CULTO DI APOLLO - FEBO





"Apollo” scrive Luciano “pretende di saper tutto, tirar d’arco, suonare la cetra, fare il medico e l’indovino e, messe su delle botteghe di mantica, una a Delfi, oltre a Claro, a Colofone e a Didima, imbroglia chi gli chiede un oracolo, dando responsi oscuri e ambigui rispetto all’alternativa posta dalla domanda, per poter sbagliare senza pericolo. E si arricchisce con questo sistema, perché son molti gli sciocchi che si lasciano ingannare.”

Euripide inneggia a Febo, epiteto di Apollo, per aver ucciso il serpente della Grande Madre. Lo screziato drago, dalle squame corrusche, immane mostro della terra, custodiva l’oracolo:
"Eri ancora un bambino, giocavi ancora in grembo alla madre, Febo, ma uccidesti il drago, e l’oracolo fu tuo: dal tripode d’oro, sul trono che non mente, adesso pronunzi presagi per i mortali: dentro il sacrario, sei vicino alla fonte Castalia, possiedi il centro del mondo."
Come si vede i pareri sono discordi.



APOLLON GRECO


Inno orfico ad Apollo

"Vieni, beato, Paian, uccisore di Tizio, Febo, Licoreo,
Menfita, splendidamente onorato, invocato col grido, datore di felicità,
Dalla lira d’oro, che proteggi la semina e l’aratro, Pizio, Titano,
Grinio, Sminteo, uccisore del Pitone, Delfico, indovino,
selvaggio, demone apportatore di luce, amabile, giovane glorioso,
guida delle Muse, istruttore del coro, che colpisci di lontano, saettatore,
Branchio e Didimeo, operante di lontano, Lossia, santo,
signore Delio, che hai l’occhio che tutto vede e da luce ai mortali,
dalla chioma d’oro, che sveli sincere profezie e oracoli;
ascolta con animo benevolo me che prego per gli uomini:
perché tu vedi tutto questo etere infinito
e la terra felice di lassù, e attraverso la penombra
nella quiete della notte sotto la tenebra dagli occhi di stelle
hai scorto sotto terra le radici, e possiedi i confini del cosmo
tutto; a te stanno a cuore il principio e la fine,
fai fiorire ogni cosa, tutta la sfera celeste tu accordi
con la cetra sonora, talora andando al limite della corda più corta,
talora invece della più lunga, talora secondo il modo Dorico
accordando tutta la sfera celeste distingui le specie viventi,
con l’armonia contemperando per gli uomini il destino universale,
mischiando ugual misura d’inverno e d’estate per gli uni e per gli altri,
distinguendo nelle corde più lunghe l’inverno, nelle più corte l’estate,
nel Dorico il fiore fresco della primavera molto amabile.
Da quì i mortali ti celebrano col nome di signore,
Pan, dio dalle due corna, che invii i sibili dei venti;
perché hai il sigillo che dà forma a tutto il cosmo.
Ascolta, beato, salvando gli iniziati dalla voce supplice".

Apollo in Grecia fu Dio delle arti, della medicina, della musica e della profezia; patrono della poesia, in quanto capo delle Muse, e potente arciere in grado di infliggere, con le sue frecce, terribili pestilenze ai popoli in disgrazia.

Protettore della città e del tempio di Delfi, Apollo era inoltre un Dio oracolare che svelava, tramite la sacerdotessa Pizia o Pitonessa, il futuro degli uomini. Nella tarda antichità venne anche identificato con Helios quale portatore di luce ed auriga del sole. Venne pure adorato come Febo, Phoibos, che significa "lo splendente" latinizzato in Phoebus

Archeologi e studiosi concordano che il culto del Dio si sia sovrapposto al culto della Grande Madre, come testimonia Plutarco nei Dialoghi Delfici, e che a lei fosse dedicato antecedentemente il santuario di Pito, come racconta Eschilo nelle Eumenidi, per cui Apollo aveva ricevuto il santuario in dono da Gea, Febe e Temi e quindi avrebbe ucciso il serpente Pitone.

