UNITA' DI MISURA




LA MISURA DELLO SPAZIO


Nei tempi antichi si misuravano le distanze in base ad elementi del corpo umano, a percorsi a piedi o a capacità lavorative rispetto a un campo da lavorare. Le prime unità di misurea provengono dall'Oriente, passando poi in Egitto, Grecia e Roma dove subirono trasformazioni. Le unità di misura però non erano omogenee, e ciò rendeva difficile il commercio, soprattutto per roma che commerciava con Oriente e Occidente, per cui si dovettero stabilire regole precise. Un piede, o un braccio, ad esempio, non era uguale per tutti, per cui s crearono tabelle comparative.

Un rilievo da Salamina mette a confronto il piede dorico, il piede attico e il cubito egizio, mentre un rilievo proveniente da Leptis Magna, in Libia, confronta il piede romano, il cubito punico e il cubito regale egizio.


Sulle frodi

"Non vi è dubbio poi che la malizia de' venditori possa di continuo tentare la diminuzione delle misure e de' pesi, e vi bisogna la continua vigilanza dell'autorità a reprimerla. La romana legislazione fu molto saggia in questa materia, come nelle altre, e tal cura fu affidata in Roma agli Edili; ciò non ostante Ammiano Marcellino dice che sotto Valentiniano era cresciuta atal segno la frode sulle misure e su i pesi che questo Imperatore ordinò a Pretestato, prefetto di Roma, di farsi in tutti i rioni di roma de' pesi e delle misure pubbliche, con cui regolar si dovessero con quelle de' particolari."



LE MAPPE


Oltre che con le pietre miliari, i viaggiatori potevano aiutarsi con veri e propri stradari, detti Itineraria, sui quali erano indicati i posti di rifornimento e di sosta, le stationes, oltre alle principali città e alle distanze intermedie.
A Vicarello sono stati ritrovati quattro bicchieri d'argento a forma di miliarium, con l'indicazione del percorso da Cadice a Roma, databili II-III secolo d.c.
A Tongres, tra Colonia e Boulogne, si è rinvenuta una colonna simile al miliarium aureum di Augusto, con scolpita l'indicazione della distanza tra le maggiori città dell'Impero.
Le Itineraria Adnotatae erano invece semplici elenchi di strade, località e distanze.


Tabula Peutingeriana

La più famosa mappa antica è comunque la Tabula Peutingeriana, di cui si ha solo una copia redatta nel XII sec., sicuramente tratta da un originale romano del III sec. d.c., riveduta e perfezionata nel IV e V sec..

Disegnata su un lungo rotolo di pergamena, la mappa presenta un itinerario stradale con dimensioni geografiche piuttosto deformate, con i mari rappresentati da strisce, e poche indicazioni dei luoghi, ma con stazioni e distanze intermedie piuttosto precise. Nella Tabula Peutingeriana vengono utilizzate come unità di misura quelle dei singoli luoghi rappresentati, per cui si passa dalle miglia alle galliche leugae (leghe), alle parasanghe persiane.

Si sa pure di un Orbis pictus fatto redigere da Agrippa ed esposto nel tempio della Dea Tellus.
Le itineraria picta erano le vere e proprie carte geografiche o topografiche, diverse dalle itineraria adnotata che erano invece semplici elenchi di strade, località e distanze.



MISURE LINEARI

I Romani adottarono come unità di misura lineare il Piede, di 29,65 cm., identico a quello attico e prevalentemente utilizzato nel mondo greco. Dalla casa di Giulio Polibio, a Pompei, e sulle tavolette ritrovate ad Eraclea, si ha invece notizia del piede osco-italico, lungo 27-28 cm.
Augusto rese obbligatorio il Pes Romanus, con una unità-campione conservata a Roma nel tempio di Iuno Moneta, da cui il nome di Pes Monetalis. Sicuramente in altri templi della capitale e di altre città era conservata la stessa misura.
Il PES aveva multipli e sottomultipli:


Sottomultipli del PES (29,65 cm):

  • Un SEXTANS o DODRANS corrispondeva a ¾ DI PES.
  • Un PALMVS (palmo) corrispondeva a ¼ DI PES.
  • Una VNCIA (oncia) corrispondeva a 1/12 DI PES.
  • Un DIGITVS (dito) corrispondeva a 1/16 DI PES

Multipli del "pes"

  • Un PES, piede, corrispondeva a 29,65 cm.
  • Un CVBITVS, o VLNA (un braccio), corrispondeva a 1,5 PES.
  • Un GRADVS corrispondeva a 2,5 PES.
  • Un PASSUS (passo) corrispondeva a 5 PES.
  • Una DECEMPEDA, (dieci piedi) o PERTICA, corrispondeva a 10 PES.
  • Un ACTVS corrispondeva a 120 PES.
  • Uno STADIVS corrispondeva a 625 PES.
  • Un MILIVM o MILIARIVM corrispondeva a: 5000 PES - 8 STADI - 1000 PASSUS.

Il milium equivaleva a 8 stadi, come riporta Strabone e molti autori latini, ma secondo Polibio, un milium sarebbe equivalente a 8 stadi e 1/3. Forse Stabone si riferiva allo stadio alessandrino, pari a 184,85 m, mentre Polibio allo stadio attico di 177,6 m.
Poiché un miliarium era anche equivalente a 1000 passus, ognuno dei quali era 1/240 dello stadio, il quale a sua volta rappresentava, oltre al noto edificio, la distanza percorribile di corsa, si parla anche di milia passuum. Il miliarium era utilizzato per misurare notevoli distanze e quindi gli itinerari, come noi usiamo i km.



LE PIETRE MILIARI

Il miliarium indicava anche le pietre miliari, di solito cilindriche, alte da 2 a 4 m, poste lungo le strade consolari a mille passi di distanza l'una dall'altra, a partire dal Foro Romano, dove Augusto fece porre il Miliarium Aureum, da cui si contava la lunghezza di tutte le strade. Da qui il detto romano per cui "Tutte le strade conducono a Roma" Sulle pietre miliari era indicata la distanza dal punto di origine, il nome della strada e il nome di chi l'aveva costruita o restaurata, e talvolta anche la data.



CIPPI

"Questa grande varietà di distanza fra i cippi di una stessa serie, e posti lungo la stessa ripa, dimostra che le accidentalità del terreno delle fabbriche private che non si potevano espropriare, erano tali da dover mettere i cippi terminali su varii punti di una linea spezzata, disugualmente distanti fra loro. Il che viene abbastanza ben dimostrato dalla presente scoperta. Si è infatti costantemente veduto, che la distanza ora è iscritta sulla fronte del cippo, ora sul fianco, e talvolta ancora sul lato opposto alla fronte. Or bene il fatto ha dimostrato quanto segue :
 - Nel primo caso l' iscrizione della distanza accennava alla continuità di allineamento dei cippi apposti, e ciò rispettivamente almeno fra due cippi consecutivi.
 - Nel secondo caso dava indizio di un angolo o discontinuità, ed il lato ove era scritta la distanza determinava la direzione del tratto consecutivo della linea poligona terminale. Un bell'esempio se ne è avuto nei cippi n. 8 e 11, nei quali la distanza è notata sul lato destro, ed ove realmente la linea di terminazione si piega voltando
ad angolo retto, e risalisce per due tratti consecutivi la ripa, formando una specie di zig-zag, un doppio zeta.
 - Nel terzo caso si ha indizio che il cippo più vicino è collocato a tergo del precedente ed in posizione parallela ; in modo però che lo spostamento parallelo avviene per lontano contatto dei lati, non già delle fronti dei due cippi. Un chiaro esempio se ne ha nel cippo n. 10, al quale tien dietro, nella indicata posizione rispettiva, il cippo n. 6.
Risulta quindi evidente dall'esame dei notati particolari, che se vogliasi computare la estensione lineare di un dato tratto di ripa, tenendo conto delle diverse distanze scritte sui cippi, tale estensione verrebbe data dalla risultante della somma delle sole distanze inscritte sulla loro fronte; ed il computo delle altre distanze segnate a fianco o nel tergo dovrebb'essere escluso, altrimenti verremmo indotti in errore circa la esatta misura di quel dato tratto di ripa.

Dei cippi col nome del curatore delle acque Ti. Julius Ferox, e relativi alla terminazione fatta da Traiano, se ne conoscono 12 ; dieci dei quali hanno la data dell'anno 101 {G. I. L. VI, 1239 a-h\ Bull. ardi. coni. 1884 p. 41; 1887 p. 16), e due quella del 104 {Bull. arch. Cora. 1885 p. 99).


Aggiungerò qualche altra parola sui risultati delle osservazioni da me fatte per investigare se la misura iscritta dai Romani sui cippi per indicarne la distanza dal più prossimo, corrispondesse col ragguaglio della misura metrica attribuita al piede romano, che è di m. 0,2963. Debbo peraltro confessare che quantunque non abbia
mancato di raccogliere tutti gli elementi riguardanti le distanze mutue dei cippi, contuttociò la verifica della esatta distanza non è stato possibile eseguirla che in parte, e cioè fra i cippi 8 e 12, 9 e 10, 11 e 13.
Ciò è dipeso in parte dalle esigenze dei lavori di escavazione, ed in parte dalla necessità di rimuovere dal loro posto e mettere al sicuro da qualsiasi deterioramento i cippi, man mano che si venivano discoprendo.

Per siffatte esigenze e riguardi sono stato costretto di far apporre semplicemente dei picchetti al posto di ciascun cippo rimosso; e quando dopo qualche giorno si è ritrovato un altro cippo, il riferimento delle misure non è forse riuscito di quella precisione ed esattezza che meritava lo interesse di una simile indagine.
La piccola differenza tra cotesti ragguagli è del tutto insignificante; giacché nei cippi la misura è espressa con la minima frazione di mezzo piede romano, e procede perciò di 15 in 15 cm, senza tenere verun conto delle frazione intermedie.
Onde è da conchiudere, che per la novella scoperta viene esattamente confermato il ragguaglio dell'antico piede romano con la misura attribuitagli di m. 0,2963.

Riassumendo tutti gli elementi forniti dall'attuale importante trovamento, essi ci pongono in grado di accertare molti dei dati relativi alla terminazione delle ripe del Tevere, e sono i seguenti :

1" I cippi sono in pietra travertino di forma parallelepipeda con cappello o piovente semicircolare alla sommità. Sono alti da m. 2,00 a m. 2, HO, larghi circa 70 centimetri, grossi dai 30 ai 40 centimetri.

2" La parte dei cippi che elevasi sopra terra è alta da m. 1,10 a m. 1,20; la parte inferiore è incassata nel suolo vergine più o meno profondamente, e talvolta trovasi anche murata con muro cementizio.

3° I cippi sono piantati sugli angoli del perimetro della pubblica proprietà, ed in modo che il vertice di ciascun angolo della linea perimetrale coincide con uno degli angoli esterni del cippo.

4" La operazione della apposizione dei cippi terminali è stata dai Romani eseguita procedendo secondo il corso del fiume ; di guisa che trovasi sempre nel cippo inferiore indicata la distanza dal prossimo superiore.

5° La epigrafe indicante la data della terminazione è costantemente incisa sulla faccia del cippo che guarda l'estensione della proprietà terminata.

6" Sopra ciascun cippo è sempre contrassegnata la distanza dal cippo prossimo, od il posto materiale, ov'essa è scritta indica la direzione del tratto successivo della linea poligona, e per conseguenza determina il luogo ove è collocato il termine prossimo : ciò che tecnicamente dicesi dar la chiamata.

7" La misura reale della distanza deve computarsi sulla linea di proiezione degli angoli esterni di due cippi consecutivi ; ciò che appunto è espresso con la formola recta regione, in linea retta.




Odometro

Descritto da Vitruvio e da Erone Alessandrino, l'odometro, lo strumento romano per misurare le distanze percorse, veniva applicato all'asse di un carro. Regolato in base alla circonferenza della ruota, che secondo Vitruvio doveva compiere 400 giri per percorrere un miglio, lo strumento era costituito da un congegno di ingranaggi dentati, forse i primi presso i Romani. Ad ogni giro della ruota i denti azionavano un dispositivo che lasciava cadere un sassolino in un recipiente per ogni miglio percorso. Alla fine del viaggio, contando i sassolini, si poteva sapere quante miglia era lungo il tragitto.



MISURE DI SUPERFICIE


L'unità di superficie agraria usata dai Romani era lo iugero (dal latino iugerum), equivalente all'area di terreno che si poteva arare in una giornata di lavoro con una coppia di buoi aggiogati (di qui l'etimologia da "iugum", cioè "giogo") .

Lo iugero corrispondeva a circa un quarto di ettaro, esattamente a 2.519,9 m². Lo iugero era idealmente concepito come un rettangolo di 12×24 pertiche di lato, ovvero come l'unione di due actus quadrati (essendo l'actus pari a 12 pertiche lineari).
Corrispondeva pertanto a 288 scrupula ovvero pertiche quadrate, cioè 28800 piedi quadrati (essendo la pertica pari a dieci piedi e la pertica quadra uguale a 100 piedi quadri).

La misura di superficie più piccola era il pes quadratum (piede quadrato), pari a 0,087 m². Una misura maggiore era invece l'heredium (da cui il vocabolo eredità, come quantità di terreno minima trasmissibile per legge ai figli) o doppio iugero = 5.039,8 m² (circa mezzo ettaro).
La centuria (100 heredia ovvero 200 iugeri) = 503.980 m², era quindi di circa 50 ettari.
Il saltus (4 centurie ovvero 800 iugeri) = 2.015.920 m², corrispondeva a circa 200 ettari di terreno.



L'URBE CONDITA
  • La misura dello spazio legata ala fondazione di una città era il tracciamento del Solco Primigenius, che stabiliva i confini dell'Urbe.
  • Oltre alle pratiche religiose e sacrificali nonchè interpretazione degli auspici divini, c'era la necessità di prendere precise misure. Alla base di queste era l'Actus (120 piedi), da ago che significa "guido, conduco", cioè il tratto di terreno arato da una coppia di buoi pungolati una sola volta.
  • Due actus quadrati (un rettangolo di 120 piedi per 240) formavano lo Iugerum. Iugum è il giogo degli animali, per cui lo iugerum era la superficie arabile in una giornata di lavoro da una coppia di buoi.
  • Due iugera costituivano l' Heredium, con allusione alla porzione di terreno assegnata da Romolo ai primi cittadini di Roma e trasmissibile in eredità.
  • Cento heredia equivalevano ad una Centuria, corrispondente a circa 500.000 mq e quindi a 50 ettari. La suddivisione in centurie permetteva l'assegnazione ai coloni e spesso la fondazione di una nuova colonia, la più antica forma di "piano regolatore" derivata dalla tradizionale fondazione di Roma ad opera di Romolo.

Provvedevano alla centuriazione di un territorio tre incaricati, i Treviri Agris Dandis Adsignandis, i quali, in carica per due, tre o cinque anni, in genere appartenenti alla classe equestre. Successivamente tali incarichi vennero assegnati anche a rappresentati di classi inferiori e addirittura a liberti. Al seguito dei Treviri Agris Dandis Adsignandis lavoravano gli Agrimensori, che si occupavano degli aspetti tecnici.

Per tradizione si tracciavano i due assi ortogonali, il decumano massimo, tracciato sempre per primo, da est a ovest e il cardo massimo, da nord a sud. La suddivisione nei quattro quadrati delimitati dagli assi deriverebbe dalla religione etrusca. Le due parti divise dal decumano massimo erano destra e sinistra, mentre quelle delimitate dal cardo massimo, rispettivamente "antica o ultrata" davanti e "postica o citrata" dietro. Così si creavano le città e i castra romani.

