FORO DI NERVA O FORO TRANSITORIO






Domiziano decise di unificare i Fori precedenti e nell'area irregolare rimasta libera tra il Tempio della Pace e i Fori di Cesare e di Augusto, fece edificare un'altra piazza monumentale che li metteva tutti in comunicazione tra loro. Sorse sul sito dell’Argiletum, antico quartiere di età repubblicana diviso in due settori dall’omonima strada, che congiungeva il Foro Romano con la Suburra.

Lo spazio obbligato, in parte occupato dalla sporgenza di una esedra del Foro di Augusto e in cui occorreva mantenere il passaggio della via dell' Argileto, lo costrinsero a ridurre i portici laterali a decorazione dei muri perimetrali.

Così il tempio dedicato a Minerva, sua protettrice, si addossò all'esterno dell'esedra del Foro di Augusto, mentre lo spazio rimanente fu utilizzato per un ampio ingresso monumentale (la Porticus Absidata).

La morte di Domiziano in una congiura fece sì che il nuovo complesso, già quasi terminato, fosse inaugurato dal successore Nerva da cui il nome Foro di Nerva, conosciuto anche come Foro Transitorio per la funzione di transito tra i Fori, sostituendosi all'Argileto.

Lo scavo del Foro di Nerva, concluso nel 1996, è stato il primo intervento per la costituzione del Parco archeologico dei Fori Imperiali, stratificatesi ininterrottamente dal II sec. a.c. sino al 1930, dove oggi le cantine degli antichi edifici rasati al suolo durante l'apertura di via dell'Impero, custodiscono al loro interno murature di età precedenti inglobate in quelle moderne.

Nel 1995, nell’area tra la Curia, la basilica Emilia ed il lato sud del Foro di Nerva, furono rinvenuti due ampi tratti di pavimentazione a lastre di peperino del III sec. a.c., con restauri di età augustea, riferiti al Macellum, il grande mercato della Roma repubblicana, in seguito occupata dal Templum Pacis, il Foro voluto da Vespasiano.

Lungo il settore sinistro, sono emerse strutture ipogee cui si accedeva per mezzo di scale, articolate in corridoi con muri in opera incerta e pavimentazione in opus spicatum, lungo i quali si aprivano piccoli ambienti, alcuni con pavimentazione a mosaico.

La ristrettezza degli ambienti, i lucernari, le cancellate in ferro con chiusura per le porte e nicchie nelle pareti per giacigli lignei li hanno rivelati come Ergastula, l'alloggio degli schiavi addetti alle domus.

Nelle strutture si rilevano due fasi: la più antica alla fine del II sec. a.c., per lo stile dei mosaici pavimentali, la seconda all'inizio del I sec. a.c.

Della fase più antica un pannello in mosaico con figura maschile itifallica che nuota, affiancata ad un grande animale marino, altri frammenti di pannelli a mosaico con motivi geometrici e vegetali, nonché una serie di tombini per il deflusso dell’acqua, forse per un piccolo edificio termale.

ESATTA POSIZIONE DEL FORO
Le enormi fondazioni di cuii si è rimesso in luce l’intero perimetro, sono da attribuirsi ad una prima fase progettuale del Tempio di Minerva.

Durante lo scavo non sono stati rinvenuti strati di crollo o di abbandono riferibili al VI e al VII sec. d.c., bensì i resti di un grande edificio porticato sul livello della piazza antica costruito con materiali di reimpiego, datato fine dell'VIII sec. d.c. Resti di altre strutture edifiacte con la stessa tecnica anche sul lato opposto, delimitando una strada che in epoca tarda prese il nome di Fundicus Macellorum de' Archanoè.

Presso la piazza delle Carrette, sistemandosi il piano stradale della via Cavour, si è ritrovato un frammento di grande fregio marmoreo, che per le proporzioni e lo stile ha analogia con quello del foro di Nerva. Vi rimane soltanto il torso, in alto rilievo, di una figura virile, la quale era seduta e teneva il braccio destro proteso.

Essa è ignuda, ma doveva avere dietro le spalle una clamide, di cui vedesi un lembo sul lato sinistro. Nella predetta via Cavour, sotto l'orto annesso al convento di s. Pietro in Vincoli, si è rinvenuto un vasetto di piombo, a due anse, alto m. 0,08, col diametro al corpo di m. 0,03.

IL FORO DI NERVA IN ETA' IMPERIALE


IL RINASCIMENTO

In seguito, un'altra sistemazione urbana mutò l'aspetto del quartiere: durante il pontificato di Pio V, tra il 1566 e il 1572, il Cardinale Bonelli fece bonificare la zona divenuta malsana a causa delle continue fuoriuscite della cloaca massima con la costruzione di un sistema fognario di grande solidità.

Il condotto fognario seguiva un percorso parallelo a quello dell'Argiletum ma a quota più alta utilizzando materiali di recupero, ahimè, del Foro.


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CAPPELLA PAOLINA CON COLONNE DEL TEMPIO DI MINERVA

Riferisce il grande studioso di archeologia  Antonio Nibby, Roma, nell'anno MDXXXVIII (1808), p. 237:

" Circa l'anno 1570 furono ordinate le strade da questa parte e cominciato il rialzamento del suolo per le cure di s. Pio V essendo maestro delle strade Prospero Boccapaduli, e perciò le due vie principali che si traversano da nord a sud e da est ad ovest ebbero il nome di via Alessandrina, e via Bonella, una ricordante la patria, l'altra la famiglia di quel papa.
Fu allora che il monastero di s. Basilio venne assegnato alle Neofite. Que' lavori continuarono sotto Gregorio XIII il quale per testimonianza del Martinelli fece levar via gli orti che occupavano questa parte di Roma, e dopo aver diretto le altre vie in due anni si vide la contrada coperta di case l'anno 1585.

Paolo V rialzò l'anno 1606 il piano della chiesa di s. Quirico come si vede, e di ciò fa testimonianza la lapide che è sulla porta; ma nello stesso tempo per opera di Giovanni Fontana fece demolire gli avanzi del tempio di Minerva del quale rimanevano in piedi dieci colonne e parte della iscrizione e del frontone ed i materiali furono impiegati per la fabbrica della Cappella Paolina in s. Maria Maggiore e per la Fontana Paolina sul Gianicolo. E così si perdette questo monumento al quale furono sostituite case plebee."

FONTANA ACQUA PAOLA CON COLONNE TEMPIO DI MINERVA

Il grande condotto fognario, svuotato dai detriti che lo rendevano impraticabile, costituisce oggi l’unico percorso che congiunge i due settori del Foro di Nerva, sezionati dalla viabilità moderna, conse3ntendo a chi entra nel Foro Romano dall’Arco di Tito di raggiungere, seguendo la via Sacra, il Foro rimesso in luce e di entrare anche in tutte le altre piazze forensi.


Al termine della realizzazione del Progetto Fori Imperiali in corso, saranno rimesse in luce tutte le aree forensi, e dal Colosseo sino a Piazza Venezia, tra il Foro Romano e i Fori Imperiali, si costituirà un Parco archeologico unico al mondo, sul quale potrà continuare a vivere anche la via dei Fori Imperiali, elemento urbanistico ormai storicizzato, che evidenzierà dall'alto la ritrovata unitarietà del sito antico.


IL DECLINO DEL FORO DOPO LA CADUTA DELL'IMPERO (IX SEC.)



SCAVI NELLA VIGNA MAGAROZZI (ex Forum Nervae)

 « In casa di Messer Ascanio Magarozzi presso Torre di Conti, in una sala si veggono sopra una tavola molte belle antiche teste; e sono:
- la testa col petto vestita {sic) di Alessandro Mammeo, quando era consolo .. .
- la testa di un Tigre,
- la testa cei collo d'una donna Sabina.
- Un torso piccolino.
- Un Bacco piccolo assai bello con un pampino di vite, cablemon con l'uva in mano, ma non ha piedi.
- Una testa piccola di Bacco di marmo rosso.
- Una testa di Hadriano imper. col petto.
- Una testa di una figliuola.
- Una testa col petto vestito di L. Vero...
- Una testa di Claudio...
- Un putto ignudo con un vaso in spalla in atto di versare acqua, e tiene sotto il vaso un panno^ ma non ha
piedi.
- Due torsi piccioli.
(Seguono i tre rilievi mitriaci, descritti nel precedente paragrafo).
- Vi è un Sileno nudritore di Bacco; sta ebrio, e dorme sopra una otre di vino; ha sopra una inscrittione.
- Vi è un busto ignudo.
- Vi è un vaso di paragone antico largo duo palmi ; e perchè vi è anco il suo pistello, doveva a quel
tempo essere un mortaio da pistarvi sapori.
- Vi è la testa d'un putto col collo, e da la banda sinistra ha i suoi crini accolti.
- Vi è una tavola di marmo, dove è di mezzo rilievo uno Hercole morto, e lo pongono sul fuoco.
- Vi sono duo Termini con le lor lunghe basi, e col membro virile: uno è di Greco, perchè vi ha queste
due lettere A • f • l'altro è Latino.
- In una camera verso la porta si truova una donna intiera vestita et assisa in una sedia a l'antica. È assai bella, e vogliono che sia Martia Otacilla imperatrice.
- Vi à anco un'altra donna pure vestita et assisa nel medesimo modo, che vogliono che sia Julia Manimea; è assai bella.
- Vi e una testa col collo di una donna, maggiore del naturale, e quasi di Colosso.
- Vi è una testa col busto e braccia di Esculapio, opera assai bella, e forse la più degna di quante in questa casa ne sono; E vi sono anco molti altri frammenti di questo Esculapio.
- Vi si veggono medesimamente molti altri frammenti antichi: E tutte queste statue e teste, ha questo gentiluomo ritrovate ne la sua vigna sul monte Celio presso a Santo Stefano «,

Questo catalogo è veramente notevole, perchè dalla natura stessa delle opere trovate dal Magarozzi nella sua vigna celimontana si può argomentare quella della fabbrica del sito a cui appartennero ab antico. Ma per raggiungere questo risultato, converrebbe innanzi tutto riconoscere nei musei di Roma e di Europa le singole opere descritte dall'Aldovrandi, specialmente le due statue muliebri sedenti, i due Ermi inscritti, e l' iscrizione che accompagna la figura del sileno dormiente, ciò che io non ho avuto opportunità di fare.

Il tempio sul fondo del Foro, dedicato a Minerva , sopravvisse in buono stato fino al 1606, quando venne fatto demolire dal Papa V per utilizzare i suoi materiali per la costruzione della Fontana dell’Acqua Paola sul Gianicolo.

I recentissimi scavi del 1995-96 hanno mostrato che il Foro si impiantò in zona precedentemente occupata da edilizia residenziale, completamente distrutta nel terribile incendio del 64 a.c., e che la sua sistemazione definitiva venne preceduta da almeno altre tre fasi di monumentalizzazione, probabilmente mai portate a termine.

L’ultima delle quali prevedeva la costruzione di un grande tempio sul lato verso il Foro Romano, opposto a quello che venne poi costruito.


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