PLUTEI DI TRAIANO



GLI ANAGLYPHA

In architettura il pluteo è una balaustra a lastre rettangolari massicce, in metallo, in legno o in pietra, che divide l'interno di una sala, come accade nelle chiese cattoliche dove l'altare è separato dal pubblico da due balaustre con un passaggio al centro. Può essere ornato solo da cornici in rilievo oppure con motivi geometrici o figurati, o intarsiato.

TERZO PLUTEO - ANIMALI SACRIFICALI
Un esempio è rappresentato dai cosiddetti "Plutei di Traiano", rinvenuti nel 1872 a Roma, all'interno del Foro, nell'area tra il Comizio e la colonna di Foca, attualmente collocati nella curia Julia, un tempo adibita alle riunioni del Senato romano, ma provengono da altro monumento non individuato, che molti però suppongono sia il foro di Traiano.

I plutei chiudevano l’antica area della ficus Ruminalis e di Marsia, risistemata o riconsacrata intorno al 106 d.c. con una duplice lustratio, culminata nei due suovetaurilia rappresentati sulle facce esterne dei pannelli; la parte alta dei plutei avrebbe sorretto una cancellata bronzea, probabilmente in sostituzione di analoga recinzione dell’albero, come testimoniato da antiche fonti di età augustea.

La superficie superiore di ogni balaustra è rifinita senza politura; il centro, per circa un terzo della larghezza, è occupato da un listello longitudinale alto poco più di 10 cm. Gli incavi e i fori riguardano perni e grappe di assemblaggio dei blocchi marmorei. Dei fori circolari fanno ritenere che vi fosse una pedana lignea poggiata su entrambi i plutei affrontati. In quanto alla sede dei plutei può essere collocata tra la colonna di Foca e il lacus Curtius.

PARTICOLARE PRIMO PLUTEO
Le grandi lastre marmoree, scolpite in rilievo da ambedue i lati, furono trovate sul posto dove stanno ora, cioà nella Curoa Iulia, poggiati sopra alcuni massi di travertino già usati,  ma senza lo zoccolo di marmo, infatti quello sul quale posano adesso è moderno. Quindi  non si trovano nel loro sito originale, ma evidentemente furono portati in età assai tarda, per decorare i lati di un basamento quadrato con i rilievi storici voltati verso l'interno. I due altri lati del quadrato così ottenuto vennero chiusi da due muri, e l' interno fu riempito di terra e ruderi. Per conseguenza, i rilievi con gli animali sono conservati benissimo, mentre le scene storiche esposte per secoli alle intemperie e alle offese dell' uomo, furono molto danneggiate.

Sui lati che ora stanno verso l' interno, si vedono gli animali destinati al solenne sacrifico dei Suovetaurilia: il porco, l'ariete e il toro, con le corna e il corpo ornati di nastri. Questi sacrifici si celebravano in occasione del censimento popolare,  per l'esercito all'inizio di una guerra o  per la fondazione di nuovi templi. In queste occasioni i tre animali venivano, prima di essere immolati, condotti attorno al popolo, attorno all' esercito, oppure attorno al luogo in cui si doveva compiere la lustratio.



L'INTERPRETAZIONE

Molti studiosi oggi vi riscontrano una rappresentazione della magnanimità dell'Imperatore senza allusioni a fatti precisi, ma è pittosto strano, perchè le scene hanno personaggi e accadimenti precisi.

Se si tratta invece dell'allegoria di liberalitas e libertas,  la scena sui Rostri raffiguraerebbe la proclamazione dell’editto (rotolo nella mano dell’imperatore) col quale si annuncia l’abolizione di tasse future, cioè l’editto imperiale sulla vicesima hereditatium, il testatore di modesta fortuna potrà lasciare agli eredi non consanguinei anche il 5% del valore complessivo che sarebbe andato all’erario, e perciò vorrà riaprire le tabulae testamentarie già sigillate. Non è un caso, pertanto, che la scrittura sia nelle mani di un plebeo con la paenula; è da ritenere che ad una scrittura testamentaria alluda anche il rotolo nelle mani del plebeo barbato in secondo piano ( il quinto da sinistra davanti ai Rostri ). I togati acclamanti nelle prime file però hanno dubbia giustificazione.
L’imperatore assiso sul suggesto al centro del pluteo degli alimenta non sarebbe allora una statua, ma la raffigurazione dell’imperatore che amministra la giustizia dal tribunal che negli anni del principato traianeo fu monumentalizzato con i plutei istoriati.

Secondo altri invece, i rilievi riguarderebbero invece l'imperatore Domiziano nella qualità di censore, cioè a dire, il divieto della evirazione, nel primo; il bruciamento degli scritti diffamatori nel secondo.
Per altri ancora i plutei esaltano le prodezze dell'Imperatore Adriano. Ma l'attribuzione a Traiano sembra di gran lunga la più convincente.

PRIMO PLUTEO - CONCESSIONE DEGLI ALIMENTA


IL PRIMO PLUTEO

Il primo pluteo, volto verso l' arco di Severo, rappresenta la magnanima concessione degli alimenta (da cui il termine odierno di alimenti dovuti in caso di separazione matrimoniale), cioè aiuti economici per bambini e famiglie romane bisognose, da parte dell'Imperatore, ritratto mentre lo annuncia alla folla.

