MARCO PORCIO CATONE UTICENSE - M. P. CATO UTICENSIS



CATONE  GIOVANE

Nome: Marcus Porcius Cato Uticensis
Nascita: Roma 95 a.c.
Morte: Utica 46 a.c.
Professione: politico e militare


Marco Porcio Catone Uticense, ovvero Marcus Porcius Cato Uticensis detto Minor per distinguerlo dall'avo Marco Porcio Catone, detto Maior (Roma, 95 a.c. – Utica, 46 a.c.), è stato un politico e militare valente e molto onesto, anche se, poco intelligente, poco di spirito e pesantemente intransigente e moralista.

Giulio Cesare lo bollò come "ebrius" (ubriacone), ma non ce ne sono prove, anche se Cesare non parlava mai per rabbia ma per dati di fatto.

Seguace della filosofia stoica e celebre oratore (ma anche prolisso, Cesare lo fece cacciare dal senato per le sue lungaggini), Catone Uticense viene ricordato, oltre che per la sua caparbietà e tenacia, per essersi ribellato al potere del suo rivale Cesare, preferendo il suicidio piuttosto che assistere alla fine dei valori repubblicani di Roma (cioè quelli della supremazia degli aristocratici sui plebei), che aveva orgogliosamente difeso.



LE ORIGINI

Figlio di Marco Porcio Catone il Censore e di Salonina, Marco Porcio Catone Saloniano, ebbe due figli, il maggiore dei quali, Marco, sposò Livia, figlia di Marco Livio Druso, console nel 112 a.c.

Da questo matrimonio nacque, oltre quel Marco, che sarà l'Uticense, Porcia. Da un precedente matrimonio di Livia con Quinto Servilio Cepione erano nati Servilia e Quinto Servilio Cepione.

Quest'ultimo avrà una figlia anch'essa di nome Servilia. Pertanto Marco (il futuro Uticense) e Porcia, Servilia e Quinto Servilio Cepione, erano figli della stessa madre.

Dal matrimonio di Servilia (sorellastra dell'Uticense e amante di Gaio Giulio Cesare) con il tribuno della plebe Marco Giunio Bruto, nascerà Marco Giunio Bruto il futuro cesaricida, che sposerà la cugina Porcia.

L'altra Servilia, nipote dell'Uticense, andrà sposa a Lucio Licinio Lucullo e verrà da questi ripudiata per la sua scandalosa condotta.

La seconda moglie dell'Uticense invece, Marcia, ceduta dallo stesso al famoso oratore Ortensio, ricchissimo, venne ripresa in casa dopo la morte di quest'ultimo, a cui aveva dato due figli.



L'ASPETTO

L’immagine di Catone l’Uticense, pronipote di Catone il Censore, risulta a tutt’oggi problematica, sappiamo che esistevano sue immagini (Tacito, Ann. III, 76; Plinio il Giovane, Epist. I, 17, 3), di cui non resta però nessuna traccia.

L’unica immagine di Catone a noi pervenuta è forse identificabile in un busto in bronzo da Volubilis, in Marocco, presentante un iscrizione (CATO) in lettere d’argento incrostato. Gli studiosi dibattono sulla possibile identificazione, secondo alcuni la forma allungata del busto richiamerebbe modelli di età traianea o adrianea, e propendono l’attribuzione a Catone il Censore, ipotizzando il ritratto destinato alla decorazione di una biblioteca.

Secondo altri, elementi di realismo deciso e stringato ricollegherebbero il ritratto alla tarda età cesariana, facendo propendere l’interpretazione per l’uticense. Essendo improbabile la realizzazione di un ritratto del secondo Catone poco dopo la sua morte è più probabile considerare il ritratto di Volubilis una realizzazione della prima metà del I d.c., in tal senso va interpretata la finezza accademica dei particolari che richiama la ritrattistica postuma di Cesare. In quanto immagine postuma potrebbe raffigurare indifferentemente uno dei due Catoni.



