IRENE BASILEUS - SARANTAPECHAINA



IMPERATRICE IRENE RITRATTA IN S. SOFIA A COSTANTINOPOLI


Nome: Irene Sarantapechaina
Nascita: Hieria in Bitinia 752 circa
Morte: 9 agosto 803
Nipote di: Costantino Sarantapechos
Regno: 780-790



IRENE

Irene nacque nella nobile famiglia ateniese Saratanpechos e suo zio, Costantino Sarantapechos, era uno stratega di uno dei themi della Grecia. Ella era famosa per la sua bellezza per cui, appena rimasta orfana di padre, alcune navi andarono a prelevarla dal palazzo di Hieria, sulla riva asiatica del Bosforo, ove ella risiedeva, per portarla a Costantinopoli alla corte dell'imperatore Costantino V. 

La bellezza era considerata in ambiente cristiano-bizantino non solo un potere ma una benevolenza di Dio, pertanto dava l'idea di meriti particolari, tanto è vero che chi avesse difetti fisici non poteva aspirare al trono. Così la bellissima Irene partecipò alla "sfilata della sposa" quando, secondo l'usanza bizantina, il figlio dell'imperatore, il futuro Leone IV, decise di sposarsi.

In quella sfilata le giovani aspiranti al titolo di imperatrice si presentavano con ricche vesti adorne di preziosi veli e gioielli, affinchè il futuro sposo ne selezionasse una in base alla bellezza e all'eleganza del portamento. Un mese più tardi, il 18 dicembre del 768, Irene e Leone si sposarono nella basilica di Santa Sofia e la bellissima sposa venne acclamata dal popolo nell'Ippodromo di Costantinopoli. 

Nel 775, alla morte di Costantino V, Leone divenne imperatore con il nome di Leone IV e Irene divenne imperatrice ed elevata al rango di Augusta nel 776. Nel 780 però Leone riprese le persecuzioni contro gli iconoduli, anche se in modo più moderato rispetto a quelle del padre. 

Nello stesso anno l'imperatore scoprì che alcuni suoi funzionari avevano procurato delle icone alla moglie iconodula Irene che ne teneva un paio sotto il cuscino. Adirato destituì i funzionari facendoli torturare e cessò il suo favore verso l'imperatrice negandole la condivisione del talamo nuziale. Ma Irene gli aveva già dato un figlio maschio.



LA REGGENZA (780-790) 

 Alla morte di Leone IV nel 780, gli succedette il figlio Costantino V di soli nove anni con la reggenza della madre Irene, che cercò l'aiuto della sorellastra del marito, Antusa, nella gestione dell'impero, ma questa rifiutò per dedicarsi alla vita religiosa. Irene fece subito edificare un nuovo palazzo, presso uno dei porti di Costantinopoli: il ricchissimo Palazzo dell'Eleuterio.

Ma i cinque fratelli dell'Imperatore Leone IV: Niceforo, Cristoforo, Niceta, Antimo ed Eudocimo, appoggiati da Gregorio, logoteta del Dromos e da Elpidio, Strategos di Sikelia, dopo soli due mesi dall'ascesa di Costantino VI, si rivoltarono volendo porre Niceforo al trono. 

La rivolta, appoggiata dagli iconoclasti, venne sbaragliata e Irene costrinse i cinque cognati a farsi preti mentre a Gregorio e i suoi complici vennero cavati gli occhi. Irene fece poi arrestare e torturare la famiglia di Elpidio contro cui inviò una flotta che riuscì a riconquistare la Sicilia; Elpidio fuggì in Africa, dove gli Arabi lo trattarono come un re.



LE GUERRE

- Rioccupò la Sicilia dopo che il suo strategos Elpidio, nel 781, si era ribellato al governo di Costantinopoli.

L'IMPERATRICE SANTA
- Nel 782 venne attaccata dagli arabi-musulmani del califfo Hārūn al-Rashīd marciò con poco meno di 100.000 uomini, fino al Bosforo, occupando la riva opposta a Costantinopoli. Irene nel 782 inviò contro gli Arabi l'esercito al logoteta postale Stauracio che però venne tradito e fatto prigioniero, riscattato poi da Irene, che pagò gli arabi pure per ottenere la tregua e la liberazione dei prigionieri bizantini in mano musulmana.

- Poi Irene inviò il suo esercito al comando di Stauracio contro gli Slavi, creando un nuovo thema di Macedonia nei territori conquistati. Per questo trionfo l'Imperatrice fece erigere la Basilica di Santa Sofia a Salonicco ed attuò una politica di ellenizzazione dei popoli slavi dei Balcani.

- Nel 785, Irene non versò più il tributo al Califfato abbaside e gli Arabi devastarono il Thema degli Armeniaci, che per ritorsione devastarono la fortezza di Hadath in Cilicia.

- Nel 787 si ripeté il settimo Concilio Ecumenico a Nicea, che condannò l'iconoclastia e scomunicò gli iconoclasti, ripristinando il culto delle immagini sacre, ma non avendo invitato una delegazione franca Carlo Magno chiese la scomunica per Irene.

- Ostile al Regno dei Franchi, che minacciavano gli interessi bizantini in Italia, appoggiò militarmente una campagna (fallimentare) guidata da Adelchi, un principe longobardo in esilio a Costantinopoli, figlio del re Desiderio già deposto dai Franchi, che desiderava riprendersi il regno.

Successivamente Irene firmò un'alleanza con Carlo Magno progettando il matrimonio tra la figlia Rotrude e suo figlio, accordo che poi interruppe temendo che Carlo Magno avrebbe spinto Costantino VI a liberarsi dalla sua tutela, anzi costrinse Costantino a sposare la figlia di un piccolo nobile bizantino.

- Irene offrì poi assistenza militare ad Adelchi, principe longobardo in esilio a Costantinopoli essendo stato il suo regno conquistato dai Franchi. Per questo un corpo di spedizione, sotto il comando logotheta Giovanni, unitamente alle truppe dalla Sicilia sotto il Patrikios Teodoro, sbarcò in Calabria nel 788, ma venne sconfitto dagli eserciti dei duchi longobardi Ildebrando di Spoleto e Grimoaldo III di Benevento, alleati con i Franchi, perdendo Benevento e l'Istria. 

- Nel 788 le truppe bizantine di Irene vennero sconfitte dal Califfato abbaside di Harun al-Rashid a Kopidnadon. A causa del tradimento di uno dei suo generali, l'armeno Tatzates, Irene fu costretta a pagare ingenti tributi all'emiro in cambio del ritiro delle sue truppe.



COSTANTINO VI E IRENE CO-IMPERATORI (790-797)

Nonostante Costantino VI avesse raggiunto la maggiore età, Irene continuava a governare al suo posto ed anzi si nominò Autocrate dei Romani, come dire "la legittima imperatrice". Lo Stratega degli Armeni nel 790, assediò Costantinopoli chiedendo la legittimazione di Costantino e, incolpando Stauracio, ordì una congiura contro di lui, ma Irene scoprì congiura e fece arrestare il figlio, facendolo anche frustare. 

Irene tentò quindi di convincere l'esercito a legittimarle il potere assoluto sullo Stato pur restando Costantino VI coimperatore, e costringendolo a giurare «Finché tu vivrai, noi non riconosceremo tuo figlio come imperatore».

Ma le truppe anatoliche, favorevoli all'iconoclastia e pertanto a Costantino VI, lo nominarono unico imperatore nell'ottobre del 790, costringendo l'imperatrice a ritirarsi nel Palazzo di Eleuterio. Un anno dopo tuttavia Irene riuscì di nuovo a ottenere il titolo di imperatrice, regnando insieme al figlio.

A questo punto fece del tutto per rendere il figlio impopolare, gli fece sospettare l'infedeltà del generale Alessio Mosele, facendo si che lo accecasse, perdendo così il favore delle truppe anatoliche, che insorsero. Costantino VI sedò la rivolta con molta violenza, accentuando l'odio delle truppe anatoliche (793). Poi gli fece ripudiare la moglie, facendolo sposare con Teodota (795), per cui gli ortodossi lo accusarono di adulterio.

Tra il 792 e il 797 nelle monete d’oro vengono introdotti, al diritto, entrambi i busti dei reggenti dove Irene si presenta vestita con lorica e regge il globo crucigero mentre suo figlio Costantino (che già aveva raggiunto l’età adulta per governare) viene presentato senza barba, come a dichiararlo immaturo per il governo.

Invece le monete d'oro emesse durante l’assenza di Irene nel 790 quando le truppe dei Temi dell’Asia Minore si ribellarono alla sua autorità, Costantino viene mostrato con la barba mentre la madre, privata del trono, non viene più raffigurata con il globo crucigero in mano. Solo Costantino compare al diritto con in mano il globo crucigero (prassi che cambierà nuovamente quando Irene tornerà ad affiancarlo sul trono).

IRENE IMPERATRICE

IL COLPO DI STATO (797)

Durante il soggiorno a Prusa, Costantino VI tornò a Costantinopoli nell'ottobre del 796 a vedere il suo nuovo nato e Irene ne approfittò per attuare un colpo di Stato, cercando di farlo assassinare il 17 luglio 797. Costantino riuscì a fuggìre in Asia Minore, dove avrebbe potuto contare dell'appoggio delle truppe anatoliche. 

Allora Irene minacciò i cortigiani compromessi con lei di rivelare a Costantino VI il loro tradimento se non l'avessero aiutata. Questi acconsentirono: Costantino VI venne riportato a Costantinopoli, detronizzato e accecato nella stessa stanza dov'era stato battezzato (15 agosto 797), morendo poco dopo per le ferite. Irene, la madre belva per giunta santificata, continuò a governare come unica imperatrice.

Nel periodo tra il 797 e l' 802, le emissioni monetali d’oro e di bronzo presentano, sia al diritto che al rovescio, il busto loricato di Irene con in mano sia il globo crucigero che lo scettro imperiale. La figura di Costantino VI scompare. 

Essa era la prima donna che governava l’impero non come reggente di un imperatore minorenne e incapace, ma con il proprio nome, come autocrate. … il diritto di una donna a ricoprire quella carica era per lo meno dubbio, ed è significativo il fatto che negli atti legali Irene non viene chiamata Basilissa ma Basileus

Essendo Costantino VI estremamente impopolare, pochissimi piansero la sua morte e i più videro il colpo di Stato attuato da Irene come un atto di liberazione da un tiranno. Solo Teofane nella sua Cronaca, pur lodando nel suo complesso la figura di Irene, sembrò aver realizzato la gravità del suo crimine.

«Il sole si oscurò per 17 giorni senza irradiare, tanto che i vascelli erravano sul mare; e tutti dicevano che era per via dell'accecamento dell'Imperatore che il sole rifiutava la sua luce. E così salì al trono Irene l'Ateniana, madre dell'Imperatore

(Teofane, Cronaca.) Regno (797-802)

Essendo la prima imperatrice bizantina ad essere imperatrice regnante e non imperatrice consorte, assunse il titolo di basileus (imperatore/re) al posto di quello di basilissa (imperatrice/regina) e si autoproclamò Autocrate dei Romani Politica interna. 

CARLO MAGNO


CARLO MAGNO IMPERATORE DEI ROMANI

Nel Natale dell'800 vi fu l'incoronazione di Carlo Magno come Imperatore dei Romani, titolo fino ad allora spettante solo agli Imperatori di Costantinopoli, unici discendenti degli Imperatori romani. Il fatto che il trono fosse occupato da una donna, l'aveva fatto considerare vacante a papa Leone III, declassando Irene a "Imperatrice dei Greci". 

La nascita di un nuovo Impero d'Occidente non fu ben accolta dall'Impero d'Oriente che tuttavia, nonostante le minacce di Irene che rifiutò di riconoscere l'incoronazione di Carlo, non aveva i mezzi per intervenire militarmente.

Nell'802 con l'aiuto di papa Leone III, si profilò nuovamente l'idea di un matrimonio, ma direttamente tra Irene e Carlo. Ma pochi giorni dopo l'arrivo a Costantinopoli degli ambasciatori franchi con la proposta di matrimonio, l'imperatrice venne detronizzata.



L'OPERATO

- Abolì l'esosa tassa cittadina a Costantinopoli. 
- Ridusse i dazi che i mercanti erano tenuti a pagare nei porti di Costantinopoli. 
- Favorì gli iconoduli, avversi agli eretici iconoclasti, 
- Favorì i monasteri che appoggiavano la sua politica.
- Fece erigere la Basilica di Santa Sofia a Salonicco.
- Fece erigere la Piccola Cattedrale di Atene o Mikri Mitropoli.
- Arricchì con nuovi mosaici la Basilica di Santa Sofia a Costantinopoli (di cui il suo ritratto a grandezza naturale riprodotto all'inizio dell'articolo).
- Fece preparare un concilio che abolisse l'iconoclastia che si tenne il 31 luglio 786, a Costantinopoli, interrotto dalle truppe iconoclaste che Irene inviò allora in Asia Minore a combattere gli arabi e trasferì nella capitale quelle iconodule. 



