CULTO DELLA DEA CIRCE





Circe vive nell'isola di Eea ed è figlia di Elio e della ninfa Perseide (o Persa). Almeno questo è il mito che va per la maggiore. Elio, padre di Circe, è il Dio del Sole che in età tarda divenne sempre più seguito nella religione romana.

Così l'imperatore Giuliano nel suo Inno a Elio re:

« L’Uno sembra preesistente a tutte le cose, o come il Bene, per usare l’espressione favorita di Platone; questo principio unitario del tutto che è fonte primaria, per ogni essere esistente, di bellezza, di perfezione, di unità e di potenza irresistibile, in virtù della sua sostanza creatrice e permanente, ha originato da sé, quale mediatore, al centro delle cause mediatrici, intelligenti e demiurgiche, Helios, dio potentissimo, in tutto simile a sé »

(Giuliano imperatore Inno a Helios)

STATUA DI CIRCE PROVENIENTE DALLA
VILLA DI TIBERIO
Perseide, madre di Circe, è una delle Dee delle acque ed è pure un' oceanina.
Suo padre è Oceano, un antichissimo Dio, cioè un titano figlio di Urano e di Gea, e sua madre è Teti, una Titanide figlia anch'essa di Urano e di Gea, per cui Perseide è sorella e moglie di Oceano.

Le Oceanine erano potenti Dee delle acque e dei mari, personificavano le acque correnti, ossia ogni corrente marina o grande fiume.
Dunque un Dio Sole che è Fuoco e una Madre Oceanina che è Acqua: i due opposti si incontrano e generano una figlia solare.

Ritenuta Figlia di Helios e Persa (o Perseide) per la maggior parte delle fonti, invece di Aiete ed Hecate solo per Diodoro.
Comunque è imparentata con Medea ed implicata nella vicenda degli Argonauti, la Dea però è nota soprattutto per l’episodio omerico dell’incontro con Odisseo,

Ella abita sull’isola di Eèa, luogo selvaggio e favoloso, ove dimora l’Aurora e nasce il Sole, sulla cui localizzazione in Oriente o in Occidente la tradizione letteraria è controversa. Virgilio la ricorda intenta a tessere tele, ammaliatrice attraverso i suoi canti.

Ma dietro l’ospitalità che offre ai viaggiatori cela l’insidia; benevola verso animali e piante, malevola ingannatrice allorché tramuta in maiali i suoi ospiti, con una chiara allusione alla loro incontrollata bramosia sessuale. Insomma Circe è una maga seriale che trasforma gli uomini in animali.

In quanto all'isola di Eea, dove dimorava la Dea Circe, è stata identificata, fin dall'antichità, come testimonia Strabone, con l'attuale promontorio del Circeo. Anche Esiodo (VII sec. a.c.) sostiene che avesse qui la propria dimora.

IL PROMONTORIO DEL CIRCEO
In realtà il Circeo è un promontorio e in passato era una penisola; si pensa perciò che anticamente fosse circondato dal mare o collegato alla terra da una spiaggia.

Infatti esiste ancora una grotta intitolata alla Maga Circe, nonché le rovine del cosiddetto "Tempio di Circe (o di Venere)", dove fu rinvenuta una testa di una statua, attribuita alla maga.

In un libro dei primi novecento c'è l'immagine della testa gigantesca di una Dea che venne trovata ai piedi del promontorio del Circeo, caduta sembra dalla cima dello stesso promontorio dove la Dea aveva un suo tempio. Si è pensato alla statua di Circe, vista la vicinanza al tempio.

Ma il racconto non è questo, perchè fu sulla cima del promontorio, dove c'era la Villa 4 Venti, che nel 1928 un pastore scoprì per caso sul promontorio del Circeo una statua antica raffigurante una fanciulla, in realtà solo la testa di una fanciulla. E la testa stava sopra e non sotto il colle.

Poi il reperto sparì e più tardi venne recuperato da alcuni privati che l’avevano acquistato, illegalmente, e attualmente è conservato al Museo Nazionale Romano di Roma.

Si tratta di un reperto presumibilmente di età imperiale. Non fu difficile comprendere che si trattasse della Dea Circe perchè portava in capo una corona raggiata, per intenderci una fascia di bronzo dorato da cui si dipartivano in orizzontale dei lunghi raggi della forma di triangoli molto stretti e appuntiti.

Oggi però si parla solo di fori che dovevano sostenere la corona radiata, che tuttavia non era pertinente solo alla figlia del Sole, ma alla stessa Venere. Però a noi non risulta che Venere portasse una corona radiata, un diadema si, ma senza raggi.

IL CIRCEO

Ed ecco dall'articolo del SOLE 24 ORE

Tempio di Circe tra le «erbe»
di Cinzia Dal Maso
03 luglio 2016

- La Villa dei Quattro Venti: è una costruzione romana a terrazze digradanti, a pochi passi dal centro di San Felice Circeo e in posizione dominante il mare. Una meraviglia. Un luogo veramente spettacolare che si diceva aver ospitato il triumviro Marco Emilio Lepido in esilio.


CIRCE CON LITUUS, DIADEMA E GIOIELLI
Peccato però che quella struttura a terrazze digradanti sia tipica di molti santuari ellenistici, e che proprio nel Lazio ve ne siano parecchi, costruiti o ristrutturati tra la fine del II e l'inizio del I sec. a.c. Come i santuari di Palestrina o Terracina, per citare i più famosi.

Ma allora quella “villa” del Circeo, non potrebbe essere anch’essa un santuario? Il dubbio serpeggiava tra molti, ma la certezza è giunta nel 2011 quando, durante un’operazione di pulizia dell’area, è stata scoperta un’iscrizione votiva di un certo Calpurnio Lucio.

Se fosse giunto fino a noi anche il nome della divinità a cui si rivolge, saremmo stati a cavallo. Ma così non è. Però nel frattempo c’è stato chi ha ripreso le indagini archeologiche alla “villa” e altrove nel Parco del Circeo, e un’idea ora ce l’ha: è Diego Ronchi, archeologo dell’Università di Tor Vergata.

Gli indizi da lui raccolti suggeriscono che la “villa” sia il «santuario di Circe» di cui parla Strabone. Circe la maga di Ulisse, la signora del Circeo, luogo “ricco di erbe” a lei utili.

Finora si diceva che la dimora della maga fosse posto sul picco occidentale del promontorio, dove nel 1928 è stata rinvenuta una testa femminile in marmo oggi conservata al Museo nazionale romano, e identificata con Circe.

Però Ronchi, che indaga il Circeo dal 2008, ha saputo gettare nuova luce sulle vicende e i monumenti del promontorio, compreso il cosiddetto ritratto di Circe.

Col georadar ha individuato sotto la “villa” strutture finora ignote che ne hanno chiarito la funzione sacrale già prima della scoperta dell’iscrizione.

I rilievi e le ricostruzioni 3D gli hanno consentito di analizzare la struttura e le tecniche costruttive di molti edifici del promontorio.

Ma le indagini storiche lo hanno anche portato a precisare l’epoca in cui le genti del Lazio si sono impadronite dei miti greci: quell’inizio del IV sec. a.c. quando fu anche fondata la colonia latina di Circei (393 a.c.).

Il momento in cui il promontorio, che già i naviganti greci avevano identificato con l’isola della maga e il luogo dove Elpenore morì, e da Ulisse fu sepolto, divenne rilevante anche per i latini.

Non a caso Teofrasto prima, e Plinio il Vecchio poi, descrivono il sepolcro di Elpenore al Circeo circondato da piante di mirto «albero forestiero» (Plinio), ricordando le piante aromatiche, strumenti di magia, per cui il promontorio era famoso.

Quanto al ritratto di Circe, è stato identificato come tale per dei fori presenti sul capo e interpretati come incassi per una corona radiata che si addice alla figlia del Sole.

"Tuttavia", osserva Ronchi, "tra i molti ritratti a noi noti della maga, solo in due casi lei appare con i raggi in testa". E la statua del Circeo, copia romana di I sec. a.c. di un originale ellenistico, presenta molte analogie con diversi ritratti di Venere, rappresentata molto spesso con un diadema: i fori della statua del Circeo sono perfetti per fissare un diadema di Venere.

Inutile ricordare come la pianta sacra alla dea dell'amore sia proprio il mirto, e se si aggiunge l’'iscrizione in cui il Circeo è definito “Promontorium Veneris, il gioco è fatto: quello sulla cima del promontorio è santuario di Venere dove probabilmente aveva luogo un culto connesso con la diffusione del mirto in Italia. E grazie a un’altra iscrizione, Ronchi identifica anche chi ha introdotto il culto di Venere al Circeo: i coloni giunti in loco grazie al padre di Cesare nell’89-88 a.c.

Il più antico santuario di Circe ha dominio del porto, e quello più recente di Venere è sulla cima del monte. Però Ronchi avverte: solo una nuova stagione di scavi ai Quattro Venti e nel Circeo tutto, potrà forse trasformare le attuali ipotesi, per quanto calzanti, in vere certezze. -

TESTA DI CIRCE

I DUBBI

Ora nel libro "Santuari del Lazio" del 1932, un archeologo inglese, tale Thomas Ashby, rivela di un ritrovamento della gigantesca testa di una statua femminile, munita di una corona solare come Helios e ingioiellata. Ora Circe è appunto figlia di Helios, per cui a buon ragione indosserebbe la corona solare, e i gioielli le darebbero un aspetto afrodisiaco, cioè magico e seducente, e anche questo la fa coincidere con Circe. 


Nel libro però non si parla di buchi della corona solare, ma di resti bronzei della corona solare. 
Vero è però che la Dea porta una collana di perle, che è il gioiello specifico di Venere.
E' possibile che i romani, che poco amavano la magia, abbiano teso ad assemblare le due Dee in una, a scapito della insidiosa Circe. 

Però c'è un rebus, il validissimo archeologo Thomas Ashby nella copertina del suo libro riporta il disegno della testa ritrovata, ha la stessa pettinatura di quella del museo ma è alta quasi un metro (la sola testa), almeno a detta dell'autore ed ha al collo una collana di perle. 

Ma c'è di più, in località Villa 4 Venti, la sommità del Circeo che secondo alcuni sarebbe l'antico santuario, si è rinvenuta una parte di testa, di grandi dimensioni. Da quale statua proviene? Forse dalla stessa di cui Thomas Ashby ha visto l'enorme testa della Dea? Viene da chiedersi se parliamo della stessa statua.

Ma viene anche da chiedersi quanto durò il culto della Dea-Maga Circe. Premessa doverosa: la maggior parte delle Dee antiche erano maghe, religione e magia si identificavano. Poi le nuove religioni, più patriarcali, negarono la magia e stabilirono in loro vece ampli cerimoniali. 



LA POTNIA THERON

Circe è attorniata da leoni e lupi, resi mansueti dalla sua magia; una vera Potnia Therôn, la Signora delle Belve. L'etimologia di Circe, da kiv rko" “sparviero”, nella religione egizia uccello sacro al Sole, e Circe è figlia del Sole, ricorda alcune divinità orientali raffigurate come Dee nude, sumere o fenicie, accompagnate da rapaci e attorniate da animali selvatici, ma riporta pure alle antiche e numerose rappresentazioni di divinità con ali da sparviero.

REPERTO STATUA DI CIRCE
L'avventura di Ulisse ha messo in evidenza la Dea ma come divinità minore, mentre nei miti orientali la Dea Madre di Dei e creature è basilare per l'eroe amante mortale che grazie a lei ottiene il suo successo e la sua evoluzione.

Circe è analoga alla Inanna-Išthar vicino-orientale che tramuta in bestie i suoi amanti, provocando così il rifiuto di Gìlgamesh alle sue profferte amorose. Infatti Hermes invita Odisseo a non rifiutare il letto della Dea per recuperare ai suoi compagni la forma umana ed ottenere la sua benevolenza.

Il santuario di Circe sorge sul punto più alto del monte, come santuario celebre e dominante, che come Corinto ed Erice, dovrebbero risalire a un modello fenicio-cipriota, che si innalza sul mare, dando alla Dea un compito ulteriore di protezione sulla navigazione e sui traffici.

Circe è anche colei che insegna ad Odisseo la strada per l’Ade, su come attirare le anime dei morti per averne responsi e consigli, offrendo loro una bevanda fatta di formaggio, miele, farina d’orzo e vino, la stessa bevanda magica, il kukew'n , con la quale accoglie i suoi ospiti e li trasforma in bestie; non a caso la stessa bevanda è propria di Demetra e dei riti eleusini.

La Dea pertanto, come tutte le antiche Dee Madri, aveva un aspetto ctonio e infero, nonchè magico responsivo, è la Dea che procura gli oracoli e che fornisce bevande un po' allucinogene, che fa uscire fuori la vera natura degli uomini. Le antiche sacerdotesse non erano esenti da bevande o sostanze inebrianti, che fosse vino, o foglie di alloro masticate, o papavero da oppio ecc.

Trattavasi di una divinità in grado di esercitare un forte dominio sulla natura, sugli animali e sugli uomini, dotata anche di una capacità lussuriosa e produttiva, è la natura provvida che fa partorire donne e animali, e fa crescere le piante.

Una epigrafe conservata a tutt'oggi ricorda che nel 213 d.c., sotto Caracalla, ci fu un restauro dell’altare di Circe. Se all'epoca di Caracalla c'era ancora l'ara di Circe significa che nel II sec. d.c. la Dea era  ricordata e venerata. Anzi risulta dall'iscrizione che l'imperatore Caracalla, con il consenso dei sacerdoti addetti al culto, ordinò il restauro dell'ara dedicata al culto di Circe Sanctissimae, dandone l'incarco a Servio Calpurnio Domizio Destro,  console suffetto nel 204 e console ordinario nel 225.

VILLA DEI 4 VENTI

LA DESCRIZIONE

L'opera antica, realizzata in accurata opera incerta, sorge su due terrazze sostruite, orientate nord/nord-ovest – sud/sud-est: una inferiore, con la forma  di un trapezio rettangolo, e un’altra, sopra di questa, di forma rettangolare. La sostruzione della prima terrazza parte del pendio che degrada verso la costa dal pianoro su cui sorge il centro storico di S. Felice, con la realizzazione di un sistema sostruttivo costituito da una fascia di cellette con 13 ambienti interrati sul lato lungo nord-est e  10 su quello corto sud-est, cui va aggiunto un modulo posto all’angolo.

VILLA 4 VENTI
I setti murari sono alti m 5,20: quello esterno era largo alla base m 1,77  e quello interno, oggi invisibile, doveva essere pressocchè uguale.
L’accesso alla struttura doveva provenire dall’abitato di Circeii attraverso una via sacra che si arrampicava sul colle  Sul lato sud della terrazza superiore, spostata verso l’interno, si trovano la scalinata e poi il corridoio, che connette la terrazza superiore con la prima terrazza.

La superficie ottenuta attraverso la sostruzione del pendio è occupata da due strutture: da un ulteriore terrazzamento e dai resti di un ninfeo, tra i quali si apriva un giardino. Il ninfeo di forma quadrata con un lato di m 6,30 ha, inscritto nel quadrato, un ambiente circolare di m 5,20 di diametro, sul quale si aprivano quattro nicchie semicircolari.

L’unico ambiente non interrato è  posto all’interno del lato lungo nord-est, a forma circolare con diametro di m 1,80 e altezza di m 1,54. Nonostante le sue modeste dimensioni, per tutelarlo, fu approntato un sistema a blocchi in opera quadrata. Forse l'ambiente conteneva tutte le attrezzature sacerdotali per le feste e i sacrifici di culto.

RESTI DEL SANTUARIO DI CIRCE

IL SANTUARIO

Il santuario di Circe si affaccia sul mare, a 541 metri slm, guardando nella direzione in cui muore il sole; un sole dunque sotterraneo, relativo al suo nascere e morire. Gli antichi lo chiamavano "il Sole di mezzanotte", allusivo alla luce che vince le tenebre, fuori e dentro di noi. Non a caso Mitra nasce a mezzanotte del solstizio di inverno, il giorno più buio dell'anno, e il Cristo ne segue l'iter.

Ma il promontorio era chiamato Promontorium Veneris, per quell'assimilazione tra Venere e Circe, ambedue non sposate ma con molti amanti, prolifiche come la natura. Infatti i grandi santuari di Afrodite riferibili al medesimo modello fenicio sorgono in corrispondenza di grandi porti, in relazione al mare:
- Corinto, con il tempio di Afrodite Urania sull’Acropoli, ma anche con il tempio di Afrodite presso il porto di Kenkreai e quello di Afrodite Melainìs presso il bosco detto Kraneion;
- Erice, con lo spettacolare Aphrodision sulla vetta del monte;
- Citera, che ospitava un tempio di Afrodite Urania definito da Pausania come il più venerabile e il più antico di tutta la Grecia.

I santuari più importanti del Lazio arcaico erano:
- quello di Giove Laziale su Monte Cavo,
- quello di Diana nel bosco di Ariccia,
- quello della Fortuna Primigenia a Preneste
- e quello di Circe sul promontorio del Circeo.

Strabone ci elenca i culti di età romana al Circeo; tra il I sec. a.c. e il I sec. d.c., tre sono i luoghi di culto importanti :

1) un santuario di Circe;
2) un altare di Atena;
3) un luogo, non meglio identificato, dove si mostra una tazza appartenuta a Odisseo.

Il culto di Elpenore, analogamente a quelli di Lavinio con la saga troiana, fa parte di quel fenomeno di IV sec. a.c. in cui le città latine accolgono come loro miti di origine elementi di culture straniere, come le greche e le troiane. Il luogo di culto di Elpenore deve far parte di questo ambito.

A supporto dell’identificazione del sepolcro di Elpenore con il cosiddetto santuario di Circe sulla vetta non ci sono prove ma solo congetture, Però più tardi, quando sotto Augusto si rafforzarono gli antichi miti della fondazione di Roma e il loro risalire fino ad Enea, questo luogo può essere stato oggetto di culto anche in tal senso.

Inoltre l’iscrizione rinvenuta alla base del colle dove era scritto CIL X, 6430 “ad promonturium Veneris” richiama pure il culto di Cesare e di Ottaviano, ovvero della gens Iulia nei riguardi di Venere considerata la progenitrice della Gens Iulia.

Diciamo che Ottaviano aveva ottime ragioni di piazzate la Dea Genitrix in ogni dove, per cui, non potendo spodestare la Dea Circe. dato che egli era rispettosissimo verso gli antichi Dei, fece affiancare, come presumo, le due Dee nel medesimo tempio, cioè sul Monte Circeo.


LA CONSERVAZIONE DELLE MEMORIE ANTICHE SEMPRE DELUDENTE

Purtroppo oggi c'è una scarsa sensibilità verso l'archeologia e l'arte. La recente installazione delle reti di contenimento per evitare le frane, ha coperto l’iscrizione di età imperiale della moderna via del Faro.

Questa ricalca l’antica strada verso Valle Caduta e Vasca Moresca, all’altezza della Valle del Demonio, nel punto dove la parete rocciosa va a picco sul mare.
Scolpita nella viva roccia, tra la metà e la fine del I secolo a.c., l'epigrafe incorniciata da un timpano ricordava il «promontorio di Venere»

«Ad promuntur(ium) Veneris public(um) Circeiens(ium) usq(ue) ad marem a termino... LXXX long(itudo) ped(um) p(lus) m(inus) DCCXXV».

L’attuale tracciato di via del Faro, fu progettato durante gli anni ’50, ma prima ancora, durante la bonifica, erano state apportate delle modifiche che hanno falsato e compromesso la prospettiva dell’iscrizione che in precedenza doveva trovarsi ad altezza d’uomo.

Sicuramente le feste Circee dovevano raccogliere molti paesi vicini, con processioni, fiaccolate e canti che si svolgevano snodandosi per tutto il colle. Si ipotizza, come in varie e numerose altre zone, che qui si svolgesse la prostituzione sacra, come era abitudine nel culto delle Dee della natura e quindi fertilità.

Le erbe che Circe offriva agli uomini per inebriarli facilmente venivano offerte alle coppie della ierodulia, e forse, per tornare lucidi, si usava poi il moly, un'erba dalla radice nera e dal fiore color latte, ben conosciuta al tempo dei romani, che è l'antidoto che Hermes dà a Ulisse contro il filtro della maga. probabilmente il filtro che occorreva per entrare nella dimensione del sacro e quello per tornare alla dimensione del profano.





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