CALIGOLA (37 - 41)




Nome completo: Gaius Iulius Caesar Germanicus
Altri titoli: Pontifex Maximus, Pater Patriae
Nascita: Anzio 31 agosto 12
Morte: Roma 24 gennaio 41
Predecessore: Tiberio
Successore: Claudio
Coniuge: Giunia Claudia (33-37), Livia Orestilla (37-38)
Lollia Paolina (38-39), Milonia Cesonia (39-41)
Figli: Giulia Drusilla
Dinastia: Giulio-claudia
Padre: Gaio Giulio Cesare Claudiano Germanico
Madre: Agrippina maggiore








Alla morte di Tiberio, Macrone, prefetto del pretorio, e marito dell'amante di Caligola, fece acclamare Caio Giulio Caligola imperatore dai pretoriani. Due giorni dopo il Senato lo confermava imperatore, all'età di 25 anni.



ANTECEDENTI

Il padre di Caligola, Germanico, era morto a 33 anni, forse avvelenato da Tiberio, quando Caligola aveva 7 anni. Nel 27 Tiberio esiliò Agrippina maggiore, madre di Caligola, a Pandataria, moderna Ventotene, dove si lasciò morire di fame, e Nerone, il fratello maggiore, a Ponza, anche lui apparentemente suicida. Il quindicenne Caligola venne affidato a Livia, moglie di Augusto, che però morì nel 29 e venne affidato alla nonna paterna Antonia Minore.

La casa di Antonia Minore, sorellastra di Selene Cleopatra, figlia di Cleopatra e moglie di Giuba II di Mauretania, era frequentata da numerosi monarchi orientali. Antonia era amica dei familiari di Erode il Grande. Forse Caligola risentì di questa atmosfera e questo sfarzo.

Tiberio intanto fece arrestare Druso, l'altro fratello di Caligola, e lo fece rinchiudere in un sotterraneo della residenza imperiale sul Palatino, dove morì.

Chiamato nel 31, a diciannove anni, a Capri da Tiberio, vestì la toga e si lasciò crescere la barba senza alcuno degli onori toccati ai fratelli. A Capri visse umile e sottomesso; invano si era cercato di fargli dir male di Tiberio. Concepibile dopo gli eccidi della sua famiglia.
Stornò abilmente i sospetti di Tiberio, non mostrando nemmeno dolore per la morte della madre e dei fratelli. Fu talmente sottomesso a Tiberio che si disse di lui "non essere mai stato né miglior servitore né peggior padrone."

Svetonio lo racconta come crudele e sregolato fin da giovane: - uno dei suoi divertimenti preferiti era quello di assistere ai supplizi di quelli che venivano torturati. Di notte andava per le taverne e i postriboli, truccato con una parrucca ed una lunga zazzera; la più grande delle sue passioni era la musica e la danza nei teatri e Tiberio sopportava tutto questo sperando che il gusto della danza e della musica potesse mitigare il carattere feroce del nipote. L'intelligente vecchio lo conosceva così bene che spesso diceva : « Cajo vive per la rovina sua e di tutti; io educo un serpente per il popolo romano, un Fetonte per il mondo».

Famoso il motto di Caligola: - Lasciate che ci odino, purché ci temano. -

A Capri Caligola divenne molto amico di Marco Giulio Agrippa, nipote di Erode il Grande, affidato dalla madre Berenice, sorella della famosa Salomè ad Antonia Minore. Agrippa divenne poi Erode Agrippa I, re di Giudea.

Ancor giovanissimo Caligola sposò Giunia Claudia, figlia di Marco Silano. Poi, caduto in disgrazia Seiano, fu nominato da Tiberio augure e poi pontefice. Perduta la moglie di parto, Caligola divenne l'amante di Ennia Nevia, moglie del capo dei pretoriani. Morto Tiberio, fu lui che assicurò al nuovo imperatore la fedeltà delle coorti pretorie.



L'IMPERATORE

La fine del vecchio imperatore era stata accolta con gioia da tutti; l'elezione di Caligola veniva considerata come una nuova era. Segnava il trionfo del partito di Germanico, ponendo a capo dello Stato il figlio dello sfortunato eroe, che per via materna discendeva da Augusto.

Il testamento di Tiberio, che insieme con Caligola istituiva erede Tiberio Gemello, venne annullato; ma Caligola pagò i legati dell'estinto e quelli dell'imperatrice Livia, nonchè le somme promesse nel vestire la toga virile ed elargì due volte trecento sesterzi ad ogni povero della città.

Il popolo lo amò per questo e perchè Caligola, amante dei giochi circensi, ne istituì moltissimi, richiamando gli istrioni a recitare e molti gladiatori nelle arene. La città divenne un palcoscenico di luci, giochi e cacce alla belve negli intermezzi.
Si dice che sull'arena si spargessero polvere d'oro e di minio e che a volte i gladiatori venissero sostituiti dai senatori colpevoli di reati o di lesa maestà.


Politica orientale

Agrippa ebbe il tetrarcato della Giudea settentrionale e il titolo di re.
Antioco, figlio dell'ex re della Commagene, riebbe i territori paterni.
Lucio Vitellio, governatore della Siria, raggiunse un accordo col re dei Parti. Suo figlio Dario venne dato in ostaggio ai Romani. Mitridate, re filoromano dell'Armenia venne rimosso e imprigionato.


Politica interna

Caligola abolì il reato di lesa maestà sospendendone i processi in atto, e graziò tutti gli esiliati bruciò tutti i documenti e dei persecutori dei suoi familiari.
Sospese i processi per lesa maestà e graziò i condannati all'esilio.
Rimise in circolazione i libelli censurati per ordine del senato.
Restituì libertà di giudizio ai magistrati, rimise la consuetudine di passare in rivista i cavalieri ed abolì l'imposta sulle vendite.

Caligola divenne console, insieme allo zio Claudio, il 1° luglio del 37. Lasciò la carica il 1° settembre.
Il senato annullò il testamento di Tiberio che lasciava l'eredità a Caligola e a Tiberio Gemello. Unico erede divenne Caligola, che però adottò Tiberio Gemello.

Fece l'elogio funebre di Tiberio, ne adottò il figlio e lo nominò principe della gioventù. Onorò la sua famiglia nella memoria dei morti e ricoprendo di onori i vivi. Recatosi a Pandataria e a Ponza, raccolse le ceneri della madre e del fratello che mise in urne preziose riponendole in un Mausoleo. In loro onore furono decretati sacrifici annui e in memoria di Agrippina giochi circensi con la sua immagine su un carro.

In onore del padre diede il nome di Germanico al mese di settembre, fece conferire alla nonna Antonia tutti gli onori ch'erano stati dati alla madre di Tiberio e prese come collega nel consolato suo zio Claudio. Alle sorelle non decretò onori ma ordinò che i cittadini, giurando, dicessero: - Non amerò me stesso ne i miei figli più di quanto, amo Caligola e le sue sorelle - il che già dava segno del suo squilibrio, e i consoli, dovevano scrivere nei rapporti: - Salute e felicità a Caio Cesare e alle sue sorelle. -

Nell'autunno del 37 Caligola si ammalò gravemente e nominò sua sorella Drusilla erede dei beni e del potere e Marco Emilio Lepido, marito di Drusilla, divenne consigliere di Caligola. Il popolo dispiaciuto fece voti per la salute dell'imperatore, facendo veglie e voti davanti al palazzo.
Anche Artabano, re dei Parti, che aveva sempre odiato Tiberio, cercò l'amicizia di Caligola, ebbe un convegno con lui ed amò Roma e i suoi cesari.

Ma Caligola si riprese e alla fine del 37 Tiberio Gemello, sospettato di aver tramato contro Caligola durante la sua malattia, si suicidò e così pure Silano, il suocero di Caligola, sospettato di complicità con Tiberio Gemello. Quest'ultimo fu sepolto nel mausoleo di Augusto.
Nel 38 si suicidò anche Macrone, il prefetto del pretorio, anch'egli sospettato di congiura.
Sempre nel 38 Flacco, prefetto dell'Egitto, sospettato di essere stato partigiano di Tiberio Gemello, fu arrestato e condannato all'esilio. Marco Emilio Lepido che intercedette per lui fu a sua volta esiliato e poi ucciso ucciso nel 39.

Nel 39 Caligola era divenuto console per la seconda volta, e dopo 30si dimise, accusando i senatori di attribuire colpe a Tiberio solo per compiacere lui. Ma ora che decretavano onori a Caligola, lo facevano per camuffare il loro odio per lui. Caligola cadde preda di manie di persecuzione, e i senatori obbedienti reintrodussero il reato di lesa maestà decretando per ironia della sorte cerimonie annuali per celebrarare la Clementia di Caligola.



PAZZIE E CRUDELTÀ DI GALIGOLA

Così dopo otto mesi di buon governo Caligola si trasformò in un pazzo e un mostro di crudeltà. Si addebitò alla gravissima malattia, ma già in gioventù era stato spietato. La sua bonomia doveva essere dettata solo dalla paura, finita la quale lasciò luogo alla malvagità.

Più libidinoso del precedente imperatore, obbligò all'incesto le sorelle Giulia ed Agrippina, obbligando Drusilla a sposare Cassio Longino, ma poi la richiese, considerandola sua moglie. Quando Drusilla morì, ordinò un lutto pubblico, decretando che i giuramenti fossero fatti in suo nome, la divinizzò col nome di Pantea e le fece innalzare statue.

Invaghitosi poi di Livia Orestilla, durante il banchetto di nozze col senatore Calpurnio Pisone, la tolse allo sposo e ne fece sua moglie, ripudiandola dopo pochi giorni. Lo stesso destino alla bella Lollia Paulina, strappata al marito, sposata e ripudiata. Sua ultima moglie fu Cesonia, molto lussuriosa, che gli ispirò una passione morbosa. Infatti la vestì di clamide, con casco e scudo, conducendola tra i soldati e mostrandola nuda agli amici.
Ebbe numerosi rapporti omosessuali, partecipò ad orge sessuali in compagnia di Pirallide, notissima prostituta. Invitò a banchetto le matrone più illustri di Roma per strapparle ai mariti ed abusarne, per poi lodarne i corpi ai consorti.

Si credette un Dio, facendo sostituire a statue greche di divinità la propria testa; fece ingrandire la sua casa fino al Foro congiungendola al tempio dei Dioscuri, fra i quali sedette e si fece adorare.
Prese da Giove il titolo di Ottimo Massimo e di Giove Latino; nel suo tempio fece porre la sua statua d'oro. Invitò la luna a congiungersi con lui e parlò con Giove.

Perseguitò le opere di Omero, Livio e Virgilio per non essere oscurato da loro. Per superare Serse che aveva passato l'Ellesponto fece costruire tra Baia e Pozzuoli un lunghissimo ponte su navi ricoperto di terrapieno passandoci per due giorni a cavallo e su carro, con in capo una corona di quercia, la clamide dorata, lo scudo gallico, scure e spada, con un ostaggio dei Parti, coi pretoriani e i suoi amici.
Programmò di ricostruire a Samo la reggia di Policrate, di fondare una città sulle Alpi e di tagliare l'istmo di Corinto.
Per muovere guerra ai Germani apprestò un esercito di duecentomila uomini sul Reno, fece nascondere in un bosco un certo numero di germanici della sua guardia, finse di assalirli e tornò al campo trionfante.
Per una spedizione in Britannia, condusse le sue truppe sulla Manica e fatto dare il segnale d'assalto, ordinò ai soldati di raccogliere conchiglie per ornare il Campidoglio.

Per il trionfo di queste due false spedizioni travestì numerosi Galli da prigionieri; licenziò diversi senatori convocandoli di notte, e fece eleggere senatore il suo cavallo.

Svetonio racconta che Caligola - Volle che molti senatori, che già avevano ricoperte le più alte cariche, corressero a piedi e in toga davanti al suo cocchio per parecchie miglia e rimanessero ritti vicino la sua tavola o ai suoi piedi portando, come gli schiavi, un grembiule; altri senatori fece morire segretamente e per un certo tempo continuò a chiamarli come se fossero ancora vivi; poi fece credere che si fossero suicidati.

Destituì i consoli perché avevano dimenticato di annunziare con un editto l'anniversario della sua nascita, e per tre giorni lo Stato rimase senza i supremi magistrati.
Fece battere con le verghe il suo questore, lo denudò e lo gettò sotto i piedi dei suoi soldati per esser battuto più fortemente solo perché il nome di lui era stato pronunziato in una congiura. Con pari arroganza e crudeltà trattò gli altri ordini.
Disturbato dal chiasso prodotto da coloro che di notte si affrettavano ad occupare nel Circo i posti gratuiti, li fece scacciare a colpi di bastone; nel tumulto che ne seguì perirono più di venti cavalieri romani, altrettante matrone e un gran numero di plebei.
Per far sorgere liti tra l'ordine equestre e la plebe, faceva cominciare i giuochi prima dell'ora stabilita affinché i posti destinati ai cavalieri fossero occupati dai primi arrivati
. -

Per non spendere troppo comprando gli animali per il pasto delle fiere, ordinò che venissero loro dati i detenuti. Condannò ai lavori forzati dopo averli fatti bollare con un ferro rovente o fece mettere in gabbie strettissime molti cittadini colpevoli di non aver giurato in nome suo o insoddisfatti di uno spettacolo.

Secondo alcuni si divertiva a colpire con un pugnale da lancio gli schiavi mentre servivano, pretendendo dai cortigiani complimenti per la sua mira.
Obbligava i genitori ad assistere al supplizio dei loro figli e uno di essi fu costretto a sedere alla mensa imperiale e a stare allegro.
Assistendo ai sacrifici uccise il sacerdote; a un cavaliere, condannato alle fiere, che si proclamava innocente fece tagliare la lingua.
Sospettando che gli esiliati gli augurassero la morte, fece trucidare dai sicari tutti coloro che erano stati deportati nelle isole; voleva supplizi prolungati e ogni dieci giorni compilava l'elenco dei cittadini da giustiziare.

Avendo una volta i due consoli che pranzavano con lui chiesto perché ridesse, rispose : « Rido perché penso che con un sol cenno potrei farvi scannare entrambi - e tutte le volte che baciava il collo di una donna diceva : - Questa bella testa cadrà quando io vorrò. -

Sempre Svetonio, lo accusa di essere un dissipatore: - Inventò nuovi modi di bagni, di cibi e di banchetti; si lavava con essenze odorose, inghiottiva perle e pietre preziose con aceto, offriva ai commensali pane e altri cibi d'oro, dicendo; «o si è uomini frugali o si è Cesari ». Al popolo, per parecchi giorni consecutivi dall'alto della basilica Giulia, gettò monete di molto valore.
Fece costruire navi liburniche di cedro con le poppe ingemmate e vele di tela dipinta, in cui erano bagni, gallerie e ampie sale da pranzo, viti e alberi da frutto d'ogni specie.
Su queste navi egli costeggiava la Campania, seduto a mensa, tra musiche e danze.
Nel costruire ville e palazzi eccedeva ogni misura, e gli piaceva fare tutto quello che gli altri stimavano impossibile a farsi. Gettò dighe in un mare profondo e tempestoso, fece tagliare le più dure rocce, spianare montagne in pianure, mutar pianure in alture, con incredibile celerità perché considerava delitto capitale ogni lentezza nei lavori.
E per non enumerare ad uno ad uno gli sperperi chiudiamo dicendo che in meno di un anno consumò immense ricchezze e la somma di ventisei milioni di sesterzi che Tiberio aveva accumulato.
-

Avendo svuotato le casse dello stato Caligola condannò i più ricchi cittadini per confiscarne i beni, fece mettere il suo nome tra gli eredi nei testamenti facendone morire molti per ereditare.
Eseguì vendite pubbliche, obbligando i cittadini a comprare gli oggetti al prezzo da lui stabilito.
Nelle Gallie, vendette gioielli, mobili, schiavi e liberti delle sorelle, mettendo all'asta le vecchie suppellettili della corte.
Impose poi nuovi tributi: sui viveri, sulle spese giudiziarie, sui facchini e le meretrici.
Nel suo stesso palazzo istituì un postribolo e inviando i servi a invitare la gente.
Essendogli nata una figlia, pretese che fosse mantenuta e dotata dalla cittadinanza ed egli stesso si mise nel vestibolo del palazzo per ricevere i doni che la folla gli recava.



LA MORTE

Tre congiure furono ordite contro Caligola. Solo la terza riuscì. Capo ne era Cassio Cherea, tribuno dei pretoriani, che l'imperatore soleva continuamente schernire ed oltraggiare.
Alle feste augustali, mentre l'imperatore passava in un corridoio, per assistere a una recita, gli si fece incontro Cassio Cherea col pretesto di chiedergli la parola d'ordine.

Caligola rispose schernendolo, ma l'altro lo colpì alla testa con la spada; seguirono a quello una trentina di colpi dai congiurati che uccisero anche la moglie Cesonia e la figlioletta Drusilla.

La scorta germanica accorse e uccise immediatamente alcuni cospiratori. I pretoriani arrestarono il senatore Annio Viniciano conducendolo dal prefetto del pretorio. Ma questi, che aveva aderito alla congiura, lo fece fuggire. Il medico Alcione, un altro congiurato, fece fuggire molti dei ricercati con la scusa di mandarli a prendere l'occorrente per curare i feriti.
Caligola morì a ventinove anni, dopo quasi quattro anni di governo. Il cadavere venne segretamente portato nei giardini di Lamia, semibruciato su un rogo e sepolto. Quando le sorelle tornarono dall'esilio, fu dissepolto, arso e sepolto di nuovo.

Quando i congiurati ebbero finito l'opera, uscirono per le strade di Roma gridando "Roma libera!".
Tutti appresero la notizia in silenzio, convinti che lo stesso Caligola avesse fatto divulgare apposta la notizia per poi colpire chi festeggiava la sua morte. Ma ci fu chi lo pianse e reclamò la morte dei suoi assassini.



IL SEGUITO

I consoli convocarono il senato. I senatori approvarono un decreto in cui si accusava Caligola di una serie di crimini.
I pretoriani decisero di nominare imperatore Claudio, lo zio di Caligola, scampato al massacro e trasferito sotto scorta a nord del Germalo.
I senatori, riuniti sul Campidoglio, fraintesero il senso della scorta e si contesero la successione, sicuri che la sorte di Claudio fosse segnata. Invece i pretoriani portarono Claudio in salvo ed Erode Agrippa informò Claudio della debolezza e divisione che c'era nel senato invitandolo a prendere il potere.
Il popolo circondò il senato invocando Claudio imperatore.
Quinto Pomponio Secondo, uno dei consoli, passò dalla parte di Claudio, che salì al Palatino.
I senatori compresero di aver perduto e, per salvarsi, decisero immediatamente di condannare Cassio Cherea, che si suicidò.

Claudio venne eletto imperatore.



OGGI

"I finanzieri del Gruppo tutela patrimonio archeologico hanno trovato i pezzi della statua di marmo di Paros, alta più di due metri e trenta, senza testa e sezionata a metà, in un tir diretto a Ostia. La statua è stata trovata da un tombarolo in un terreno privato su una collinetta a ridosso di Nemi. Il tombarolo ha poi interrato la scultura per nasconderla prima di collocarla sul mercato estero.
La scultura è stata riconosciuta dalla caliga, la calzatura dei legionari, che Gaio Giulio Cesare Germanico, al potere tra il 37 e il 41 d.C., era solito indossare fin da bambino e che gli valse nell’antichità il soprannome con cui l’imperatore è noto. Il trono sul quale la figura è seduta è decorato con i simboli imperiali.
L’importanza del recupero da parte delle Fiamme Gialle va oltre il valore della scultura. A Nemi si era sempre immaginata l’esistenza di una dimora fatta costruire dall’imperatore ma non se ne erano mai trovate le tracce. Si pensa che la villa fosse stata fatta costruire sul lago vulcanico di Nemi, lo Specchio di Diana, sfiorato dalla via consolare Appia. La scoperta della statua, che si ipotizza ritragga l’imperatore Caligola seduto su un trono nelle vesti di Zeus, conferma l’ipotesi del luogo dove sorgeva la villa imperiale.
Sempre a Nemi Caligola aveva fatto costruire e ormeggiare due gigantesche navi lunghe settanta metri e larghe una ventina. Palazzi galleggianti, con pavimenti in mosaico e colonne di marmo, attrezzati per i baccanali della sua corte. Recuperate tra il 1928 e il ’32, furono esposte a Nemi in un museo e distrutte dal fuoco nel 1944."





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