ANCONA (Marche)



BRONZI DI CARTOCETO
Ancona fu abitata fin dai tempi dell'età del bronzo come dimostra un insediamento protovillanoviano rinvenuto sul colle dei Cappuccini. In epoca picena poi si stabilirono diversi insediamenti tra il colle Guasco ed il colle dei Cappuccini.

La città vera propria venne fondata dai siracusani che nel 387 a.c. ne fecero una loro colonia, soprattutto per l'approdo naturale dell'insenatura a gomito che dà il nome alla città (greco ankon, "gomito"). Furono i siracusani (Magna Grecia) a dare un volto greco ad Ancona, anche se oggi ne restano scarse tracce archeologiche, come non ce ne sono del porto siracusano.

C'è però l'attestazione di una zecca greca che emette moneta in bronzo con effigie di Afrodite sul dritto e braccio piegato a gomito sul rovescio nonché dai numerosi materiali provenienti dagli scavi urbani e dalle necropoli che documentano rapporti con il Mediterraneo Orientale e la Magna Grecia.  

Tra il III e il II sec. a.c. la città passò sotto il dominio romano. Il porto venne utilizzato come base della flotta romana nel pattugliamento dell'Adriatico durante le guerre illiriche, e la città fu dotata di una cerchia muraria, della quale ampi tratti in blocchi di arenaria sono stati messi in luce nell'area del Lungomare Vanvitelli.

E' romano il tempio di Venere (Venus Genetrix) rinvenuto al di sotto della Cattedrale di S. Ciriaco sul colle Guasco, già acropoli della città. Realizzato tra II e I sec. a.c., il tempio è orientato verso il foro della città posto al di sotto del colle e presentava una facciata con sei colonne sulla fronte di stile corinzio-italico.
MONETA GRECA - VENERE E GOMITO DELLA DEA

Divenuta municipio romano agli inizi del I sec. a.c. e colonia cesariana dopo la battaglia di Filippi (42 a.c.), la città venne in larga parte rinnovata Augusto, ma è soprattutto con Traiano che il porto fu ampliato e rinforzato, in quanto base logistica per le legioni alla conquista della Dacia.

In età bizantina le fonti ricordano Ancona implicata nella guerra con i Goti. Il suo porto, collegato con Osimo, allora principale città del Piceno, rappresentava la più importante base navale dell'Adriatico per le comunicazioni con Bisanzio ed il Mediterraneo orientale.

Sotto la città si estende il foro romano, del quale resti di fondamenta si scorgono al di sotto delle case e dei palazzi, mentre il grande ovale dell’anfiteatro è emerso dalla terra solo dopo la fine dell’Ottocento, ed è ancora in fase di scavo.

L'ANFITEATRO

L'ANFITEATRO

L'anfiteatro, situato tra i colli Guasco e Cappuccini a 50 m sul livello del mare, costituisce, unitamente all'arco di Traiano, l'opera architettonica di epoca romana più importante della città. Per la maggior parte della sua superficie è ancora da scavare, per cui può ancora riservare molte sorprese.

Venne edificato sotto il principato di Ottaviano Augusto verso la fine del I sec. a.c., sopra un antico teatro greco a conci quadrati; modificato poi sotto Traiano (I - II sec. d.c.) chje lo ampliò e abbellì.
La sua maggiore trasformazione, come si desume dagli indizi architettonici, sembra risalire all'epoca dei Flavi.

INGRESSO DELL'ANFITEATRO
Venne scoperto nel 1810, ma solo nel 1930 iniziarono gli scavi, grazie all'intervento della Soprintendenza ai Beni Archeologici delle Marche, a cui si aggiunsero finanziamenti ministeriali appositamente erogati dopo il sisma del 1972. In tempi recenti è diventato un luogo di incontro dove ascoltare poesie e lirica.

MOSAICO DELL'ANFITEATRO
La cavea era composta da 20 gradinate disposte su 3 ordini, e poggiava in parte sulla roccia marnosa tagliata per accogliere la struttura, e in parte su volte cementizie costruite in elevato.

Le persone che poteva accogliere tale struttura sono state stimate sui 10.000 spettatori, secondo altri fino a 15000..

Vi erano due ingressi: la Porta Pompae, destinata ai soldati, e la Libitinensis, consacrata alla Dea Libitina, che presiedeva il passaggio all'aldilà, da cui uscivano moribondi e morti. Ciò fa capire che qui si rappresentassero i ludi gladiatorii.

