VILLA DI TRAIANO (Arcinazzo)



RICOSTRUZIONE GRAFICA ( http://www.noreal.it )
Quale altra distensione tu infatti ti concedi se non battere pendii selvosi, cacciare dalle tane le fiere, superare immense creste di monti, scalare sommità coperte di ghiaccio senza nessuno che ti presti aiuto e ti apra la via e, nel mentre, andare nei boschi sacri in devoto raccoglimento e venerare le divinità?…. 
Egli (Traiano) si affatica nel cercare e nel catturare le fiere e la maggiore e più gradita fatica consiste nello stanarle. E quando vuole mettere alla prova la sua forza in mare, egli non si limita a seguire con lo sguardo e con i gesti le veleggianti navi, ma o si mette al timone o con qualcuno dei più valenti compagni gareggia a frangere i flutti, a domare i venti ribelli e a vincere gli avversi marosi con i remi ".
(Plinio il Giovane - Panegirico a Traiano)

RICOSTRUZIONI GRAFICHE ( http://www.noreal.it )
La Villa di Traiano si trova presso gli Altipiani di Arcinazzo (Lazio, 900 m s.l.m), a circa 80 km da Roma; a cavallo delle due Valli del Sacco e dell'Alto Aniene, e non è menzionata in modo chiaro dalle fonti, ma nel Panegirico a Traiano (98-117) (vedi sopra), pronunciato nel 100 d.c. da Plinio il Giovane (61 - 114) in onore dell'Imperatore, c'è un chiaro riferimento alla villa, in quanto la descrizione del paesaggio circostante somiglia a quei luoghi, specie in epoca romana. L'imperatore fece già grandi interventi sull'Aniene presso la Villa Ad Simbruina Stagna (già di Nerone) che egli abitò e che era situata qui vicino, sull'attuale Strada dei Monasteri di Subiaco.

Plinio il Giovane, infatti, nel tessere le doti di Traiano, parla delle sue passioni alla caccia e alla pesca e infatti, verso la fine dell'800 furono rinvenute nei pressi della Villa una serie di Fistula acquaria, cioè condutture dell'acqua in piombo, con la titolatura imperiale ed il nome del procuratore Hebrus, lo stesso ricordato per la residenza di Traiano a Centumcellae (Civitavecchia). Si ritiene infatti che che la Villa sia stata costruita fra il 97 ed il 114 d.c. ( forse in due fasi costruttive separate).

Questa residenza estiva dell'Imperatore Traiano sorge sugli Altipiani di Arcinazzo, alle falde del Monte Altuino (1271 m s.l.m.), in una zona attraversata dal fiume Aniene, le cui acque pregiate erano considerate le più buone e salubri dell'antichità. La villa, i cui lavori iniziarono alla fine del I sec. d.c., occupa una superficie di circa 5 ettari, molti dei quali ancora da scavare. Il rinvenimento delle fistulae non solo ha permesso di attribuire con certezza il complesso a Traiano, ma anche per la datazione della villa.
PLANIMETRIA DELLA VILLA

Sulla prima serie di fistulae si legge
IMP(eratoris) NERVAE TRAIANI CAESAR(is) AUG(usti)
GERMANIC(i) SUB CURA HEBRI LIB(erti) PROC(uratoris) .
Grazie all'appellativo di Traiano come "germanico" si possono datare queste parti del complesso tra il 97 ed il 99 d.c. visto che l'imperatore acquisì il termine dopo la sua vittoria nelle guerre contro i Germani.

Sulla seconda serie si legge:
IMP(eratoris) CAESARIS NERVAE TRAIANI
OPTIMI AUG(usti) GERMANIC(i) DACICI
Grazie all'appellativo di Traiano come "dacico" si possono datare queste parti del complesso tra il 114 e il 115 d.c. visto che l'imperatore acquisì il termine dopo la sua vittoria nelle due guerre daciche nel 106 d.c., mentre non è presente l'appellativo Particus che riceverà soltanto nel 116 d.c. dopo la campagna militare contro i Parti. 

Dalla prima serie di fistulae emerge anche il nome del curatore dei lavori presso la Villa, e cioè Hebrus, liberto e Procuratore dell'Imperatore che risulta anche su altre iscrizioni provenienti dalla Villa di Centumcellae (CIL, XV 7770 e 7771). Non sarebbe strano che Traiano, conscio delle ottime capacità del suo liberto, avesse affidato ad Hebrus ambedue i lavori sia presso Centumcellae, sia presso gli Altipiani di Arcinazzo.




IL SITO ARCHEOLOGICO

La villa. che risale agli inizi del II sec. d.c., si erge su tre vasti terrazzamenti, quello più in basso è l'unico fino ad oggi indagato dagli scavi archeologi, che si dislocano dalla sommità del pianoro fino dalle pendici del Monte Altuino (1271 m s.l.m.) che digrada fino a valle. 

La Villa, che fungeva da ristoro al caldo clima estivo ma pure da padiglione di caccia nonchè di pesca, due attività che piacevano molto all'imperatore nei periodi di riposo, si estendeva su una superficie di circa quattro chilometri distribuiti su tre terrazzamenti e oltre a numerose stanze era dotata un impianto termale, un impianto sportivo e una enorme piscina ovale.

Il museo locale accoglie elementi architettonici e decorativi come marmi, stucchi dorati, raffinatissimi pavimenti in opus sectile, e affreschi dai colori vivaci che decoravano le sale di questa splendida villa. La Villa sorge sulla sinistra della Via Sublacense ed oggi è meta di itinerari archeologici anche grazie alla presenza del vicino Antiquarium ospitato in due casali rurali ristrutturati proprio per essere utilizzati come sale espositive dove sono alloggiati anche n bacino in marmo e alcuni vasi da giardino.





GLI SCAVI

Gli scavi iniziarono negli anni Cinquanta del '900 (1955, 1958, 1960), campagna in cui emerse un piccolo settore della Villa lungo la via Sublacense (sub lacum), il muro di contenimento che delimita la terrazza inferiore e parte di quello analogo per la terrazza superiore. Si comprese allora che la pianta fosse dotata di un peristilio e si studiò la zona di quello che fu allora considerato un ninfeo (oggi sappiamo invece che si tratta di un triclinio) nella terrazza inferiore. Furono inoltre individuate una cisterna e una vasta pianta di forma ellittica nella terrazza superiore.

Altri interventi avvennero negli anni Settanta e tra il 1980 ed il 1982 che portarono alla scoperta dell'importante area del triclinio. Il più recente cantiere di scavo è stato aperto nel 1999 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio (odierna Sopraintendenza Archeologia del Lazio ed Etruria Meridionale) sia per scoprire maggiormente il sito, sia per restaurare le aree già portate in luce. Si ebbero così nuovi ritrovamenti pittorici e ornamentali. 

PARETE MARMOREA

PLATEA INFERIORE

La platea inferiore, la parte di rappresentanza del complesso, in direzione Est-Ovest, è meno estesa della platea superiore. Essa è di struttura rettangolare fortemente allungata (100 x 40 m) è sorretta a da una sostruzione continua a massicci contrafforti. Ha un rivestimento in opus mixtum di reticolato e fasce di mattoni, mentre nelle piccole superfici ha o solo il listato o solo il laterizio.

Il centro della platea, oggi totalmente spoglia, è identificabile con il giardino, all'epoca ricco di piante ornamentali, fontane ed architetture decorative, con le varie costruzioni che gli ruotano intorno per prendere aria e goderne della vista. Infatti alle estremità del giardino sono state rinvenute due grandi vasche-fontana semicircolari, con gradini agli angoli, rivestite in marmo bianco; affiancate da una base in muratura che forse sorreggeva un bacino.

Il giardino è circondato su tre lati (Est-Ovest-Sud) da portici voltati: a Sud (lato lungo verso la strada) e ad Est (uno dei due lati brevi) si succedono grossi pilasti con applicate delle semicolonne in laterizio rivestite di stucco, ad Ovest, invece, i pilastri erano sostituti da nove colonne scanalate e architrave in marmo cipollino su basi ioniche di marmo bianco con intercolumni più larghi al centro.

Il portico Sud è l'accesso alla parte di rappresentanza, a Ovest della platea; con il portico voltato e decorato da affreschi su fondo scuro con costolature in rosso e oculo centrale, il pavimento era rivestito in lastre di marmo bianco. Delle pitture resta un clipeo con la raffigurazione di una Vittoria Alata, con spada e disco d'oro. Il portico si apriva sul giardino mentre a Sud, lungo la strada, dei grossi finestroni consentivano di ammirare il paesaggio circostante.

Nel lato Nord il giardino è delimitato dalle sostruzioni che sorreggono la platea superiore, decorate da nicchie rivestite di marmo da cui sgorgava acqua. Successivamente le nicchie-fontane furono murate, per ragioni ignote, forse di infiltrazioni. 

PAVIMENTAZIONE
Ad Ovest del giardino si apre il corpo principale della platea, la parte che ha restituito il maggior numero di reperti. Al centro c'è il triclinio (13 x 9 m), a cui si accede da quattro porte intervallate da finestroni che aprono sugli ambienti laterali. L'ingresso verso il giardino era inquadrato da una coppia di colonne. Sulla parete di fondo c'è un ninfeo con tre nicchie dalle quali fuoriusciva l'acqua che si riversava nel lacus sottostante.

Le nicchie erano incorniciate da mensole in marmo, decorate da delfini e tritoni, che servivano come appoggio per le colonnine che sostenevano l'architrave decorata. Al di sopra una fascia di un mosaico in pasta vitrea, in modo da riflettere i raggi del sole, che colpendo il sottostante specchio d'acqua, creavano un gioco di luce e colori sulle pareti circostanti in marmo e stucco dorato. Il ninfeo era dotato di un volta che garantiva armonia e grazia a tutta la struttura. 

Il pavimento era in opus sectile, ossia da lastre rettangolari di pregiati marmi policromi di provenienza africana bordate da listelli in giallo antico. Ai due lati del triclinio è presente la medesima successione di ambienti di forma, dimensioni e funzioni identiche: in primo luogo un ampio atrio rettangolare (18 x 7,20 m), inquadrato da una doppia coppia di colonne. I vani nel fondo erano destinati agli ospiti di prestigio.

Questi ambienti possedevano due ingressi distinti, uno per angolo, posti ai lati del grande finestrone che dava sull'atrio-vestibolo; il tetto era voltato a botte, mentre i pavimenti erano in opus sectile. Di estrema preziosità era la decorazione delle pareti e della volta, della quale è stata rinvenuta una grande quantità di frammenti.

All'angolo Est dello scavo c'è un avancorpo proteso verso la strada, nel quale, tra i contrafforti, si aprono quattro finestre che davano luce ad ambienti retrostanti. Nel muro ortogonale vi sono tre successive aperture; due immettono in vani rettangolari con larghe porte, di cui si conservano le soglie a massicci blocchi di calcare; la terza ospita una scala per superare il dislivello del terrazzamento, che aveva i gradini rivestiti di blocchi di calcare. È questa la zona del vestibulum della villa dotato di ambienti di servizio e magazzino, l'ingresso ufficiale che si raggiungeva salendo agli Altipiani dalla via Praenestina.



PLATEA SUPERIORE

Non ancora scavata, ma con prospezioni elettromagnetiche, condotte dall'Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Queste hanno rivelato il nucleo privato della residenza dove l'edificio privato sembra affiancato da un complesso termale ed una struttura ellittica identificabile con un vivarium per l'allevamento dei pesci. Questa platea è la parte privata dell'intero complesso e tramite le prospezioni elettromagnetiche si è ottenuta una pianta dell'area abitativa e privata.




IL SISTEMA IDRICO

La Villa era alimentata da due capienti cisterne collocate ad una quota superiore. Una, sulla collina a Nord-Est, con due lunghi ambienti rettangolari con volte a botte, collegate da passaggi aperti nel muro centrale. La seconda cisterna, i cui resti sono inglobati in casaletti rustici, sorgeva ad Ovest, più vicina alla platea superiore; e serviva ad alimentare le fontane all'interno del Triclinio. Tutta l'acqua in uscita defluiva all'esterno tramite uno speco che sbocca sotto un contrafforte del terrazzamento



LO SPOLIO

La Villa fu oggetto di spogli e demolizioni anzitutto ad opera del cristianesimo, per cui tutto ciò che era pagano doveva essere cancellato, proseguendo in epoca alto-medievale e nel corso del Seicento. Dalla fine del Settecento in poi lo spoglio riprese ancora più accanito per riutilizzare i materiali antichi, soprattutto i numerosi e preziosi marmi, ma pure i ricchi decori. Nel 1777 la distruzione riprese più intensa per la costruzione della chiesa di Sant'Andrea presso Subiaco.

Dall'analisi del carteggio tra il direttore degli scavi G. Corradi ed il Prefetto delle Antichità dello Stato Pontificio G. B. Visconti, si deduce che il rifornimento di marmi preziosi fu ingente; gli scavi si interruppero nel 1778 dal momento che i materiali per la costruzione della Chiesa erano ormai sufficienti.

Nel 1829 e fino a tutto il 1833 furono avviati ulteriori lavori nella Villa per il recupero del materiale utile per la costruzione della Chiesa di Santa Maria Assunta presso Arcinazzo Romano. Qui si dette fondo non solo ai materiali pregio, ma anche quelli di poco conto, come ad esempio il piombo.


Nuovi reperti della Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano esposti nella mostra “Affreschi e stucchi della Villa dell’Imperatore”
( Fonte )

17/07/2017
Sarà esposta fino al 30 settembre presso il Museo Archeologico “Villa di Traiano” ad Arcinazzo Romano una selezione di stucchi e pitture rinvenuti nella villa imperiale (114-116 d.c.) in loc. Altipiani, presentati per la prima volta al pubblico e destinati, a partire dal 12 ottobre, alla grande mostra “Traiano. Costruire l’Impero, creare l’Europa”, che si terrà a Roma, ai Mercati di Traiano, in occasione dei 1900 anni dalla morte del famoso conquistatore della Dacia. I reperti, restaurati a cura del Comune di Arcinazzo, provengono dai depositi della Soprintendenza, ove si conservano tutti i materiali restituiti dagli scavi del 1999-2011 che non hanno ancora trovato posto nel Museo e nell’Antiquarium della villa.

Gli stucchi, assemblati in circa dieci pannelli, decoravano, insieme a marmi e pitture, la lussuosa sala XVIII, che fa parte del gruppo di ambienti monumentali comprendenti il triclinio imperiale, affacciati sul giardino della platea inferiore della villa. Di eccellente qualità artistica, in quanto realizzati a stampo, ma ritoccati a stecca e impreziositi da dorature e applicazioni in oro, rivestivano la zona medio-alta delle pareti. Sono suddivisi in ricche fasce variamente ornate con motivi geometrici, floreali o figurati e racchiudenti riquadri con esili architetture prospettiche, entro le quali campeggiano figure di divinità stanti e assise o si svolgono scene ancora troppo incomplete per poter proporre un’interpretazione. 
Le architetture si segnalano per la cura della resa dei particolari di basamenti e fastigi delle colonne.Le pitture sono solo un’anticipazione della decorazione del piccolo ambiente XVI (un cubiculum o ritiro privatissimo dell’imperatore), riprodotto in scala 1:1 all’interno del Museo, rinvenuta crollata sul pavimento marmoreo. Sono esposti un segmento della fascia a fondo rosso (da una delle pareti) con la dettagliata raffigurazione di un portico colonnato visto di scorcio, posta al di sotto di una complessa scena cerimoniale ambientata davanti a un maestoso edificio, e una scena nilotica (dalla volta) con tre personaggi della sfera dionisiaca su un’imbarcazione di papiro coperta con un arco a festoni.



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