BASILISCO




Nome completo: Flavius Basiliscus
Altri titoli: Dominus Noster Perpetuus Augustus
Predecessore: Zenone, deposto
Successore: Zenone, restaurato
Morte: Cappadocia, inverno 476-477
Casa reale: casata di Leone
Coniuge: Elia Zenonis
Figli: Marco, Zenone, Leone.
Regno: 475-476 d.c.







LE ORIGINI

Flavio Basilisco, o Flavius Basiliscus. nacque in Cappadocia, nel 476 dalla casata imperiale di Leone. Era infatti il fratello dell'imperatrice Elia Verina, moglie dell'imperatore Leone I, di origine balcanica. Qualcuno pensa fosse zio di Odoacre, capo degli Eruli, per un frammento di Giovanni di Antiochia in cui è scritto che Odoacre e Armazio, (Armatus) nipote di Basilisco, fossero fratelli. Ma la cosa è molto incerta.
Basilisco prese in moglie Elia Zenonis, da cui ebbe un figlio, Marco, e forse altri due, Zenone e Leone.
Sembra che sia Zenonis che Armazio fossero di estrema bellezza, nonchè stravaganza, e tra i due nacque una mal celata passione.



LA CARRIERA MILITARE

La carriera militare di Basiliscus fu molto favorita dalla parentela dell'imperatore, che lo nominò dux della Tracia. Basilisco vi vinse una battaglia contro i Bulgari, nel 463, per cui divenne magister militum in Tracia, nel 464, vincendo poi contro Goti ed Unni nel 466. In considerazione dei successi ottenne il consolato per il 465, e forse anche il rango di patricius.


La disfatta vandalica

Nel 468 Leone nominò Basilisco comandante in capo della spedizione militare contro Cartagine, con più di mille navi e centomila soldati, per punire il re vandalo Genserico del sacco di Roma del 455, durante il quale l'Urbe era stata depredata e incendiata, e l'imperatrice Licinia Eudossia, vedova di Valentiniano III, presa come ostaggio insieme alle figlie.
Il piano fu concertato tra l'imperatore d'Oriente Leone, l'imperatore d'Occidente Antemio e il generale Marcellino. Basilisco si diresse a Cartagine, Marcellino attaccò e conquistò la Sardegna e l'esercito comandato da Eraclio di Edessa sbarcò sulle coste libiche a est di Cartagine, iniziando l'avanzata.
Gli storici danno descrizioni diverse della spedizione. Niceforo Gregoras parla di centomila navi, Giorgio Cedreno di 1113 navi, ciascuna con cento uomini a bordo.
La stima dei costi è di 64.000 libbre di oro, una somma superiore agli introiti annuali del fisco imperiale, mentre Procopio di Cesarea parla di 130.000 libbre di oro. Insomma un disastro totale sia militare che finanziario.

All'inizio Basilisco aveva riportato diverse vittorie sulla flotta dei Vandali, affondando ben 340 navi nemiche. La Sardegna e la Libia erano già state conquistate da Marcellino ed Eraclio, quando Basilisco gettò l'ancora al largo del promontorium Mercurii, oggi Capo Bon, a 60 km da Cartagine. Genserico chiese a Basilisco di concedergli cinque giorni per elaborare le condizioni per la pace, raccogliendo invece le proprie navi, riempiendone alcune di combustibile e, durante la notte, le lanciò come roghi contro quelle nemiche, stranamente incustodite.

I comandanti tentarono di salvare alcune navi, ma giunse allora l'attacco delle altre navi vandale e Basilisco fuggì nel mezzo della battaglia. Eraclio si ritirò attraverso il deserto nella Tripolitania, tenendo la posizione per due anni finché non venne richiamato; Marcellino si ritirò in Sicilia, dove venne raggiunto da Basilisco, ma fu assassinato da uno dei suoi capitani.

Al suo ritorno a Costantinopoli, Basilisco si nascose nella chiesa di Hagia Sophia per sfuggire all'ira della popolazione e alla vendetta dell'imperatore. Grazie alla mediazione di Verina, Basilisco ottenne il perdono imperiale, e fu punito solo con l'esilio a Eraclea Sintica, in Tracia.



ASCESA AL TRONO

Nel 471 Basilisco aiutò Leone I a sbarazzarsi dei germani che spadroneggiavano nella sua corte, collaborando all'assassinio del magister militum, l'alano Aspare, il che provocò una rivolta in Tracia, guidata da Teodorico Strabone. Basilisco fu inviato a combatterla insieme al nipote Armazio. Ottenuta la vittoria a basiliscus fu conferito nel 474 il titolo di caput senatus, "primo tra i senatori".
Alla morte di Leone, prese il potere il genero Zenone, che era un "barbaro" isaurico, rimanendo unico imperatore dopo il breve regno di suo figlio Leone II, morto in tenera età. A Costantinopoli però non piacevano nè avere un imperatore barbaro, nè i germani di Teodorico Strabone, nè gli ufficiali isaurici assunti da Leone.



LE RIVOLTE

Sembra che Basilisco riuscisse a corrompere il generale isaurico Illo, per una congiura contro Zenone, con la complicità di Verina, che sollevò una rivolta popolare.
La rivolta, con l'appoggio dei comandanti Teodorico Strabone, Illo e Armazio ebbe successo. Verina convinse Zenone a fuggire da Costantinopoli e l'imperatore tornò nell'Isauria, portando con sé militari fedeli e il tesoro imperiale.

Basilisco fu allora acclamato augusto nel 475 al palazzo Hebdomon, dai ministri di corte e dal Senato e la folla di Costantinopoli, e subito fece uccidere tutti gli Isaurici rimasti in città. Basilisco conferì il titolo di augusta alla moglie Elia Zenonis, e il titolo di cesare e poi di augusto al figlio Marco

Ottenuto il potere, però, Basilisco si alienò in breve tempo l'importante sostegno della chiesa e della popolazione, appoggiando la posizione cristologica monofisita in opposizione al concilio di Calcedonia. Mise poi uomini di sua fiducia nei posti chiave dell'amministrazione imperiale, pestando i piedi a molti, compresa la sorella Verina.

Inoltre Zenone era fuggito col tesoro imperiale, per cui Basilisco fu costretto ad aumentare le tasse persino ai più poveri. Cercò anche di tassare la Chiesa, con l'aiuto del prefetto del pretorio Epinico, da lungo tempo favorito di Verina, sua parente; ma il patriarca di Costantinopoli, Acacio oppose resistenza, e i suoi monaci presero le armi.
Allora Basilisco instaurò nuovamente la pratica della vendita all'asta delle cariche, aumentando il malcontento nella popolazione. In più Costantinopoli era stata colpita da un gigantesco incendio, che distrusse case, chiese, e la biblioteca costruita dall'imperatore Giuliano, il che non migliorò gli animi nè le finanze.



I CONTRASTI

La prima ad abbandonare Basilisco fu la sorella Verina, quando Basilisco fece giustiziare il magister officiorum Patrizio, ritenuto suo amante. Verina aveva organizzato il colpo di stato contro Zenone progettando di mettere sul trono proprio Patrizio, ma era stata preceduta da Basilisco, il quale, appena al trono, ordinò l'esecuzione dell'amante di Verina, candidato naturale per un eventuale colpo di stato. Questa esecuzione allontanò Verina dal fratello, tanto che in seguito l'imperatrice complottò contro Basilisco.

Anche Teodorico Strabone, spinto a sostenere Basilisco in odio all'isaurico Zenone, abbandonò il nuovo imperatore che aveva nominato il proprio nipote Armazio allo stesso rango di magister militum di Strabone stesso. Illo poi non perdonava a Basilisco di aver permesso il massacro degli Isaurici rimasti in città dopo la fuga di Zenone.



LA QUESTIONNE RELIGIOSA

All'epoca di Basilisco, la fede cristiana era dilaniata dal contrasto tra monofisiti e sostenitori del Concilio di Calcedonia: i monofisiti sostenevano che Cristo avesse avuto solo la natura divina, i calcedonici che avesse entrambe le nature, divina e umana. Il Concilio di Calcedonia, convocato nel 451 dall'imperatore Marciano, aveva dichiarato il monofisismo un'eresia, con il sostegno del papa in Occidente e di molti vescovi in Oriente, ma la posizione monofisita era preponderante.

