VILLA DI MOREGINE



APOLLO
Il complesso architettonico di Moregine fu scoperto a circa 600 metri a sud delle mura di Pompei, presso la foce del fiume Sarno e dell'antico scalo commerciale, nel 1959, in occasione dei lavori di costruzione dell’autostrada Napoli-Salerno. Si trattava di un cortile porticato sul quale si affacciavano almeno cinque triclini affrescati e terme in via di costruzione.

Le pitture sono in IV stile, di età neroniana, ed opera della stessa bottega che decorò la più celebre Casa dei Vettii. L'edificio apparteneva alla famiglia puteolana dei Sulpicii che da queste parti custodiva l'archivio contabile. Si suppone avesse il compito di ospitare piccoli gruppi di avventori, forse i membri di un collegium.

Lo scavo tuttavia non era facile a causa di una falda freatica. Si ha una falda freatica quando l'acqua delle precipitazioni si infiltra nel sottosuolo scendendo sino ad incontrare una superficie impermeabile che però fa da letto all'acqua senza contenerne altri movimenti. Il pericolo di allagamento ha convinto gli operatori a staccare le pitture.


In particolare furono staccate le parti alte corrispondenti al fregio e qualche quadro figurato della zona centrale. Gli affreschi ritrovati vennero staccati e conservati nei depositi della Soprintendenza di Pompei per oltre cinquant’anni.

L’edificio venuto alla luce è stato scavato finora per un terzo: tre sale da pranzo con splendidi affreschi e terme ancora in costruzione. Di particolare interesse la modalità di rinvenimento del tesoro di argenterie: in una latrina fu rinvenuta una gerla in vimini, che sembrava piena solo di terra dell’eruzione. 

Dalle radiografie si intravidero invece dei corpi metallici che un microscavo attentissimo, ha consentito di portare alla luce facendo emergere pezzi d’argento; piatti, coppe di varia forma, un cucchiaino, due forme decorate a sbalzo con figure d’animali.

L'effigie di Apollo, ve ne sono almeno due nella villa, ha fatto pensare anche a un omaggio all'imperatore. Nerone è un novello Apollo citaredo così come raffigurato su una moneta divisionaria destinata ad una circolazione diffusa, soprattutto tra le classi popolari, nel periodo di radicale trasformazione economico-culturale del 64 d.c. 

MUSA TERSICORE
Nel 2000 tutto quel che era stato scavato è stato sepolto sotto le corsie dell’autostrada, dal momento che le condizioni dello scavo si sono rivelate troppo difficili a causa delle sorgenti d’acqua sotterranee. 

Gli affreschi sono stati, in precedenza, esposti ad Ottawa. Ma non sono solo le pitture murali il tesoro estratto dal sottosuolo di Moregine: vi sono anche 125 tavolette cerate relative ai commerci della famiglia dei Sulpicii.

Il corpo di chi stava cercando di portar via gli argenti e le tavolette non esiste più. Accanto a questi reperti, però, vi erano i corpi di due donne e tre giovanissimi, tra i quali una bambina di quattro anni ed una ragazza adolescente. Una delle donne portava con sé, nella fuga, dei monili d’oro.

GENIO ALATO
Lo scavo venne ripreso successivamente in occasione della costruzione della terza corsia dell’Autostrade Salerno – Reggio Calabria e ha permesso di riportare in luce, oltre alle strutture archeologiche, anche materiali di grande interesse quali le tavolette cerate, già citate dal Maiuri come contratti registrati, elementi architettonici e decorativi in legno perfettamente conservati e un tesoro di argenterie di eccezionale qualità.

Negli ultimi 50 anni si è lavorato su tre i triclini, oggi esposti nella Palestra Grande:

- Il Triclinio A è composto da tre pareti dipinte in cui sono rappresentate le Muse, divinità ispiratrici del canto, che presiedevano ai diversi generi poetici, alle arti, alle scienze e a tutte le attività intellettuali e la figura di Apollo.

MUSA
- Il Triclino B ritrae invece Castore e Polluce, i divini Dioscuri, su pareti di colore nero.

- Il Triclinio C, invece, propone la personificazione della locale divinità fluviale (Sarno) su pareti rosse.
Lo scavo, ripreso in occasione della costruzione della terza corsia dell'autostrada, ha permesso di riportare in luce altri materiali come tavolette cerate con contratti registrati, elementi architettonici e decorativi in legno perfettamente conservati.

Gli archeologi di fronte ai tre triclini allineati attorno ad un portico, non compresero se avessero una funzione pubblica o privata, nè che rapporto avesse con la vicina Pompei o col suo contesto extraurbano. Non individuandone la funzione gli archeologi non sapevano che nome dare all'edificio.

MENADE
Lo studioso Amedeo Maiuri, in una nota scritta dopo le varie polemiche sorte intorno alla scoperta, la chiamò domus delle tabulae ceratae, per il ritrovamento in uno dei triclini di una vasta cesta di vimini contenente circa 300 tavolette cerate, costituente l’archivio dei negotiatores puteolani C. Sulpicius Cinnamus, C. Sulpicius Faustus e C. Sulpicius Onyryus.

Intanto la costruzione stava scoprendo le sue stanze e i suoi affreschi, oltre ai letti in muratura e mensa centrale, mentre sul lato est erano stati notati senza essere scavati e rilevati altri due triclini, probabilmente altrettanto ricchi di decorazioni.

Il complesso apparteneva alla famiglia puteolana dei Sulpicii che qui custodivano l’archivio contabile. La funzione dell’edificio era, molto probabilmente, quella di ospitare piccoli gruppi di avventori, forse membri di un collegium.

GENIO ALATO
La decorazione parietale dei triclini è stata attribuita ad un’unica bottega, con artigiani di buona qualità e un’attenta analisi stilistica permette di affermare che tutti gli elementi raffigurati nella decorazione pittorica dei tre triclini sono riconducibili alla figura dell’imperatore Nerone e alla sua politica espressa in un momento ben preciso del suo governo.

Anche se nella prima fase di scavo venne alla luce l’edificio con un cortile porticato su cui si affacciavano almeno cinque triclini (sale da pranzo), sontuosamente affrescati e terme ancora in costruzione, vennero salvati solo gli affreschi di tre sale triclinari.

Oggi è possibile ammirare le pitture, dopo vari tour all’estero, perché esposte in una mostra permanente nella Palestra Grande del Parco Archeologico di Pompei in un percorso chiamato il “Gioco delle Risonanze”.

LA PALESTRA GRANDE DI POMPEI DOVE SONO ESPOSTI GLI AFFRESCHI DELLA VILLA
E' strano, ma le opere d'arte italiane le vedono più gli stranieri che noi. C'è una ragione, ed è che all'estero rendono molto di più in quanto molti cercano di profittare dell'occasione visto che si trova nel loro paese. raggiungerle in Italia sarebbe molto più complesso.

Ma ci sono due opposizioni a questo conteggio così poco pro italiani. Uno è che l'arte è un bene primario per l'educazione dei giovani nel nostro paese, come lo è per tutti nei vari paesi, e tutti gli italiani dovrebbero poter visitare i luoghi d'arte di ogni parte dello stivale. Secondo non sembra che questi viaggi fruttino poi così tanto, visto che i nostri luoghi d'arte sono quasi sempre in perdita.

Basti pensare che in America realizza maggior guadagno un museo che accoglie tutte le riproduzioni dei vasi e reperti etruschi, che non Villa Giulia a Roma che accoglie gli autentici vasi e reperti etruschi. Forse le regioni dei mancati guadagni vanno ricercati altrove, nella insufficiente organizzazione o altro.

IL TESORO DI MOREGINE

IL TESORO DI MOREGINE

Destò parecchio interesse il tesoro di argenterie, anche per la modalità curiosa del suo ritrovamento: infatti venne rinvenuto in una latrina, dentro una gerla in vimini, che sembrava piena solo di terra dell’eruzione.

Dalle radiografie si intravidero invece dei corpi metallici che un microscavo attentissimo ha consentito di portare alla luce facendo emergere pezzi d’argento; piatti, coppe di varia forma, un cucchiaino, due forme decorate a sbalzo con figurazioni d’animali.





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