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VIA AGRIPPA (Francia)


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LA VIA AGRIPPA

Con il nome di via Agrippa si indica non una sola via ma un'intera rete stradale della Gallia romana che venne disegnata e realizzata da Marco Vipsanio Agrippa, a sua volta incaricato da Augusto di riorganizzare tutto il territorio gallico onde renderlo più ricco, maneggevole e redditizio. Complessivamente, in Gallia i Romani costruirono 21000 km di strade che fecero prosperare ogni attività e commercio della zona.



LA RETE STRADALE


La rete stradale ideata da Agrippa si irradiava dal nuovo centro strategico di Lugdunum (Lione), che i coloni romani, cacciati da Vienne, a circa 100 km a sud, nel 62 a.c., si stabilirono presso l'emporio alla confluenza del Rodano con l'Arar, gestito da compatrioti romani, fondando la nuova colonia di Lugdununi.

IL TRACCIATO (INGRANDIBILE)
Strabone riferisce i percorsi di questa rete stradale, che vennero poi identificati dall'archeologo Pierre Gros:

- un percorso che si dirigeva verso l'oceano Atlantico, da Lugdunum a Saintes (Charente-Maritime), Questo percorso partiva da Lione, passava per Augustonemetum (Clermont-Ferrand),  Augustoritum  (Limoges) e raggiungeva Mediolanum (Saintes, Charente-Maritime).

- un percorso che si dirigeva verso il Mare del Nord, passando per Reims, Beauvais e Amiens. 
Questo tratto della strada si separava dal percorso verso il Reno a Chalon; passava quindi per Augustodunum (Autun), Autessiodurum (Auxerre), Augustobona (Troyes), Durocortorum (Reims), Samarobriva (Amiens), per giungere infine a Gesoriacum (Boulogne-sur-Mer).

- un percorso che si dirigeva verso il Reno, passando per Langres, Treviri e Colonia. La strada romana Treviri-Colonia, passando per l'Eifel, collegava Beda (Bitburg), Ausava (Oos), Egorigio (Jünkerath), Marcomagus (Marmagen), Tolbiacum (Zülpich), per giungere infine a Colonia Claudia Ara Agrippinensium (Colonia).

- un percorso che si dirigeva a sud, lungo la valle del Rodano, fino a Marsiglia. Già esisteva una via del Sale che portava alle Bocche del Rodano percorrendo le basse pendici delle colline, evitando le pianure alluvionali talvolta paludose. Agrippa costruì una strada pavimentata vicina al fiume, passando per Vienna (Vienne), Valentia (Valence), Arausio (Orange), Acunum (Montélimar), Avenio (Avignone), Arelate (Arles). 
Tra le città creò delle stazioni di sosta (mutationes) in cui i corrieri ufficiali potevano sostituire i cavalli. Il percorso fu potenziato con la via Antonina lungo la sponda destra del Rodano. Ad Arles si congiungeva con la via Julia Augusta proveniente dall'Italia.

un percorso verso la Germania. Da Lione la strada si portava sulla sponda destra della Saône (Saona) e poi a Matisco (Mâcon), Cabillonum (Chalon-sur-Saône), Dibio (Digione), Andemantunum (Langres), Noviomagus (Neufchâteau), Tullum (Toul), Divodurum Metz), Ricciacum (Ritzig presso Dalheim) in Lussemburgo e poi Augusta Treverorum (Treviri) in Germania.

VIA AGRIPPA PRESSO BEAUMONT-MONTEUX (DROME)

LE DATE

Mentre sono ben chiari i percorsi, non lo sono altrettanto le date di costruzione che, secondo gli autori di Guide romain antique, risalirebbe agli anni 39-38 a.c., mentre secondo Pierre Gros agli anni 22-21 a.c., e secondo lo scrittore Paul Petit agli anni 16-13 a.c.. 
Il ponte sulla Mosella è datato a circa il 18/17 a.c. sulla base del conteggio degli anelli di accrescimento annuale degli alberi in zona



OGGI

Nei pressi di Valence, l'odierna Via Nationale 7 segue il tracciato della via Agrippa che a nord dell'Isère, dopo aver oltrepassato l'incrocio Sept Chemins ("sette strade"), seguiva il percorso ora utilizzato dalla route départementale 101 verso Beaumont-Monteux

Qui una strada comunale e un sentiero ricalcano il percorso rettilineo romano che serve tuttora da confine tra i comuni di Beaumont-Monteux e Pont-de-l'Isère. Nei pressi, il toponimo vie Magne ricorda il passaggio della "via magna", la grande strada.


PIETRA MILIAREDELLAVIA AGRIPPA RIUTILIZZATA NELLA
CATTEDRALE DI VALENCE (DROME)

LE PIETRE MILIARI

Le pietre miliari con le loro iscrizioni per le indicazioni stradali venivano poste lungo il percorso a indicare la distanza in miglia tra il punto iniziale della via (capita viae) e Vienne, Valence o Avignone, insieme al nome del magistrato o dell'imperatore che le aveva poste o che ne aveva curato la manutenzione della via.

Oltre alle 22 pietre miliari superstiti recuperate lungo i percorsi, ve ne è una del III o IV secolo reimpiegata nell'ambulatorium del coro della cattedrale di Valence, in cui è inciso:

IMPerator CAESAR LUCIUS DOMITius /
AURELIANUs Pius Felix INViCTus /
AuGustus Pontifex MAximus GERmanicus MAXimus /
GoTHICus MAXimus CARPICus MAXimus/
ParTHICus MAximus TRIBunicia POTestate VI COnSul /
III Pater Patria PROCOnsul PACATOR ET RES /
TitutOR ORBbis refecit et /
rESTITUIT […] /
MILIA passum /
I[I] II

«L'imperatore Cesare Lucio Domizio Aureliano, pio, fortunato, invincibile, augusto, pontefice massimo, Germanico Massimo, Gotico Massimo, Carpico Massimo, Partico Massimo, tribuno per la VI volta, console per la [III?] volta, padre della patria, proconsole, restauratore della pace universale, rifece e restaurò, 3 [o 4] miglia (da Valenza).»


BIBLIO

- Strabone - Geografia - IV -
- Gros - La France gallo-romaine - 1991 -
- George Hacquard, Jean Dautry, O. Maisani - Guide romain antique - Hachette - 1952 -
- Paul Petit - La paix romaine - collection Nouvelle Clio - l’histoire et ses problèmes - Paris - 1967 -
- Philippe Ravit - Le paysage valentinois, de la fondation de la colonie de Valentia (Valence) au III siècle ap. J.C. - Lyon - 2007 -
- Philippe Ravit - Le paysage valentinois, de la fondation de la colonie de Valentia (Valence) au III siècle ap. J.C. - Lione - 2007 -


LUGDUNUM - LIONE (Francia)


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TEATRO DI LUNGDUNUM

Nel trattato De fluviis dello Pseudo-Plutarco, la fondazione di Lugdunum è così descritta:
«L'Arar è un corso d'acqua della Gallia celtica, così chiamato fino alla sua riunione con il Rodano (…) Nei pressi di questo fiume si alza un monte chiamato Lougdounon; ha cambiato nome per il seguente motivo: Mômoros e Atepomaros, cacciati dal potere da Seseroneus, si stabilirono su questa collina, obbedendo ad un oracolo, per fondarvi una città. Quando scavavano le fondamenta, d'un colpo apparvero dei corvi, volando d'ogni lato, che riempirono gli alberi. Allora, Mômoros, esperto nei presagi, chiamò questa città Lougdounon. In effetti, nel loro dialetto, il corvo si chiama lougos e una collina dounon come scrive Clitofone nel libro 13 delle fondazioni urbane.»
(Plutarco, De fluviis, VI)

Prima della fondazione romana, il sito era occupato sin dal VI secolo a.c. da popolazioni locali e secondo la leggenda avrebbe avuto due fondatori, entrambi appartenenti al popolo dei Celti: il druido Momoros ed il re Atepomaros. 

