marsiglia) in Gallia per una malattia nel 2 d.c. e 18 mesi dopo morì suo fratello Gaio, il che consentì in seguito l'adozione di Tiberio come erede di Augusto.

LA MAISON CARREE OGGI
Il testo dell'iscrizione di dedica venne ricostruito dallo studioso locale Jean-François Séguier nel 1758 sulla base dei fori lasciati dalle originarie lettere in bronzo, asportate in epoca medioevale. La dedica era:
« A Gaio Cesare, figlio di Augusto, console; a Lucio Cesare, figlio di Augusto, console designato; ai principi della gioventù ». 

Marco Vipsanio Agrippa, ottimo e geniale architetto, che progettava tutto ciò che faceva edificare, venne influenzato dalle opere già realizzate a Roma, come il tempio di Apollo sotto il Campidoglio, ma si rifa anche alla decorazione del successivo tempio di Marte Ultore nel Foro di Augusto, nel nuovo stile del principato augusteo che venne esportato nelle province come parte del processo di romanizzazione.

Il tempio deve il suo ottimo stato di conservazione al fatto di essere stato riutilizzato come chiesa cristiana nel IV sec, In seguito divenne sede di diverse istituzioni pubbliche cittadine, il che l'assoggettò a pesanti trasformazioni. Durante la sua storia divenne persino una stalla, durante la Rivoluzione francese. 

Dal 1823 è divenuta un museo. Dal 2006 la Maison Carrée è gestita dalla società Culturespaces, la quale ha trasformato la sala interna in una sala di proiezioni cinematografiche. Attualmente viene trasmesso quotidianamente un film in stile docu-fiction dal titolo Nemausus sulla storia della città di Nîmes. Il tempio trae il nome attuale dal XVI secolo, quando venne appunto chiamata la  'Casa Quadrata'.

RICOSTRUZIONE
Desrizione

L'edificio misura 26 m di larghezza per 13 di larghezza e 15 di altezza, che diventano 17 al timpano. Il tempio sorge nel luogo un tempo occupato dal Foro Romano, di cui conserva lo stile architettonico ed è innalzato su un podio di 2,85 m di altezza con le dimensioni di m 26,42 x 13,54 a cui si accedeva per mezzo di una scalinata di 15 gradini, ricostituita con alcuni degli elementi antichi.

È un tempio pseudoperiptero, cioè in cui le colonne perimetrali della cella sono sostituite da semi-colonne addossate al muro della stessa. Inoltre è esastilo, cioè con sei colonne sulla fronte. Ha un pronao (lo spazio davanti la cella) particolarmente profondo (circa un terzo della lunghezza complessiva); oltre alle sei colonne in facciata, presenta tre colonne libere sui fianchi, che proseguono con otto semicolonne sui lati e sul retro della cella.

Le colonne hanno fusti scanalati e capitelli corinzi, che sostengono una trabeazione riccamente decorata, comprendente una cornice con mensole e un fregio con girali d'acanto. Sulla facciata la cornice forma un frontone e l'iscrizione dedicatoria con lettere in bronzo occupava lo spazio di fregio e architrave. Un ampio portale, di m 6,87 m di altezza x 3,27 m di larghezza, adornato con mensole decorative sui lati, permette di accedere all'interno della cella, in origine rivestita da lastre di marmo.

L'AUGUSTEUM (di Jean-Calude Golvin)

L'AUGUSTEUM

L'Augusteum era un vasto complesso che comprendeva un bacino in cui sgorgava l'antica fonte sacra venerata dai Volsci già Arécomiques, un teatro, i bagni, e un edificio chiamato oggi Tempio di Diana e un grande portico.

Sia il tempio che il porticato erano sorretti da colonne corinzie. Il tempio era esastilo, leggermente rialzato rispetto al porticato e fronteggiato da un terrazzo con balconata contenente un'ara sacra. Il terrazzo era inoltre guarnito da quattro colonne ai suoi angoli, sempre scanalate e corinzie, sulla cui sommità si ergevano quattro statue, si pensa identiche, in bronzo dorato, di Nike alate.

La località si imperniava sull'antico culto della sorgente sacra, che nell'augusteum costituisce l'acqua delle terme che sembrano avere come collegamento la figura dell'imperatore Augusto divinizzato. 

Qui infatti si raccoglieva l'acqua piovana che filtrava attraverso i terreni carsici a nord della città. Fu qui che si stabilirono i primi abitanti di Nimes, che ne fecero un luogo sacro dedicato al Dio Nemausus. Con i romani il culto passa all'imperatore stesso, ormai divinizzato.

Il culto imperiale nel mondo romano ebbe inizio con Ottaviano, anche se esisteva già nella Roma repubblicana una setta, di connotazione ellenistica, che dedicava onori divini accordati agli uomini illustri.

Essa infatti dedicò un tempio e un un flamine a Cesare che dopo la morte venne ufficialmente accolto nel pantheon divino.

