PORTICO DEGLI DEI CONSENTI





Secondo Varrone, lo storico vissuto nel I sec. a.c., presso il Foro Romano vi erano 12 statue dorate degli Dei Consentes, 6 maschi e 6 femmine, una versione romana dei 12 Dei (dodekatheon) greci. Ma anche gli Etruschi sembra avessero i 12 Dei Consentes, che però non potevano essere effigiati o nominati., accanto agli Dei visibili e raffigurabili.

Gli Dei Consentes, chiamati anche Complices, vengono di solito tradotti come Dei consiglieri, il che sembra inesatto, anche perchè gli Dei più che consigliare esigevano. Sarebbe più esatto tradurre come Dei a consesso, o consesso degli Dei, il che è confermato dalla dicitura Complices.



DEI CONSENTES ETRUSCHI

I Dodici Dei italici costituivano le 'Coppie Sacre' o ierogamiche:

  • Iou Pater (Iuppiter) - Iou No (Giunone)
  • Nethuns (Neptunus) - Men Herua (Minerva)
  • Ueiou Leukifer (Apollo o Veiove) - Diana Feronia
  • Mars (Marte)- Uenus (Venere)
  • Uulcano (Vulcanus) - Uesta (Vesta)
  • Thurms (Mercurio) - Kerres (Cerere)


Ovvero:
  • Jupiter-Tinia
  • Juno-Uni
  • Minerva-Menrva
  • Neptunus-Nethuns
  • Apollo-Aplu
  • Diana-Artume
  • Mars-Maris
  • Venus-Turan
  • Vulcanus-Sethlans


DEI CONSENTES ROMANI

Nel 1834, ad ovest del tempio di Saturno, venne scoperto un edificio di 8 ambienti in mattoni disposti su due lati, ad angolo ottuso, con davanti i resti di un porticato colonnato, rialzato e restaurato nel 1858. Il portico, Porticus deorum consentium, oggi consta di 12 colonne scanalate di marmo cipollino, cinque delle quali furono rifatte in travertino nel 1858, quando negli scavi si cercò di ricostruire il portico.
Il porticato è rialzato e sotto di esso alloggiano sette taberne. Le 12 maggiori divinità dell'Olimpo greco-romano, o Dei Consentes erano: Giove e Giunone, Nettuno e Minerva, Apollo e Diana, Marte e Venere, Vulcano e Vesta, Mercurio e Cerere.

Secondo alcune fonti questi Dei, ovvero le loro statue, venivano posti su triclini con cuscini, riuniti a banchetto, dove i sacerdoti gli offrivano, soprattutto acqua e miele. Secondo altri stavano nelle celle e per altri ancora erano invece posti tra le colonne.



LA STORIA

Il portico fu costruito nel III o II secolo a.c., quindi parte dell'arcaico Foro Romano, ma l'aspetto attuale risale probabilmente ad una riedificazione integrale attribuibile ai Flavi.

Un'iscrizione sull'architrave del portico annuncia che le statue degli Dei Consenti e l'edificio furono restaurati da Vettio Agorio Pretestato, prefetto dell'Urbe nel 367 d.c., un'ulteriore restauro del tardo impero sopra quello Flavio. Uno degli ultimi aneliti del paganesimo col cristianesimo avanzante che tenterà, spesso con successo, di demolirne ogni traccia.

Le taberne, l'architrave e i capitelli corinzi, con la rappresentazione di trofei, appartengono alla fase precedente, probabilmente flavia. Il restauro dell'edifico costituisce una delle ultime testimonianze della rinascita pagana del IV secolo, dovuta ad un personaggio il quale non accettava che il cristianesimo stesse divenendo la religione dominante ed esclusiva, che per questo tentò di arginarla con ogni mezzo.



DESCRIZIONE

Il portico, elevato sul Colle Capitolino, in un angolo tra il Tempio di Saturno e il tempio di Tito e Vespasiano, è formato da due file di colonne in stile corinzio sui cui capitelli sono effigiati a rilievo dei trofei; i capitelli dovevano però in origine ornare il piano superiore.

Le colonne di cipollino hanno un curioso espediente, anzichè avere le scanalature scolpite, hanno le baccellature riempite con bastoncini cementati, e le liste tra le baccellature sono riempite allo stesso modo. I capitelli hanno trofei sui lati e l'esemplare meglio conservato si trova nel Tabulario Capitolino.

Le colonne del portico si congiungono ad angolo ottuso sorreggendo un'architrave su cui è inciso:

"Vettio Pretestato, prefetto della città, ricostruì le venerande statue degli Dei Consenti con ogni ornamento e culto di tutto quanto il luogo ricostruito in forma antica, sotto la cura di Longeio, uomo di rango consolare".

L'iscrizione del IV sec. annuncia pertanto che l'opera è più antica, probabilmente, come si è detto, di epoca flavia. L'antichissimo muro di tufo che forma la parete di fondo delle celle di sinistra sosteneva il Clivo Capitolino e faceva da sostruzione al Tabularium.

Praticamente la sottostruttura conteneva sette piccole stanze, non illuminate e di uso incerto, e sopra di loro si estendeva una piattaforma lastricata di marmo, su cui è un'altra fila di piccole stanze, di 4 m di altezza e 3,70 di profondità, in mattoni e cemento a vista. Sette di queste stanze sono stati scavate, ma probabilmente altre cinque sono ancora da scavare.

Fra i pezzi ritrovati se ne rinvennero alcuni appartenenti all'arco di Tiberio. Tra il portico e il tempio di Vespasiano c'è uno spazio esiguo, mentre all'epoca c'era una piazza molto ampia.

Alle sette celle in laterizio, di diversa grandezza, si dette all'epoca degli scavi il nome errato di " Schola Xantha", ma oggi si suppone fossero gli alloggi delle statue, almeno di sei di esse, oppure semplici tabernae. Questi ambienti avevano soglie di marmo e dai resti frammentari avevano rivestimenti alle pareti e sui pavimenti sempre in marmo.
Sulla destra di questo spazio si notano le sostruzioni del tempio di Vespasiano, formate da grandi masse di tufo e travertino, lavorate con grande precisione. Questo spazio tra il portico e il tempio finisce sotto il Tabulario capitolino. C'era una porta d'ingresso ai sotterranei di questo edificio che però fu chiusa durante la costruzione del tempio di Vespasiano.




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