DIRIBITORIUM





L'USO

Il Diribitorium era uno spazio rettangolare porticato costruito in Campo Marzio, dove venivano contati i voti lasciati nell'adiacente Saepta Iulia, ma veniva anche usato per distribuire soldi o grano, o olio, o comunque provviste al popolo, in occasioni di grandi cerimonie come la salita al trono di un imperatore, o in casi di carestia, ma pure per consegnare la paga ai soldati, o per arruolarli e così via. (Plinio: quae diribitorio superfuerat).

M. Agrippa iniziò l'edificazione del Diribitorium probabilmente nel 20 a.c. quando ordinò tutte le altre costruzioni nel Campo Marzio, ma venne completato da Augusto nel 7 a.c., come narra Diodoro Cassio. Il nome dell'edificio deriva da quello delle elezioni ufficiali, le diribitores, il che ne rileva l'uso primario.

Ovilia era lo spazio chiuso entro il Diribitorium, originariamente diviso da barriere di legno, in corridoi e sezioni, corrispondenti al numero di curie, tribù o centurie delle differenti assemblee, e attraverso queste passava il popolo per depositare i voti su un ponticello o piattaforma rialzata collocati di lato.

Si votava lasciando cadere in una cista delle piccole tavolette coperte di cera col nome che si desiderava eleggere inciso da uno stilo.



LA COLLOCAZIONE

Unito al portico sud della Sæpta Iulia, il Diribitorium si presentava come un portico rettangolare di cui, grazie alla pianta severiana, le posizioni delle pareti est ed ovest possono essere oggi ricostruite a tavolino.

Parti delle pareti sud del Diribitorium furono scoperte nel XIX sec.durante gli scavi sotto Corso Vittorio Emanuele II, vicino a Piazza del Gesù; le pareti in opus quadratum risalgono all'era di Augusto e vennero rintracciati lastricati in travertino. Tracce simili furono rinvenute sulla parete nord sotto la chiesa delle SS. Stimmate di S. Francesco.

PIANTA DEL DIRIBITORIUM
Secondo altri studiosi, sarebbe difficile trovare una locazione, accanto alla Septa, grande come descritta, se non a sud est, sotto la Chiesa del Gesù, dove comunque non sono mai state rinvenute tracce di antichi edifici.

Per questo, nonostante Cassio Diodoro le menzioni insieme, Hülsen ha sviluppato una teoria per cui il Diribitorium era il piano superiore della Septa. In effetti, le mura erano straordinariamente massicce per una struttura ad un solo piano. Però, aggiungiamo noi, Cassius Dio sostiene che l'edificio restò senza tetto, perchè il magnifico tetto precedente non potè più essere ricostruito. Se fosse stato il piano superiore della Septa avrebbe dovuto essere ricostruito in ogni caso, perchè la Septa, in qualità di piano inferiore avrebbe avuto come soffitto un solaio e non un tetto.



DESCRIZIONE

Il Diribitorium era la più larga costruzione a tetto unico nella Roma augustana, con travi in legno di larice lunghi 100 piedi romani (quasi 30 m) e un piede e mezzo di spessore (quasi mezzo metro); queste capriate erano una tale meraviglia che un trave di esso che non era servito, veniva conservato nella Saepta e mostrato come una come una curiosità ( Cassio Dio. e Plinio).

Il Diribitorium confinava a nord e a ovest con la Saepta, era molto più estesa ad est, e rastremata verso l'angolo di nord est (Torelli). L'entrata doveva essere nella facciata ovest, che, almeno nel periodo severiano, era ornata da una fila di larghe colonne che conducevano all'Hecatostylum. A nord dove il Diribitorium confinava con la Saepta, si snodava un lungo corridoio; le due costruzioni comunicavano sicuramente, ma la forma delle entrate nella piazza dei Saepta resta incerta.
Caligola fece collocare delle panche nel Diribitorium usandolo al posto del teatro quando faceva molto caldo (Cass. Dio)

Fu da questo tetto che Claudio scorse un grande fuoco sull'Aemiliana (Svetonio).
Il tetto subì gravi danni nell'80 d.c., quando scoppiò l'incendio che devastò Roma (Diodoro Cassio) e da allora il Diribitorium rimase per lungo tempo a cielo aperto, finchè venne ricostruito da Tito Vespasiano.

 


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