CULTO DI TELLUS - GEA





LA DEA TERRA o DEA NATURA

Cesare Ripa:
"Terra, una Matrona a sedere, vestita
d’habito pieno di varie herbe e fiori,
con la destra mano tenghi un globo,
in capo una ghirlanda di fronde, fiori e frutti,
e dei medesimi ne sarà pieno un corno di dovizia,
il quale tiene con la destra mano,
e a canto vi sarà un Leone,
e altri animali terrestri."


Tutto procede dalla Terra e al suo grembo ritorna. La religiosità tellurica è diffusa lungo tutta l'età del bronzo, il Neolitico ed il Paleolitico, iniziando dalle cosiddette Veneri steatopigie, risalenti a ben 30.000 anni fa.

"..Nella costante tellurica, la divinità suprema è concepita come donna-Dea , madre e terrestre. In un'area che va dai Pirenei al lago Baikal alla Cina alla Mongolia si sono trovate figure femminili risalenti ad un periodo che inizia intorno al 30.000 a.c. Vengono comunemente chiamate Dee-madri."


La divinità tellurica ha molti nomi:
  • in area mediterranea: Cibele, Iside, Atargatis, Semele, Demetra, Bona Dea, Tellus, Ma-Bellona;
  • tra gli Ittiti Hepat;
  • in Mesopotamia Aruru, Nintu, Ninhursaga;
  • tra gli Egizi Hator;
  • tra i Sumeri Inanna;
  • tra gli Accadi Astarte;
  • tra i Semiti Ishtar;
  • tra i Cananei Anath;
  • tra gli Hurriti Hebat, Ma;
  • tra gli Indiani Durga, Kali, Prithivi;
  • tra i Cinesi Kwan-yi;
  • tra gli Aztechi Coatlicue; tra i Giapponesi Kannon;
  • tra i Teutoni Nerthus
Sofocle: "E' la più venerata di tutti gli Dei, l'incorruttibile e l'infaticabile"
Omero: "Madre di tutti... che nutre sulla terra tutte le creature, quante si muovono sulla divina terra o nel mare e quanti volano..., madre degli Dei."
Pindaro "Madre degli uomini e degli Dei"
Eschilo "Presiede a tutto ciò che esiste nella vastità cosmica della terra; terra che l'uomo percorre finché non giunge la morte; genera tutti gli esseri, li nutre e li accoglie di nuovo nel suo seno"

La pratica della inumazione dei cadaveri è legata a lei, come terra che riaccoglie nel grembo.



LA GEA O GAIA GRECA

Dei documenti greci, il più antico è l'Inno alla Terra, uno degli inni cosiddetti «omerici», anche se databile posteriormente, agli inizi del secolo VI a. c.:

"Mi accingo a cantare alla Terra, Madre universale dalle solide fondamenta,
vecchia venerabile, che nutre quanto si trova sulla superficie di essa.
Da te procede la fecondità e la fertilità, o Sovrana!,
e da te proviene dare e togliere la vita agli uomini mortali.
Beato colui al quale tu, benevola, rendi onori;
questi ha tutto in abbondanza... dea augusta, generosa divinità!
Salve, Madre degli Dei, sposa del Cielo stellato!
Concedimi una vita felice come premio al mio canto!
D'ora in poi mi ricorderò di te nei rimanenti canti."


Gea fu la prima Divinità ad emergere dalle tenebre del Caos, e come tutte le Dee primigenie fa figli e si accoppia con loro. Gea ebbe relazioni incestuose sia col figlio Urano che col fratello Tartaro, da cui ebbe Tifone, la parte oscura della vita, cioè la morte.
Alleandosi coi figli, si oppose a Urano e agli altri Dei diventando il simbolo dell'ira della Terra per le offese subite. Tramite Eros, principio dell’accoppiamento, Gea si unì ad Urano e a Ponto da lei creati, in tal modo l'unione di Mare, Cielo e Terra diede vita alle prime generazione degli Dei celesti e marini. Gea era la Terra e pertanto madre di tutti gli esseri che nutre e fa crescere, quindi una dispensatrice di prosperità. Era anche venerata come Divinità del mondo sotterraneo, come dispensatrice di morte, perchè la terra accoglie nel suo grembo ogni essere che cessa di vivere.
Gea, in alcune zone della Grecia, in particolare ad Atene, fu anche oggetto di culto quale allevatrice di bambini; per alcune leggende fu la madre di Erittonio, il progenitore della stirpe Attica, e dispensatrice pertanto dei Sacri Misteri. Gea fu citata ed invocata da antichi poeti, come Omero ed Esiodo.