COME APPARIVA IN EPOCA ROMANA

IL NOME

Il nome Lugudunum appare sul mausoleo di Lucio Munazio Planco (... - 90 a.c.) a Gaeta, confermando che Lugudunum sia l'antico nome di Lugdunum, come sostenuto da Cassio Dione nel III secolo, proveniente dal celtico Lugudunon, (duno = fortezza, collina, e Lugus = Dio supremo della mitologia celtica), cioè "collina, fortezza del Dio Lugus". La città era situata a ovest della confluenza del Rodano e della Saona, sulle alture di Fourvière. 

- In 50 anni Lugdunum aumentò dimensioni e importanza, diventando il centro amministrativo della Gallia romana e della Germania. Alla fine del regno di Augusto, Strabone descrisse Lugdunum come l'incrocio di quattro strade principali (la Via Agrippa): a sud verso Narbonensis, Massilia e l'Italia, a nord verso il fiume Reno e la Germania, a nord-ovest verso il mare (il Canale della Manica), e a ovest verso Aquitania.

La vicinanza alla frontiera con la Germania rese Lugdunum strategicamente importante per i successivi quattro secoli, come punto di sosta per l'ulteriore espansione romana in Germania. Fu importante nella metà occidentale dell'Impero Romano per secoli e vi nacquero due imperatori: Claudio e Caracalla. I cittadini erano amministrativamente assegnati alla tribù dei Galeriani. 

- Nel 44 a.c., dieci anni dopo la conquista della Gallia, Giulio Cesare fu assassinato e scoppiò la guerra civile. Secondo lo storico Cassio Dio, nel 43 a.c., il Senato romano ordinò a Munatius Plancus e a Lepidus, governatori rispettivamente della Gallia centrale e transalpina, di fondare una città per un gruppo di rifugiati romani che erano stati espulsi da Vienne, a circa 30 o 20 miglia a sud, dagli Allobroges accampati alla confluenza dei fiumi Saône e Rhône. Di ciò esistono pure prove epigrafiche  e Dio Cassio disse che si voleva impedire loro di unirsi a Marco Antonio. Prove epigrafiche suggeriscono che Munatius Plancus fu il principale fondatore di Lugdunum.

ODEON DI LUGDUNUM

LA FONDAZIONE

Secondo una tradizione i coloni romani vennero cacciati da Vienne, a circa 100 km a sud, durante l'insurrezione di Catugnato nel 62 a.c. e si stabilirono presso l'emporio alla confluenza del Rodano con l'Arar, gestito da compatrioti romani.

Per evitare un nuovo scontro con gli Allobrogi, ma senza danneggiare i veterani di Cesare, a cui erano state promesse terre da colonizzare, Planco propose ai rifugiati di rimanere a Lugdunum e ottenne dal Senato di poter fondare una colonia per loro.

La nuova colonia fu chiamata Colonia Copia Felix Munatia Lugudunum, con gli epiteti Copia l'Abbondanza, Felix la Fortunata e Munatia dal nome del suo fondatore. La fondazione rituale avrebbe avuto luogo il 9 o il 10 ottobre dell'anno 43 a.C. La sua locazione corrispondeva al sito gallico dove il governatore romano della Gallia Comata, Lucio Munazio Planco fondò la colonia augusta, che diventerà la capitale della Gallia Lugdunensis nel 27 a.c. e poi l 'attuale città di Lione. 

« Ho spesso visto città rovinate dalle fiamme, ma mai così tanto da lasciare solo alcune vestigia di quanto esistesse prima... Dopo di ciò, chi crederebbe che così tanti palazzi capaci di abbellire diverse città potessero svanire in una notte... Lugdunum, che mostravamo come uno dei più bei gioielli della Gallia, oggi si cerca e non si trova più »

La città si estende in quattro zone precise: 

LE TERME ROMANE DI LUGDUNUM

LA CITTA' ALTA 

- luogo della fondazione iniziale, con un foro, un decumano (la via Aquitania) e un cardo, un palazzo imperiale, dei templi, un circo e una cinta muraria di età augustea. Il foro è situato sotto l'attuale basilica di Notre-Dame de Fourvière ed include il tempio di Giove capitolino, dedicato alla triade capitolina (Giove, Giunone e Minerva), una curia dove si riuniva il senato, una basilica, sede del potere giudiziario.

Il teatro passa da una capacità iniziale di 4 500 a 10 700 posti sotto Adriano. Nel 160 Antonino Pio ci aggiunge un odeon pavimentato di marmo dedicato alla musica da 3 000 posti. Un circo viene edificato in legno nel vallone di Trion, vicino alle necropoli. Un mosaico, conservato al museo gallo-romano di Fourvière, rappresenta il circo antico di Lugdunum ed i giochi che vi si svolgevano.

Almeno tre dei quattro acquedotti romani terminano nella città alta: quello della Brévenne, dell'Yzeron e del Gier. Sui terrazzamenti sono state rinvenute delle case e le terme. All'esterno del pomerium vi erano altre zona abitate, come le canabae, il quartiere attinente al Santuario federale delle Tre Gallie e numerose ville rustiche.

BORGO CELTICO DELLE CONDATE

È il primitivo del villaggio dei Galli, più basso della città alta, dall'altro lato della Saona, ai piedi della collina de La Croix-Rousse. Dalla città alta vi si giunge attraverso una ripida via sul fianco della collina e poi da un guado o un ponte sul fiume. Qui si trovano l'anfiteatro e il Santuario federale delle Tre Gallie.

Da Condate parte anche la Via del Reno, che congiunge Lugdunum alla Germania, passando per l'anfiteatro ingrandito da Adriano. Il vicino Santuario delle Tre Gallie, a cui si accede da una doppia rampa, ospita l'Altare delle Gallie: una struttura maestosa il cui basamento di marmo misura 50 m di lunghezza ed è affiancato da due Vittorie alate in bronzo dorato posate su delle colonne di granito giallo proveniente dall'Alto Egitto e che reggono grandi palme e corone anch'esse di bronzo dorato.
 
VIA DI LUGDUNUM

LE CANABAE

Una zona riservata alla popolazione civile situata fuori dagli accampamenti militari romani. Il quartiere è ricco di abitazioni civili con molti mosaici e depositi per il vino.

Le canabae ospitavano coloro che dovevano rifornire l'esercito romano: artigiani, fabbri per la realizzazione delle armi, mercanti per l'approvvigionamento alimentare, ma anche prostitute. Talvolta le famiglie dei militari.

L'ABITATO CELTICO SULLE RIVE DELLA SAONA

La riva destra della Saona, sotto la città alta, ospita un altro quartiere di abitazioni civili, un abitato gallo-romano nella parte ovest dell'isola delimitata dai due fiumi. Qui sorgeva un porto fluviale già dal II secolo.

Nella prima metà del IV secolo l'isolotto verrà collegato alla terraferma ad ovest, empiendo il braccio del fiume fra questi e la collina. Le importazioni declinano a partire dal IV secolo, ma si mantengono fino al VII secolo, durante cui si reperisce materiale proveniente dall'Africa settentrionale.


DEA VITTORIA
LE NECROPOLI

Situate lungo le vie d'accesso alla città, sono almeno sette, dell'età di Augusto e si trovano lungo la Via Aquitania, nel vallone di Trion. I romani sostituiscono le inumazioni con le cremazioni. Solo i greci che vivono a Lugdunum rifiutano la cremazione. Fino al I secolo d.c. coesistono quindi nella città due riti funerari differenti, a seconda della cultura familiare, ma alla fine del secolo anche i romani ormai cristianizzati iniziano a praticare l'inumazione


LA ZECCA

L'acquedotto dei Monti d'Oro, completato intorno al 20 a.c., fu il primo di quattro acquedotti romani che fornirono acqua alla città. Lugdunum divenne nel 15 a.c. una zecca imperiale durante il regno di Augusto, (fino al 78), a protezione della quale l'imperatore pose una coorte urbana, sostituendo le zecche in Hispania.

