TARQUINIO IL SUPERBO




Nascita: ?
Morte: 496 a.c.
Nome completo: Lucio Tarquinio
Predecessore: Servio Tullio
Successore: fine regno
Coniuge: Tullia Maggiore, Tullia Minore
Dinastia: Tarquini
Padre: Tarquinio Prisco
Regno: 534-509 a.c.













L'ultimo Re di Roma, l'assassino

L'ultimo re di Roma, Lucio Tarquinio, figlio di Tarquinio Prisco, denominato dai Romani Tarquinio il Superbo, assunse per gli storici romani il ruolo del cattivo. Evidentemente la società egemone etrusca venne demonizzata per liberarsene. Non è facile credere letteralmente a tutti i fatti descritti a suo carico, anche se il dominio non doveva essere troppo gradevole.
Sposato con Tullia Maggiore, figlia di Servio Tullio, Lucio la uccise per sposare l'altra figlia di Servio, Tullia Minore, che a sua volta uccise suo marito per unirsi a lui.

Quindi Lucio Tarquinio occupò il trono di Roma indossando gli abiti regali ed accusando Servio Tullio di aver usurpato il trono dei Tarquini. Il re reagì e Lucio lo spinse violentemente dalle scale. Nonostante le ferite il vecchio Servio Tullio cercò di fuggire verso l'Esquilino.
Ma Tullia Minore era pronta con un carro che lo investì spiaccicandolo al suolo. Sembra un po' romanzato, difficile che le congiure di palazzo si effettuassero per strada coinvolgendo pertanto il popolo che poteva intervenire in modo imprevisto.

Lucio Tarquinio dunque rivendicò il suo trono come discendente di Tarquinio Prisco contro l'usurpatore Servio Tullio, avendo accanto come complice e moglie Tullia Minore, pluriassassina di marito, sorella e padre.

L'ortolano

Nonostante il suo terribile carattere sembra che Tarquinio apprezzasse certe consuetudini arcaiche romane, come quella di possedere un orto nel territorio della reggia, come usarono peraltro tutti i Re di Roma suoi predecessori.

Ce lo conferma Plinio il Vecchio che aggiunge: "In duodecim tabulis legum nostrarum, nusquam nominatur villa, semper in significatione ea hortus, in horti bero heredium" (Delle nostre leggi delle Dodici Tavole, da nessuna parte è menzionata la villa, se non nel senso del suo orto, che ne è la vera eredità)

Naturalmente l'horto era lavorato dagli schiavi ma ne usufruiva tutta la reggia, godendone dei prodotti freschissimi.


Il combattente

Lucio Tarquinio fu abile condottiero e conquistatore, ma tutto questo venne ignorato dai suoi successori. La guerra verso le città latine mirò a creare una via commerciale verso il sud e verso la Campania, indispensabile per gli scambi tra Etruria e Magna Grecia.

Inoltre per realizzare il gigantesco Tempio di Giove Capitolino Lucio impose la schiavitù alla plebe romana. Forse impose ad alcuni di loro dei lavori obbligati, difficile credere che potesse farli tutti schiavi, ma di lui si disse il peggio.

Più grave ancora, deprivò di potere il Senato accentrandolo nelle sue mani. Del vero ci doveva essere perchè gli aristocratici romani si sentirono esclusi dal governo.

Però non fu da meno nelle azioni militari di Servio Tullio e Tarquinio Prisco. Anzi Lucio firmò trattati di alleanza con le città di Tusculum e Antium, con i Volsci, gli Ernici e gli Equi. In questo modo consolidò il predominio romano nel sud del Lazio. In più fondò le colonie romane di Circei e Signia. Come mai ebbe contro il popolo romano e gli stessi Tarquini?

Forse il tempo degli Etruschi stava finendo, la Roma etrusca, invisa per i lussi e la raffinata cultura mal si addiceva alla plebe e forse anche ai commercianti che ormai intendevano soppiantare i nobili. Ma soprattutto fu invisa alle vecchie famiglie aristocratiche, abituate a governare in Senato. Fu lui a iniziare il grande capolavoro del Tempio di Giove Capitolino.

Lo storico romano Livio - Ab urbe condita:

"Presa Gabii, Tarquinio concluse la pace con il popolo degli Equi e rinnovò l’alleanza con gli Etruschi. Quindi rivolse il pensiero alle questioni urbane, la prima delle quali era di lasciare come memoria del suo regno e del suo nome il tempio di Giove sul monte Tarpeio, al fine di testimoniare che dei due re Tarquinii, il padre aveva fatto il voto, il figlio l’aveva adempiuto. Affinché l’area del tempio di Giove che sarebbe stato edificato, fosse tutta libera dal culto di altre divinità, stabilì di sconsacrare templi e sacelli, dei quali alcuni in precedenza erano stati offerti in voto dal re Tazio, al tempo della sua lotta contro Romolo e che erano stati poi inaugurati e consacrati.

Si tramanda che all’inizio della costruzione di quest’opera gli dei manifestarono la loro volontà per indicare la grandezza di un così importante dominio, poiché, mentre gli auspici approvarono la sconsacrazione di tutti i santuari, non l’ammisero per il santuario di Termine; ciò fu accolto come presagio e come augurio, cioè che la mancata rimozione della sede di Termine, solo fra gli dei, ed il fatto che non fosse allontanato dai luoghi a lui sacri, mostravano ferme e stabili tutte le cose romane. Ricevuto questo auspicio di eternità, seguì un altro prodigio che palesava la grandezza del dominio: si narra che a coloro i quali scavavano le fondamenta del tempio apparve una testa umana con il volto integro. Tale apparizione rivelava senza ambagi che quella sarebbe stata l’arce dell’impero ed il capo del mondo; questo e così predissero i vati, sia quelli che erano nell’Urbe sia quelli che erano stati chiamati dall’Etruria per essere interpellati".


La rivolta

Fattosta che durante l'assedio della città latina di Ardea, il popolo si ribellò al re e fu proprio uno dei Tarquini ad incitarlo alla rivolta; Lucio Bruto.

Secondo la leggenda, il figlio di Tarquinio il Superbo, non contento dei suoi delitti, si rese colpevole di violenza nei confronti della moglie del generale Tarquinio Collatino. La donna, di nome Lucrezia, confessò pubblicamente il disonore e si suicidò, scatenando le ire del popolo. Fu l'avvio alla rivolta, e Lucio Giunio Bruto salì al potere chiudendo al re le porte di Roma.
Ma le violenze erano usuali al tempo dei re romani. Basta guardare la loro religione, gli Dei stupravano continuamente Dee, ninfe e donne, il che denotava un costume locale.


Porsenna

LA CACCIATA DI TARQUINIO IL SUPERBO
Comunque Tarquinio il Superbo chiese aiuto al re etrusco di Chiusi, Porsenna, e con lui assediò Roma.

Durante l'assedio, si racconta, Porsenna restò colpito dalle gesta eroiche dei romani Muzio Scevola, Marco Orazio Coclite, e Clelia, per cui decise di firmare la pace con loro.

Tarquinio il Superbo invece fu cacciato esule a Tusculum e poi dal tiranno greco Aristodemo di Cuma. Comunque non gli andò male, perchè visse tranquillamente per altri 14 anni negli otii del Tuscolo, servito e rispettato. In quanto a Porsenna sembra che non riuscendo ad entrare a Roma la assediò e la conquistò, tenendola per ben due anni. Poi non si sa come Roma si liberò ed ebbe inizio la Repubblica.



MUZIO SCEVOLA

La leggenda lo descrisse come un valoroso soldato che aveva giurato di uccidere Porsenna. Invece per errore colpì il suo scriba. Scoperto avrebbe dichiarato al re: "Volevo uccidere te. La mia mano ha errato e ora la punisco per questo imperdonabile errore". Così dicendo bruciò la mano destra sul braciere e fu per questo chiamato Scevola, cioè il mancino.
Porsenna rimase talmente colpito che lo liberò, ma Muzio finse allora di rivelare la congiura su Porsenna, in realtà erano ben trecento romani ad aver giurato di colpirlo. Porsenna che era un po' rincitrullito ci credette a tal punto che firmò la pace coi romani.
Un racconto ingenuo, sia per la mano arrostita sia per la credulità di Porsenna, uno che si fa cuocere una mano tradirebbe i progetti romani? Di certo non parlerebbe neppure sotto tortura. Anche qui la leggenda è paradossale.



ORAZIO COCLITE

La leggenda narra che nel 508 a.c. il romano Orazio Coclite riuscì da solo a fermare gli Etruschi mentre i compagni demolivano il ponte Sublicio per impedire che passassero il Tevere. Fu lui a tagliare l'ultima parte del ponte ordinando ai compagni di scappare. Demolito il ponte si gettò in acqua con tutta l’armatura e affogò. Secondo Tito Livio invece si salvò e tornò a Roma che lo onorò con una statua e alcune terre.



CLELIA

Ci sono due versioni:
- nella prima Clelia con nove ragazze fu consegnata a Porsenna dai Romani come pegno di pace. Ma Clelia con le compagne scappò dall'accampamento traversando il Tevere a nuoto. Una sentinella però la trovò e la riconsegnò a Porsenna che la liberò ammirato dal suo coraggio.
Nella seconda Clelia fu consegnata da sola come pegno di pace. Qui riuscì a scappare traversando il Tevere a nuoto. Porsenna pretese però la sua restituzione; i Romani la restituirono e Porsenna la liberò sempre per ammirazione del suo coraggio.

Perchè Porsenna si commuove solo alla restituzione? E perchè commuove tanto un prigioniero che scappa? E' poco credibile anche questa, e soprattutto gli etruschi non erano teneri. Non dimentichiamo che i gladiatori e le lotta tra uomini e belve li hanno inventati loro.

Sembra invece che Roma sia stata conquistata dal re di Chiusi. Porsenna probabilmente non si alleò ma bensì cacciò i Tarquini da Roma per sostituirsi nel potere ed il trattato di pace fu invece una resa. Il tiranno greco Aristodemo di Cuma, nemico degli Etruschi, probabilmente aiutò Roma durante l'assedio di Porsenna.
Ciò spiegherebbe anche l'esilio di Tarquinio a sud, a Tusculum e a Cuma. Fosse stato alleato di Porsenna si sarebbe rifugiato nelle città etrusche del nord e non in quelle greche del sud.

L'espansione etrusca verso sud venne fermata dai latini e dagli alleati di Cuma nella battaglia di Ariccia (506 a.c.), inferendo un grave colpo agli Etruschi nel Lazio.
I nobili romani, che avevano perso potere sotto il dominio etrusco, soprattutto in Senato, appoggiarono la rivolta. Liberatasi dagli etruschi, Roma lasciò la monarchia e divenne repubblicana.

La leggenda di cui sopra fu forse inventata dagli storici romani di età imperiale, Livio e Tacito, per nascondere la sconfitta romana contro gli etruschi di Porsenna. Spesso le sconfitte vengono camuffate con gesta eroiche.
Comunque Roma fu etrusca sotto il regno dei Tarquini, ma gli Etruschi persero perchè le loro città furono sempre in lotta tra loro per il predominio. La lega etrusca (la Lega delle 12 città-stato rette dai dodici Lucumoni) non funzionò mai, e nessuna città ebbe aiuti quando fu attaccata dai Romani.

"Secondo alcuni studiosi, combinando diversi dati storici ed archeologici, si può ragionevolmente concludere che Tarquinio il Superbo fu cacciato non da una rivolta popolare, ma da un altro re etrusco, Porsenna, re di Chiusi, che si impadronì di Roma, prima di essere sconfitto da una coalizione latino-cumana nella battaglia di Aricia (sulla battaglia e le sue conseguenze vd. in particolare Giulio Giannelli, La data e le conseguenze della battaglia di Aricia, in Ricerche Barbagallo, vol. I pp. 391 ss., Napoli 1970). Secondo altri storici, invece, il dominio che il patriziato sembra avere esercitato sulla prima Repubblica induce a pensare che la fine della monarchia sia da attribuire a una violenta rivolta (confermata anche dall'odio feroce che l'aristocrazia romana dimostrò nei confronti dell'istituto monarchico in tutto il corso dell'età repubblicana) del patriziato romano contro un regime che aveva accentuato notevolmente i suoi caratteri autocratici"
(Geraci e Marcone, Storia Romana, Le Monnier, 2004)
Della monarchia rimase sempre un ricordo negativo. Era tempo di repubblica, ovvero di Res Publica.




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