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FORUM SUARIUM


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IL FORUM SUARIUM

Il Forum Suarium era il forum venalium dei maiali durante l'impero, menzionato in due iscrizioni datate circa nel 200 d.c.. Il forum venalium (pl. fora venalium) era un mercato alimentare nell'antica Roma durante la Repubblica Romana e l'Impero Romano.

Nella sua "Politica", Aristotele auspicava che una città avesse sia una piazza libera in cui "nessun meccanico o contadino o altro simile possa essere ammesso se non convocato dalle autorità" e un mercato "dove si compra e si vende, un luogo separato, situato convenientemente per tutte le merci spedite dal mare e portate dalla campagna".

Inutile dire che i Romani copiarono dai Greci la soluzione architettonica dei Fori, infatti essi sono detti imperiali e iniziarono con Cesare anche se questi non fu mai imperatore. Questi fori mercantili erano estensioni del Foro Romano e contenevano numerosi edifici di cui molti monumentali eretti sotto la Repubblica e l'Impero.

Il Foro Romano era originariamente utilizzato per giochi atletici e per scopi commerciali di ogni genere; tuttavia, ma successivamente, con l'ingrandirsi di Roma, il forum divenne un centro politico e bancario dove avevano i loro uffici banchieri e i cambiavalute. 

Il forum civilium o giudiziario (il Foro Romano e i Fori di Cesare e Augusto erano fora civilia) e il fora venalium (mercantile) nacquero sotto l'impero a causa della crescita della città e del conseguente aumento di affari e commerci. Maenius, uno dei Censori, fu il primo e il più determinante nell'effettuare questi cambiamenti nei Fori Romani.

STRUTTURA DEL FORUM SUARIUM


GAIO MAENIUS 

Console nel 338 a.c., ottenne il trionfo su Anziati, Laviniati, Veliterni e gli fu dedicata la colonna Menia nel Foro. Dittatore nel 320, censore nel 318, costruì nel Foro gallerie per assistere agli spettacoli. Dittatore nel 314 costrinse Capua, insorta nella II guerra sannitica, a fare atto di sottomissione; ma, accusato di tradimento dalla nobiltà per la politica remissiva nei confronti delle comunità ribelli, rinunciò alla dittatura per sottoporsi al giudizio dei consoli; processato, fu prosciolto.

"(Per volere di Maenius) verso quel tempo furono tolti dalle tabernae i macellari e venditori di erbaggi, e nel loro posto collocati i cambiamonete. Per sostituire il mercato, fu costruito il macellum a settentrione del Foro, dietro le tabernae novae.

Sostituì così le tabernae laniene ( cioé le botteghe dei macellai. laniones) con quelle argentarie, sede di banchieri e cambiavalute, dotando i retrostanti atria delle funzioni che diverranno specifiche delle basiliche, e sistemò i Laniones (macellai) nel forum Piscarium e nel forum Cuppedinis (mercato delle leccornie).

Le tabernae del Foro, chiamate tabernae argentariae, furono probabilmente allora ricostruite con maggiore solidità ed eleganza; infatti nel 310 a.c. gli scudi dorati dei Sanniti, presi dal dittatore Papirio Cursore, furono distribuiti fra gli argentarî del Foro per decorarne le facciate delle loro tabernae.
"



FORI VENALIA

I fora venalia erano più piccoli di quelli civili, specializzati però per tipologia di prodotto, e vennero edificati lungo il Tevere, nei pressi di Porto Tibernius, con il forum Suarium ai piedi del Quirinale verso il Campo Marzio. Si può immaginare la grande estensione e ricchezza di questi mercati se per ogni tipo di prodotto si costruiva un mercato apposito. 

Significava che quel prodotto si vendeva lavorato in vari modi e con vari sottoprodotti esibiti sulle diverse bancarelle, di modo che si potesse variare nell'acquisto di un medesimo genere. Per esempio il pane poteva essere di vari tipi, e pure dolce o salato, a galletta o a biscotti. Così la carne di maiale poteva essere venduta cruda o cotta, o insaccata, o in varie parti, dallo zampone alla braciola e così via.

In nome di questa incredibile varietà di offerta dei vari cibi si erano edificati diversi Fori:
- il "Forum Boarium" per il bestiame, 
- il "Forum Cuppedinis" per le specialità gastronomiche, 
- il "Forum Holitorium" (mercato del cavolo) per gli ortaggi, 
- il "Forum Suarium" per la carne di maiale, 
- il "Forum Piscarium" per il pesce, 
- il "Forum Pistorium" per il pane, 
- il"Forum Vinarium" per il vino.


FORUM SUARIUM

Il Forum Suarium era il mercato della carne suina di Roma imperiale, collocato nella parte nord del Campo Marzio nella VII regio augustea, non lontano dall'attuale piazza Santi Apostoli. Sembra che il forum fosse locato vicino alle baracche delle "coorti urbanae" nella parte del nord del campus Martius, probabilmente vicino all'attuale Via di Propaganda Fide (da Piazza di Spagna a via della Mercede), e la sua amministrazione stava nelle mani del prefetto o di uno dei suoi ufficiali.

La presenza del mercato ci è tramandata da due iscrizioni databili all'inizio del II secolo (CIL VI, 3728=31046, 9631)

S[oli] I(nvicto) M(ithrae)
et sodalicio eius
actores de foro suario
quorum nomina 

e in documenti più tardi. L'amministrazione del luogo era sovrintesa dal prefetto o da un suo ufficiale (CIL VI, 1156).

Domino nostro
VIA PROPAGANDA FIDE - ANTICA SEDE FORUM SUARUM

Fl(avio) Claudio Constantino
fortissimo {h}ac
beatissimo Caesari
Fl(avius) Ursacius v(ir) p(erfectissimus)
tribunus cohorti/um urbanarum
XXI et XII et fori suari(i)
Gabinius Vettius
Probianus v(ir) c(larissimus) praef(ectus) urbi
statuam quae basilicae Iuliae a se noviter
reparatae ornamento
esset adiecit

Il mercato suino, Forum Suarium, era frequentatissimo perchè i romani amavano particolarmente la carne di maiale. che prediligevano sugli altri tipi, stranamente era molto meno apprezzata la carne bovina. La carne suina veniva cucinata arrosto, stufata o lessa, a braciole, a spezzatino o tritata, particolarmente gradito era il maialino da latte, ma vi era anche un largo consumo delle salsicce, delle quali esistevano vari tipi. 

Ancor più del maiale era gradita una scrofa grassa (se la potevano permettere i ricchi), di cui si prediligevano mammelle e vulva, mentre i salami e i prosciutti di maiale erano molto apprezzati soprattutto se arrivavano dalla Gallia. 

Le salsicce contenevano sale, aglio e pepe ma con aggiunte diverse: alcune miste a fegato di maiale, o solo di interiora di maiale, aromatizzate con garum, coriandolo, ligustro, cumino, origano, finocchio selvatico, ginepro, ruta, santoreggia.



Ricette in voga:

- Spezzatino di maiale con la purea di albicocche.
- Arrosto di maiale - spalmato di miele, con intorno fettine di mele condite con curcuma e zenzero.
- Mammelle di scrofa - cotte nell'olio e condite con salamoia di tonno.
- Maialino lesso ripieno - con pepe, lingustro e origano, garum, cervello cotto e uova.
- Porcellum oenococtum (Maiale in salsa di vino) - con olio, garum, vino, porri, coriandolo, pepe, ligustro, cumino, origano, semi di sedano, radice di silfio. 
- Pancetta e fave (di Apicio) - Far soffriggere la pancetta poi aggiungere fave e timo, poi lessare.
- Ficatum di Apicio: fegato di maiale, aceto, pepe, sedano, bacche di alloro, sale, budelli di maiale.
- Polpette di carne di Apicio - carne trita di maiale, mollica di pane, pepe, garum. pinoli, cotta nel vino.
- Maialino arrosto - bollire con pepe, ruta, santoreggia, cipolla, tuorli di uovo sodo, garum, vino, olio.
- Ventriglium di maiale - stomaco in cui si cuociono ritagli di carni e interiora miste al sangue rappreso. 
 