Fu spinto a questo per la sua posizione tra le fonti di argento e oro in Hispania e le legioni sul Reno e sul Danubio. Dopo il 12 a.c., fu l'unica zecca a produrre monete d'oro e d'argento per tutto l'Impero Romano, una posizione che mantenne fino a quando Nerone spostò la produzione di nuovo a Roma nel 64 d.c.



LA STORIA

Druso nel 12 a.c., vi fece un censimento amministrativo e dedicò un altare al patrigno Augusto alla confluenza dei due fiumi. Visse a Lugdunum tra il 13 e il 9 a.c. e nel 10 a.c. vi nacque suo figlio Claudio, il futuro imperatore Claudio e visse lì per almeno due anni. Tiberio si fermò a Lugdunum nel 5-4 a.c., e nel 21 d.c., durante una campagna contro gli Andecavi. 

Nel I secolo, Lugdunum venne visitato da Agrippa, Druso, Tiberio, Germanico e Augusto che vi andò almeno tre volte. Caio Giulio Vercondaridubno, della tribù degli Aedui, divenne primo sacerdote del nuovo santuario di culto imperiale, o il Santuario delle Tre Gallie il cui altare fu inciso con i nomi di 60 tribù galliche, e fu presente sulle monete della zecca di Lugdunum per molti anni.



TIBERIO

Sotto Tiberio, nel 19 d.c. almeno un tempio e il primo anfiteatro della Gallia (ora conosciuto come l'Amphithéâtre des Trois-Gaules) erano stati costruiti sulle pendici della collina Croix-Rousse, grazie alle donazioni di Gaio Giulio Rufo. L'anfiteatro verrà ingrandito poi negli anni 130-136. Ci sono prove di numerosi templi e santuari a Lugdunum. Dello stesso periodo data la fondazione dell'Ateneo, voluto da Augusto, che acquisisce rapidamente lustro in tutta la Gallia per l'insegnamento della letteratura, arte e scienze che vi è dispensato.

Le divinità galliche tradizionali come Sucellus che portava il mazzuolo e le Dee madri con cornucopie chiamate Matres. Gli immigrati orientali, portarono le religioni misteriche orientali nella valle del Rodano. Un importante santuario della Dea frigia Cibele fu costruito a Vienne, passando a a Lugdunum alla fine del I secolo e nel II secolo.



CALIGOLA

La visita di Caligola nel 39-40 d.c. venne documentata da Svetonio nell'allestimento degli spettacoli per intrattenere lui e il suo ospite, Tolomeo, re di Mauretania. L'imperatore mise all'asta mobili portati dal palazzo di Roma, assegnando prezzi e acquirenti. Quando volle liberarsi di Erode Antipa, re di Giudea, lo mandò in esilio a Lugdunum.

POSIZIONE DEI TEATRI

CLAUDIO

Nel 48 d.c., l'imperatore Claudio chiese al Senato di concedere agli uomini notevoli delle tre Gallie il diritto di accedere al Senato. La sua richiesta fu accolta e una targa di bronzo incisa del discorso (le Tavole Claudiane) fu eretta a Lugdunum, oggi al Museo Gallo-Romano di Lione.



NERONE

I cittadini di Lugdunum contribuirono con quattro milioni di sesterzi al recupero dopo il Grande Incendio di Roma del 64 d.c.. Nello stesso anno, la zecca di Lugdunum fu chiusa e la produzione spostata a Roma. Pochi anni dopo, Nerone contribuì con la stessa cifra alla ricostruzione di Lugdunum a sua volta incendiata, anche se non sono mai state trovate delle ceneri.Nel 68 d.c., Caio Giulio Vindex, governatore della Gallia Lugdunensis, tentò di sostituire Nerone con Galba, un governatore romano della Spagna. Lugdunum restò fedele a Nerone, Vindex fu sconfitto ma la ribellione crebbe. Nerone si suicidò e Galba fu proclamato imperatore.


L'ANNO DEI 4 IMPERATORI

La politica di Galba divenne presto impopolare, e nel 69 d.c. le legioni del Reno acclamarono imperatore Vitellio che arrivò a Lugdunum, dove, secondo Tacito, indisse feste e giochi nell'anfiteatro.
Poi l'imperatore e il suo esercito si precipitarono in Italia, sconfissero Otho, e furono a loro volta sconfitti da Vespasiano e dall'esercito d'Oriente, ponendo fine all'Anno dei Quattro Imperatori. Sotto Vespasiano, la città riprese brevemente la produzione di moneta di bronzo, ponendo fine alla carenza di moneta che si era sviluppata negli anni precedenti.



I FLAVI E GLI ANTONINI

Sotto la dinastia dei Flavi (69 - 96) e poi sotto gli Antonini (96 - 192) Lugdunum conosce il suo maggior periodo di prosperità, così come il resto dell'Impero romano, con la pax romana. In questo periodo la popolazione della città ebbe dai 50.000 ai 100.000, raggiungendo poi fino a 200.000 abitanti e negli ultimi secoli dell'impero, gran parte della popolazione si trovava nella valle del fiume Saône ai piedi di Fourvière. Lugdunum per i successivi quattro secoli, divenne punto di sosta per l'ulteriore espansione romana in Germania.

La città è governata in modo autonomo, ma in caso di problemi può ricevere un curator inviato da Roma, per controllare la contabilità. Ciò avviene sotto Marco Aurelio: si tratta del senatore Fulvio Emiliano che supervisiona il rifacimento di 500 posti nel circo. Alcune zone hanno un forte declivio e delle terrazze vengono costruite, in particolare nei pressi delle terme.



I SEVERI (193-235)

Dopo la morte di Commodo si instaura un regime militare in cui restano tre rivali: Settimio Severo l'Africano, Pescennio Nigro, comandante delle armate d'Oriente, e Clodio Albino, sostenuto dalle legioni di Britannia. Albino attraversa la Gallia per affrontare Severo e si installa a Lugdunum.
Nel 235, l'ultimo dei Severi, Alessandro Severo, viene assassinato dopo aver attraversato Lugdunum per raggiungere le legioni sul Reno.

ACQUEDOTTO DI LUGDUNUM

BATTAGLIA DI LUGDUNUM

La battaglia di Lugdunum ha luogo all'estremità del pianoro di Dombes, ai piedi dei Monts d'Or. Nel 197, uno dei generali di Severo attira la cavalleria sarmata in un'imboscata, al che Severo guida l'avanzata della sua ala sinistra, ma l'attacco non riesce. Dopo due giorni di combattimenti, Giulio Leto, comandante della cavalleria imperiale, attacca i fianchi delle legioni avversarie, sfondandone le linee. 

Clodio Albino si suicida con la propria spada, ma la Historia Augusta narra che Clodio Albino venne decapitato da Severo, e il suo corpo gettato nel Rodano. I legionari di Severo inseguono i soldati di Albino fino a Lugdunum che viene saccheggiata per aver sostenuto Albino.



LA FINE

- Nel 259, gli Alemanni vandalizzano la valle del Rodano fino ad Arles, evitando Lugdunum e Autun. In Italia vengono fermati nel 260 da Gallieno con la battaglia di Milano.

- Fra il 274 e il 413, la città accoglie una nuova zecca. 

- Secondo la Historia Augusta, l'usurpatore Tito Ilio Proculo formò una milizia una milizia con 2 000 dei suoi schiavi contro l'imperatore Probo ma all'avvicinarsi delle truppe dell'imperatore, fuggì presso i Franchi, che lo consegnarono a Probo.