LA DUREZZA DEL CARATTERE

Plutarco, nella sua opera "Vite parallele", descrive il giovane Catone Uticense come un ragazzo molto solerte e deciso sia nel parlare che nelle attività fisiche. Allontanava gli adulatori ma era autoritario con chi lo voleva intimidire; ma non era nè violento nè iracondo. Inoltre non sorrideva quasi mai ed era sempre molto teso.

CESARE
Catone Uticense durante gli anni scolastici non brillò per l'intelligenza, pur avendo ottima memoria e pur applicandosi molto. Con tutto ciò c'è un aneddoto su di lui.
Al tempo gli alleati italici di Roma chiedevano la cittadinanza romana, disapprovati sia dai militari che dai senatori romani.

Il condottiero marso Quinto Poppedio Silone, che alloggiava allora nella casa di Livio Druso, incitava i fratelli Catone a battersi, una volta cresciuti, a favore degli italici:
"Orsù, fate in modo che in favore nostro preghiate lo zio ad adoperarsi per i nostri diritti."

Il fratello di Catone, Cepione, accettò sorridendo, mentre Catone rimase in silenzio a guardare Silone e gli altri ospiti con disprezzo. Indispettito Silone lo alzò e lo avvicinò alla finestra, come volesse gettarlo di sotto, ma Catone non distolse lo sguardo. Silone, resosi conto dell'audacia del ragazzino lo ripose a terra esclamando:
"Quale fortuna per l'Italia che questi è un fanciullo; poiché se fosse stato adulto credo che neppure un voto ci sarebbe stato per noi nell'assemblea popolare"

L'aneddoto sembra però un po' improbabile, sia perchè la richiesta di cittadinanza non meritava disprezzo, tanto è vero che poi fu concessa, sia per l'esagerata reazione di un adulto di fronte a una ragazzino, sia per il repentino ed esagerato cambiamento d'umore per cui il generale lo guarda come un eroe. Per giunta lo reputa capace di conquistarsi la folla, cosa di cui fu in effetti incapace.

Catone ebbe due mogli. Atilia, figlia di Caio Atilio Serranus, che sposò nel 73 a.c., e da cui divorziò nel 63 a.c. per adulterio, e da cui ebbe il figlio Marco, morto a Filippi nel 42 a.c., e la figlia Porcia, che sposò Bruto. La seconda moglie di Catone fu Marzia, che venne "data in prestito" a Quinto Ortensio. Dopo la scomparsa di questo secondo marito ella però tornò al primo, divenendo un simbolo di fedeltà coniugale.



CURSUM HONORUM

- 72 a.c. - Catone combatte come volontario nella III guerra servile (73-71 a,c,) contro Spartaco.
- 67 a.c. - venne nominato tribuno militare in Macedonia e legato di Pompeo per la guerra contro i pirati. 
- 64 a.c. - viene nominato questore.
- 63 a.c. - in qualità di tribuno designato per il 62 a.c., ottenne dal senato la condanna a morte per alcuni seguaci di Catilina (pena poi eseguita dall'allora console Cicerone), in opposizione a Cesare, che proponeva pene più miti.
- 62 a.c. - viene nominato tribuno della plebe.
- 62 a.c. - Si oppone a Marco Licinio Crasso, vincitore della rivolta servile del 73 a.c., che chiedeva per i suoi amici dell'ordine equestre una parziale restituzione di somme, già versate all'erario, per l'aggiudicazione delle gare d'appalto per la riscossione delle tasse nella provincia d'Oriente.
- 62 a.c. - si oppone a Gneo Pompeo Magno (106-48 a.c.), conquistatore della provincia d'Oriente (65-62 a.c.), a cui nega: il trionfo, le terre per ricompensare i suoi veterani e pure il riconoscimento della sistemazione ai territori sottomessi. Pompeo aveva violato la legge che prevedeva l'intervento del senato ove un governatore di provincia si fosse spinto oltre i limiti territoriali di sua competenza. Così Pompeo, secondo Catone, doveva rispondere di interesse privato nella sistemazione territoriale, nella nomina di suoi clienti in posti chiave della provincia e al mantenimento, ai confini, di re e governanti che molto avevano sborsato grandi somme per essere mantenuti o posti sul trono..
- 58 a.c. - nominato di nuovo questore.
- 56 a.c. - nominato propretore per ridurre a provincia romana l'isola di Cipro sottratta all'Egitto, 
- 55 a.c. - si candida a propretore ma fallisce. lo riferiscono Seneca e Petronio arbitro che considera tale bocciatura cosa disonorevole non per Catone, ma per il popolo romano.
- 54 a.c. - nominato pretore  e infine senatore. 
-  49 a.c. - riceve un incarico in Sicilia, forse come propretore.

COPPE DI PROPAGANDA POLITICA DI CATONE E CATILINA
E' un moralista, si oppone all'illegalità, dichiarandosi custode del mos maiorum e delle istituzioni repubblicane, è inflessibile con chi non la pensa come lui. Ispirato ai precetti dello Stoicismo mostrò 
intransigenza a qualsiasi compromesso.

Non meno violenta fu l'opposizione di Catone a Gaio Giulio Cesare, che sapeva essere l'amante della sua cara sorella. Pertanto alla richiesta cesariana di una pena più mite che non la morte a Lucio Sergio Catilina, Catone, si oppone fieramente. Ma si oppose pure alla richiesta di Cesare di un trionfo per le imprese di Gallia e la rielezione a console per l'anno successivo.

Prassi voleva, risponde Catone, che il consolato non si potesse chiedere "in absentia" e che il trionfo si possa celebrare dopo che il comandante ha congedato le sue milizie, inoltre rimprovera a Cesare di essersi così arricchito in Gallia da da poter pagare ingenti somme per saldare i debiti di suoi tanti amici e fiancheggiatori, residenti in Roma. Catone, inoltre, vuole che Cesare deponga la carica che, contro la legge, detiene da otto anni illegalmente, rientrando in Roma da privato cittadino.

Così Pompeo, Crasso e Cesare, per tutta risposta formano il I Triumvirato, per impossessarsi del potere. Cicerone addebiterà all'Uticense la responsabilità d'aver spezzato, con la sua intransigenza, il delicato equilibrio del sistema repubblicano.

Intanto muore Crasso nella battaglia contro i Parti (53 a.c.), e tra Cesare e Pompeo nascono dissidi. Catone si avvicina a Pompeo che cominciava a pendere per gli optimates.

Ma Cesare, con il suo esercito fedele, varca il Rubicone, puntando su Roma. Pompeo, Catone e il senato romano scappano per ricongiungersi alle legioni anticesariane delle province. Cesare e Pompeo si affrontano a Farsalo e Pompeo, scnfitto fugge in Egitto dove viene ucciso.

Catone spera nella Numidia di re Giuba I, anticesariano e protettore dei catoniani, ma vengono sconfiti a Tapso, le milizie cesariane puntano ora su Utica, dove sono arroccati i Catoniani e dove Catone si dà la morte, nel 46 a.c..

IL SUICIDIO DI CATONE

LA MORTE

Catone nel suo ultimo giorno di vita pranzò con tranquillità, trascorse le ultime ore in discussioni filosofiche e nella lettura di alcuni passi del Fedone di Platone, dove si parla della sopravvivenza dell'anima dopo la morte, poi, dopo aver letto il libro per l'intera nottata, esclamando: «Virtù, non sei che una parola» si trafisse il ventre con la spada.

Accorsi, i suoi amici gli fasciarono la ferita, ma egli, strappate le bende, volle morire infierendo contro i suoi visceri. Per lui, stoico, la morte non era un male, ma uno strumento di liberazione dal momento che ogni altra via era preclusa.

Si disse che Cesare avesse parole di ammirazione per Cato; ma quando Cicerone, Bruto e Fabio Gallo scrissero per esaltare la virtù e la preveggenza di Catone, Cesare rispose con gli Anticatones, due libelli polemici che contestarono argutamente l'esaltazione dell'Uticense, presentato come il martire della libertà repubblicana.



LE OPERE

PRIMA DEL SUICIDIO
Alla morte di Catone, vennero pubblicate parecchie delle sue opere e pure quelle indirizzate a lui, come l' Anticato (Contro Catone), scritto da Cesare in chiave ironica, per svilirne l'accigliato cipiglio moralistico. Dello stesso tono, come suggerisce Svetonio, dovevano essere i rescripta Bruto de Catone (risposte a Bruto su Catone) dell'imperatore Augusto.

Le notizie che abbiamo sulla sua politica derivano da Cicerone (Epistolario) e da Gaio Sallustio (Bellum Catilinae), suoi contemporanei. Ma ne parlò in poesia Anneo Lucano, nella sua Pharsalia, lodato per la sua integrità morale ed eroica fedeltà all'ideale di libertà a cui fu fedele fino alla morte.Venne giudicato onesto e coraggioso da vari autori di ogni epoca, come Livio, Valerio Massimo, Seneca, Tacito, Marziale, Quintiliano, Publio Papinio Stazio.

Nel XVIII secolo, nei pressi di Frascati, sul versante di Monte Porzio Catone, sono stati rinvenuti ruderi di una villa romana che gli archeologi presuppongono essergli appartenuta. La moralità di Catone e il suo atto estremo sono a tutt'oggi oggetto di pareri discordi.
Ortensio, grande avvocato e oratore, nonchè uomo molto facoltoso, chiese in moglie la figlia di Catone l'Uticense Porzia, ma questa era sposata con Bibulo. Catone, che come padre aveva la possibilità di annullare il matrimonio (abducere filiam) non diede il permesso. Allora Ortensio chiese in moglie Marzia, la moglie di Catone stesso, il quale, dopo aver chiesto il consenso al padre di Marzia, la concesse in sposa. Marzia diede due figli a Ortensio e dopo la sua morte tornò dal precedente marito Catone.



LA MORALE DI CATONE

La morale per questo fatto ha avuto risvolti strani: la moglie Marzia, che evidentemente era schiava nell'animo, visto che spontaneamente tornò al primo marito che l'aveva venduta per contentare un amico, venne giudicata donna campione di fedeltà, visto che si faceva manipolare a tal punto.
Catone che considerava sua moglie come oggetto di scambio non ricevette alcun rimprovero per questo, e dette l'esempio di un grande manipolatore di anime, con tutta la sua onestà, di regole, si ma non di anima.
Fu criticato per essersi suicidato, se fosse stato per sfuggire  a un nemico crudele che lo avrebbe fatto soffrire fisicamente e moralmente beffeggiandolo, si potrebbe capire. Ma Cesare era clemente e in quella guerra lo fu continuamente, liberando tanti suoi nemici.

Si suicidò, si dice per voglia di libertà, ma Cesare non era un folle dittatore  che si divertiva con il suo strapotere. In realtà lo strapotere a Roma lo avevano gli optimati, che per sei volte uccisero i rappresentanti delle plebe che vollero portare a compimento la Legge Agraria. Cesare fu l'unico che non riuscirono a far fuori, almeno per quella legge.

Catone si uccise perchè il mono cambiava e non si viveva più la frugalità e lo strapotere del pater familias che aveva facoltà di vita e di morte su moglie e figli. Non accettava il cosiddetto cambio generazionale e, soprattutto, non era un uomo molto intelligente. Visto il modo in cui infierì sulle sue viscere c'è da pensare che fosse i n realtà un uomo folle con aspetti da savio, come ce ne sono tanti in giro.



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