BIBLIO

- Velleio Patercolo - Storia di Roma - II -
- J. Carcopino - La vita quotidiana a Roma all’apogeo dell’Impero - Roma-Bari - 2005 -
- Impp. Honorius et Theodosius aa. Palladio praefecto praetorio - De suariis, pecuariis et susceptoribus vini ceterisque corporatis -
- Samuel Ball Platner, Thomas Ashby - A Topographical Dictionary of Ancient Rome - London - Humphrey Milford - Oxford University Press - 1929 -



FORO OLITORIO - FORUM HOLITORIUM


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MERCATO OLITORIO CON TEATRO MARCELLO E COLONNA LATTARIA
Il Foro Olitorio era l'antico mercato delle erbe, alle pendici del Campidoglio, tra il Teatro di Marcello e il Foro Boario. In età antica era in realtà il mercato dei legumi, della verdura e della frutta, così come l'area dell'adiacente del Foro Boario era il mercato della carne.



ANTONIO NIBBY - Le Mura di roma

« Ma di più vi sono testimonianze di antichi Scrittori, che chiaramente pongono il Foro Olitorio come noi dicemmo extra muros, o per meglio esprimersi fuori della porta Carmentale: Asconio Pediano nelle sue note alla Orazione di Cicerone detta Toga Candìda e siccome della posizione del teatro di Marcello non resta dubbio ed il foro Olitorio è posto concordemente dalli antiquari a S. Nicola in Carcere, di maniera, che i tre tempi, sopra i quali quella chiesa è fondata, probabilmente sono quelli della Pietà, della quale solo pochi frammenti rimangono, dichiara la porta Carmeutale fra il Foro Olitorio, ed il Circo Flaminio, lasciandoli però fuori:

"Ne tamen erretis quod his temporibus Acdes Apollinis in Palatio sit nobilissiini ad nolendi estis,
non hanc a Cicerone significari ut puto, quam post mortem etiam Ciceronis multis anni; Inperator Caesar, que nunc Dìvum Augustum dicimus, post Actianam victoriam fccerit: sed illam demonstrari, quae est extra portam Carme sunt dem inter Forum Olitorium et Circun Flaminium. Eu entra sola tuin demum Romae Apollinis aedes.»

ELEPHAS HERBARIUS

Lasciato il foro Boario dirigendosi verso il foro Olitorio, si incontrava, appena prima di passare la porta Carmenta, un piccolo insieme di templi, con una piazza ed altari. A sinistra, il tempio della Fortuna ed a destra, il tempio di Mater Matuta. Tra i due si ergeva una porta trionfale sormontata da un tempietto.

Qui di fianco al foro olitorio, si elevava il famoso Elephas herbarius, un piedistallo sormontato da una grande statua di elefante, così chiamato, si suppone, in quanto stava mangiando erba. Se il Foro Boario aveva come emblema un bue, il Foro Olitorio aveva un elefante.


COLONNA LATTARIA (Columna Lactaria)

Nel Foro si ergeva anche la Colonna Lattaria, un locale di modeste dimensioni, sormontato da una colonna, dove si ponevano i bambini abbandonati che qualcuno desiderasse prendere o allattare. All'interno del Foro si trovava anche un'area sacra comprendente i tre tempietti dedicati a Speranza, a Giunone Sospita e a Giano.

IL FORO OLITORIO EVIDENZIATO DALLA FRECCIA

AREA SACRA

Era una piccola piazza compresa tra le pendici del Campidoglio il Teatro di Marcello e l’antico Porto Tiberino, dove oggi sorge il Palazzo dell'Anagrafe. Risale all'età repubblicana (esattamente tra le due guerre puniche) l'edificazione dell'area sacra del foro, con tre templi rivolti al Campidoglio successivamente sottoposti a rifacimenti nel I secolo a.c., oggi ai lati e all'interno della Chiesa di San Nicola in Carcere. 

Un quarto tempio, costruito da Manio Acilio Glabrione, console nel 191 a.c.e dedicato a Pietas ma pure a Diana, era situato di fianco al tempio di Giano, venne fatto abbattere da Cesare durante i lavori di costruzione del Teatro di Marcello (poi completati da Augusto). Scarsi resti strutturali di questo tempio sono recentemente stati portati alla luce a nord dei tre templi conservati.


Nel corso di recenti scavi condotti in Piazza di Monte Savello sono stati rinvenuti una base di marmo bianco di grandi dimensioni scolpita con scene relative al mito di Ercole ed i resti del piccolo porticato dei templi di Apollo e Bellona. Del Foro Olitorio se ne ebbero le prime notizie nell'XI secolo nel Liber Pontificalis.

I tre templi, con le facciate rivolte al Campidoglio, e restaurati o rifatti agli inizi del I secolo a.c., sono della Speranza, di Giunone Sospita e di Giano.

Il tempio della Speranza o Spes, costruito da Aulo Atilio Calatino durante la I guerra punica, è il più piccolo e più meridionale dei templi, di cui restano la trabeazione) sei delle undici colonne doriche in travertino originariamente rivestite di stucco a finto marmo, con una cella di metri 25 x 11 con sei colonne sulla fronte e una gradinata. Venne restaurato nel 212 a.c. e poi nel 17 a.c. da Germanico.

TEATRO MARCELLO COL FORO OLITORIO OGGI
Del secondo tempio, quello centrale e più il grande, restano il muro di fondazione, la sottofondazione in travertino della gradinata frontale con la platea (in travertino) dove era situato l'altare, tre colonne con capitelli ionici del pronao; tratti di muro della cella e resti del podio con basi di colonne.

Il tempio, dedicato a Giunone Sospita di metri 30 x 15, doveva avere tre file di colonne sul lato anteriore e due su quello posteriore; fu costruito tra il 197 e il 194 a.c. e restaurato nel 20 a.c.

Del terzo tempio, dedicato a Giano, restano il podio in opera cementizia già rivestito il travertino (ripristinato parzialmente) con due colonne e tre basi di colonne del lato settentrionale, mentre nel muro della chiesa sono inserite altre sette colonne oltre a un pilastro d'anta del lato meridionale con la trabeazione.

SAN NICOLA IN CARCERE
Di metri 26 x 15, vi si accedeva tramite una gradinata frontale, aveva la cella preceduta da un pronao con due file di sei colonne ioniche in peperino, scanalate e stuccate in stile finto marmo, e fiancheggiata da una fila di colonne sui lati lunghi. Venne costruito da Caio Duilio durante la I guerra punica e poi restaurato da Tiberio nel 17 a.c. 

I santuari vennero tutti distrutti nel I sec. a.c. per far posto al teatro di Marcello ma furono rifatti spostandoli a sudest, con ornamenti e statue, ad eccezione del tempio della Pietà per il quale non c’era lo spazio sufficiente e non fu più ricostruito. 

I tre templi sono tuttora parzialmente visibili essendo stati inglobati nella chiesa di S. Nicola in Carcere, mentre il quarto è stato individuato scavando nell’area limitrofa. Nella zona immediatamente adiacente, lungo il fiume si sviluppava il Porto Tiberino con i suoi magazzini, dai quali si attingevano le merci da portare al mercato.





FORO BOARIO - FORUM BOARIUM


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( http://atlasofancientrome.com/ )

Il Foro Boario, o Forum Boarium o Forum Bovarium, cioè mercato dei buoi, era un'area che si estendeva lungo la riva sinistra del Tevere, tra Campidoglio e Aventino, un tempo paludosa poi bonificata con la Cloaca Massima. Lo stesso nome portava la piazza principale della zona, in cui si teneva il mercato del bestiame.
L'area era divisa tra le regioni augustee VIII (Forum Romanum) e XI (Circus Maximus).

