VIGILES ROMANI



VIGILES AL LAVORO


L'ORGANIZZAZIONE

Il termine Vigile viene da Vigilare, cioè sorvegliare. I moderni vigili prendono il nome dagli  antichi vigili romani..
Durante la repubblica la competenza sugli incendi era dei tresviri capitales, detti poi anche trasviri nocturni, che si avvalevano di un corpo di schiavi, di cui si ignora il numero e l'organizzazione. Nel 6 d.c. l’imperatore Ottaviano Augusto, riformando un preesistente corpo antincendi, formato da circa 600 schiavi, che fino ad allora aveva operato sotto la guida dei magistrati Aediles Curules, fondò la Militia Vigilum,  il primo vero corpo di vigili del fuoco scientificamente organizzati nella storia. 

INCENDIO DI ROMA
La loro struttura e organizzazione per certi versi somiglia all’organizzazione attuale dei vigili del fuoco, che però oltre agli incendi avrebbe dovuto provvedere anche alla polizia notturna contro gli incendiari, gli scassinatori, i ladri e così via. 

Augusto, che aveva suddiviso la città di Roma in quattordici regioni, pose ciascuna di esse sotto il controllo di sette cohortes, composte da circa 1000 uomini ciascuna che alloggiavano in caserme, chiamate statio, e posti di guardia o distaccamenti, noti come excubitorium. La presenza di caserme e posti di guardia, di uomini prennemente dimoranti nelle caserme e addetti specificamente all’opera di prevenzione e repressione degli incendi, unitamente a compiti di polizia cittadina, rende questa Militia un organizzazione avanzatissima per l'epoca.

I vigiles avevano un'organizzazione paramilitare; erano inquadrati in sette coorti suddivise a loro volta in sette centurie ciascuna, ognuna comprendente un centinaio di uomini a capo dei quali era il centurione.

Pertanto ogni coorte doveva assicurare il servizio nel territorio di due regioni e aveva la caserma (statio) in una di esse ed un distaccamento, un corpo di guardia (excubitorium) nell'altra. Ogni coorte era comandata da un tribunus, così come a capo delle centurie era un centurione, cui si affiancavano i sottufficiali adiutores centurionis.

COORTE VII VIGILES
Stabilì inoltre che tra i vigili fossero reclutati anche i liberti, i quali dopo sei anni di servizio, poi ridotti a tre, potevano ottenere la cittadinanza romana. Per questo vennero chiamati i Libertini Miles. Sette coorti, ciascuna 1000-1200 uomini e suddivisa in sette centurie di 100-160 unità, componevano il corpo dei vigili comandato da un Praefectus Vigilum proveniente dall'ordine equestre.

Ad ogni coorte competevano due delle 14 regioni in cui Roma era stata suddivisa da Augusto. In una di esse veniva posta la statio, cioè la caserma, nell'altra un distaccamento o una postazione di guardia detta excubitorium. L'area da sorvegliare era tutta l'Urbe e comprendeva 423 quartieri con oltre 147.000 edifici, in larga parte insulae costruite in legno, dove abitavano più di un milione di abitanti.

Ogni Coorte, responsabile del servizio antincendi e dell'ordine pubblico di due regioni, era divisa in sette centurie, a capo di ognuna delle quali era posto un centurione. L’intera Militia Vigilum era invece capitanata dal Praefectus Vigilum. Il nome ufficiale del corpo era Militia Vigilum Regime, poi diventò Cohortes Vigilum. Il loro motto era Ubi dolor ibi vigiles (Dove c'è il dolore ci sono i vigili).

In ogni reparto c'erano militi specializzati in varie mansioni:
  • Vigiles acquarii, addetti alle pompe ed alle prese d'acqua e pertanto paragonabili ai moderni pompieri, ma pure esperti nella staffetta con i secchi,
  • Vigiles balneari, incaricati della vigilanza dei bagni pubblici, 
  • Vigiles horreari, sorveglianti nei magazzini, 
  • Vigiles carcerarii, carcerieri 
  • Vigiles quaestionarii, impegnati negli interrogatori dei prigionieri. 
  • Vigiles siphonarii cui spettava il compito di azionare le pompe, 
  • Vigiles sebaciarii, addetti all’illuminazione notturna alla luce di torce di sego, per fare la ronda o accompagnare personaggi particolari. aiutanti dei sebaciariii
  • Vigiles Emitularii, aiutanti dei sebaciarii.
Ma il compito più gravoso era spegnere gli incendi, così frequenti in una città con case a più piani costruite conmolto legno, specialmente in Trastevere.



STRUMENTI DI LAVORO
POMPA IDRAULICA ROMANA
  • pompe a sifone (siphones) per riversare acqua attraverso le tubature, evoluzione dell’Antlia Ctesibiana, la prima pompa inventata dal greco Ctesibio nel III sec. a.c. Le pompe, ovvero i siphones erano costituiti da due cilindri con quattro valvole ed una cassetta di compensazione, azionata da stantuffi a movimento alternativo, e serviva principalmente per l’adduzione dell’acqua ma anche per mandarla in pressione e spingerla verso l’alto. Ecco perchè era azionata dai Vigiles siphonarii, in quanto occorreva un'esperienza per dosare la pressione e dirigere il getto.
  • pertiche per scendere in fretta, come oggi:
  • scale di corda o di legno, 
  • corde (funes), 
  • recipienti (hamae) o secchi di giunchi (vasa spartea), responsabili tra l'altro del nomignolo dispregiativo di sparteoli dato ai vigili dal popolo, da passare di mano in mano per gettare acqua sulle fiamme 
  • centones, una sorta di grandi coperte intrise di acqua e aceto con cui si cercava di avvolgere le persone avvolte da fumo o fiamme o per soffocare il fuoco. 
  • asce, seghe e picconi, per tagliare, abbattere porte o altro,
  • ramponi, cui veniva legata una fune per arrampicarsi.  
  • l’acqua per lo spegnimento degli incendi veniva convogliata o all’interno di tronchi d’albero cavi, ma più spesso all’interno di vere e proprie tubazioni in cuoio. 
  • Come mezzi di trasporto venivano utilizzati dei carri, trainati dai cavalli, sui quali erano montate delle botti che trasportavano l’acqua. Altri carri erano invece adibiti al trasporto del materiale.

Roma era la città che più di ogni altra disponeva di un enorme quantità d’acqua, grazie ai monumentali acquedotti che da luoghi lontani portavano il necessario per il consumo e per l’alimentazione delle numerose fontane e terme cittadine.

Spesso i Vigiles rifornivano le loro botti direttamente nelle terme o nelle varie cisterne presenti in città. Il problema principale era però rappresentato dal fatto che l’acqua, soprattutto nelle insulae delle zone plebee, non veniva portata ai piani superiori ma solo a quello di terra, per la mancanza di una colonna montante, pertanto un incendio ai piani superiori era difficile da estinguere solo con i secchi. Ecco perché gli incendi restarono numerosi nell’arco dei secoli, nonostante la presenza della Militia Vigilum.



PRAEFECTUS VIGILUM

ALTRE PARTI DI UNA POMPA IDRAULICA
Il Praefectus Vigilum. Prefetto dei Vigili, era, durante l'Impero Romano, un funzionario imperiale, comandante dei vigiles della città di Roma e ufficiale preposto alla sorveglianza notturna della città; il suo compito era di sovrintendere all'ordine pubblico cittadino e prevenire e affrontare gli incendi; aveva perciò anche compiti di polizia. 

Le sue competenze vennero di nuovo tratte tra quelle proprie degli edili. Tra queste, il praefectus vigilum aveva la giurisdizione civile e penale, come il prefetto dell'annona, e giudicava personalmente nelle controversie legate alle locazioni. 

Il processo di giudizio era anche per lui quello della cognitio extra ordinem, introdotta da Augusto, in luogo delle quaestiones perpetuae, e sempre sottoposta al suo controllo. Venivano da lui giudicati perlopiù i crimini minori compiuti durante la notte e in genere gli imputati erano ladri e vagabondi.  

Per i crimini di maggiore importanza, anche se commessi di notte, aveva competenza il praefectus urbi. Tra i vigiles sottoposti al praefectus vigilum, compresi i subpraefecti al comando delle sezioni, erano arruolati anche i liberti, pur non avendo addestramento militare. Non era un incarico prestigioso, anche se era destinato alla carica equestre, per alcuni era una carica di passaggio per cariche migliori, una gavetta insomma.



L'EXCUBITORIUM

Nel 1866 alcuni scavi hanno riportato alla luce, nel rione romano di Trastevere, l’antica caserma dei Vigiles della VII Coorte.
L’opinione condivisa dagli studiosi è che i resti della costruzione, tutt’oggi visitabile e ubicata tra via Montefiore, via Giggi Zanazzo e via della VII Coorte (vicino Piazza Sonnino), non siano da attribuire alla caserma (statio), ma all’excubitorium (distaccamento), ovvero ad uno di quei posti di guardia della regione limitrofa alla sede della caserma, secondo quanto testimoniato dai graffiti rinvenuti sui muri dell’edificio. 

La costruzione, che risale al III secolo, era inizialmente un abitazione privata, poi adattata a stazione dei vigili. Immediatamente dopo gli scavi furono rivenuti preziosi documenti, soprattutto graffiti e iscrizioni, grazie ai quali s’è gettata nuova luce sul servizio prestato dalla Militia Vigilum negli anni dell’Impero. Affiorarono anche alcuni nomi dei vigili in servizio, i ringraziamenti agli Dei e il numero d’ordine della coorte d’appartenenza. La VII Coorte ebbe in carico la vigilanza dell’XI regione (Circus Maximus) e della XIV (Trans Tiberim).

Originariamente, nel luogo dell'excubitorium della VII coorte, vi era un insula di II secolo a.c.,  riadattata, sotto Augusto a caserma, nel riordinamento dei quartieri di Roma, racchiusi in Regiones. Dapprincipio, probabilmente, la caserma principale dei vigiles della VII coorte, che sorvegliavano la Regio XIV Trans Tiberim e la Regio IX Circus Flaminius doveva trovarsi in Campo Marzio.



LISTA DEI PREFETTI DEI VIGILI CONOSCIUTI

Cornelius Laco (44)
Decrius Calpurnianus (?-48)
Laelianus (?-54)
Annaeus Serenus (dopo il 54)
Gaius Ofonius Tigellinus (?-62)
Quinto Nevio Cordo Sutorio Macro (?-31)
Tito Furio Vittorino (?-158)
Marco Basseo Rufo (?-167)
Papirio Dionisio (190)
Gaio Flavio Plauziano (193-197)
Publio Elio Apollinare (250/400)
Faltonio Restituziano (244)
Lucio Petronio Tauro Volusiano (259)
Giulio Placidiano (269)
Aviano Massimilano (300/350)
Giulio Antioco (313-319)
Postumio Isidoro (324/337)
Rupilio Pisoniano (333/337)
Flavio Massimo (367/375)



STORIA DEL VIGILE TIGELLINO

Gaio Ofonio Tigellino, conosciuto anche come Sofonio Tigellino (Agrigento, 8 – Sinuessa, 69), è stato un politico romano, fu prefetto del pretorio e capo della Guardia pretoriana sotto Nerone.

VIGILES ROMANI
Nato ad Agrigentum, con data incerta, di probabile ascendenza greca, anche se di umili origini, fu accusato dell'adulterio della sorella dell'imperatore Caligola, e da questi esiliato nel 39 d.c., finchè fu richiamato in patria dal successore Claudio. Durante il suo regno fece fortuna gestendo ippodromi con corse dei cavalli in Puglia e in Calabria. Sotto Nerone divenne prefetto dei vigili e successivamente prefetto del pretorio nel 62 d.c..

A capo della guardia pretoriana fu uno dei più fedeli e feroci funzionari di Nerone e si distinse particolarmente durante la repressione, nell’anno 65 d.c., della cosiddetta congiura dei Pisoni, nella quale fu coinvolto anche il precettore dell'imperatore, Lucio Anneo Seneca, che per questo venne costretto al suicidio.
Tigellino, raffigurato dagli storici sia antichi sia contemporanei come un personaggio rozzo e crudele, accrebbe di molto il suo influsso su Nerone, ma successivamente lo abbandonò quando apparve chiaro il successo dell'insurrezione guidata da Galba. Quando però anch' esso fu sopraffatto da Otone, quest'ultimo ordinò a Tigellino il suicidio.




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