LEGIO IX ISPANICA



EQUIPAGGIAMENTO DELLA LEGIONE


LEGIO IX HISPANA

Si sa che l'armata che Gneo Giulio Agricola, governatore della Britannia al tempo di Domiziano, riuscì a radunare era composta da numerose unità ausiliarie delle province limitrofe, ma anche dalle legioni II Adiutrix, II Augusta, IX Hispana e XX Valeria Victrix. Le legioni non solo cambiavano nomi nel tempo, ma a volte si confluivano tra loro per rimpiazzare i vuoti lasciati dalle battaglie o dai soldati che andavano in pensione. Non è facile pertanto capirne i percorsi, ma la Legio IX Hispana ha fatto molto parlare di sè nell'epoca moderna a causa di un libro e di un film.



L'IPOTESI

La scomparsa della IX Hispana, di cui narra tra mito e realtà il film di Kevin Macdonald è tratto da un bestseller internazionale, "L’Aquila della IX legione" di Rosemary Sutcliff, pubblicata nel 1954, in cui l'uffiicale romano Marcus Aquila si spinge da Roma fino al Vallo di Adriano per scoprire la verità su suo padre, perso insieme alla Nona, e per ritrovare il perduto vessillo della legione, l’aquila di bronzo.

Secondo questa storia una legione di 5.000 tra i migliori soldati romani fu sconfitta e distrutta nel c.117 da tribù Caledoniane nella odierna Scozia. L'ipotetica scomparsa della Nona Legione ha a lungo lasciato perplessi gli storici, e l’archeologo Miles Russell, della Bournemouth University, si chiede se potrebbe essere stato un agguato brutale la causa del confine monumentale tra Inghilterra e Scozia.

LABARO DELLA LEGIONE
Nella storia i guerrieri britanni decisamente inferiori nell'arte bellica, infliggono una sconfitta umiliante a un esercito professionale ben addestrato e pesantemente armato. È il debole che vince sul forte, è la rivendicazione anglosassone sulle passate glorie romane. Impero che poi l'Inghilterra fondò con le colonie ma forse questo non conta oppure non redime. In realtà tempo fa il primo ministro inglese dichiarò di dover ringraziare sentitamente l'antica Roma per la costruzione del Vallo di Adriano, perchè quel confine al nord lo faceva sentire parte del civilissimo impero romano, mentre di contro lo separava dalla meno civile Scozia.

Di certo i Romani col loro prepotente potere insegnarono il diritto romano a chi di diritti non ne aveva, perchè nell'assetto tribale non contano le donne nè i bambini, il padre è padrone assoluto della loro vita e non c'è limite alla fercia nel combattimento, al nemico si possono amputare gli arti, strappare gli occhi, cucire le labbra e scuoiarlo, cose che i Romani giudicavano da barbari. Per gli scozzesi invece, che da sempre chiedono la separazione dagli inglesi rivendicando la loro identità nazionale, per non parlare di Braveheart che tanto ha infiammato i separatisti, la storia della IX glorifica i libertari scozzesi che resistono agli imperialisti inglesi.

Comunque nella prefazione l’autrice narra afferma di essersi basata su due fatti storici reali: la scomparsa della Nona Legione inviata a sedare una rivolta scoppiata fra le tribù della Caledonia nel 117 d.c., e il ritrovamento di una statuetta mutila, raffigurante un’Aquila romana, avvenuto nella prima metà del '900 nei pressi di Silchester (antica Calleva Atrebatum). Dell’Aquila, di cui attualmente esiste un calco esposto nel Museo di Reading, non si sa la provenienza nè perché sia stata ritrovata in quel luogo; del resto l’Aquila faceva parte delle insegne di qualunque legione.ma c'è anche un'iscrizione, nel museo, che riguarda ancora la IX Legio.

L’iscrizione è un frammento proveniente da una tavola che ricorda la costruzione dell’edificio in pietra presso l’ingresso sud-orientale della fortezza della città. Vi è scritto che l’ingresso fu costruito dalla Nona Legione seguendo le istruzioni dell’imperatore Traiano durante il XII anno del suo regno, quindi tra il 10 dicembre 107 e il 9 dicembre 108 d.c.

L'epigrafe:

“L’imperatore Cesare, figlio del divino Nerva, Nerva Traiano Augusto, Germanico, Dacico, pontefice massimo, nel suo dodicesimo anno di potestà tribunizia, acclamato cinque volte imperator, cinque volte console, padre di questa nazione, ha costruito questo ingresso per opera della Nona Legione Ispanica.”

Il che ci rammenta tra l'altro quanto efficaci ed abili erano i legionari, capaci di costruire edifici, strade, ponti e archi di trionfo, e quanto fossero abili architetti i loro generali, che si intendevano di tutto, da quanto caricare un carro, a quanto caricare l'arco di un edificio. o come misurare la forza di una corrente fluviale, o come studiare mezzi meccanici nuovi per edificare o per il combattimento, o come costruire rapidamente una fortezza.




LA II IPOTESI

Alcuni storici la pensano però in tutt'altro modo: la legione fu vittima di un trasferimento strategico, passando dalle fredde distese del nord dell’Inghilterra alle aride terre del Medio Oriente. Qui, poco prima del 160 d.c., sarebbero stati spazzati via in una guerra contro i Persiani.

Ma anche questa è pura teoria, non c'è la minima prova che la Nona sia mai stata portata fuori della Britannia, se non tre mattoni col numero dell’unità della Nona trovate a Nimega, in Olanda, ma il loro significato in quella zona non è mai stato accertato e potrebbe indicare di tutto, tanto più che sembrano essere datate verso l’80 dc., quando dei distaccamenti della Nona erano effettivamente sul Reno a combattere le tribù germaniche. Non provano però che la Nona lasciasse definitivamente la Gran Bretagna.

In effetti, le ultime tracce certe relative all’esistenza della Legione in qualche parte dell’Impero romano provengono da York, dove un’iscrizione, risalente al 108 d.c., dice che la Nona stava ricostruendo la fortezza in pietra. Tra quel momento e la metà del II secolo, quando venne compilato un registro di tutte le legioni, l’unità non venne più menzionata, come avesse cessato di esistere. Cosa era accaduto?

Non lo sappiamo ma di certo non è l'unica legione di cui ignoriamo la fine. Ad esempio alla morte del re dei Nabatei, la III legione romana mosse dall'Egitto fino a Petra, mentre la truppa di presidio siriana, nota come la VI Legione Ferrata, occupò Bostra. Adriano la spostò poi in Palestina per combattere la III guerra giudaica, che terminò solo nel 135, con la distruzione del Tempio di Gerusalemme da parte della Legione. Nel 193 la legione si dimostrò favorevole a Settimio Severo contro Pescennio Nigro a per tale motivo fu chiamata Fidelis Constans. Alla fine del III sec. venne sciolta o fu distrutta.



LA III IPOTESI

I primi anni del II secolo furono tremendi per la Britannia. Lo scrittore romano Marco Cornelio Frontone osservò che, durante il regno dell’imperatore Adriano (117-138 d.c. quello in cui visse lo stesso scrittore), un gran numero di soldati romani fu ucciso dai Britanni, non sappiamo quanti ma sicuramente molti. La Historia Augusta, compilata nel III sec. da ben sei autori diversi, lo conferma, osservando che quando divenne imperatore Adriano, “i Britanni non potevano essere tenuti sotto il controllo romano”.

Grazie ad una lapide recuperata a Ferentino, in provincia di Frosinone, sappiamo che dei rinforzi di emergenza di oltre 3.000 uomini furono mandati sull’isola britannica, nei primi mesi del regno di Adriano, che di persona stesso visitò l’isola nel 122 d.c., al fine di “correggere molti errori”, portando con sé una nuova legione, la Sesta.

MARCHIO DELLA LEGIONE
Il fatto che risiedettero nella fortezza legionaria di York suggerisce che le “grandi perdite” di truppe militari, riportate da Frontone, riguardassero proprio la Nona. La Legio Hispana fu la la più settentrionale di tutte le legioni in Britannia, quindi dovette soffrire più di tutte la rivolta, finendo i suoi giorni a combattere i ribelli nel tumulto di inizio II sec..
Così quando l’imperatore Adriano visitò la Britannia, si rese conto che c’era un solo modo per garantire la stabilità dell’isola: costruire un gigantesco muro con un gigantesco un fortino: il vallo di Adriano. Fu un'opera colossale che bonificò anche la terra, perchè molto del materiale fu costituito dai sassi che si reperivano sul terreno intorno. E ancora una volta furono i soldati a costruire il vallo.

Il Vallo di Adriano doveva dunque tenere gli invasori fuori dal territorio romano, e pure britannico, perchè i rapporti tra e per garantire che potenziali ribelli dentro la provincia non avessero alcuna speranza di ricevere sostegno dai loro alleati a nord. Da questo momento, le culture su entrambi i lati del muro si svilupparono separatamente e con diverse evoluzioni.
L’eredità finale della Nona sarebbe pertanto stata la creazione di un confine permanente, che divise per sempre la Gran Bretagna. Le origini di ciò che sarebbero diventati i regni indipendenti di Inghilterra e Scozia possono essere fatte risalire alla perdita di questa legione romana.
Sembra però secondo altre fonti che la IX sia stata trasferita a Nijmegen nella Germania Inferiore, sul basso Reno. dove si trovò nel 120 dc. Lo prova un oggetto di metallo trovato a Ewijk, un po' a ovest di Nijmegen, ora nel Valkhof Museum. Noi conosciamo i nomi di molti alti ufficiali della Nona che non possono aver servito la legione prima del 122 (e.g., Lucius Aemilius Karus, governatore d'Arabia nel 142/143), il che indica che la legione non fu distrutta ma trasferita.