EMBLEMA DEL FORO BOARIO
Confinava con il Circo Massimo a sud-est, il Velabro a nord est, esattamente all'arco degli Argentari, con il vicus Iugarius, alle pendici del Campidoglio, a nord, il Tevere a ovest e l'Aventino a sud.

La parte centrale di questa lunga fascia costiera era costituita dal Velabro, dove oggi sorgono l’Arco di Giano e le chiese di S. Giorgio e S. Teodoro. Qui il terreno si abbassava notevolmente e, per piene del Tevere, per alcuni mesi all’anno tutta la zona diventava una palude. Inoltre il letto del fiume si allargava in un’ampia ansa, il cui basso livello dell’acqua consentiva il guado tra le due sponde.

L’esistenza di questo antichissimo «traghetto», e poi del primo bacino portuale in zona Velabro, raccoglieranno in quest’area i principali traffici commerciali della regione nel grande mercato del Foro Boario.



ANTONIO NIBBY


"Non è qui il luogo determinare i confini del Foro Boario ma Tacito lo mostra, come nella nota precedentemente si vide, sotto il Palatino, perchè di là cominciò Romulo il solco delle mura. Fu questo Foro nella VIII Kegione detta del Foro Romano, siccome Rufi e Vittore dimostrano; il primo do' quali nel catalogo degli edifici di quella Regione dice:
Templum Jani, Forum Piscariuin , FORUM BOARIUM,
l'altro poi:
Horrea Agrippina, Equa cernens quattnor Satjris, FORUM BOARIUM, Sacellum Pudicitiue patriciae.

E che 1' arco di Settimio Severo nel Velahro presso S. Giorgio fosse in là scendendo alle falde estreme del monte passò all'ara di Conso la cui situazione questo Foro l'iscrizione sembra indicarlo, nella quale fra le altre cose si leggono queste parole sul principio della ultima linea: ARGENTARII • ET • NEGOTIANTES • BOARII HVITS • LOCI •

Questo Foro traeva nome dal mercato de' buoi, che ivi tenevasi, e per insegna di esso vi fu posto un bue di bronzo Eginetico, siccome Plinio racconta nel capo II del libro XXXIV. "Bos aereus inde captus in foro Boario est Romae: hic est exemplar Aeginetici aeris".

E questo bue, o toro, è quello che Tacito nomina nel passo allegato come insegna del Foro Boario:
"A Foro Boario , ubi aereum tauri simulacrum aspicimus" etc.
Ovidio però ne Fasti v. 478. ne riferisce la etimologia a questo bue: "Area, quae posito de bove nomen habet".

E più ancora Tertulliano nel suo libro "De Spectaculìs" ne determina la posizione presso le prime mete: Et none Ara Con." so illì in Circo ad fossa est ad primas metas sub iena cum inscriptione hujus modi CONSVS CONSILiO . MARS DUELLO. LARES CVM ILLO POTENT£S : etc.

(Antonio Nibby - Architecture 1821)


FORO BOARIO

Toro nel foro Boario

Nell'area era collocata una statua in bronzo dorato raffigurante un toro, che ne costituiva il simbolo: la scultura proveniva dalla conquista di Egina (ad opera del console Publio Sulpicio Galba Massimo nel 210 a.c.). Sembra fosse stata sostituita successivamente dal bassorilievo di un toro.

Si trattava dell'area degli emporii della città arcaica, locata dove confluivano le vie della valle del Tevere e quelle tra Etruria e Campania, che in origine superavano il fiume in corrispondenza del guado dell'Isola Tiberina.

L'area era frequentata da mercanti greci già all'epoca della fondazione della città, alla metà dell'VIII sec. a.c. e la riva del fiume costituiva un rudimentale porto fluviale, portus Tiberinus, esterno alle mura più antiche. Vi aveva sede un antichissimo santuario, l'Ara massima di Ercole, dedicato ad una divinità locale assimilata al Melqart fenicio e più tardi ad Ercole.

Tra il VII e il VI sec. a.c., col crescere delle abitazioni, il Velabro viene prosciugato con la canalizzazione della Cloaca Massima, il piccolo corso d’acqua sotterraneo che traversava il Foro Romano provenendo dalla Suburra, e che diverrà il maggior collettore della città. Nel VI sec. a.c. Servio Tullio, uno dei re Etruschi di Roma, fece ricostruire solidamente il vecchio Portus Tiberinus.

RICOSTRUZIONE DEL FORO
In età regia il guado venne sostituito dal ponte Sublicio, in legno, ad opera di Anco Marzio. Sotto Servio Tullio, ad imitazione del santuario rinvenuto nella città etrusca portuale di Pyrgi, nell'area del Foro Boario venne sistemato un secondo grande santuario, dedicato alla Fortuna e alla Mater Matuta i cui resti sono stati rinvenuti negli scavi dell'area sacra di Sant'Omobono.

L'emporio e il porto Tiberino restarono a lungo fuori del perimetro cittadino, anche se la parte più lontana dal fiume venne inglobata nell'allargamento della cinta difensiva nel IV sec. a.c. In zona venivano ammassate grandi quantità di sale (le Salinae), provenienti dalla foce.

 Nel 387 a.c., con la costruzione delle mura Serviane a blocchi di tufo, la zona del Foro Boario venne compresa nella nuova cinta urbana con tre porte: la Trigemina, situata presso la chiesa di S. Maria in Cosmedin, la Flumentana, posta sulla strada che conduceva al ponte Emilio e la Carmentale, presso l’area sacra di S. Omobono, che segnava il confine con il vicino Foro Olitorio.

Verso la fine del III secolo a.c., allo scopo di limitare i danni causati dalle piene del fiume, tutta la zona del Velabro viene rialzata con un grande terrapieno ricostruendo interamente i principali santuari: tempio della Fortuna, tempio della Mater Matuta, Ara Massima di Ercole, tempio di Portuno ecc. che sorgevano nell’area fin dai tempi più antichi.

Il tempio di Ercole Vincitore o Ercole Olivario ha un peristilio circolare e risale al II sec. a.c. con un colonnato corinzio che circonda la cella tonda, con un architrave e un tetto poi scomparsi. La costruzione è sopravvissuta per secoli come tempio di Vesta reintitolato alla Madonna.

TEMPIO DI PORTUNNO
Il tempio di Portunno invece era rettangolare, costruito tra l'anno 100 e l'80 a.c.. con un portico terastilo e una cella montati su un alto podio con scalinata, costruito in travertino e decorato a stucco.

Mentre le otto colonne ioniche del portico frontale sono libere, le sei colonne sui lati e le quattro dietro sono inserite nelle pareti della cella. Per secoli venne conosciuto come tempio della Fortuna Virile. Verso la fine dell'impero, l'area si riempì di negozi e i due templi vennero convertiti in chiese

Vi si tenne nel 264 a.c. il primo combattimento gladiatorio, in occasione dei giochi funebri in onore di Marco Giunio Bruto Pera. Nell'area era collocata una statua in bronzo dorato raffigurante un toro, che ne costituiva il simbolo, proveniente dal bottino di Egina ad opera del console Publio Sulpicio Galba Massimo nel 210 a.c.). 

Il Foro Boario era frequentemente soggetto a incendi: nel 213, 203 e 196 a.c., mentre la vicinanza al Tevere lo rendeva soggetto alle alluvioni (363, 202, 193 e 192 a.c.). In loco c'erano pure il tempio di Portuno e il tempio di Ercole Vincitore. A partire dal II secolo a.c. le strutture portuali e le relative infrastrutture furono spostate più a valle, sotto l'Aventino (Emporium), mentre l'area viene progressivamente occupata da abitazioni private e insulae. 

Le attività commerciali, tuttavia proseguivano e nel IV secolo d.c. venne costruito il cosiddetto arco di Giano per ospitarle. Con il medioevo i templi di Portuno e di Ercole Vincitore vennero trasformati in chiese e poco lontano sorse anche la chiesa di Santa Maria in Cosmedin. Appunto nella cripta di quest'ultima chiesa è stato riconosciuto il podio dell'Ara Massima di Ercole.


ARCO DI GIANO QUADRIFRONTE

Con 12 m di lato e 16 di altezza, non era un arco di trionfo ma un arco con quattro fornici a croce, con sei facciate e numerose nicchie ospitanti altrettante statue di divinità.Serviva oltre che per il transito, per riparare i commerci da sole e pioggia.

Oggi ritenuto di Ercole.
Approfondimenti: Arco di Giano



S MARIA IN COSMEDEN

La chiesa fu costruita nell'VIII sec. sopra i resti del tempio di Ercole Pompeiano nel foro boario, utilizzando pure reperti della Statio annonae, uno dei centri di distribuzione di cereali romano.



BOCCA DELLA VERITA'

L'area del Foro Boario è oggi conosciuta come Piazza della Bocca della Verità, riferito a un famoso marmo in rilievo con la faccia di un nume forato nella bocca e negli occhi
Era in realtà il tombino romano che copriva una galleria della Cloaca, spostato poi nell'androne della chiesa Santa Maria in Cosmedin.

Secondo una leggenda medievale, chi poneva per giuramento la mano aprova della propria sincerità, se bugiardo veniva morso.
Approfondimrnti: Bocca della Verità



CASA DE' CRESCENZI

Nell'XI sec. la potente famiglia de Crescenzi si costruì una fortezza che guardasse il porto del Tevere
saccheggiando i resti del Foro Boario, dalle colonne, agli architravi, alle mensole e ai portali in marmo


ARCO DEGLI ARGENTARI

ARCO DEGLI ARGENTARI

Vi venne addossata la chiesa di S Giorgio al Velabro, eretto nel 204 d.c.dalla corporazione dei cambiavalute in onore di Settimio Severo e della sua famiglia.

Approfondimenti:  Arco degli Argentari



TEMPIO DI PORTUNNO

Tempio risalente al I sec. d.c., dapprima di Dea Portuna con pargolo, poi solo di Portunus.

Approfondimenti: Tempio di Portunno


TEMPIO DI VESTA - ERCOLE

Tempio ritenuto di Vesta, ma per molti invece di Ercole Olivario, protettore dei mercanti d'olio.

Approfondimenti: Tempio di Vesta


ARA MASSIMA

Era l'ara di Ercole Vincitore, la più antica ara che si ricordi, le cui tracce risiederebbero oggi sotto S Maria in Cosmeden.Approfondimenti: Ara Massima


GLI SCAVI
TEMPIO DI ERCOLE

Scavi del 1551

L'anno 1551 furono scoperti due piedistalli di travertino alti m. 1,34, larghi m. 0.89, l'uno a destra l'altro a sinistra del tempio detto della Fortuna Virile.

Vi erano incise le iscrizioni gemelle CIL. VI, 897, 898 dettate in onore di Caio e Lucio Cesari, nipoti di Augusto, dei quali forse sostennero le statue.

Riferisco tale coppia di monumenti non al tempio, col quale nulla hanno che vedere, ma a quel misterioso fornice eretto da Augusto presso l'imbocco del ponte Emilio (CIL. VI, 878), del quale ha parlato, ma non con l'usata felicità, il comm. de Rossi nel Bull. Inst. 1853, p. 115. 

La più verosimile tra le congetture che si offrono alla mente, è quella che il "re felices. e." della iscrizione di Augusto si riferisca non al fornice, rozza e modesta struttura di travertino, ma al ponte stesso il quale, a causa del difetto di costruzione in una curva del fìume, e in angolo col filone della corrente, è andato soggetto a danni periodici sino dalla prima sua origine.


Scavi '800

Nella zona del foro Boario, scavata a grande profondità tre anni or sono per la costruzione del collettore sinistro, si è ritrovato un doppio strato di ruderi. L'inferiore, composto di ceneri e di materie calcinate, porge splendida conferma al racconto di Livio XXIV, 47, circa il foedum incendium dell'anno 540, pel quale "solo aequata omnia inter Saliaas ac portam Carmentalem, cum Aequimelio Jugarioque vico". Il superiore serba invece, avanzi del foro Boario imperiale, simili a quelli veduti e descritti dal Crescimbeni quando si spianava per la prima volta la regione di Scuola greca.

Ma fra le due zone corre questa differenza, cioè, che rifabbricandosi "iater Salinas ac portam Carmentalem" l'orientazione degli edificii e delle strade fu girata di circa 30°, e messa in più stretto accordo con i muraglioni di sponda o rivae del Tevere; laddove nel versante esquilino le linee stradali e quindi la orientazione degli edificii rimasero le stesse.

Negli scavi della casa Kohlmann è stato ritrovato un pezzo di fistola plumbea, con le lettere a rilievo
C A L P V R N I //, forse Calpurni anus fecit: bolli già noti dell'epoca di Adriano, ed uno di Teodorico con l'acclamazione felix Roma.

Più importante è la scoperta di una bella serie di busti iconici, di proporzione alquanto maggiore del vero, e di lavoro e conservazione assai buoni. I ritratti mi sembrano appartenere al gruppo delle Giulie di Elagabalo. Si conservano tutti presso il proprietario, insieme ai seguenti marmi scritti, rinvenuti nello strato di scarico.

 a) Cinerario marmoreo elegante con due festonciui appesi a maschere.

RITROVAMENTO DEL FORO BOARIO
Nella curva dei festoni, due targhette scorniciate, con la leggenda:
DIS MANIBVS T • RVSTI EVEMEP/

 b) Frammento di lastra cemeteriale di m. 0,32 X 0,23 :
 jTORIA QVAe/ ATVOR Ef QVAEV/

Negli atti del notare Straballato prot. 1719 e. 7 si accenna vagamente ad una forum boaritim «cava sive fovea subtus Capitolium in Foro Boario»; ma questa denominazione comune presso dei tabellioni del cinquecento, si riferisce al Campo Vaccino non all'area «quae posito de bove nomen habet » .
Evvì una cava di marmi in campo vaccino, già Foro Boario.


ROBERTO LANCIANI - STATIO ANNONAE

Parecchie epigrafi poste a memoria di lavori, eseguiti nel foro Boario o nella sua vicinanza immediata, sono tornate in luce dalla Scola greca nella II metà del sec. XVI. La prima, VI, 16.59, copiata dal Pighio « Inter Tiberim et Aventinum in granario quodam » e dal Manuzio  « appresso Schola greca » dice:
SALVIS • DD • NN « HONORIO ET THEODOSIO PP • Tf •  SE"MP • aVgG  » CAECINA DECIVS « ACINATIVS • ALBINVS «
\7c PRAÈ^F • VRBI (a. 414) « FACTO A SE ADIECIT » ORNATVI:
e si comprende facilmente perchè costui abbia tenuto ad adornare questo luogo piuttosto, che un altro; il foro Boario era vicinissimo alla sua casa (cfr. Lanciani. SUL aq. 171).

La seconda epigrafe, VI, 1677, copiata dal Bembo a « Scola greca » - porta la data del 425 e dice:
D N VALENTINIANO FLORENTISSIMO CAESARI  ANICIVS ACILIVS gLkbrio YhVSl'^S V.C ITERVM PRAEFECTVS VRBI REPARA
s'intende dalla rovina del terremoto celeberrimo dell'anno 422.

(Roberto Lanciani)


BIBLIO

- Tito Livio - Ab urbe condita libri - XXVIII -
- Ovidio - Fasti - VI -
- Plinio il Vecchio - Naturalis historia - XXXIV -
- Filippo Coarelli - "Forum Boarium" - in Eva Margareta Steinby (a cura di) - Lexicon topographicum urbis Romae - Roma - 1995 -
- Filippo Coarelli - I santuari, il fiume, gli empori - Storia di Roma I - Roma in Italia - Torino - Einaudi - 1988 -
- Giuseppina Pisani Sartorio - Le scoperte archeologiche avvenute nel corso dei lavori per l'isolamento del Campidoglio e il Foro Boario in Gli anni del Governatorato (1926-1944) - Collana Quaderni dei monumenti - Roma - Edizioni Kappa - 1995 -





IL FORO ROMANO


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IL FORO ROMANO NEL V SEC. A.C.

FORO ROMANO REGIO

RODOLFO LANCIANI:
"FORVM ROMANVM. Piedistallo di Stilicene CIL. VI, 1731, acquistato dai Capranica della Valle l'anno 1584" Gran parte del Forum fu infatti prima distrutto e poi depredato dalla nuova nobiltà romana, non più militare ma prelatizia.

Già all'epoca regia c'erano dunque diverse costruzioni quali:


IL CAMPIDOGLIO

Secondo Tacito la piana del Foro e il colle del Campidoglio furono aggiunti alla Roma quadrata (Palatino) di Romolo da Tito Tazio. Solamente verso il 600 a.c., ad opera del re etrusco Tarquinio Prisco, venne drenata con la costruzione della Cloaca Massima creando una piazza rettangolare pavimentata in tufo. La prima pavimentazione risale dunque al primo periodo etrusco, verso la fine del VII sec. a.c.


IL COMITIUM

Il Comizio romano, sede dell'attività politica, risale lla seconda metà del VI sec. a.c., in età regia. La tradizione riferisce che dopo il ratto delle Sabine, Romani e Sabini, per intermediazione delle donne sabine, cessarono la guerra decidendo di unire i due popoli associando i due regni governati rispettivamente da Romolo e da Tito Tazio, in un regno unico comandato da entrambi.

Come capitale sarebbe però rimasta Roma, ma tutti i Romani furono chiamati Curiti (in ricordo della patria natia di Tito Tazio, che era Cures) per rispetto ai Sabini.

Inoltre il vicino lago nei pressi del regio foro romano, fu chiamato in ricordo di quella battaglia e del comandante sabino scampato alla morte (Mezio Curzio), Lacus Curtius, mentre il luogo in cui si conclusero gli accordi tra le due popolazioni, fu chiamato Comitium, da comite, luogo d'incontro.


IL LAPIS NIGER

Un tempo considerata la tomba di Romolo, oggi più legata alla pietra nera di Cibele invocata dai Libri Sibillini per salvare Roma da i Cartaginesi. Le sue iscrizioni molto antiche fanno però pensare a un periodo più arcaico, sicuramente regio.


LA CURIA HOSTILIA

Fu il più antico luogo di riunione del Senato romano, costruito nel Comizio, entro l'area del Foro, edificato dal terzo re di Roma, Tullo Ostilio. Essendo area sacra, era orientata sui punti cardinali, un'aula rettangolare con l'asse maggiore in direzione nord-sud.

In epoca repubblicana Silla la ingrandì, perchè il numero dei mebri del Senato venne portato da 300 a 600. Sempre nell'area del Comizio però i senatori avevano a disposizione fin dalla prima età repubblicana anche la zona detta Senaculum.


LA REGIA

Una delle più antiche costruzioni del Foro romano, situata all'estremità sud-est, alle sue spalle si trovano il tempio di Vesta e la casa delle Vestali e a nord il tempio di Antonino e Faustina. Qui viveva il Re o almeno il Rex sacrorum. I resti della Regia oggi sono coperti da una tettoia e non sono visitabili.


IL VOLCANALE

Il Volcanal era un antichissimo santuario con altare dedicato al Dio Vulcano collocato nell'area Foro Romano, sopra il Comitium. Secondo la tradizione il Volcanale fu fondato da Tito Tazio, re dei Sabini, quindi un'antica divinità sabina passata poi ai romani assimilandola all'Efesto greco.


LACUS CURTIUS

Secondo Tito Livio una voragine si aprì al centro del Foro, che secondo gli auguri si sarebbe colmata solo gettandovi la cosa più preziosa del popolo romano.

Poiché la presunta ira degli Dei non cessava, il giovane cavaliere Marco Curzio, ritenendo che la cosa più preziosa del popolo romano fosse il coraggio, armatosi montò a cavallo e si consacrò agli Dei Mani gettandosi nella voragine fiammeggiante, che si richiuse su di lui.

Il mito fa pensare a sacrifici umani volontari in vista di pericoli per l'Urbe come assedi o battaglie, una specie di kamikaze insomma.


TEMPIO DI VESTA

C'è chi pensa sia il tempio più antico, insiema al Volcanal. C'era già in età regia e si suppone che le sue vestali anticamente anzichè essere vergini praticassero la prostituzione sacra.


L'UMBELICUS URBIS

L'umbilicus urbis Romae, l'equivalente dell'omphalos greco, era l'ombelico della città di Roma, era il centro ideale della città di Roma, e in un certo senso del mondo, posto nel Foro Romano, nei pressi dell'arco di Settimio Severo e del Tempio della Concordia. Si trattava dell'equivalente romano degli omphalos greci.

Era costituito da un cono di mattoni, molto parzialmente conservatosi, ricoperto di marmi bianchi e colorati, variegati e non, delle più svariate provenienze. Sulla cima doveva ergersi una colonna o una statua.

(By Gilbert Gorski, "The Roman Forum")


FORO ROMANO REPUBBLICANO

Per Foro Romano si intende però in genere quello antecedente al Foro di Cesare, dove in età regia erano già stati edificate imponenti costruzioni, con l'aggiunta di nuovi o di migliorie ai vecchi, quali:



PIAZZA DEL FORO e CAMPIDOGLIO

La piazza del Campidoglio, come si evince dagli scavi, venne lastricata più volte in epoca repubblicana.

Qui si aprì il mercato, l'amministrazione politica e giudiziaria, e i templi, da qui si diramavano le strade, come la Via Sacra, che correva dalle pendici del Campidoglio fino all'Arco di Tito.

Ancora oggi è visibile il suolo a giganteschi blocchi di tufo, come usava nella Roma arcaica, colle profonde tracce delle ruote dei carri.


PORTICO DEGLI DEI CONSENTI

Varrone riporta che anticamente, in prossimità del Foro Romano, stavano le dodici statue dorate degli Dei Consentes, sei Dei e sei Dee, forse la trasposizione dei misteriosi dodici Dei Consenti etruschi.

Nel 1834 gli scavi portarono alla luce, ad ovest del tempio di Saturno, un edificio di mattoni di otto vani, davanti cui vi erano i frammenti di un portico colonnato, poi innalzato e riassettato nel 1858.

Il porticato è oggi di dodici colonne scanalate in marmo cipollino su un basamento sotto cui si aprono altri sette ambienti dove probabilmente stavano le 12 divinità: Cerere e Mercurio, Giunone e Giove, Venere e Marte, Minerva e Nettuno, Diana e Apollo, Vesta e Vulcano.

Un’incisione sull’architrave del porticato dichiara che le statue e la struttura furono rinnovate da Vettio Agorio Pretestato, prefetto di Roma nel 367 d.c.



I ROSTRA

I Rostra erano la tribuna su cui si facevano le orazioni degli oratori e dei magistrati, così chiamata fin da quando fu ornata dai rostri delle navi conquistate durante la battaglia di Anzio del 338 a.c. In origine erano posti all'interno del Comizio con un’area delimitata da gradini circolari.

Quando Cesare e poi Augusto rinnovarono il Comizio, i Rostra furono trasferiti sul lato ovest del Foro. La costruzione conserva ancora i frammenti della facciata quadrata originaria in grandi blocchi di tufo, mentre tutta l’area a piccoli massi cementati risale a un risanamento. I numerosi fori che li costellano accoglievano i perni che sostenevano i rostri.

