AMITERNUM ( Abruzzo )



Varrone: “gli Atermini sono chiamati così perché abitano intorno all’Aterno”.
Amiternum era un'antica città italica fondata dai Sabini, le cui rovine sorgono oggi a poca distanza dall'Aquila. Dette i natali a Appio Claudio Cieco, famoso per aver avviato la costruzione della Via Appia nel 312 a.c., e allo storico Sallustio, prendendo il proprio nome dal fiume Aterno, che anticamente l'attraversava. Nel 293 a.c. fu conquistata dai Romani, e fu prefettura romana fino all'età augustea divenendo poi municipio.

I suoi resti archeologici si incontrano percorrendo la statale 80, che da L'Aquila conduce ad Amatrice, rappresentati soprattutto da un anfiteatro e da un teatro.
Altre importanti testimonianze, tra cui una villa d'epoca romana, sono state rinvenute recentemente nell'area circostante, nei pressi di Coppito e Pizzoli.



I ROTOLI DI PILATO

Secondo una leggenda Amiternum dette i natali a Ponzio Pilato. Secondo un'altra storia invece andò così:


"Amiternum. Anno 1580, 25 marzo.
Il martellamento ritmico dei picconi degli spagnoli proveniente dalle rovine di Amiternum riecheggiava tra le ancora innevate colline che corollano la valle dell’Aterno. L’antichissima e nobile città sabina era stata razziata di ogni cosa trasportabile, compreso gli imponenti leoni in marmo dei templi ed il famoso calendario amiternino. Un tonfo sordo del ferro incuriosì uno degli uomini. Dal terreno di Amiternum gli spagnoli estrassero uno scrigno. Le urla di giubilo degli scavatori ruppero la quiete della valle. Il singolare rinvenimento, fece pensare subito ad un tesoro, a monete d’oro sonante, a preziosi gioielli custoditi da secoli all’interno del forziere. Come scatole cinesi, una volta rotto avidamente l’involucro in pietra, spuntarono fuori una cassetta in ferro, poi una di marmo. Al loro interno, per la delusione degli spagnoli, solo alcuni rotoli di pergamene scritte in ebraico.
Quando poi, tra i rotoli, si riscontrò che uno conteneva la sentenza di condanna di morte emessa da Ponzio Pilato lo sbigottimento fu immenso. Si pensò allo scherzo al punto che la pergamena fu detta apocrifa."
Si disse che i rotoli di Pilato riguardassero la condanna di Gesù e che il testo lo indicasse chiaramente. Si disse che Filippo II, re di Spagna e del regno di Napoli e di Sicilia depredasse i manufatti Amiternum per costruire la sua fortezza a L'Aquila.

In realtà Filippo II non costruì mai una fortezza a L'aquila, sua sorella Margherita si stabilì nella vicina Ortona, ma non vi edificò un castello. Inoltre dei rotoli non si ebbe più notizia, strano, in un paese ormai cattolicissimo.



LA STORIA

Di Amiterno parla invece Virgilio nell'Eneide, un pagus originario da cui si sviluppò la città sorgeva sul colle di San Vittorino, il cui territorio fu traversato nel 211 a.c. da Annibale col suo esercito che marciava verso Roma. Amiterno fu conquistato dai Romani guidati dal console Manio Curio Dentato, (330 – 270 a.c.) l'eroe plebeo di Roma antica, che pose fine alle guerre sannitiche.
Sul loro territorio vennero distribuite molte terre ai cittadini e soprattutto ai soldati romani, ai quali si assimilarono del tutto i Sabini, accolti poi nel 268 a.c. nella cittadinanza romana con l'inclusione in due nuove tribù, la Quirina e la Velina.

Così Amiternum si sviluppò costituendo un oppidum romano. Durante la tarda repubblica e l’inizio dell’impero, con la crescita degli abitanti, il centro si spostò ai piedi del colle verso l’Aterno, nell'area dove sono stati rinvenuti i maggiori resti archeologici. Conseguentemente allo spostamento della città, nel I sec. a.c. venne approntato il suo piano urbanistico all'uso romano.
Da semplice prefettura, governata da octoviri, divenne municipio nell’età augustea nel 27 a.c..

Sotto il dominio di Roma la città crebbe e diventò un grande centro urbano con decine di migliaia di abitanti, inserita nella IV Regione (Sabina et Samnium) che corrispondeva all’attuale Abruzzo e Molise. Nel II secolo a.c. Amiternum ottenne infine la cittadinanza, optimo iure, con la possibilità, per i suoi abitanti, di votare e quindi di contare politicamente nell'Impero. La città era inoltre un importante nodo stradale: situata lungo l'antica Via Cecilia che arrivava fino ad Hatria, da essa si snodavano la Via Claudia Nova e due diramazioni della Via Salaria.

Via di transito tra il Tirreno e l’Adriatico, Amiternum ebbe culti locali importanti come quelli di Feronia, di Ercole e di Fortuna. Visse la sua massima fioritura nell’età imperiale, come testimoniano le numerosissime fonti epigrafiche ed archeologiche, con grandi interventi nell’edilizia pubblica e nelle opere viarie fra cui la costruzione della Claudia Nova.



L'URBANISTICA

L'area dell'antica Amiternum si desume dalle antiche strade che la costeggiavano a nord e a sud, che oggi corrispondono rispettivamente alla S.S. 80, o strada regionale 80 del Gran Sasso d'Italia e alla S.S. 17, o strada statale dell'Appennino Abruzzese e Apulo Sannitico.

La città era tagliata longitudinalmente da una strada interna, riportata alla luce recentemente, che ne costituiva il cardo su cui si impostava lo sviluppo urbanistico, e su cui sono allineati teatro e anfiteatro, costruiti in epoche differenti ma orientati entrambi sulla linea nord-sud.

A nord del teatro, che costituiva il centro della città, era situato il Foro, il centro della vita pubblica secondo l'usanza romana. Amiternum possedeva delle terme, sulla destra del fiume, alimentate da un acquedotto del quale restano pochi ruderi.
La città divenne grande e ricca di edifici monumentali grazie anche al fenomeno dell'evergetismo, testimoniato da molte iscrizioni. Diffusissimo nelle aree provinciali, era il fenomeno per cui un privato donava alla collettività urbana beni propri, costruiva edifici pubblici a proprie spese o su terreni propri, ristrutturava strade, ristrutturava edifici, e così via, il tutto mirato ad acquistare voti per le cariche pubbliche, o, più raramente, solo per celebrare le glorie della propria familia o gens.

Questo metodo propagandistico è stato spesso criticato, pure ci stupirebbe non poco se fosse fatto ai giorni nostri, dove nella classe politica il dare sembra sconosciuto.



TABULAE PATRONATUS

L'ascesa nella carriera fino alla carica di senatore fu stabilita in sede locale con la carica del patronato, che ad Amiternum è attestata dalle due famosissime tabulae patronatus rinvenute nel 1929 a Preturo. Le tavole in bronzo, della prima metà del IV sec., citano che Sallius Sofronius iunior riattivò l'acquedotto aggiungendovi fontane, serbatoi e cisterne, e sistemò le terme danneggiate aprendovi porticati e dotandole di statue. Insomma la sedia senatoriale si acquisiva mediante elargizioni, il che sbarrava le porte ai poveri, ma si basava però su meriti autentici.

Ad un altro esponente della stessa famiglia, Caius Salliu Proculus, patrono di Amiternum, Aveia e Peltuinum, fu eretta una biga onoraria nell'anfiteatro. I resti del teatro, dell'anfiteatro e dell'edificio absidato testimoniano ancora la grandezza di Amiternum, ma molto altro giace ancora sottoterra. Molto altro ci riserva il sottosuolo.

Per almeno quattro secoli, Amiternum ha rivestito il ruolo di centro del potere e vi hanno risieduto gli esponenti delle più importanti famiglie di Roma, mentre i normali cittadini vivevano nelle colline circostanti, le cosiddette Ville di Preturo.


Come le altre città della valle dell’Aterno aveva raggiunto una gran ricchezza fondata soprattutto sull’allevamento del bestiame che poteva finalmente praticare la transumanza protetta da precise leggi di Roma che legavano l’Abruzzo alle terre Pugliesi. Tale prosperità durò fino alle invasioni barbariche che culminarono nel 410 con il sacco di Roma.

Dopo la vittoria di Giustiniano (imperatore di Bisanzio) sui Goti, l’Italia passò sotto il dominio dei Bizantini. Nel 554 i territori di Amiternum, Aveia e Forcona furono sottoposti all’autorità civile e militare dell’esarca di Ravenna. Fu un periodo di privazioni e sofferenze per la popolazione amiternina che subiva un esasperato fiscalismo dai funzionari bizantini. Pochi anni dopo, tra il 571 ed il 574, i Longobardi arrivarono in queste terre e saccheggiarono e distrussero i villaggi, decretandone la fine.