- Lugdunum cessa di essere capitale delle Gallie nel 297, nella riorganizzazione della Tetrarchia di Diocleziano. Gli acquedotti ormai trascurati e demoliti non portano più acqua, gli abitanti si spostano verso la Saona, la collina di Fourvière viene abbandonata. Resistono solo l'isola di Saint-Jean ed il settore delle Canabae.

- Nel 353, l'usurpatore Magnenzio si toglie la vita a Lugdunum dopo la sconfitta a Mursa nel 351 contro Costanzo II. 

- Nel 356 la città viene assalita dai Leti, riuscendo a respingerli poco prima che Flavio Claudio Giuliano vinca una vittoria decisiva a Argentoratae contro gli Alamanni. 

- A Lugdunum, Magno Massimo fa uccidere da Andragazio l'imperatore Graziano, nel 383.

- Nel 437 i Burgundi si insediano come Foederati nei territori della Sapaudia e della Romandia, dopo la distruzione del loro regno di Worms da parte degli Unni. Il generale romano Flavio Ezio li aveva insediati per difendere i valichi alpini. 

- Nell'aprile 458 il generale Egidio, inviato di Maggiorano, riprende il controllo di Lugdunum ma i Burgundi la riprendono e ne fanno una delle capitali del loro regno, assieme a Vienne e Ginevra, nel 461.

- Il 4 settembre 476 termina l'Impero romano d'Occidente.


BIBLIO

- Seneca - Apocolocyntosis -
- Sidonio Apollinare - Lettere II -
- Tacito - Historiae - II -
- Historia Augusta - Tyranni Triginta -
- Ammiano Marcellino - Rerum gestarum -
- Dione Cassio - Storia romana -
- Strabone - Geografia -
- Armand Desbat (a cura di) - Lugdunum, naissance d'une capitale - Infolio éditions -
- Amable Audin - Lyon, miroir de Rome dans les Gaules - Résurrection du passé - Parigi, Fayard - 1965-
- G.Symeoni - L'origine e le antichità di Lione - Torino - 1560 -



CABELLIO - CAVAILLON (Francia)


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L'ARCO DI TRIONFO

CABELLIO (CAVAILLON) 

(C. XH 1047- 1059. 5828).
Cavaillon, città della Francia, era l'antica Cabellio della Gallia Narbonensis, sulla riva destra del fiume Drnentia e la via che da Mediolaninm per le Alpes Cottiae conduceva a Narbo (Strab. 4, 1, 11 p. IS/i. Ptol. 2, 10, 14). Essa faceva parte, come già detto, della provincia Narbonensis, oggi moderna regione di Provence-Alpes-Côte d’Azur. La città risale al I secolo a.c. ed era chiamata anche con altri nomi:

- Cavellione (Itin. Anton, p 343 cf. 388), 
- Caballine (Tab. Peuting. 2,5) 
- Caitalio in una iscrizione di Mogontiacum (BRh. 1203), 
- Civitas Cavellicorum (Notit. Galliar. 11, 13 Seeck), locata nel  dipartimento Vaucluse. 

Già dipendente da Massilia (Marsiglia), Cabellio ebbe il diritto di latinità, e divenne così Colonia (Plin. nat. hist 3, 36 cf. Ptol. I.e.), non per opera di Cesare, ma di Augusto, come appare da una moneta del 731 u. c, in cui per la prima volta è detta colonia (Momttisen, Munzw. p. 677). 
Si sa pure che Cabellio era iscritta nella tribù dei Voltinii, poi gens Voltini, e infine ottenne, ma non se ne sa la data precisa, la cittadinanza Romana (C. Xn 1050. 1057. - BRh. 1203).

Dopo l'occupazione celto-ligure (tribù dei Cavares) e poi gallo-greca (città di Kabellion) dell'oppidum di Santiago, la pace romana (pax = si vis pacem para bellum) permise l'insediamento di una città (Cabellio) nella pianura. Situata alla confluenza delle valli della Durance e del Calavon, vicino alla via Domiziana, la città era già un centro di scambi commerciali. 

Ha avuto anche una propria moneta per un certo periodo (dal 43 al 23 a.c.). L'arco tetrapilo oggi situato in Place du Clos testimonia lo sviluppo della piccola città romana durante il regno dell'imperatore Augusto (I secolo a.c.).

DETTAGLIO DELL'ARCO


ISTITUZIONI MUNICIPALI
 
- quattuorviri (C. xn 1050. 1051), 
- seviri Augtistales (sacerdoti del culto di Augusto -1052), 
- un curator Cabelliensium dell'ordine equestre (3275 add) 
- una flaminica Augustae Cabellione (3242) ; cfr. CabellienHes (5828).
  
OBOLO DI EMILIO LEPIDO

Città della Tribù Cavares prima e Voltini poi, soggiacque a lungo sotto l'influenza di Marsiglia, da cui si emancipò dopo la caduta della suddetta nel 49 a.c. Il fatto che delle monete (oboles) venissero coniate per conto di Marco Emilio Lepido, governatore di Narbonne e propretore tra il 44-42 a.c, potrebbe indicare una nuova fondazione da Lepido. 

Costui uni in Gallia le sue forze a quelle di Marco Antonio nel 29 maggio del 43 a.c., formando con Ottaviano e Marco Antonio il secondo triumvirato. La città ha ricevuto sicuramente il diritto latino da Augusto nel 23 a.c. (Strabone - G. IV, 1).


L'ARCO DI TRIONFO

L'arco romano di Cavaillon (Cabellio), costruito nel I secolo d.c. servì come entrata monumentale al Foro Romano di Cavaillon, in Francia. L'Arco si trova oggi ai piedi della collina di St Jaques dove era stato inglobato nel medioevo e quindi spostato dopo la distruzione del palazzo episcopale per trasferirlo nel 1880 alla fine della piazza del Clos (Place du Clos). 

Le località in Provenza sono del resto ricche di reliquie e resti della dominazione e della civilizzazione romana, ma purtroppo tutto il resto è andato distrutto. L'arco trionfale aveva quattro facciate, come usava quando servivano contemporaneamente sia alla celebrazione sia all'introduzione o della città o del suo foro romano. 

Di queste facciate solo due sono state conservate, innalzate su pilastri e decorate con foglie d'acanto con uccelli e farfalle. Le volte a cassettoni erano decorate con quadrati, losanghe e rosette. Sul frontone, due vittorie alate si fronteggiavano, portando una corona di alloro e una palma destinate al vincitore, il che connota l'arco senza ombra di dubbio come trionfale. 



 CABELLIO (Cavaillon). 
Ettore De Ruggiero

- C. XH 1047- 1059. 5828. - Città della Gallia Narbonensis, sulla riva destra doliti Druentia e la via che da Mediolanium per le Alpes Cottiae conduce a Narbo, Caballine (Tab. Peuting. 2,5;, Caitalio in una iscrizione di Mogontiacum (BRh. 1203), civitas Cavellicorum (Notit. GalMar. 11, 13 Seeck). 

Già dipendente da Massilia, ebbe il diritto di latinità, e divenne cosi Colonia (Plin. nat. hist 3, 36 cf. Ptol. Le), piuttosto che per opera di Cesare, di Augusto come appare da una moneta del 731 u. e, in cui per la prima volta è detta colonia (Momtìisen, Munzw. p. 677). 

Era inscritta nella trìbù Voltlnk, ottenne, non si sa quando, la cittadinanza Romana (C. Xn 1050. 1057.  BRh. 1203). Di istituzioni municipali non son ricordati che quattuorviri 1050. 1051), seviri Augtisùales (1052), un curator Cabelliensium dell'ordine equestre e una flaminica Augustae Cabellione (3242) ; cfr. CabellienHes (5828).
 

BIBLIO

- Dizionario Epigrafico di Antichità Romane - Ettore De Ruggiero - 1886 -
- Strabone - Geografia -  IV, 1 -
Gaffiot, Félix - Dictionnaire Illustré Latin-Français - Hachette - 1934 -
- William Smith (a cura di) - Marcus Aemilius Lepidus - Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology - 1870 -



GLANUM (Francia)


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Glanum era una città della Gallia Narbonese, posta sulla via che va dalla Spagna all'Italia attraverso il Monginevro, ricordata dai geografi antichi (Ptolom., vi, 20), è annoverata da Plinio (Nat. hist., iii, 36) fra quelle che godevano del privilegio latino.
L'antica Glanum era una ricca città che gode ancora oggi di un magnifico scenario, posta come è sotto una gola sui fianchi delle Alpilles (colline provenzali). Si trova a circa un Km a sud della città di Saint-Rémy-de-Provence e originariamente fu un oppidum celto-ligure, che si espanse sotto l'influenza greca prima di diventare una città romana. Glanum, ovvero le sue rovine, ritrovate nel 1921, si trovano all'entrata di una suggestiva e stretta gola della catena delle Alpilles.

Poiché dopo l'epoca romana non fu mai riedificata sui suoi insediamenti, ma fu in parte sepolta da depositi alluvionali provenienti dalle colline soprastanti, gran parte della cittadina si è conservata fino ai nostri giorni. Molti degli imponenti edifici sono stati scavati e possono essere visitati a tutt'oggi.

È nota soprattutto per due monumenti romani ben conservati del I secolo a.c., conosciuti come "les Antiques", e cioè un mausoleo e un arco di trionfo.



L'OPPIDUM CELTICO- LIGURE

Tra il IV e il II secolo a.c., i Salyens, la più grande delle tribù celto-liguri della Provenza, costruirono una fortezza di pietra sulle colline che circondavano la valle di Notre-Dame-de-Laval, intorno alla preziosa sorgente della valle, che era conosciuta per i suoi poteri curativi. Intorno alla sorgente venne infatti edificato un santuario dedicato al Dio celtico Glanis. La città crebbe e nel II secolo a.c. fu costruita una seconda cinta muraria. che salvaguardava i nuovi edifici.

La città era praticamente celtica, come dimostrano i nomi degli abitanti incisi nelle epigrafi, come Vrittakos, Eporix e Litumaros, e pure dai nomi degli Dei locali Glanis e le Glanicae, Dee simili alle Matres Romane, nonchè dai nomi delle Dee Rosmerta ed Epona. Ma si evince pure dalle statue e ceramiche, e dagli utensili da cucina reperiti, poichè i Salyens bollivano il cibo nelle pentole, piuttosto che friggerlo nelle padelle come le altre tribù, e dall'uso cruento di mostrare le teste mozzate dei nemici alle porte della città.

Gli abitanti di Glanum, entrati in contatto con la colonia greca di Massalia (Marsiglia) fondata nel 600 a.c. mutarono l'architettura e l'arte, e pure le ville furono costruite in stile ellenico. Ma nel II secolo a.c. i Salyens entrarono in guerra con i Greci di Marsiglia, che, non avendo un esercito potente, invocarono l'assistenza dei loro alleati romani.

Così nel 125 a.c. i Salyens furono sconfitti dall'esercito del console romano Marco Fulvio Flacco, e l'anno successivo di nuovo dal generale romano C. Sesto Calvino con il suo esercito. Molti dei vecchi monumenti di Glanum vennero distrutti per rappresaglia dai vincitori.
Grazie alla sua posizione commercialmente utile sulla Via Domizia e all'attrazione della sua sorgente curativa, la città fiorì di nuovo e produsse le proprie monete d'argento e costruì i nuovi monumenti. La prosperità durò fino al 90 a.c. quando i Salyen si ribellarono di nuovo contro Roma. 
I romani intervennero, come al solito li vinsero e gli edifici pubblici di Glanum furono nuovamente distrutti. Questa ribellione fu schiacciata questa volta dal console Cecilio, e i resti degli edifici principali furono demoliti e sostituiti da strutture più modeste.



LA CITTA' ROMANA

- Nel 49 a.c. Giulio Cesare, nelle sue battaglie galliche, catturò Marsiglia e, dopo un periodo di guerre civili distruttive, iniziò la romanizzazione di Provenza e Glanum. Una strada lastricata di blocchi di pietra correva da nord a sud attraverso il centro di Glanum.

Tra l'altro fece edificare sotto la strada uno scarico che portava via l'acqua piovana e le acque reflue, mentre nella montagna fece costruire uno sbarramento le cui acque, condotte verso la città da un acquedotto, erano distribuite nelle case per mezzo di una rete di canali di piombo.

- Poi nel  27 a.c. fu la volta dell'imperatore Augusto che creò la provincia romana della Gallia Narbonensis, dove Glanum ricevette il titolo di Oppidum Latinum, che conferì ai residenti lo status civile e politico dei cittadini di Roma. Un arco trionfale fu costruito fuori dalla città intorno al 10 a.c., vicino alla fine del regno di Augusto (il primo arco di questo tipo costruito in Gallia). Venne edificato anche un imponente mausoleo della famiglia Julii. Entrambi i monumenti sono conservati a tutt'oggi.

MAUSOLEO DELLA GENS IULIA (40 A.C.)
- Nel I secolo d.c. la città costruì un nuovo foro, templi e una diga ad arco in pietra curvata, la più antica diga conosciuta nel suo genere, e un acquedotto, che forniva acqua per le fontane e le terme della città.

Glanum non fu prospero come le colonie romane di Arles, Avignone e Cavaillon, ma nel II secolo d.c. fu abbastanza ricco da costruire notevoli santuari per gli imperatori, ampliare il foro e avere grandi terme e altri edifici pubblici rivestiti in marmo.



LA FINE

La bella città fu invasa e distrutta dagli Alamanni nel 260 d.c. e successivamente venne abbandonata, i suoi abitanti si spostarono a breve distanza a nord nella pianura per fondare una città che divenne l'odierna Saint-Rémy-de-Provence mentre Glanum divenne una fonte di pietra e altri materiali da costruzione per la nuova città, distruggendo dei capolavori che mai più sarebbero stati riedificati.

Il magnifico sistema romano di scarichi e fognature non venne mantenuto, per cui le rovine vennero allagate e coperte di fango e sedimenti. Invece il mausoleo e l'arco di trionfo, i cosiddetti "Les Antiques", divennero invece famosi e furono visitati dal re Carlo IX che fece ripulire e mantenere i monumenti e i loro dintorni. Alcuni scavi furono effettuati intorno ai monumenti già nel XVI e XVII secolo, trovando sculture e monete e dal Marchese de Lagoy a Vallons-de-Notre-Dame nel XIX secolo.


GLI SCAVI

I primi scavi sistematici iniziarono nel 1921, diretti dall'architetto di monumenti storici, Jules Foremigé. Invece dal 1921 al 1941, subentrò l'archeologo Pierre LeBrun, che scoprì le terme, la basilica e le residenze della parte settentrionale della città. Dal 1928 al 1933, Henri Roland (1887-1970) lavorò al santuario dell'Età del ferro, a sud, mentre dal 1942 al 1969, Roland scavò l'area dal foro al santuario. Gli oggetti che ha scoperto sono oggi in mostra all'Hotel de Sade nella vicina Saint-Remy. Nel 1982 iniziarono nuovi lavori di scavo ed esplorazione, dedicati principalmente alla conservazione del sito e all'esplorazione di siti già scoperti per opere più antiche.

MAUSOLEO DEGLI IULII


IL MAUSOLEO DEGLI IULII


Il Mausoleo degli Iulii, situato sulla Via Domizia, a nord e appena fuori dall'ingresso della città, risale al 40 a.c. circa, ed è uno dei mausolei meglio conservati dell'era romana. Sull'architrave del mausoleo posto di fronte alla vecchia strada romana, c'è una dedica scolpita:

SESSO · M · L · IVLIEI · C · F · PARENTIBVS · SVEIS
Sisto, Marco e Lucio Giulio, figli di Gaio, ai loro antenati

Si ritiene che il mausoleo fosse la tomba della madre e del padre dei tre fratelli Julii e che il padre, per servizio militare o civile, ricevette la cittadinanza romana e il privilegio di portare il nome di Julii, uno delle più illustri famiglie di Roma.

Il mausoleo è costruito in tre fasi. Lo stadio superiore, o tholos, è una cappella circolare con colonne corinzie. Contiene due statue togate, presumibilmente il padre e il nonno di Julii. (Le teste delle statue furono perse, ovvero vandalizzate e sostituite nel XVIII secolo). Il tetto conico è decorato a squame di pesce, tradizionali per i mausolei romani. Il fregio sotto il tetto conico è decorato con un arabesco con intagli di foglie d'acanto, usati nell'architettura mortuaria romana per rappresentare l'eterna rinascita.

La parte centrale, o quadrifronte, è un arco con quattro fornici. Gli archivoltes, o fasce curve di decorazione sulle cime degli archi, hanno anch'esse foglie di acanto. Nella parte superiore di ogni arco si trova la testa scolpita di una gorgone, il tradizionale protettore delle tombe romane.

Il fregio in cima ai fornici è decorato con intagli di tritoni, che trasportano il disco del sole e con mostri marini, mentre la parte più bassa del mausoleo è decorata con ghirlande di vegetazione scolpite, maschere teatrali e amorini o putti, e con scene mitiche o leggendarie.

- Faccia nord: una battaglia di cavalieri e una vittoria alata che porta un trofeo.
- Faccia est: un fante disarma un guerriero amazzonico, un guerriero prende trofei da un nemico morto e la figura della Fama narra la storia della battaglia a un uomo e una donna. La scena potrebbe essere ispirata all'Amazzonomachia, la mitica guerra tra Greci e Amazzoni.

- Faccia ovest - una scena dell'Iliade e della guerra di Troia, i Greci e i Troiani in lotta per contendersi il corpo di Patroclo.

- Faccia sud - I cavalieri cacciano il cinghiale in una foresta. Un cavaliere è ferito e muore tra le braccia di un compagno. Forse la leggenda della caccia al cinghiale calidoniano, condotta da Meleagro, con Castore e Polluce mostrati a cavallo.

ARCO TRIONFALEARCO TRIONFALE


L'ARCO TRIONFALE (10 - 25 a.c.)

L'arco trionfale si trovava appena fuori la porta settentrionale della città, vicino al mausoleo, come simbolo visibile del potere e dell'autorità romana. Le sculture che decoravano l'arco rappresentavano sia la civiltà di Roma sia il terribile destino dei suoi nemici. Fu costruito verso la fine del regno di Augusto Cesare (morto nel 14 d.c.), e manca la parte superiore dell'arco, compresa l'iscrizione.

Su ciascuna faccia, ad inquadrare un fornice unico, si distaccano due gruppi di prigionieri molto espressivi, di derivazione ellenistica; tre dei gruppi sono composti da un guerriero e da una donna, ambedue accostati a un trofeo d'armi; l'uomo presenta la semi-nudità gallica, mentre la prigioniera, vestita alla greca, è rappresentata in attitudine di profondo abbattimento.

BOULEUTERION - PIAZZA DEI NOTABILI - II-I SEC. A.C.
Sulla faccia S-O la si vede seduta sopra un mucchio di armi, e un prigioniero gallico con le mani legate dietro di lui, secondo il tema da tempo adottato sulle monete a rappresentare le province conquistate. 

Sulla faccia N-O, al posto della donna è un personaggio togato che poggia la mano sulla spalla del guerriero Gallo; è il gesto del conquistatore che mostra il nemico vinto. Sul retro dell'arco si trovano sculture di altre due coppie di prigionieri gallici. 

L'archivolto è decorato con un bel festone di frutta e foglie; la vòlta a botte ha cassettoni esagonali con ricca decorazione ad alto rilievo. La costruzione dell'arco, seppure dedicato ad Augusto, non sembra legata ad un evento militare particolare. 

Della struttura originaria rimane solamente la parte inferiore: l'attico in muratura è andato completamente distrutto, mentre si è conservata la volta a cassettoni dell'unico fornice presente, quello centrale. Le colonne addossate alla struttura (ora mutilate) sorreggevano probabilmente una trabeazione, andata perduta. 

Secondo alcuni esperti la parte superiore doveva essere abbastanza alta per equilibrarsi con la struttura sottostante, e presentava un frontone triangolare simile a quello dell'arco di Orange. Sicuramente alla sua sommità conservava la statua bronzea di Augusto che guidava, come era usanza in tali complessi celebrativi, un quadriga di cavalli, probabilmente con la Nike che gli sorreggeva la corona di alloro sopra la testa.


I MONUMENTI DI GLANUM

- Il Bouleuterion, risalente al II - I secolo a.c., era un luogo di incontro per notabili, costruito in stile ellenico, con uno spazio aperto e con un altare al centro circondato da file di sedili a gradini su tre lati. Ad una delle stremità aveva un portico con tre colonne. 

La parte settentrionale del Bouleuterion fu cancellata in epoca romana dalla costruzione dei Templi Gemelli, ma lo spazio fu preservato e usato come Curia.
- La fontana ellenica. Accanto alla strada si trova un piccolo bacino circolare in pietra del periodo di influenza greca, vale a dire del II-I secolo a.c., sicuramente una fontana, ed è una delle fontane più antiche scoperte in Francia.

COLONNE CORINZIE DI DUE TEMPLI DEL I FORO ROMANO


IL PRIMO FORO ROMANO

Il primo Foro Romano di Glanum venne edificato intorno al 20 a.c., giusto all'epoca in cui Glanum ottenne il titolo di oppidum latinum.



I TEMPLI GEMELLI

Le caratteristiche principali del primo foro erano due templi corinzi, identici nello stile ma uno più grande dell'altro, chiusi su tre lati da un peribolo cioè da un recinto sacro che circondava il tempio tempio, nel quale si trovavano edicole, altari, statue, alberi, doni votivi che non potevano esser conservati all’interno del tempio, per ragioni di spazio.

Tre colonne e una parte della facciata, nello stile dei primi anni del regno dell'Imperatore Augusto, sono state in parte restaurate e in parte riprodotte per dare un'idea della forma impressionante dell'edificio.



LA BASILICA

Il primo foro aveva sul lato settentrionale una modesta basilica a due navate, utilizzata come sala pubblica per le transazioni sia commerciali che legali. Solo l'angolo nord del portico est di questo edificio è giunto fino a noi.



LA FONTANA MONUMENTALE

Una fontana monumentale, risalente al 20 a.c. circa, era situata all'estremità meridionale del forum. Consisteva in una vasca rettangolare e un'abside semicircolare con colonne corinzie, che sicuramente ospitava una statua ora scomparsa. La fontana, di uso non sacro ma profano, era fornita di acqua da un acquedotto della vicina diga.



IL SECONDO FORO ROMANO

Il secondo foro romano, costruito tra il I e il III secolo d.c., era il mercato centrale, il luogo degli affari, il luogo di giustizia e il sito dei riti religiosi ufficiali. Un grande spazio aperto era racchiuso su due lati da portici colonnati.



L'EDICOLA

Sul lato meridionale c'era un'edicola semicircolare, ma non sappiamo a chi fosse dedicata poichè la statua o le statue che vi furono collocate vennero abbattute dai nuovi culti.



LA BASILICA

Nella parte nord del foro c'era invece c'era la basilica, la grande sala che era il palazzo di giustizia e sede del governo. La basilica misurava 47 per 24 metri, sostenuta da 24 grandi colonne.
La facciata è scomparsa, ma esistono ancora la parete posteriore e le pareti laterali.



