QUINTO FABIO PITTORE - QUINTUS FABIUS PICTOR



TRIONFO DI QUINTO FABIO MASSIMO

Nome: Quinctus Fabius Pictor
Nascita: 270 a.c. circa
Morte: 190 a.c.
Gens: Fabia
Professione: Politico e storico romano

"Udiamo ciò, che intorno ad essa ne narra Plinio, l’unico tragli antichi Autori, che 225 abbia stesamente trattato di tale argomento. Presso i Romani ancora, egli dice, quest’arte (della Pittura) salì presto ad onore; perciocché i Fabj, famiglia d’illustre lignaggio, da essa il soprannome ebbero di Pittori; e il primo, che lo avesse, dipinse egli stesso il tempio della Salute l’anno di Roma 450, la qual pittura fino alla nostra età si mantenne, in cui quel Tempio sotto l’Impero di Claudio fu consumato dal fuoco."

(Girolamo Tiraboschi - Storia della letteratura italiana - 1787)



LE ORIGINI

Quinto Fabio Pittore ovvero Quinctus Fabius Pictor (260 a.c. circa – 190 a.c.) nato all'incirca nel 270 a.c., di famiglia patrizia, appartenente alla ricca e sfortunata gens Fabia, fu uno dei primi storici romani in prosa, il primo degli annalisti, un'importante fonte per gli scrittori successivi. Egli fu figlio di Gaius Fabius Pictor, console nel 269 a.c. e nipote di Gaius Fabius Pictor, il pittore. Secondo alcuni nacque nel 26. Il suo cognome deriva dall'attività esercitata dal nonno, il patrizio Gaio Fabio Pittore (Gaius Fabius Pictor), autore nel 304 a.c. di pregevoli pitture nel tempio della Salute, al Quirinale.

Fabius da bravo romano fece la sua parte in battaglia e combatté prima con i Galli Insubri (popolazione celtica o celtiligure stanziata nell'Italia nord-occidentale) nel 225 a.c. e contro i Cartaginesi nella Seconda Guerra Punica (218-201), ovvero contro Annibale Barca (247 a.c. - 183 a.c.). dove si dovette distinguere tanto che divenne senatore.

Fu in tale carica che venne inviato in missione all'oracolo di Delfi dopo la disastrosa sconfitta romana a Canne (216) (sede del più importante e venerato oracolo del Dio Apollo) per cercare consigli da Apollo dopo la sconfitta dei Romani a Canne nella II guerra punica. e forse anche per sollecitare l'aiuto della lega etolica contro la minaccia della Macedonia.

A causa del responso di Apollo vengono celebrati i Ludi del 212; ma anche a Roma vigono le predizioni, e quelle di un indovino chiamato Martius sono ritenute “degne” di entrare a far parte della raccolta sibillina, poiché una di esse annunciava con precisione la disfatta di Canne.

Quinto Fabio comunque sconfisse i Messapi, alleati di Annibale, ponendo fine alla loro autonomia e fu l'autore della presa di Ozan, l'odierna Ugento. Durante l'Impero Romano, Ugento entrò a far parte del grande disegno espansionistico di Roma, divenendo municipio alleato. In occasione delle guerre puniche contro Cartagine, cercò di opporsi alleandosi con Annibale, nella vana speranza di riconquistare l'antica autonomia.

L'epilogo della guerra in favore di Roma fu pagata a caro prezzo per opera del Console Romano Numerio Fabio Pittore eletto nel 266 a.c., che con le sue legioni attaccò e conquistò la Città. Fu l'ultima città messapica a resistere alle truppe romane.

NUMERIUS FABIUS PICTOR

LA LINGUA GRECA  

Fabius la scrisse in greco, sia perchè era la lingua delle persone colte (nelle famiglie patrizie o plebee facoltose tutti i ragazzi studiavano greco per poter leggere i trattati greci di filosofia, di letteratura e di storia) sia perché cercava di far conoscere ai greci la storia romana che aveva anch'essa, come quella greca, una sua gloria. In fondo greci e romani avevano un'affinità non condivisa con altri popoli. La civiltà greca aveva profondamente inciso su Roma, nella politica e nell'arte, del resto metà del suolo italico era greco.

Pertanto T. Quinzio rimarcò l'affinità di stirpe tra Greci e Romani, giustificando in parte l'espansionismo dei romani e cercando di rappresentare la potenza di Roma. Del resto diversi secoli più tardi la Grecia, dovendo scegliere tra la dominazione persiana e quella romana scelse la seconda arrendendosi totalmente ai romani purchè li salvassero dal dominio orientale, ritenuto barbaro e crudele.

Per i tempi più antichi Quinto Fabio attinse non soltanto alle narrazioni storiche greche, ma anche a monumenti pubblici, a documenti familiari e a carmi latini epici ed epico-lirici. L'esposizione relativa ai primi secoli della repubblica fu ovviamente più sommaria e lacunosa disponendo di poco materiale; interessante è la versione della leggenda troiana che rimase poi tradizionale.

Per le guerre sannitiche lo erudì la tradizione familiare, ma quella della Prima Guerra Punica era molto particolareggiata, attingendo agli atti degli archivi e ai ricordi dei vecchi, e della Seconda fu scrittore contemporaneo oltre che attore-spettatore. Per le due Guerre Puniche fu infatti una fonte importante per le notizie romane di Polibio; mentre per i tempi più antichi sono dubbi i suoi rapporti con Diodoro.

Indubbiamente la sua storiografia fu ispirata alla storiografica ellenistica contemporanea, soprattutto alla produzione di Timeo di Tauromenio. Egli stesso rielaborò numerose fonti, attingendo molto dalla documentazione costituita dagli Annales pontificum, raccolte stilate dal pontifex maximus e comprendenti testimonianze sugli eventi occorsi nell’arco di un anno.

La sua storia, ora perduta, era un resoconto dello sviluppo di Roma fin dai primi tempi della sua fondazione, che noi conosciamo in parte solo tramite gli autori che a lui hanno fatto riferimento. Il resoconto storico andava dalle origini dei Romani, considerati come discendenti di Enea, sino alla fine della seconda guerra punica (il frammento più recente si riferisce alla battaglia del Trasimeno).
La sua opera si concluse con i ricordi della Seconda Guerra Punica, di cui diede la totale colpa a Cartagine, in particolare alla famiglia Barca di Amilcare ed Annibale. Si trattò dello scontro di due potenze che esigevano il dominio del Mediterraneo per i proficui scambi commerciali prima e per l'assoggettamento delle genti dopo. Roma faceva alle altrui terre quello che già aveva fatto Cartagine sulle stesse terre. Fabio datò la fondazione di Roma nel "primo anno dell'ottava Olimpiade" o 747 a.c., secondo Dionigi di Alicarnasso.

GENS FABIA

FONTE PER GLI ANNALISTI

Fabio attinse agli scritti degli storici greci Diocle di Peparethus, che avrebbe scritto una prima storia di Roma, e Timeo, che aveva scritto di Roma nella sua storia dei greci occidentali. A sua volta, Fabio fu usato come fonte da Plutarco, Polibio, Livio e Dionigi di Alicarnasso. Al tempo di Cicerone la sua opera era stata tradotta in latino.

Anche se Polibio lo ha usato come fonte, egli accusa Fabio di essere parziale verso i Romani e con una certa incoerenza, ma comunque, sotto il nome di Pictorinus, fu uno degli storici greci che venne inserito nell'antica scuola di Taormina, in Sicilia.

Praticamente l'unico esempio di pittura a Roma e nel Lazio di essere sopravvissuti prima del I secolo è un frammento di una tomba storica con scene delle guerre sannitiche, rinvenute in una tomba di famiglia sull'Esquilino e risalente probabilmente al III secolo a.c., oggi conservato ai Musei Capitolini nel Palazzo dei Conservatori.

Oltre a Metrodoro e Demetrio, antichi scrittori menzionano i nomi di tre pittori, ognuno dei quali lavorava in un tempio: Fabius Pictor, nel Tempio di Salus a Roma alla fine del IV secolo; Marcus Pacuvius, drammaturgo e nativo di Brundisium, nel Tempio di Ercole nel Foro Boario di Roma nella prima metà del II secolo, Lycon, un greco asiatico, nel Tempio di Giunone ad Ardea tra la fine del III e l'inizio del II secolo. Non si sa nulla del lavoro di questi artisti.

La ricerca e la scrittura storica erano fiorite a Roma all'incirca dal 200 ac., cioè dal primo storico romano Quinto Fabius Pictor. Vi erano state due principali ispirazioni a motivarle: l'interesse antiquario e la motivazione politica. Già dopo il 100 ac, si era sviluppato un interesse diffuso per le antiche cerimonie, le genealogie familiari, costumi religiosi e simili.

Questo interesse ha trovato espressione in una serie di opere accademiche: Tito Pomponio Attico, amico e corrispondente di Cicerone, scrisse sulla cronologia e sulle famiglie troiane; altri compilarono lunghi volumi sulla religione etrusca; Marcus Terenzio Varrone, il più grande studioso della sua epoca, pubblicò l'enciclopedica Divina e Umana Antiquities.

LA FONDAZIONE DI ROMA

Il livello degli elaborati non era sempre elevato, e potevano esserci pressioni politiche o desiderio di ingraziarsi i potenti, come per derivare la famiglia giulia di Giulio Cesare dal leggendario Enea e dai Troiani; ma i Romani erano molto consapevoli e orgogliosi del loro passato, e certe storie infiammavano gli animi.

Fabius Pictor era stato un pretore, il maggiore Catone era stato console e censore, e Sallustio era un pretore. Così anche eminenti uomini di stato come Silla e Cesare si occuparono di scrivere la storia.  Livio era unico tra gli storici romani in quanto non faceva parte della politica.

Questo era uno svantaggio in quanto la sua esclusione dal Senato e dalle magistrature significava che non aveva alcuna esperienza personale su come funzionasse il governo romano, e questa ignoranza si mostra di volta in volta nel suo lavoro. Inoltre questo svantaggio lo aveva anche privato dell'accesso di prima mano a molto materiale (verbali delle riunioni del Senato, testi di trattati, leggi, ecc.) che era conservato nei quartieri ufficiali.

Così, se fosse stato un prete o un augur, avrebbe acquisito informazioni privilegiate di grande valore storico e avrebbe potuto consultare le copiose documenti e documenti dei collegi sacerdotali. Ma Livio non ha cercato spiegazioni storiche in termini politici, ma in termini personali e morali. Lo scopo è chiaramente indicato nella sua prefazione.

Si invita l'attenzione del lettore a considerare molto più seriamente il tipo di vite vissute dagli antenati, chi erano gli uomini e quali fossero i mezzi, sia in politica che in guerra, con cui il potere di Roma venne prima acquisito e successivamente ampliato, volendo anche mettere in luce il successivo declino morale.

Sebbene Sallustio e gli storici precedenti avessero osservato che la moralità fosse in costante declino per Livio ciò era un dolore. Era difficile in quel tempo ritrovare in un singolo individuo la modestia, l'equità e la nobiltà della mente che a quei tempi appartenevano a un intero popolo. Augusto tentò con la legislazione e la propaganda di inculcare ideali morali. Orazio e Virgilio nella loro poesia sottolineavano lo stesso messaggio: che erano le qualità morali che avevano fatto e potevano mantenere grande Roma.

La storia perduta di Fabius di Roma fu in seguito citata da Livio ( Ab Urbe Condita Librii ) come fonte per il suo mito fondatore di Romolo e Remo, come eredi di Enea di Troia, e della linea dei re pre-repubblicani che regnarono dopo di loro. Un retaggio che non sarà mai dimenticato e per cui tutti i romani divennero "figli di Marte".


LE OPERE


ANNALES

L'aristocratico Quinto Fabio Pittore si assunse il compito di scrivere in prosa una storia di Roma in greco, anziché in latino. L'opera, conosciuta come "Annales" o "Rerum gestarum libri", era nota anche in versione latina, probabile frutto di una traduzione fatta in seguito da altri.

POLIBIO
La scelta di scrivere nella koiné greca (linguaggio comune), la lingua greco ellenistica del Mar Mediterraneo, serviva a rivolgersi ad un pubblico più ampio e poter così contrastare altri autori, come Timeo, che aveva scritto, ma con accento sfavorevole, una storia di Roma fino alla II Guerra Punica.
Del resto Filino di Agrigento, allievo di Timeo, aveva scritto la storia delle guerre puniche con un atteggiamento filocartaginese. Lo stesso Annibale, durante la sua discesa in Italia, era stato accompagnato da due storici, Sosilo e Sileno, che avevano l'incarico di stilare il resoconto delle sue imprese.
Per il principio dello "Justum Bellum" (la guerra giusta) si doveva dare una valida giustificazione della politica espansionistica di Roma dimostrando la bona fides (la buona fede, il principio della legislatura romana) del popolo romano e la natura esclusivamente difensiva delle guerre combattute.
Così, pur scrivendo in difesa dello Stato romano, Quinto Fabio Pittore scrisse in greco, usando la cronologia greca basata sulle celebrazioni olimpiche nello stile espositivo ellenistico. 
Egli esaminò i varie testimonianze e documenti storici, Annales pontificum, degli "elogia", storiografie ellenistiche, tra cui quella dello storico greco di Sicilia Timeo di Tauromenio (350 a.c. - 260 a.c.). 
Usò grande accuratezza nell'esposizione di dati e notizie sugli spiegamenti di forze, con attenzione agli aspetti cultuali e cerimoniali.
Dedicò inoltre ampio spazio alla ricerca sulle loro origini, a cui egli si applicò da raffinato erudito.
Lo stile di Quinto Fabio Pittore, nello scrivere la storia difendendo lo Stato romano e le sue azioni, con evidenti fini propagandistici, gli procurò il rimprovero di Polibio (206 - 124 a.c.) per il trattamento riservato alla I guerra punica, ma divenne una caratteristica della storiografia romana. Secondo Polibio, ad esempio, attribuì al solo Annibale la responsabilità della II guerra punica.
Tuttavia egli non fu tendenzioso o in mala fede, ma semplicemente applicò, con intenzioni oneste, un metodo storiografico corretto ad un repertorio di documenti e testimonianze di impronta e provenienza soprattutto romana.

Inoltre pose molta enfasi, ancora più di quanto si usasse nel modello greco, sugli avvenimenti meno remoti, non solo per la maggiore disponibilità di documentazione più vicina, ma anche per il pubblico romano, più interessato alla concretezza dell'attualità rispetto ai trascorsi meno recenti della storia romana, spesso con un'aureola mitica e leggendaria.

DIONIGI DI ALICARNASSO
Come ci informa Plutarco, anche Fabio Pittore, nella narrazione dell'età delle origini, si profuse in ampiezza espositiva, ampiezza di dettagli e stile drammatico e fantastico, ma questo fece di lui anche il precursore dell'arte della letteratura in prosa. Insomma non fu solo cronista ma pure scrittore.

L'opera, di cui rimangono alcuni frammenti, narrava l'intera storia romana includendo il mito di Enea, la fondazione di Roma, datata da Pittore al 747 a.c., e i re albani, per arrivare all'epoca della II guerra punica. La narrazione si concludeva con il resoconto della battaglia del Trasimeno (217 a.c.) o con quello della battaglia di Canne (216 a.c.).

Pittore scrisse dunque gli "Annales" verso la fine del III secolo a.c. e narrò la storia di Roma dal tempo di Enea fino al 217, anno precedente la battaglia di Canne, ponendo la fondazione di Roma al 747 a.c. 

Il testo, Ῥωμαίων πράξεις, è scritto in lingua greca e confuta le accuse di espansionismo imperialistico lanciate in quel periodo dagli storiografi greci parteggianti per Annibale. Dell'opera esisteva anche, per i meno eruditi, una versione in lingua latina, la "Rerum gestarum libri", non si sa però se la scrisse lui stesso.

Nell'opera di Pittore si dice domini un punto di vista aristocratico, per il grande nazionalismo e il gusto eroico della descrizione delle origini di Roma, dell'età regia e degli inizi della Repubblica romana, che dettero vita a molte istituzioni religiosi e civili.

Nazionalismo più sconosciuto alle classi plebee, strano a dirsi, visto che erano la maggior parte dei soldati in tempo di guerra. L'opera di Pittore ottenne comunque a Roma una grande considerazione presso gli intellettuali romani.
Sia Polibio (206 a.c. - 124 a.c.), che Tito Livio (59 a.c. - 17 d.c.) e Dionigi di Alicarnasso (60 a.c. - 7 a.c.) attinsero a questa fonte, e le poche notizie che abbiamo di essa ci sono state tramandate da Dionigi di Alicarnasso. 

TITO LIVIO

DE JURE PONTIFICIO

A Fabio Pittore fu attribuito anche un De iure pontificio, citato da Nonio Marcello, che viene però prevalentemente assegnato a Quinto Fabio Massimo Serviliano.



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