ALIPHAE - ALIFE (Campania)



LE MURA ROMANE
L'antica città di Aliphae, oggi Alife, è situata alle pendici del versante meridionale del Massiccio del Matese dell'Appennino sannita, compreso nelle regioni Molise e Campania, distante 45 km da Caserta. L'etimologia del nome Alife non è certa, ma dovrebbe derivare dal termine greco Elaias (oliva), anche se per altri sarebbe invece il termine latino Aliphae, alludendo all'antica varietà autoctona di olivo chiamata 'tonda allifa'.

- La scrittura sabellica era ALIPHA, rinvenuta su su una moneta d'argento del IV a.c.; - la forma osca è grecizzata in ALIOHA;
- In greco è Ἀλλιφαί secondo Strabone e Diodoro Siculo;
- Ἄλλιφα invece per Tolomeo;
- per i romani è Allifae, con qualche variante, nominata da Silio Italico, Plinio il Giovane, Cicerone, Orazio ed altri.
 
ALIFE (INGRANDIBILE)
Alife ha origine osca (popolazione indoeuropea di ceppo sannitico della Campania pre-romana, del gruppo osco-umbro) e/o sannita (popolazioni italiche abitanti l'area della dorsale appenninica centrale e meridionale).

Fece parte della regio augustea I del Latium et Campania. La cinta muraria racchiude una superficie di ca. 24 ettari con una popolazione stimata in circa 5.000/6.000 abitanti.

Alife coniava moneta propria  già nel IV secolo a.c. Numerose le sepolture di età sannitica rinvenute in località Conca d'Oro. Alife moderna conserva gran parte dello schema urbanistico dell’Allifae romana, con la caratteristica griglia rettangolare con cardo massimo e decumano massimo e le loro vie derivate che ne delineano gli isolati rettangolari.

Le quattro porte, poste al centro delle quattro mura, davano accesso alla città tramite i due assi stradali principali. Al centro della città si apriva la piazza principale, il foro, riparato ai suoi bordi da portici con retrostanti botteghe (sotto l’attuale Ufficio Postale), mentre nei pressi sorgevano il teatro e alcuni edifici termali (nella cripta della Cattedrale).

LE MURA
Molto interessante il vasto criptoportico recentemente aperto al pubblico. In più punti sono stati individuate strutture relative a ricche case private con pavimenti a mosaico e pareti affrescate.

Nel 326 a.c. i Romani conquistarono gli oppida di Allifae, Callifae e Rufrium, dovendola poi riconsegnare in mano sannita. Venne però riconquistata dai Romani nel 310 a.c. ad opera del console C. Marcius Rutilus, ma due anni più tardi, nei pressi di Allifae, Romani e Sanniti si scontrarono in una battaglia dall’esito incerto. 

E' ANCORA VISIBILE L'IMPIANTO ROMANO DELLE STRADE
Successivamente il centro fu di nuovo sotto il controllo sannitico, una fase a cuidovrebbero riferirsi alcune emissioni monetali in bronzo, rappresentate da pochissimi esemplari, databili attorno al 270-260 a.c. Più o meno nel 268 a.c. o poco dopo, a conclusione del fallimento della spedizione di Pirro in Italia, il territorio alifano venne incorporato da Roma.

In sostanza Alife combattè contro l'espansionismo di Roma dal 343 al 290 a.c., finendo comunque per essere distrutta durante le guerre sannitiche. Ma venne poi dagli stessi romani riedificata come oppidum, a controllo della valle del Volturno, con il caratteristico impianto romano, con decumano massimo e cardine massimo. 

In età Sillana vi fu il trasferimento di una colonia di ex legionari e in questo periodo la città si dotò di una cinta muraria contemporaneamente ad una nuova sistemazione dei terreni agricoli facenti parte del suo territorio, attraverso la centuriazione, cioè la spartizione dei terreni in parti regolari da affidare agli ex legionari, divenendo "Colonia Allifanorum".

Venne quindi iscritta alla tribù Teretina e incorporata come praefectura sine suffragio nella repubblica romana, per essere poi trasformata in municipium Romanorum, con governo proprio di decurioni, decemviri, questori, censori, edili e pontefici.

BASSORILIEVO DI TROFEI
Le lapidi rinvenute ci hanno dato varie informazioni sull'Alife romana. Del Calendario alifano si conservano frammenti dei giorni 11-19 agosto e 22-29 agosto; interessa la menzione del Circo alifano, del quale, a differenza dell'Anfiteatro e del Teatro, si è persa ogni traccia.

