CULTO DI MORFEO - SOMNUS - HYPNOS





Meleagro:
Tu dormi, Zenofila, giunco flessuoso; potessi io stare, come Sonno senz’ali, sulle tue palpebre, ora, perché neppure lui, che comanda gli occhi anche di Zeus, riesca a venir da te e potessi averti solo io



MORFEO GRECO

Nella cosmogonia di Esiodo prima di tutto esistevano le Tenebre, da cui emerse il Caos. Dalla loro unione nacquero: la Notte, il Giorno, Erebo e l' Aria. Erebo si accoppiò con la Notte e generarono due gemelli, Thanatos, Dio della morte e Hypnos, Dio del sonno. Dall'unione, anzi dall'incesto di Hypnos con la Notte nacquero due figli: Morfeo e Icelo, o Ikelo.

In realtà per Esiodo i sogni erano figli della Notte. Morfeo è una divinità più tarda, attribuita ad Ovidio, che nelle sue Metamorfosi diede un nome ai tre figli di Ipno, il sonno: Morfeo, Phobetor (Fobetore) e Phantasos (Fantaso).
Nell'Iliade e nell'Odissea troviamo invece un'altra divinità, Oniro, che riassume in sé la caratteristiche di tutte le altre.
Per altri Fobetore, lo "spaventoso", è la personificazione degli incubi, poiché compare nei sogni sotto forma di esseri aberranti, come bestie o mostri. Fantaso invece ha un ruolo marginale, responsabile della presenza di tutti gli oggetti inanimati che appaiono nei sogni, ma proprio questo dono fa di lui la divinità più presente nell'attività onirica di ogni mortale. Il termine "fantasia" deriva proprio da questo Dio che permetteva agli uomini di far apparire nei sogni ogni sorta di forma o oggetto.

Morfeo, nelle sue apparizioni notturne, prendeva le forme delle persone o delle cose sognate. Egli inviava sogni popolati da forme umane portava un mazzo di papaveri con cui, sfiorando le palpebre dei dormienti, donava loro le immagini illusorie. A Morfeo non si sfugge. Omero, nell'Iliade, racconta che "uomini e Dei parimenti piegano il capo al sonno sottomessi".


Iconografia

Spesso Morfeo era rappresentato nell'atto di abbracciare il padre, Ipno, circondati dagli spiriti dell'immaginazione. Aveva grandi ali che battevano senza far rumore. Il suo messaggero era il veloce ed alato Hermes, che faceva da tramite tra il Dio e gli umani.
Spesso è accompagnato da una cerchia di folletti che rappresentano le illusioni. Il suo nome deriva da una parola greca che significa "forma": infatti era solito assumere la forma degli esseri umani per mostrarsi agli uomini addormentati durante i loro sogni.


Il Mito
  • Hypnos dormiva in una grotta sulle rive del fiume Oblio, il suo compito era quello di sopire le sofferenze del genere umano. Per far ciò inviava i suoi figli e collaboratori ad addormentare e a far sognare gli uomini.
  • Secondo Esiodo, Ipno viveva nelle terre sconosciute dell'ovest, in una casa a due porte: una di corno, trasparente, da dove uscivano i sogni veritieri; l'altra d'avorio per i sogni falsi. Secondo Omero invece abitava Lemnos e i Lemnieni che apprezzavano molto il vino, accoglievano Hypnos con piacere. Secondo altri, il Dio era innamorato di Pasitea, una delle tre Grazie, che abitava in questa città.
  • Hypnos aveva il potere di addormentare tanto uomini e Dei. Era considerato benevolo ed ero attorniato dai Sogni. Nel canto XIV dell'Iliade, Era gli chiese di addormentare Zeus, affinché Poseidone potesse aiutare i greci, nonostante il divieto del re dell’Olimpo. Hypnos ammise che poteva addormentare tutti gli Dei e ricordò anche che aveva già, precedentemente, addormentato Zeus in modo che Era potesse vendicarsi e far morire Eracle, ma al suo risveglio il Signore degli Dei infuriato lo fece precipitare in mare. Si salvò grazie all'intervento di sua madre. In questo secondo caso Era promise di dargli la mano di Pasitea ed Hypnos si lasciò convincere; si trasformò in un uccello e, ancora una volta, addormentò Zeus.
  • Hypnos diede invece ad Endimione la facoltà di dormire ad occhi aperti.
  • Ad Hipnos fu affidato da Giove il compito ingrato di annunciare ad Alcione la morte del suo sposo.