TEATRO

Posto ai piedi del colle Pretuto e di età augustea, fu rinvenuto nel 1878, ha un diametro di m 80 ed è scavato sul fianco del colle, dotato di un'acustica straordinaria. Si trova al centro della città, in località Ara di Saturno. La scena, di quasi 60 m di lunghezza, conserva ancora molti elementi strutturali e sono visibili le murature in opera quasi reticolata. Il teatro arrivava, quando era ancora in utilizzo, ad ospitare 2000 persone, con due ordini di posti: il primo, di 18 gradini, ben conservato fino alla praecinctio (il passaggio con parapetto che divideva la cavea del teatro in settori concentrici) e tre scalette la dividevano in quattro settori. Abbandonato dopo il IV secolo d.c. venne successivamente utilizzato come necropoli.



ANFITEATRO

A sinistra della strada principale, sulla via Amiternina e all'esterno della città è l'anfiteatro, di costruzione successiva a quello del teatro, abbastanza piccolo rispetto ad altri anfiteatri ma molto bello.

Misura m 68 x 53, con 48 arcate su due piani, tutte conservate, e una capacità di 6.000 spettatori. Conserva l' intero perimetro e le murature in laterizio, quasi interamente circondato da gradinate, oggi purtroppo scomparse perchè depredate.

Se ne possono ammirare ancora le basi delle colonne fatte con mattoncini perfettamente sagomati, nonchè i grossi pezzi di pietra con decorazioni e incisioni che sono state rinvenute nelle vicinanze. Il monumento data al I° secolo d.c. ma fu largamente rimaneggiato nelle epoche successive.

Le prime indagini archeologiche che l'hanno riportato alla luce risalgono al 1880, mentre i moderni lavori di consolidamento e restauro sono iniziati nel 1996.

L'unica notizia sugli spettacoli che si svolgevano viene da un'iscrizione rinvenuta nei pressi dell'anfiteatro, che specifica spettacoli gladiatori offerti da Caius Sallius Proculus, con l'aiuto di suo padre.

La struttura, interamente realizzata in opera a sacco con cortina laterizia, è di ottima fattura. La pietra da taglio riguarda solo il rivestimento del muro del podio, in lastre di calcare squadrate, alcune di reimpiego, nonchè le soglie e gli stipiti dei vari ingressi all'arena, nonchè le gradinate della cavea.



IL TERREMOTO

Il settore nord dell'edificio sembra fu rinforzato in corso d'opera e a più riprese, probabilmente in seguito al sopraggiungere di problemi statici che resero necessario un cambiamento del progetto.

Secondo alcuni studiosi la città di Amiternum potrebbe essere scomparsa a causa di un sisma simile a quelo che ha colpito L’Aquila, città nata proprio dalle ceneri dell’antica Amiternum. L’Anfiteatro era già stato sottoposto a intensi lavori di restauro terminati pochi mesi fa, ma le attuali crepe ai resti archeologici sono molto simili a quelle cancellate dai lavori di restauro il che lascia presagire che il movimento della terra deve essere stato molto simile, se non addirittura identico. L’ipotesi che i danni originari possano essere stati causati dalle vari perturbazioni metereologiche e dal passare inesorabile del tempo è ora molto remota.



IL LABORATORIO D'ARTE

Una ricca committenza privata venne affiancandosi a quella pubblica, fornendo notevole impulso alla produzione artistica, soprattutto mediante appalto di monumentali opere funerarie, nonchè ornamenti per domus e giardini. Una sintesi raffinata della produzione artistica di questo periodo si riscontra in due sculture a rilievo degli inizi del I secolo a.c. prodotte in un'officina di Amiternum e rinvenute a Preturo presso L'Aquila.

In una è rappresentato il combattimento tra due gladiatori, recanti la caratteristica armatura dei guerrieri sanniti; l'altra, un gruppo di 28 persone, rappresenta un corteo funebre in cui il letto del defunto è trasportato a spalle da otto figure incedenti verso destra su due file. Un designator, direttore della cerimonia, guida i portatori, una prefica si strappa i capelli e un'altra fa l'elogio del defunto.

I familiari, seguono il feretro con le serve piangenti e un servo all'estremità del gruppo. La raffigurazione del defunto colpisce per l'attegiamento conviviale, come ci fosse una fede nella vita ultraterrena. Alcuni di questi caratteri compaiono anche in un bassorilievo di Sulmona databile intorno alla metà del I sec. a.c. con rappresentazione di scene agricole e pastorali. D'altronde anche gli Etruschi avevano il medesimo stile di raffigurazioni, le tombe hanno immagini gioconde e conviviali, almeno fino a quando non divenne pesante la minaccia romana. Dopo le sconfitte infatti le immagini assunsero un aspetto più cupo.



