FERENTIUM ( Lazio )




Orazio, Livio, Diodoro Siculo e Plinio la chiamarono Forentium. Diodoro narrò di un borgo sannita, mentre Livio la definì un Agglomeratum validum una città forte che oppose tenace resistenza alla seppur inevitabile conquista romana nel 317 a.c.

L'importante area archeologica dell'antica città romana di Ferentium sorge presso la Via Teverina, al confine settentrinale del comune di Viterbo, Capoluogo della Tuscia, centro di grandissimo interesse storico e archeologico.

Eleganti e ordinate, così molti definivano le rovine di Ferentium, per come fosse ben costruita e prospera questa città romana. L' area archeologica, purtoppo oggi piuttosto trascurata, si trova verso il confine nord del Comune di Viterbo e racchiude, lungo una struttura viaria rappresentativa della intessitura urbana tipica delle città romane, resti di importanti monumenti pubblici, in particolare di un grande Teatro.



LA STORIA

Nel territorio di Ferento si insediò dapprima un insediamento etrusco del IV sec. a.c. tra i torrenti Vezzarella e Fosso dell’Acqua Rossa. Sul vicino colle di San Francesco era l’insediamento di Acquarossa, che ebbe vita dal protovillanoviano al 500 a.c., strutturato in epoca arcaica intorno ad un "palazzo" (secondo altri un tempio), edificato con blocchi di tufo, le cui terrecotte architettoniche figurate sono conservate oggi nella viterbese Rocca di Albornoz.

Nei secoli antecedenti l'occupazione romana, Ferento, sorgeva sull'altura di Pianicara, dove molto probabilmente, si insediarono gli sfollati della vicina città etrusca Acquarossa, distrutta intorno al 500 a.C. durante le guerre di espansione di Tarquinia. Infatti nell'area a fronte di Ferentium sorgeva l'antichissimo insediamento arcaico etrusco dell'Acquarossa mentre in questo luogo sorgeva un suo distaccamento; quando il sito dell'Acquarossa fu distrutto dagli abitanti della città etrusca localizzata nell'attuale Viterbo, i suoi abitanti si trasferirono qui. Non è da trascurare il fatto che il distrutto abitato dell'Acquarossa si chiamasse Ferenth, che forse ha determinato il nome di Ferentium.



FERENTUM ROMANA

Con la conquista romana del territorio a Nord dei monti Cimini, avvenuta nel 310 a.c., l’area di Ferento entrò nella sfera d’influenza di Roma, divenendo un comune della tribù Tina Stella e la settima regione d'Italia.
La città attuale di Ferentium fu, dopo che i Romani l'ebbero conquistata, ricostruita come d'uso secondo i nuovi canoni dei piani urbanistici romani, introdotti da Cesare prima e da Augusto poi diffondendoli per tutto l'impero. Sorse così sulla collina prospicente a quella di Acquarossa alla fine del II sec. a.c., come colonia graccana.

Essa si sviluppò soprattutto dall'età augustea fino al II sec. d.c., periodo a cui risalgono i più importanti monumenti. Lo splendore di Ferento in questo secolo la fece definire "Civitas Splendidissima" come è scritto in una epigrafe di marmo rinvenuta nei pressi della città.

Divenuta poi municipio, dopo la guerra sillana, raggiunse massimo splendore in età imperiale. Soprattutto in epoca augustea si ebbe la massima monumentalizzazione, poi tra il tardo I e II sec. d.c.
Fiorente Municipio romano ebbe come attività principali il commercio, l'agricoltura, l'allevamento, nonché l'estrazione e lavorazione di tufo e peperino. Tra le attività ferentane spicca in particolre quella della lavorazione e la commercializzazione del ferro che era facile da reperire in grandi quantità e soprattutto in superficie, su gran parte del territorio circostante.

Per questi motivi Ferento divenne una città molto ricca, abitata da abili artigiani e potenti commercianti che controllavano i traffici delle merci che si spostavano dalla costa del Tirreno all'entroterra e viceversa. Visti i confort ed i servizi che la città offriva, erano molte le famiglie romane che la sceglievano per trascorrere i propri periodi di vacanza, aumentando così l'importanza e la fama della città.

Da alcune epigrafi, pertinenti una delle tombe del territorio, si deduce l’appartenenza di un sepolcro ai Salvii, antenati dell’imperatore Otone, che qui sembra aver avuto i natali. Con la fine dell’impero romano, soggetta alle incursioni barbariche, Ferento decadde come quasi tutti i centri abitati con la caduta dell'Impero, ma si risollevò nei primi secoli del Medioevo, quando fu sede vescovile di una certa rilevanza. L’abitato fu distrutto dai viterbesi nel 1172 con il pretesto di eresia.