TELLUS ITALICA

"Gaia io canterò, la madre universale dalle salde fondamenta. 
Antichissima, che nutre tutti gli esseri, quanti vivono sulla terra, 
quanti si muovono sul terreno fecondo o nel mare azzurro, 
e quanti volano nell'aere; tutti si nutrono dell'abbondanza che tu concedi.

Grazie a te gli uomini sono fecondi di figli, e ricchi di messi. 
Signora; è in tuo potere dare o togliere la vita agli uomini mortali. 
Felice colui che nel tuo cuore tu benevola onori: 
a lui senza limite affluisce ogni bene. 
Per lui sono gravati dal raccolto i solchi apportatori di vita, 
e nei campi ha gran copia di bestiame; la sua casa è piena di ricchezze.

Tali uomini regnano con giustizia sulle città delle belle donne, 
e li accompagna grande benessere, e prosperità. 
Esultano i figli di letizia giovanile, e nei cori ornati da ghirlande, 
con animo lieto, danzando si rallegrano, tra i fiori del prato, 
le figlie di coloro che tu onori, o Dea veneranda, forza generosa.

Salve, madre degli dèi, consorte del cielo stellato. 
Concedimi benevolmente, in cambio del mio canto, 
la prosperità che conforta il cuore, 
ed io mi ricorderò di te, e di un altro canto ancora."

(Inno a Gaia, Omero)

Divinità molto arcaica, anche denominata Saturnia Tellus, personificante la terra che dà la vita, che nutre e dà la morte, insomma la Dea Triplice, la Santissima Trinità. La Terra di Saturno allude ad un'epoca molto arcaica, una specie di età dell'oro in cui l'umanità lottava per l'esistenza ma non conosceva l'odio nè la paura della morte.
La Dea è la manifestazione, l'epifania, ed anche l'energia che la manifesta. Gli antichi distinguevano una Natura Naturans e una Natura Naturata, come dire l'ideatrice e la forma. La Terra pertanto è matrice di tutte le forme, nel visibile e nell'invisibile mondo.
Altro nome italico della Natura fu la Mater Mammona e la Mater Matuta, anche qui la divinità creatrice e la sua manifestazione visibile. La Chiesa cattolica trasformò il nome di Mammona in diabolico, perchè pagano, facendone un'immagine del diavolo.
Altri nomi, che variavano nei diversi pagus, furono la Mamma Mammosa e la Mamma Matuta.
Dal termine proviene la parola spagnola matare=uccidere, e la parola italiana mattatoio=luogo deve si uccidono gli animali. L'aspetto mortifero della Madre Natura è stato poi negato dall'umanità che ha staccato il creato dal suo creatore, per sentirsi diversa dagli animali e prediletta da Dio, onde non dover morire come loro ed assumere una qualche immortalità.



TELLUS ROMANA


Inno orfico a Gea

"Riconosco l’essenza dell’unica Dea, 
generatrice di tutte le esistenze; 
le sue forme sono infinite, 
Ella manifesta se stessa nel nostro amore 
e tutti noi siamo suoi amanti. 
Tratto tutti gli esseri con rispetto, 
poiché la Dea vive in ognuno di essi 
tanto quanto in me.
Tollero tutte le altre religioni e non costringo nessuno 
ad unirsi al Cerchio della Dea; 
la Dea stessa provvede a chiamare coloro che sono pronti 
ed essi sentiranno il Suo richiamo. 
Esprimo la mia adorazione alla Dea 
ristabilendo l’equilibrio sul suo pianeta. 
Mangio principalmente cereali, verdura e frutta, 
dimodochè il cibo sul pianeta sia sufficiente per tutti; 
ogniqualvolta mi nutro rivolgo un ringraziamento alla Dea, 
fornitrice di tutte le energie; 
non rifiuto di mangiare con moderazione carne animale, 
ma ogniqualvolta lo faccio, 
rivolgo un ringraziamento allo spirito dell’animale che mi nutre. 
Nel Cerchio della Dea creo il consenso 
per mezzo del rispetto delle differenti opinioni; 
riconosco che nel percorso della Dea vi sono molti percorsi. 
Nella mia casa creo un luogo sacro per la Dea, 
in cui pregarla e compiacerla; 
medito e rivolgo il mio pensiero alla Dea tre volte al giorno: 
al mattino, a mezzogiorno e alla sera. 
La sessualità è il Suo Sacramento, 
godo del suo dono e benedico coloro con cui lo condivido 
con affetto e amore, ricordando che il sopravvento della gelosia 
è causa della cessazione del ciclo della rinascita. 
Annuncio la Dea al mondo attraverso buone opere, 
onesto lavoro e semplici atti di bellezza e amore".

Tra le statue marmoree della Dea, ricordiamo una statua trovata a Roma nel XIX° secolo: una donna seduta, circondata da bambini, con una cornucopia in mano ed un vitello al fianco, segno di prosperità e proloficità.
Tellus fu invocata, insieme a Giove, da Varrone all'inizio della sua opera sull'agricoltura. Lo stesso Augusto fece raffigurare sull'Ara Pacis la Dea Tellus coi suoi figlioletti, in mezzo alle acque e ai venti.

La leggenda narra che l’oracolo di Fauno avesse consigliato al re Numa Pompilio di placare la Dea Tellus, adirata coi Romani che precedentemente avevano subito molti attacchi dalle popolazioni vicine, immolandole due vite in una, in un periodo di carestia e di siccità e che, da allora, tale pratica sia diventata una tradizione continuata fino al 271 a. c. Le due vite in una furono interpretate come il sacrificio di una bestia gravida, e così si fece.
Valerio Massimo riporta che un tempio dedicato a Tellus sorgesse sulle case di Spurio Cassio, fatte demolire dal senato, nei pressi delle Carine.



I NOMI

Saturnia Tellus- Terra di Saturno
Tellus Stabilata - che protegge dai terremoti
Tellus mater - madre di tutti gli esseri viventi


Iconografia

In genere seduta su un trono con vari pargoletti, o una cornucopia, o con un cesto di frutta, o dotata di molte mammelle.

"Dea santa Terra, genitrice delle cose della natura,
che tutto generi e rigeneri nel giorno,
che sola proteggi le viscere delle genti,
divina arbitra di cieli e mari e di tutte le cose,
per la quale la natura si acquieta e il sonno accoglie,
ed anche la luce ricomincia e la notte fugge:
tu le ombre dell'Orco ricopri e la Discordia immensa
e i venti e le piovose tempeste trattieni,
e quando vuoi, le lasci andare e inciti il gorgo
e la fuga del Sole e le bufere scateni
e lo stesso, quando desideri, ci concedi un giorno sorridente.
Tu gli alimenti della vita doni in perpetua fiducia,
e quando l'anima si allontana, in te ci rifugiamo:
perciò, qualsiasi cosa doni, in te tutto ritorna.
Con ragione ti chiamiamo Grande Madre degli Dei,
perché in pietà vincesti i numi divini.
E tu veramente sei la genitrice degli Dei e delle genti
Senza la quale niente può maturare né nascere.
Tu sei Grande, e tu sei la regina degli dèi, oh divina.
Te, dea, io adoro, e il tuo nume io invoco,
e indulgente garantiscimi ciò che ti richiedo;
e affido grato a te, Dea, meritata fiducia.
Esaudiscimi, ti prego, e favorisci i miei propositi;
ciò che io ti chiedo, Dea, tu voglia garantirmelo.
Le erbe, qualunque genera la maestà tua,
per causa salutare affida a tutte le genti:
questo, ora, mi permetta la tua medicina.
Venga la medicina con le tue virtù:
qualunque cosa ci faccia, che abbia un buon evento,
e lo stesso a chiunque la darò, e lo stesso
a chiunque da me la accetterà,
mantienili sani. Infine ora, Dea, questo mi
garantisca la tua maestà,
ciò che io, supplice, ti richiedo."