SOMNUS ROMANO

I Romani avevano il culto del Dio Ipno (Hipnos) sotto il nome di Somnus. Questo viene spesso raffigurato come un giovane nudo con le ali sul capo, che viveva in una grotta nel paese dei Cimmeri.

Ovidio . Metamorfosi:
"Dove stanno i Cimmeri c'è una spelonca dai profondi recessi, una montagna cava, dimora occulta del pigro Sonno, nella quale con i suoi raggi, all'alba, al culmine o al tramonto, mai può penetrare il sole: dal suolo, in un chiarore incerto di crepucolo, salgono senza posa nebbie e foschie.
Qui non c'è uccello dal capo crestato che vegli e chiami col suo canto l'aurora; e non rompono, col loro richiamo, il silenzio cani all'erta od oche più sagaci dei cani.
Non si ode suono di fiere o di armenti, non di rami mossi da un alito di vento, non si ode alterco di voci umane.
Vi domina il silenzio e quiete. Solo da un anfratto della roccia sgorga un rivolo del Lete, la cui acqua scivola via mormorando tra un fruscio di sassolini e concilia il sonno. Davanti all'ingresso dell'antro fiorisce un mare di papaveri e un'infinità di erbe, dalla cui linfa l'umida Notte attinge il sopore per spargerlo sulle terre immerse nel buio.

In tutta la casa non v'è una porta, perché i cardini girando non stridano; nessuno sta di guardia sulla soglia. Al centro della grotta si alza un letto d'ebano imbottito di piume del medesimo colore e coperto di un drappo scuro, dove con le membra languidamente abbandonate dorme il nume. Tutto intorno giacciono alla rinfusa, negli aspetti più diversi, le chimere dei Sogni, tante quante sono le spighe nei campi, le fronde nei boschi, o quanti i granelli di sabbia spinti sul lido.

Quando la vergine vi entrò, scostando con le mani i Sogni per poter passare, al fulgore della sua veste s'illuminò la sacra dimora, e il nume, schiudendo a malapena gli occhi appesantiti dalla sonnolenza, e ancora ancora ricadendo, f con il mento che ciondoloni gli sbatteva in alto contro il petto, riusci finalmente a scuotersi e, sollevandosi sul gomito, chiese, avendola riconosciuta, perché mai fosse venuta. E lei:
- Sonno, quiete d'ogni cosa, Sonno, dolcissimo fra i numi, pace dell'animo, che disperdi gli affanni e rianimi i corpi oppressi dal lavoro e li ritempri per nuove fatiche, ordina a un Sogno, che sappia imitare forme vere, i recarsi a Trachine, la città di Ercole, e presentarsi ad Alcione con le sembianze di Ceice, come appare un naufrago. Lo comanda Giunone. -


E appena ebbe assolto la missione, Iride se ne andò, perché più non resisteva al potere soporifero del luogo: come sentì la sonnolenza invaderle e membra, fuggì via risalendo l'arco dal quale era venuta. Allora il Sonno dalla marea dei suoi mille figli destò Morfeo, un talento nell'assumere qualsiasi sembianza. Nessun altro più abilmente di lui è in grado d'imitare l'incedere che gli si chiede, l'espressione e il timbro della voce; in più vi aggiunge il modo di vestire e le parole che distinguono quell'individuo.

Ma imita soltanto le persone, mentre invece con altro figlio che diventa fiera, uccello o lunghissima serpe: gli dei lo chiamano Icelo, Fobètore i comuni mortali. Ve n'è poi un terzo, Fàntaso, che si distingue per valentia diversa: si trasforma con l'inganno in terra, roccia, acqua o tronco, insomma in qualsiasi cosa inanimata.
Alcuni appaiono di notte a re e condottieri, altri si aggirano tra la gente del popolo.
Il venerando Sonno tralasciò tutti questi e fra tanti figli scelse appunto il solo Morfeo per eseguire gli ordini recati dalla figlia di Taumante. Poi, risciogliendosi in molle languore, reclinò il capo, sprofondando nelle coltri del suo letto."