La forma  del pendio ha dettato all'anfiteatro quella dell'ellisse un po' irregolare, con asse maggiore di 93 m, e l'asse minore di 74 m mentre l'arena è di 52 m.

La cavea, di oltre venti gradinate dislocate su tre ordini, poggiava pertanto in parte sulla roccia appositamente tagliata e in parte su volte cementizie costruite in elevato.

Poichè accoglieva fino a 10.000 spettatori, era evidentemente destinato sia ai cittadini che ai forestieri. Sembra che l'anfiteatro fosse dotato di velarium. Infatti sono stati individuati sesti cavi entro cui venivano posti gli assi dove scorrevano i teli del velabrum.

Negli scavi, come si può osservare nella foto, è stata rinvenuta una strada romana, che però era aldisotto del piano dell'anfiteatro. Evidentemente per edificare il monumento fu occupata la parte in cui scorreva una via basolata. probabilmente la via fu spostata, perchè di certo i romani tenevano moltissimo alla viablità.

RESTI DELL'ANFITEATRO
Dopo l'abbandono in età tardo antica (IV d.c.), a seguito del divieto cristiano di assistere agli spettacoli sia gladiatori che di semplice spettacolo comico o drammatico che fosse, venne utilizzato come cava di materiali.

A partire dal XIII sec., venne utilizzato come base per nuove costruzioni che ne hanno nascosto la struttura. L'arco di ingresso ingloba, probabilmente, la porta monumentale di accesso all'acropoli di epoca greca che fu giustamente conservata dall'architetto di età augustea. Meno magnanimi furono i successori di epoca cristiana.

L'anfiteatro è attualmente in fase di restauro, non è quindi visitabile al suo interno e sono poche le parti visibili. Tuttavia si può ugualmente ammirare esternamente attraverso delle passerelle. Però secondo altri, e le foto lo dimostrano, oggi l'anfiteatro giace in stato di abbandono e nell'incuria più assoluta, che sarebbe segno di una grave lacuna culturale nell'amministrazione cittadina.

LE TERME

 LE TERME


Adiacente all'anfiteatro è stato rinvenuto un complesso termale, scavato però solo in parte. E' emerso per ora un vasto ambiente (frigidario) con vasca rivestita di lastre marmoree, con  pavimento a mosaico e un'iscrizione che ricorda i duo viri della colonia augustea, da poco costituita.

Le pareti delle terme vennero affrescate, e altri ambienti sono emersi con resti del sistema di riscaldamento a ipocausto, eretti sopra un precedente lastricato stradale.

ARCO DI TRAIANO

ARCO DI TRAIANO


L'arco venne eretto dal Senato e dal popolo di Roma nel 100-116 d.c., si pensa opera dell'architetto siriano Apollodoro di Damasco, in marmo proconnesio ( bianco, con sfumature cerulee), in onore dell'imperatore che aveva fatto ampliare, a proprie spese, il porto di Ancona, per dare ai naviganti un migliore accesso sulla costa adriatica.

Questo è del resto ciò che si legge nella stessa iscrizione dell'arco. Da qui lo Traiano partì per la vittoriosa guerra contro i Daci, episodio riportato sui bassorilievi della scena 58 della Colonna Traiana a Roma..Le proporzioni dell'arco di Ancona, particolarmente slanciate rispetto agli altri archi romani rimasti a tutt'oggi, sono particolarmente eleganti e l'arco è molto ben conservato.

Secondo la tradizione, sull'attico era posta la statua equestre di Traiano, in bronzo dorato; secondo però ipotesi più recenti, la statua di Traiano non era equestre.

Alla destra di Traiano si trovava la statua di Plotina, sua moglie; alla sinistra quella di Ulpia Marciana, sua sorella.

Le tre iscrizioni, che tuttora si leggono grazie alle tracce rimaste, erano in bronzo probabilmente dorato, come usava all'epoca, e così i quattordici rostri e le statue di cui si impadronirono i Saraceni nell'848.

L’arco trionfale si trovava a due passi dall’antico porto, e salendo da qui in direzione dell’antica acropoli greca che fu prima picena e poi romana, ma trasformata in un Foro, s’incontrano altre preziose testimonianze archeologiche.

L’arco, che sorge lungo la banchina del porto, si innalza su un alto podio per cui è dotato di lunga scalinata, ed è caratterizzato da quattro eleganti colonne corinzie che sorreggono l’attico dove è scoplita la dedica all’imperatore. 

In passato era ornato di fregi e statue in bronzo, trafugate per ultimi dai pirati saraceni nel IX secolo.

MURA GRECHE

LE MURA

La grande cinta muraria di Ancona romana fu costruita a protezione del porto nel II sec. a.c., quando la città divenne la base della flotta romana per il pattugliamento dell’Adriatico. Già in epoca romana, l’area portuale doveva essere limitata a settentrione da questo monumento simbolo di Ancona, l’arco che si eleva sul molo nord del porto.

Il percorso della cinta muraria, partendo dal versante occidentale del colle Cappuccini scendeva fino allo spazio della piazzetta all'incrocio tra via Fanti e via del Faro e di lì si abbassava fino a un'altra svolta nei pressi del Palazzo degli Anziani; di qui poi andava a cingere le propaggini del colle Guasco. 

Scendendo da piazza Stracca per via Volto dei Seniori, imboccando la traversa per la Fonte del Filello, si noterà ad un certo punto che la regolare trama dei mattoncini cede il passo a dei grossolani e robusti blocchi di pietra, una fortificazione di più di due millenni fa. 

La cinta muraria subiva un brusco cambio di direzione nell'area dell'attuale piazzetta tra via Fanti e via del Faro, ove resta il fragile rimasuglio dell' Arco di S. Anna, in realtà Porta Cipriana, così detta dalla Dea Cupra, venerata dai Piceni, o dalla stessa Venere, signora di Cipro, a cui i coloni siracusani dedicarono un solenne tempio sull'alto dell'Acropoli.

LE FONDAMENTA DEL TEMPIO DORICO


TEMPIO DI VENERE GENITRIX

Resti del tempio ellenistico-repubblicano dedicato alla Dea Venere, che fu anche patrona della navigazione anconetana, del II secolo a.c.. sono situati sotto il duomo di San Ciriaco. Oggi rimane il basamento del tempio, studiando il quale è stato possibile ricostruire idealmente tutto l'edificio.

PARTE DELLA COLONNA TRAIANA
RITRAENTE IL TEMPIO DI VENERE
Il tempio è citato anche da Giovenale ed era uno dei simboli della città romana; è interessante notare che l'edificio più sacro della città antica era dunque costruito nello stesso luogo di quello della città moderna. Lo scavo sarebbe accessibile dalla cripta delle Lacrime del duomo, ma è chiuso al pubblico.

Da un bassorilievo della Colonna Traiana si osserva, in una scena affacciata sul porto; un tempio sulla riva del mare, secondo la tradizione dedicato a Diomede.

Inoltre si notano i magazzini portuali, i cantieri navali e naturalmente l'arco di Traiano, con tre statue sull'attico.

Si sa che nel III sec. a.c. c'era zona un tempio dedicato ad Afrodite, come emerse già dai resti rinvenuti negli scavi del 1948. Secondo alcuni studiosi esso sarebbe stato un tempio dorico del IV sec. a.c., ossia all'epoca della fondazione greca della città.

Secondo altri, invece, il tempio risalirebbe al II sec. a.c. e dunque in un'epoca in cui la colonia greca era già sotto influsso romano, per cui dedicato a Venere che, secondo un'antica tradizione, aveva nel tempio l'attributo di "Euplea", ossia di protettrice dei naviganti. La pianta del tempio corrisponde a quella del transetto della chiesa attuale.

CISTERNA DEL CALAMO

CISTERNA DEL CALAMO

Il Calamo era il nome di una fontana d'epoca greca, che venne inglobata nelle mura cittadine durante il Medioevo. Il nome deriverebbe dalla parola latina Càlamus, "Canna", forse con allusione all'ambiente palustre

Demolita nel 1503, venne ricostruita mezzo secolo dopo e chiamata la Fontana delle Tredici Cannelle, oggi rifornita dall'acquedotto cittadino, ma, in epoca romana, attingeva l'acqua da una grande cisterna romana posta sotto il muro alle sue spalle; che a sua volta riceveva le acque dall'acquedotto proveniente da Monte Conero.


 
DOMUS ROMANE 


RESTI DELLA DOMUS SOTTO LA CORTE DI APPELLO
I resti di una domus romana e di tabernae affiorano sotto il palazzo della Corte d'appello (via Carducci-via Zappata), risalenti al I – II sec. d.c., Come si vede nella foto la domus conserva un pavimento musivo a tessere bianche e nere.

In altre stanze si osservano altri mosaici e resti di affreschi. Esse sono visitabili su richiesta alla Soprintendenza archeologica della Marche ed alla Corte d'appello. Il che in pratica ne blocca la visibilità, sarebbe bastato fornire un telefono con conferma eventuale del gruppo raggiunto per la visita. 
Visitare dei resti romani non può comportare richieste così bizantine.



DOMUS ROMANA VIA ROSSINI

Gli scavi operati dal 2009 al 2012 hanno reperito diverse domus romane nella città. Ad esempio una fattoria con signorili stanze d’abitazione affiancate ad ambienti di lavoro e di utilità che assieme coprono quasi la metà dell’area occupata dalla rocca fortificata fino al 1600. 

Gli scavi hanno scoperto solo una piccola parte della villa posta lungo via Rossini, con i resti di alcuni ambienti con mosaici e pareti dipinte (I a.c.- I d.c), fino al peristilio, il cortile colonnato che si apriva al centro della domus. In epoca tardo imperiale (III d.c.) la domus venne convertita in struttura produttiva. 

Si individua infatti la presenza di una vasca ad “L”, identificata come fullonica dai cumuli di murici (le conchiglie da cui si ricavava la tinta porpora), evidentemente una manifattura per la tintura di tessuti come quella di Marcilius, il purpurarius truentino dell’iscrizione. Una vetrina mostra i materiali dello scavo.

RICOSTRUZIONE DEL PORTO ROMANO

IL PORTO ROMANO

Il porto greco-romano di Ancona non ha la forma di quello attuale, ma segue il bacino, molto più ridotto, occupato oggi dall'area di costruzione e alaggio delle navi del Cantiere navale della Fincantieri.

RESTI DEL PORTO
Esso fu fondato insieme alla città dal popoli dei dori, nel 387 a.c.

Invece nel periodo romano il porto fu notevolmente ampliato, soprattutto dall'imperatore Traiano.

Per riconoscenza, in suo onore il Senato e il popolo romano fecero costruire nell'area portuale un arco di trionfo, intorno al 115 d.c..

Il porto romano fu teatro di eventi storici di primo piano quali l'avvio della II campagna dacica di Traiano e la Restauratio Imperii di Giustiniano. 

Sono visibili alloggiamenti per navi, magazzini ed edifici di rappresentanza (lungomare Vanvitelli), che vanno dal II sec. a.c. al VI sec. d.c..

Sono affiorati nel corso degli scavi i resti di strade romane in basolato, poste invia degli Orefici e in corso Mazzini. Le vie risalgono al II sec. d.c.



TOMBA MONUMENTALE

I resti di tomba monumentale di età augustea (corso Matteotti-via dell'Indipendenza) (I sec. d.c.) la tomba numero 62. Anche qui, un pannello ci aiuta a capire meglio cosa si sta guardando. Una tomba monumentale di epoca augustea situata in quello che al tempo era considerato un "quartiere signorile" della necropoli, e riservato, come spiega il pannello, a gruppi familiari che vi esibivano la propria ricchezza ed il proprio prestigio sociale. Anche questa dovrebbe risalire quindi al I sec. d.c.



IMPIANTO IDRAULICO ROMANO

ANCONA IN EPOCA ROMANA
- Cunicoli del Viale della Vittoria
- Cunicoli della Fonte di Santa Margherita
- Serbatoio detto “La Chioccia”
- Cunicolo di Via Trento

- Cunicoli di Piazza Cavour
- Cisterne di Piazza Stamira
- Cunicoli di Corso Mazzini
- Cisterne della Fonte del Calamo

- Cunicoli della Fonte di Piazza del Plebiscito
- Cunicoli di San Francesco alle Scale
- Cunicoli della Fonte del Filello

Un vastissimo, intricato e intrigante reticolato di condotte e cunicoli idrici, con collegamenti trasversali, serbatoi, cisterne, pozzi, alimentati da fonti antichissime. Strutture ancora, in parte, unite agli acquedotti.

Come quello sotto via Santa Margherita, le cui acque arrivano ancora fino alle grandi cisterne di raccolta ipogee di piazza Stamira e Del Calamo.

Le acque passano sotto via Trento (serbatorio della “Chioccia” con 5 cunicoli), via Rismondo, viale della Viittoria (cunicolo di 300 mcon una diramazone di 80), piazza Cavour (galleria principale larga 1,5 m, alta 2 e lunga 40, con pozzo profondo 25 m e con diametro di 3).

La Fonte del Filello o della Cisterna: denominata in origine Fonte Greca, con la sua fontana, sul fianco sinistro di Palazzo degli Anziani, è forse la più antica della città. Ha un ramo di cunicolo sotto il Guasco (cisterne romane sono infatti visibili oggi sotto la “Casa del Boia”) in fondo al quale c’è una piccola sorgente. Le strutture idrauliche che facevano capo al Cisternone del Filello giungono anche nei pressi dell’attuale Istituto Nautico.

Quindi, probabilmente, rifornivano di acqua dolce anche il porto Traianeo. Un cunicolo sommerso si troverebbe anche vicino alla Chiesa del Gesù, in piazza Stracca. Probabilmente allacciato ad uno simile, residuo di una fognatura romana, sotto Palazzo Ferretti, che alimentava le antistanti terme romane, e scenderebbe ancora poi verso lo scalo marittimo.

SOTTERRANEO DI SANTA MARIA DELLA PIAZZA

ALTRI RESTI 

- Resti del foro romano, ovvero basamenti di colonne e poco più, si sono reperiti nel sottosuolo in piazza del Senato - via Ferretti. I resti risalgono al I sec. d.c.
- Resti di impianto industriale romano (porporificio) ed impianto sportivo con piscina (III sec. d.c.), successivamente riutilizzati come necropoli paleocristiana (piazza Pertini – parcheggio sotterraneo)
- Peristilio di un edificio romano (vicolo Orsini, via Matas) (I – II sec. d.c.)
- Resti di impianto termale con suspensurae, tubuli e praefurnium (traversa di Via Ferretti) (I sec. a.c. - II sec, d.c.)
- Resti di impianto industriale romano (porporificio) ed impianto sportivo con piscina (III sec. d.c.), successivamente riutilizzati come necropoli paleocristiana (piazza Pertini – parcheggio sotterraneo)
- Peristilio di un edificio romano (vicolo Orsini, via Matas) (I – II sec. d.c.)
- Resti di impianto termale con suspensurae, tubuli e praefurnium (traversa di Via Ferretti) (I sec. a.c. - II sec, d.c.)
- Resti del foro romano (basamenti di colonne) (piazza del Senato- via Ferretti) (I sec. d.c.)

I RESTI ORIGINALI DEI BRONZI DI CARTOCETO

I BRONZI DI CARTOCETO

I bronzi sono stati fusi a cera persa (con uno stampo che si perde nella fusione, quindi con una sola fusione possibile), per cui le copie sono state ottenute per calco.
Sono stati eseguiti in lega di rame con tracce di piombo, e poi dorati a foglia.
Cavaliere -  un uomo maturo (40 anni circa), abbigliato in tunica e paludamento (mantello dei generali) quindi militare di alto rango in tempo di pace, circostanza questa che è confermata dal braccio destro elevato come segno di pace. Dell'altro cavaliere non rimangono che pochi frammenti.
Donna - in età avanzata con acconciatura ellenistica del I sec. a.c., abbigliata con una stola (veste di lana lunga) e una palla (lungo mantello). Una è integra, l'altra ha solo la porzione tra il basamento e la vita.
Cavalli - incedono con una zampa anteriore alzata. Il pettorale è decorato con tritone e nereide, cavalli marini e delfini. Le bardature sono adornate con falere di metallo su cui sono rappresentati: Giove, Venere, Marte, Giunone, Minerva e Mercurio.
Pagano afferma che i bronzi dovevano essere collocati nella basilica di Sentinum e furono interrati per sicurezza negli anni della Guerra Gotica (535-553). Precauzione inutile perchè i Goti le ritrovarono riservandole per utilizzare il bronzo per le monete. 

L’arrivo del generale bizantino Narsete che, secondo lo storico Procopio di Cesarea, seguì proprio la strada da Fossombrone a Sentinum, avrebbe indotto i Goti a interrare nuovamente i bronzi.



LE IDENTIFICAZIONI

Il gruppo è composto da due cavalieri, due donne e due cavalli. Tutti i personaggi probabilmente facevano parte di un'unica famiglia di rango senatoriale. 

Secondo Mario Pagano:
- Sul riconoscimento dei due cavalieri come senatori Pagano si basa sulle raffigurazioni presenti sui pettorali dei cavalli, che alludono a una vittoria navale con trionfo di un senatore, quello che muove la testa, che va identificato con Licinio Murena padre, governatore dell’Asia e vincitore in mare su Mitridate nell’81 a.c. Il secondo invece sarebbe il suo omonimo figlio, difeso da Cicerone nella famosa orazione Pro Murena, quello della villa di Formia.

Secondo Sandro Stucchi
- Stucchi ritenne che il gruppo fosse la famiglia imperiale dei Giulio-Claudi, (20 - 30 d.c.), i cavalieri come Nerone Cesare figlio di Germanico e Druso III e le donne come Livia Drusilla e Agrippina maggiore (rispettivamente moglie e nipote di Augusto)
Secondo Filippo Coarelli
- Coarelli identifica i personaggi (50 - 30 a.c.) come appartenenti ad una prestigiosa famiglia legata al territorio del ritrovamento, l'ager Gallicus: o la famiglia dei Domizi Enobarbi, o Marco Satrio (senatore e patrono di Sentinum, odierna Sassoferrato) e Lucio Minucio Basilo (originario di Cupra Maritima, odierna Cupra Marittima, futuro cesaricida)
Secondo Lorenzo Braccesi
- Braccesi li ritiene appartenenti ad una famiglia di altro rango, di tarda età repubblicana, senza però escludere l'ipotesi che il gruppo sia stato realizzato posteriormente, in età augustea, mentre la collocazione più probabile sarebbe Pisarum, l'antica Pesaro.
Secondo Viktor H. Böhm
- Böhm dell'università di Vienna, vede il gruppo collocato originariamente nell'esedra dell'Heraion di Samo e i personaggi appartenenti alla famiglia di Cicerone, identificando con il cavaliere Cicerone stesso.

Secondo Danilo Re
Per Re ipotizza i bronzi avrebbero coronato l'Arco d'Augusto di Rimini e rappresenterebbero: Giulio Cesare (il cavaliere superstite); Ottaviano Augusto (il cavaliere mancante, ma col cavallo più alto); Azia maggiore, madre di Ottaviano (la matrona integra); Giulia minore, madre di Azia e sorella di Cesare (la matrona frammentaria).

Il percorso espositivo del Museo parte dal IV sec. a.c. con i rinvenimenti dalla necropoli di Villarey, che illustrano il periodo greco di Ancona attraverso le stele e gli oggetti di corredo. Seguono poi dei reperti provenienti dallo scavo di Lungomare Vanvitelli e altri degli scavi di archeologia subacquea ( frammenti di fasciame del relitto di Palombina e altro). 

Accanto ai letti funerari in osso sono inoltre presenti vari rinvenimenti operati nella città, tra cui due mosaici: uno con un emblema con pesci e uccelli, proveniente da corso Mazzini, l’altro con raffigurata la testa di Oceano, forse proveniente da un impianto termale che doveva trovarsi in Piazza Garibaldi. 

L’ultima sezione del percorso espositivo è dedicata a Traiano, con il calco della scena 79 della Colonna Traiana, che sembra proprio raffigurare l'Ancona nel II sec. d.c.. con il tempio di Venere Genitrice, la Dea miticamente progenitrice della gens Iulia, tanto cara sia a Cesare che ad Augusto.

 Pur essendo stati assegnati al Museo Nazionale di Ancona, i bronzi di Cartoceto stazionano ancora a Pergola.




LE GROTTE ROMANE

Scavate probabilmente in epoca imperiale, sono situate nel parco del Monte Conero, nel comune di Ancona, verso la metà della strada che va da Massignano al Poggio; erano delle cave scavate dagli schiavi, evidentemente come cave di pietra.

Ma molto più interessanti le grotte di Camerano, anch'esse nel comune di Ancona, probabilmente anch'esse antiche cave romane di pietra, ma poi trasformate in vere città sotterranee.

Il lunghissimo percorso, non ancora del tutto esplorato, comprende anche e almeno, come si vede in foto, un piano inferiore. Colpiscono le numerosissime arcate che si prolungano per km, usate in secoli addietro anche come cantine, ma che assolutamente non giustificano nè la sua ampiezza, nè le diverse decorazioni a lesene, corduli o simboli vari di cui è disseminato.





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