E' l'unico complesso scoperto in occidente di questo tipo, progettato da architetti intorno ad un monumentale altare dedicato al primo imperatore, con edifici culturali annessi, e dedicato al culto e al piacere delle persone, in quanto dotato di terme e teatro.

Entro la fine dell'Impero Romano, il sito fu abbandonato e, infine sepolto. lasciando solo rare vestigia. Dagli scavi sono emersi, intorno al santuario, ben 60 iscrizioni dedicate
all'imperatore Augusto del 25 a.c. Queste si trovavano nei pressi della sorgente del bacino, le cui rocce vennero tagliate e ridisegnate con la pietra lavorata per adattarsi ad esedre.

TEMPIO DI DIANA


TEMPIO DI DIANA

Il tempio di Diana si trova nell'area di un santuario incentrato intorno ad un ninfeo dedicato ad Augusto ed è accessibile oggi dai "jardins de la Fontaine", parco pubblico che comprende anche la Tour Magne.

L'edificio è in parte scavato sul fianco del monte Cavalier ed era originariamente circondato da altri ambienti. Sulla facciata si aprono una porta di ingresso tra aperture rettangolari laterali prive di porte, e, al livello superiore vi si apre un'ampia finestra. Restano oggi una sala coperta, di m 14,52 x 9,55, con volta a botte e affiancata da due scalinate che permettevano l'accesso al piano superiore, forse una terrazza.

All'interno sul muro nord sono conservate cinque nicchie a pianta rettangolare, sormontate da frontoni, all'uso romano, alternativamente triangolari e semicircolari, inquadrate da un ordine di colonne addossato a parete, con capitelli compositi.

Il capitello composito fu inventato dai romani giusto subito dopo il 25 a.c., l'anno della colonia di Nemausus, Qui la colonna è formata da una base simile a quella dell'ordine corinzio, il fusto è alto dieci volte il suo diametro e quindi rende la colonna slanciata, infine il capitello raccoglie le volute dell'ordine ionico sugli spigoli e le foglie d'acanto dell'ordine corinzio.

L'architrave, diviso in tre fasce, è sormontato dal fregio con la decorazione a bassorilievo e infine la cornice decorata da dentelli. Sul lato di fondo sono presenti altre tre nicchie più profonde di quelle laterali e dotate di soffitti voltati decorati da cassettoni. Il pavimento era in opus sectile di lastre di marmo colorato, visto negli scavi del 1745 ma poi sparito misteriosamente, delle quali rimangono solo le impronte sullo strato di preparazione.

Non è certa per gli studiosi la funzione dell'edificio a pianta basilicale. Secondo alcuni si trattava di una biblioteca ed è datato all'epoca augustea, sebbene la facciata sia stata rimaneggiata nel corso del II sec.

A nostro parere l'edificio scavato nella roccia del monte con una sorgente vicina doveva accogliere un santuario ben più antico. Abnoba, Dea della foresta e dei fiumi, come risulta da nove diverse iscrizioni epigrafiche, era molto seguita dai Galli. Un altare scoperto presso le Terme romane di Badenweiler, in Germania, ed un altro a Mühlenbach, la identificano con Diana, la Dea romana della caccia

Altra Dea gallica è Damona, consorte di Apollo Borvo (Dio dell'acqua sorgiva) e di Apollo Moritasgo, Dio della guarigione. Sono state trovate circa settanta iscrizioni dedicate a Damona, Dea delle acque e della fertilità. Diana non è la consorte ma la sorella di Apollo, ma solo perchè nella tradizione antichissima la Signora delle Belve era vergine, dimenticando però che la verginità all'epoca non indicava mancanza di accoppiamenti ma non avere un marito a cui obbedire.


La Dea in questione dunque doveva essere una Dea gallica assimilata dai romani alla Dea Diana, che come Dea della caccia, delle selve e dei torrenti, e quale antica Signora delle Belve, potè essere venerata anche dai nativi. I romani solevano conservare i nomi delle divinità locali, preceduti però dal nome della divinità romana, come appunto Apollo Borvo o Apollo Moritasgo.

E' dunque molto probabile che il santuario gallico (ricordiamo che i romani non scavavano ma edificavano, per forma mentis) divenisse santuario romano dal nome doppio, finchè il nome romano, specie con la diffusione obbligatoria del latino (mentre il cristianesimo chiuse le scuole, i romani le aprirono in tutto l'impero) non prese il sopravvento. Il Tempio di Diana riteniamo fosse davvero il Tempio di Diana.

In molti casi, come anche avvenuto a Roma e ovunque, il cristianesimo demolì o mutò l'uso degli edifici che ebbero riutilizzi in epoca medievale per venire poi restaurati in tempi recenti.

IL CASTELLUM AQUAE

IL CASTELLUM AQUAE

Altro monumento d’epoca romana è il Castellum aquae, detto pure "Castellum divisorium". punto di arrivo dell’acquedotto del Pont du Gard. E' situato in "rue de la Lampèze", nel distretto di Boulevard Gambetta, ai piedi del vecchio "Kastel" del XVII sec.