Il Mito

Il mito tramandato da Virgilio nell'Eneide vuole che Palinuro, il vecchio nocchiero di Enea, mentre era al timone durante la notte fu raggiunto dal Dio Sonno disceso dall'Olimpo nelle sembianze dell’amico Forbante. Poiché il mare era calmo il Dio tentò di persuaderlo a riposare in quanto la nave avrebbe mantenuto la rotta anche senza guida.

HYPNOS DIO DEL SONNO
"Che bella notte, o Palinuro. Non sei stanco?" disse il Sonno, simile a Forbante. Palinuro sorridendo rispose: "Tengo stretto il timone, questa calma non mi rassicura, ci sono troppe stelle e c'è qualcosa di inquietante sul mare".
"Non preoccuparti" disse il Sonno "Riposa un poco, lascia a me il timone, che ti sono amico. Tutti dormono, perché soltanto tu devi vegliare?"
"Non ho sonno" rispose Palinuro; ma già le membra divenivano pesanti "Non mi fido del mare questa notte" disse ad alta voce e si avvicinò al timone.

Il falso amico alzò una mano dalle dita divine e una rugiada leggerissima cadde sugli occhi di Palinuro il quale, stringendo a sé la barra, lentamente chiuse gli occhi. Strinse a sé il timone ma il Dio lo scaraventò in mare con una spinta. Pur addormentato Palinuro non lasciò il timone che si spezzò precipitando con lui. Palinuro si destò solo nel mare, lontano la nera sagoma delle navi e lanciò un grido:
"Destati, Enea, destati! Lascia i tuoi sogni. Il tuo amico Palinuro è perduto".

Per tre notti fu trascinato dalle onde. All'alba del quarto giorno un'onda gigantesca lo scaraventò sulla costa, nei pressi della città greca di Elea, (Velia per i latini), ma genti ostili lo uccisero.

Tuttavia il Somnus romano coincise in realtà con Morfeo, che assunse l'aspetto benevolo del sonno e del sogno. Il nome della droga "morfina" deriva appunto da Morfeo, in virtù della sua capacità di indurre sogni e togliere il dolore.



I SOGNI

Artemidoro:
La raccolta di sogni e la relativa interpretazione compiuta dal lidio Artemidoro di Daldi (200 d.c.) nel suo “Onirocritica” è ancor oggi un’opera di grande valore. Nei suoi numerosi viaggi raccolse e catalogò oltre 3000 sogni, per cui Artemidoro dissertò di sogni, di interpretazione di sogni, di simboli onirici, di psiche, di sogni naturali (che derivano dalle necessità del corpo) e di sogni premonitori. Nei 5 volumi dell’Onirocritica cercò un metodo “scientifico”, sforzandosi di usare la razionalità e il buon senso, ma anche le sue intuizioni. In realtà per Artemidoro le sue porte, di corno o di avorio, non sono veri o falsi, ma sono la porta degli Dei o degli uomini.

Molti romani ne lessero l'opera ma nel popolo rimase di più un'interpretazione di sogni fausti e infausti. Nelle credenze romane il primo dei sogni era il solo che annunciava la verità. Ma credevano pure ai sogni premonitori, o che gli fossero inviati dagli antenati, oppure dagli Dei.

Comunque in Grecia e a Roma esisteva ufficialmente il mestiere di interprete detto onirico, col quale si offriva a pagamento la consulenza.
Platone era convinto che i sogni non avevano niente a che vedere con i messaggi divini, ma nascevano dall’animo umano. Se la persona non era un virtuoso avrebbe fatto sogni legati ai bisogni primari, di violenza o a sfondo sessuale.
Aristotele considerando che nei sogni apparivano cose che nella realtà non esistevano, riteneva che i sogni non esistessero. Successivamente, con la venuta del cristianesimo i teologi del medioevo riprendendo la teoria di Platone ed in riferimento ai sogni erotici cominciarono a bandirli. Pur se nella Bibbia i sogni erano sempre di natura profetica, ora diventavano tentazioni demoniache anche perché solo a Dio era dato potere di prevedere il futuro.

Comunque i Romani normalmente consideravano Ipno e Morfeo un tutt'uno, e si rivolgevano a Morfeo-Somnus per avere un buon sonno con piacevoli sogni.




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