Sin dall'inizio del proprio regno, Basilisco appoggiò apertamente i monofisiti e richiamò in carica i monofisiti Timoteo Erulo e Pietro Fullo. Zaccaria Scolastico racconta di un gruppo di monaci monofisiti egiziani, saputa la morte dell'imperatore Leone, erano partiti da Alessandria per Costantinopoli con una petizione per Zenone in favore del patriarca di Alessandria Timoteo; al loro arrivo trovarono sul trono Basilisco, e il magister officiorum Teocisto, già medico di Basilisco e fratello di uno dei monaci, con l'aiuto di Zenonis, ottenne per i monaci udienza da Basilisco, che richiamò i patriarchi monofisiti dall'esilio.

A nome di Basilisco e Marco venne promulgata nel 475 una circolare l'Enkyklikon, a tutti i vescovi, a cui si chideva di riconoscere validi solo i primi tre sinodi ecumenici, ricusando il concilio di Calcedonia, e di rifiutare il Tomo di Leone.
Molti dei vescovi orientali accettarono di firmare la lettera; venne anche celebrato un concilio a Efeso, che appoggiò la circolare e si schierò su posizioni euticiane. Il patriarca di Costantinopoli, Acacio, rifiutò però di ricusare il concilio di Calcedonia, che aveva concesso il predominio del patriarcato di Costantinopoli sugli altri, alla pari con la sede di Roma. Ottenuto il sostegno dei monaci e della popolazione, Acacio pose a lutto la chiesa di Hagia Sophia e accusò Basilisco d'eresia.

In seguito chiese il sostegno di Daniele lo Stilita, che sceso dalla colonna però lo rimproverò, minacciandolo di dannazione eterna. Daniele ed Acacio a loro volta organizzarono delle processioni e pregarono contro Basilisco.



LA MORTE

Salito al trono, Basilisco inviò Illo e suo fratello Trocundo contro Zenone, il quale si era arroccato nella propria fortezza in Isauria e aveva ripreso il suo posto di capo degli Isauri. Durante l'assedio alla fortezza di Zenone, Illo e Trocundo ricevettero lettere di alcuni ministri della corte che chiedevano il ritorno di Zenone, in quanto la città preferiva ora un isaurico ad un monofisita, la cui impopolarità cresceva con l'aumento dalla pressione fiscale.

Flavio Appallio Illo Trocundo, e suo fratello Illo, ambedue isauri, covavano vendetta verso Zenone che non li aveva ripagati come promesso. Ma Illo aveva catturato il fratello di Zenone, Longino, un prezioso ostaggio che trattenne per un decennio, e con cui contava di poter controllare Zenone una volta riposto sul trono imperiale. Per le richieste della corte e per l'ostaggio dunque Illo decise di allearsi con Zenone, mettendogli a disposizione il suo esercito.

Basilisco spaventato annullò la circolare contro il concilio di Calcedonia, poi inviò Armazio, in qualità di magister militum, in Asia Minore con tutte le forze disponibili per contrastare l'avanzata dell'esercito isaurico.
Zenone allora inviò ad Armazio un messaggio segreto con cui gli garantiva il mantenimento a vita del rango di magister militum e l'elevazione del figlio al rango di cesare. Armazio, come Illo, tradì così Basilisco alleandosi con Zenone, e marciò in Isauria evitando Zenone.

Nel 476, Zenone, con l'ausilio di Illo, mise sotto assedio Costantinopoli. Il Senato della città non solo non si difese, ma gli aprì le porte riponendolo sul trono senza colpo ferire. Basilisco si rifugiò nuovamente in una chiesa, ma fu tradito dal patriarca Acacio e si arrese con la propria famiglia, non prima di aver ottenuto da Zenone la solenne promessa che il loro sangue non sarebbe stato versato, e la promessa fu crudelmente mantenuta. Basilisco, sua moglie e i suoi figli furono inviati in una fortezza in Cappadocia, dove furono rinchiusi in una cisterna vuota e fatti morire di fame e di sete. Basilisco aveva governato per soli venti mesi.


Il dopo Basilisco

Nel 483 Zenone chiese a Illo di rilasciare Longino, il quale si rifiutò di obbedire ed iniziò una ribellione che lo portò alla morte. Una volta liberato (485), Longino fece carriera, venendo nominato magister militum praesentialis nel 485 ottenendo per due volte il consolato, nel 486 e nel 490.




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