Venne edificato alla fine del III sec. Questo bacino di distribuzione dell'acqua  che arriva tramite il Pont du Gard è una testimonianza unica ed eccezionale del genio degli ingegneri romani. E' l'unico castellum antico ad aver conservato le sue aperture perforate sull'intera base. Questa piscina circolare di 5,50 m di diametro e 1,40 m di profondità, scavata interamente nella roccia, permetteva ai tubi di piombo che trasportavano l'acqua di incanalarla verso i monumenti, le fontane e i diversi quartieri della città antica.

L'ACQUEDOTTO

L'ACQUEDOTTO

Poco distante dalla città francese è infine il famoso e maestoso "Pont du Gard", un tratto dell'acquedotto romano che riforniva anche Nimes. Si tratta di un ponte a tre livelli situato nel sud della Francia a Vers-Pont-du-Gard, vicino Remoulins, nel dipartimento del Gard. Attraversa il fiume Gardon, e fa parte dell'acquedotto romano dello stesso nome. Costituito da tre serie di arcate, il ponte raggiunge 49 m di altezza e 275 di lunghezza.

Incredibile la maestosità dell'opera architettonica e la minuziosità necessaria per l'inclinazione affinché sia lineare il percorso dell'acqua. Esso consta di- un'arcata inferiore: 6 archi, 142 m di lunghezza, 6 m di larghezza, 22 m di altezza.
- un'arcata intermedia: 11 archi, 242 m di lunghezza, 4 m di larghezza, 20 m di altezza.
- un'arcata superiore: 35 archi, 275 m di lunghezza, 3 m di larghezza, 7 m di altezza.


Interno dell'acquedotto

Una strada percorre il primo livello e l'acquedotto è collocato al terzo livello. L'acquedotto è costituito da un condotto a sezione rettangolare (dimensioni interne: 1,80 m di altezza, 1,20 m di larghezza) che percorre il ponte in tutta la sua lunghezza con una pendenza dello 0,4%.
Nel 1985 l'acquedotto è stato inserito nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

LA STRADA SULL'ACQUEDOTTO
Il ponte è stato costruito verso il 17 a.c. e faceva parte di un acquedotto di quasi 50 km di lunghezza che portava l'acqua dalle sorgenti di Uzès alla città gallo-romana di Nemausus. È stato costruito da Agrippa sotto l'imperatore Augusto. La portata raggiungeva i 20.000 metri cubi d'acqua al giorno. La consistenza dei depositi in calcare suggerisce che l'acquedotto sia stato in attività per non meno di 400-500 anni.

L'acquedotto è un capolavoro di ingegneria: ha una pendenza di 34 cm per km, ovvero 1/3000; il dislivello tra la sorgente e l'arrivo è di soli 17 m.. Esso segue un tragitto sinuoso per usufruire al massimo dei rilievi delle colline (in linea d'aria, Uzès non è che a 20 chilometri da Nîmes). Il ponte è stato costruito per incrociare la piccola valle del Gardon.

L'acqua corrente impiegava circa un giorno per fluire, sotto la spinta della gravità, dal suo punto di captazione situato alle fontane di Eure, nei pressi di Uzès, fino all'invaso di ripartizione ancora visibile nella via Lampèze a Nîmes e chiamato Castellum.

Nemausus aveva un discreto numero di pozzi ed anche una sorgente vicina: la costruzione di un acquedotto non rappresentava quindi una necessità vitale, ma piuttosto un'opera di prestigio, di cultura e di lusso, destinata all'approvvigionamento idrico di terme, bagni e altre fontane della città.

Il ponte fu costruito senza l'aiuto di cementi a calce; le pietre, di cui alcune pesanti fino a sei tonnellate, erano legate da tiranti in ferro. I blocchi sono di roccia calcarea e furono estratti da una cava a meno di un km dal cantiere del ponte. Vennero posti in opera grazie ad un argano azionato da una ruota fatta girare dagli operai. 

Una complessa impalcatura fu costruita per sostenere il ponte durante la sua costruzione. La facciata del ponte ne porta ancora i segni, come i sostegni dell'impalcatura e le cornici sporgenti sui pilastri che accoglievano le centine in legno che servivano a sostenere le volte in costruzione. Si suppone che la costruzione abbia avuto una durata di trent'anni, con l'impiego di circa 800-1000 operai.


L'ECOMOSTRO

Questo è il nuovo edificio sorto, ahimè, accanto al bellissimo anfiteatro di Nimes. Non discutiamo il valore di questa opera moderna, ma posta accanto a un'opera di 2000 anni fa, a noi italiani fa venire i brividi.

A noi è bastata la teca di Mayer dell'Ara Pacis per scatenare un putiferio a Roma, un'opera che poteva essere posta all'Eur, senza deturpare la zona archeologica del centro storico romano. Così anche quest'opera, di cui fra 50 anni non resterà quasi nulla, poteva essere posta altrove, per far felice l'appaltatore e l'appaltato di turno.



1 comment:

Vittorio Montis on 31 luglio 2017 06:24 ha detto...

Il genio italico già esuberante nell'antichità.

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