EDIFICIO PUBBLICO

Nei pressi dell'anfiteatro, gli scavi hanno rivelato la presenza di un edificio tardo-romano a funzione pubblica, ricco di mosaici ed affreschi, che si sviluppava intorno ad una corte centrale, dotata di portico, da cui prendeva aria e luce.

Le strutture relative all'edificio absidato documentano diverse fasi di costruzione che si concludono con un incendio: della fase del II sec. d.c. restano le pavimentazioni che offrono una variegata esemplificazione di mosaici geometrici in bianco e nero.

Di questo edificio sono stati indagati tre importanti settori: l'atrium (ingresso), l'impluvium (il bacino per la raccolta dell'acqua piovana) ed il tablinium (il vano di rappresentanza). Il ricco impluvium è realizzato con pregiato marmo di Porta Santa, cavato nell'isola greca di Chios e così detto perchè di questo materiale sono fatti gli stipiti della Porta Santa in Vaticano. Su di esso sono visibili i segni di un terremoto del tempo di Costantino (306-337).

Sulla pavimentazione a mosaico del tablinium gicavano i resti di una statua di marmo pario, databile al I secolo a.c., rappresentante un personaggio con una spada coperta da fodera e clamide (mantello corto) assicurata sulla spalla con una fibula.



LO SPOGLIO

Purtroppo queste pietre, e molte altre del complesso di Amiternum, sono state riutilizzate nel paese di S. Vittorino, negli edifici civili ma soprattutto per chiesa romanica di San Michele Arcangelo, da cui si accede alle catacombe sottostanti, anch'esse ricche di resti romani depredati. Il percorso delle catacombe infatti attraversa una suggestiva sala la cui volta, retta da colonne provenienti da Amiternum, conserva numerose iscrizioni romane incastonate nelle pareti.



LE ALTRE VESTIGIA

Accanto a questi resti, si possono ammirare i resti delle terme e di un acquedotto dell'epoca augustea o tiberiana. Rintracciati anche i resti della strada principale, la via Caecilia, che da Roma, diramandosi dalla Salaria, raggiungeva l'Adriatico. Sulla via, forse, doveva affacciarsi anche un tempio, perchè se è rinvenuta la soglia monumentale.

Sulla piazza principale di Amiternum è stata portata alla luce parte della basilica, nei pressi della quale è la curia. Sulla parete di fondo della basilica si sono riconosciute l'abside ed il podio di una statua, sono stati trovati il panneggio di un mantello, un'iscrizione ed alcune modanature tra le quali una con rappresentazione di un'aquila.
Sul colle di S. Vittorino invece restano le antiche vestigia dlle strutture difensive prima che gli abitanti scendessero a valle.



CALENDARIO AMITERNINO

Da Amiternum provengono numerosi resti scultorei ed architettonici di vario genere e diverse iscrizioni, nonchè l’importante calendario amiternino, trovato nella zona del Forum, un calendario inciso su pietra con le maggiori ricorrenze religiose e pagane dell'epoca, risalente al I sec. d.c. e conservato, insieme agli altri reperti, nel Museo dell’Aquila.

Inoltre il rinvenimento nella zona di statue colossali, purtroppo per la maggior parte sottratte o vendute all'estero, come la divinità seduta in marmo pentelico ora al Fine Arts Musemum di Boston, conferma la ricchezza della città e dei suoi abitanti.

Amiterno, già guardata con cupidigia dai palazzinari che vorrebbero edificarvi sopra distruggendo quel che sta sotto, è ancora un mistero da scavare. Molte sorprese ci attendono dal suo sottosuolo se si fa in tempo.


Curiosità:

Nell’Abruzzo interno ci sono molti misteri che tutt’ora non possono essere spiegati. Uno di questi misteri è sicuramente la Murata del Diavolo o delle Fate, che fin dai primi anni del secolo hanno sollecitato la curiosità di molti studiosi che hanno avanzato molte ipotesi.
Sostanzialmente non si è mai giunti ad una verità assoluta, l’unica verità è che sulla parete scoscesa del Fosso della Murata ad un certo punto si scorgono delle pietre enormi che formano la murata, che secondo qualcuno potrebbero essere le prime mura di cinta dell’antica Amiternum, ma non ci sono elementi per affermarlo.


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