CULTO DI VENILIA




Divinità romana, in origine latina e connessa coi mari e coi venti, per cui fu successivamente ritenuta sposa di Nettuno. Nettuno fu assimilato al Dio greco Poseidone che aveva come moglie Anfitrite, non Dea ma Nereide, cioè una ninfa.

Per Virglio e Ovidio infatti Venilia non era Dea ma ninfa, sorella di Amata e moglie di Fauno, da cui ebbe i figli: Turno, Giuturna e Canens. Turno fu l'eroe promesso sposo di Lavinia ma ucciso prima delle nozze da Enea.

Era il re dei Rutuli, popolo dell'Italia preromana stanziato sulle coste del Lazio, il cui centro principale era Ardea. Il fatto che per alcuni fosse Dea e per altri ninfa fa pensare a una Dea declassata a ninfa perchè sostituita da una Dea o da un Dio successivi.

Tuttavia Fauno era un antico Dio romano, legato alla natura, alla campagna e soprattutto ai boschi. Ha figura umana, con zampe di capra, coda e corna sulla fronte. Più tardi fu assimilato al Satiro della mitologia greca, benché quest'ultimo fosse legato al culto del dio Dioniso.

Fauno era legato anche al suono dello zufolo, ed aveva per moglie Fauna, la Dea delle selve. Il che riporta Venilia alla dea della natura Fauna.

A Venilia venne anche associata Salacia, anch'essa antica divinità moglie di Nettuno, il fatto che fosse Dea del sale fa pensare ai tempi arcaici in cui la merce di scambio non era la moneta ma il sale, che veniva estratto dalle saline, quindi dal mare, alimento vitale per i popoli dell'interno.

Per altri ancora Venilia fu la Dea delle fonti e delle sorgenti sposa del Dio Giano, ma per altri la moglie di Ianuus (Giano) era Ianua, poi diventata Iuno e poi Giunone.

Sembra che presso alcuni Italici fosse anche Dea della Speranza, forse per i naviganti che ne avevano bisogno, sostituita però poi dalla Romana Dea Spes.

Il fatto è che la religione pagana era la religione dei villaggi, in cui ogni villaggio o Pagus aveva le proprie divinità. La religione Romana tentò di unificare al massimo queste divinità, assimilandole tra loro, sia le greche, seguite da tutta la penisola meridionale, insomma la Magna Grecia, sia le antiche divinità italiche.

Per non dover seguire centinaia di divinità i Romani raggrupparono gli Dei che avevano caratteristiche in comune. Così Venilia fu Salacia, ma anche Anfitrite e Fauna.

In quanto al nome Venilia, fa pensare a Venus, dal verbo sanscrito vena, che significa amare.

Dal che deriverebbe che la parola "venerare" significherebbe amare, il che avrebbe un senso., visto che il termine è ancora oggi riservato alla Madonna e ai santi, mentre a Dio sarebbe riservata l'adorazione, ad horam, cioè il pregare.

Il termine Vena deriverebbe però da una radice più antica indoeuropea Wen che significa desiderare, amare.

Ovidio gioca proprio con la radice di questi termini, dato che si suppone la stessa radice di provenienza anche del vino: "et venus in vinis ignis in igne fuit" cioè "e Venere nei vini fu fuoco nel fuoco"

Si suppone infatti che antiche divinità latine come Venus, Venilia e Veiove abbiano la stessa matrice indoeuropea, per cui Vnus e Venilia sarebbero al stessa divinità, una arcaica Grande Madre.

Comunque i culti più arcaici di Salacia e di Venilia furono in gran parte soppiantati dal culto di Anfitrite, moglie ufficiale di Nettuno, particolarmente venerata sulle coste e nei porti, per il buon esito della navigazione e del commercio.

Se ne sono ritrovate diverse immagini sia a Pompei che ad Ostia antica.
Anfitrite, nella mitologia greca, era una delle Nereidi, sposa di Poseidone e madre di Tritone, che nella mitologia romana divenne sposa di Nettuno, chiamata a seconda dei vari pagus Salacia o Venilia.




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