PAX DEORUM



RITI PER LA PAX DEORUM

LA PAX DEORUM PREROMANA

E' l'epoca in cui la religio riguarda una Grande Madre, che si chiami Diana, o Bona Dea. o Bellona, o Feronia, Vacuna, Tellus, Silvia, Libera, Opi, Mefite, Mater Matuta, Maia, Luna, Lara, Ianua, Fauna, Ecate, Cardea, Cibele, Fortuna, Abeona o Pomona poco importa, lei era la Madre di tutti, ma di tutti tutti, cioè degli uomini, degli animali e delle piante. 

Quando l'uccisione di un essere avveniva senza necessità il reato era gravissimo perchè si uccideva uno dei suoi figli. Il che comportava che se si uccideva un animale quando non era indispensabile per la sopravvivenza, quando cioè si uccideva per il gusto di uccidere, la Dea diventava implacabile, perchè quell'animale era uno dei suoi figli.

Quando poi l'uccisione riguardava l'essere umano la legge non cambiava, o si uccideva per legittima difesa o l'assassinio doveva essere assolutamente e severamente punito. Uccidere la propria razza era uccidere i propri fratelli, per cui la pena era ugualmente la morte, a meno che non si trattasse appunto di una difesa.

La guerra era un'attentato alla vita di altri, e poteva essere fatta solo per una giusta causa, cioè per legittima difesa, vale a dire per l'offensiva di un altro popolo. A Roma, dinanzi al tempio di Bellona, c'era la columna bellica, utilizzata nella cerimonia delle dichiarazioni di guerra.

Infatti, secondo il rito tradizionale, risalente ai tempi più antichi della storia romana, la guerra doveva essere dichiarata scagliando una lancia dal territorio romano verso il territorio nemico. Al momento della guerra contro Pirro, re dell'Epiro, non essendo i due stati confinanti, il rito sembrava impossibile da svolgere.

BELLONA
Un prigioniero di guerra fu quindi costretto ad acquistare un piccolo lembo di terra nella zona in circo Flaminio, dove fu eretta una colonna, probabilmente di legno, lembo che poteva rappresentare simbolicamente il territorio nemico.

La cerimonia si poté dunque svolgere scagliando la lancia contro la colonna. In seguito il rito continuò a ripetersi con queste nuove modalità, ultimo esempio conosciuto è nel 179 d.c., sotto Marco Aurelio.

La ragione del rito risiedeva nel fatto che la guerra prevedeva fatti gravi compiuti da un confinante contro lo stato romano, tipo razzie, furti o eccidi.

Era inconcepibile per l'antica Pax Deorum che i romani potessero muovere guerra a uno stato non confinante, perchè l'unica motivazione sarebbe stata la conquista di un altro stato per porlo sotto il proprio dominio.

Anticamente, quando la Grande Dea era la madre di tutti, ciò era inconcepibile, ma riportato al popolo romano fa sorridere, perchè i romani ambivano più di ogni altra cosa a conquistare gloria e terre, per sè, per la sua gens e per Roma. L'impero romano, essendo estremamente e straordinariamente combattivo, non rinunciò mai alla conquista dei popoli, però si aggiustò le cose complicando i riti e i cerimoniali.

Ma il bello è che tutto ciò non riguardasse il privato ma lo stato. A tener buoni gli Dei ci pensava lo stato che stipendiava i suoi sacerdoti che officiavano nei templi e per gli Dei. I privati non dovevano prendersene cura, se non per fare qualche processione cui seguiva un banchetto e o una festa, e offrire qualche cosa se desiderava un aiuto per un desiderio personale onde ingraziarsi gli Dei. I romani non erano fanatici e riservavano il proprio tempo ad usi laici.

In quanto alla religione del privato, era il pater familias che ogni mattina pronunciava un'orazione ai Lari e ai Penati che si trovavano nel larario di casa, accendendo una candela e bruciando un po' di incenso. Ma ciò non comportava che pochi minuti, dopodichè tutta la famiglia era libera di dedicarsi alle proprie occupazioni, non c'era come oggi un giorno settimanale, come la nostra domenica in cui non si lavorava e ci si dedicava al culto degli Dei, i giorni sacri erano tanti ed erano feste in cui non si lavorava, ma non comportavano alcun obbligo da parte dei privati di dedicarvisi. 

Tuttavia come principio la vita era sacra e nessuno poteva toglierla impunemente a meno che non vi fosse una motivazione grave. La religione romana, come Bachofen scoprì attraverso i miti e i reperti romani, era all'origine matriarcale, e di quel matriarcato qualcosa rimase anche in era patriarcale.

LETTURA DELLE VISCERE

LA PAX DEORUM ROMANA

Pax deorum è un'espressione adoperata in diritto penale romano, nel periodo regio, per indicare una situazione di concordia tra la comunità dei cives e le divinità della religione romana. Essa si traduce in una serie di norme e di riti che permette di instaurare un rapporto pacifico e di "amicizia" tra i mortali e gli immortali, e soprattutto che permettano di renderlo saldo e duraturo.

Il politeismo esisteva anche all'epoca del matriarcato, perchè la Grande Madre era La Madre degli Dei, i quali Dei poi divennero figli del Grande Padre, non a caso Iuppiter è Iovis-pater cioè Giove Padre. Rimasero però alcune leggi, come quella del non attaccare o uccidere senza una giusta causa,
una specie di legittima difesa. Da qui nacque lo Iustum Bellum.

"avendo i Sanniti, fuora delle convenzioni dello accordo, per l’ambizione di pochi, corso e predato sopra i campi de’ confederati romani; ed avendo dipoi mandati imbasciadori a Roma a chiedere pace, offerendo di ristituire le cose predate, e di dare prigioni gli autori de’ tumulti e della preda; furono ributtati dai Romani. E ritornati in Sannio sanza speranza di accordo, Claudio Ponzio, capitano allora dello esercito de’ Sanniti, con una sua notabile orazione mostrò come i Romani volevono in ogni modo guerra, e, benché per loro si desiderasse la pace, necessità gli faceva seguire la guerra dicendo queste parole: «Iustum est bellum quibus necessarium, et pia arma quibus nisi in armis spes est»; sopra la quale necessità egli fondò con gli suoi soldati la speranza della vittoria."

La funzione di far mantenere la Pax Deorum all'interno della società era affidata al collegio dei pontefici che affiancava spesso il rex, il supremo magistrato che governava Roma, secondo la tradizione, legata alla fondazione di Roma. Questi, nominato dal popolo, sarebbe stato presente a Roma dal 753 a.c., anno di fondazione della città ad opera di Romolo. in ogni sua scelta e che la Pax deorum è collegabile anche al raggiungimento della concordia civium (concordia civile) all'interno della società cioè la pace tra le varie classi sociali.

La Maestà del Popolo Romano era la più grande Virtù civica che superava ogni individualismo per un bene comune superiore, così come il legionario dava la sua vita per la patria, cioè ancora una volta per un bene collettivo, la patria. Ma tutto ciò è sovrastato dalla Pax Deorum, cioè il rapporto tra lo Stato e il mondo divino, affinchè questi proteggano la aeternitas di Roma, bene imprescindibile, e più importante di gense e familiae. Pertanto qualsiasi azione pubblica o importante decisione deve essere presa nel rispetto degli Dei, che tramite prodigi e segni vari informano del loro volere.

PROCESSIO ROMANA
La Pace tuttavia è estremamente fragile e basterebbe un nulla per vanificarla con grande detrimento dello stato, per cui diversi collegi speciali erano incaricati di interpretare il consenso divino e comprendere quale azione era da adottare per ripristinare la Pax Deorum, cioè il favore degli Dei.

Ma all'ombra delle grandi cerimonie pubbliche c'è il culto privato, delle familiae o delle aggregazioni, sia sociali che religiose, che, come un micro-stato, aveva il dovere di instaurare la Pax Deorum all'interno della comunità o della propria casa, chiedendo l'aiuto di divinità più vicine all'individuo: i Lari o i Penati.

Così la commissione di un delitto da parte di un cives, arrecava grave offesa agli Dei, provocandone l'ira nei confronti della comunità. Per evitare la collera divina, si rendeva sostanzialmente necessario sopprimere il colpevole, oppure, in casi meno gravi, si poteva sacrificare alla divinità un animale a titolo di espiazione. Successivamente, in età classica, il colpevole veniva dichiarato sacer, cioè gli veniva tolta la protezione degli Dei sicché potesse essere ucciso da un qualunque vendicatore.



1 comment:

Anonimo ha detto...

"Melius est virtute ius: nam saepe virtutem mali nanciscuntur: ius atque aecum se a malis spernit procul" [Ennius, Hectoris Lytra].

"Delicta maiorum inmeritus lues, Romane, donec templa refeceris aedisque labentis deorum et foeda nigro simulacra fumo.
Dis te minorem quod geris, imperas:
hinc omne principium, huc refer exitum.
DI MULTA NEGLECTI DEDERUNT
HESPERIAE MALA LUCTUOSAE" [Horatius, Carmina, III, 6]

Tra il 24 febbraio ed il 25 febbraio del 391 e.v. venne perpetrata una delle più pesanti, orribili e sacrileghe ingiurie ed infami usurpazioni nei confronti di quegli Dèi eterni dello Stato Romano che avevano liberato e risollevato l'Urbe dalle orde del Gallo invasore, dall'onta di Canne e dalla prova tremenda e orribile delle Forche Caudine e che, a Teutoburgo, la avevano ammonita a guardarsi dall'eccesso nefasto dell'imperialismo : una fazione fomentata dalle straniere e irrazionali genti del libro, che si era oramai da troppo tempo infiltrata tra le antiche Magistrature di Roma, riuscì a gabellare e camuffare fraudolentemente per "legge" e per "diritto" non solo l'abbandono del Culto degli Dèi eterni di Roma ma addirittura la persecuzione criminale e l'oppressione di questo Culto degli Dèi risalente ed originario.

In quel tristissimo 24-25 febbraio un miserabile graziano qualunque si illuse di "spegnere" il Fuoco Sacro di Roma e di "chiudere" l'Atrium Vestae, si illuse di riuscire a sradicarci dal tronco vitale dei nostri Dèi eterni, si illuse di "precluderci" l'accesso ai Templi dei nostri Dèi.

"nemo delubra adeat....," ma quel miserabile graziano non sapeva che, in quello stesso istante in cui emetteva quel suo sedicente e oramai molto traballante e tremante "decreto", peraltro totalmente privo di ogni e qualsivoglia validità ed efficacia nei confronti di chicchessia, quei medesimi Dèi di Roma che lui ingiuriava e vilipendiava reclamavano l'adempimento del Patto, l'adempimento del Giuramento...

E già la Maledizione eterna, solenne e definitiva dell'ultima Vestale Massima di Roma colpiva in perpetuo l'abbietta serena e tutta la sua triste discendenza sino ai giorni nostri, la quale si ornava, e continua ad ornarsi di gioielli e di capolavori che ad essi non appartengono e ad essi non potranno mai appartenere.

I NOSTRI DEI NON SONO FUGGITI, NON SI SONO OCCULTATI: ESSI VIVONO IN NOI E NOI CON LORO.

p.s.: la bellissima stele della grande Vestale Cossinia, che così meritoriamente questo sito molto bello e davvero meritorio ha contribuito a far conoscere e restaurare, venne rinvenuta a Tivoli proprio in quell'anno 1929 (e non mi sento di aggiungere altro).

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