 Il santuario ctonio di Pito era stato occupato da una divinità non greca a sua volta grecizzata, mantenendo alcuni caratteri orientali, come il mistero, la figura androgina, il 'cacciatore e inseguitore' del 'lupo' ( da cui Apollo Liceo), ma, per chi sapeva capirlo, 'salvatore' e 'liberatore'.

Con la calata dei Dori nel XII -XI sec.a.c., una volta annientati i Micenei, il santuario venne distrutto e solo verso il IX - VIII sec. a.c. fu riaperto, sdoppiando il Dio in Apollo ed Artemide.
Apollo era figlio di Zeus e di Leto (Latona per i Romani) e fratello gemello di Artemide (Diana), Dea della caccia più tardi assimilata a Selene, Dea della Luna. Particolarmente venerato fu a Delfi, sede dell'oracolo, e a Delo.



APLU ETRUSCO


APOLLO DI VEIO
C'è chi sostiene che l'Aplu etrusco sia stato importato dal greco Apollon, chi invece trasmesso dai latini, per altri ancora sarebbe un Dio autoctono etrusco, fattosta che in Etruria compare già nel V sec. a.c.

Con attributi più o meno simili all'Apollo romano e greco, in Etruria Aplu ebbe parecchi luoghi di culto, come il sacello dedicatogli nel porto di Tarquinia, o nel porto di Caere (Cerveteri), oltre a numerose terrecotte votive di Apollo che suona la cetra trovate a Caere e a Veio.

Da ricordare, sempre a Veio, la famosa statua di Apollo in lotta con Herakles che decorava il Tempio di Portonaccio dedicato a Menerva. Celeberrimo lo stupendo Apollo di Veio, statua fittile in terracotta dall'espressione sorridente e selvaggia.

In molti casi Apollo è rappresentato imberbe e fornito di arco, in alcune terrecotte votive porta invece la lira, strumento che va connesso alle sue qualità profetiche e musicali, anche se l'attributo più importante è comunque l'alloro, degno compenso di ogni vincitore.


Nomi di Apollo:
  • Febo - splendente.
  • Akesios o Iatros - guaritore.
  • Alexikakos o Apotropaeos - colui che scaccia il male.
  • Aphetoros - Dio dell'arco.
  • Argurotoxos - Dio dall'arco d'argento, patrono degli arcieri e provetto tiratore.
  • Archegetes - colui che guida la fondazione.
  • Lyceios e Lykegenes - cui era sacro il lupo.
  • Loxias - l'oscuro.
  • Coelispex - colui che scruta i cieli.
  • Musagete - capo delle Muse.


IL MITO 

Apollo nacque, come sua sorella gemella Artemide, dall'unione di Zeus con Leto. Quando Era lo scoprì, per vendetta proibì alla partoriente di dare alla luce il figlio su qualsiasi terra.

Disperata, la donna vagò fino a giungere sull'isola di Delo, appena sorta dalle acque, ancora galleggiante sulle onde e non ancorata al suolo. Essendo perciò Delo non ancora una vera isola, Leto poté darvi alla luce Apollo e Artemide.

Altri miti riportano che Era, pur di impedire la nascita, rapì Ilizia, Dea del parto. Gli altri Dei però la rabbonirono offrendole una collana di ambra lunga nove m.. Artemide fu la prima dei gemelli a nascere, e aiutò la madre nel parto di Apollo. Questi nacque in una notte di plenilunio, che fu da allora il giorno del mese a lui consacrato.

Per altri Era aveva mandato un serpente sulla Terra per seguire Leto impedendo così a chiunque di darle un rifugio. Leto vagò per molto tempo ma Poseidone impietosito lasciò che si rifugiasse in mare.


Le sfide

Apollo sfidò il satiro Marsia, in una gara musicale di flauto; in seguito alla vittoria, per punire l'ardire del satiro, lo fece legare ad un albero e scorticare vivo.
Poi si vendicò di Niobe, regina di Tebe, che vantava i suoi figli più belli di quelli di Leto. Per vendicare l'affronto Apollo, con sua sorella Artemide, utilizzò il terribile arco per uccidere la donna ed i suoi figli, risparmiandone solo due.

Ebbe una sfida musicale anche col Dio Pan. Il giudice della contesa fu Tmolo, Dio di una montagna omonima in Lidia; Tmolo dichiarò Apollo vincitore. Il re Mida protestò mettendo in dubbio l'imparzialità dell'arbitro, al che Apollo trasformò le orecchie di Mida in orecchie d'asino.


Apollo ed Admeto

Quando Zeus uccise Asclepio, figlio di Apollo, per aver resuscitato i morti col suo talento medico, il Dio per vendetta massacrò i ciclopi, che avevano forgiato i fulmini di Zeus.

Secondo Euripide per punizione Apollo venne costretto a servire Admeto, re di Fere, per nove anni come pastore, e venne da questi trattato in modo tanto gentile che, allo scadere del servizio, gli concesse un dono: che le sue mucche partorissero solo figli gemelli.


Apollo ed Ermes

Negli inni omerici si racconta che Ermes, Dio dei ladri, appena nato, sfuggì alla madre Maia e girò per la Tessaglia, fino ad imbattersi nel gregge di Admeto, custodito da Apollo.

Ermes riuscì a rubare gli animali e, dopo essersi nascosto in una grotta, usò gli intestini di alcuni di essi per confezionarsi una lira.

Quando Apollo, infuriato, riuscì a rintracciare Ermes e a pretendere, con l'appoggio di Zeus, la restituzione del bestiame, si innamorò dello strumento e lasciò ad Ermes il bestiame in cambio della lira, che divenne uno dei suoi simboli.


Apollo e Oreste

Apollo ordinò ad Oreste, tramite il suo oracolo di Delfi, di uccidere sua madre Clitennestra; per questo suo crimine Oreste venne a lungo perseguitato dalle Erinni, finchè non venne assolto da Athena.


Apollo durante la guerra di Troia

Apollo nella guerra di Troia si schierò coi Triani, perchè infuriato con Agamennone, per il rapimento di Criseide, giovane figlia di Crise, sacerdote di Apollo. Decimò le schiere achee con le sue terribili frecce, fino a che il capo dei greci non acconsentì a rilasciare la prigioniera, pretendendo in cambio Briseide, schiava di Achille, che si infuriò a sua volta.

Salvò anche la vita ad Enea, ingaggiato in duello da Diomede. Poi aiutò Paride ad uccidere Achille, guidando la freccia nel tallone dell'eroe, il suo unico punto debole. Inoltre aiutò Ettore e ad Euforbo contro Patroclo, amico di Achille, stordendo questi e togliendogli l'armatura. Distrusse perfino la punta della lancia con cui Patroclo stava mietendo vittime tra le file troiane.


Apollo e Daphne

Un giorno, Cupido, stanco delle derisioni di Apollo, lo colpì con una delle sue frecce d'oro, facendolo innamorare della ninfa Daphne. Allo stesso tempo colpì la ninfa con una freccia di piombo arrugginita e spuntata, in modo che rifiutasse l'amore di Apollo. Perseguitata dal Dio la ninfa chiese aiuto a Zeus che la tramutò in una pianta di alloro. Apollo pianse abbracciando il tronco di Daphne che ormai era un albero. Per questo divenne simbolo del Dio.


Apollo e Giacinto


La storia d'amore con il principe spartano Giacinto narrato da Ovidio nelle Metamorfosi finì in tragedia. Un giorno, allenandosi nel lancio del disco, il giovane venne colpito alla testa dall'attrezzo lanciato da Apollo, spintogli contro da Zefiro. Ferito a morte, Giacinto mori tra le braccia del compagno che lo trasformò nel rosso fiore


Apollo e Cassandra

Per sedurre Cassandra, figlia del re di Troia Priamo, Apollo le promise il dono della profezia. Ma dopo aver accettato il patto, la donna si tirò indietro. Il Dio allora, sputandole sulle labbra, a condannò a non venir mai creduta.


Apollo e Marpessa

Apollo amò anche una donna chiamata Marpessa, che era contesa dall'umano chiamato Ida. Intervenne Zeus, che decise di lasciare la donna libera di decidere; questa scelse Ida, perché consapevole che Apollo immortale, si sarebbe stancato di lei quando l'avrebbe vista invecchiare.


Asclepio

Asclepio, Dio della medicina, nacque dall'unione tra Apollo e Coronide, che mentre portava in grembo il bambino, si innamorò di Ischi e fuggì con lui. Un corvo riferì la cosa ad Apollo, che prima pensò ad una menzogna e fece diventare il corvo tutto nero, da bianco che era. Scoperta poi la verità, il Dio chiese ad Artemide di uccidere la donna.

Apollo salvò comunque il bambino, e lo affidò al centauro Chirone, perché lo istruisse alle arti mediche. Il corvo divenne sacro al Dio, col dono di prevedere le morti imminenti. In seguito Flegias, padre di Coronide, per vendicare la figlia diede fuoco al tempio di Apollo a Delfi, e venne per questo ucciso dal Dio e scaraventato nel Tartaro.



APOLLO ITALICO

Nella religione etrusca c'è un corrispettivo di Apollo nel Dio dei tuoni Aplu o Apulo. Se ne conserva una stupenda immagine nel museo di Villa giulia a Roma, detta l'Apollo di Veio.



APOLLO ROMANO

Plauto:
Pace nel mondo latino "Apollo, quaeso tu ut des pacem propitius, salutem et sanitatem nostrae familiae."
(Apollo, ti chiedo di dare pace, salute e tranquillità alla nostra famiglia)

Ai Romani giunse direttamente dai Greci, fin dall'epoca regia. Nel 430 a.c. gli venne intitolato un tempio, chiamato Apollinar, in occasione di una pestilenza che afflisse la città.
Durante la seconda guerra punica vennero istituiti i Ludi Apollinares, giochi in onore di Apollo.

Il culto venne incentivato poi, in epoca imperiale, dall'imperatore Augusto, che per consolidare la propria autorità se ne attribuì la discendenza, e Apollo divenne uno degli Dei romani più influenti.

Dopo la battaglia di Azio l'imperatore fece rinnovare ed ingrandire l'antico tempio di Apollo Sosiano, istituì giochi quinquennali in suo onore e finanziò la costruzione del tempio di Apollo Palatino sull'omonimo colle dove fu conservata la raccolta di oracoli detta Libri Sibillini.
In onore del Dio, e per compiacere l'imperatore, il poeta romano Orazio compose il celebre Carmen Saeculare.



SIMBOLI

Normalmente raffigurato coronato di alloro, simbolo di vittoria, con l'arco, la cetra e il tripode sacrificale, simbolo dei suoi poteri profetici. Animali sacri erano i cigni (simbolo di bellezza), i lupi, le cicale (a simboleggiare la musica ed il canto), ed ancora falchi, corvi e serpenti, questi ultimi con riferimento ai suoi poteri oracolari. Altro simbolo di Apollo è il grifone, animale mitologico di origine orientale.



NOMI DI APOLLO
  • Febo - splendente.
  • Teorio - colui che vede.
  • Parnopio - uccisore di locuste.
  • Amazonio - perchè combatté con Teseo le Amazzoni.
  • Citaredo - che suonava la cetra.
  • Archegete - di nascita principesca.
  • Medicus - guaritore ed un tempio della Roma antica era dedicato appunto all'Apollo Medico.
  • Averruncus - colui che scaccia il male.
  • Articenens - colui che porta l'arco.
  • Patareo - per i suoi simulacri portati in una cesta.
  • Timbreo - adorato in Timbra.
  • Sminteo - uccisore di topi.
  • Lossiade - per l'ambiguità dei suoi oracoli.
  • Polio - candido, giovanissimo.
  • Pitio - uccisore del serpente Pitone.