La città romana, circondata da mura tuttora esistenti, rimase abitata per tutto il medioevo, nonostante assedi e saccheggi, infatti le mura vennero restaurate in età medioevale, con torri alternate circolari e quadrangolari.

Fuori delle mura, lungo i principali assi stradali, si sviluppavano le necropoli di cui restano alcuni imponenti mausolei, in particolare, presso il Comune, quello degli “Acilii” con magnifica cupola, all’interno del quale vi è una mostra sulle necropoli alifane.

Non troppo distante è stato recentemente aperto al pubblico l’anfiteatro con un interessante apparato didattico. Nel Museo archeologico sono esposte notevoli testimonianze dell’Allifae sannitica con una serie di corredi sepolcrali databili dal VII al III secolo a.c., oltre ad alcuni affreschi recuperati nelle case di epoca romana della città.

LA CATTEDRALE DI ALIFE CON COLONNE ROMANE

EDIFICI ROMANI SOTTO LA CATTEDRALE

Diversi scavi in vari periodi hanno interessato la Cripta della cattedrale, ponendo in luce alcuni ambienti riscaldati e un sistema di canalizzazioni idrauliche. Uno dei muri crollati era rivestito da un affresco, raffigurante partizioni architettoniche, databile agli ultimi decenni del I secolo a.c..

In passato, nell’area della facciata della cattedrale, furono individuati due ambienti con pavimenti in marmo e a mosaico. Nel complesso è stato ipoteticamente riconosciuto un impianto termale pubblico, tuttavia non è del tutto da escludere la pertinenza di tali ambienti ad una ricca casa privata dotata di sale termali.



IL TEATRO ROMANO

Il teatro, posto presso la Cattedrale, presentava un diametro esterno di circa 56 metri e doveva elevarsi per almeno 13, costituendo uno degli elementi più imponenti nel panorama urbano, con una capienza di 2800-3000 spettatori.

L'edificio risale ad età augustea, con successivi restauri e ampliamenti; come di consueto venne ornato con statue e magnifici marmi policromi, in gran parte riutilizzati nella cripta della Cattedrale. Attualmente quasi nulla resta in vista, ma l’isolato di case medioevali che vi si imposta conserva la tipica pianta a semicerchio.

L'ANFITEATRO SOTTO I PALAZZI

L'ANFITEATRO ROMANO

L’anfiteatro, recentemente aperto al pubblico, è collocato all’esterno del circuito murario, subito al di fuori di porta Napoli. La struttura è visibile solo nella metà meridionale in quanto l’altra metà giace coperta da alcune palazzine e dalla Strada Provinciale (sigh!).

Posto come di consueto aldifuori delle mura cittadine, l'anfiteatro aveva una potenziale capienza di 14.000 spettatori, tanto da annoverarsi tra i più grandi dell’Impero Romano. Gli assi maggiori misurano 107 metri per 84 e dovevano elevarsi fino ad un’altezza di 20 metri, il che gli permetteva di accogliere così tanti spettatori.

Degli studi però hanno riscontrato una seconda fase costruttiva che ne ridusse l’altezza (forse per ragioni di stabilità visto la notevole altezza) ricavandone invece una tribuna interna destinata ai cittadini più illustri. 

Sicuramente qui i eseguivano i ludi gladiatori, inevitabile, visto che nella vicina Capua il suo anfiteatro fu un vero e proprio centro per i Gladiatori, con la più grande Scuola Gladiatorum del mondo romano, attiva già dal 70 a.c..

ANFITEATRO COM'ERA
Nel 1976, tramite a delle riprese aeree, si capì che l’assenza di vegetazione su un suolo agricolo, poteva essere sintomo di una struttura sottostante, la cui forma riportava alla mente proprio l’idea di un’arena romana.

Pertanto vennero iniziati gli scavi poco fuori Porta Napoli, all’esterno della cinta muraria scoprendo l’Anfiteatro romano, purtroppo oggi ancora sepolto per metà, in quanto, sul terreno interessato dallo scavo sorgono parecchie strutture abitative.

Il Monumento fu poi progressivamente smantellato per il riuso dei materiali edilizi nella costruzione anzitutto delle chiese e poi dei ricchi palazzi aristocratici. L’Anfiteatro è stato datato ai primi decenni del I secolo d.c., quindi in età augustea, per il rinvenimento di parte di un’iscrizione dedicatoria.

Nell’Anfiteatro di oggi, restaurato in parte ma non ancora dissotterrato nella maggior parte del suo monumento, si svolgono attività ricreative, eventi musicali e teatrali, ed è sempre possibile visitarlo.

IL MAUSOLEO DEGLI ACILII GLABRIONES

IL MAUSOLEO DEGLI ACILII GLABRIONES

Nella piazza presso il Municipio svetta il mausoleo degli Acilii Glabriones, conosciuto anche come Torre di San Giovanni, adibito a monumento funerario, una struttura cilindrica coperto a cupola, su basamento quadrato.

Il Mausoleo è situato tra l’Anfiteatro romano e la cinta muraria, appena fuori Porta Napoli, così chiamato perchè diversi storici lo attribuiscono alla nobile famiglia degli Acilii Glabriones, databile in età augustea, alla la prima metà del I secolo d.c.

L’edificio, a pianta circolare, ha gli sviluppi proporzionali del Pantheon di Roma e il suo spazio interno può contenere una sfera del diametro di 9 metri. La poderosa volta emisferica è sostenuta da un tamburo in laterizio cui segue una striscia di “opus incertum”, lo stesso materiale del quale sono costituite le mura di Alife.
IL MAUSOLEO OGGI
Nello spessore delle mura a tamburo, all’interno, sono incassate 8 nicchie cieche a base rettangolare e rivestite in mattoni. L'edificio circolare era a sua volta sostenuto da un edificio quadrato.

La cupola semisferica è caratterizzata da una intelaiatura di legno su cui veniva gettata la malta, ovvero un misto di pozzolana, pietre triturate e calce. La cupola terminava poi con un’apertura che è stata successivamente chiusa. 

Subì alcuni alcuni restauri, compresi quelli voluti dal grande Amadeo Maiuri, uno dei maggiori archeologi italiani del secolo scorso, che dispose la rimozione dell’intonaco dalla struttura e fece aprire alcune finestre.  


All’interno, sulle pareti, sono incassate 8 nicchie rettangolari cieche a base rettangolare e rivestite in mattoni, destinate a contenere i loculi funerari. Il pavimento attuale è in cemento perché l’area ha purtroppo subito diversi scavi che l'hanno devastata. 

L’esterno era interamente rivestito di bianco calcare e all’altezza di circa 2 metri dall’attuale piano di calpestio, è presente una cornice in pietra che appare sospesa essendo stati asportati i blocchi sottostanti. 

Resta qualche traccia delle nicchie esterne che un tempo si alternavano a quelle interne, dove probabilmente erano ospitate opere di scultura. Il piano di calpestio attuale è più alto di circa 2 metri rispetto a quello originario.

Nell’846 d.c. l’edificio fu convertito in chiesa dall’Ordine di San Giovanni Gerosolimitano, e e questo è l'unico motivo per cui non ha fatto la fine di quasi tutti i monumenti romani, cioè distrutto, chiesa che venne dedicata a San Giovanni Gerosolimitano.  

L'INTERNO DEL MAUSOLEO
Di questa trasformazione resta l’acquasantiera, collocata sulla destra dell’attuale entrata, e in un altare che è stato demolito dal quale si intravede una piccola arcata, con tutta probabilità l’ingresso originario del mausoleo. 

Ma vi è stata collocata oggi una sepoltura che non appartiene all’edificio: si tratta di una tomba di età pre-romanica, quindi sannitica, ritrovata presso la Conca d’Oro di Alife, un terreno agricolo non molto lontano dal centro abitato.

Nel Medioevo, grazie alla sua posizione strategica, l’edificio fu utilizzato come torre di guardia per avvisare la popolazione delle incursioni dei nemici. Infine, nel 1924, divenne una cappella votiva dedicata ai Caduti.

Purtroppo, a seguito della rimozione della copertura originale in tegole e della sottostante struttura in legno, i due tubi in ceramica che sono stati posizionati per far defluire l’acqua si sono otturati a causa di agenti “naturali” e quando piove a dirotto si crea un’infiltrazione che purtroppo, a lungo andare, potrà arrecare danni consistenti alla struttura.

Si spera che vengano organizzate le opportune operazioni per scongiurare il decadimento dell'opera. All’interno oggi, in alcune date particolari, si organizzano mostre fotografiche e artistiche a scopo divulgativo e culturale.

IL CRIPTOPORTICO

IL CRIPTOPORTICO

Collocato nella zona nord-est di Alife, vi è un criptoportico monumentale, con una planimetria a tre bracci disposti attorno ad un’area centrale, i cui bracci laterali misurano m 27,50 e quello centrale centrale m 44,00.
Miracolosamente conservata questa struttura oggi sotterranea, per questo si è salvata dalla selvaggia distruzione di ogni reperto romano, resta un mistero per la sua destinazione. In base alla tecnica edilizia e ai vari reperti, è stata datata alla ricca età Augustea.
Nelle navate interne si aprono 21 arcate che immettono nell’area centrale la quale presentava, sul livello superiore, un’altra area porticata, ovvero un vero e proprio peristilio. 
Evidentemente il Criptoportico era la sostruzione di una importante struttura realizzata al di sopra di esso, o un edificio pubblico, o una ricca domus privata.

Secondo alcuni studiosi si tratterebbe della domus degli Aedii o Granii, le più importanti famiglie urbane di rango senatorio; ai proprietari del complesso potrebbe essere riferibile anche il vicino mausoleo, sinora attribuito, ma senza un'assoluta certezza, alla famiglia degli Acilii Glabriones.

Durante gli scavi si distinsero ben trecento strati diversi di deposito, il che dimostra l'abitazione ininterrotta del sito, nei cui strati sono stati rinvenuti monete, piccoli monili e lucerne, esposte nel Museo Archeologico Nazionale di Alife.

LE MURA

LE MURA 

Le mura hanno uno sviluppo complessivo di circa 1,9 km. Il perimetro murario è rafforzato da torri, alternativamente circolari e quadrate (ai quattro angoli ottagonali), disposte ad intervalli regolari di 39 metri. 

Il perimetro murario è rafforzato da torri in corrispondenza del decumano maggiore (Via Roma – Via Napoli) e del cardo maggiore (via A. Vessella – Via G. Trutta), dove si aprono le porte urbiche, veri e propri archi romani, che danno l’accesso alla città, un tempo dotate di quattro massicce porte lignee apribili dall'interno.
Le mura avevano un forte spessore, tanto da consentire i camminamenti e le stanze di guardia da una torre all’altra, così da permettere alle truppe di spostarsi lungo il perimetro ove necessitasse. 

LE TORRI DELLE MURA
Potevano accogliere anche un piccolo carro per trasportare armi, armature, ma soprattutto per gli strumenti meccanici come baliste con le varie pietre da gittata, nonchè la pece bollente, in caso di assedio.

All’interno delle mura sono ancora visibili tracce del vecchio castello collegato alle mura e un Torrione, ormai poco stabile (che andrebbe rafforzato), che si erge ancora a difesa tra Porta Napoli e Porta Piedimonte.

Parti delle mura del castello, che si collegavano alle mura di Porta Napoli, ormai fanno parte di una serie di abitazioni abusive, di cui andrebbe liberato il prezioso monumento.

LA PORTA ROMANA

LE PORTE

All’asse stradale principale della città, chiamato decumano massimo, corrispondeva:
- la Porta Urbica Orientale o Porta Praetoria (l’attuale Porta Napoli),
- dalla parte opposta la Porta Urbica Occidentale o Porta Decumana (l’attuale Porta Roma).

All’asse secondario, chiamato cardine massimo corrispondeva: - la Porta Urbica Meridionale o Porta Principalis Sinixtra (l’attuale Porta Fiume)
- dalla parte opposta, la Porta Urbica Settentrionale o Porta Principalis Dextra (l’attuale Porta Piedimonte).

Le suddette porte erano realizzate con il sistema a 'cavedium', un particolare sistema architettonico che prevedeva, oltre la porta principale, una doppia porta, per offrire una ulteriore difesa sui punti più delicati della possente muraglia che, in origine, era provvista alla sommità di merli (che non sono un'invenzione medievale), lungo tutto il suo notevole perimetro che si estendeva linearmente per quasi due chilometri e per un’ altezza di ben 12 metri.



MONUMENTI DA SCOPRIRE

Si sa che sotto il moderno centro cittadino dovrebbero esistere ancora (se non furono totalmente depredati e distrutti) i monumenti del Capitolium, presumibilmente presso l’area forense, nella zona di via Anfiteatro (schede ubicazione incerta, Iuppiter e Iuno Regina), vari sacelli (schede Alife, ubicazione incerta, Ceres, Diana, Hercules Gallicus, Venus).

BIBLIO

- Gianfrancesco Trutta - Dissertazioni istoriche delle antichità alifane - Napoli - 1776 -
- Crescenzio Esperti (a cura di) - Memorie istoriche ed ecclesiastiche- Napoli - 1773 -
- Osvaldo Baldacci - I termini della regione nel corso della storia, in «Storia e civiltà della Campania. L'Evo antico» - Napoli - 1991 -





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