Voci correlate:
MACCHINARI ROMANI



LA MISURA DEI LIQUIDI
  • ligula (piccolo cucchiaio), detto anche coclear, corrispondeva a: 1/48 ~ 1⅛ cl.
  • cyathus (cucchiaio) corrispondeva a: 1/12 ~ 4½ cl.
  • sestante (1/6 di sestero) sextans, corrispondeva a: 1/6 ~ 9 cl.
  • triente (1/3 di sestero) triens, corrispondeva a: 1/3 ~ 18 cl.
  • emina (1/2 di sestero) hemina, corrispondeva a: 1/2 ~ 27 cl
  • Cheonix cheonix, corrispondeva a: 2/3 ~ 36 cl
  • sestero sextarius 1 ~ 54 cl
  • congio congius 6 ~ 3¼ l.
  • urna urna 24 ~ 13 l.
  • anfora amphora 48 ~ 26 l.
  • otre culleus 960 ~ 520 l.

L'anfora ("amphora quadrantal") corrisponde a un piede cubico.
Il congio è 1/8 di anfora e pari al cubo di mezzo piede.
Contiene esattamente sei sesteri.



MISURE PER ARIDI
  • Cucchiaio grande, acetabulum: 1/128 ~ 6¾ cl.
  • quarto di sestero, quartarius: 1/64 ~ 13½ cl.
  • Emina, hemina: 1/32 ~ 27 cl.
  • sestero, sextarius: 1 / 16 ~ 54 cl.
  • semodio. semodius: 1 / 2 ~ 4⅔ l.
  • moggio, modius: 1 - 8⅔ l.
  • quadrantale, quadrantal: 3 ~ 26 l.
Il quadrantale romano misura un piede cubo, dunque un'anfora.
Come l'anfora circa 26,027 litri. Un terzo del quadrantale
è il modio romano, la misura base.



MISURE DI PESO
  • Unità romane Latino Dracma SI decimale
  • chalco chalcus 1 / 48 71 mg
  • siliqua siliqua 1 / 18 189⅓ mg
  • obolo obolus 1 / 6 0,568 g
  • scrupolo scrupulum 1 / 3 1,136 g
  • dracma drachma 1 3,408 g
  • siclo o sicilico (shekel) sicilicus 2 6,816 g
  • oncia uncia 8 27,264 g
  • libbra libra 96 327,168 g.
  • mina mina 128 436,224 g

Non esiste una correlazione precisa tra lunghezze e masse. Ma :
La libbra romana vale esattamente tre quarti di una mina greca.
Perciò la relazione tra dracma romana e greca è 25 : 32.

Altre fonti indicano per la libbra romana 327,453 grammi, cioè il 0,1 % in più.

Tutti i multipli dell'oncia romana hanno il loro nome specifico.
  • uncia = 1 oncia septunx = 7 once
  • sextans = 2 once bes = 8 once
  • quadrans = 3 once dodrans = 9 once
  • triens = 4 once dextans = 10 once
  • quincunx = 5 once deunx = 11 once
  • semis = 6 once as = 12 once
Un'oncia e mezza veniva chiamata "sescuncia". Semis e quadrans, triens e sextans hanno questo nome in quanto frazioni dell' as o libbra. Gli stessi nomi sono utilizzati per indicare monete di bronzo.




MISURE DI CAPACITA'
  • Congius (misura dei liquidi divisa in 6 sextarii o 12 heminae) 3,252
  • Modius (misura pei grani che contiene 10 sextarii
  • Amphora (8 congii)
  • Culeus (misura massima de' liquidi contenente 20 anfore)

Le basi di Pesi e Misure
  • La Libra, detta anche As o Pondo, che si divide in 11 once e 1/2, è la base dei pesi romani. 
  • La libra, come l'as per il denaro, si divide in 12 parti. 
  • Il Modius, è la base delle misure di capacità per prodotti secchi. 
  • L' Amphora, che contiene un piede romano al cubo, è la base delle misure dei liquidi. 
  • Il Pes romano (piede) equivaleva a circa 30 cm ed è la base delle misure di lunghezza.
    Il Cubitus equivale a 1 piede e 1/2, il passus a 5 piedi e lo stadium a 625. 
  • Lo Jugerum, che contiene 28,800 piedi romani quadrati, equivale a circa 6/10 di un acro, ed è la base delle misure di superficie.



ARTICOLI CORRELATI



1 comment:

Davide Clerici on 7 maggio 2015 06:48 ha detto...

Grazie

Posta un commento

Post più popolari

 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero