GUBBIO ( Umbria )





IKUVIUM UMBRA

Il territorio di Gubbio, antica Ikuvium, fu già abitato tra il Neolitico e la prima età del Ferro, come documentano i resti di mura ciclopiche sulle pendici del monte Foce. Fu fondata dagli Umbri, antico popolo di stirpe italica, di cui fu un importante centro religioso e politico, come mostrano alcune antiche monete e le famose Tavole Eugubine.

Le Tavole Iguvine, redatte in parte a caratteri umbri e latini, rimandano all’esistenza di una città-stato, il centro più importante del popolo degli Umbri, l’unico forse paragonabile alle città-stato etrusche, con rinvenimenti del IV secolo a.c.

La città-stato era protetta da una cinta muraria, situata a monte della linea che va dall'attuale arco di S. Marziale (probabile ex Porta Vehia) alla zona di Santa Croce lungo via XX Settembre e via dei Consoli.

Gubbio, neutrale nella guerra tra Roma e i Sanniti conclusasi nel 295 a.c. con la battaglia del Sentino (Sassoferrato), nello stesso anno strinse alleanza con Roma, temendo l'attacco di altri popoli, soprattutto etruschi, e prese il nome di IGUVIUM, divenuto nel medioevo EUGUBIUM.

Nell'anno 166 a.c., dato gli ottimi rapporti con Roma, questa affidò alla Magistratura Eugubina la custodia di un prigioniero regale: Genzio re degli Illiri, con moglie e figli e pure col fratello Caravanzio. Qui Genzio, il prigioniero dai romani, dopo un paio d'anni morì e fu sepolto nel Mausoleo.

Fu la prima città umbra ad allearsi con Roma e, come afferma Cicerone, "a Roma congiunta con giustissimo e santissimo patto", ma l'ingerenza romana negli affari interni, e soprattutto il desiderio di avere diritti pari a Roma, portò i popoli italici alla rivolta nel 90 a.c. Dopo la rivolta ottenne però i diritti civici romani.



IGUVIUM ROMANA

Nell'89 a.c. Gubbio ottenne la cittadinanza romana, fu eretta a Municipíum ed ascritta alla Tribù Clustumina. La città augustea, alle pendici del Monte Ingino, nacque quadrata secondo la usuale centuriazione romana e si sviluppò in terrazzamenti lungo la collina con reperti che ne testimoniano la continuità fino al IV sec. d.c.

Le testimonianze architettoniche romane si trovano tutte nella pianura antistante la città. Infatti in questo periodo la città si espanse nella pianura, come testimoniano i resti di domus, ponti, strade, mosaici, iscrizioni varie; le rovine del tempio dedicato a Diana Azione Monteleto (di cui si conservano scarsi resti), il Mausoleo di Pomponio Grecino e il grande Teatro Romano.

Sotto Via degli Ortacci si trovano i resti delle antiche terme, mentre poco lontano si innalza il Teatro Romano del periodo tardo-repubblicano, uno dei più grandi del suo tempo.
La costruzione in bugnato era completata da due basiliche che Gneo Satrio Rufo, quadrumviro jusdicente, fece restaurare e completare nel I sec.

Scavi e restauri effettuati nel settecento hanno restituito mosaici di grande pregio, oltre al mausoleo, così detto di Pomponio Grecino, domus, templi, murature, tutto di età romana.
Recenti scavi, in località Guastuglia e in località Zappacenere, hanno portato alla luce tracce di un ampio abitato di fine I sec. a.c. - inizi I sec. d.c. ed una necropoli di incinerati degli ultimi decenni della Repubblica.

In epoca romana l'area urbana era divisa in due parti dal torrente Camignano: Certense verso valle e Colonia verso il monte. Le due parti poi si chiamarono più semplicemente Oriente e Occidente. In epoca comunale il territorio di Gubbio era diviso in 7 "vici" e questo durò sino alla fine del XIII secolo.

Invasa dagli Eruli, fu nel 552 distrutta dai Goti di Totila, ma venne ricostruita con due potenti torri difensive dai Bizantini di Narsete, generale di Giustiniano, non più in pianura, ma sulle pendici del monte Ingino. Nel 772, Gubbio fu occupata dai longobardi Liutprando, Astolfo e Desiderio.



DESCRIZIONE

L'antica Gubbio ebbe due città romane. La prima fu il Municipium militare, attuale quartiere di S. Pietro, reticolo viario Romano Municipale.

La seconda città romana fu quella difesa dal Vallum: terreno rialzato che si eleva da viale U. Parruccini a via Allende fino al torrente Cavarello. Municipium e Vallum avevano scopi politico-militari di presenza romana: prima l'occupazione militare, poi lo sviluppo imprenditoriale e commerciale che crearono gli Equites romani impiantando, unita al Municipiun, la città di Vallum più ricca e quindi più bramata dalle orde di barbari e così la più distrutta.

I maggiori monumenti romani si trovano nella zona del Vallum (fuori Porta degli Ortacci): Teatro Romano, Mausoleo, Terme e Ceramico.

Il Teatro Romano di Gubbio è il più capiente delle Province dell'Impero; aveva due ordini con archi che ne sostenevano la cavea: rimangono originali ventidue scalinate in quattro cunei che scendono all'orchestra ed al proscenio ove si trova il podium, alto un metro, che permetteva di far salire il sipario. Il Teatro Romano conteneva circa 6.000 spettatori: costruito in epoca Repubblicana, fu restaurato, durante il regno di Augusto dal governatore Gneo Satrio Rufo che lasciò due dettagliati conti in pietra scritti in lingua latino-augustea e visibili presso la Pinacoteca Comunale.


IL TEATRO ROMANO

Situato in Via del Teatro Romano, é costruito in blocchi squadrati di pietra calcarea lavorati a bugnato. Ha due ordini di arcate, di cui rimangono in piedi l’ordine inferiore e alcuni archi corrispondenti alla galleria superiore. Resti di opera reticolata sono presenti nei corridoi dei vomitori.

La cavea é divisa in quattro cunei e le fasce in cui non erano presenti i gradini accoglievano probabilmente scale in legno. Il piano dell’orchestra, pavimentato con lastre di pietra calcarea, permette la raccolta delle acque piovane in una grande cisterna sotto il pulpitum. La frons scaenae ha due nicchie laterali quadrangolari e una nicchia centrale semicircolare.

Residui della decorazione architettonica sono conservati presso il Museo Civico (palazzo dei Consoli). Nello stesso Museo sono anche presenti resti di un’iscrizione di epoca augustea che si riferisce a restauri eseguiti dal magistrato della città Cneo Satrio Rufo che “...a sue spese fece il tetto delle basiliche, fissò con ferro le travi del tetto, fece il pavimento di pietra...”

Presso il teatro è presente un piccolo antiquarium realizzato sopra una domus romana.
Il Teatro Romano è ancora utilizzato per la Stagione di Spettacoli Classici nel periodo estivo.

Fu costruito probabilmente verso la fine del I sec.a.c., secondo la tecnica del periodo repubblicano, nella zona residenziale della Gubbio romana. Ha forma semicircolare con diametro della cavea di m.70, altezza di m.13 e la capienza era per 8/10 mila spettatori,
poco più piccolo del Teatro Marcello a Roma. Il teatro era completato da due basiliche che Gneo Satrio fece restaurare nel I sec.d.c.
Il teatro, caduto in disuso, divenne cava di pietra e quindi fu sommerso da terreno di riporto; nel 1561 fu riscoperto e nel tempo restaurato.


AREA DELLA GUASTUGLIA

L'area archeologica della Guastuglia comprende un intero quartiere di epoca romana con un lussuoso ed imponente edificio, probabilmente una villa, pavimentato con raffinati mosaici.
Gli ambienti della domus rivelano il grado di sviluppo dell’edilizia privata nella Gubbio romana fine I sec. a.c. Alcuni mosaici figurati sembrano riferirsi a interventi di ristrutturazione avvenuti nel corso del III-IV sec. d.c.

Da non dimenticare la domus con mosaico decorato da un emblema centrale con raffigurazione del mito di Scilla e i compagni di Ulisse.

L'area, ubicata nella zona sud orientale del centro antico, poco distante dal teatro romano, e occupata da un quartiere residenziale di epoca romana, inquadrabile tra la I'eta augustea e II tardo antico.
Del monumentale complesso pubblico-religioso ivi rinvenuto, la fase meglio nota è quella della prima età imperiale (età Giulio-Claudia, inizi I sec. d.c.), costituita dal santuario scoperto negli anni precedenti, di cui restano le strutture di fondazione, e da un portico che quest’anno si è finito di portare alla luce.
La divinità a cui il tempio era dedicato non è ancora stata individuata, ma è ipotizzare che essa appartenesse alla sfera femminile. E’ venuta alla luce anche una struttura fognaria sotterranea, e tracce di piombo lavorato e saldato hanno fatto ipotizzare l’utilizzo di una conduttura acquaria, fistula, per il trasporto delle acque. La stratigrafia del terreno all’interno del bacino soffittato a volta, fa pensare che la struttura fognaria, datata al I sec. d.c., sia stata utilizzata per almeno otto secoli per poi essere distrutta in epoca alto medievale.




Domus del banchetto

Tra le domus, la piu significativa e quella cosiddetta del "banchetto", scavata intorno al 1970 e restaurata negli ultimi decenni. La casa, orientata in senso Nord-Sud, e costruita in opus vittatum, con blocchetti di calcare uniti da malta.
Gli ambienti sono caratterizzati da una elegante decorazione pavimentale in opus signinum ed a mosaico, databile alla fine del I sec. d.c., presenta una ristrutturazione avvenuta tra la fine del III e I'inizio del IV sec. d.c.

Procedendo da sinistra, I'ambiente 1, di forma rettangolare, presenta un pavimento a mosaico, con ornato geometrico ad esagoni neri su campo bianco;
I'ambiente 2, pavimentato in opus signinum rosso, decorato con crocette e singole tessere, mostra due fasce concentriche con scala di meandri e quadrati inseriti con tessera al centro; all'intemo è un ottagono in cui sono inseriti un quadrato, un cerchio ed una stella a sette punte. Agli angoli schematiche palmette.
l'ambiente 3, in opus signinum, delimitato da tre file di tessere bianche, e decorato con ampia fascia a quadrati e meandri e riquadro centrale con rosetta a petali doppi e semplici;
I'ambiente 4 conserva un lacerto di mosaico bianco e nero, ornato da una rete di rombi e quadrati;
I'ambiente 5 rivela un mosaico figurato, inserito al posto di uno precedente, di cui si conserva la cornice a treccia, coevo a quelli prima descritti.
II pavimento, realizzato con tessere bianche, nere e rosse, risale alla fine del III, primi decenni del IV sec. d.c.

Al centro una coppia di figure femminili semisdraiate come in un banchetto, su una struttura a quattro archi, una vestita, I'altra seminuda, con mantello che copre le gambe, mentre cinge con il braccio sinistro la spalla della donna ammantata e con la mano destra porge una coppa verso un personaggio maschile in piedi a destra e nudo, forse Bacco, con il piede sinistro poggiato su una roccia, che versa un liquido, probabilmente vino, dal rhyton, sollevandolo con la mano. Sullo sfondo appare un altro personaggio maschile, vestito di corta tunica e bassi calzari, sdraiato sulle rocce, forse un cacciatore, armato con arco e faretra.

La coppia rappresenta con buona probabilità una Venere Marina con una compagna o domina, affiancati da Bacco, che versa il vino. L'iconografia della Venere marina è di solito presente nelle terme, come si vede a Ostia e a Roma.


MAUSOLEO

La sepoltura, sita in via del Mausoleo, attribuita da alcuni a Pomponio Grecino, Prefetto romano, è situata lungo via del Mausoleo. Ha una struttura circolare in opera cementizia originariamente rivestita di grossi blocchi squadrati di calcare locale. All’interno la camera sepolcrale, molto ben conservata, ha pareti a blocchi squadrati di calcare locale e volta a botte.

Attualmente il rivestimento di lastre di marmo è andato perduto, ma l'interno è molto ben conservato. La Camera sepolcrale è di raffinata fattura con volta a botte illuminata da finestrella: la datazione del monumento è protoaugustea.
Si ritiene che sia stato il sepolcro di Genzio, re degli Illiri, dato in custodia agli eugubini dopo la sua resa nel 168 a.c.

L'edificio è alto 9 m e la stanza sepolcrale misura 6,30 x 4,72 m. Si ritiene che sia stato il sepolcro di Genzio, re degli Illiri, che fu prigioniero a Gubbio dopo la sua resa ai Romani nel 168 a.C. Altri pensano si tratti invece della tomba di un certo Pomponio Grecino.


TAVOLE EUGUBINE

La società della “Tota Ikuvina” dell’epoca è rappresentata dalle famose Tavole Eugubine, conservate nel Palazzo dei Consoli, che raccontano la città-stato italica, la sua attività amministrativa, i collegi sacerdotali, il pantheon eugubino, la topografia, i riti.

Si tratta di sette lastre di bronzo di diverse grandezze con incisioni, in parte anche sul retro, in lingua umbra, di cui cinque in caratteri etruschi, del III e II sec. a.c., e due con caratteri latini adattati alla lingua, del I sec. a.c.. Le Tavole furono rinvenute nei pressi di Scheggia nel 1444 ed acquistate in cambio di diritti di pascolo dal Comune di Gubbio. Il più notevole testo rituale di tutta l’antichità classica oltre che un documento fondamentale della lingua degli antichi Umbri.

Contengono una precisa descrizione di rituali religiosi e sacrifici della confraternita degli Atiedii, riferimenti al culto della triade Grabovia: Giove, Marte e Vofione, che nella triade romana fu chiamato Quirino e sostituito in seguito da Minerva. Vi si narra di dodici corporazioni, riunite in tre grandi gruppi: natine petrunia – lavoratori della pietra, natine vuhicia – trasportatori e sehmenies tekufies – commercianti e artigiani.
Si parla delle porte cittadine, Trebulana, Tessenaca e Vehia, delle quali solo quest’ultima è stata identificata: la Porta Vehia del IV-III sec. a.c., rinnovata nell’arco in età medievale. Vengono menzionati popoli nemici come gli Etruschi (etruskus), quelli di Terni e della Valnerina (naharskus) e quelli di Gualdo Tadino (Tarsinater), dei quali si chiede agli Dei l’estinzione.
Ma vi sono prescritti anche specifici rituali:
"...Una Volta Che, Sedendosi, Colui Che Deve Osservare I Messaggi Si È Messo A Disposizione Della Divinità Augurale, Non Si Faccia Rumore, Nè Ci Si Intrometta Con Dediche Sacre, Fino A Che Quello Che Dovrà Osservare I Messaggi Non Sarà Tornato..."

Anche se la scrittura ha i caratteri dell'alfabeto etrusco e di quello latino, la lingua non è né latina né etrusca. È il dialetto degli antichi popoli di queste terre. La difficoltà alla traduzione fece si che solo nel 1883, in un volumetto di Bucheler, fu data una interpretazione considerata definitiva, finchè nel 1940 il prof. Devoto, decifrandole con metodi più moderni e accurati, pubblicò le "Tabulae iguvinae", il più completo e preciso documento interpretativo delle tavole.


LE MURA E LE PORTE

L'umbra Iguvio era situata certamente all'interno di una cinta muraria che si può individuare lungo le attuali vie Galeotti, via XX Settembre e Via Savelli a sud. Le porte di accesso erano sicuramente tre: Trebulana, Tessenaca e Vehia (la ancora esistente porta di S.Marziale) ma forse ne esisteva una quarta in direzione nord-est.


ANTICA DISCARICA

A nord del Mausoleo si estende un grande scarico di materiale Ceramico, una fortuna, perchè i reperti sono frammenti di ceramica a vernice nera sia d'importazione che locali, tra cui ceramica figurata attica ed etrusca. Nell'antica discarica sono stati reperiti anche bronzi votivi, monete e buccheri, le sottili e nere ceramiche etrusche.


FONTANELLE

Invece in località Fontanelle è venuto alla luce un letto romano in ferro con raffigurazioni di Venere, databile al II sec. a.c. Ma c'è ben altro:

"Come era possibile prevedere, gli scavi di Via Fontanelle a Poggiomarino ogni giorno donano alla città strutture stupende, opere di alta ingegnerie idraulica ed una tecnica pittorica che fa emergere dalle pareti dipinte piante dell’antica Roma come le agavi e le ginestre, ancora oggi tanto diffuse da noi.
Subito però la meraviglia e lo stupore di ciò che emerge contrasta con la cruda realtà del mondo circostante: terreni agricoli ben curati, altri semi abbandonati, case sparse, condonate e non, alcuni artigiani e commercianti che sbuffano e spingono i potenti locali a fare presto e chiudere tutto.
Con la morte nel cuore assistiamo e siamo testimoni oculari di uno scempio già iniziato un mese fa che diventa ogni giorno più drammatico: infatti non siamo al cospetto di un piccolo ritrovamento come tanti altri della zona, ma di un insieme di strutture murarie fatte di stanze dipinte, di acquedotti, di canali, di anfore giganti, tra l’altro già affiorate nel precedente scavo-carotaggio del 2007.
La logica e la cultura di chi dirige lo scavo dovrebbe suggerire al Generale Jucci che là, in quel posto e nelle vicinanze, tutto si può fare fuorchè un impianto fognario che taglierebbe a metà un insieme di ville patronali del I sec. d.c. ben conservate, dotate di tutti i servizi igienici, sanitari, ricreativi, con suppellettili ed attrezzi per la conservazione delle derrate alimentari.
I mosaici qui rinvenuti, staccati, raccolti e portati a Pompei, SONO L’INIZIO DELLA FINE E DELLA DISTRUZIONE DI QUESTA INCREDIBILE TESTIMONIANZA STORICA, CULTURALE ED ECONOMICA che, attraverso le mura, attraverso i canali e le opere pittoriche, ci parlano e ci raccontano dal vivo, annullando 2000 anni di tempo, la vita e le opere di chi viveva proprio in Via Fontanelle, enfatizzando le proprie capacità artistiche e le conoscenze di ingegneria edile ed idraulica. "

Questa è la triste realtà, in Italia si distrugge molto più di quanto non si scavi, perchè i "palazzinari" pagano, gli scavi no.


LE TERME

Ritornando verso Porta degli Ortacci si intravede il rudere delle Pubbliche Terme. Analoga opera si ritrova a fianco del Civico Ospedale dove si è scoperto un Calidarium di altre Terme Pubbliche con mosaici geometrici e figurati, policromatici; è evidente che si tratta di un aristocratico rione Romano, in cui vi sono anche preziosi mosaici ellenistici con scene mitologiche greche.


MUSEO CIVICO

Ha sede nel Palazzo dei Consoli, in Piazza della Signoria. Vi si conservano numerosi reperti provenienti dalla città antica e dalle diverse necropoli della città: urne, stele funerarie, decorazioni a rilievo ecc.

 In una saletta sono conservate le famose “Tavole di Gubbio”, scoperte nel 1444, tavole di bronzo (III-I sec.a.c.) che recano inciso un lungo testo in umbro e latino, sulla struttura sacra e laica della città-stato italica, la sua topografia, i collegi, le divinità.

Nelle sale più recenti sono esposti i materiali della città antica e del territorio, presentati con una sistemazione metodologicamente ordinata in base a rinvenimenti topografici e a cronologia.


IL TEMPIO ROMANO

Sono emersi, infatti, i resti di un’imponente area sacra, posta proprio al centro dell’immediata periferia di Gubbio, a pochi passi dal Teatro Romano.

Le ricerche riguardano la zona posta a sud-est del santuario, mirate all’area frontale del porticato del tempio, e il tracciato della strada basolata romana. E’ previsto, inoltre, che venga intrapreso uno scavo all’interno degli ambienti della “domus della Guastuglia”. L’abitazione rinvenuta ha già restituito i resti di una pregevole pavimentazione.

L’edificio, con l’ingresso aperto a sud-est, sono di m. 7,40 x 11,54 ed i suoi muri delimitavano una cella e l’antistante pronao colonnato, come di consuetudine nei templi romani. La cella del tempio ospitava la statua di culto, che tutto fa pensare fosse femminile, di cui si è scoperta la fondazione su cui poggiava il piedistallo della statua, ubicato come consueto, sull’asse principale dell’edificio al centro della parete di fondo.
Sotto il basamento, gli scavi hanno rinvenuto, all’interno del deposito sacrificale, circa 50 contenitori per unguenti, oltre a molti oggetti in ceramica, utilizzati durante il sacrificio di fondazione del culto.
Oltre ai contenitori in ceramica è stata rinvenuta anche l’ascia in ferro usata per l’uccisione degli animali sacrificati di cui rimangono numerosi frammenti ossei. In più diversi oggetti in bronzo quali monete, anelli, una statuetta votiva antropomorfa e altre suppellettili.
Al di sotto del tempio del I sec. a.c. sono state rinvenute potenti strutture murarie più antiche, appartenute ad un'altra struttura sacra databile all’età medio-repubblicana IV-III sec.a.c.


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