RODOLFO LANCIANI

Nel codice berlinese del Pighio si trovano questi ricordi:

TEMPIO DI APOLLO A DELFI
(e. 5') rilievo esprimente un leone che divora un toro sotto un albero di pino, con la scritta « vis solis in terram vergens »:
(e. 23') piedistallo triangolare di ara o candelabro, con lira apollinea tra due grifi, ramo d'alloro, e faretra. Può darsi che sia stato trovato negli scavi palatini del Ronconi, insieme a tante altre opere d'arte del tempio di Apollo, e del portico delle Danaidi (e. 123).

« Io mi ricordo quando si cavarono. Monsignor d'Aspra, pur mostrandosi grato e liberale d'animo verso il proprio benefattore, mercè il dono ricordato dal Vacca, trovò modo di trattenere in casa molte e singolari opere d'arte.»

 Egli abitava a S. Macuto, e l'Aldovrandi così ne descrive la raccolta antiquaria (p. 256): « Ne la loggietta di questa casa si vede la copia in pie vestita et intiera, e tiene il suo corno in mano pieno di frutti... Vi è anco una Pomona intiera che era la Dea de' frutti. Vi è uno Aristide assiso, ma non la testa. Vi sono anco alcuni altri busti antichi. Sopra la casa, dicono, che vi è un bellissimo Bacco intiero in pie, e che se ne doveva fare un presente ad un gran principe ».



LE FESTE


Ludi Apollinares

Celebrati dal 6 al 13 luglio, istituiti su consiglio di un oracolo dei Carmina Marciana, una raccolta di testi ispirati come i Libri Sibillini. I Carmina vennero consultati nel 213- 212 a.c. quando Annibale era alle porte di Roma e i provvedimenti suggeriti dai Libri Sibillini non avevano dato esito positivo. I Ludi Apollinares si svolgevano nel Circo Massimo, organizzati dal praetor urbanus. L'ultimo giorno si ricordava la dedicatio del tempio di Apollo.


Templum Apollinis in Campo Martio

Festa celebrata il 23 settembre in cui si ricordava la dedicatio del tempio di Apollo in Campo Marzio avvenuta nel 431 a.c. da parte del console Cneus Iulius.

La costruzione del tempio era stata decisa nel 433 a.c. a seguito di una epidemia che aveva colpito la città. Era anche chiamato Apollo Medicus. Era il più antico tempio di Apollo in Roma.


Templum Apollinis Palatini

Festa celebrata il 9 ottobre, in cui si ricordava la dedicatio del tempio di Apollo sul Palatino avvenuta nel 28 a.c.

La costruzione del tempio era stata promessa dall'imperatore Augusto nel 36 a.c. durante la campagna contro Sexto Pompeo.

Uno dei pochi scavi programmati (di solito avvengono per caso) è quello realizzato da G. Carettoni nella zona circostante il tempio di Apollo sul Palatino, che ha permesso di riportare alla luce la casa di Augusto. Sono stati scoperti, tra l'altro, alcuni ambienti con pitture parietali di IIstile, di livello eccellente, attribuibili agli anni 35-30 a.c., e numerose lastre di terracotta del tipo "Campana", con rappresentazioni arcaizzanti di divinità, che decoravano probabilmente il Portico delle Danaidi, circostante al Tempio di Apollo.


Tempio di Asclepio, figlio di Apollo

Si trovava sull'isola tiberina, dove oggi sorge l'ospedale Fatebenefratelli. Poichè i Romani vi portavano gli schiavi ammalati nella speranza di guarigioni miracolose, risparmiando così le spese mediche, Augusto promulgò che gli schiavi guariti nel tempio diventassero liberi.




ARTICOLI CORRELATI



0 comment:

Posta un commento

Post più popolari

 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero