PONTE AELIO



ECCO COME DOVEVA ESSERE IN EPOCA IMPERIALE

I ponti ad arco, con la tecnica della chiave di volta, erano usati nella italica Magna Grecia, ma prima ancora dagli Etruschi, che posero le basi dell'architettura pontificia romana, che, migliorate tecniche di muratura, si diffusero in suolo italico e in Europa, Asia e Africa, con ponti e acquedotti a campate lunghe diversi metri.

I ponti romani erano principalmente a sagoma circolare, talvolta composti da più arcate o addirittura da più ordini di arcate disposti su livelli multipli. I ponti in muratura romani erano molto solidi, con struttura pesante, compatta e adatta a resistere alle piene e al tempo. Infatti a tutt'oggi esistono ancora almeno 330 ponti di epoca romana in pietra, 34 in legno e 54 acquedotti, alcuni dei quali tuttora usati. Un esempio di ponte romano ancora in uso è il Ponte dei Quattro Capi a Roma, risalente al 62 a.c., e pure il ponte Elio anche se ristrutturato in superficie dal Bernini nel XVII sec.

Il Pons Aelius o Ponte Elio, oggi Ponte S. Angelo, è un antico ponte romano progettato e fatto costruire, tra il 134 e il 139 d.c., dall'imperatore Adriano, con l'aiuto dell'architetto Demetriano, per connettere Roma attraverso il fiume (Cass. Dio p397 LXIX.23; CIL VI.973) con la nuova zona deve aveva fatto erigere il proprio mausoleo, divenuto oggi Castel S. Angelo.



L'IMMAGINE ANTICA

L'inaugurazione del ponte avvenne nel 139 d.c., venne chiamato pons Hadriani, intitolato ad Adriano (Hist. Aug. Hadr. 19; Prud. Peristeph. XII.61; Mirab. 11; Pol. Silv. 545; Ordo Bened. pass.), e nel medioevo Pons S. Petri. (Anon. Magl. 158; Eins. pass.; Jord. I.1.416) Il nome Elio o Aelius proviene da quello della gensa Aelia cui apparteneva Adriano.

Dalla moneta si comprende perchè oggi vi siano poste sulle spallette del ponte le statue di 10 angeli, con le statue di s. Pietro e S. Paolo, infatti si dovettero rimpiazzare le 12 statue romane poste da Adriano, che sembra fossero dieci divinità romane con le statue di Adriano e di Cesare. Naturalmente le staue pagane furono fatte a pezzi molti secoli prima del loro rimpiazzo in chiave cattolica.

Per avere un'idea della bellezza delle statue basti ricordare il triste episodio della Mole Adriana, quando nel 537, allorquando i Goti cinsero d'assedio Roma attaccando la Mole Adriana. I romani, oppressi dal numero dei nemici già disperavano della vittoria, così ruppero in pezzi molte delle principali statue che ornavano il mausoleo, e le precipitarono sulle teste degli assalitori avvicinatisi con strali e scale al castello, e li respinsero [Procopio di Cesarea, De bello gothico, I, 22].
Una di queste statue, ritrovata nei lavori ordinati da Urbano VIII al castello, è il magnifico Fauno detto dei Barberini, da questa famiglia venduto al re di Baviera, ed ora esistente nella gliptoteca di Monaco. Di certo le statue del ponte elio non dovettero essere da meno e purtroppo nulla si sa del loro destino, quasi sicuramente distrutte completamente dall'iconoclastia religiosa dei cristiani che spesso trasformarono in calce gli antichi capolavori.



DESCRIZIONE

FOTO DEI LAVORI DEGLI ANNI 30 IN CUI SI VEDE
LA FORMA PRECEDENTE
Il ponte è il più bello e il più perfetto dei ponti romani, un capolavoro di architettura studiato da ogni parte del mondo con archi a tutto sesto, alto 7 m, con cinque archi di 18,39 m di diametro nel maggiore, con 3 archi minori sulla sinistra, rispettivamente di 3, 3.5 e 7.59 m di diametro, per una campata totale di 135 m, e 2 archi sulla destra,  rispettivamente di m 7.59 e 3.75 di diametro.

Nella parte centrale, sopra gli archi, il ponte inclinava a 15°, e sul lato sinistro aveva una lunga rampa.

Il ponte era realizzato con gli archi in travertino e il peperino tra gli archi, con scale che partivano dalla riva del fiume a loro volta sorrette da arcate che vennero in seguito distrutte per innalzare gli argini del fiume Tevere. I piccoli archi vennero poi chiusi e vennero costruiti due nuovi archi grandi e identici ai tre archi centrali, dando luogo ai cinque archi attuali, di cui solo i tre centrali sono quindi gli originali.

ROBERTO LANCIANI

- Cippo terminale del Tevere CIL. VI, 1239 trovato al ponte Elio, e collocato presso lo scalo della vigna del Porto. Flaminio Vacca, Meìn. 16 ricorda come "nella via che parte dalli Trofei di Mario e va a Porta Maggiore, a mano manca (fosse) trovata una strada selciata, e accanto ad essa molte statue di marmo, e ritratti di bronzo d'imperatori, gran quantità di vasi di rame con medaglie abbruciate, e incrostaturedì mischi: ed a quel tempo il padrone della vigna, diesi chiamava Francesco d'Aspra, tesoriere di papa Giulio III, ogni cosa mise in mano di Sua Santità, da cui poi furono donate a molti principi (sic)."

 Per quanto concerne il Castello, « gli scavi per le sue nuove fortificazioni incominciarono nel gennaio 1.562, con la scoperta di alcuni blocchi di travertino. Il giorno 31 aprile si notava il pagamento di scudi 38 baj. 60 per medaglie «diverse doro d'argento e di metallo per metterne fondamenti della fortificatione di castello ».
Vi  è poi un fascicolo intitolato « lavori fatti al portone di Castel santo angelo nello allargare il ponte » della quale opera, nondimeno, mancano i particolari.

A detta di Ligorio « le pietre pel lastrico del ponte, rifatto da Pio IV, sarebbero state tolte da un sepolcro dell'Appia.  Presso di queste fosse Caelie (Cluilie) furono dui monumenti l'uno à destra et l'altro à sinistra della via Appia, et sono tutti duoi molto rovinati et tuttavia più li rovinano, coloro, che hanno cavato i suoi fossi, di sotto Albano, dove havemo veduto cavare molti sassi per lastricare il ponte sant'Agnelo ».

1 conti camerali relativi a queste opere di difesa nel periodo 1561-70 contengono particolari interessanti.

- 11 ottobre 1561. Scudi 20 a Francesco da Carravaggio a bon conto sopra cottimo se gli è dato a cavarli dal fosso dal Castello al Belvedere.
- 17 ottobre 1562, Scudi 20 a Paolo Ambrosino a b. e. sopra il lavoro se glie dato a levar la terra della strada nova che riesce al ponte id. Scudi 12 a Rocco da Vedova a b.c. sopra il suo lavoro a cavar il fosso del castello.. et portare la terra nel letto vecchio (del fosso) della Sposata.
- 19 dicembre 1562. Scudi 10 a N. Mandello a b. e. sopra l'opera a levare la terra che è accanto al giardino del Castello et portarla dentro le mura.
- 24 dicembre 1562. Scudi 14.50 a Bartolomeo da Berlinghieri per avere abbattuto quel muro vecchio grosso presso il giardino del Castello.
 - 27 marzo 1563. Scudi 16 a B. Tagliacozzo per saldo del fosso dietro la cortina di Borgo Pio... Si è messo poi a fare la fossa et nettare sotto il ponte dove passa l'acqua della Sposata dietro alle case de Quatrochi.
-  2 aprile 1563... quattro case che si hanno da minare tra la porta Castello sotto il coridore et detto Castello (la prima dei) frati del monasterio di s Trinità di l'ordine di s. Francesco di Pauli: (la seconda) del quondam cap. Vincentio Compari: (la terza di) Francesco Pietro Paulo Pippi sanese: (l'ultima) a Cristofaro del Brusato laicho romano.
- 17 aprile 1563. Scudi 20 a m. Ottaviano fiorentino a b. e. sopra le due arme pappale al portone della Via Angelica.
- 5 giugno. Scudi 47 a Marcho Basso pallafreniero scudi 79 a Nicollo Svizzero e scudi 83 a Mad. Lucrezia Capodiferro per la sotisfattione (di tre casette) butate a terra per fare il portone sotto il coridore della Via Angelica.
-3 luglio. Scudi 20 a Francesco da Caravaggio a b. e. per far la porta nova di Castello.
- 14 agosto. Scudi 20 a m. Gio: Bergamasco a b. e. sopra l'opera a far un arco sotto il coridore p. scontro alla chiesa di S. Angelo.
- Nel mese di dicembre per la fortificazione del B a 1 u a r d o del1' A n g e 1 o  furono in parte espropriate le vigne di Guido Bonisio, Agostino Marcellino e Giulio Galli. -



ATTUALMENTE

IMMAGINE ODIERNA
Le fonti tramandano di un'iscrizione, (CIL VI.973) probabilmente sul parapetto, del 1375 per cui si presume che il ponte fosse ancora ben conservato fino al Dicembre 1450, quando il parapetto crollò sotto il peso dei pellegrini giunti in occasione del giubileo causando la morte di 150 persone, restaurato poi da Nicola V.

Nel 1527 vennero aggiunte le statue di S. Pietro e S. Paolo da Clemente VII, e nei 1669‑71 Clement IX fece porre le statue degli angeli. Vennero coperti due archi originali sulla sinistra, ma la struttura restò intatta fino al 1892 quando vennero ricostruite le estremità del ponte, così che solo i tre archi centrali sono intatti, mentre i due laterali, rifatti a copia esatta di quelli originali, sono stati appunto ricostruiti. Delle 10 statue originarie, di divinità e imperatori romani, non si seppe più nulla, probabilmente fatte a pezzi e calcinate.




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