Nella scena  l'Imperatore sta in piedi sopra la tribuna ornata dai tre rostri navali, e dietro a lui il suo seguito e i littori con i fasci senza le scuri, il che sottolinea la pacifica celebrazione. L'Imperatore in toga, ulteriore segno di pace, arringa la folla dei romani plaudenti, riconoscibili come plebei dalla paenula che indossano.  In mezzo alla folla infatti c'è un gruppo statuario che rappresenta un Imperatore seduto sullla sedia curule, e una donna che gli si avvicina con un bambino per la mano e un altro in braccio. Il gruppo statuario fu evidentemente eseguito ma purtroppo non è giunto fino a noi grazie ai vandalismi degli invasori stranieri e del potere ecclesiastico.

PARTICOLARE PRIMO PLUTEO
Nel 101 d.c. Traiano infatti distribuì in molti comuni dell'Italia ingenti capitali a mutuo ipotecario, cioè ponendo ipoteche sugli immobili per garantirsi il pagamento dei prestiti, e gli interessi dovevano servire per l'alimentazione dei bambini poveri ed orfani, e di ciò restano due documenti originali, incisi su grandi tavole di bronzo, reperirti uno nelle rovine dell' antica Veleia, che ora sta al museo di Parma, l'altro nel paese dei Ligures Baebiani presso Benevento, che ora sta al museo delle Terme Diocleziane. Vi sono descritti gli investimenti dei capitali impegnati.
Se per due comuni relativamente piccoli, come Veleia e i Ligures Baebiani, furono ipotecati 1,044,000 e 401,800 sesterzi (circa lire 260,000 e 100,500), la somma dei capitali per tutta l'Italia deve aver raggiunto centinaia di milioni.

Era l'inverso di ciò che accade oggi dove lo stato contrae debiti coi cittadini emettendo titoli di stato che pagano interessi. Lo stato romano invece prestava soldi per guadagnarne un interesse che veniva poi investito a favore dei più poveri.
Certamente Roma era ricca ma noi sappiamo che i politici di oggi sanno disseccare qualsiasi ricchezza. Gli inperatori amavano mostrare al popolo la propria solerzia e magnanimità e poichè non c'era la TV lo facevano incidere sulle tavole di marmo, o facevano coniare monete che celebrassero i bei gesti o le buone leggi . Gli imperatori romani, i peggiori, a volte ignoravano o ostacolavano il senato, ma rispettarono sempre il popolo, anchè perchè questo sarebbe sceso in piazza.

SECONDO PLUTEO - BRUCIAMENTO DEI DITTICI


IL SECONDO PLUTEO

Il secondo rilievo è incompleto perchè la prima lastra è perduta, ma si scorge l'Imperatore seduto che alza la mano per dare l'ordine ad un sottoposto di accendere un mucchio di dittici, tavolette di legno rivestite di cera,  portati da militari che indossano infatti le caliga  e la cintura con le estremità ornate di metallo. Questi sono apparitores o statores dell' amministrazione imperiale, per cui i dittici sono libri del debito pubblico. Il rilievo rappresenta perciò un condono di tasse ai provinciali, visto che l'Italia non pagava tasse.

Nel primo rilievo l'Imperatore compare come benefattore dell'Italia, nel secondo come benefattore delle provincie.


GLI SFONDI

Lo sfondo delle scene sono un prezioso documento storico perchè riproducono la topografia del foro con i suoi monumenti dell'epoca, cioè del II sec. d.c..


SFONDO PRIMO PLUTEO
  • L'arco fatto innalzare da Augusto per celebrare la vittoria di Azio del 31 a.c. su Antonio e Cleopatra;
  • La tribuna posta davanti al tempio del divo Giulio riconoscibile dai piccoli rostri navali che la adornavano;
  • Il Tempio dei Dioscuri;
  • Uno spazio corrispondente al vicus Tuscus;
  • Le arcate della basilica Julia;
  • La statua di Marsia, vicina all'albero appeso al quale fu scorticato vivo da Apollo, al quale aveva osato paragonarsi come suonatore di lira.


SFONDO SECONDO PLUTEO
  • il tempio di Vespasiano (quello della Concordia manca, essendo perduta la prima lastra) con sei colonne corinzie;
  • il tempio di Saturno con sei colonne ioniche; fra essi in alto un arco, il quale forse rappresenta il Tabulario; 
  • poi un gran portico, ossia la Basilica Giulia, che era appunto porticata;
  • in fondo a sinistra la statua di un satiro con un otre sulle spalle: è la statua di Marsia, portata dalla Magna Grecia come bottino di guerra e posta sul Foro inferiore; accanto ad essa stava un fico sacro dentro un piccolo recinto (ma non si trattava del ficus ruminalis sul Comizio). 
PARTICOLARE SECONDO PLUTEO
La ripetizione dei rostri e della statua di Marsia, dimostra che i due rilievi dovevano ricongiungersi; mancano nella piazza i templi di Cesare e di Castore, cioè tutto il lato orientale.
Ora i plutei stavano sulla piattaforma dei rostri, formando una specie di balaustrata a destra e a sinistra, coi rilievi storici all'interno e gli animali da sacrificio all'esterno. Gli animali avevano dimensioni maggiorate perchè dovevano essere visti da lontano, mentre i rilievi all'interno venivano visti da vicino.

Se ci figuriamo il primo pluteo posto a sinistra dell' oratore, il lato settentrionale del Foro rappresentatovi corrispondeva esattamente alla vera posizione degli edifizi; il secondo pluteo  a destra dell' oratore rappresentava i monumenti che stavano alla destra e dietro l' oratore, cioè i lati occidentale e meridionale. Il lato orientale non effigiato sui rilievi è quello che l' oratore, stando sui rostri, aveva dinanzi agli occhi. Gli animali del sacrificio poi, che si muovono quasi in processione attorno al monumento, testimoniano agli Dei e al popolo la continua lustratio della tribuna.
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