LA CURIA

Dietro la basilica c'era la curia, dove una statua dell'Imperatore era collocata in una nicchia nel muro. Al centro della curia c'era una stanza quadrata che fungeva da tribunale e da cappella del culto dell'Imperatore.

MASCHERONE DELLE TERME  - I SEC. A.C.

LE TERME

La parte settentrionale di Glanum, nella parte inferiore del sito in pendenza, era il quartiere residenziale: il sito delle ville e dei vasti bagni pubblici. I bagni erano il centro della vita sociale e aiutavano a romanizzare la popolazione locale.

Le terme romane furono costruite intorno al 75 a.c. Successivamente, durante il regno di Lucio Vero (161-169 d.c.) furono ricostruiti e l'edificio rivestito di marmo.

Di dimensioni modeste, consistevano in:

- una palestre, un'area di esercizio all'aperto circondata da una galleria di colonne;
- una sala con bagni freddi;
- due sale riscaldate da un ipocausto, attraverso il quale l'aria calda circolava sotto le stanze attraverso canali di mattoni. Uno era un locale ad aria calda o un laconicum, l'altro un caldarium o un bagno caldo, inclusa una piscina in muratura.
- A sud, vicino alla palestre, c'era una grande piscina. L'acqua veniva immessa nella piscina attraverso la bocca di una maschera teatrale in pietra. L'originale è ora nel vicino museo di St. Remy ma una riproduzione è nella sua posizione originale.

CASA DI ANTAE, IN STILE ELLENICO CON PERISTILIO TOSCANO


LE DOMUS ELLENICHE


Il quartiere contiene le rovine di numerose ville e residenze in stile greco, antecedenti alla città romana. Tra i bagni e il foro c'era una casa con un peristilio dorico, e un'altra, chiamata Casa del Capricorno, con due sezioni sopravvissute di pavimenti a mosaico, una sezione con un capricorno circondato da quattro delfini.



IL MERCATO E IL TEMPIO DI CIBELE

Vicino alle abitazioni più o meno lussuose c'era un mercato pre-romano, circondato da colonne doriche, con quattro piccoli negozi sul lato ovest. In epoca romana metà del mercato fu trasformato in un piccolo tempio per la Bona Dea, una Dea dell'oracolo, e successivamente per Cibele. In primavera le sacerdotesse di Cibele portavano un piccolo pino nel santuario, a simboleggiare il Dio Atys.

Nel tempio c'era anche un altare dedicato alla sacerdotessa Loreia, con una scultura in pietra delle orecchie della Dea, simbolo della sua pietosa attitudine ad ascoltare e ad accogliere le preghiere ascoltare le preghiere.



LA CASA DELLE ANTEE

1) - La casa delle Antee fu costruita nello stile delle case greche del Mediterraneo. Una casa a due piani con tre ali e un portico di colonne toscane, costruito attorno a un piccolo bacino d'acqua, alimentato dall'acqua piovana dal tetto, che convogliava l'acqua in una cisterna, quindi negli scarichi che scorrevano sotto il marciapiede della strada. La Domus prende il nome da due ante scanalate che fiancheggiano la porta.

2) - La casa di Atys, del II secolo a.c., fu chiamata così per l'amante castrato di Cibele, a causa di un rilievo marmoreo di Atys (Attis) trovato tra le rovine. Aveva un atrio con un bacino poco profondo, cioè un impluvio, al centro, e un pozzo con un gradino intorno e delle panchine di pietra, ed era riccamente costruito. Probabilmente era una schola, una sala di accoglienza per il collegio dei Dendrophores, associata al tempio vicino.


LA VALLE DELLA FONTE SACRA

La fonte sacra di Glanum si trova nella parte meridionale e più alta della città. La valle era chiusa da un muro di pietra che era stato edificato alla fine del II o all'inizio del I secolo a.c., onde determinare l'area sacra.

Questo muro aveva un cancello abbastanza grande per lasciar passare dei carri, poi c'era una torre quadrata e un cancello più piccolo per i pedoni. A sinistra e a destra del cancello ci sono le vestigia delle mura più vecchie, risalenti tra il VI e il III secolo a.c., che formano un bastione alto ben 16 metri.



IL PORTICO DORICO

Appena dentro al cancello c'era un edificio con un portico di colonne doriche. Rimangono tracce della struttura originale che andò dal II al I secolo a.c. La struttura venne ricostruita intorno al 40 a.c. e parti delle colonne e del portico di questo periodo vennero restaurate. All'interno dell'edificio c'erano piccoli bacini alimentati da condotte d'acqua che uscivano dalla parete di fondo.
Evidentemente l' edificio era un luogo in cui i pellegrini si lavano e si purificavano ritualmente con l'acqua della sacra fonte, un po' come la gente va a Lourdes che del resto, prima di essere un luogo sacro cristiano fu un luogo sacro pagano.



LA SORGENTE SACRA 

La sorgente e i suoi poteri curativi furono la base della reputazione e della ricchezza della città. In origine era semplicemente un bacino scavato nella roccia. Nel II secolo a.c. era già stato coperto da un edificio in pietra con una facciata decorativa di pietre a forma di squame di pesce. Una scala di pietra conduceva dalla sorgente fino alla cima della collina vicina.

Nel I secolo d.c. il legionario romano M. Licinius Verecundus costruì un altare a destra della scalinata, dedicato al Dio Glanis, alle Glannicae, e alla Fortuna Redux, la Dea responsabile del ritorno sicuro di coloro che erano lontani da casa.
L'iscrizione recita: "Per il dio Glanis, e le Glanicae, e per Fortuna Redux: Marcus Licinius Verecundus, della tribù Claudia (un distretto elettorale a Roma), veterano della XXI Legion Rapaces (Rapaces, o predatori, era il soprannome della XXI Legione, che in quel momento serviva in Germania) - ha compiuto il suo voto con gratitudine e buona fede ".

TEMPIO DI VALETUDO 39 A.C.

IL TEMPIO DI VALETUDO

Si tratta di un piccolo tempio dedicato a Valetudo, la Dea romana della salute, soprattutto della salute personale, o almeno una delle Dee romane della salute. Infatti venne associata alla Dea Salus che divenne anche Dea Salutis Publicae, La Valetudo era una Dea della sola salute personale, ma come Sirona, altra Dea Gallica della salute, venne assimilata, come del resto la Dea Igea o la Ninfa Egeria, alla Dea romana Salus. 

L'iscrizione indica che il tempio fu costruito da Agrippa, il futuro genero dell'Imperatore Augusto che, a detta di alcuni autori fece innalzare il tempio per la salute di Augusto. Le colonne corinzie sono nello stile della tarda Repubblica romana e risale probabilmente al primo viaggio di Agrippa in Gallia nel 38 a.c., visto che nel 37 a.c. divenne console a Roma.

STELE VOTIVE A ERCOLE GUARDIANO DELLA FONTE E CAPPELLA DI ERCOLE

LA CAPPELLA DI ERCOLE

I resti di una piccola cappella dedicata a Ercole, il guardiano delle sorgenti, si trovano vicino alla sorgente. L'archeologo Henri Roland scoprì che addossati contro le pareti, c'erano sei altari dedicati ad Ercole e il torso di una grande statua di Ercole, alto 1,3 metri, che portava un vaso d'acqua, evidentemente l'acqua della sorgente Glanum. 

L'iscrizione alla base della statua indica che fu posto in segno di gratitudine per l'avvenuto ritorno del tribuno Gaius Licinius Macer e dei centurioni e di tutti i legionari di Glanum reduci da una campagna militare svoltasi durante il II secolo d.c..