DESCRIZIONE

Le rovine di Ferentium sono state riportate in massima parte alla luce agli inizi del ‘900 (gli scavi sono però stati ripresi negli ultimi anni). La città romana aveva un impianto regolare, vie ortogonali tipica degli abitati romani, per strigas (l’asse principale è costituito dal tratto urbano della Via Ferentiensis, adiacente all’anfiteatro e corrispondente al decumano massimo) ed era cinta di mura a blocchi, in parte ancora visibili sul margine orientale della città.

Essa conserva, oltre a tratti della antica cinta muraria, i resti del Foro, delle Terme, del Teatro, una Fontana contornata da numerose statue e L'Augusteo, nonchè di vari edifici civili e tratti di basolato stradale (l’asse cittadino era la Via Ferentiensis). In epoca augustea vi furono edificati teatro, l’anfiteatro, il Foro e l’Augusteo. Al II sec. risalgono invece le terme pubbliche e la seconda fase del teatro.

Ma il monumento più pregevole è il grandioso Teatro ancora oggi utilizzato, a parte i periodi di chiusura per restauro, per importanti manifestazioni nel periodo estivo; negli ultimi tempi l'area ha un aspetto abbastanza trascurato e impazzano le erbacce. Ai limiti dell'area archeologica si trovano notevoli resti di Necropoli etrusche e sepolcreti romani, tra cui la sepoltura appartenente alla famiglia dell’imperatore Otone.
Ferentum dette infatti i natali all'imperatore Ottone ma pure a Flavia Domitilla, moglie dell'imperatore Vespasiano.




GLI SCAVI


L'Università di Viterbo negli ultimi anni ha portato alla luce importanti resti monumentali, i cui reperti più significativi sono esposti nel Museo Nazionale di Viterbo, presso Rocca Albornoz. Sulla adiacente collina a nord est, chiamata Talone è stata rinvenuta una necropoli.



IL TEATRO

E' il monumento meglio conservato dell’antica città, e attualmente restituito alla cittadinanza per la rappresentazione di spettacoli estivi. La cavea, realizzata in un’imponente opera quadrata di peperino e cinta da ventisei arcate in blocchi, alcune delle quali originali, si sviluppa attorno all’orchestra semicircolare, e al palcoscenico in reticolato e laterizio, secondo lo schema tipico dei teatri romani, che riduce la più ampia orchestra di quelli greci.

Le versurae, corridoi di accesso alla cavea, sono realizzati in cementizio, il palcoscenico è in opus reticolatum e la parte alta del frontescena in latericium. I nicchioni della scena, ai lati della porta regia, erano decorati con statue delle Muse, oggi al Museo Civico di Viterbo e con una bellissima copia del Pothos scopadeo, oggi al Museo Archeologico di Firenze. Adiacenti al teatro si conservano diversi resti di abitazioni ed i ruderi delle terme, strutturate in opera mista di reticolato e laterizio sul consueto impianto che comprende frigidarium, tepidarium e calidarium e conservanti mosaici in bianco e nero.

Parti degli edifici emersi durante le campagne archeologiche a Ferento, sono stati ricostruiti presso il Museo Archeologico Nazionale di Viterbo; in particolare, alcune statue in marmo raffiguranti i personaggi della tragedia e della commedia greco-romana che presumibilmente erano posizionate nel frontescena del teatro. Inoltre è presente una piccola ricostruzione in legno del teatro ferentano.



TERME

Notevole il complesso termale pubblico, dove ancora sono riconoscibili il frigidario, il tepidario e il calidario, con parti di colonne, di mura e di pavimentazioni a mosaico con tessere bianche e nere.







ACQUEDOTTO

Come sempre i Romani si occupavano di acquedotti per i bisogni dei cittadini e per le terme.

Poche erano le case con terme privati per cui i cittadini si lavavano a quelle pubbliche.














SEPOLCRI E NECROPOLI

Le necropoli di Ferentum si trovano, sia sui fianchi della collina di Pianicara che nei colli intorno.

Poche tombe sono ancora visibili. Scavate nella metà dell'800 e ai primi decenni del 900, si sono lentamente riempite di terra e nuovamente scomparse. Sono di varia epoca e vanno dal VII secolo a.c. fino alle invasioni barbariche.


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