Inoltre questa unità non esisteva più durante il regno dell'imperatore Marco Aurelio (161-180), perché non è menzionato in un elenco di legioni di quell'età. Forse, era stato distrutto dagli ebrei durante la rivolta di Bar Kochba (132-136), oppure è identico all'unità che è stata distrutta dai Parti nel 161 (Lucian, Alexander 27).
Inoltre il vallo di Adriano non fa testo, perchè quella di non puntare più sull’espansione dell’impero ma sul consolidamento fu la politica estera di Adriano, e mura difensive non furono fatte solo in Britannia ma in tutto l’impero.
Per parlare di una pesante sconfitta dei romani da parte dei barbari si potrebbe citare la sconfitta di Varo in Germania, dove furono annientate ben 3 legioni e anche in questo caso si pose il confine presso il Reno, ma comportò anche molte scorribande punitive delle legioni romane ad opera di Tiberio e Germanico che bruciarono parecchi villaggi ed il primo ebbe anche pesanti vittorie, tanto che Germanico dovette limitarsi a saccheggiare e tornare dietro il Reno visto che nessun esercito germanico lo affrontò. Roma non avrebbe mai lasciato impunita la strage di una legione, nè avrebbe sopportato la perdita di un vessillo legionario.
Inviata dall’imperatore Claudio nel 43 dc assieme ad altre legioni per piegare la resistenza delle popolazioni britanniche, la IX Hispana supportò nell’83 lo sforzo della XIV Martia Victrix e della XX Valeria Victrix per soffocare la ribellione della regina Boadicea. Si disse che alcuni soldati avessero frustato Boadicea, regina della tribù britannica degli Iceni e avessero violentato le sue figlie. Boadicea aveva maledetto in eterno quegli uomini ed in seguito aveva guidato una rivolta che aveva inflitto alla IX gravi perdite.
Fu quella, si credeva, l’ultima battaglia della IX, finché è stata scoperta la tomba di un centurione che dimostra come la IX fosse sotto attacco ancora vent’anni dopo. Il britannico Neil Faulkner sostiene che l’agguato teso da una confederazione di tribù potrebbe aver portato alla fine della IX Legio. E lo storico Phil Hirst ipotizza che da questa sconfitta nacque in Adriano la determinazione a costruire il Vallo nel nord d’Inghilterra per difendere l’impero.

Ma Brizzi, ordinario di storia romana all’università di Bologna sostiene. «È vero che una legione romana poteva cadere soltanto in un agguato. Nessuno, nemmeno i temibili Picti e Caledoni poteva misurarsi in campo aperto con i legionari romani. Fu soltanto grazie a un agguato a opera dei Sarmati che la XXI Rapax cadde nelle pianure magiare in epoca domiziana e che nel 9 dc., regnante ancora il settantaduenne Augusto, erano state piegate a Teutoburgo ben tre legioni, la XVII, la XVIII e la XIX. Ma secondo gli studi più recenti i legionari della IX non finirono la loro avventura in Britannia. Con molta probabilità la IX Hispana venne trasferita in Cappadocia per fronteggiare i Parti e annientata a Elegeia, in Armenia, nel 161 dopo Cristo, durante un’imboscata in cui era caduto l’indeciso governatore Sedazio Severiano».
LA IX LEGIONE ISPANICA ERA DI ISTANZA A YORK
La Legio IX Hispana combattè per quasi due secoli, tra l'epoca di Augusto, che ricostituì una precedente Legio IX fondata da Cesare, e l'epoca di Marco Aurelio. Nell'83 dc, come narra Tacito, Agricola aveva raccolto una flotta e circondato le tribù al di là del Forth, e i Caledoniani insorsero in gran numero contro di lui. Attaccarono il campo della Legio IX Hispana di notte, ma Agricola inviò la cavalleria mettendoli in fuga.

Successivamente la IX fu di stanza ad Eburacum (odierna York) in Britannia almeno sino al 120 d.c., in seguito le sue tracce si fanno più sbiadite, il che ha favorito il mito della sparizione. L'autrice poi, che scriveva negli anni '50, non sapeva delle successive scoperte archeologiche che dimostrano il trasferimento della Legione da Eburacum ai Paesi Bassi e poi in Oriente, per cui assume come data indicativa della scomparsa il 117, anno in cui probabilmente la Nona combatté contro tribù ribelli nel Nord della Britannia.
 
In un monumento presso Petra in Giordania fu ritrovata la seguente iscrizione:
MEMINIO... FIL.. TAL.. SESTO. FIORENTINO. III. VIRO. AVE. ARG. AER. FLANDO. FERIUNDO. TRIB. LEG. I MINERVIAE. Q. PROV. ACAIAE. TRIB. PLEB. LEG. LEG. VIIII. HISP. PR. PRO. COS. PROV. NAETONENSIS. LEG. AUG. PR. PR. PROV. PATRITIO. EX. TESTAMENTO. IPSIUS.
Questo Fiorentino legato della legio hispanica deve essere qui morto all'epoca di Traiano.

La IX Ispana doveva il suo nome non al fatto di essere originaria della Spagna, o di essere costituita da legionari ispanici, quanto piuttosto a meriti ed onori conquistati nella Penisola sin dal tempo delle guerre civili.




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