VIA TRIONFALE - VIA TRIUMPHALIS



 

LA VIA DEI TRIONFI

La Via Trionfale è un'antica via consolare di Roma allora chiamata Via Triumphalis, che congiungeva Roma a Veio. Si suppone che il nome dato alla strada risalga alla vittoria di Furio Camillo sulla città di Veio, al quale fu concesso appunto il trionfo proprio sulla strada che da Veio portava al colle del Campidoglio.

Il percorso attuale è di circa 11 km; si snoda verso nord partendo da largo Trionfale, dove il rione Prati si incontra con i quartieri Trionfale e Della Vittoria; sale lungo la collina di Monte Mario costituendo la zona di confine del quartiere Trionfale e di Primavalle; poi attraversa la zona di Ottavia e all'altezza de La Giustiniana si immette sulla via Cassia.

PERCORSO DELLA VIA TRIUMPHALIS
Anche la numerazione civica rimanda all'epoca romana perché esprime, per un lungo tratto, la distanza metrica del civico rispetto al Campidoglio. Questa particolare numerazione fu decisa dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 383 del 1955 che cita:

 « ..Premesso che l'attuale numerazione civica della Via Trionfale non è più rispondente alla nuova situazione; considerato che, per la rilevante lunghezza della strada medesima, si deve provvedere sulla base di un nuovo sistema che faciliti ai cittadini la localizzazione dei singoli numeri civici; 

Il Consiglio Comunale delibera di lasciare immutato l'attuale sistema di numerazione civica nel tratto iniziale della Via Trionfale compreso fra il Largo Trionfale e il Piazzale delle Medaglie d'Oro e di riordinare la numerazione civica relativa al rimanente tratto della via medesima, compresa fra il Piazzale delle Medaglie d'Oro e la Via Cassia, contrassegnando ivi esistenti con numeri civici che esprimano metricamente la distanza per via ordinaria più breve, intercorrente tra gli accessi stessi ed il Campidoglio, misurata sull'asse stradale.»-

Così la via Trionfale giunge ad avere numeri civici che arrivano fino a 14500.




IL TRIONFO

Era il senato romano ad accordare o a negare il trionfo ai generali vittoriosi che ne facevano richiesta. Accordato il trionfo ne fissavano la data e fino a quella, al condottiero non era permesso entrare in Roma: egli poteva però sostare con tutto il suo esercito nel Campo Marzio, fuori delle mura della città.

Nel giorno della grande cerimonia, una immensa folla si accalcava lungo le vie per le quali doveva passare il corteo trionfale che, uscito dal Campo Marzio, percorreva il Velabrum (tra il Campidoglio e il Palatino), poi il Circo Massimo, la via Sacra, il Foro e infine saliva il colle Capitolino per fermarsi davanti al tempio di Giove nel delirio generale.

Apriva il corteo un gruppo di Senatori, seguiti da suonatori di corni e di trombe, che eseguivano delle marce militari. Subito dopo, i carri carichi del bottino di guerra mentre gli oggetti di massimo valore erano portati da alcuni legionari su portantine particolarmente paludate e ornate.

Seguivano gli animali sacri che dovevano essere sacrificati a Giove sul colle Capitolino con dietro i prigionieri di guerra con le mani incatenate I littori, con la fronte e i fasci ornati di ghirlande, precedevano il trionfatore che stava in piedi su un cocchio dorato, indossava una veste di porpora con foglie di palma dorate, aveva intorno al capo una corona di alloro e recava in mano un ramoscello di alloro.

I condottieri e i principi nemici erano legati dietro al cocchio del trionfatore e negli ultimi anni della Repubblica, vennero legati con catene d’oro. Procedevano poi le legioni vittoriose inneggianti al vincitore.

Giunto sul Campidoglio, il trionfatore offriva a Giove il ramoscello di alloro e le ghirlande che avevano ornato i fasci dei littori. Attorniato dai sacerdoti del tempio, si procedeva ad un sacrificio di un bianco toro in onore di Giove. La cerimonia si concludeva con un banchetto, aperto a magistrati e Senatori. Tutti i legionari venivano quindi congedati dopo la distribuzione di una parte del bottino di guerra.


BIBLIO

- Paolo Liverani e Giandomenico Spinola, La necropoli vaticana lungo la via Trionfale, in Ferdinando Buranelli (a cura di), Musei vaticani. Le guide, Roma, De Luca Editori d'Arte, 2006,
- Carlo Fea - Frammenti di Fasti Consolari e Trionfali Ultimamente Scoperti nel Foro Romano e Altrove Ora Riuniti e Presentati alla Santità di N. S. Pio Papa Settimo, 1820 -
- Edward Gibbon - On the Triumphs of the Romans - 1764 -
- Giuseppe Lugli - Via Trionfale - su Enciclopedia Italiana - 1937 -


2 comment:

Anonimo ha detto...

Erano uomini e non dei, punto primo. Punto due, il motto: divide et Impera ha portato spesso morte e distruzione, le popolazioni italiche hanno subito l' affronto, l' arroganza e la sfrontatezza dei consoli Romani sia del periodo Repubblicano che imperiale. Territori devastati, identità italiche soppresse, cancellate, condannate alla Damnatio memoriae, pulizia etnica eseguita con ferocia, basta ripercorrere alla storia del Popolo Sannita a cui appartengo con orgoglio. Ma non esiste nessuna Damnatio memoriae che potrà reggere il confronto con il revisionismo storico in corso, un revisionismo che ha svelato l' alto grado di civiltà dei 4 popoli Sanniti. Altri che rudi montanari, basta studiare la loro organizzazione sociale, la conoscenza della cultura greca, l' amore per la loro terra e la loro identità, l' amore per la libertà. Hanno lottato per secoli contro la prepotenza Romana, un popolo quello Sannita, fiero, valoroso, colto, con un forte senso di identità e un grande rispetto per le loro donne , i loro anziani, i loro figli..una società quella degli Antichi Sanniti basata sulla condivisione dei beni, della comunione di comuni interessi senza nessuna prevaricazione dell' uno sull'altro.Alla luce della attuale storiografia, il popolo Sannita sta ritrovando il posto che merita nella storia, storia che per troppo tempo è stata in balia di storici e studiosi tesi a lodare la grandezza di Roma. Il martirio di Gavio Ponzio è stata un azione deplorevole, e Roma è stata meno un marchio di infamia per la Roma repubblicana. . Non esiste Damnatio memoriae. Noi ricercatori stiamo studiando e portando alla luce,confortati dai rilievi storici e documentali, dagli scavi archeologici su vasti territori, una cultura unica, il valore e la fierezza di un popolo che che seppe tener testa alla prepotenza Romana. Ed è stato l' unico. Libri: Il Sannio e i Sanniti di Salmon, Viteliu 'di Nicola Mastro Nardi, Samnes di Antonello Sant'agata, Alle Forche Caudine di Francesco Cillo, Il Sogno del Guerriero di Gerardo Bruno, I Sanniti : una Storia Negata di Gianfranco de Benedittis, L' Uomo Sannita di Gianfranco de Benedittis, Il Guerriero di Aisernio di Giuliana Borghesani Le forche Caudine di Nic Fields, Le guerre Sannitiche 343-290 a.c di Pier Luigi Romeo di Colloredo Mels, Meddix di Rino Cillo sulla figura nobile e fiera dell' Eroe Gavio Ponzio. Buona lettura. Rossana del Grosso Castelpagano ( Bn) terra degli antichi Sanniti Pentri.

Anonimo ha detto...

Nervosetto come storico ricercatore?dai sono passati più di 2000 anni

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