VIA CASILINA





LA DENOMINAZIONE

Fu chiamata nel suo primo tratto via Labicana, in quanto raggiungeva Labicum (o Labici), ai castelli Romani, appena fuori Roma. Labicum è stata una delle più antiche città del Lazio, posta nella Valle del Sacco fra Roma, Tuscolo e Preneste, ma ancora non si sa bene dove sorgesse.

Già facente parte della Lega Latina, Labicum nel 493 a.c. firmò il Foedus Cassianum, una alleanza per Roma. Successivamente si ribellò, alleandosi invece a Equi e Volsci. Come rea di tradimento contro Roma fu pertanto espugnata dal dittatore Quinto Servilio Prisco nel 414 a.c. e rasa al suolo, mentre il suo territorio, l'Ager Labicanus, fu incorporato nel territorio romano.

Gli abitanti di Labicum in parte furono deportati a Roma, in parte trasferiti in una località a valle, chiamata ad Quintanas dove, secondo Livio, fu fondata una colonia militare, con la distribuzione a 1500 cittadini romani di un terreno di due iugeri a testa. Lacolonia divenne poi municipio con il nome di Labicum Quintanense.

L'Ager Labicanus fu saccheggiato poi da Annibale nel 211 a.c. dando luogo al suo declino. Cicerone narra infatti che, ai suoi tempi, le città di Gabii, Bovillae e Labicum non avessero insieme sufficienti magistrati da inviare al santuario di Giove Laziale per la festa delle Feriae latinae.
La via consolare, in prossimità di Labico, si innestava nella via Latina, costruita nel IV sec. a. c., e fu poi fatta proseguire fino a Casilinum, l’attuale Capua in Campania, inizialmente porto fluviale della Capua antica, piccolo centro abitato vicino al ponte della via Appia sul Volturno e punto di congiunzione tra l'Appia e la via Latina.

Durante la Seconda guerra punica fu contesa tra i Cartaginesi di Annibale Barca, e i Romani di Quinto Fabio Massimo Verrucoso, il Temporeggiatore, guerra che terminò con l'annessione romana. Divenuta prefettura; Cesare vi fondò una colonia nel 59 a.c., Perse d'importanza nel I sec. d.c., quando venne unita a Capua Antica. Pur essendo disabitata e poi ripopolata sotto altro nome, nel Medioevo diede nuova nominazione alla via Latina, come via Casilina.



GLI SCAVI

Nel periodo tra il 1995 ed il 2000 è stata eseguita, grazie ai fondi per Roma Capitale, una campagna archeologica in zona Centocelle, Tor Pignattara e Torre Spaccata, lungo la fascia di territorio della antica Labicana fino al VI miglio, nonchè degli acquedotti in zona.

Le aree interessate sono state: Pietralata, Tiburtino, Casilino, Centocelle.



CATACOMBA DI SAN CATULO
Venne costruita lungo il tracciato della antica via Casilina, tra il primo ed il secondo miglio, all’altezza della chiesa di Sant’Elena, appena dopo il Ponte Casilino; in corrispondenza di questo ponte la Casilina antica proseguiva diritta, mantenendosi dall’altro lato dell’odierna ferrovia rispetto alla Casilina Nuova.
Nel 305 d.c., sotto Diocleziano, un certo Castulo, un domestico del palazzo Imperiale del Palatino, venne sepolto vivo in una cava lungo la Labicana per aver dato riparo ad alcuni Cristiani.
Nel luogo della sepoltura si scavò una catacomba su due livelli che sfruttò i numerosi cunicoli di antiche cave di pozzolana ormai abbandonate; le gallerie si trovano 12 m sotto il livello stradale e furono scoperte e documentate dal Fabretti nel 1672.
La catacomba, successivamente dimenticata, ricomparve nel 1864 durante la realizzazione della linea ferroviaria Roma-Napoli e numerose gallerie furono distrutte; successivamente furono trovate altre gallerie a ridosso dell’acquedotto Claudio-Felice ed intorno al 1890 nella realizzazione della linea Portonaccio-smistamento vennero portate alla luce altre due gallerie, nonchè tombe alla cappuccina e frammenti marmorei.
Nel 1914 vennero individuate altre gallerie nella costruzione della chiesa di S. Elena; nel 1943 i bombardamenti durante la guerra scoperchiarono altre gallerie, pertanto distruggendole in parte.
I reperti della catacomba vennero portati a Santa Prassede, mentre le gallerie sopravvissute sonostate dimenticate. Sicuramente ce ne sono altre inesplorate;già nei pressi del Mandrione, nascosti dai cespugli si scorgono altri cunicoli recintati, apparentemente inaccessibili ma non per i tombaroli.



SEPOLCRI DELLA MARRANELLA

Circa al III miglio, nella zona della Marranella, somo emersi sepolcri in opus reticlulatum e in cementizio, con frammento di trabeazione marmorea. Rinvenuta inoltre una platea di bloccji di travertino dei quali uno lavorato, oltre a due sarcofaghi, ambedue con coperture in marmo, su uno dei quali erano raffigurati un uomo, una donna, un genio che spegne una fiaccola e una caccia alle fiere, mentre sul secondo sargofago, più piccolo, era raffigurata una scena di caccia conservante tracce di colore.

In zona anche un'epigrafe attestante un collegio funerario dei "Sedales viae Lavicanae", poi una tomba ipogea del IV sec. d.c. di 8 m aldisotto del piano attuale, con tre sarcofagi di marmo decorato. Inoltre una camera ipogea, a pianta quadrata, ha un intonaco dipinto sulla volta, con riquadrature in stucco a fondo bianco e turchino da cui emergono varie figure. Rinvenuto anche un piccolo colombario con olle fittili e titoli funerari.

Più avanti, sulla sinistra della via, un altorilievo sepolcrale marmoreo con donna tunicata e ammantatat e figura maschile. Poi un sarcofago in marmo lunense con Thiasus marino inizi III sec. d.c.; un cippo marmoreo con timpano, busto muiebre e due genietti; un sarcofago con due coppie di mostri marini conservato nel Museo Archeologico romano.



AD DUAS LAUROS

Sulla Casilina, circa un Km dopo piazza della Marranella, all’interno del quartiere Tor Pignattara, si trova una vasta area anticamente denominata "Ad duas lauros" (ai due Lauri), che comprende il Parco di Villa de Sanctis, sulla sinistra della via consolare, il cosiddetto Parco Labicano e, sul lato destro della stessa via, nel Pianoro di Centocelle, il Parco di Centocelle.

Nell’area Ad Duas Lauros si trovano i resti della necropoli Equites Singulares, le guardie imperiali a cavallo create da Massenzio che qui avevano il loro accampamento; alla disfatta di Massenzio, Costantino fece distruggere sia il campo che il cimitero, ma sono rimaste alcune vestigia di quest'ultimo.
Dalla metà del III sec., si iniziò a seppellire i cristiani in quest'area, cominciando dalla catacomba dei due martiri Ss. Marcellino e Pietro, costruendovi poi la basilica e il Mausoleo; i cunicoli di questa catacombagiungono fino a i resti della necropoli delle guardie imperiali; la basilica invece è ancora completamente interrata.



MAUSOLEO DI SANT'ELENA
Vedere: ARTICOLO



CATACOMBA CRISTIANA DEI SANTI PIETRO E MARCELLINO

Il Mausoleo venne costruito addossato ad una Basilica nel periodo costantiniano e i suoi resti sono ancora interrati; lunga poco più di 60 m, è orientata verso est con pianta stranamente a forma di circo.
Nel sottosuolo si trovano le catacombe cristiane note come catacombe dei Santi Marcellino e Pietro edificate su tre livelli, realizzate e utilizzate dai cristiani per un lungo periodo a partire dalla metà del III fino a tutto il VI sec. Queste catacombe sono tra le meglio conservate a Roma e all’interno si conservano diversi e interessanti affreschi ma purtroppo sono poco note.



TORRENOVA

Il sepolcro di Publio Valerio Prisco risale al I sec. d.c, e parte della sua epigrafe, con molti pezzi del monumento, giacciono presso il vicino casale delle Due Torri. Tutta la zona ha molti resti di epoca romana, con frammenti di decorazioni architettoniche, relativi a monumenti funerari. In un bellissimo sarcofago è emersa la raffigurazione del mito di Atteone, conservato al Museo del Louvre, una lastra con Artemide Kourotrophos, oggi a Villa Borghese e una statua di Elios, rinvenuta nel 1769 dal Visconti, anch’essa al Louvre.

Nel 1834, all’interno della tenuta di Torrenova, fu scoperto un grande mosaico, di epoca tardo imperiale, con raffigurazione di gladiatori in lotta con bestie feroci, che ancora oggi decora il pavimento di un salone del Museo Borghese.



PARCO LABICANO

All’interno del Parco si trovano due cascine e un manufatto romano sormontato da un caratteristico gazebo dei primi del ’900.
In un angolo del parco è stato realizzato un giardino dove grossi blocchi di travertino, resti di ville romane, sono state utilizzati purtroppo come panchine.