LA SUCCESSIONE

Per la successione: dei figli di Costantino VI, l'unico maschio ancora in vita era nato dopo l'accecamento del sovrano e dunque era considerato bastardo e in quanto tale impossibilitato a succedere a Irene. Si contesero il trono: i due eunuchi consiglieri di Irene, Stauracio ed Ezio, per mettervi uno dei loro parenti.

Poi Irene nominò suo sovrintendente alle finanze (logothetēs tou genikou) l'intelligente e ambizioso Niceforo I il Logoteta che, con scarsa riconoscenza, alla fine dell'802 deporrà la stessa Irene usurpandole il trono.

NICERORO I IL LOGOTETA


LA MORTE

Nell'802 Carlo Magno inviò messi a Costantinopoli per proporre a Irene di sposarlo in modo da «riunificare l'Oriente e l'Occidente». Tuttavia le negoziazioni non andarono a buon fine perché nello stesso anno l'Imperatrice Irene fu detronizzata da una congiura che pose sul trono Niceforo I.

Mentre Irene si trovava nel Palazzo di Eleuterio, i congiurati si presentarono al Sacro Palazzo con ordini contraffatti dell'Imperatrice che nominava Imperatore Niceforo affinché le fosse di aiuto nel combattere Ezio. I soldati a guardia del palazzo consegnarono il palazzo ai congiurati, che sparsero la voce della proclamazione a Imperatore di Niceforo I, mentre Irene veniva imprigionata.

Tuttavia il popolo e il clero erano favorevoli ad Irene e per questo si presentarono davanti alle porte del Sacro Palazzo, pretendendo la restituzione del trono ad Irene. Ma l'imperatrice accettò di ritirarsi dal governo credendo alle promesse di Niceforo, che le aveva garantito l'avrebbe trattata «come si addice a una basilissa», concedendole di vivere nel suo Palazzo di Costatinopoli, l'Eleuterio.

Ma Niceforo non mantenne la promessa e la esiliò prima in un monastero nelle Isole dei Principi e nel novembre dell'802 nell'isola di Lesbo, dove per sopravvivere dovette adattarsi a filare la lana. Morì il 9 agosto 803, senza suscitare rimpianti neppure nel Clero che aveva tanto favorito.

La sovrana venne proclamata santa benchè avesse fatto torturare e uccidere intere famiglie, avesse cospirato contro il figlio, l'avesse prima fatto frustare e poi accecare causandone la morte. D'altronde la Chiesa la santificò perchè aveva abbattuto l'iconoclastia e concesso molti privilegi al clero.

Il suo corpo fu inizialmente sepolto a Büyükada sulle Isole dei Principi, trasferendolo poi nella chiesa dei Santi Apostoli di Costantinopoli. Il suo sepolcro fu però poi violato dai crociati nel 1204, che ne saccheggiarono il ricco corredo, e ancora dai turchi ottomani nel 1462, quando demolirono la basilica ormai abbandonata. Resta, tuttavia, ancora oggi un sarcofago vuoto nella Santa Sofia a Istanbul attribuito ad Irene.


BIBLIO

- Nicola Bergamo - Irene, Imperatore di Bisanzio - Milano - Jouvence - 2015 -
- Patrizio Corda - Irene d'Atene. L'Imperatrice Mantide - 2020 -
- Anna Maria Fontebasso - Lettere di Pharan: l'ascesa al potere di Irene di Bisanzio - Firenze - 1988 -
- Mirko Rizzotto - Irene Imperatrice romana d'Oriente - 2008 - Pagine Svelate - Gerenzano (Varese) -
- Antonio Calisi - I Difensori dell'icona: La partecipazione dei Vescovi dell'italia Meridionale al Concilio di Nicea II 787 - 2017 -
- Becher Matthias - Carlo Magno - Il Mulino - Bologna - 2000 -


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