La parte sul retro che guarda il Campidoglio ha una gradinata semicircolare, forse riproduzione di quella originale. Tra la scalinata e la facciata vi erano pilastri di mattoni che sorreggevano l'originaria piattaforma probabilmente di legno, visto che non ce n'è traccia.

(By David Reinhold)

IL COMITIUM

Nel Comizio avevano luogo le funzioni politiche della repubblica romana, raggruppate in tre parti, ma correlate in un sistema unico e funzionale:
  • L'assemblea popolare, che si svolgeva nella piazza circolare coi gradini, dove si riunivano le genti per prendere decisioni politiche. 
  • Il Senato, che si ritrovava nell'attigua Curia Hostilia e nell'area del Senaculum, per la regolazione delle leggi. 
  • I magistrati, per l'amministrazione della giustizia, che avevano la propria tribuna nei Rostra. 
Fu la zona di maggiore importanza politica del Foro e di Roma stessa, dalla fine dell'età regia fino alla tarda età repubblicana, quando gran parte delle le funzioni del Comizio passarono alla più ampia piazza del Foro e ai nuovi altri edifici che vi si affacciavano.

IL FORO ROMANO (Archeolibiri)


LAPIS NIGER

Lapis niger, tutt'ora visibile, secondo la leggenda dove morì Romolo, dove è stata rinvenuta la più antica iscrizione latina conosciuta.

Ma oggi la leggenda è sfatata, e si presume fosse un santuario di Cibele, dati i ritrovamenti di sculture di leoni e dato che la Dea era spesso rappresentata da una pietra nera.

Forse è la pietra nera che nell'oracolo sibillino fu raccomandato di portare a Roma ed onorare per scongiurare il pericolo di Annibale.


IL VOLCANALE

L'antichissimo santuario con altare dedicato al Dio Vulcano. Dio del fuoco e della fucina, collocato nel Foro Romano, sopra il Comitium. Fu conservato e restaurato in epoca repubblicana.


UMBILICUS URBIS

L'equivalente romano degli omphalos greci, il centro del mondo, ovvero il centro di Roma che fu poi davvero al centro del mondo. Era costituito da un cono di mattoni, parzialmente conservato, ricoperto di marmi bianchi e colorati. Vi si pose accanto la Pitrea Miliare Aurea, inizio di tutte le strade consolari (tutte le strade portano a Roma).


CURIA HOSTILIA

Fu il più antico luogo di riunione del Senato romano, costruito nel Comizio, e ristrutturato da Silla in epoca repubblicana.

IL FORO ROMANO IN EPOCA IMPERIALE (Fonte)

SACELLO DI VENERE CLOACINA

Dedicato a Venere protettrice delle acque e pertanto di acquedotti e cloache, era un piccolo tempio accanto alla basilica Emilia. Dai frammenti sappiamo che aveva una piccola base marmorea con tempietto senza copertura, con una bassa recinzione circolare che accoglieva le statue di Cloacina e Venere.

All'inizio erano due divinità: Cloacina, antica divinità romana delle acque; Venere vi fu inserita accanto all'altra Dea fino ad assimilarla assorbendone il nome come attributo.



TEMPIO DI VESTA

Antichissimo tempio romano, all'estremità orientale del Foro Romano, lungo la via Sacra accanto alla Regia ed alla Casa delle Vestali: insieme a cui costituiva un unico complesso religioso, con il nome di Atrium Vestae. Era custodito dalle sacerdotesse Vestali e venne restaurato in epoca repubblicana.


TEMPIO DI SATURNO

(By Gilbert Gorski, "The Roman Forum")
Risale all’epoca regia ma fu aperto solo nei primi anni della Repubblica, forse nel 498 a.c..
Nel 42 a.c. fu integralmente ricostruito ad opera di Lucio Munazio Planco col bottino della battaglia in Siria e risanato poi dal Senato a causa dell’incendio del 283 d.c.

Ciò che resta del Tempio risale a quest’ultimo risanamento, ricordato nel fregio:
SENATUS POPULUSQUE ROMANUS INCENDIO CONSUMPTUM RESTITUIT cioè “Il Senato e il Popolo Romano restituirono dall’incendio”.


TEMPIO DEI CASTORI

O Tempio dei Dioscuri, di cui restano solo tre colonne corinzie su un alto basamento, si ricollega alla battaglia del 499 a.c. nelle vicinanze del Lago Regillo, tra Romani e i Latini capeggiati da Tarquinio il Superbo, che volevano impadronirsi di Roma, dove comparvero due cavalieri sconosciuti in aiuto dei Romani, che poi fecero dissetare i cavalli presso la Fonte di Giuturna e, dopo aver proclamato la vittoria in città scomparvero. Il popolo romano vi riconobbe i Dioscuri e un tempio venne loro innalzato nel 484 a.c..



FONTE DI GIUTURNA

La Fonte di Giuturna, a destra Tempio dei Castori, era dedicata alla ninfa Giuturna sorella di Turno, sovrano dei Rutili. Le sue acque considerate benefiche, venivano raccolte in una vasca di marmo quadrata di 5 m. per lato, con al centro un basamento rettangolare con i simulacri dei Dioscuri. Sul basamento della vasca erano raffigurati Castore e Polluce con Giove e Leda, loro genitori, e Giuturna.


TEMPIO DELLA CONCORDIA

Per tradizione innalzato da Marco Furio Camillo nel 367 a.c. per celebrare la rinnovata pace tra patrizi e plebei, sancita delle leggi Lacinie Sestie che concessero pari diritti politici alle due classi sociali.



TABULARIUM

Sorge sulla sommità dell’Asylum, la sella tra il Capitolium e l’Arx, le due cime del Campidoglio. Serviva ad ospitare e conservare gli archivi pubblici statali, cioè le tabulae in bronzo sulle quali venivano incise le leggi e i decreti.

Realizzato nel 78 a.c. su commissione di Quinto Lutezio Catulo, il console incaricato dal Senato di risanare gli edifici rasi al suolo o rovinati dall’incendio che colpì quest’area di Roma nell’83 a.c.


BASILICA EMILIA


La Basilica Aemilia, sebbene pervenutaci solo in forma di rovine, è l'unica sopravvissuta dell'era repubblicana a Roma, essendo scomparse la Basilica Porcia (la più antica), la Basilica Sempronia e la Basilica Opimia. L'aspetto odierno però ha numerosi restauri e rifacimenti di epoca imperiale.


BASILICA PORCIA

Realizzata da Marco Porcio Catone, della gens Porcia, per amministrare la legge e come luogo di incontro per i commerci. Sorgeva a ovest della Curia, su un terreno comprato dallo stesso censore precedentemente occupato da negozi e case private. Molti processi vennero tenuti all'interno della basilica.


BASILICA SEMPRONIA

FORO ROMANO (INGRANDIBILE)
Eretta nel 170 a.c. dal censore Tiberio Sempronio Gracco (padre dei Gracchi) da cui l'edificio trae il nome.

Venne costruita sopra la villa di Scipione l'Africano e stava tra il tempio di Saturno e il tempio dei Dioscuri, dove il vicus Tuscus si immetteva nel Foro Romano.


BASILICA OPIMIA

Realizzata nel 121 a.c. accanto al tempio della Concordia da Lucio Opimio che ne aveva finanziato la costruzione.

Con l'ingrandimento del tempio della Concordia sotto Tiberio la basilica fu sacrificata e scomparve.



SCAVI

Nel Foro Romano, lo scavo più importante è quello realizzato dalla American Academy of Rome nella Regia, che ha permesso d'identificare le fasi più antiche del monumento. Questo viene creato per la prima volta nell'ultimo quarto del VII sec., al posto di un gruppo di capanne, che costituiscono il primo insediamento umano nella zona. L'edificio venne poi ricostruito altre tre volte: l'ultima, in modo radicale e definitivo, intorno alla fine del VI sec. a.c.

Come ha mostrato lo scavatore, F.E. Brown, questa fase coincide con la data indicata dalla tradizione antica per l'inizio della Repubblica, della quale costituisce un'evidente conferma archeologica. Altri saggi, assai importanti, ma tuttora inediti, sono stati realizzati in varie riprese nella zona del Comizio, sotto la basilica Giulia, e intorno al tempio del Divo Giulio e all'Arco di Augusto.

(By David Reinhold)


BIBLIO

- Carlo Fea - Indicazione del Foro Romano e sue principali adiacenze relativa alla contemporanea tavola incisa, per lo scavo ordinato dalla S. di NS Papa Leone XII nel 1827 con tavola grande incisa in rame - 1827 -
- Filippo Coarelli - Il Foro romano. Periodo arcaico - Roma - Quasar - 1983 -
- Filippo Coarelli - Il Foro romano. Periodo repubblicano e augusteo - Roma - Quasar - 1985 -
- Paul Zanker - Il Foro Romano: la sistemazione da Augusto alla tarda antichità - Roma - De Luca - 1972 -
- Christian Hülsen - The Roman Forum: Its History and Its Monuments - 1906 -
- Giuseppe Lugli - Il Foro Romano e il Palatino - Roma - Bardi - 1994 -



FORO DI NERVA O FORO TRANSITORIO


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Domiziano decise di unificare i Fori precedenti e nell'area irregolare rimasta libera tra il Tempio della Pace e i Fori di Cesare e di Augusto, fece edificare un'altra piazza monumentale che li metteva tutti in comunicazione tra loro. Sorse sul sito dell’Argiletum, antico quartiere di età repubblicana diviso in due settori dall’omonima strada, che congiungeva il Foro Romano con la Suburra.

Lo spazio obbligato, in parte occupato dalla sporgenza di una esedra del Foro di Augusto e in cui occorreva mantenere il passaggio della via dell' Argileto, lo costrinsero a ridurre i portici laterali a decorazione dei muri perimetrali.

Così il tempio dedicato a Minerva, sua protettrice, si addossò all'esterno dell'esedra del Foro di Augusto, mentre lo spazio rimanente fu utilizzato per un ampio ingresso monumentale (la Porticus Absidata).

La morte di Domiziano in una congiura fece sì che il nuovo complesso, già quasi terminato, fosse inaugurato dal successore Nerva da cui il nome Foro di Nerva, conosciuto anche come Foro Transitorio per la funzione di transito tra i Fori, sostituendosi all'Argileto.

Lo scavo del Foro di Nerva, concluso nel 1996, è stato il primo intervento per la costituzione del Parco archeologico dei Fori Imperiali, stratificatesi ininterrottamente dal II sec. a.c. sino al 1930, dove oggi le cantine degli antichi edifici rasati al suolo durante l'apertura di via dell'Impero, custodiscono al loro interno murature di età precedenti inglobate in quelle moderne.

Nel 1995, nell’area tra la Curia, la basilica Emilia ed il lato sud del Foro di Nerva, furono rinvenuti due ampi tratti di pavimentazione a lastre di peperino del III sec. a.c., con restauri di età augustea, riferiti al Macellum, il grande mercato della Roma repubblicana, in seguito occupata dal Templum Pacis, il Foro voluto da Vespasiano.

Lungo il settore sinistro, sono emerse strutture ipogee cui si accedeva per mezzo di scale, articolate in corridoi con muri in opera incerta e pavimentazione in opus spicatum, lungo i quali si aprivano piccoli ambienti, alcuni con pavimentazione a mosaico.

La ristrettezza degli ambienti, i lucernari, le cancellate in ferro con chiusura per le porte e nicchie nelle pareti per giacigli lignei li hanno rivelati come Ergastula, l'alloggio degli schiavi addetti alle domus.

Nelle strutture si rilevano due fasi: la più antica alla fine del II sec. a.c., per lo stile dei mosaici pavimentali, la seconda all'inizio del I sec. a.c.

Della fase più antica un pannello in mosaico con figura maschile itifallica che nuota, affiancata ad un grande animale marino, altri frammenti di pannelli a mosaico con motivi geometrici e vegetali, nonché una serie di tombini per il deflusso dell’acqua, forse per un piccolo edificio termale.

ESATTA POSIZIONE DEL FORO

Le enormi fondazioni di cuii si è rimesso in luce l’intero perimetro, sono da attribuirsi ad una prima fase progettuale del Tempio di Minerva.

Durante lo scavo non sono stati rinvenuti strati di crollo o di abbandono riferibili al VI e al VII sec. d.c., bensì i resti di un grande edificio porticato sul livello della piazza antica costruito con materiali di reimpiego, datato fine dell'VIII sec. d.c. Resti di altre strutture edifiacte con la stessa tecnica anche sul lato opposto, delimitando una strada che in epoca tarda prese il nome di Fundicus Macellorum de' Archanoè.

Presso la piazza delle Carrette, sistemandosi il piano stradale della via Cavour, si è ritrovato un frammento di grande fregio marmoreo, che per le proporzioni e lo stile ha analogia con quello del foro di Nerva. Vi rimane soltanto il torso, in alto rilievo, di una figura virile, la quale era seduta e teneva il braccio destro proteso.

Essa è ignuda, ma doveva avere dietro le spalle una clamide, di cui vedesi un lembo sul lato sinistro. Nella predetta via Cavour, sotto l'orto annesso al convento di s. Pietro in Vincoli, si è rinvenuto un vasetto di piombo, a due anse, alto m. 0,08, col diametro al corpo di m. 0,03.

IL FORO DI NERVA IN ETA' IMPERIALE


IL RINASCIMENTO

In seguito, un'altra sistemazione urbana mutò l'aspetto del quartiere: durante il pontificato di Pio V, tra il 1566 e il 1572, il Cardinale Bonelli fece bonificare la zona divenuta malsana a causa delle continue fuoriuscite della cloaca massima con la costruzione di un sistema fognario di grande solidità.

Il condotto fognario seguiva un percorso parallelo a quello dell'Argiletum ma a quota più alta utilizzando materiali di recupero, ahimè, del Foro.

CAPPELLA PAOLINA CON COLONNE DEL TEMPIO DI MINERVA
Riferisce il grande studioso di archeologia  Antonio Nibby, Roma, nell'anno MDXXXVIII (1808), p. 237:

" Circa l'anno 1570 furono ordinate le strade da questa parte e cominciato il rialzamento del suolo per le cure di s. Pio V essendo maestro delle strade Prospero Boccapaduli, e perciò le due vie principali che si traversano da nord a sud e da est ad ovest ebbero il nome di via Alessandrina, e via Bonella, una ricordante la patria, l'altra la famiglia di quel papa.

Fu allora che il monastero di s. Basilio venne assegnato alle Neofite. Que' lavori continuarono sotto Gregorio XIII il quale per testimonianza del Martinelli fece levar via gli orti che occupavano questa parte di Roma, e dopo aver diretto le altre vie in due anni si vide la contrada coperta di case l'anno 1585.

 

Paolo V rialzò l'anno 1606 il piano della chiesa di s. Quirico come si vede, e di ciò fa testimonianza la lapide che è sulla porta; ma nello stesso tempo per opera di Giovanni Fontana fece demolire gli avanzi del tempio di Minerva del quale rimanevano in piedi dieci colonne e parte della iscrizione e del frontone ed i materiali furono impiegati per la fabbrica della Cappella Paolina in s. Maria Maggiore e per la Fontana Paolina sul Gianicolo. E così si perdette questo monumento al quale furono sostituite case plebee."

"Dal Foro di Augusto si entrava nel Foro di Nerva da esso dedicato ma incominciato da Domiziano Consacrato a Pallade fu detto anco Palladium. Restano tuttora magnifici avanzi di questo Foro e più ne sussistevano avanti Paolo V nella qual epoca si vedevano 10 colonne maggiori di quelle che esistono al presente. Quel Pontefice fece demolirlo per ornare con i marmi il fontanone del Monte Giannicolo. Fu detto perciò Transitorio perchè era una piazza di gran passeggio dei cittadini. Sorgeva in questo il Tempio di Pallade ed un Tempio di Giano. Il gran muro, l'arco detto de Pantani, le colonne corintie che si vedono appartenevano al Tempio di Marte Ultore del Foro di Augusto quantunque siansi attribuite al Foro di Nerva." (Agostino Ademollo 1837)

FONTE DELL'ACQUA PAOLA CON COLONNE DEL TEMPIO DI MINERVA

Il grande condotto fognario, svuotato dai detriti che lo rendevano impraticabile, costituisce oggi l’unico percorso che congiunge i due settori del Foro di Nerva, sezionati dalla viabilità moderna, conse3ntendo a chi entra nel Foro Romano dall’Arco di Tito di raggiungere, seguendo la via Sacra, il Foro rimesso in luce e di entrare anche in tutte le altre piazze forensi.

Al termine della realizzazione del Progetto Fori Imperiali in corso, saranno rimesse in luce tutte le aree forensi, e dal Colosseo sino a Piazza Venezia, tra il Foro Romano e i Fori Imperiali, si costituirà un Parco archeologico unico al mondo, sul quale potrà continuare a vivere anche la via dei Fori Imperiali, elemento urbanistico ormai storicizzato, che evidenzierà dall'alto la ritrovata unitarietà del sito antico.

IL DECLINO DEL FORO DOPO LA CADUTA DELL'IMPERO (IX SEC.)


SCAVI NELLA VIGNA MAGAROZZI (ex Forum Nervae)

 « In casa di Messer Ascanio Magarozzi presso Torre di Conti, in una sala si veggono sopra una tavola molte belle antiche teste; e sono:
- la testa col petto vestita {sic) di Alessandro Mammeo, quando era consolo .. .
- la testa di un Tigre,
- la testa cei collo d'una donna Sabina.
- Un torso piccolino.
- Un Bacco piccolo assai bello con un pampino di vite, cablemon con l'uva in mano, ma non ha piedi.
- Una testa piccola di Bacco di marmo rosso.
- Una testa di Hadriano imper. col petto.
- Una testa di una figliuola.
- Una testa col petto vestito di L. Vero...
- Una testa di Claudio...
- Un putto ignudo con un vaso in spalla in atto di versare acqua, e tiene sotto il vaso un panno^ ma non ha
piedi.
- Due torsi piccioli.
(Seguono i tre rilievi mitriaci, descritti nel precedente paragrafo).
- Vi è un Sileno nudritore di Bacco; sta ebrio, e dorme sopra una otre di vino; ha sopra una inscrittione.
- Vi è un busto ignudo.
- Vi è un vaso di paragone antico largo duo palmi ; e perchè vi è anco il suo pistello, doveva a quel
tempo essere un mortaio da pistarvi sapori.
- Vi è la testa d'un putto col collo, e da la banda sinistra ha i suoi crini accolti.
- Vi è una tavola di marmo, dove è di mezzo rilievo uno Hercole morto, e lo pongono sul fuoco.
- Vi sono duo Termini con le lor lunghe basi, e col membro virile: uno è di Greco, perchè vi ha queste
due lettere A • f • l'altro è Latino.
- In una camera verso la porta si truova una donna intiera vestita et assisa in una sedia a l'antica. È assai bella, e vogliono che sia Martia Otacilla imperatrice.
- Vi à anco un'altra donna pure vestita et assisa nel medesimo modo, che vogliono che sia Julia Manimea; è assai bella.
- Vi e una testa col collo di una donna, maggiore del naturale, e quasi di Colosso.
- Vi è una testa col busto e braccia di Esculapio, opera assai bella, e forse la più degna di quante in questa casa ne sono; E vi sono anco molti altri frammenti di questo Esculapio.
- Vi si veggono medesimamente molti altri frammenti antichi: E tutte queste statue e teste, ha questo gentiluomo ritrovate ne la sua vigna sul monte Celio presso a Santo Stefano «,

Questo catalogo è veramente notevole, perchè dalla natura stessa delle opere trovate dal Magarozzi nella sua vigna celimontana si può argomentare quella della fabbrica del sito a cui appartennero ab antico. Ma per raggiungere questo risultato, converrebbe innanzi tutto riconoscere nei musei di Roma e di Europa le singole opere descritte dall'Aldovrandi, specialmente le due statue muliebri sedenti, i due Ermi inscritti, e l' iscrizione che accompagna la figura del sileno dormiente, ciò che io non ho avuto opportunità di fare.

Il tempio sul fondo del Foro, dedicato a Minerva , sopravvisse in buono stato fino al 1606, quando venne fatto demolire dal Papa V per utilizzare i suoi materiali per la costruzione della Fontana dell’Acqua Paola sul Gianicolo.

I recentissimi scavi del 1995-96 hanno mostrato che il Foro si impiantò in zona precedentemente occupata da edilizia residenziale, completamente distrutta nel terribile incendio del 64 a.c., e che la sua sistemazione definitiva venne preceduta da almeno altre tre fasi di monumentalizzazione, probabilmente mai portate a termine.

L’ultima delle quali prevedeva la costruzione di un grande tempio sul lato verso il Foro Romano, opposto a quello che venne poi costruito.


RODOLFO LANCIANI

FORVM NERVAE

Concessione della chiesa di s. Maria in Macello nel rione Campitelli all' Università de' Tessitori di pannilini, con 1' obbligo di restaurarla e di chiamarla, dopo compiuti i restauri, s. Maria degli Angeli. Tale Uuiversità dei Tessitori, parte italiani, parte oltramontani, aveva risieduto sino all'epoca, divisa, nella chiesa di s. Maria dell'Anima, e in quella di s. Trifone. 


FORVM TRANSITORIVM o Foro di Nerva

 Convenzioni tra Mariotto de" Cesi oste, e Pietro di Asola scavatore per la distruzione di una parte del recinto del foro Transitorio alle Colonnacce. Dopo la morte del cardinale i marmi passarono alla Marciana, la biblioteca di 8000 volumi al convento di s. Antonio di Castello nella stessa città di Venezia, dove poco stante fu distrutta dal fuoco. 

È curioso a notarsi che, come nella vetusta raccolta del card. Pietro Barbo primeggiavano i busti di Augusto e di Agrippa (Muntz, les Arts, tomo III), cosi quella Grimani vantava fra le sculture iconografiche di primo ordine le statue eroiche di quei due personaggi. Nella seconda metà del secolo rimanevano nel palazzo i marmi descritti dell' Aldovrandi a p. 260, da cui Hondio p. 20. 

Quest' ultimo afferma che il « grandissimo e bellissimo vaso antico, dinanzi al palagio su la strada » nel quale solevano anticamente nelle stufe bagnarsi (Aldovr.) « era stato trovato nelle terme di Agrippa. » La sala principale conteneva un « bellissimo e famoso mappamondo grande, attaccato su alto nel muro ».

(Rodolfo Lanciani)

Vedi anche: TEMPIO DI MINERVA AL FORO TRANSITORIO


BIBLIO

- Heinrich Bauer e Chiara Morselli - Forum Nervae - Eva Margareta Steinby (a cura di) - Lexicon topographicum urbis Romae - II - Roma - Quasar - 1995 -
- Maria Paola Del Moro - Il Foro di Nerva - in Lucrezia Ungaro (a cura di) - Il Museo dei Fori Imperiali nei Mercati di Traiano - Milano - Mondadori Electa - 2007 -
- Eugenio La Rocca - I Fori Imperiali - Progetti Museali editore - Roma - 1996 -
- L. Crema - L’architettura romana - Torino - 1959 -




 

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