In questa zona vennero edificate diverse ville romane; i resti della villa di Elena madre di Costantino "ad Duas Lauros", probabilmente nei pressi del campo nomadi Casilino 900 lungo la Palmiro Togliatti, e di una seconda villa detta "Villa della Piscina", entrambe all’interno del nuovo Parco di Centocelle; i ruderi delle due ville vennero parzialmente distrutti purtroppo negli anni venti per la costruzione dell’ex aeroporto di centocelle “F. Baracca”; attualmente restano alcuni edifici con funzioni amministrative ed è in costruzione, ahimè, un moderno edificio al centro dell’area.
Dopo ulteriori scavi le due ville rientrano nel parco archeologico di Centocelle istituito recentemente; l’area di proprietà del Demanio dello Stato già ceduta al Comune di Roma per la costruzione di un grosso lotto di abitazioni, è stata ora fortunatamente sottoposta a vincolo storico archeologico dal Ministero dei Beni Culturali, pertanto il Comune ha deciso di realizzarvi il parco archeologico.



VIA CASILINA VECCHIA

Proseguendo per via del Mandrione l’acquedotto rimane distante per un lungo tratto.

Poi il tratto finale di via del Mandrione piega verso la Casilina e lascia scorgere l'acquedotto Felice sulla via Casilina Vecchia.

Nell'ultimo tratto ciò che resta visibile fino alle mura Aureliane è l’acqua Felice che ricalca il percorso dell’acqua Claudia, e dei due antichi acquedotti non rimane quasi più nulla.

Dalle mura Aureliane e fino a Porta Maggiore è possibile riconoscere in alcuni tratti il Claudio sotto i numerosi strati di laterizi posti in opera come rinforzo in epoche successive.

Da ricordare anche il cosiddetto "Testamento",  una iscrizione che celebra le gesta di Aulo Quintilio Prisco, un magistrato locale di II secolo d.c., che ha tenuto diversi incarichi importanti e fatto donazioni alla città.

Aulo Quintilio Prisco era un uomo saggio e piuttosto che avere la sua volontà scolpita su marmo prezioso che avrebbe potuto essere riutilizzato, ha preferito far intagliare il suo scritto nella roccia nuda. la scritta è ancora ben visibile sulla via Casilina.

Il Testamento di Aulo Quintilio Prisco è una lapide epìgrafica scolpita nella roccia e contenente il testamento di un importante cittadino della città di Ferentino vissuto in epoca romana nel I secolo d.c.

Trattasi di un'edicola rettangolare sormontata da un frontone triangolare poggiata su due pilastri è posta fuori Porta Casamari a Ferentino su un terrazzo a cui si accede da un sentiero, presso la via Casilina.

È un monumento rarissimo che si fa risalire all'epoca di Traiano (II sec. d.c.), pertanto reso pubblico diversi anni dopo il testamento stesso. Il masso di roccia calcarea è alto m. 2.40 X 2.53. La base dell'edicola misura m. 6.80 di lunghezza e 1.20 di altezza. Nel luogo anticamente sorgeva il foro, esterno alla città, sulla via Casamari, dove furono eretti anche i monumenti agli Imperatori ed ai Patroni dei Municipio. E' l' unico monumento superstite, ricavato dalla viva roccia della collina, del secolo II d.c. 

Aulo Quintilio fu uno dei personaggi più in vista; quadrunviro per l'edilizia e la giustizia, quinquennale aggiunto per decreto del Senato Ferentinate. Per la sua munificenza verso la propria città, a favore della quale aveva riscattato i fondi rurali di Ceponiano, Mamiano e Prato, spendendo settantamila sesterzi il Senato gli fece erigere una statua nel Foro. 

Nell'edicola sono riportate le ultime volontà di Aula Quintilio a favore del suo Municipio. Egli lascia in eredità a Ferentino i suoi beni immobili (casa e terreni) e stabilisce che ogni cinque anni, nel giorno del suo compleanno, che ricorreva il 9 maggio, una parte delle rendite sia in denaro che in natura (vino Melato, focacce e noci) venga donata al popolo; in perpetuo dovevano essere spesi anche trenta sesterzi per il decoroso mantenimento della statua e dei ritratti di Aulo Quintilio.




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1 comment:

jose on 11 maggio 2011 22:28 ha detto...

MAGNIFICA PAGINA DE HISTORIA. IMPRESIONANTE...
COMO PUBLIO VALERIO PRISCO, YO TAMBIEN SOY URCITANO Y ME GUSTARIA VER IMÁGENES DE SU VILLA Y SEPULCRO EN TORRENOVA...
GRACIAS...

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