BIBLIO

- La tomba dei Giulii a Glanum (St. Rémy-de-Provence) in Gallia Narbonensis - Maurizio Paoletti - Milano - 2012 -
- Glanum - éd. Guides archéologiques de la France - impr. Nationale - 1990 -
- James MacKillop - Dictionary of Celtic Mythology - Oxford: Oxford University Press - 1998 -
- Charles Loriquet - Avviso sulle antichità di Reims - scoperte recenti e misure adottate per la conservazione degli antichi monumenti della città - 1861 -
- Reims - Enciclopedia Britannica (XI ed.) - Una geografia storica della Francia - Cambridge University - 2014 -
- La France gallo-romaine - Pierre Gros - éditions Nathan - 1991 -

 

MEDIOLANUM SANTONUM - SAINTES (Francia)


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L'ANFITEATRO
Saintes, ovvero Mediolanum Santonum, è una cittadina del dipartimento della Charente Marittima nella regione di Nuova Aquitania, in Francia. Vi si trovano delle rovine romane (tra cui l'arco di Germanico e l'anfiteatro), e alcuni musei di storia locale nei quali sono esposti numerosi reperti di età romana rinvenuti nella zona.

I monumenti più antichi della città furono eretti durante l'Alto Impero romano, durante il quale la città divenne capitale politica della provincia della Gallia Aquitania.

L'ARCO DI GERMANICO - RICOSTRUZIONE (by G.C.Golvin )


L'ARCO DI GERMANICO

L'arco fu eretto nell'anno 18 o 19 in onore dell'imperatore Tiberio, di suo figlio Druso minore e di suo nipote e figlio adottivo Germanico Giulio Cesare (15 a.c. - 19 d.c.). La costruzione fu finanziata da un privato cittadino, Caio Giulio Rufo.

In età romana si trovava all'ingresso del ponte, ma nel corso del Medioevo si trovò al centro di esso in seguito all'allungamento del ponte. L'iscrizione di dedica sull'attico, danneggiata dove menziona Tiberio e Druso e meglio conservata dove menziona Germanico, spiega il nome con cui l'arco è normalmente conosciuto.

Era collocato all'ingresso in città della via romana che conduceva a Saintes da Lione (Lugdunum, via Agrippa), sul ponte romano sul fiume Charente, ma venne smontato e ricostruito a partire dal 1843 a circa 15 m di distanza dalla riva, per permettere i lavori sugli argini del fiume che comportarono la distruzione del ponte e fu restaurato nel 1851.

L'ARCO DI GERMANICO

L'arco era alto quasi 15 m e largo 15,90 m, a due fornici (alti 10 m), dove si circolava nei due sensi. I tre piloni sono decorati agli angoli da lesene su alti piedistalli, con fusti scanalati e capitelli corinzi. Le lesene sorreggono una trabeazione che gira sui quattro lati del pilone e svolge la funzione di imposta degli archi dei fornici. 

Sopra questa, agli spigoli dell'arco, delle colonne inserite nella muratura, sempre con fusti scanalati, ma con capitelli compositi, sorreggono la trabeazione principale. Al di sopra è un basso attico con un coronamento.

L'iscrizione dell'arco riporta sull'attico la dedica "A Germanico Cesare, figlio di Tiberio Augusto, nipote del divo Augusto, pronipote del divo Giulio, augure, flamine augustale, console per la seconda volta, acclamato imperatore per la seconda volta", "A Tiberio Cesare Augusto, figlio del divo Augusto, nipote del divo Giulio, Pontefice massimo, console per la terza volta, acclamato imperatore per l'ottava volta, rivestito della potestà tribunizia per la ventunesima volta"
"A Druso Cesare, figlio di Tiberio Augusto, nipote del divo Augusto, pronipote del divo Giulio, pontefice augure"

MEDIOLANUM SANTONUM (by G.C.Golvin )

Sul fregio della trabeazione principale il dedicante si presenta come:
"Caio Giulio Rufo, figlio di Caio Giulio Catuaneunio, nipote di Caio Giulio Agedomopate, pronipote di Epotsorovide, della tribù Voltinia, sacerdote di Roma e di Augusto presso l'altare che è ad Confluentem, praefectus fabrum"
(L'altare di Roma e Augusto ad Confluentem si trovava a Lione).

L'arco di Germanico fu eretto verso gli anni 18 o 19, sotto il principato di Tiberio, da un notabile di nome Caio Giulio Rufo. Questo arco votivo deve il suo nome alla dedica scritta sul fregio della trabeazione, che onora la famiglia imperiale: Tiberio, il figlio Druso ed il figlio adottivo Germanico.

L'ANFITEATRO

L'ANFITEATRO

Altro importante e superbo resto dell'epoca romana è l'anfiteatro, realizzato all'inizio del regno dell'imperatore Claudio. Era situato nella città di Mediolanum Santonum, capitale della civitas santonum (città dei Santoni, una suddivisione del territorio) e della provincia della Gallia Aquitania.

I Santoni erano una popolazione della Gallia Aquitanica stanziata nella regione francese che dal loro nome fu detta Saintonge, presso l'Oceano Atlantico, a nord dell'estuario della Garonna. La loro capitale era Mediolanum Santonum, attraversata dalla Charente, oggi Saintes.

L'anfiteatro venne cominciato durante il regno dell'imperatore Tiberio e terminato sotto Claudio, verso l'anno 40 d.c.. 

Esso misura 126 metri per 102 ed è riconoscibile per la sua struttura particolare, con la cavea appoggiata su due versanti del Vallon des Arènes e su un terrapieno. Animali selvaggi e gladiatori accedevano all'arena attraverso due vomitorium, posti alle estremità est ed ovest. Poteva accogliere da 12000 ai 15000 spettatori.

L'ANFITEATRO, OGGI E IERI

La struttura è un po' alla greca e un po' alla romana, poiché parte della cavea, ove si alzano le gradinate, è per il lato est appoggiata su una collina, che venne scavata in modo da ottenere una forma corretta, mentre il lato ovest è sorretta da costruzioni.

L'arena dell'anfiteatro, dove avvenivano i combattimenti o le venationes,  misurava 66,5 metri in lunghezza e 39 metri in larghezza, ed era divisa dagli spalti da un muro anch'esso ellittico alto 2 metri.  

Venne abbandonato dopo il IV secolo ed utilizzato come cava di materiale durante il Medioevo. I primi restauri dell'edificio si ebbero solo nel XX secolo, quando gran parte dell'anfiteatro era già stato distrutto. Restano attualmente alcuni resti delle sostruzioni e della cavea, oltre che lo spiazzo dell'arena.

LE TERME


LE TERME

Le Terme di Saint-Saloine sono posteriori ai due monumenti precedenti e pare che risalgano alla seconda metà del primo secolo. Dopo uno spoglio durato secoli, e dopo un'insediamento religioso sulle belle rovine, delle terme è rimasto solo il calidario, posto all'interno delle rovine di una chiesa paleocristiana che ha dato il suo nome al monumento. Esse erano alimentate dall'acquedotto romano, alcuni tronconi del quale sono ancora oggi visibili a nord della città e che sono oggetto di scavi archeologici dal 2003.




IL MUSEO

Il Museo archeologico di Saintes ospita la ricostruzione di un colonnato da un monumento pubblico del I secolo, i cui blocchi sono stati rinvenuti in reimpiego nelle mura del III secolo, insieme ad altri elementi e sculture di diversi monumenti, ugualmente rinvenuti dopo essere stati reimpiegati nelle mura cittadine.



BIBLIO

- Prosper Mérimée - Notes d'un voyage archéologique dans le sud-ouest de la France. I. Saintes -Bibliothèque de l'École des Chartes, II,3 - 1846 -
- Gaio Giulio Cesare - De bello gallico -
- Ernest Desjardins - Géographie historique et administrative de la Gaule romaine - Paris - 1876 -
- Louis Marin - Inscriptions latines d'Aquitaine (ILA). Saintons - Bordeaux - 1994 -




 

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