LE FESTE

La festa del 15 Aprile dedicata a Forcidia Tellus e il 19 Aprile si svolgevano le Ceralia dedicate a Cerere. Per ambedue le feste si sacrificava la scrofa, o “porca praecidiana” per la prima mietitura, mentre la “porca praesentania” veniva sacrificata ai funerali in presenza del cadavere come offerta funeraria. Quindi nascita, morte e rinascita. La scrofa è l'animale che alleva e allatta molti figli, per questo veniva paragonata alla Dea, prolifica e generosa come lei. Si trattava di Dee regolatrici di vita e morte, come dire la cornucopia piena e vuota, o luna piena e luna nuova, nel mito dell'eterno ritorno, o del ciclo infinito.

Nelle Ceralia c'era il rito delle volpi luminose, poiché pare che, trattenute e poi lasciate libere, con delle torce accese legate sul dorso, divenissero come saette lucenti scappando in ogni direzione. il rito può sembrare terribile me le intelligentissime volpi erano abili nel liberarsi dai legacci che non duravano a lungo, oppure si rotolavano facendo spegnere il fuoco.

Cerere è spesso associata alla preesistente Dea Tellus sia nel culto che nel calendario in quanto le Fordicidia, dedicate a Tellus, e le Cerialia sono separate da soli quattro giorni (15 e 19 aprile), un breve intervallo di solito riscontrato nelle feste di uno stesso ciclo. Anche Publio Omero associa le due Dee chiamandole "madri delle messi" (frugum matres). Anche in due festività agricole c'è questa associazione tra le due Dee, nelle Ferie sementive alla fine della semina a gennaio con l'offerta di una scrofa gravida a Tellus, la Porca Praecidiana di cui sopra, e spighe di spelta a Cerere, che nel sacrificio della porca praecidanea all'inizio della raccolta.Ogni 13 dicembre si celebrava la Dedicatio al tempio romano di Tellus, e in più si celebrava Tellus nel tempio di Giove.



TEMPLI

Nel 268 a.c., per iniziativa del console P. Sempronio, fu eretto in Roma un tempio dedicato alla Dea Tellus, restaurato nel 54 a.c. da Quinto Cicerone, fratello del più celebre Tullio.

Un tempio della Dea Tellus si trovava alle Carine, o Carene, tra la Velia e il Fagutal dalle parti del Vicus Sceleratus (oggi via Frangipane), così chiamato, perché in quella via Tullia, figlia del re Servio Tullio, passò con il cocchio sopra il cadavere del padre, che schizzò sangue.

Alle Carine nel Tempio della Dea Tellus, il 17 marzo 44 a.c., due giorni dopo l'assassinio di Giulio Cesare, il console Marco Antonio riunì il senato, perché era impraticabile per quella riunione il Tempio della Concordia ai piedi del Campidoglio nel Foro per la presenza sul Campidoglio dei gladiatori di Decimo Giunio Bruto Albino, congiurato.



La Devastazione dei resti del tempio ad opera di Pio IV

1550, 6 gennaio. R. IV. IN TELLVRE
"La vigna o villa Mattei occupava l'altipiano del Cespio, tra s. Pietro in Vincoli la via della Polveriera e la via del Colosseo, altipiano oggi tagliato dalla nuova via de' Serpenti, e coperto in gran parte dalla scuola municipale Vittorino da Feltro". (Vedi Nelli, tav, 13-14: tav. XXIX della /". U. R: e Bull. Com. tomo XX, a. 1892, pp. 19-37)
Di questa scoperta parla il Florent anche nel cod. Bruiell. 4347, e. 32, e il Sigonio nell'epistola all'Orsino, in cod. vatic. 4105, e. 219. Vedi CIL. tomo I, parte I, ed. 2% p. 14 e Ligorio Torin. XV, e. 225 : 

« La spira di sotto e delle colonne dell'ordine composito del portico del tempio di Tellure tolta et guasta dalle reliquie che a questi di sono cavate di sotto terra havante alla piazza di Torre de' Conti... le colonn erano di marmo bianco pentellico ».
Questo ricordo del Ligorio si riferisce probabilmente agli scavi eseguiti in Tellure al tempo di Pio IV per la ricerca di materiali destinati alla costruzione della porta Pia.




ARTICOLI CORRELATI



1 comment:

Francesco Carpini on 19 settembre 2015 22:14 ha detto...

Per favore vorrei conoscre la fonte dell'inno orfico a Gea.
Grazie.

Posta un commento

Post più popolari

 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero